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Lunedì, 09 Luglio 2012 16:50

LA TERRA SANTA DA OLTRE 1400 ANNI È SOTTO IL DOMINIO DELL’ISLAM

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Iniziamo questa breve relazione citando un Midrash , un insegnamento tratto dall’Antico Testamento: “Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di scienza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di sofferenza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove.”

 Ecco, possiamo partire da qui per percorrere storicamente l’evoluzione della presenza dei fedeli di Cristo dopo la Sua Ascensione al cielo.

La citazione del midrash ci consente di immergerci nella complessità degli eventi della Storia della Salvezza.

Non è mai fuori luogo chiederci cosa Dio Creatore abbia voluto fare quando ha costituito in Abramo il suo popolo, e quando ha deciso di inviare Suo figlio Gesù per la redenzione di tutti gli uomini, e ancora, cosa abbia deciso di fare quando ha consentito la nascita dell’Islam come provocazione al vecchio popolo ebreo e al nuovo popolo cristiano.

 Sarebbe quanto mai opportuno andare a fondo di questi quesiti per rapportarci il meglio possibile al nostro destino ultimo, prima come uomini e poi come cristiani.

È un invito che rivolgo a tutti voi e che voi divulgherete ai vostri amici e conoscenti.

Io non ho le risposte, ovvio, però, per parlare del tema della vita dei cristiani nella terra di Gesù è opportuno partire da queste domande per riandare a un percorso storico molto poco conosciuto e che può fornirci qualche pista di ricerca e di riflessione.

 

Tutti noi sappiamo che l’anno 622 dopo la nascita di Cristo, segna la fondazione dell’Islam da parte di Maometto. Infatti con la fuga da La Mecca verso Medina per salvarsi dalle ire dei suoi concittadini che lo volevano uccidere, Maometto pone storicamente la nascita della nuova religione e comincia a mettere a punto la strategia che porterà i suoi seguaci, in pochi anni, a conquistare tutta la penisola arabica, tutta la Palestina fino alla Persia e tutto il nord Africa e la Spagna.

 La prima conquista islamica della Terra Santa avviene già nell’anno 638, quando le armate musulmane conquistano Gerusalemme e il patriarca Sofronio firma la pace col califfo Omar ibn Khattab, il quale si impegna al rispetto dei cristiani e alla conservazione delle chiese e dei monasteri che vi si trovavano.

È noto a tutti, immagino, che per l’Islam, Gerusalemme è Al Quds, La Santa, poiché dalla roccia del monte Moria, sulla spianata del tempio, Maometto salì al Cielo, fino ad Allah, con il famoso cavallo alato “el Bourak”, che l’aveva portato in volo da La Mecca nell’anno 621. Il primo versetto della sura XVII del Corano, ricorda questo evento e la moschea remota dove vi giunse si chiama Al Aqsa, che vuol dire “la lontana”. Il califfo Omar decise di costruire un oratorio sulla spianata del tempio e qualche decennio più tardi si trasformò nella moschea di Omar o della Cupola della roccia, perché è stata costruita sulla roccia del monte Moria, dove Abramo fece il sacrificio a Dio che gli aveva risparmiato il figlio Isacco.

 Dalla prima conquista di Gerusalemme nel 638 i cristiani sono lasciati abbastanza in pace nelle loro case e nelle loro chiese, però, man mano che la popolazione di credo musulmano aumentava, la situazione diveniva sempre più pericolosa per i cristiani, bande di beduini distruggono le chiese, fanno razzie nei monasteri. Ecco allora che il patriarca Giorgio chiede la protezione di Carlo Magno e nell’anno 806 il califfo di Bagdad, Harun el Rascid, si accorda con il re franco e da quel momento i cristiani possono restaurare le chiese, i santuari e i monasteri e accoglier anche i pellegrini che dall’Europa, sempre più numerosi, andavano a pregare sulla tomba di Cristo.

