Mercoledì, Luglio 17, 2024
Mercoledì, 20 Marzo 2024 19:31

EVANGELIZZARE L'ECONOMIA

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L’evangelizzazione dell’economia: dalla gabbia dell’ideologia liberista alla vera libertà di un’economia “cristiana"

Pubblico questo articolo del domenicano fra RiccardoLufrani, docente alla LUMSA di Roma perché parla abbondantemente del modello economico divulgato nelle nostre pubblicazioni sotto la sigla WORLD-LAB.

Noi di World Lab siamo partiti dalle intuizioni del beato Giuseppe Toniolo con la enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII promulgata nel 1891 e dalla realizzazione della "Società delle Famiglie Cristiane" verso il 1870 del mistico David Lazzaretti assassinato dalle tuppe sabaude durante una processione religiosa, per pubblicare i nostri lavori di analisi e sviluppo di un nuovo modello economico denominato Civismo e che risponde totalmente a quanto delineato nei documenti pontifici sotto la definizione di Dottrina Sociale della chiesa cattolica.

Le nostre pubblicazioni, divulgate su questo sito nella cartella Econiomia Cristiana sono:

LA DIGNITA' DELLE NAZIONI, 2015, edito su Amazon,

MANIFESTO DEL CIVISMO, 2016, edito su Amazon,

BURGER ECONOMY, 2022, edito su Amazon,

VERSO UN MONDO NUOVO, 2022, stampato in proprio.

Inoltre sono visibili e acquistabili sul nostro sito: worldlabnetwork.org.

Nella nostra attività di ricerca abbiamo fatto tesoro delle intuizioni di Papa Francesco quando ha affermato nella Evangelii Gaudium che QUESTA ECONOMIA UCCIDE,e in una omelia a Santa Marta quando ha esortato: "OSATE, SIATE CORAGGIOSI, PERCHE' SOLO PENSANDO NUOVO E DIVERSO POSSIAMO SPERARE DI FARCELA".

logo WORLD LAB A COLORI

Logo di World Lab che ricorda il logo di David Lazzaretti

 

Dimmi qual'è la tua metafisica, e ti dirò in che società vivrai!

Con questo adagio si potrebbe riassumere l’autorevole analisi che il nostro confratello Giorgio La Pira propose in un breve quanto chiaro saggio del 1945 dal titolo “Premesse alla politica”, dove il Servo di Dio mostra la catena logica che, partendo da una visione del mondo, produce necessariamente un determinato tipo di società. 

La Pira considera l’esempio di tre sistemi filosofici e, passo dopo passo, dimostra come dalla filosofia di Hegel si arrivi ineluttabilmente alla dittatura razzista, dalla visione di Marx alla dittatura comunista, e dalla filosofia di Rousseau alla democrazia capitalista ed individualista, che porta alla concentrazione del potere economico e politico e all’oppressione dei più forti sui più deboli (cf. G. La Pira, Premesse alla politica, 1945, p. 127).

Se le tremende devastazioni del nazismo e del comunismo sono conosciute da tutti, anche il liberismo economico, nato con la Rivoluzione Industriale, mostrò subito le sue nefaste conseguenze sulla società, stigmatizzate chiaramente nell’Enciclica di Leone XIII Rerum Novarum del 1891. Da allora ininterrottamente in dieci Encicliche1, il Magistero della Chiesa continua ad avvertire della necessità di un’attività regolatrice del mercato, che permetta di godere dei vantaggi della libera competizione, e allo stesso tempo eviti la concentrazione del potere economico e politico, con il conseguente sfruttamento dei potenti sui più deboli, nonché la devastazione dell’ambiente.

Le politiche statali di molti paesi europei sono riuscite a mitigare le conseguenze nefaste del libero mercato sulla società, portando prosperità e benessere al nostro continente, ma, allo stesso tempo, la concezione dell’uomo liberale ha prodotto anche lo sfaldamento dei valori tradizionali, cominciato con una vera e propria rivoluzione copernicana dei valori propugnata da vari filosofi libertari, a partire dal poemetto satirico del 1724 dell’olandese Bernard de Mandeville, “La favola dell’ape: ovvero vizi privati, pubbliche virtù”, per passare all’evacuazione della morale dall’economia operata da Adam Smith, ed approdare all’attuale “economicizzazione” o “omnimercificazione” del mondo, come la descrive bene Serge Latouche nel suo saggio “L’invention de l’économie”, del 2005 (p. 225-9). 

Un tentativo di evitare i danni del liberismo economico, senza ricorrere alla regolazione del mercato da parte degli Stati, si ritrova nella proposta di una corrente di pensiero statunitense, definita come neoconservatorismo, abbreviato in Neocon. Se le sue origini risalgono all’anticomunismo radicale degli anni ’50 del XX secolo, il pensiero Neocon si caratterizza dalla assoluta fiducia nell’attività autoregolatrice del mercato, identificando il problema del sistema capitalistico democratico nel ““caos spirituale”, alimentato dal dinamismo tipico delle istituzioni capitalistiche”, come afferma il politologo Neocon Irving Kristol (cf. Flavio Felice, “Prospettiva “neocon”. Capitalismo, democrazia, valori nel mondo unipolare”, 2005, p. 148).

La soluzione che permetterebbe di salvare il mercato libero, e allo stesso tempo preservare la società e l’ambiente, per i Neocon sarebbe quella di moralizzare con le virtù la vita degli agenti del mercato, cioè di tutta la società. Se questa proposta sembra a prima vista promettente, in realtà, quando si considerano i presupposti filosofici che vi stanno alla base e le finalità ultime che guidano il pensiero Neocon, si dimostra inefficiente, se non dannosa.

Come abbiamo visto, l’idea di uomo che è alla base del sistema capitalistico democratico è quella di Rousseau e dei filosofi liberali. Sovrapporre un’idea cristiana dell’uomo, come propone Michael Nowak, “profeta” del teoconservatorismo, per far sì che gli agenti del mercato si comportino cercando il bene comune è un’illusione destinata a fallire. L’incisiva azione politica negli Stati Uniti - e sempre di più anche nella Chiesa - degli ambienti Neocon e Teocon cerca di imporre alla società una morale delle virtù, ricorrendo spesso alla teologia di san Tommaso d’Aquino, operazione che consiste in pratica a cercare di “imprigionare” i vizi privati, che sono il motore dell’economia liberale, in una “gabbia” di virtù posticce.

È una sorta di assurdo contrasto tra due forze che spingono in direzioni opposte, da una parte sollecitando i vizi per far funzionare l’economia, dall’altra sviluppando le virtù, come se le virtù e i rispettivi vizi che vi si oppongono possano coesistere! Come essere casti e lussuriosi allo stesso tempo? Anche i Teocon cattolici cercano di sdoganare l’economia liberista all’interno della Chiesa, reinterpretando il Magistero sociale in modo che non infranga i dogmi del mercato autoregolato, del diritto assoluto alla proprietà privata e del primato del profitto. Un esempio in questo senso è dato dal libro “Les Papes de Léon XIII à Jean-Paul II et le capitalisme,” del nostro confratello fr. Maciej Zieba op, che sembra in tutti i modi voler presentare le encicliche sociali fino a Centesimus annus di S. Giovanni Paolo II, come suffraganti l’economia liberista, arrivando a svalutare l’insegnamento della Populorum progressio di Paolo VI, bollandola come simpatizzante delle ideologie di sinistra (p. 45-52), poiché chiaramente in opposizione ai dogmi liberisti.

fra riccardolufrani

  fr. Riccardo Lufrani, O.P.

Ma quello che è più grave dell’ideologia Neocon è la strumentalizzazione della religione come regolatore sociale. Il credo religioso non è per i Neocon la fede che dà la forma alla vita degli individui e delle società, ma una religione di regole e leggi che servono a limitare i danni insiti al sistema capitalistico democratico stesso2. Invece di un’economia al servizio di Dio nel servizio dell’uomo, come prospetta la dottrina sociale della Chiesa, il programma Neocon prevede di servirsi di Dio per preservare il sistema capitalistico democratico. Si tratta di una vera e propria perversione ideologica!

Infatti, il progetto Neocon, da un lato non può riuscire nel suo intento di una moralizzazione delle virtù sulla società liberale, questa essendo fondata sui valori che tendono necessariamente all’individualismo, al relativismo e allo sviluppo dei vizi, dall’altro, dando l’illusione di una rigorosa religiosità, anestetizza la forza dirompente che la virtù teologale della fede suscita nei credenti, chiamati, attraverso la loro azione nel mondo sostenuta dalla grazia, alla evangelizzazione della società.

In un recente articolo sul fondamentalismo cristiano, Padre Antonio Spadaro SJ e il Pastore presbiteriano Marcelo Figueroa denunciano la strumentalizzazione della religione a fini politici, caratteristica comune alle numerose ideologie ultraconservatrici statunitensi: “Su quale sentimento fa leva la tentazione suadente di un’alleanza spuria tra politica e fondamentalismo religioso? Sulla paura della frattura dell’ordine costituito e sul timore del caos. Anzi, essa funziona proprio grazie al caos percepito. La strategia politica per il successo diventa quella di innalzare i toni della conflittualità, esagerare il disordine, agitare gli animi del popolo con la proiezione di scenari inquietanti al di là di ogni realismo.La religione a questo punto diventerebbe garante dell’ordine, e una parte politica ne incarnerebbe le esigenze. L’appello all’apocalisse giustifica il potere voluto da un dio o colluso con un dio. E il fondamentalismo si rivela così non il prodotto dell’esperienza religiosa, ma una concezione povera e strumentale di essa.”

In poche parole, l’ideologia Neocon si rivela essere un tentativo di preservare l’ordine del liberismo economico, usando la religione per cercare di far stare in piedi un edificio sociale che è minato alle fondamenta dalla natura stessa del sistema economico liberista. L’uso ideologico della religione da parte dei Neocon si spinge addirittura a cercare di dimostrare che il liberismo economico è insito nella natura dell’uomo, tanto da arrivare a studiare la “portata teologica del capitalismo democratico” e “della vita dello spirito che lo rende possibile” (cf. Felice, p. 153-4).

Ricercando un fondamento teologico e prospettando una rigida morale delle virtù, l’operazione Neocon, che si professa di ispirazione cristiana, in realtà si apparenta molto più all’islam politico, che propone di “addomesticare” il mercato “attraverso alcune precise regole,” che però sono “applicabili solo nell’ambito di una dittatura teocratica” (cf. World-Lab, Manifesto del civismo, 2016).

Se negli ambienti accademici e nei media, grazie anche a consistenti finanziamenti di ricchi mecenati, il liberismo economico è stato presentato per decenni come l’unico sistema praticabile, le evidenti conseguenze nefaste del liberismo senza freni (basti pensare alla crisi finanziaria del 2008) hanno suscitato diverse reazioni, che vanno dai movimenti no-global, alle teorie della decrescita felice, all’islamismo politico, alla proposta di una nuova economia “cristiana”.

