Domenica, Novembre 27, 2022
Lunedì, 31 Ottobre 2022 16:20

SERATA DI MUSICA E POESIA

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Sarà una serata ricca di emozioni quella che stiamo organizzando presso l'Oratorio della nostra parrocchia dell'Annunciazione in Olmo di Martellago per la serata di Venerdì 11 novembre, memoria liturgica di San Martino di Tours.

Per ricordare mia moglie Mara abbiamo preso contatto con un grande e famoso musicista e compositore originario di Cibiana di Cadore, il maestro Oliviero De Zordo, al quale abbiamo proposto di venire a Olmo per un concerto nel quale si sarebbero alternati in una sinfonia i brani musicali da lui composti e eseguiti e alcune delle mie poesie pubblicate nei mie due ultimi canzonieri.

Oliviero, che è un grande amico, ha detto subito di sì e così abbiamo cominciato a lavorare a questo affascinante progetto.

È dal 1990 che la nostra famiglia vive alcune giornate di vacanza in quel suggestivo paese di montagna che è Cibiana di Cadore, dove con Mara abbiamo collaborato con quella comunità nella realizzazione di belle e importanti iniziative, molte delle quali con i parroci e con le autorità e le associazioni. Ricordo soltanto l'ultimo restauro della statua della Madonna del capitello che si trova a Passo Cibiana (Forcella Deona) realizzato magistralmente dal noto pittore Paolo Canciani da Dosson di Casier.

In quell'occasione, con un folto numero di amici provenienti dalla pianura e con i parrocchiani di Cibiana, abbiamo ricollocato, in processioe, la Madonna restaurata dentro al sacello ed è stata una grande festa.

Qualche anno prima avevo fatto realizzare da una mia studentessa cafoscarina la tesi di laurea sul Museo Messner del monte Rite dal titolo: "Il Museo Messner può diventare un oggetto di culto?"  Così in quella festosa cornice, durante il pranzo, il sindaco di Cibiana ha consegnato una targa di riconoscenza  alla brava dottoressa.

Questi piccoli cenni di cronaca per far capire quanto forte sia il legame della mia famiglia con quella Comunità.

Ecco perché il caro Oliviero si è detto subito disponibile e con entusiasmo alla proposta della serata di musica e poesia.

Per rendere più emozionante la serata Oliviero mi ha chiesto di fargli avere le mie poesie e così gli ho spedito i miei due ultimi libri:

CANTI VENEZIANI, edito da Piazza di Silea,

DE VITA SOLITARIA, edito da Aletti di Roma.

Il primo canzoniere l'ho dedicato al grande poeta veneziano Mario Stefani, morto nel 2001, che aveva presentato il mio primo libro di poesie "La terra, la laguna, l'amore" presso l'Ateneo Veneto a Venezia nel 1984 e del quale ero diventato amico e confidente. Addirittura una mia cara amica, studentessa di Cà Foscari, mi aveva chiesto consiglio per la sua tesi di laurea e io l'ho convinta a scrivere la sua tesi sul poeta Mario Stefani. La conclusione del lavoro è stato un successo ripreso dalla stampa. Era la prima volta che a Cà Foscari veniva discussa una tesi di laurea su un poeta vivente,era il 1989 e Mario aveva 51 anni.

Il libretto contiene  le poesie che Venezia mi ha ispirato nei lunghi anni della mia vita professionale in quella meravigliosa città. Ai miei figli, Giovanni e Antonella ho chiesto di collaborare nella confezione del libretto e così Giovanni ha redatto la prefazione, bellissima , con l'acume che gli è proprio, mentre Antonella ha curato la postfazione con il brio tipicamente veneziano che la caratterizza.

Il secondo canzoniere ha una storia tutta particolare e avventurosa. Ho accettato la proposta dell'editore Aletti di Roma,  perché una volta lette le mie poesie si è detto entusiasta e le avrebbe pubblicate nella sua collana I DIAMANTI. Aletti  è un personaggio famoso nel mondo della poesia e della letteratura, anche lui poeta e ricco di iniziative a livello imprenditoriale. Una volta fattami la proposta e da me accettata mi ha chiesto di scegliere un personaggio famoso per scrivere la prefazione di questa mia raccolta. Uno di questi era addirittura il noto attore e regista Alessandro Quasimodo, figlio del Nobel per la letteratura Salvatore, che avevo conosciuto in precedenza perché mi aveva registrato un dvd con sette delle mie poesie. Mi sono lasciato guidare dal mio istinto e ho scelto un personaggio a me sconosciuto: Hafez Haidar. È stata una scelta profetica, infatti Hafez è poeta anche lui, è di origine libanese ed è stato candidato al Nobel per la pace nel 2017, vive in Italia dove ha insegnato presso l'Univesità di Pavia. Così inizia la storia del secondo libretto che raccoglie alcune poesie dedicate a Mara e altre a Cibiana. Il titolo richiama una composizione del poeta Petrarca nella quale parlava della bellezza della solitudine che per me invece è un peso non da poco, e di questo malessere esistenziale parlo nelle mie poesie.

Un altro evento originale si è verificato alcuni giorni fa. Oliviero, che è una mente effervescente e mai ferma, mi ha telefonato per dirmi che insieme a lui in quella serata ci sarebbe stato un violoncellista che lo avrebbe accompagnato in alcuni brani, ebbene, questo musicista, Roberto Zandanel, è anche lui di Cibiana di Cadore.

Ecco, io vivo nel flusso degli eventi e penso che ci sia una regia in tutto questo. Per questo la serata, di armonie tra musica e poesia, dedicata a Mara si profila all'orizzonte come una serata speciale alla quale penso che gli amanti dell'arte e della cultura troveranno soddisfazione per le emozioni che certamente li coinvolgerà.

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Mercoledì, 06 Luglio 2022 17:31

DANTE, SAN FRANCESCO E IL PARADISO

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 san francesco e dante

SAN FRANCESCO E DANTE

L’anno scorso in tutto il mondo della cultura e della storia è stata fatta memoria dei 700 anni della morte di uno dei grandi padri dell’Italia: Durante Alighieri detto Dante.

         In questo momento di grande transizione e di trasformazione tra le culture del nostro Occidente cristiano, è utile riandare a qualche riflessione sul nostro Padre fondatore, san Francesco, e sui messaggi che ancora oggi possono venirci dalla sua testimonianza.

         Prima di tutto è importante ricordare come Francesco con i suoi frati, ancora nel 1219, fosse andato a Damietta durante una delle crociate per la riconquista del Santo Sepolcro per tentare di convertire il Sultano di fede musulmana. Francesco era quasi riuscito nella sua impresa, ma di fronte alla sfida che lui aveva lanciato al Sultano, questi: Malek el Kamel, rifiutò per paura. Qual’era la sfida? Francesco aveva proposto una specie di prova del fuoco. Cioè, aveva invitato il sultano a scegliersi un suo maestro religioso e a preparare un tappeto di braci infuocate, e lui, Francesco, avrebbe sfidato quel religioso musulmano a camminare sulle braci di fuoco. Chi avesse passato indenne la prova, quello era il segno della vera fede.

Tanta era la fede che animava il nostro fondatore, e certamente Dio lo avrebbe salvaguardato da qualunque pericolo.

Questo episodio ci consente di riflettere anche su ciò che Dante nel Canto undicesimo del Paradiso, nella Divina Commedia racconta a proposito di Francesco di Assisi.

Dante, infatti, incontrando nel Cielo del Sole i cosiddetti “Spiriti Sapienti”, celebra la vita e le opere del Santo, affidando il compito di farne gli elogi ad uno di tali Spiriti: il domenicano San Tommaso d’Aquino.

san tommaso e san francesco

SAN TOMMASO E SAN FRANCESCO NEL PARADISO

Il lungo discorso di lode e di encomio di Tommaso tocca vari momenti della vita di Francesco: la nascita, la rinuncia ai beni paterni, le nozze mistiche con Madonna Povertà, le approvazioni della sua regola da parte dei Papi Innocenzo III ed Onorio III, il suo viaggio in Oriente  alla corte del Sultano d’Egitto, il ritorno in Italia e la sua morte in grembo alla Povertà.