 Questo dura fino all’avvento del sanguinario califfo al Hakem che dal 1005 al 1020 distrugge e saccheggia tutto ciò che parla cristiano nei luoghi santi, a partire dal Santo Sepolcro. Possiamo affermare che da questo momento la persecuzione contro i cristiani assume una forma di costante comportamento da parte dei musulmani. A questa situazione di disagio e di discriminazione si aggiunge lo scisma greco del 1054 che divide ancor di più la comunità cristiana. Ed è a partire da questi antefatti che bisogna iniziare per capire l’ondata di sdegno e di rabbia che percorre l’Europa cristiana ai cui abitanti viene impedito di accedere ai luoghi santi. Infatti, a causa di lotte fra dinastie musulmane, i Luoghi Santi dal 1078 vengono governati dai Turchi seleucidi, i quali ancor più selvaggiamente si comportano nei riguardi dei cristiani e delle loro proprietà, e soprattutto nei riguardi dei pellegrini che vengono assassinati ancor prima di arrivare a Gerusalemme.

 Ecco, allora, la nascita delle crociate, che dal 1099 con alterne vicende renderanno possibile l’esistenza di regni e principati cristiani fino alla definitiva caduta nel 1291.

 A questo punto è necessario portare in campo Francesco d’Assisi, che nel 1219 al seguito della V crociata ottiene dal sultano dell’Egitto, Malek el Khamel, l’autorizzazione a recarsi nei Luoghi Santi, nella provincia missionaria che lui stesso aveva istituito nel 1217.

Questo evento è di un’importanza straordinaria, perché ancor oggi i frati francescani sono lì a tutela dei resti di quanto rimane delle vicissitudini della cristianità nella Terra Santa.

 Le vicissitudini della storia dei Luoghi Santi richiederebbero una ben diversa attenzione da parte nostra, ma la brevità della relazione non ci consente di andare oltre.

È comunque interessante sapere che alla caduta di Gerusalemme nel 1187 i cristiani devono fuggire insieme con il loro patriarca, e immediatamente gli subentra il patriarca greco ortodosso di Costantinopoli, il quale aveva un diverso trattamento da parte dei musulmani ben sapendo che era contro la chiesa di Roma..

 I frati francescani, quindi, dal ritorno in Italia di Francesco nel 1220 sono autorizzati a rimanere a testimoniare Cristo in quelle terre, e con bolla papale del 1230 papa Gregorio IX dà disposizioni a vescovi, abati e diaconi, di accettare la collaborazione dei frati di san Francesco, perché non lavorano per la loro ricchezza ma, nella povertà, per il Regno di Cristo.

 L’Islam e i suoi fedeli continuano con alterni comportamenti a dominare sui luoghi di Gesù, però i frati di san Francesco con la pazienza e la carità che li contraddistingue riescono a ottenere qualche concessione da parte dei vari Sultani, e così nel 1342 il papa Clemente VI istituisce la Custodia francescana dei Luoghi Santi, grazie all’intervento finanziario e diplomatico del re di Napoli, Roberto d’Angiò e della moglie Sancha di Maiorca.

In questo periodo storico e fino al 1516 la Palestina e i luoghi santi sono sotto il dominio dei Mamelucchi dell’Egitto, musulmani che lasciarono una certa libertà religiosa ai cristiani di quei territori.

Dal 1517 al 1918 la Terra Santa passa sotto il dominio dell’impero turco degli Ottomani che limitano fortemente la libertà religiosa dei cristiani considerandoli cittadini di serie B con notevoli limitazioni civili. La diplomazia della Santa sede e i Francescani riescono a chiedere la protezione del re di Francia, in questo modo i cristiani possono contare su una specie di protettorato francese su quei territori.