Fino ad oggi, il Magistero della Chiesa non ha “consacrato” nessun sistema economico, ma si è limitato a presentare i principi cristiani che dovrebbero ispirare le società e le relazioni economiche, sottolineando i vantaggi e gli svantaggi dei diversi sistemi esistenti. Uno sviluppo nell’attitudine della Chiesa riguardo all’economia, si è manifestato già nel primo anno del pontificato di Papa Francesco, che ha stigmatizzato l’inequità del sistema economico dominante nel mondo, usando parole forti: “Questa economia uccide.”3 

A più riprese il Sommo Pontefice, poi, ha incoraggiato tutti, e i fedeli in particolar modo, a pensare in maniera nuova per affrontare il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. In questo senso, una riflessione sulla teoria e la prassi economica recentemente proposta da un gruppo di economisti cristiani, denominato World-Lab, delinea un’interpretazione della realtà economica attraverso un nuovo paradigma e propone una trasformazione della società e dell’economia dal basso, grazie anche alle nuove tecnologie, tenendo conto della dottrina sociale della Chiesa (cf. World-lab, Dignità delle nazioni, 2015). Con un secondo libro del 2016, “Manifesto del civismo”, lo stesso gruppo World-Lab “intende dar avvio ad una dinamica destinata a dar forma ad un sistema sociale inedito, denominato Civismo”, sistema sociale prodotto da un sistema economico “essenzialmente basato sulla naturale complementarietà fra il Mercato, lo Stato e le Collettività mutualistiche intermedie”, denominato dagli autori come “Economia cristiana” (cf. World-Lab, Manifesto del Civismo, 2016). 

Conforme alla dottrina sociale della Chiesa, la proposta del gruppo World-lab sembra essere una promettente risposta al cambiamento radicale che il mondo sta sperimentando. Gli autori di questa proposta hanno sviluppato nei dettagli il percorso di realizzazione di una nuova economia dove l’auto-produzione, organizzata in quelli che sono chiamati Distretti di Sviluppo Locale, permetterebbe di combinare i vantaggi della competizione del mercato con quelli della piena occupazione, il tutto nel rispetto dell’ambiente.

L’interessante e promettente progetto di una nuova società fondata su un’economia conforme al Vangelo è solo al suo inizio, ma non ci sono motivi per pensare che, perfezionandosi man mano che si realizza, non possa riuscire nel suo intento, se crediamo veramente che la vita cristiana sia la vita che tutti gli uomini sono chiamati a vivere nella grazia che sopraeleva la natura di ogni persona umana.

L’iniziativa del gruppo World-lab risponde pienamente alle aspettative che La Pira formulò nel lontano 1945: “E se tutto questo è vero – ed è vero! – sorge per la cristianità il dovere di organizzarsi politicamente per assolvere questo compito preciso: preparare essa nuovi congegni economici, politici, giuridici e culturali che siano adeguati alle premesse metafisiche e religiose dell’Evangelo: cioè, preparare le nuove strutture sociali nelle quali – come dice Maritain – siano rifratte quelle esigenze di interiorità, libertà, e di fraternità che sono le esigenze insopprimibili della persona umana.” (cf. Premesse alla politica, p. 186).

La riflessione che proponiamo in questo breve articolo, spera di aver dato una doppia buona notizia: non siamo “condannati” al liberismo economico, e la fede non è destinata ad essere relegata al ruolo di “stampella” dei dogmi liberisti! La sacramentalità della Chiesa per il mondo passa attraverso l’incarnazione nella vita di ogni fedele del Cristo Crocifisso e Risorto, per diventare pietre vive del Corpo Mistico, fermento, lievito, sale e luce per il mondo.

Accogliamo allora con entusiasmo la forte e continua esortazione del Sommo Pontefice, che con il Cristo è Capo del Corpo Mistico,4 a capire il mondo contemporaneo e partecipare attivamente, ognuno secondo il proprio stato, i propri talenti e le proprie competenze, alla costruzione della nuova società.

fr. Riccardo Lufrani, O.P.

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1) Quadragesimo anno – 1931, Pio XI; Mater et magistra – 1961, Giovanni XXIII; Pacem in terris – 1963, Giovanni XXIII; Populorum Progressio – 1967, Paolo VI; Octogesima adveniens – 1971, Paolo VI; Laborem exercens – 1981, Giovanni Paolo II; Sollicitudo rei socialis – 1987, Giovanni Paolo II; Centesimus annus – 1991, Giovanni Paolo II; Caritas in veritate – 2009, Benedetto XVI; Laudato si’ – 2015, Francesco.

2) In questo senso si veda il paragrafo sulla religione nel succitato saggio di Flavio Felice: p. 89-107.

3) “Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi” ", Evangelii gaudium, 53.

4) Cf. Unam Sanctam, Bonifacio VIII, (Corp. Iur. Can., Extr. comm. I, 8, 1).

Sabato, 08 Luglio 2023 16:33

LETTERA APERTA A MASSIMO CACCIARI

Scritto da

LETTERA APERTA A MASSIMO CACCIARI:

da Massimo Cacciari con il “Lavoro dello spirito”, Adelphi editore,  al Convivio, nuovo modello economico  pubblicato in “La dignità delle Nazioni” e “Manifesto del Civismo”  editi su Amazon da un gruppo di esperti internazionali: riflessioni.

 

IL LAVORO DELLO SPIRITO  LA DIGNITA DELLE NAZIONI COPERTINA MANIFESTO DEL CIVISMO copertina

 

Caro Massimo,

con alcuni amici di Mestre, dopo aver visto e commentato alcuni tuoi video, e non avendo avuto la possibilità di incontrarti in occasione della conferenza organizzata dal CircoloVeneto presieduto da Cesare Campa, ho pensato di scriverti per farti partecipe di alcune conclusioni a cui, dopo una lunga riflessione, sono pervenuto, con alcuni colleghi, sui temi del futuro dell'Europa, alla luce dei tragici eventi bellici in corso, e del lavoro, da te trattato nel libro Il lavoro dello spirito.

Ora, per essere più possibile coerente con il tuo pensiero e poterlo comunicare ai lettori del mio blog riporto quanto pubblicato dalla Adelphi intorno alla sostanza del tuo illuminante saggio citato, prima di addentrarmi nello specifico della proposta che ti facciamo con la richiesta di un incontro a breve, visto che abitiamo nel veneziano.

 “Tra il 1917 e il 1919 Max Weber tenne due conferenze dal titolo Die geistige Arbeit als Beruf, che potremmo tradurre «Il lavoro dello spirito come professione». Formulazione quanto mai pregnante, perché rappresentava l'idea regolativa, il progetto e la speranza che avevano animato il mondo della grande cultura borghese tra Kant e Goethe, tra Romanticismo e Schiller, tra Fichte e Hegel, e avrebbero costituito il filo conduttore dello stesso pensiero rivoluzionario successivo, da Feuerbach a Marx. Il «lavoro dello spirito» è il lavoro creativo, autonomo, il lavoro umano considerato in tutta la sua attuosa, operosa, potenza, e volgersi alla sua affermazione significa liberazione di ogni attività dalla condizione di lavoro comandato, dipendente, e cioè alienato. Ma il suo dissolversi nella forma capitalistica di produzione, nell'universale macchinismo, che fagocita quella Scienza che pure è l'autentico motore dello sviluppo, finisce col delegittimare la stessa autorità politica, che nella «promessa di liberazione» trova il proprio fondamento. La «gabbia di acciaio» è destinata dunque a imprigionare anche quel «lavoro dello spirito» che è la prassi politica? Lo spirito del capitalismo finirà col destrutturare completamente lo spazio del Politico, riducendolo alla forma del contratto? O tra Scienza e Politica sono ancora pensabili e possibili relazioni che ci affranchino dal nostro «debito» nei confronti del procedere senza mete né fini del sistema tecnicoeconomico? “

Ti dico subito che le conclusioni cui siamo giunti e brevemente esposte qui di seguito, inducono ad un relativo ottimismo, nel senso che l'Europa può dirsi perdente ma non perduta e la professione politica può ancora recuperare il suo alto valore.

In due parole, la conclusione a cui siamo arrivati prevede che una Politica orientata al cambiamento, per essere efficace, deve essere attuata in due fasi.

Una Politica prima alla portata della società civile (denominabile perciò Metapolitica) da questa attuata attraverso un adeguato strumento la cui diffusione sia socialmente desiderabile e il cui “sottoprodotto” consista, di conseguenza, in un consenso elettorale per le forze politiche che patrocinano la detta Metapolitica.

Una Politica seconda attraverso la quale le forze politiche in questione, forti del menzionato consenso elettorale, potranno attuare le riforme che rendono il sistema economico più etico.

Detto questo, se è oramai evidente che gran parte dei mali che affliggono l'intero ecosistema provengono dal sistema economico e sociale capitalista, oramai degenerato conformemente al suo DNA, è altresì evidente che occorre urgentemente sostituirlo...con qualcosa di migliore.

In che modo?

Visti i danni che hanno caratterizzato i sistemi nati da “rivoluzioni”, ad es. Francese e Bolscevica (comunque oggi, fortunatamente, impossibili in Occidente), è alquanto evidente che un cambiamento salvifico non può che venire da una opportunametamorfosi”, cioè da un cambiamento interno, più o meno rapido, al livello delle “singole cellule” del sistema, oltretutto la sola oggi non solo possibile ma anche di una banalità sconcertante (!), quantomeno sul piano concettuale.

Da notare, però, che le “singole cellule”, sopra menzionate, NON SONO, contrariamente a quanto qualcuno vuol far credere, le singole persone: si tratterebbe di una via impraticabile!

Si tratta, invece, di singoli “beni e servizi” di consumo famigliare di prima necessità : un “segreto” di cui nessun economista parlerà, sia esso in buona fede (per ignoranza) o cattiva fede (per divieto da parte dei suoi “padroni”).

Vediamo meglio.

Consideriamo che gran parte dei detti beni e servizi possono essere prodotti:

A - sia  per essere destinati a terzi (“valori di scambio” oggetto di compravendita sul Mercato), e in questo caso siamo nel Paradigma dell'Eteronomia  dove (teoricamente) vige la concorrenza fra produttori (aziende composte da Lavoro e Capitale dove quest'ultimo generalmente predomina: da cui l'appellativo Capitalismo) e dove il “pesce grande” mangia il “pesce piccolo” (la concorrenza, ipotizzata nella teoria, va scemando nella pratica, con conseguente concentrazione della ricchezza in poche mani).

B - sia per consumo proprio (“valori d'uso” destinati alla collettività produttrice, quale una famiglia o, in Occidente, una Cooperativa di auto-produzione, cioè una Mutua). Le collettività qui in questione sono quelle private : quelle pubbliche (costituite dai cittadini di Comuni, Regioni e Nazioni) sono vocate all'auto-produzione di servizi collettivi, indivisibili, come ad es. l'ordine pubblico, erogati gratuitamente e finanziati con la fiscalità.

Qui siamo nel Paradigma dell'Autonomia dove vige la solidarietà: non c'è competizione né interna (fra il Capitale e il Lavoro) né esterna (fra le diverse collettività auto-produttrici che tenderanno, anzi, a collaborare dato che “l'unione fa la forza”).

Ed ecco, finalmente, il modo (il solo) attraverso il quale si può cambiare il sistema economico e sociale in senso favorevole all'ecosistema:

“Occorre provocare una sua metamorfosi , attraverso una Metapolitica attuata dalla società civile, consistente nel trasferimento di un certo numero di beni e servizi di prima necessità dal Paradigma dell'Eteronomia a quello dell'Autonomia. E questo è possibile realizzando inedite Cooperative di auto-produzione (Mutue) multi-attività, denominate Convivi, caratterizzate, proprio grazie alla multi-attività, da una presenza relativamente elevata di soci-lavoratori (oltre che utenti). Tali Cooperative sono destinate a diffondersi ovunque coesistano “risorse produttive inutilizzate”, lavoro in primis, e “bisogni essenziali non soddisfatti”. Seguendo questa via, implicante la (re)localizzazione di molte attività produttive, ad esempio dell'agroalimentare, può essere eliminata l'inattività involontaria in un sistema economico, dove permane la libera iniziativa, e che tende alla sostenibilità ambientale, oltre che sociale.

Si ricordi qui la “profezia” di Alexander Langer: “La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”.