Tutta la vita di San Francesco fu improntata alla pace, ma l’episodio a cui Dante fa riferimento e che è particolarmente significativo a tale proposito è proprio quello della sua missione in Oriente.

Dice dunque Dante che Francesco

per la sete del martìro/ nella presenza del Soldan superba/ predicò Cristo e gli altri che il seguiro….” (per il desiderio di testimoniare la sua fede in Gesù, alla maestosa presenza del Sultano, egli predicò la dottrina di Cristo e degli apostoli che lo avevano seguito …).

Di fatto, nel 1219 Francesco, con dodici dei suoi frati, si era recato in Oriente ed aveva avuto dei colloqui col Sultano Malek el Kamel, che lo aveva accolto con rispetto e trattato con benevolenza.

L’intenzione del Santo di convertire il Sultano al cristianesimo non aveva avuto esito positivo, ma lo straordinario esempio che egli diede della possibilità di parlare pacificamente con un nemico, per tentare di raggiungere un accordo senza ricorrere all’uso delle armi, fu allora ed è ancora oggi particolarmente rilevante. Non dobbiamo dimenticare che si era nell’epoca delle Crociate, le quali iniziate “in buona fede”, si erano ormai trasformate in vere e proprie guerre commerciali e di conquista.

Ciò che Francesco voleva dimostrare, presentandosi disarmato di fronte al Sultano, era che si può, anzi, si deve cercare di ottenere ciò che si ritiene giusto non con la forza, con la violenza, ma con mezzi pacifici.

SALUTO FRANCESCO E SULTANO

TAVOLA TRATTA DAL FUMETTO DISEGNATO DA FRANCESCO LUCIANETTI E SCRITTO DA GIANFRANCO TRABUIO, rappresenta l'incontro tra Francesco e il Sultano

È proprio in relazione a questo avvenimento della vita di San Francesco che Assisi è stata scelta come sede delle più importanti manifestazioni a favore della pace tra i popoli.

Grazie all’eccezionale gesto di anticonformismo di San Francesco, dunque, egli stesso e la sua città natale sono oggi simboli universalmente riconosciuti della pace tra le genti.

Questo esempio di profonda fede e di grande disponibilità all’accoglienza dello Spirito “che soffia dove vuole”, deve fare riflettere tutti noi, che alla sequela di San Francesco improntiamo il  nostro stile di vita, sulle attuali sfide che ci vengono dal fenomeno della migrazione di popolazioni musulmane poco inclini alla integrazione nelle altre culture. Il cristiano, per sua natura e per mandato di Cristo, è uomo di annunci, uomo di carità, a differenza di altri fedeli di altre religioni che hanno avuto per mandato quello di conquistare e di sottomettere altri popoli di fedi diverse.

 

 

Martedì, 14 Giugno 2022 10:56

CAMBIAMENTO DI EPOCA

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Premessa

Il cambiamento d’epoca che con sempre maggior forza  si annuncia, non potrà prescindere da una profonda metamorfosi del sistema economico attualmente dominante.

Potrebbe, anzi, proprio cominciare da una rapida e radicale trasformazione della sua architettura, intesa come Chi (Modalità economica) gestisce Cosa (bene o servizio) e in che Misura.

Le considerazioni sotto riportate, e soprattutto i suggerimenti conseguenti, sono indirizzati a chi intende entrare nell’agone politico con l’intento di orientare l’incipiente cambiamento epocale in un senso favorevole all’Uomo e alla Natura.

Modernità

Ciò che accomuna i sistemi economici della Modernità quali il Collettivismo e il Capitalismo, consiste nel fatto che in essi una sola Modalità economica risulta dominante (l’Auto-produzione pubblica nel primo caso e il Mercato capitalistico nel secondo caso).

Tali sistemi economici hanno fatto da supporto a due dittature, rispettivamente  di Apparato e del Capitale, assolutamente non sostenibili, con una durata di vita di pochi decenni, accertata per il Collettivismo e assai verosimile per il Capitalismo, oramai in fase terminale.

E questa loro caducità si può facilmente far risalire all’esaltazione fideistica (deificazione) dell’una o l’altra Modalità economica alla loro base e, comunque, di un solo Paradigma economico di cui esse, seppur non da sole, fanno parte (rispettivamente Autonomia, cioè auto-produzione di “valori d’uso” da parte di una data collettività, privata o pubblica, ed Eteronomia, cioè produzione di “valori di scambio” destinati a terzi cioè, potenzialmente, all’intera umanità).

In effetti, come ben spiegato nelle pubblicazioni di World-Lab (www.worldlabnetwork.ru) inclusa l’ultima Burger economy in corso di edizione (vedi sintesi allegata), ogni Modalità economica ha una sua “genetica”, retaggio del Paradigma di cui fa parte, la quale fatalmente si manifesta con un comportamento (derivante dalla sua natura: non si può costringere un leone a diventare vegetariano) gli effetti del quale sono assai prevedibili (gli esempi sono, purtroppo, superflui).

Chi si ostina a credere nella possibilità di rendere sostenibile un sistema socio-economico imperniato essenzialmente, e sempre più esclusivamente, sul Mercato capitalistico è “fuori dal mondo”.

Fra essi spiccano gli “economisti di Dio” o “incantatori di Vescovi” i quali, pur non demordendo dal perseguimento dell’ammaliante  miraggio in quanto forti del pensiero di economisti sette-ottocenteschi di provata fede cattolica, favoleggiano, per il breve termine, sul ruolo salvifico del “Terzo settore” (la nebulosa che va da Mani tese alle Fondazioni dei sedicenti “filantropi”: un contesto non-profit e, quindi, stando ai nostri, strapieno di etica).  

        burger economy copertina17092020

Post-Modernità

Decisamente un sistema economico durevole va costruito in modo ibrido, lasciando sia al Paradigma dell’Autonomia (auto-produzione) che a quello dell’Eteronomia (produzione per terzi) lo spazio d’azione ad essi più congeniale.

Cioè, indicativamente:

  1. Servizi collettivi (indivisibili) e servizi individuali di pubblica utilità (erogazioni di acqua, energia) nonché beni strategici, all’Autonomia pubblica.
  2. Beni e servizi di prima necessità, ad alta intensità di lavoro e dove la qualità è essenziale, principalmente all’Autonomia privata (auto-produzione domestica e, meglio, mutualistica, ma comunque sempre multi-attività, una caratteristica inedita, verrebbe da dire “non autorizzata”, nel mutualismo).
  3. Beni strumentali, beni durevoli di consumo e servizi individuali, tutti ad alta intensità di capitale, all’Eteronomia (Mercato concorrenziale).
  4. Servizi individuali di interesse generale (educazione, sanità, telecomunicazioni) in gestione sia all’Eteronomia (Mercato) che all’Autonomia, essenzialmente pubblica ma, in particolari casi, anche privata (es. scuole parentali, molto utili, quanto meno oggi).

Una economia ibrida, come insegna l’Islam del cui sistema sociale questa costituisce la base, può durare nei secoli.

Anche se attuata, come nella fattispecie, in forma maldestra, quanto meno secondo gli standard attuali, dato l’impiego della metà (femminile) della forza lavoro nazionale nelle più piccole collettività, cioè quelle famigliari, dell’Autonomia privata.

In realtà, come argomentato dal network World-Lab , le Modalità economiche da utilizzare oggi dovrebbero essere costituite da Mutue multi-attività.

Un ritorno alla Tradizione? Forse, ma … un ritorno al futuro!

O, per meglio dire, un superamento della Modernità.