 Dopo la fine della prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’impero turco Ottomano, la situazione politica cambia radicalmente, le potenze alleate assegnano il territorio alla Gran Bretagna, e dal 1920 i territori diventano protettorato britannico. Da qui iniziano i dissensi e i conflitti tra arabi e ebrei per il dominio dei territori. È importante ricordare che già nel 1909 un primo nucleo di popolazioni ebraiche aveva fondato il prototipo del kibbutz e aveva  cominciato la costruzione della città di Tel Aviv.

Ormai siamo arrivati all’attualità. Nel 1948 l’ONU riconosce il diritto al popolo ebraico ad avere un loro Stato, un loro territorio e contestualmente riconosce anche uno Stato e un territorio per i palestinesi. Purtroppo i palestinesi, sostenuti dalle potenze arabe, Siria, Giordania e Egitto, rifiutarono la risoluzione dell’ONU così venne dato avvio alla sequela di guerre e di rivolte che ancor oggi sono all’attenzione del mondo.

 Il recente viaggio del Papa Benedetto XVI in Terra Santa ha indicato chiaramente quale è, in linea di principio, l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti degli Ebrei e dei Musulmani.

Prendendo per mano un imam musulmano e un rabbino ebreo nella basilica dell’Annunciazione a Nazaret, lo scorso 14 maggio, il Papa ha simbolicamente abbracciato i credenti che vivono in Terra Santa, dando personalmente l’esempio nell’attuare quanto aveva affermato nella Messa presso il Monte del Precipizio, sempre a Nazaret, invitando a “edificare ponti e trovare modi per una pacifica coesistenza”.

Il Papa si è mosso in continuità con l’insegnamento del Concilio Vaticano 2° che, nella Dichiarazione “Nostra Aetate” (1965), ha esortato i cristiani a “riconoscere, conservare e far progredire i beni spirituali e morali e i valori socio-culturali presenti nei seguaci delle altre religioni, attraverso il dialogo e la collaborazione, prudente e caritatevole”, nella consapevolezza che “la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni, considerandolo un riflesso di quella Verità che illumina tutti gli uomini”.

 Ma la stessa Dichiarazione conciliare aggiunge subito che la Chiesa “annuncia ed è tenuta ad annunciare incessantemente Cristo che è “Via, Verità e Vita”, in cui gli uomini trovano la “pienezza della vita religiosa”. Ciò non impedisce ai Padri conciliari di affermare, in particolare, che “la Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo ed ella terra”.

 Sul piano dei principi, dunque, l’orizzonte sembra abbastanza chiaro, ma sul piano della realtà globale non si possono ignorare i problemi irrisolti e le difficoltà in atto, se effettivamente si vuole procedere nella direzione indicata dal Papa.

 CONCLUSIONE. Mi sembra quanto mai suggestivo terminare con una considerazione che il parroco di Taybeh (la biblica Efraim), padre Raed Abushalia, ha fatto di recente dopo la visita del Papa.

Domanda: il Papa ha parlato di pace, e qual è il ruolo dei cristiani in Palestina come contributo alla pace?
Risposta: «La presenza cristiana in Palestina è cruciale per il futuro. Gli arabi cristiani impediscono a questa terra di sprofondare nei fondamentalismi, sia islamico che ebraico. I cristiani sono un ponte tra l’una e l’altra religione, perché come arabi sanno comprendere la mentalità dei musulmani e come cristiani sono molto vicini all’Occidente e si rapportano bene con la civiltà ebraica. Finché saremo qui non sarà possibile identificare il cristiano con l’occidentale e l’arabo con il musulmano, perché esistiamo noi: gli arabi cristiani. La pace in Terra Santa può passare dai cristiani. E - perché no? – da Taybeh. Ho un grande sogno: che un giorno le trattative tra Palestinesi e Israeliani si possano tenere nell’aula magna del castello crociato sulla cima di Efraim. Sono qui ad aspettare, ma non con le mani in mano».

Letto 9238 volte Ultima modifica il Giovedì, 29 Agosto 2013 09:53
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