Detto altrimenti: la conversione ecologica potrà aver luogo non tanto per una diffusa, quanto illusoria, responsabilità sociale  implicante un costo individuale (una strada in salita), bensì seguendo una via, ad oggi occultata (!), che porta all'interesse collettivo (comprendente la conversione ecologica) attraverso il perseguimento dell'interesse individuale tra cui un reddito da lavoro per chiunque lo desideri (una strada in discesa).

La Metapolitica imperniata sulla diffusione dei Convivi, attuabile dalla società civile, mira proprio alla sostenibilità socio-ambientale attraverso una particolare metamorfosi del sistema, nel quale l'auto-produzione (Autonomia), in un nuovo contesto di “competitività inter-paradigmatica”, riprende, né più né meno, il ruolo che le compete.

Da notare che una tale metamorfosi è non solo alla portata della società civile, ma quest'ultima è anche la sola che può attuarla, beninteso con la normativa vigente perché, in caso contrario, essa sarebbe alla mercé della “Politica seconda” la quale è nelle mani di chi dispone degli organi d'informazione e cioè dei fautori del rovinoso status-quo.

In altre parole le principali aspirazioni di una società, e cioè la piena attività permanente (disoccupazione zero) e la libera iniziativa  economica, ottenute nel rispetto della natura (pilastri della Dottrina sociale cristiana), considerate inconciliabili (sic!) dalla cosiddetta “Scienza economica” sono esclusivo appannaggio di una Metapolitica (Politica prima), attuabile dalla società civile, e NON della Politica seconda, fosse anche impostata democraticamente, vocata unicamente alla formulazione delle norme.

Purtroppo la Scienza economica ufficiale dà per scontata la sola presenza del Capitalismo (da cui il dogma del TINA-There Is No Alternative, colossale “fake news” dei nostri tempi!

I Partiti politici che approvano gli obiettivi della detta Metapolitica ispirata alla“ Ideologia” cristiana, potranno fare, al più, da Patrocinatori, incorporando tale ruolo nel loro programma (mettendo così in pratica la Sussidiarietà, altro pilastro della Dottrina sociale cristiana) raccogliendo in tal modo il consenso elettorale, che costituisce il prezioso “sottoprodotto” della detta Metapolitica , e utilizzandolo a buon fine.

Potrà sembrare strano che la religione non abbia esaurito il suo ruolo nemmeno in Occidente ma questo, già profetizzato da Pasolini (“l'opposizione al nuovo potere non può che essere anche religiosa” ), è condiviso anche dai “Convivialisti” di Alain Caillé ed è anche ripreso nel tuo libro Il lavoro dello spirito (pag. 26-29).

Le argomentazioni sopra riportate fanno sicuramente sorgere alcune domande che saremo ben contenti di affrontare insieme con te, proprio alla luce della tua analisi pubblicata nel “Il lavoro dello spirito”.

Per approfondimenti si rinvia alle pubblicazioni disponibili gratuitamente, su richiesta, all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Grazie e a presto.

Gianfranco               

 

P.S. per ulteriori approfondimenti sull'argomento puoi trovare articoli nel mio blog: www.gianfrancotrabuio.it all'interno della cartella "Europa Cristiana".    

Martedì, 14 Giugno 2022 10:56

CAMBIAMENTO DI EPOCA

Scritto da

                                                                             

Premessa

Il cambiamento d’epoca che con sempre maggior forza  si annuncia, non potrà prescindere da una profonda metamorfosi del sistema economico attualmente dominante.

Potrebbe, anzi, proprio cominciare da una rapida e radicale trasformazione della sua architettura, intesa come Chi (Modalità economica) gestisce Cosa (bene o servizio) e in che Misura.

Le considerazioni sotto riportate, e soprattutto i suggerimenti conseguenti, sono indirizzati a chi intende entrare nell’agone politico con l’intento di orientare l’incipiente cambiamento epocale in un senso favorevole all’Uomo e alla Natura.

Modernità

Ciò che accomuna i sistemi economici della Modernità quali il Collettivismo e il Capitalismo, consiste nel fatto che in essi una sola Modalità economica risulta dominante (l’Auto-produzione pubblica nel primo caso e il Mercato capitalistico nel secondo caso).

Tali sistemi economici hanno fatto da supporto a due dittature, rispettivamente  di Apparato e del Capitale, assolutamente non sostenibili, con una durata di vita di pochi decenni, accertata per il Collettivismo e assai verosimile per il Capitalismo, oramai in fase terminale.

E questa loro caducità si può facilmente far risalire all’esaltazione fideistica (deificazione) dell’una o l’altra Modalità economica alla loro base e, comunque, di un solo Paradigma economico di cui esse, seppur non da sole, fanno parte (rispettivamente Autonomia, cioè auto-produzione di “valori d’uso” da parte di una data collettività, privata o pubblica, ed Eteronomia, cioè produzione di “valori di scambio” destinati a terzi cioè, potenzialmente, all’intera umanità).

In effetti, come ben spiegato nelle pubblicazioni di World-Lab (www.worldlabnetwork.ru) inclusa l’ultima Burger economy in corso di edizione (vedi sintesi allegata), ogni Modalità economica ha una sua “genetica”, retaggio del Paradigma di cui fa parte, la quale fatalmente si manifesta con un comportamento (derivante dalla sua natura: non si può costringere un leone a diventare vegetariano) gli effetti del quale sono assai prevedibili (gli esempi sono, purtroppo, superflui).

Chi si ostina a credere nella possibilità di rendere sostenibile un sistema socio-economico imperniato essenzialmente, e sempre più esclusivamente, sul Mercato capitalistico è “fuori dal mondo”.

Fra essi spiccano gli “economisti di Dio” o “incantatori di Vescovi” i quali, pur non demordendo dal perseguimento dell’ammaliante  miraggio in quanto forti del pensiero di economisti sette-ottocenteschi di provata fede cattolica, favoleggiano, per il breve termine, sul ruolo salvifico del “Terzo settore” (la nebulosa che va da Mani tese alle Fondazioni dei sedicenti “filantropi”: un contesto non-profit e, quindi, stando ai nostri, strapieno di etica).  

        burger economy copertina17092020

Post-Modernità

Decisamente un sistema economico durevole va costruito in modo ibrido, lasciando sia al Paradigma dell’Autonomia (auto-produzione) che a quello dell’Eteronomia (produzione per terzi) lo spazio d’azione ad essi più congeniale.

Cioè, indicativamente:

  1. Servizi collettivi (indivisibili) e servizi individuali di pubblica utilità (erogazioni di acqua, energia) nonché beni strategici, all’Autonomia pubblica.
  2. Beni e servizi di prima necessità, ad alta intensità di lavoro e dove la qualità è essenziale, principalmente all’Autonomia privata (auto-produzione domestica e, meglio, mutualistica, ma comunque sempre multi-attività, una caratteristica inedita, verrebbe da dire “non autorizzata”, nel mutualismo).
  3. Beni strumentali, beni durevoli di consumo e servizi individuali, tutti ad alta intensità di capitale, all’Eteronomia (Mercato concorrenziale).
  4. Servizi individuali di interesse generale (educazione, sanità, telecomunicazioni) in gestione sia all’Eteronomia (Mercato) che all’Autonomia, essenzialmente pubblica ma, in particolari casi, anche privata (es. scuole parentali, molto utili, quanto meno oggi).

Una economia ibrida, come insegna l’Islam del cui sistema sociale questa costituisce la base, può durare nei secoli.

Anche se attuata, come nella fattispecie, in forma maldestra, quanto meno secondo gli standard attuali, dato l’impiego della metà (femminile) della forza lavoro nazionale nelle più piccole collettività, cioè quelle famigliari, dell’Autonomia privata.

In realtà, come argomentato dal network World-Lab , le Modalità economiche da utilizzare oggi dovrebbero essere costituite da Mutue multi-attività.

Un ritorno alla Tradizione? Forse, ma … un ritorno al futuro!

O, per meglio dire, un superamento della Modernità.

                                                               

Tali Mutue multi-attività (riscoperte da World-Lab e denominate Distretti di Sviluppo Locale, ma anche Accademie Conviviali di Arti e Mestieri o semplicemente Convivi) hanno avuto, storicamente, una prima (ed unica) realizzazione, la Società delle famiglie cristiane, ad Arcidosso (GR) ad opera di Davide Lazzaretti, scomunicato e poi ucciso, o giustiziato, con i suoi principali collaboratori, in modo mirato,  dalle milizie sabaude, in quanto a capo di una processione religiosa, dell’Ascensione… non autorizzata.

Tale esperienza economica fu dunque soffocata nel sangue a causa del suo successo (sottraeva braccianti ai latifondisti locali).

Oggi, la situazione essendo completamente cambiata, in senso favorevole (anche dato lo sviluppo tecnologico) vale sicuramente la pena di rilanciare una tale Prassi (auto-produzione multi-famigliare e multi-attività, con buone possibilità di un suo rinnovato successo).

La gestione di detto insieme di beni e servizi da parte di un tale soggetto multi-famigliare (diciamo Convivio) dovrà avvenire spontaneamente, per un accertato interesse, non solo economico ma di varia natura, da parte dei potenziali soci, soprattutto i soci-lavoratori appartenenti a fasce  deboli del mercato del lavoro, fatale sottoprodotto di una “economia dello scarto” quale quella che imperversa oggi su scala planetaria (gli “scartati” possono riscoprire, per questa via, la loro dignità e auto-stima, nonché la fierezza di rendersi autonomi e, forse, anche una volontà collettiva di riscatto).

 

Il problema della mono-attività

Oggi, molte Mutue di auto-produzione sorgono spontaneamente (ad es. Arvaia di Bologna in ambito agricolo, Camilla e Bees-coop rispettivamente di Bologna e Bruxelles, dedite alla distribuzione al dettaglio, ecc.).

Ma, nascendo “dal basso”, le Mutue ad oggi realizzate sono tutte dedite alla singola attività che ha guidato i promotori, e spinto i soci, all’auto-produzione  cooperativistica.

Questa tipologia di Mutue mono-attività non è tuttavia in grado, qualunque sia l’attività in questione, di porsi come alternativa sistemica all’Eteronomia, cioè alle imprese del contesto concorrenziale, seppur negli ambiti ad esse più congeniali.

Se così non fosse, si saprebbe.

E’ invece attraverso la multi-attività, peculiare ai Convivi, che i soci possono cumulare i vantaggi dell’auto-produzione in più ambiti.

Dato che la nascita di un Convivio si fonda sull’interesse di tutti gli stakeholders (soci lavoratori e/o acquirenti, investitori proprietari delle strutture produttive date in affitto alle cooperative nonché la collettività nazionale tutta intera) vi è la fondata speranza che, per dar avvio ad una dinamica metamorfica dell’attuale sistema,  possa bastare una realizzazione pilota da cui si possano evidenziare, quantificandoli, i vantaggi dell’auto-produzione multi-attività (non a caso sistematicamente praticata in ambito uni-famigliare, seppur in condizioni sfavorevoli, per mancanza di know-how, di mezzi di produzione efficaci e di economie di scala).

CHE FARE?

E’ presto detto:

  1. Dar avvio

- da parte di un soggetto Attuatore (un consorzio di startup specializzate in informatica, organizzazione aziendale, contabilità e fiscalità, credito, architettura ed edilizia, efficientamento energetico),

- con il patrocinio di un soggetto, nuovo o esistente (es. Parrocchie), che ambisca ad orientare, in senso favorevole all’Uomo e alla Natura, il cambiamento d’epoca imminente,

ad una “Politica prima” (cioè attuabile con la normativa esistente) consistente in una diffusione capillare dei Convivi sul territorio (previa realizzazione pilota, cioè il prototipo oggetto di produzione in serie: è tutto ciò che serve… scusate se è troppo!).