                                                               

Tali Mutue multi-attività (riscoperte da World-Lab e denominate Distretti di Sviluppo Locale, ma anche Accademie Conviviali di Arti e Mestieri o semplicemente Convivi) hanno avuto, storicamente, una prima (ed unica) realizzazione, la Società delle famiglie cristiane, ad Arcidosso (GR) ad opera di Davide Lazzaretti, scomunicato e poi ucciso, o giustiziato, con i suoi principali collaboratori, in modo mirato,  dalle milizie sabaude, in quanto a capo di una processione religiosa, dell’Ascensione… non autorizzata.

Tale esperienza economica fu dunque soffocata nel sangue a causa del suo successo (sottraeva braccianti ai latifondisti locali).

Oggi, la situazione essendo completamente cambiata, in senso favorevole (anche dato lo sviluppo tecnologico) vale sicuramente la pena di rilanciare una tale Prassi (auto-produzione multi-famigliare e multi-attività, con buone possibilità di un suo rinnovato successo).

La gestione di detto insieme di beni e servizi da parte di un tale soggetto multi-famigliare (diciamo Convivio) dovrà avvenire spontaneamente, per un accertato interesse, non solo economico ma di varia natura, da parte dei potenziali soci, soprattutto i soci-lavoratori appartenenti a fasce  deboli del mercato del lavoro, fatale sottoprodotto di una “economia dello scarto” quale quella che imperversa oggi su scala planetaria (gli “scartati” possono riscoprire, per questa via, la loro dignità e auto-stima, nonché la fierezza di rendersi autonomi e, forse, anche una volontà collettiva di riscatto).

 

Il problema della mono-attività

Oggi, molte Mutue di auto-produzione sorgono spontaneamente (ad es. Arvaia di Bologna in ambito agricolo, Camilla e Bees-coop rispettivamente di Bologna e Bruxelles, dedite alla distribuzione al dettaglio, ecc.).

Ma, nascendo “dal basso”, le Mutue ad oggi realizzate sono tutte dedite alla singola attività che ha guidato i promotori, e spinto i soci, all’auto-produzione  cooperativistica.

Questa tipologia di Mutue mono-attività non è tuttavia in grado, qualunque sia l’attività in questione, di porsi come alternativa sistemica all’Eteronomia, cioè alle imprese del contesto concorrenziale, seppur negli ambiti ad esse più congeniali.

Se così non fosse, si saprebbe.

E’ invece attraverso la multi-attività, peculiare ai Convivi, che i soci possono cumulare i vantaggi dell’auto-produzione in più ambiti.

Dato che la nascita di un Convivio si fonda sull’interesse di tutti gli stakeholders (soci lavoratori e/o acquirenti, investitori proprietari delle strutture produttive date in affitto alle cooperative nonché la collettività nazionale tutta intera) vi è la fondata speranza che, per dar avvio ad una dinamica metamorfica dell’attuale sistema,  possa bastare una realizzazione pilota da cui si possano evidenziare, quantificandoli, i vantaggi dell’auto-produzione multi-attività (non a caso sistematicamente praticata in ambito uni-famigliare, seppur in condizioni sfavorevoli, per mancanza di know-how, di mezzi di produzione efficaci e di economie di scala).

CHE FARE?

E’ presto detto:

  1. Dar avvio

- da parte di un soggetto Attuatore (un consorzio di startup specializzate in informatica, organizzazione aziendale, contabilità e fiscalità, credito, architettura ed edilizia, efficientamento energetico),

- con il patrocinio di un soggetto, nuovo o esistente (es. Parrocchie), che ambisca ad orientare, in senso favorevole all’Uomo e alla Natura, il cambiamento d’epoca imminente,

ad una “Politica prima” (cioè attuabile con la normativa esistente) consistente in una diffusione capillare dei Convivi sul territorio (previa realizzazione pilota, cioè il prototipo oggetto di produzione in serie: è tutto ciò che serve… scusate se è troppo!).

E questo, cominciando dalle numerose sacche territoriali in cui convivono risorse inutilizzate e bisogni primari non soddisfatti.

Nota:

La necessità assoluta, come affermato da World-Lab, di patrocinare (e questo basta!) una tale “Politica prima” come azione preliminare ad un fruttuoso ingresso nell’agone elettorale (“Politica seconda”), può destare qualche perplessità presso un soggetto (Movimento, Partito) animato dalla convinzione che per cambiare il mondo occorra, ma anche basti, operare con sufficiente influenza derivante da un congruo consenso sociale formatosi intorno ad un adeguato programma politico, dall’interno della “stanza dei bottoni”.

Si tratta di un duplice errore:

  • Le leggi non bastano : “per far bere un cavallo non è sufficiente condurlo all’abbeveratoio” o, come diceva Mitterand, “l’occupazione non si crea per decreto”.
  • Chi vuole lo status-quo controlla l’informazione e la comunicazione, di cui si nutre la “Politica seconda”, e quindi i “rapporti di forza” sono sfavorevoli per chi entra nell’agone elettorale con un programma di cambiamento.

Al contrario, una “Politica prima” fondata su una diffusione capillare dei Convivi è perfettamente alla sua portata in quanto il successo del Convivio pilota, immancabile in quanto il Convivio è programmabile a tal fine, promuove automaticamente la sua diffusione (facilitata dalla sua natura standard, dalla sua viabilità economica e, soprattutto, dalla non necessità di innovazione, né di prodotto né di processo produttivo (trattandosi di produrre beni e servizi di consumo famigliare correnti con metodi ordinari).

  1. A seguito del sicuro successo della detta “Politica prima” e del conseguente consenso sociale accumulato, dar avvio ad una coerente “ Politica seconda” mirante ad adattare la normativa nazionale al buon esito della metamorfosi socio-economica a cui ha dato avvio.

In tal modo la forza politica in questione si doterà di una inedita Ideo-prassi denominata Civismo, quintessenza della democrazia diretta.

Consiglio:

 Guai a non rispettare l’ordine delle due Politiche menzionate …l’insuccesso è garantito!

Basta guardare cosa succede a chi intende lanciare una “Politica seconda” (un terreno dove il “rapporto di forze” è chiaramente favorevole ai fautori dello status-quo che controllano la comunicazione) senza disporre di una Prassi che “dissodi” il terreno sociale da cui può nascere il necessario consenso e su cui può radicarsi un nuovo e duraturo sistema socio-economico.

Tutt’al più le due Politiche possono essere portate avanti in simultanea. 

MANIFESTO DEL CIVISMO copertina

                               

Venerdì, 06 Maggio 2022 11:06

DE VITA SOLITARIA

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Il mio ultimo canzoniere di poesie DE VITA SOLITARIA è stato pubblicato di recente dalla casa Editrice Aletti di Roma.

Sono particolarmente grato al poeta libanese Hafez Haidar, candidato al Nobel per la pace nel 2017, che si è voluto cimentare nella redazione della prefazione del mio canzoniere avendo trovato nelle mie poesie un fascino particolare che l'ha coinvolto.

Il libro è in vendita sul sito della Aletti Editore e può essere ordinato anche in libreria.

Questa è la recensione che la collega giornalista Federica Grisolia ha redatto per conto della Aletti Editore e che sarà inviata ai quotidiani e riviste nazionali per essere divulgata nelle pagine culturali

 

Sulle orme di Petrarca il "De Vita solitaria" canta l'amore e la donna

 

E’ dedicato alla donna, «creatura meravigliosa che Dio ci offre per poterla cantare in mille modi», l'opera di Gianfranco Trabuio dal titolo “De vita solitaria”, pubblicata nella collana “I Diamanti” dell’Aletti editore. Una raccolta di versi in cui si susseguono emozioni e sentimenti, scaturiti dalle vicissitudini della vita e anche dalle sofferenze esistenziali. Il titolo si ispira all’omonimo trattato in prosa latina, scritto dal celebre poeta e scrittore Francesco Petrarca.