E questo, cominciando dalle numerose sacche territoriali in cui convivono risorse inutilizzate e bisogni primari non soddisfatti.

Nota:

La necessità assoluta, come affermato da World-Lab, di patrocinare (e questo basta!) una tale “Politica prima” come azione preliminare ad un fruttuoso ingresso nell’agone elettorale (“Politica seconda”), può destare qualche perplessità presso un soggetto (Movimento, Partito) animato dalla convinzione che per cambiare il mondo occorra, ma anche basti, operare con sufficiente influenza derivante da un congruo consenso sociale formatosi intorno ad un adeguato programma politico, dall’interno della “stanza dei bottoni”.

Si tratta di un duplice errore:

  • Le leggi non bastano : “per far bere un cavallo non è sufficiente condurlo all’abbeveratoio” o, come diceva Mitterand, “l’occupazione non si crea per decreto”.
  • Chi vuole lo status-quo controlla l’informazione e la comunicazione, di cui si nutre la “Politica seconda”, e quindi i “rapporti di forza” sono sfavorevoli per chi entra nell’agone elettorale con un programma di cambiamento.

Al contrario, una “Politica prima” fondata su una diffusione capillare dei Convivi è perfettamente alla sua portata in quanto il successo del Convivio pilota, immancabile in quanto il Convivio è programmabile a tal fine, promuove automaticamente la sua diffusione (facilitata dalla sua natura standard, dalla sua viabilità economica e, soprattutto, dalla non necessità di innovazione, né di prodotto né di processo produttivo (trattandosi di produrre beni e servizi di consumo famigliare correnti con metodi ordinari).

  1. A seguito del sicuro successo della detta “Politica prima” e del conseguente consenso sociale accumulato, dar avvio ad una coerente “ Politica seconda” mirante ad adattare la normativa nazionale al buon esito della metamorfosi socio-economica a cui ha dato avvio.

In tal modo la forza politica in questione si doterà di una inedita Ideo-prassi denominata Civismo, quintessenza della democrazia diretta.

Consiglio:

 Guai a non rispettare l’ordine delle due Politiche menzionate …l’insuccesso è garantito!

Basta guardare cosa succede a chi intende lanciare una “Politica seconda” (un terreno dove il “rapporto di forze” è chiaramente favorevole ai fautori dello status-quo che controllano la comunicazione) senza disporre di una Prassi che “dissodi” il terreno sociale da cui può nascere il necessario consenso e su cui può radicarsi un nuovo e duraturo sistema socio-economico.

Tutt’al più le due Politiche possono essere portate avanti in simultanea. 

MANIFESTO DEL CIVISMO copertina

                               

Lunedì, 07 Febbraio 2022 11:53

SUGGERIMENTI PER LA CRISI ECONOMICA IN CORSO

Scritto da

                   

Premessa

Questo scritto si limita ad elencare per sommi capi i risultati di una lunga riflessione mirante a correggere le storture dell’attuale sistema socio-economico, oramai di riferimento su scala planetaria, al fine di evitare il collasso dell’attuale civiltà, altrimenti inevitabile.

Approfondimenti sono disponibili nelle pubblicazioni della rete di esperti World-Lab (www.worldlabnetwork.ru), in particolare si fa riferimento al volume “La dignità delle Nazioni”, edito nel 2015 su Amazon e tradotto in inglese, francese, spagnolo e russo; al volume “Manifesto del Civismo” edito su Amazon nel 2016; agli articoli pubblicati sul blog www.gianfrancotrabuio.it nella cartella Europa Cristiana.

L’opportunità di questi suggerimenti risulta evidente dall’attuale crisi provocata dalla “pandemia” con lo scopo di resettare il sistema. Ma siccome non tutti i mali vengono per nuocere, ecco che sono nate in molte parti del mondo occidentale iniziative volte a rendere ottimali le scelte dell’autoproduzione di beni e servizi da parte di associazioni di famiglie. Queste scelte sono state mutuate dall’esigenza di riscoprire il senso dell’essere liberi di determinare le proprie vite in contrasto con il sistema politico che tende a eliminare i diritti naturali della persona come sanciti nelle “carte costituzionali”.

 LA DIGNITA DELLE NAZIONI COPERTINA                       MANIFESTO DEL CIVISMO copertina

La traiettoria

Il fatto che la traiettoria conduca al collasso è oramai evidente.

In Francia, dal 2015, ha preso forma una nuova disciplina denominata “collassologia” che spiega, seppur sottotraccia, l’ineluttabilità del collasso (effondrement).

All’origine della traiettoria: interessi privati

Forti interessi privati (individui e corporazioni) prevalgono su quelli collettivi.

Su scala planetaria ciò rappresenta un assurdo (il collettivo include il privato e se la “barca” affonda non si salva nessuno). Ma l’essere umano, con la complicità della scienza, è come un bambino che gioca col fuoco.

Le civiltà nascono e muoiono: è inevitabile?

La tesi qui sostenuta, risultato di lunghe riflessioni, è : forse NO.

Il “forse” davanti al NO è motivato dal fatto che non è dato sapere se la via qui proposta sia stata già battuta o meno dalle civiltà scomparse.

Il NO, evidentemente, può avere un suo senso solo nel secondo caso. Comunque sia, val la pena di provare.

Il terreno che consente al seme malefico di svilupparsi

Questo consiste, come argomenteremo, nella “morfologia” del sistema economico predominante, frutto dell’ideologia liberista, nelle diverse sfumature.

La via salvifica consiste dunque nel dare un’altra “forma” al sistema economico.

Triplice domanda

Quali forme può assumere un sistema economico, quale è quella adatta e, sperando che non sia già stata adottata da civiltà scomparse, come si fa a porla in essere?

Risposta alla prima domanda

Premesso che il circuito di produzione-consumo dei diversi beni e servizi può essere gestito dall’uno o l’altro dei due Paradigmi economici fondamentali (Eteronomia, o produzione per terzi, ed Autonomia o produzione per sé) e, più precisamente, da Modalità economiche nelle quali questi possono essere declinati (essenzialmente Mercato ma anche Filantropia e Baratti per l’Eteronomia, e Collettività private e pubbliche per l’Autonomia), la forma che un sistema economico può assumere dipenderà dalle Modalità economiche adottate per la produzione-consumo delle diverse tipologie di beni e servizi.

Risposta alla seconda domanda

Considerando che il sistema attuale, destinato al collasso, tende ad affidare al Mercato la produzione-consumo di tutti i possibili beni e servizi (con l’eccezione dei servizi collettivi o indivisibili), va da sé che, nella ricerca del sistema più adatto, occorrerà orientarsi verso una alternativa che preveda la presenza di adeguate Modalità economiche del Paradigma dell’Autonomia sia nella gestione del circuito economico  di beni che di servizi individuali (oltre a quelli collettivi di sua competenza).

La riflessione di World-Lab, portata avanti per eliminazione, ha portato a scartare un sistema che preveda la gestione della produzione-consumo della quasi totalità dei beni e servizi da parte della Modalità pubblica dell’Autonomia attuata dalle Collettività pubbliche, un exploit che solo esse possono realizzare.

In effetti un tale sistema, denominato Collettivismo, ha preso piede nel ventesimo secolo in gran parte delle terre emerse del pianeta ed ha potuto resistere per alcuni decenni, ma poi è imploso.

Non si sa in che misura hanno giocato, da un lato, i suoi vizi strutturali e, dall’altro, la necessità di un pesante confronto geo-politico con altre aree del pianeta, caratterizzate da economie gestite dal Mercato cioè dal Paradigma alternativo.

Risposta alla terza domanda

La riflessione di World-Lab si è perciò rivolta al possibile ruolo di altre Modalità economiche dell’Autonomia, cominciando ovviamente da quelle che già rivestono un grande ruolo in sistemi attuali per i quali si possono valutare gli effetti derivanti dalla loro morfologia.

Fra le diverse Modalità del Paradigma dell’Autonomia, dopo quella attuata dalle collettività auto-produttrici pubbliche, è stata presa in considerazione quella, all’estremo opposto, costituita dalle piccole Collettività auto-produttrici private, cioè le famiglie.

L’auto-produzione famigliare, o domestica, è oggi presente in modo massiccio (impiegando addirittura la metà della forza lavoro, femminile in particolare), da un lato (forse in mancanza di alternative viabili) nelle economie considerate arcaiche che caratterizzano i Paesi più poveri, ma anche, dall’altro, in Paesi dove essa è dovuta ad una precisa scelta, come nel caso dei Paesi islamici.

Considerata la difficoltà di diffondere un sistema in cui tale Modalità dell’Autonomia gioca un ruolo così importante (quanto meno in termini di forza lavoro impiegata) la riflessione si è orientata alle possibilità di ricorso alla Modalità attuata dalle Collettività auto-produttive private multi-famigliari.

Detta Modalità è stata caldeggiata addirittura nell’enciclica Rerum Novarum, ma gli economisti dell’epoca non hanno approfondito le potenzialità della Modalità stessa per poi trarne i possibili, e importanti, vantaggi.

Tale modalità ha comunque già fatto parte del sistema occidentale ma è stata poi gradualmente accantonata per il fatto di essere stata applicata in ambiti (creditizio, assicurativo, distribuzione al dettaglio) dove contano i grandi numeri, e quindi dove il Mercato, in cui l’offerta è rivolta a “terzi” (potenzialmente tutta l’umanità) ha più chance rispetto ad una offerta rivolta al gruppo alla base della collettività auto-produttrice privata.

La detta Modalità ha tuttavia rifatto capolino qualche decennio fa in un ambito inatteso, riguardante i beni, ed in particolare in agricoltura dove la qualità e la sua accertabilità hanno un peso importante.

Ma anche in tal caso la variante della Modalità privata dell’Autonomia, utilizzata in questo contesto, non ha dato un gran risultato.

Vedremo subito perché.

L’innovazione

L’introduzione di Modalità economiche dell’Autonomia nel sistema è, come detto, necessaria.

Ma il modo di introdurle, per essere efficace, deve seguire una logica nuova mai utilizzata nella nostra era (e, si spera, in nessuna delle civiltà scomparse).

Tale logica consiste banalmente nell’identificare le Modalità più adeguate e praticabili, previa determinazione di loro specifiche varianti, per gestire la produzione-consumo delle diverse tipologie di beni e servizi per poi, attraverso loro aggregazioni, togliere di mano al Mercato quelle essenziali alla vita e, così facendo, rendere obsoleto l’uso di altre Modalità dell’Eteronomia quali la Filantropia e il Baratto (essenzialmente multilaterale, ai giorni nostri, con l’utilizzo di monete complementari, o più propriamente denominabili monete interne, come le “Ore” utilizzate nelle Banche del Tempo), purtroppo necessarie in un sistema dove il Mercato la fa da padrone.

Secondo la riflessione di World-Lab la caratteristica essenziale che le varianti della Modalità auto-produttiva privata multi-famigliare devono avere è costituita dalla multi-attività.

In effetti l’attrattività di una variante risulterà incrementata da una tale caratteristica in quanto cumula il vantaggio dell’auto-produzione corrispondente alle diverse attività (non è un caso se la multi-attività è la regola perfino nell’auto-produzione uni-famigliare o domestica).

Si tratta insomma, ricorrendo ad una allegoria boschiva, di individuare le adeguate mutazioni inducibili in alcune specie, oggi soffocate dall’invasività di un solo albero, facendo sì che una volta geneticamente trasformate queste riescano a farsi spazio e prosperare, assieme ad altre specie naturali affini, in modo da contribuire alla resilienza dell’ecosistema attraverso una sua accresciuta biodiversità.