Gianfranco Trabuio, nato a Venezia ma che vive nel comune limitrofo di Martellago, giornalista ed ex docente di Statistica all’Università di Padova e Venezia, è vedovo da sei anni. Alla sua Mara, all’amore, alla donna, alla natura, alla montagna del suo Veneto, alla laguna di Venezia, alla bellezza di sentirsi immersi nella creazione, alla divinità, l’autore dedica le sue liriche, scritte senza interpunzioni per lasciare al lettore la libertà di interpretazione nella loro musicalità. «Non scrivo versi in rima - spiega il poeta - ma con molte assonanze, e non sono quasi mai della stessa lunghezza in modo che la lettura (o recitazione) di chi legge deve tener conto, in modo particolare, delle pause che provocano l’emozione della sorpresa». 

Alla sua condizione di “orfanitudine”, ossia di solitudine affettiva - così come la definisce Trabuio - l’autore dedica una poesia dallo stesso titolo dell’opera “De vita solitaria”. «Quante estati sono passate e oggi sulle rocce del Rite spumeggiante e irruento rifletto sulla mia storia a quanto amore ho ricevuto da Mara e dai figli sempre e come una guida nascosta ma presente mia madre continua nella missione insieme con Mara mi sento accudito e coccolato nella mia vita solitaria».

«I versi di Gianfranco Trabuio - scrive il candidato al Premio Nobel per la Pace Hafez Haidar nella Prefazione -, che trasmettono con precisione e chiarezza nitidi ricordi, profondi sentimenti e personali considerazioni, sono in grado di coinvolgere il lettore e di farlo riflettere. In essi, la donna, madre, moglie o compagna, novella Beatrice, assurge al ruolo di sorgente di vita, dispensatrice di incanto ed amore, musa ispiratrice, guida preziosa che imprime una direzione sicura nel viaggio della vita, ma anche nel cammino nel mondo della poesia, dal classicismo al romanticismo». Il libro presenta, inoltre, le prefazioni del professor Francesco Semi: «Un motivo ricorrente in tutto il canzoniere di Trabuio è questo anelito alla vicinanza di un'altra, per “cominciare ad amare”; e non farlo è fatica, è dolore»; e del poeta Mario Stefani: «Poeta petrarchesco nel senso migliore del termine, usa il sentimento come momento-confessione, ricerca di se stesso».

In alcune poesie, come “Yerushalayim”, “Santa Maria degli Angeli” e “Lourdes”,  viene trattato l’aspetto più mistico e religioso. L’autore Trabuio, infatti, in collaborazione con persone del settore, organizza anche viaggi culturali a sfondo religioso presso santuari mariani in Italia e in Francia. «Mi considero, vista la mia storia di ricercatore, in sintonia con i mistici di tutte le fedi religiose e io mi sento immerso in questa dimensione esistenziale: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”, come diceva Dante Alighieri nel XXVI canto dell’Inferno. Lo considero un mantra che illustra in modo efficace la mia filosofia esistenziale sia nella banalità del quotidiano come nelle mie ispirazioni poetiche».

Una poesia del tutto realistica, ovvero tratta dalla quotidianità delle riflessioni sul vivere e sul morire. Stati d’animo impressi sulle pagine del canzoniere, per comunicare al lettore «la bellezza del dialogo interiore mentre si vive immersi nella natura e nella suggestiva presenza della donna, considerata un alter ego col quale condividere emozioni e passioni».

 Federica Grisolia

 (Vincenzo La Camera - Agenzia di Comunicazione)

 

 

 


La copertina è un'incisione realizzata dalla pittrice Maria Emma Gobbi di Piove di Sacco (PD) e descrive il poeta nei pressi della sua abitazione a Cibiana di Cadore.copertina de vita solitaria 1

Giovedì, 07 Aprile 2022 19:14

ELLISSE, MISTICA E IPNOSI

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Qualche tempo fa mentre ero in chiesa a Olmo-Martellago vagavo nella mia storia di matematico e di poeta su una ipotesi di come la nostra esistenza potesse essere interpretata da una figura geometrica.

Meditando su questa idea ho avuto una illuminazione: potrebbe essere una ellisse opportunamente interpretata?

L’ellisse è una figura geometrica piana che gode di una proprietà specifica: LA SOMMA DELLE DISTANZE DEL PERIMETRO DAI DUE FUOCHI È COSTANTE. (Vedi figure)

 

ELLISSE_2.jpg          ellisse

 

 

Ora, ogni creatura costruisce la sua ellisse in base al primo fuoco (I DONI) e alla sua MISSIONE (secondo fuoco).

Ognuno di noi quando viene al mondo si porta un bagaglio di beni che provengono sia dalla genetica che dall’ambiente, dove per ambiente ci possiamo mettere sia quello esterno alla maternità, la cultura del luogo, la natura intesa nella sua accezione più ampia; sia quello interno alla madre, al suo vissuto esperienziale durante la gravidanza ma anche qualche mese prima dell’inizio di questa, e anche alcuni mesi dopo il parto.

Quindi, il nostro vissuto è multidimensionale già durante la gravidanza e dall’inizio dell’allattamento, per protrarsi per alcuni mesi dopo il termine.

QUESTI SONO I DONI.

Successivamente ognuno di noi fa esperienza del mondo che lo circonda e matura una consapevolezza che lentamente lo porta a progettare per sé il futuro della sua vita in una sorta di caleidoscopio dove si mescolano esperienze materiali e vissuti spirituali che costituiscono LA MISSIONE.

È la domanda classica di tutte le filosofie: da dove veniamo, cosa ci stiamo a fare, dove andiamo dopo.

Ora, ritornando all’ellisse, quello che è stimolante è il fatto che anche le orbite dei pianeti e degli astri, in generale, è ellittica.

Quindi, la Creazione ha questo modello per tutte le creature: uomini e astri.

Significa che se vogliamo davvero raggiungere il nostro equilibrio interiore dobbiamo naturalmente immedesimarci nella mente del Creatore.

Ovviamente senza fare affidamento all’astrologia o alla astromanzia che in questo contesto non c’entrano. Lascio agli specialisti della Cabala e della Numerologia l’incarico delle interpretazioni che sfociano nelle teorie del Referenziale di Nascita.

Concludendo questa mia intuizione: il tutto richiede una full immersion dentro di noi……. MA CHE CE STAMO A FA’.

 

BUON VIAGGIO, SUL PERIMETRO DELL’ELLISSE!!!

 

PER INIZIARE QUESTO VIAGGIO VI PROPONGO QUESTA LETTURA RAGIONATA CHE POTREBBE AIUTARVI A ENTRARE IN CONTATTO CON LA VOSTRA PARTE PROFONDA, CON LA VOSTRA COSCIENZA E PER PORTARVI ALLA CONSAPEVOLEZZA. DAI! CORAGGIO, MAI FERMARSI.

Siamo quello che siamo e dove siamo perché prima lo abbiamo immaginato
- Donald Curtis


Cara lettrice e caro lettore,
questo TEMA sull'ipnosi e l'autoipnosi è per condividere con te risorse e stimoli ed invitarti a conoscere in prima persona le nostre potenzialità.

Ma cosa è l'ipnosi? L'ipnosi è parte della nostra vita quotidiana. Si potrebbe addirittura dire che noi siamo ipnotizzati ogni giorno in qualche maniera.

Quando una trasmissione radiofonica o televisiva suggerisce l'acquisto di un certo bene e voi reagite a tale messaggio (come tutti hanno fatto durante la propria vita) voi avete lasciato che uno stato di maggiore accettazione della comunicazione esterna vi conducesse ad un comportamento ipnotico.

In quella che definiamo "ipnosi" di tipo formale, cioè nell'immagine dell'ipnotista che "ipnotizza qualcuno" si crea in realtà un’autoipnosi cosciente, guidata dall’esterno.
Possiamo quindi pensare che base di tutto è l'autoipnosi, uno stato che possiamo imparare a creare da soli su noi stessi.
Parlare di autoipnosi equivale a parlare sia di maggiore sviluppo della nostra coscienza, sia anche di immaginazione creativa e di accesso alle risorse interiori, a quello che è il nostro potenziale dormiente.