Una tale caratteristica non emerge spontaneamente nelle collettività auto-produttive private che si formano “dal basso” in quanto queste nascono sempre dall’aggregazione di persone sensibili ad un singolo tema specifico, ad esempio una alimentazione sana (che dà luogo alle cooperative auto-produttrici agricole).

Se invece l’obiettivo dell’introduzione nel sistema dell’auto-produzione multi-famigliare privata è quello di cambiare la “morfologia” del sistema è evidente che l’attrattività delle varianti utilizzate è necessaria per una massiccia diffusione delle stesse.

E, come detto, questa può essere ottenuta solo attraverso la multi-attività.

Ma la diffusione di cooperative auto-produttrici multi-attività può aver luogo solo per intervento di un soggetto Attuatore (il quale ha il ruolo della casalinga nell’auto-produzione domestica, sempre multi-attività).

Il pratica l’Attuatore sarà costituito da una impresa del contesto concorrenziale il cui core business consiste nell’erogazione di servizi (edilizia, credito, fiscalità…) agli investitori proprietari delle strutture produttive date in affitto alle cooperative auto-produttrici le quali remunerano tutti i fattori di produzione, incluso il capitale, e non sono soggette a mortalità d’impresa in quanto, come la casalinga, non necessitano di innovazione né di prodotto né di processo produttivo.

L’innovazione, tanto necessaria quanto banale, è invece quella di World-Lab consistente nel concepire il ruolo di un soggetto Attuatore senza il quale le Modalità private dell’auto-produzione multi-famigliare non potranno diffondersi in modo sufficiente a dar avvio, con gli effetti domino che faranno seguito, ad una metamorfosi del sistema tale da portarlo fuori dalla sua attuale rotta verso il collasso.

Riflessione

In conclusione e ritornando sul tema della enciclica Rerum Novarum del Papa Leone XIII pubblicata nel 1891, è necessario aggiungere una piccola nota storica.

Premesso che il Papa ha utilizzato il pensiero del beato Giuseppe Toniolo, all’epoca docente di Economia Politica alla Normale di Pisa, è necessario precisare che il pensiero del Toniolo ha dato corso a quella che poi venne definita Dottrina Sociale della Chiesa cattolica e che dalla Enciclica sono nate le prime cooperative dei braccianti, le prime Casse rurali, le prime mutue assistenziali che negli anni hanno creato quello che poi venne chiamato Stato sociale.

Però il pensiero del Toniolo attingeva anche a una rivoluzionaria iniziativa nata proprio in Toscana da un mistico: David Lazzaretti che era un protetto di don Giovanni Bosco e del Papa Pio IX.

 Il Lazzaretti ha provato a costituire una Associazione, originale per l’epoca, creando ad Arcidosso, sulle pendici del Monte Amiata, una Mutua multi-attività denominata “Società delle famiglie cristiane”, ma è stato vittima del suo successo.

Le interessanti opportunità di lavoro offerte a braccianti precedentemente al servizio di latifondisti locali hanno suscitato una reazione che ha messo brutalmente fine, in un grande bagno di sangue, ad una tale pratica socio-economica per evitare che si propagasse: il 18 Agosto del 1878 il Lazzaretti è stato assassinato dalle milizie sabaude, assieme ai suoi principali collaboratori, in quanto a capo di una processione religiosa… non autorizzata: aveva pestato i piedi a chi gestiva il potere e quindi la finanza del tempo.

Interessante e importante è divulgare un evento editoriale abbastanza recente che narra la storia di quanto accaduto all’epoca a David Lazzaretti: Simone Cristicchi ha pubblicato “Il secondo figlio di Dio. Vita, morte e misteri di David Lazzaretti. L’ultimo eretico”. Nel 2016 Mondadori ha pubblicato il libro e successivamente il geniale Cristicchi ne ha fatto anche un pièce teatrale che è stata rappresentata in tutta Italia.

Noi di World-Lab riteniamo che le intuizioni profetiche e rivoluzionarie, per l’epoca, del Lazzaretti siano strettamente collegate alle nostre pubblicazioni citate all’inizio. Nei nostri scritti non parliamo di intuizioni teologiche o filosofiche, ci limitiamo a elaborare un nuovo modello economico, ma è indubitabile che la nostra ideoprassi deriva da un bagaglio culturale che è maturato nella Dottrina Sociale della Chiesa cattolica.

 

Giovedì, 17 Settembre 2020 11:50

BURGER ECONOMY

Scritto da

 

burger economy copertina17092020

                                           BURGER ECONOMY

                         Alla ricerca di una alternativa realistica … da mordere!                                                    

                                   Sintesi della Sintesi

Il circuito di produzione-consumo dei diversi Beni&Servizi (B&S) può essere gestito da una o più Modalità economiche.

Queste appartengono ognuna ad un determinato Paradigma economico fra i due possibili:

- Eteronomia (produzione per terzi attuata da una collettività di soggetti in competizione reciproca)

- Autonomia (produzione per sé, o auto-produzione, attuata da un soggetto collettivo).

Nel sistema economico occidentale attuale gran parte dei B&S, con l’eccezione dei Servizi collettivi (indivisibili), sono gestiti, in misura sempre crescente, dal Mercato che, assieme alla Filantropia e ai Baratti, fa parte del Paradigma dell’Eteronomia.

Data la naturale tendenza del Mercato alla mondializzazione e alla finanziarizzazione (tendenza oltretutto favorita dallo sviluppo tecnologico), la sua eccessiva presenza nel sistema può essere considerata la “madre” di tutti i mali, per l’uomo e l’ambiente.

                                                            

                                                            Ergo

non resta che accrescere la presenza nel sistema dell’Autonomia attraverso le sue Modalità più opportune.

                                                  

                                     MODALITA’ DELL’AUTONOMIA

a- Collettività private

a1) Auto-produzione domestica (uni-famigliare e multi-attività)

a2) Auto-produzione mutualistica (multi-famigliare e mono-attività)

a3) Auto-produzione comunitaria (multi-famigliare e multi-attività)

b)- Collettività pubbliche

                          

                     PECULIARITA’ DELLE MODALITA’ DELL’AUTONOMIA

                                 (intese come strumento del cambiamento)

    

Campo d’azione                                     Impatto atteso                                              Viabilità

 

a1       limitato                                           quasi nullo                                                   elevata

a2        molto limitato                                 quasi nullo                                                  scarsa

a3          ampio                                             elevato                                                       elevata

 

b          massimo                                           nullo                                                          nulla

                            

                                                      

                                                     COMMENTI

a1: NO

Per uscire dall’attuale deprecabile situazione non conviene puntare sull’auto-produzione domestica:

- richiede un grande dispendio di energie per convincere al boicottaggio dell’offerta del Mercato e il passaggio all’auto-produzione

- il campo d’azione in cui ciò può aver luogo è comunque limitato, data l’attuale scarsità di mezzi di produzione e di know-how, ad una piccola parte dei beni e servizi di prima necessità

- l’impatto atteso, date le abitudini al consumo passivo oramai radicate, è conseguentemente trascurabile nonostante l’elevato grado di viabilità di questa Modalità economica.

a2: NO

Una tale Modalità economica ha sempre avuto un campo di applicazione ristretto (servizi previdenziali, credito, distribuzione al dettaglio).

Nel passato aveva comunque un senso in quanto rendeva accessibili, o comunque vantaggiosi, i detti servizi ai soci.

Recentemente l’auto-produzione mutualistica, specialmente in ambito previdenziale (assicurativo) e creditizio, è stata in gran parte fagocitata dal Mercato.

Se oggi non ha senso tentare di ripristinare tale Modalità economica, essa potrebbe tornare di attualità se la Modalità a3 prendesse piede.

Recentemente il suo campo di applicazione si è esteso all’agricoltura biologica con la nascita delle Community Supported Agricoltura (CSA), ma tali “mutue” vanno viste come un “seme” per la nascita della Modalità a3.

a3: SI

Questa Modalità economica, dal carattere “rivoluzionario”, è oggi assente (forse proprio per questo) nell’attuale sistema economico occidentale, nonostante una sua prima realizzazione di successo, fine ‘800 ad Arcidosso (Grosseto), soffocata nel sangue.

O, per meglio dire, l’auto-produzione comunitaria sembra rispuntare, sia con realizzazioni spontanee (Cooperative di comunità e Co-housing, ispirati ai Kibbutz) sia nelle proposte di intellettuali visionari (Maurizio Pallante in Monasteri del terzo millennio, Rod Dreher in Opzione Benedetto) ed esperti (World-Lab ne ha proposto una variante, denominata Distretto di Sviluppo Locale ma anche Accademia Conviviale di Arti e Mestieri o semplicemente Convivio, concepita in vista di una sua massiccia diffusione essendo economicamente sostenibile, standard, e non necessitando di innovazione, né di prodotto né di processo).

Detta Modalità economica va seriamente presa in considerazione dalla società civile.

Questo, dato il suo impatto atteso elevato derivante, da un lato, dall’interesse che tutti gli stakeholders (soci lavoratori e/o utenti, investitori proprietari dei mezzi di produzione, Attuatori e Patrocinatori) ne possono trarre e, dall’altro, dall’ampio spettro di beni e servizi che è in grado di ritrasferire dal Paradigma dell’Eteronomia a quello dell’Autonomia e, soprattutto, data la sua elevata viabilità inserendosi in modo ortodosso nell’attuale quadro normativo seppur costruito, quest’ultimo, su misura per il Mercato e l’Eteronomia.

Una volta disponibile una sua realizzazione pilota, o quantomeno un suo embrione significativo, la sua diffusione, simultanea e generalizzata, dovrebbe essere garantita (sembra l’unica “strada in discesa” oggi esistente).

b: NO

Nonostante tale Modalità economica sia caratterizzata dal massimo campo d’azione (potendo essa gestire la totalità dei Beni e Servizi, inclusi quelli collettivi, cosa che faceva nei sistemi collettivisti oggi scomparsi) e, conseguentemente da un impatto potenzialmente elevato, il suo impatto atteso è da considerarsi nullo in quanto nulla è anche la sua viabilità.

A parte i Servizi collettivi che sono di sua specifica competenza, essendo erogati a prezzo zero coprendo i costi con la fiscalità, gli altri Beni e Servizi sono bipartiti fra:

- quelli per i quali la Modalità a3 (auto-produzione comunitaria) può fare meglio del Mercato ma anche meglio della Modalità auto-produttiva pubblica, oltre che delle altre Modalità dell’Autonomia

- quelli (ad alta intensità di capitale) per i quali la Modalità a3 è fuori gioco e la Modalità auto-produttrice pubblica farebbe ben meglio, per la società e l’ambiente, rispetto al Mercato.

Nel primo caso la società civile ha interesse a concentrarsi sulla Modalità a3 non fosse per il fatto che fa meglio di tutte, indipendentemente dal Paradigma di appartenenza.

Nel secondo caso, nonostante la Modalità b sia la sola, nel Paradigma dell’Autonomia, in grado di far meglio del Mercato (soprattutto in alcuni comparti produttivi) e nonostante il suo impatto potenziale possa considerarsi elevato, essa dovrebbe essere posta in secondo piano, quantomeno inizialmente, dalla società civile, in quanto il suo impatto atteso è nullo data la sua viabilità nulla (dipendendo questa dalla politica la quale dipende dall’informazione e dal potere finanziario che privilegia il Mercato in quanto tale potere prospera sulla moneta che costituisce la “linfa vitale” del Mercato stesso).

Dato che le Modalità dell’auto-produzione comunitaria a3, e la sua variante Convivio, sono apparse da poco e non fanno certo oggetto di divulgazione da parte dei media, si assiste, invece, ad una tendenza generalizzata alla politica come sola via da battere, non tanto per aumentare il ruolo del Paradigma dell’Autonomia tutt’ora ignoto, ma per porre un freno alla degenerazione del Mercato nella speranza di arrivare in tal modo ad un cambiamento del sistema.

Oggi, insomma, vige la “lotta all’attuale sistema” (fondato sull’Eteronomia) mentre invece servirebbe crearne uno alternativo (comprendente un maggior ruolo dell’Autonomia saggiamente applicata) in modo da rendere obsoleto il sistema attuale (un approccio non-violento, cristiano o Ghandiano, di comprovato successo).

Mentre il primo approccio, incoraggiato dalle élite in quanto portano il dissenso sul campo da loro scelto e a loro favorevole, va considerato una via in salita (se non addirittura senza uscita, per quanto detto), così come lo sono le Modalità a1 e, se nulla cambia, la a2.

                   SUGGERIMENTO STRATEGICO AGLI ADDETTI AI LAVORI

                             Probabilmente meritevole del noto acronimo TINA

- DAPPRIMA cominciare a patrocinare e ad attuare le prime realizzazioni dimostrativo-sperimentali del Convivio la cui diffusione (di cui beneficeranno i patrocinatori e gli attuatori stessi) comporta già una buona parte della trasformazione strutturale del sistema e, soprattutto (data la valenza pedagogica di una tale trasformazione che toccherà, seppur in diversa misura, gran parte della popolazione), rende evidente il ruolo positivo dell’Autonomia, col razionale impiego delle sue Modalità (non c’è solo l’alternativa fake “Mercato o Stato”) sulla società e sull’ambiente.

- E POI, una volta generato un sufficiente consenso potenziale, concentrare le energie sull’azione politica. La scelta di puntare direttamente ed esclusivamente sulla politica ha già ampiamente dimostrato la sua inefficacia per la duplice ragione seguente: il consenso su un programma di reale cambiamento è difficile da ottenere e comunque, anche una volta ottenuto e conquistato lo scranno del potere, un tale programma dovrà essere accantonato ... con le buone o con le cattive.

I protagonisti di tale expoit, dopo aver fatto diversi danni al sistema socio-economico, cadranno presto nell’oblio e … nella vergogna.

 

       ACCORATO APPELLO AI POLITICI VECCHI E (SOPRATTUTTO) NUOVI

   Non sottovalutate il suggerimento di cui sopra: ne beneficeranno tutti… voi inclusi!

LOGO WORLD LAB Bianco e nero.jpg

 

A CURA DEL GRUPPO DI LAVORO WORLD-LAB (settembre 2020.

DISOCCUPAZIONE ZERO
 Da una Grande Opera di alchimia socio-economica 

Premessa

Nel giugno del 2015 il network di esperti internazionali World-Lab (www.worldlabnetwork.ru) ha pubblicato, in singolare concomitanza con l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, il libro La Dignità delle Nazioni, disponibile su Amazon in 5 versioni linguistiche ( EN, FR, IT, RU, SP), nel quale presenta il percorso della Grande Opera di alchimia socio-economica che ha condotto alla scoperta della “pietra filosofale”: il Convivio.
Trattasi, in estrema sintesi, di un soggetto economico, curiosamente inedito, inizialmente denominato Distretto di Sviluppo Locale (DSL), costituito da una grande cooperativa multi-attività (beni, e servizi di consumo famigliare corrente di prima necessità) i cui soci, di cui buona parte sono soci-lavoratori, sono destinatari della produzione che possono acquisire a prezzo di costo.
In ambito auto-produttivo il Convivio va dunque oltre l’esistente finora costituito, da un lato, da soggetti multi-attività ma uni-famigliari (è il caso dell’auto-produzione domestica la cui importanza va scemando, quantomeno in Occidente) e, dall’altro, da soggetti multi-famigliari ma mono-attività (ad esempio le Mutue previdenziali oramai gradualmente entrate nel contesto concorrenziale, ma anche le nuove cooperative ortofrutticole basate sulla logica dalla Community Supported Agriculture).
Una ulteriore peculiarità del Convivio, derivante dalla multi-attività, consiste nel fatto che la sua struttura produttiva ha un carattere modulare, essendo costituita da una ventina di unità di produzione tematiche (moduli), tecnicamente indipendenti ma a bilancio unificato, nelle quali operano fianco a fianco un socio senior, pensionato, dotato di capacità professionali con funzione di formatore-tutore e alcuni soci in qualità di apprendisti-lavoratori (per questo motivo il Convivio è stato anche denominato Accademia Conviviale dei Mestieri).
Dette unità produttive si configurano pertanto come Botteghe artigiane di nuova generazione nelle quali la formazione professionale è basata, come nella tradizione, sulla trasmissione intergenerazionale dei saperi con la grande differenza che essa ha luogo fra soci paritetici al servizio di altri soci tutti accomunati dall’interesse che questa avvenga in modo efficiente e nei tempi più brevi.
Il Convivio viene qui allegoricamente qualificato di “pietra filosofale” in quanto, nell’ambito ambito socio-economico a cui appartiene, risulta dotato delle tre peculiari proprietà del detto oggetto alchemico.
In effetti:
- rappresenta, per il Sistema economico che lo adotta, un elisir di lunga vita (garantendogli la sostenibilità socio-ambientale, come argomentato nel libro La Dignità delle Nazioni)
- infonde negli operatori, data la sua forte valenza pedagogica, la capacità di discernere ciò che è bene da ciò che è male, a conferma del suo attributo “filosofale”
- consente di trasmutare in oro (Lavoro di Cittadinanza -LdC) un metallo vile quale il piombo (Reddito di Cittadinanza-RdC).

In questa breve nota ci soffermeremo specificatamente su quest’ultima proprietà del Convivio per il solo fatto che sollecita maggiormente l’attenzione popolare.
Vedremo in particolare come mai il RdC, che nasce con l’encomiabile obiettivo di avviare il massimo numero di beneficiari verso un percorso di formazione-lavoro, possa dare il meglio delle sue potenzialità solo se la modalità di implementazione adottata è rappresentata dal Convivio il cui uso consente addirittura la seguente trasmutazione :

RdC + Convivio = LdC

con il triplice effetto consistente:
- nel portare, ipso facto, il sistema alla Disoccupazione Zero
- nel dare contemporaneamente avvio ad una dinamica virtuosa mirante a minimizzare quantitativamente l’uso del “vile metallo” di partenza (RdC), e cioè ridurre il costo pubblico del provvedimento fino ad azzerarlo (il Convivio è stato concepito per essere economicamente sostenibile, e il RdC serve solo come abbrivio alla sua messa a regime)
- nel far sì che gli ex-disoccupati creino essi stessi ed occupino impieghi nuovi, aggiuntivi nel sistema (*).

Il Reddito di Cittadinanza (il piombo)

Nell’attribuire al Reddito di Cittadinanza (RdC) la natura di un “vile metallo” quale il piombo non intendiamo certo disprezzarlo.
Ciò significa, al contrario, attribuirgli il ruolo di necessario elemento di partenza, suscettibile di evolvere variamente, a seconda delle modalità adottate per la sua implementazione, inclusa la possibilità, come appena anticipato, di essere trasmutato in metallo nobile quale l’oro rappresentato, nella presente allegoria, da un Lavoro di Cittadinanza (LdC).
Va detto che le modalità di implementazione, miranti tutte ad avviare i beneficiari ad un percorso di formazione-lavoro, formano un insieme ampio e variegato.
Queste tuttavia, al di là di differenze di piccola entità e non determinanti, possono essere distinte in quattro grandi categorie:
a) quelle che prevedono la sospensione del RdC una volta che il beneficiario trova un lavoro congruamente remunerato
b) quelle che prevedono l’attribuzione permanente del RdC e ammettono il cumulo fra questo e un eventuale nuovo reddito da lavoro
c) quelle che prevedono l’attribuzione permanente del RdC purché associata ad un lavoro non retribuito
d) quelle che prevedono l’attribuzione provvisoria del RdC, solo in fase iniziale e purché associata ad un lavoro non retribuito, e la sua graduale sostituzione con un un reddito da lavoro fino ad azzerarlo (Convivio e modalità analoghe)

Implementazione del RdC attraverso modalità di tipo a)

L’evoluzione del RdC derivante da modalità di implementazione appartenenti alla prima categoria sembra, di primo acchito, la sola in grado di trasformarlo in un “metallo” sicuramente più nobile del piombo (l’aspetto assistenziale, nell’allegoria alchemica qui adottata).
Il problema che, però, sembra porsi in tutta la sua evidenza, consiste nella scarsa viabilità delle modalità di implementazione di questo tipo.
In effetti, da un lato, il beneficiario che già percepisce un reddito (purtroppo generalmente concepito come il fine) sarà reticente ad accettare un lavoro (il mezzo) per arrivare, sostanzialmente, allo stesso fine.
Né risulta facile, dall’altro, “imporre” l’accettazione di un lavoro, anche nell’ambito di una “rosa” di congrue possibilità offerte (non fosse che per la difficoltà di comporre la detta “rosa” in tempi di scarsa attività quali quelli attuali che, per ciò stesso, giustificano tali provvedimenti).
Le modalità di implementazione in questione sembrano dunque “ far acqua” sia dal lato della domanda che, e forse più, dell’offerta, e perciò incapaci, in buona sostanza, di avviare un significativo numero di beneficiari verso un percorso di formazione e di lavoro durevole.

Implementazione del RdC attraverso modalità di tipo b)

In ragione di quanto appena esposto, l’attenzione degli addetti ai lavori si è perciò spostata, nei Paesi in cui sono stati adottati provvedimenti analoghi al RdC, verso le modalità di implementazione della categoria b).
E’ il caso della Finlandia che, avendo adottato un provvedimento analogo al RdC, e avendo constatato la scarsa viabilità delle modalità di implementazione di tipo a), ha dato avvio alla realizzazione sperimentale di una modalità di tipo b) limitandola ad un lasso di tempo predeterminato (due anni).
Ovviamente tali modalità di implementazione, pur di riuscire ad avviare un sufficiente numero di beneficiari del RdC verso un percorso di formazione-lavoro, lasciano sulle spalle della collettività il fardello rappresentato dal costo del provvedimento.
Ma è anche vero che si tende, spesso e volentieri, a sottostimare il fardello che grava sulla società a seguito della disoccupazione, del quale i costi dei dispositivi del welfare-state, rappresentano solo la punta dell’iceberg.
Detto questo, la menzionata sperimentazione condotta in Finlandia ha mostrato, per quanto incredibile possa sembrare, che anche la modalità di implementazione del RdC di questo tipo ha dato chiara prova... di scarsa viabilità!
Le chance di una sua adozione in Italia sono perciò assai ridotte.

Implementazione del RdC attraverso modalità di tipo c)

Recentemente è apparsa una proposta del sociologo De Masi pubblicata in un suo libro dal titolo sorprendente: Lavorare gratis per lavorare tutti.
In realtà il termine “gratis” va precisato e la proposta, espressa per esteso, si traduce nell’adozione di un RdC e nella sua non sospensione nel caso in cui il beneficiario trovi un lavoro tenuto conto, e qui sta la novità della proposta, che egli lo offrirà... gratis.
Fra le tipologie di implementazione del RdC anche questa, come la precedente, prevede l’attribuzione permanente del RdC ma è senz’altro, rispetto a quella, ben meno appetibile per il beneficiario.
Dovrebbe però essere più appetibile per le imprese inducendole ad offrire, a tali condizioni, molte più opportunità di lavoro, anche se verosimilmente poco qualificato.
La proposta ha comunque due evidenti punti deboli in quanto c’è il rischio, da un lato, che le opportunità di impiego offerte provengano da licenziamenti (con la conseguente creazione di nuovi candidati al RdC) e, dall’altro, che la rinuncia a ridurre il costo pubblico del provvedimento prima o poi si ritorca, attraverso la fiscalità, sulle imprese (facendo sì che la possibilità di disporre di manodopera gratuita si traduca, per queste, in una sorta di “polpetta avvelenata”).