Il primo passo in questa via è prendere contatto con la nostra mente inconscia. Uno dei metodi più semplici perché si possa attuare questo stato mentale è il rilassamento profondo. Quando lo pratichiamo possiamo essere più recettivi alla parte spontanea di noi stessi, che possiamo chiamare "il nostro io interiore".
Imparando ad essere rilassati, impariamo anche ad essere aperti e sensibili a ciò che il nostro io interiore ci mostra e dice.
Quello che è utile è portarvi ad avere  il potere su voi stessi. Quando definiamo noi stessi e decidiamo chi siamo, organizziamo una realtà che altrimenti potrebbe essere definita come “caotica”.

Detto in altre parole “siamo noi che definiamo chi siamo”...
Ma se siamo noi che determiniamo chi siamo, è allora andando a scoprire noi stessi che possiamo cambiare la nostra realtà.
Ora, questo processo può essere effettuato in maniera automatica ed inconscia oppure può essere guidato dalla nostra coscienza: questo è quello che facciamo con l'autoipnosi.
Possiamo allora interagire con questo nostro io normalmente inconscio.

Un metodo semplice è l'uso di immagini e simboli. Quando un’immagine colpisce l’inconscio e lasciamo da parte il giudizio e il ragionamento, la fantasia si intensifica e nuove risorse appaiono.
Per comprendere cosa in realtà sono le tecniche autoipnotiche e ipnotiche, sfatando l’idea che siano qualcosa di ignoto o di non spiegabile, ti invito a sperimentare.
Rimaniamo sempre e comunque noi i protagonisti di questa esperienza, sia che ci venga indotta, sia che se ce l’autoinduciamo.

E possiamo iniziare con un semplice esercizio di visualizzazione:
Createvi un’immagine chiara delle cose che volete e infondetela di emozioni prima di tutto, pensate che gli inventori riescono a vedere l’oggetto che inventano prima ancora di aver montato tutte le sue parti.

Ovviamente perché l'esercizio riesca la mente deve essere tranquilla:

PENSATE AD UN LAGO: quando la superficie è calma è facile vederne il fondo. Quando il lago invece è agitato dalle onde non si vede nulla. La stessa cosa accade con la mente: solo quando è tranquilla si può riuscire a leggere in noi stessi!

ECCO A COSA HA PORTATO UNA SEMPLICE RIFLESSIONE SULL'ELLISSE E L'IMMAGINE CHE POSSIAMO DARE ALLA NOSTRA VICISSITUDINE UMANA.

 

COME RILASSARSI

In una prospettiva comunicazionale, il sapersi rilassare significa potersi concentrare su sé stessi lasciando andare l’eccessiva tensione rivolta all’esterno. Quando siete rilassati potete porre maggior attenzione sulle vostre immagini mentali e qualsiasi esercizio auto-condotto ne viene potenziato. E’ importante imparare a rilassarvi; tutte le tensioni nel corpo e ella mente dovrebbero essere rimosse.

Sembra semplice, ma in realtà pochissime persone sanno come rilassarsi veramente. Finché non vi siete condizionati a far diventare ciò un'abitudine, il rilassamento deve, dapprima, essere uno sforzo volontario. L'esercizio che segue può essere molto utile.

Stendetevi sopra un letto o un divano. Decidete mentalmente che volete rilassare ogni parte del corpo. Respirate profondamente per un minuto o due. Poi sollevate il vostro braccio destro dal letto con un angolo di quarantacinque gradi, trattenetelo per pochi secondi, poi, di colpo lasciatelo cadere! Nel momento in cui cade pensate tra voi stessi, "braccio destro rilassati!". Poi sollevate, trattenete, fate cadere, e ripetete l'esercizio col vostro braccio sinistro.

Eseguite l'esercizio più volte finché non ottenete il grado di rilassamento nelle braccia che desiderate. Poi, sollevate la vostra gamba destra dal letto con un angolo di quarantacinque gradi, trattenetela per un momento, poi, di colpo, fatela cadere! Mentre rimbalza sul letto, pensate la frase, "gamba destra rilassati!". Poi sollevate e ripetete l'esercizio con la vostra gamba sinistra. Continuate l'esercizio un certo numero di volte finchè non raggiungete il grado di rilassamento che desiderate nelle vostre gambe.

A questo punto, rimanete tranquilli per alcuni minuti. Quando siete pronti, sollevatevi dalle anche, finché la vostra schiena non è sollevata dal letto di quarantacinque gradi. Trattenetelo, poi lasciatevi cadere indietro sul letto, pensando nello stesso momento, "muscoli del corpo rilassatevi tutti!".

Ripetete l'esercizio più volte finché non avete raggiunto il grado di rilassamento che desiderate nella vostra schiena. Poi segue il rilassamento dei muscoli del collo. Girate la vostra testa da lato a lato con un gentile movimento rotatorio.

 Ogni volta che la girate ripetete la suggestione, "muscoli del collo, rilassatevi!". Poi lasciate che i vostri pensieri si dirigano al rilassare i muscoli della vostra testa e della faccia; pensate al formicolio della cima della testa, ai vostri occhi che si rilassano, ai muscoli delle vostre guance che cadono. Ripetete l'esercizio più volte finché non raggiungete il grado di rilassamento che desiderate nel vostro collo e nella vostra testa.

Troverete questi esercizi di rilassamento piacevoli; potete eseguirli tanto quanto desiderate.

Ora stendetevi quietamente sul letto e formatevi un'immagine mentale di tutto il vostro corpo completamente rilassato, e con un facile e volontario "lasciarsi andare", rilassate tutti i muscoli del vostro corpo insieme. Continuate in questo esercizio finché non riuscite a sentirvi sempre più rilassati e non avete più desiderio di muovervi; sentite quel delizioso languore che si diffonde lungo il vostro essere quando il rilassamento profondo si sistema nel vostro corpo. E mentre il corpo si rilassa anche la mente si rilassa e un profondo rilassamento fluisce nella vostra mente.

Questi esercizi forniscono un metodo molto efficace di ottenere rilassamento profondo. Presto sarete così abituati a rilassarvi a volontà che questa serie di esercizi deliberati non sarà necessaria; vi sarete condizionati a tal punto che il semplice pensiero del rilassamento del vostro corpo e della vostra mente automaticamente lo porterà. Conoscerete l'esperienza così intimamente tanto che il rilassamento avverrà istantaneamente.

Arrivati a questo punto potrete incominciare ad applicare la seguente tecnica per cambiare i vostri comportamenti. 

Respirate profondamente, lentamente ed ampiamente pensando alla sensazione di calma. Arrivati ad una calma olimpica, incominciate a vedervi e sentirvi agire come vorreste agire.

Createvi delle immagini realistiche. A poco a poco potrete notare dei cambiamenti nel vostro comportamento quotidiano.

Vi è infatti qui un inizio di autoipnosi. Nello stato di intenso rilassamento la vostra mente logica è infatti rilassata ed è facile che nuove suggestioni siano accolte dall’inconscio.

Lunedì, 07 Febbraio 2022 11:53

SUGGERIMENTI PER LA CRISI ECONOMICA IN CORSO

Scritto da

                   

Premessa

Questo scritto si limita ad elencare per sommi capi i risultati di una lunga riflessione mirante a correggere le storture dell’attuale sistema socio-economico, oramai di riferimento su scala planetaria, al fine di evitare il collasso dell’attuale civiltà, altrimenti inevitabile.

Approfondimenti sono disponibili nelle pubblicazioni della rete di esperti World-Lab (www.worldlabnetwork.ru), in particolare si fa riferimento al volume “La dignità delle Nazioni”, edito nel 2015 su Amazon e tradotto in inglese, francese, spagnolo e russo; al volume “Manifesto del Civismo” edito su Amazon nel 2016; agli articoli pubblicati sul blog www.gianfrancotrabuio.it nella cartella Europa Cristiana.

L’opportunità di questi suggerimenti risulta evidente dall’attuale crisi provocata dalla “pandemia” con lo scopo di resettare il sistema. Ma siccome non tutti i mali vengono per nuocere, ecco che sono nate in molte parti del mondo occidentale iniziative volte a rendere ottimali le scelte dell’autoproduzione di beni e servizi da parte di associazioni di famiglie. Queste scelte sono state mutuate dall’esigenza di riscoprire il senso dell’essere liberi di determinare le proprie vite in contrasto con il sistema politico che tende a eliminare i diritti naturali della persona come sanciti nelle “carte costituzionali”.

 LA DIGNITA DELLE NAZIONI COPERTINA                       MANIFESTO DEL CIVISMO copertina

La traiettoria

Il fatto che la traiettoria conduca al collasso è oramai evidente.

In Francia, dal 2015, ha preso forma una nuova disciplina denominata “collassologia” che spiega, seppur sottotraccia, l’ineluttabilità del collasso (effondrement).

All’origine della traiettoria: interessi privati

Forti interessi privati (individui e corporazioni) prevalgono su quelli collettivi.

Su scala planetaria ciò rappresenta un assurdo (il collettivo include il privato e se la “barca” affonda non si salva nessuno). Ma l’essere umano, con la complicità della scienza, è come un bambino che gioca col fuoco.

Le civiltà nascono e muoiono: è inevitabile?

La tesi qui sostenuta, risultato di lunghe riflessioni, è : forse NO.

Il “forse” davanti al NO è motivato dal fatto che non è dato sapere se la via qui proposta sia stata già battuta o meno dalle civiltà scomparse.

Il NO, evidentemente, può avere un suo senso solo nel secondo caso. Comunque sia, val la pena di provare.

Il terreno che consente al seme malefico di svilupparsi

Questo consiste, come argomenteremo, nella “morfologia” del sistema economico predominante, frutto dell’ideologia liberista, nelle diverse sfumature.

La via salvifica consiste dunque nel dare un’altra “forma” al sistema economico.

Triplice domanda

Quali forme può assumere un sistema economico, quale è quella adatta e, sperando che non sia già stata adottata da civiltà scomparse, come si fa a porla in essere?

Risposta alla prima domanda

Premesso che il circuito di produzione-consumo dei diversi beni e servizi può essere gestito dall’uno o l’altro dei due Paradigmi economici fondamentali (Eteronomia, o produzione per terzi, ed Autonomia o produzione per sé) e, più precisamente, da Modalità economiche nelle quali questi possono essere declinati (essenzialmente Mercato ma anche Filantropia e Baratti per l’Eteronomia, e Collettività private e pubbliche per l’Autonomia), la forma che un sistema economico può assumere dipenderà dalle Modalità economiche adottate per la produzione-consumo delle diverse tipologie di beni e servizi.

Risposta alla seconda domanda

Considerando che il sistema attuale, destinato al collasso, tende ad affidare al Mercato la produzione-consumo di tutti i possibili beni e servizi (con l’eccezione dei servizi collettivi o indivisibili), va da sé che, nella ricerca del sistema più adatto, occorrerà orientarsi verso una alternativa che preveda la presenza di adeguate Modalità economiche del Paradigma dell’Autonomia sia nella gestione del circuito economico  di beni che di servizi individuali (oltre a quelli collettivi di sua competenza).

La riflessione di World-Lab, portata avanti per eliminazione, ha portato a scartare un sistema che preveda la gestione della produzione-consumo della quasi totalità dei beni e servizi da parte della Modalità pubblica dell’Autonomia attuata dalle Collettività pubbliche, un exploit che solo esse possono realizzare.

In effetti un tale sistema, denominato Collettivismo, ha preso piede nel ventesimo secolo in gran parte delle terre emerse del pianeta ed ha potuto resistere per alcuni decenni, ma poi è imploso.

Non si sa in che misura hanno giocato, da un lato, i suoi vizi strutturali e, dall’altro, la necessità di un pesante confronto geo-politico con altre aree del pianeta, caratterizzate da economie gestite dal Mercato cioè dal Paradigma alternativo.

Risposta alla terza domanda

La riflessione di World-Lab si è perciò rivolta al possibile ruolo di altre Modalità economiche dell’Autonomia, cominciando ovviamente da quelle che già rivestono un grande ruolo in sistemi attuali per i quali si possono valutare gli effetti derivanti dalla loro morfologia.

Fra le diverse Modalità del Paradigma dell’Autonomia, dopo quella attuata dalle collettività auto-produttrici pubbliche, è stata presa in considerazione quella, all’estremo opposto, costituita dalle piccole Collettività auto-produttrici private, cioè le famiglie.

L’auto-produzione famigliare, o domestica, è oggi presente in modo massiccio (impiegando addirittura la metà della forza lavoro, femminile in particolare), da un lato (forse in mancanza di alternative viabili) nelle economie considerate arcaiche che caratterizzano i Paesi più poveri, ma anche, dall’altro, in Paesi dove essa è dovuta ad una precisa scelta, come nel caso dei Paesi islamici.

Considerata la difficoltà di diffondere un sistema in cui tale Modalità dell’Autonomia gioca un ruolo così importante (quanto meno in termini di forza lavoro impiegata) la riflessione si è orientata alle possibilità di ricorso alla Modalità attuata dalle Collettività auto-produttive private multi-famigliari.

Detta Modalità è stata caldeggiata addirittura nell’enciclica Rerum Novarum, ma gli economisti dell’epoca non hanno approfondito le potenzialità della Modalità stessa per poi trarne i possibili, e importanti, vantaggi.

Tale modalità ha comunque già fatto parte del sistema occidentale ma è stata poi gradualmente accantonata per il fatto di essere stata applicata in ambiti (creditizio, assicurativo, distribuzione al dettaglio) dove contano i grandi numeri, e quindi dove il Mercato, in cui l’offerta è rivolta a “terzi” (potenzialmente tutta l’umanità) ha più chance rispetto ad una offerta rivolta al gruppo alla base della collettività auto-produttrice privata.

La detta Modalità ha tuttavia rifatto capolino qualche decennio fa in un ambito inatteso, riguardante i beni, ed in particolare in agricoltura dove la qualità e la sua accertabilità hanno un peso importante.

Ma anche in tal caso la variante della Modalità privata dell’Autonomia, utilizzata in questo contesto, non ha dato un gran risultato.

Vedremo subito perché.

L’innovazione

L’introduzione di Modalità economiche dell’Autonomia nel sistema è, come detto, necessaria.

Ma il modo di introdurle, per essere efficace, deve seguire una logica nuova mai utilizzata nella nostra era (e, si spera, in nessuna delle civiltà scomparse).

Tale logica consiste banalmente nell’identificare le Modalità più adeguate e praticabili, previa determinazione di loro specifiche varianti, per gestire la produzione-consumo delle diverse tipologie di beni e servizi per poi, attraverso loro aggregazioni, togliere di mano al Mercato quelle essenziali alla vita e, così facendo, rendere obsoleto l’uso di altre Modalità dell’Eteronomia quali la Filantropia e il Baratto (essenzialmente multilaterale, ai giorni nostri, con l’utilizzo di monete complementari, o più propriamente denominabili monete interne, come le “Ore” utilizzate nelle Banche del Tempo), purtroppo necessarie in un sistema dove il Mercato la fa da padrone.

Secondo la riflessione di World-Lab la caratteristica essenziale che le varianti della Modalità auto-produttiva privata multi-famigliare devono avere è costituita dalla multi-attività.

In effetti l’attrattività di una variante risulterà incrementata da una tale caratteristica in quanto cumula il vantaggio dell’auto-produzione corrispondente alle diverse attività (non è un caso se la multi-attività è la regola perfino nell’auto-produzione uni-famigliare o domestica).