Implementazione del RdC attraverso il Convivio (la “pietra filosofale”)

Venendo ora all’implementazione del RdC attraverso il Convivio, potrà sembrare assai curioso scoprire che, quantomeno nella fase iniziale, anch’essa è basata sulla logica del “lavorare gratis per lavorare tutti”.
Ma è evidente che, essendo i beneficiari del RdC stessi soci titolari dell’impresa cooperativa dove andranno a formarsi lavorando e della quale, con le loro famiglie, costituiranno parte della clientela, il fatto di lavorare gratis è un regalo (consentito dal RdC) che fanno a sé stessi.
Considerando che le attività avviate nel Convivio comportano un’elevata quantità di manodopera, il fatto che questa non gravi sui costi di produzione, che sono i prezzi di acquisizione per i soci dei beni e servizi auto-prodotti, si può ben capire come ogni Euro del RdC speso nel Convivio possa incrementare notevolmente il suo potere d’acquisto.
E’ così che i beneficiari del RdC che non avessero trovato un lavoro gradito fra quelli loro proposti, associandosi con l’aiuto di un ente coordinatore esterno, potranno tutti trovar posto, nessuno escluso, in Convivi di prossimità.
Grazie al RdC e al Convivio, il LdC diventa dunque possibile, quanto meno, inizialmente, su un piano formale.
E’ importante osservare che i lavori svolti nel Convivio hanno ben poco da spartire con i Lavori Socialmente Utili (LSU) in quanto i primi, a differenza di questi, richiedono una professionalità che nel Convivio viene appunto trasmessa da una generazione all’altra.
Per quanto riguarda poi il finanziamento pubblico di entrambi è ovvio che nel caso dei LSU questo deve essere permanente mentre nel Convivio esso è utilizzato solo nella fase iniziale, cioè quando nelle diverse “Botteghe artigiane” ha luogo un’attività essenzialmente formativa.
Va da sé che quando questa può dirsi conclusa e quando, di conseguenza, la produttività aumenta, il RdC può gradualmente essere ridotto fino ad azzerarlo dato che il Convivio è economicamente viabile.
Sarà allora che il LdC potrà dirsi propriamente acquisito, grazie alla diffusione dei Convivi sul territorio.
Da osservare che questa potrà aver luogo, in tempi relativamente brevi, non appena sarà disponibile una realizzazione dimostrativo-sperimentale, un Convivio pilota da utilizzare come prototipo per una sua diffusione su ampia scala.
E dato che una tale realizzazione prende tempo, converrebbe darne avvio nei tempi più brevi, cominciando, ovviamente, da uno “studio di fattibilità” (di fatto un suo progetto esecutivo).
Il Convivio, dopo quanto detto, più che come procedimento di implementazione del RdC va visto come strumento che permette di evitare il RdC dando luogo ad un sistema economico compiuto, sostenibile sia sul piano sociale che ambientale.
La non sostenibilità di una economia priva di un tale elemento strutturale è oramai evidente.
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(*) Può essere utile sfatare il pregiudizio, assai diffuso fra i non addetti ai lavori, secondo il quale l’attività lavorativa dedicata all’auto-produzione (contesto dell’Autonomia) sopprime lavoro sul mercato (contesto dell’Eteronomia).
Si crede cioè che la casalinga che si dedica, ad esempio, all’auto-produzione di pane sottragga occupazione sul mercato.
In realtà la famiglia della casalinga, nella misura in cui non riduce la sua spesa sul mercato ma la modifica (trasformando, ad esempio, la precedente spesa per pane in spesa per cultura) si limita a trasferire occupazione, nel Paradigma dell’Eteronomia, dal comparto della panificazione a quello della cultura (con un bilancio occupazionale nullo in questo contesto).
Questo implica che l’attività svolta in ambito auto-produttivo, cioè nel Paradigma dell’Autonomia, è netta aggiuntiva al livello del sistema economico nel suo complesso.
Lo stesso vale, di tutta evidenza, per quanto riguarda tutte le altre forme di auto-produzione incluso, ovviamente, il Convivio.
Da non trascurare il fatto che, con riferimento a quest’ultimo, la sua diffusione sul territorio comporta notevoli investimenti privati miranti a fornire gli spazi attrezzati, cioè le strutture produttive, prese in affitto dalle unità produttive dei Convivi. Trattasi di una nuova domanda elevata, solvibile e sicura, emanante dai Convivi, alla quale le imprese del mercato potranno rispondere creando a loro volta ulteriore occupazione in tale contesto dando luogo ad uno sviluppo economico di entità paragonabile a quello riscontrabile solo in tempo di ricostruzione post-bellica.
Il positivo effetto derivante dalla diffusione dei Convivi non si limita, inoltre, agli aspetti occupazionali. In effetti la diffusione dei Convivi, in quanto soggetti auto-produttori, implica la re-localizzazione di molte attività economiche, in primis dell’agroalimentare, con grandi vantaggi in termini di salute umana ed ambientale.

L'ECONOMIA PASSA DALLA CONOSCENZA: dal reddito di cittadinanza al reddito da lavoro.

Come tutti i titoli giornalistici anche questo ha l'obiettivo di suscitare un certo interesse sull'attualità della politica economica del governo giallo-verde. Lunedì 11 febbraio nella Sala consigliare del Comune di Chioggia c'è un avvenimento che certamente susciterà l'interesse dei molti che in questi giorni manifestano perplessità e dubbi sulla compatibilità economica del reddito di cittadinanza. 

Saranno presentati i risultati di inchieste giornalistiche che stanno suscitando molto interesse tra gli addetti ai lavori e che finalmente aprono uno squarcio di comprensione sul "globalismo economico" che sta diventando un tormentone a livello mediatico.

Come si può leggere nell'invito la presenza di uno degli autori, la giovane e brillante scrittrice e giornalista Tiziana Alterio, provocherà certamente uno scossone nel già terremotato scenario dell'economia internazionale e alle sue documentate analisi farà da contrappunto un rappresentante del network di ricercatori  di World-Lab con la presentazione sintetica dei due volumi finora pubblicati: "La dignità delle Nazioni" e "Manifesto del Civismo", il prof. Gianfranco Trabuio, statistico e pubblicista.

L'incontro che si terrà nella Sala consiliare del Comune di Chioggia a partire dalle ore 17 vedrà la partecipazione della consigliera regionale dei 5 STELLE, Erika Baldin e di consiglieri comunali che numerosi hanno dato la loro adesione.

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Proprio in questi giorni ci vengono veicolati dal “media system” alcuni fatti emblematici del fenomeno culturale che si sta delineando all’orizzonte del nostro mondo italiano.
Mi riferisco ad almeno tre di questi eventi che stanno scuotendo dalle fondamenta il sistema valoriale di riferimento contenuto nella nostra Carta Costituzionale, ma ancor prima gli stessi principi erano stati fatti propri dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo deliberata dall’ONU nel lontano 1948.
Il sistema di potere oggi in Italia sta perseguitando chi non si allinea al “politicamente corretto” come risulta dai seguenti eventi:
1- i medici che si permettono di porre il problema della efficacia o della pericolosità delle vaccinazioni multiscopo vengono radiati dall’ormai famigerato Ordine professionale dei Medici; questo comporta per quei medici la impossibilità di esercitare la loro professione pena la denuncia alle autorità competenti e la correlata condanna, trattandosi di un reato penale secondo la nostra legislazione;
2- un’associazione validamente costituita per promuovere la conoscenza scientifica della vita dal concepimento alla morte naturale, viene perseguita penalmente con il reato di diffamazione, per aver esposto un manifesto gigante che illustra un fatto naturale e scientificamente provato come il “prodotto del concepimento” che sta crescendo nell’utero materno;
3- una laureata in medicina e chirurgia, psicoterapeuta e scrittrice di successo, che si permette di divulgare le acquisizioni scientifiche raccolte in anni di libera professione intorno al tema della omosessualità, viene denunciata per diffamazione dalle associazioni del variopinto mondo dell’omosessualità, del transessualismo e correlati movimenti ormai diventati virulenti nel corpo sociale del nostro mondo occidentale.

PRO VITA FOTO MANIFESTO

Ora, una domanda sorge spontanea: ma il diritto alla libertà di pensiero, il diritto alla libertà di parola, il diritto alla libertà di espressione che venivano tanto strombazzati qualche decennio fa dal sistema culturale facente capo alle lobbies della sinistra italiana e europea che fine hanno fatto?
E un parallelo dubbio sorge altrettanto spontaneo: ma ci stiamo islamizzando? Ovvero, sta prendendo il sopravvento la Carta dei diritti dell’Islam secondo la quale i diritti sopra menzionati vigono nelle comunità islamiche a patto che non contraddicano la Sharia, la legislazione mutuata dalle Sure del Corano?
Nel nostro Occidente post-cristiano il sistema di potere ha abiurato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo promulgata dai fondatori degli Stati Uniti d’America e fatta propria dall’ONU, per sottomettersi alla nuova dittatura del “politicamente corretto”? Ebbene, sembra proprio di sì.

E qui, ora, non posso fare a meno di citare il buon Voltaire nel suo Dizionario Filosofico: " ... ma il fatto è che ci sono molti uomini destinati a ragionar male, altri a non ragionare affatto, e altri a perseguitare quelli che ragionano".


Troppi sono i fatti che ci colpiscono nella loro rivoluzionaria perversione che mira a distruggere quelli che solo alcuni decenni orsono erano i fondamenti valoriali delle nostre legislazioni. Oramai il sistema di potere a livello internazionale sta imponendo le sue innovative coordinate basate sulla costituzione del “Nuovo Ordine Mondiale”, tutto basato sulla dittatura del relativismo filosofico e etico che prevede la eliminazione delle religioni e dei principi sui quali l’Occidente si è formato nei secoli e ha prodotto lo sviluppo, non solo economico, del quale noi siamo stati i beneficiari e i promotori.
Per tentare di capire questa complessità siamo tutti invitati a partecipare all’incontro promosso dal PDF: Partito della Famiglia, che si terrà domenica pomeriggio presso la sede dell’Università Salesiana nella località Gazzera a Mestre, proprio con la dottoressa Silvana De Mari in attesa di processo per il reato di diffamazione e denunciata dal Circolo Mario Mieli di Roma e con l'avvocato Gianfranco Amato, fondatore del PDF: Partito della Famiglia.

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                     Non sarà che il vento della Storia sta cambiando?

      

Proemio.

Dopo dieci anni di crisi economica terribile che ha provocato qualche milione di disoccupati e un depauperamento dei redditi di milioni di famiglie, e dopo i ripetuti allarmi pubblicati in libri e convegni di ricercatori indipendenti dalle lobbies accademiche e finanziarie, si è arrivati alla consapevolezza che bisogna intraprendere un cambiamento di paradigma in economia se si vuole veramente migliorare la condizione delle persone e rispettare l’ambiente.

Dal liberismo selvaggio al capitalismo delle élite della finanza apolide, dal collettivismo forzato di marxiana memoria al cripto comunismo all’italiana, dal socialismo dal volto umano all’assistenzialismo dalla culla alla bara; finalmente c’è la possibilità, dimostrata scientificamente, di passare all’Economia della Famiglia e in questo articolo scritto dagli specialisti del World-Lab Network lo rendo noto a tutti, specialisti della materia e semplici uomini della strada.

I risultati di questi studi sono stati pubblicati su Amazon nel 2015 e nel 2016: “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI” e “IL MANIFESTO DEL CIVISMO”, mentre a maggio 2017 è stato realizzato un Convegno a Venezia dal titolo: “UN MODELLO DI SVILUPPO CRISTIANO PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE” con i contributi di esperti del mondo accademico italiano e europeo.

Oggi, dopo aver assistito in casa cattolica ai tentativi di superare i vecchi schemi dell’Economia Politica e della Macroeconomia, gli economisti di Dio consulenti dei Dicasteri vaticani vista la inconcludente prassi realizzata, stanno orientando i loro sforzi scientifici e operativi sul modello denominato "TRASFORMAZIONISMO", recentemente divulgato, al quale gli esperti di World-Lab potrebbero fornire supporto scientifico e programmatico per poter realizzare quello che gli stessi esperti hanno denominato: l’Economia della Famiglia.

  Premessa

 Il sistema economico e sociale occidentale, in espansione su scala planetaria, sta andando, con velocità crescente, in una direzione palesemente avversa all'Uomo e al Creato: “questa economia uccide”, sintetizza magistralmente Papa Francesco.

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PAPA FRANCESCO

Cosicché il tragico esito che ci attende, se nulla cambia, appare ogni giorno più imminente.  pone dunque, con sempre maggior urgenza, la necessità di un deciso cambio di direzione.

Ammettendo ottimisticamente che una tale salvifica svolta sia ancora possibile, per cercare di capire come questa possa aver luogo, possono essere utili un paio di constatazioni relativamente banali.

La prima è che una parte non trascurabile dell'umanità rappresentata dal mondo islamico, appare tutt'oggi, pur con le sue sfumature, sostanzialmente immune dalla corsa verso il baratro sopra evocata.

La seconda è che in Occidente, quando questo era ancora sinonimo di Mondo cristianizzato, cioè solo qualche generazione fa, la vita non era molto dissimile, nei suoi aspetti più propriamente economici e sociali, da quella dei Paesi islamici.

In particolare, ciò che accomunava con più evidenza le due realtà era il grande ruolo rivestito, in entrambi casi, dalla famiglia.

Questo, a riprova che una società, quando è ispirata da un Magistero religioso al suo servizio, può dotarsi di un sistema socio economico in grado di farla uscire, anche in un mondo preindustriale, dalla povertà materiale e, non ultimo, spirituale.

Mentre, al contrario, quando le società sono ispirate, ma meglio sarebbe dire “plagiate”, da Magisteri parassitari che mirano esclusivamente al potere delle élite che li presiedono, esse sono condannate, in ogni tempo, o al sottosviluppo cronico o ad una crescita materiale apparentemente senza fine ma, in realtà una corsa insensata verso un “miraggio” davanti il quale c'è il baratro.

Tornando alle società islamiche odierne e a quelle occidentali del passato, viene spontaneo chiedersi come mai il sistema socioeconomico delle prime è rimasto sostanzialmente immutato nei secoli mentre quello delle seconde è stato letteralmente stravolto nella sua struttura, con l'emergere di un Mercato debordante su tutti i possibili ambiti il quale ha sostanzialmente annullato il ruolo della famiglia e di altri soggetti fondati sulla solidarietà reciproca sostituiti, nel Mercato dove tutto è ridotto a merce, da rapporti fra terzi mediati dal denaro.

E queste si trovano ora, dopo che il “miraggio” si è rivelato tale, lanciate, volenti o nolenti, in una corsa cieca verso il baratro (dove rischia seriamente di finire tutta l'Umanità e l'intero Ecosistema che pullula di vita innocente).

Dato che mai come oggi la società occidentale è stata così lontana da un modello socio-economico che possa dirsi conforme al messaggio evangelico e quindi al Magistero cristiano, appare evidente che in Occidente si è infiltrato, come un lupo in veste di agnello, un Magistero diverso da quello cristiano, chiamiamolo il Materialismo ateo, il quale, servendosi del “miraggio” della crescita infinita, ha indotto in errore la gente conducendola sulla via della perdizione.

E come mai questo non è successo nel mondo islamico?

Per due ragioni entrambe note.

La prima è che l'Islam si è dotato, fin dalla sua nascita, di precetti religiosi, poi imposti alla società, con funzione, da un lato, di baluardo invalicabile per il Mercato (basti pensare che la metà femminile della popolazione attiva è impiegata nell'auto-produzione domestica la quale copre l'intero arco del consumo famigliare corrente) e, dall'altro, di possenti anticorpi (rappresentati, questi ultimi, da altrettanti ben noti precetti regolatori della finanza islamica) nei confronti dell'aggressione virale del denaro (sterco del diavolo), linfa vitale del Mercato la quale, quando prende il sopravvento, risulta letale per una società che viene rapidamente ridotta ad una massa acefala e senz'anima dominata dalle élite della finanza apolide che presiedono al Magistero di Mammona.

La seconda ragione, altrettanto nota, è che il Magistero cristiano essendo incentrato sulla persona umana, con la sua dignità, non può prescindere dal libero arbitrio e dal lasciare alle singole famiglie e alla collettività la piena libertà nella gestione degli aspetti più specificatamente materiali della vita.

Non a caso, il Magistero cristiano si è dotato di una sua dottrina sociale ma non di una dottrina economica destinata ad essere da esso imposta il che, tradotto nel linguaggio corrente, significa che esso rifugge la dittatura (teocratica, nella fattispecie) e privilegia lo Stato laico e la democrazia esercitata in un contesto di questo tipo.      

A questo punto una domanda cruciale sorge, come si suol dire, spontanea: l'Occidente, ampiamente scristianizzato in superficie ma non certo (seppur a sua insaputa) nelle sue radici, deve forse scegliere fra una dittatura, laica ma dotata di dispositivi di de-potenziamento della finanza e di “riposizionamento” del Mercato sui contesti economici, e non sono pochi, che più gli sono congeniali (in molti dei quali è, di fatto, insostituibile)? O vi è una via salvifica di uscita, democratica e, magari, di matrice cristiana che, quindi, comporta anche l'eliminazione della povertà e l'avvento di una società meno diseguale e più giusta?

Ebbene...sì!

E non è certo la via della rivoluzione, strumento violento della variante collettivista del Materialismo ateo condannata dalla Storia, né quella del riformismo, di provata inefficacia, privilegiata dalla variante individualista del Magistero appena menzionato per buttar fumo negli occhi della gente, bensì la via trasformazionale (*)

La via trasformazionale

 Trattasi di una via che può senz'altro dirsi radicale in quanto prevede nientemeno che un rifacimento della macchina economica (una sua vera e propria trasformazione) implicante la sostituzione di importanti “pezzi” obsoleti nella loro funzione con altri di concezione inedita creati ad hoc.

Questa via, preconizzata da Zamagni, non ha per ora un grande seguito anche se può vantare un testimonial di eccezionale importanza, è proprio il caso di dirlo, nella figura di Papa Francesco.

Fra i “pezzi” obsoleti figura innanzitutto il welfare state il quale va sostituto con il Welfare society passando in tal modo da un welfare distributivo, sostanzialmente assistenziale, ad uno generativo che punta, con spirito di impresa, alla creazione di nuovo valore.

Anche se può sembrare inappropriato cominciare con questa sostituzione che pare più un fine che un mezzo per cambiare il funzionamento della macchina, facciamo qui questa scelta per il duplice motivo che detta sostituzione, come vedremo, non dipende necessariamente dalla politica e per il fatto che quest'ultima, come asserito giustamente da Zamagni, è piena di “politicanti” che guardano al breve termine e non da “statisti” caratterizzati da una visione più ampia sotto molteplici aspetti.

cardinale turkson

il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero Pontificio per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

L'avvio di un welfare generativo, stando ai risultati di una ricerca condotta dal network World-Lab (**) può aver luogo per intervento di soggetti della società civile (Enti non-profit e imprese for-profit) con la diffusione di un inedito soggetto standard economicamente viabile (non richiede l'impiego di fondi pubblici a fondo perduto ma investimenti privati, anche di tipo crowdfunding, oltretutto sicuri e redditizi) denominato Distretto di Sviluppo Locale (o, più famigliarmente, Convivio, per evidenziare la sua natura di grande famiglia essendo esso esattamente calcato, nonostante la molteplicità di famiglie coinvolte, sullo schema dell'auto-produzione domestica).

Tale soggetto consiste in una cooperativa di utenza a produzione multi-settoriale (beni e servizi di consumo famigliare corrente destinati unicamente ai soci, lavoratori e/o utenti) composta da una serie di “botteghe artigiane” di nuova generazione operanti in solido dove, attraverso un accompagnamento all'operatività, ha luogo la trasmissione intergenerazionale del saper fare.

Dato che, come argomentato da World-Lab, ad ogni Convivio realizzato corrisponde una creazione netta di ricchezza e occupazione (analogamente a quanto avviene con l'avvio di una nuova attività auto-produttiva nell'ambito di una singola famiglia), una loro simultanea diffusione sul territorio nelle aree, e non sono poche, dove l'inattività involontaria abbonda (e il Sud dell'Italia è notoriamente una di queste) è suscettibile di creare consenso presso le istanze, verosimilmente di area cristiana ma, ovviamente, non solo, che comunque condividono l'approccio trasformazionale dell'economia e della società (la “stella polare” degli anni a venire).

Detto approccio prevede un ruolo attivo delle famiglie che, aggregate in Convivi, da semplici consumatrici passive diventano auto-produttrici dei beni e servizi essenziali alla vita e che, aggregate in un movimento politico (è di questi giorni la nascita su scala nazionale di un movimento di questo tipo, il Popolo della famiglia), possono contribuire in modo diretto alla trasformazione del sistema economico e sociale in un senso ad esse favorevole (piena attività permanente per l'eliminazione della precarietà del reddito e sradicamento definitivo della povertà, per un ritorno a tassi di natalità compatibili con la sopravvivenza). Insomma sia l'Economia che la Politica riscoprono la famiglia finora considerata la Cenerentola da entrambe: un segno di tempi che cambiano?

Il menzionato consenso sociale suscettibile di emergere a seguito della diffusione dei Convivi è ovviamente la base indispensabile su cui poggiare le politiche di trasformazione (sostituzione di “pezzi” obsoleti) necessarie, in primis quelle, identificate da Zamagni, della formazione universitaria (ancor oggi impostata su una logica fordista) e della fiscalità.

A questo proposito può essere utile osservare che una adeguata politica fiscale può risultare essenziale per avviare le imprese verso la graduale adozione del sistema partecipativo in sostituzione del sistema salariale e in tal modo, con l'accresciuto controllo sociale del Mercato che ne consegue, indurre nelle imprese del contesto concorrenziale una maggiore responsabilità sociale (Corporate Social Responsibility) facendone, assieme ai menzionati Distretti di Sviluppo Locale fondati sulla solidarietà mutualistica i “pilastri” portanti di una auspicabile Economia solidale di mercato o Economia civile.

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(*) Vedi Stefano Zamagni: Non basta il reddito di inclusione per sconfiggere la diseguaglianza. Settimanale Vita del 12 Febbraio 2018.

(**) Vedi World-Lab: La Dignità delle Nazioni, Giugno 2015. Tali risultati hanno fatto oggetto di un convegno, tenutosi a Venezia nel Maggio 2017 sotto gli auspici del Dicastero pontificio per il servizio dello sviluppo umano integrale.

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