Si tratta insomma, ricorrendo ad una allegoria boschiva, di individuare le adeguate mutazioni inducibili in alcune specie, oggi soffocate dall’invasività di un solo albero, facendo sì che una volta geneticamente trasformate queste riescano a farsi spazio e prosperare, assieme ad altre specie naturali affini, in modo da contribuire alla resilienza dell’ecosistema attraverso una sua accresciuta biodiversità.

Una tale caratteristica non emerge spontaneamente nelle collettività auto-produttive private che si formano “dal basso” in quanto queste nascono sempre dall’aggregazione di persone sensibili ad un singolo tema specifico, ad esempio una alimentazione sana (che dà luogo alle cooperative auto-produttrici agricole).

Se invece l’obiettivo dell’introduzione nel sistema dell’auto-produzione multi-famigliare privata è quello di cambiare la “morfologia” del sistema è evidente che l’attrattività delle varianti utilizzate è necessaria per una massiccia diffusione delle stesse.

E, come detto, questa può essere ottenuta solo attraverso la multi-attività.

Ma la diffusione di cooperative auto-produttrici multi-attività può aver luogo solo per intervento di un soggetto Attuatore (il quale ha il ruolo della casalinga nell’auto-produzione domestica, sempre multi-attività).

Il pratica l’Attuatore sarà costituito da una impresa del contesto concorrenziale il cui core business consiste nell’erogazione di servizi (edilizia, credito, fiscalità…) agli investitori proprietari delle strutture produttive date in affitto alle cooperative auto-produttrici le quali remunerano tutti i fattori di produzione, incluso il capitale, e non sono soggette a mortalità d’impresa in quanto, come la casalinga, non necessitano di innovazione né di prodotto né di processo produttivo.

L’innovazione, tanto necessaria quanto banale, è invece quella di World-Lab consistente nel concepire il ruolo di un soggetto Attuatore senza il quale le Modalità private dell’auto-produzione multi-famigliare non potranno diffondersi in modo sufficiente a dar avvio, con gli effetti domino che faranno seguito, ad una metamorfosi del sistema tale da portarlo fuori dalla sua attuale rotta verso il collasso.

Riflessione

In conclusione e ritornando sul tema della enciclica Rerum Novarum del Papa Leone XIII pubblicata nel 1891, è necessario aggiungere una piccola nota storica.

Premesso che il Papa ha utilizzato il pensiero del beato Giuseppe Toniolo, all’epoca docente di Economia Politica alla Normale di Pisa, è necessario precisare che il pensiero del Toniolo ha dato corso a quella che poi venne definita Dottrina Sociale della Chiesa cattolica e che dalla Enciclica sono nate le prime cooperative dei braccianti, le prime Casse rurali, le prime mutue assistenziali che negli anni hanno creato quello che poi venne chiamato Stato sociale.

Però il pensiero del Toniolo attingeva anche a una rivoluzionaria iniziativa nata proprio in Toscana da un mistico: David Lazzaretti che era un protetto di don Giovanni Bosco e del Papa Pio IX.

 Il Lazzaretti ha provato a costituire una Associazione, originale per l’epoca, creando ad Arcidosso, sulle pendici del Monte Amiata, una Mutua multi-attività denominata “Società delle famiglie cristiane”, ma è stato vittima del suo successo.

Le interessanti opportunità di lavoro offerte a braccianti precedentemente al servizio di latifondisti locali hanno suscitato una reazione che ha messo brutalmente fine, in un grande bagno di sangue, ad una tale pratica socio-economica per evitare che si propagasse: il 18 Agosto del 1878 il Lazzaretti è stato assassinato dalle milizie sabaude, assieme ai suoi principali collaboratori, in quanto a capo di una processione religiosa… non autorizzata: aveva pestato i piedi a chi gestiva il potere e quindi la finanza del tempo.

Interessante e importante è divulgare un evento editoriale abbastanza recente che narra la storia di quanto accaduto all’epoca a David Lazzaretti: Simone Cristicchi ha pubblicato “Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e misteri di David Lazzaretti. L’ultimo eretico”. Nel 2016 Mondadori ha pubblicato il libro e successivamente il geniale Cristicchi ne ha fatto anche un pièce teatrale che è stata rappresentata in tutta Italia.

Noi di World-Lab riteniamo che le intuizioni profetiche e rivoluzionarie, per l’epoca, del Lazzaretti siano strettamente collegate alle nostre pubblicazioni citate all’inizio. Nei nostri scritti non parliamo di intuizioni teologiche o filosofiche, ci limitiamo a elaborare un nuovo modello economico, ma è indubitabile che la nostra ideoprassi deriva da un bagaglio culturale che è maturato nella Dottrina Sociale della Chiesa cattolica.

 

 

            Qualche tempo fa mi occupavo della Terra Santa come vice presidente del Movimento Amici di Terra Santa del Triveneto, che era stato voluto dall’allora vescovo di Treviso monsignor Antonio Mistrorigo, Priore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme per la diocesi di Treviso, e fondato dal frate francescano minore Padre Aldo Tonini Commissario della Custodia Francescana di Terra Santa per il Triveneto.

monsignor Mistrorigo 

Monsignor Antonio Mistrorigo            

Con Padre Aldo ci fu una collaborazione profonda e insieme abbiamo realizzato non solo alcuni pellegrinaggi nella Terra di Gesù ma anche numerosi convegni annuali sui temi del francescanesimo e della presenza francescana in quei luoghi. Addirittura sotto la sua guida abbiamo realizzato, con il grande artista padovano Francesco Lucianetti, un fumetto storico sulla vicenda dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano Malek Al Kamel nel 1219 nel pieno della quinta crociata, un’opera d’arte che nel 2015 ha ricevuto il primo premio al concorso nazionale del fumetto organizzato tra vari enti tra cui l’Amministrazione Provinciale di Rovigo.

            Padre Aldo era un frate con una profonda spiritualità che a mio avviso lo qualificava come un mistico, una persona immersa nella divino-umanità di Gesù Redentore. Molte sono le persone che avendolo conosciuto da vicino possono dare testimonianza di questo mio pensiero.

            Ebbene, un giorno il caro Padre Aldo mi chiede se gli scrivo una relazione su alcuni aspetti connessi alla comunicazione e alla preghiera e così mi accinsi a scrivergli le note che seguono.

padre aldo per articolo

           Padre Aldo Tonini o.f.m. Commissario della Custodia Francescana di Terra Santa

Carissimo padre Aldo,

                                               ti mando alcune notizie di carattere culturale sulle intuizioni che scaturiscono dalla mia esperienza di ricercatore-statistico nei campi della comunicazione di natura spirituale.

            Da anni, ormai, mi occupo di comunicazione, vuoi per motivi di carattere professionale legati al ruolo di dirigente d’azienda avendo a che fare con gruppi di lavoro piuttosto ampi e con professionalità eterogenee, ma anche per la mia sensibilità correlata alla mia cultura cristiana e allo studio dei mistici.

            Ho iniziato ad approfondire lo studio sugli aspetti scientifici della comunicazione avvicinandomi alla programmazione neurolinguistica (PNL) ancora nel 2001, successivamente, nel 2004, ho conseguito un Advanced Master in PNL, a Nizza, in Francia, presso un Istituto internazionale riconosciuto dallo Stato francese.

            Il mondo della PNL nasce attorno al 1970 nella Università della California (USA), a Santa Cruz. Due brillanti giovani laureati, seguivano ognuno per conto proprio dei maestri di terapie psicologiche. Il primo John Grinder laureato in linguistica, il secondo Richard Bandler  laureato in informatica.

I maestri che loro seguivano erano: Fritz Perls, fondatore della teoria psicologica della “Gestalt”, Virginia Satir fondatrice della terapia familiare e il grande e fondamentale Milton Hyland Erickson, esperto della ipnosi clinica applicata alla psicoterapia.

            Ora, i due giovani per caso si incontrarono e cominciarono a  studiare con modelli matematici il modo di lavorare dei tre maestri, ovvero, resero paradigmatici i loro modelli di argomentazione e quindi riproducibili per chiunque altro volesse cimentarsi con quegli ambiti terapeutici.

            Da qui le intuizioni si susseguirono in modo vertiginoso, furono fatte altre scoperte nel mondo delle neuroscienze che confermavano le scoperte empiriche fatte dai due ricercatori. In pochi anni, circa dieci, nasce una scuola di PNL (come venne chiamata da Grinder e da Bandler), e da loro ebbe inizio lo sviluppo stupendo che questo modello di comunicazione e di terapia ha avuto in tutto il mondo, in particolare nel mondo della psicoterapia e nel mondo dell’economia aziendale, per le naturali ricadute sia sulla frontiera della comunicazione esterna (marketing), ma, soprattutto, nella gestione dei gruppi di lavoro.

            Il successo si estese a molti altri ambienti, ovviamente, in particolare quello dello sport, a causa dei modelli linguistici utilizzati idonei ad agire a livello profondo per la conquista degli obiettivi sfidanti.

            Uno dei paradigmi della PNL è, ad esempio, il seguente: “Non esiste niente di impossibile, se uno ci è arrivato può arrivarci anche un altro”, basta copiare il modello delle convinzioni radicate nel cervello di chi ce l’ha fatta.

            Un altro può essere: “Non si può non comunicare”, oppure ancora: “Il risultato della comunicazione non sta nelle parole che uno dice ma nella reazione di chi le riceve”, oppure: “La mappa non è il territorio”, e così via …..

            Ma il bello della PNL è che lo sviluppo di questa è andato di pari passo con lo sviluppo delle scoperte delle neuroscienze intorno alle funzionalità del cervello. Sono ancora moltissime le scoperte da fare intorno a questo organo, ma finora tutte confermano e rafforzano le intuizioni di base della PNL.

            Il modo di funzionare del nostro cervello è affascinante, e molti altri studiosi si sono cimentati su questa nuova frontiera della conoscenza del corpo dell’uomo.

            Per correttezza ti cito una stupenda espressione del nostro fondatore San Francesco:

FAI ATTENZIONE A COME PENSI E A COME PARLI

PERCHÉ POTREBBE TRASFORMARSI NELLA PROFEZIA

DELLA TUA VITA.      (San Francesco d’Assisi)

 

            Anche San Francesco ebbe questa intuizione profondissima: al nostro cervello si può parlare e farlo lavorare per raggiungere gli obiettivi che ognuno di noi si dà.

            Successivamente a questi miei studi ho approfondito l’altro tema stimolante delle costellazioni familiari. Eccezionale strumento di indagine psicologica scoperto da un sacerdote tedesco: Bert Hellinger.

            Questo notevole uomo di scienza ha intuito che il mondo è un conglomerato di energie potenziali che non si distruggono mai, ovvero, ognuno di noi rappresenta un mondo di energia (probabilmente di natura elettromagnetica), e tutto quanto noi siamo rimane nel mondo. I nostri avvenimenti non si cancellano.

            Ecco, allora, la grande scoperta di Hellinger: una persona di grande sensibilità  e spiritualità può essere in grado di guidare un gruppo di persone alla scoperta o alla riscoperta della propria storia familiare, inducendo i partecipanti al gruppo di terapia a rendersi permeabili al mondo delle energie del passato, rivivendole nelle generazioni precedenti, anche fino alla settima generazione.

            L’originalità e la potenza ai fini terapeutici è la combinazione delle costellazioni familiari con la PNL. Infatti, il conduttore del gruppo utilizza i modelli di comunicazione mutuati dalla PNL per la risoluzione dei blocchi o dei traumi  che si riverberano al presente sulla persona che comunica il suo problema al gruppo.

            Si verifica che una delle persone del gruppo fa presente un suo problema, una sua paura, un suo blocco e la guida del gruppo la invita a scegliere tra i presenti le persone che secondo lei sembrano più idonee ad interpretare gli attori coinvolti nella sua storia.. Poi la  persona si ritira dalla scena e il gruppo, come per incanto, comincia ad interagire al suo interno sotto la guida del terapeuta, il quale deve avere un’esperienza enorme per poter, di volta in volta, pilotare gli eventi che naturalmente si srotolano sulla scena.

            Tutto questo si verifica oggi in molti contesti, dove persone particolarmente sensibili ed esperte guidano dei gruppi verso la risoluzione-rimozione dei problemi comunicati al loro interno.

            Il passo successivo, del quale desidero renderti edotto, è l’abbinamento, a queste, delle scoperte fatte da padre Pellegrino Ernetti, famoso frate benedettino ed esorcista, presso l’isola di San Giorgio a Venezia.

            Padre Ernetti è diventato famoso per una sua invenzione, peraltro mai divulgata al mondo della scienza, sulla  intercettazione di quel flusso di energia del quale ti ho prima cennato. Sembra che lui abbia prodotto un “aggeggio”, ovviamente elettronico, in grado di catturare quelle energie e di poterle leggere come avvenimenti del passato. Di più non sono in grado di dirti, col tempo vedrò di approfondire queste conoscenze. Però, le scoperte di padre Ernetti sono talmente rivoluzionarie  che, secondo me, danno la spiegazione non solo al mondo di Bert Hellinger (che forse ha conosciuto), ma anche al mondo dei mistici e alle loro vicissitudini umane nel rivivere e nel descrivere puntualmente certi avvenimenti del passato.

            Di recente ho cominciato a leggere le vite di Santa Teresa di Lisieux, di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa d’Avila, con lo scopo di conoscere meglio queste anime elette. Ma il mio obiettivo non è semplicemente di natura agiografica o di crescita  spirituale. Mi interessa capire le loro intuizioni, i loro racconti, le loro esperienze in ordine proprio a quelle intuizioni di cui sopra.

            Per esempio, gli scritti della beata Caterina Emmerich, o la biografia di Gesù scritta da Maria Valtorta, in che relazione stanno con le intuizioni del padre Ernetti?

            Secondo me le relazioni esistono, sono profonde ed afferiscono  a tutto quel mondo dello spiritualismo religioso, immerso nell’infinito di Dio.

Però qualcosa di ancora più interessante mi viene offerto da un pensiero del monaco trappista Thomas Merton nel suo libro “Vita e santità” edito da Lindau nel 2009, e riguarda proprio la comunicazione tra l’uomo e la divinità nella quale siamo immersi e che noi semplicemente chiamiamo preghiera.

Ecco quanto scrive questo grande mistico morto a causa di un incidente domestico nel 1968 all’età di 53 anni:

Tuttavia sorge la domanda: l’uomo moderno, confuso ed esausto da un’infinità di parole, opinioni, dottrine e slogan, è psicologicamente capace della chiarezza e fiducia necessarie per pregare validamente?

Non è ingannato e assordato dalla gara delle propagande tanto da non essere più capace di una fede semplice e profonda?

È vero che lo spirito umano è stato degradato e corrotto dal cinico abuso dei mezzi di comunicazione. È stato ridotto alla condizione di una macchina che risponde automaticamente alle parole che le sono fornite.

Una macchina di questo genere è assolutamente incapace di fede divina senza un processo di  radicale risanamento e restaurazione.

È quindi essenziale operare il rinnovamento cristiano nella società perché l’uomo possa ricuperare la capacità di credere.”

           

            Ecco, padre Aldo, penso proprio che il percorso da approfondire non sia tanto di natura “esoterica” come potrebbe sembrare, ma di un grande afflato mistico immerso nella divino-umanità del Cristo Redentore. Ovvio che su questo tema sarebbe necessaria un’ulteriore e stupenda ricerca sul significato della nostra esistenza. Ritorniamo all’origine del pensiero greco: “cosa ci facciamo su questa terra, da dove veniamo e, soprattutto, dove siamo diretti”.

            Grazie per avermi letto pazientemente, e che il nostro padre serafico ci aiuti in questo cammino di crescita, ci conduca  a comunicare alle  nostre comunità le intuizioni  profonde che danno ragione del nostro essere su questa terra.

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San Francesco di Assisi

                                                                                 

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