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Lunedì, 09 Luglio 2012 16:35

I FRANCESCANI E IL DIALOGO CON L'ISLAM

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Alcuni mesi fa è uscito un libro molto interessante sul tema del dialogo tra le due grandi religioni monoteistiche: il Cristianesimo e l’Islam. Si tratta di una riedizione di un testo già pubblicato nel 1998 e, ora, aggiornato alla luce dei drammatici eventi scatenati dal fondamentalismo islamista.

Autore è un famoso frate minore: padre Giulio Basetti Sani, profondo conoscitore dell’Islam. Padre Giulio, nato a Firenze nel 1912, frate minore dal 1928, si licenzia in Studi ecclesiastici orientali e in Teologia e Filosofia, per poi fare il docente in vari istituti universitari, ecclesiastici e laici, in tutto il mondo: presso l’Istituto Cattolico di Parigi, il Pontificio Istituto Orientale di Roma, l’Istituto di Studi Islamici di Montreal, ed altri ancora. È stato allievo del più noto studioso di Islam, Louis Massignon. Ha scritto numerosi libri sul rapporto tra Cristianesimo e Islam a partire dal famoso “San Francesco e l’Islam”. In poche parole, la sua è stata una vita coraggiosa spesa a favorire il dialogo tra queste due grandi religioni, dialogo oggi quanto mai necessario e urgente  a causa del prevalere dell’ideologia islamista all’interno del mondo musulmano, sia in Italia come nel resto del pianeta.

Il titolo di questa nuova edizione è: “Musulmano e Cristiano”, coautore per l’aggiornamento è Matteo Verderio, editore Ancora, anno 2005, € 11,00.

La storia narrata da padre Giulio è un fatto storico avvenuto nel secolo scorso in Francia, ed ha la caratteristica della biografia di un personaggio quanto mai singolare. Si tratta di Abd el Jalil, nato a Fez in Marocco nel 1904 e morto a Parigi nel 1979.

La vita di questo personaggio è di quelle destinate non solo ad essere ricordata, ma a lanciare lampi di riflessione e sfide profetiche per il nostro futuro.

Brillante studente marocchino avviato a una promettente carriera di studioso, quest’uomo è diventato alla fine, trait d’union tra i due mondi, quello musulmano e quello cristiano, mostrando come la “conoscenza interiore” di ciascuna delle due fedi apra quasi necessariamente all’altra.

Nel Marocco, tra cristiani e musulmani, corre, invece, una “barriera di odio e di ignoranza”: per i cristiani l’Islam è solo un’eresia da combattere, per i musulmani il Cristianesimo è solo uno strumento per la colonizzazione.

Condividendo questo atteggiamento Abd el Jalil avverte l’esigenza di conoscere meglio la religione nemica, per combatterla, e si iscrive così alla Facoltà di Teologia di Parigi. Mano a mano che gli studi progrediscono l’ostilità diventa curiosità e poi passione, il Cristianesimo gli si rivela come invito alla misericordia, “legge per piacere a Dio”, strada per essere un vero muslim (colui che è sottomesso).

Un ostacolo però gli impedisce di entrare nella Chiesa: farsi cristiano significa rinnegare il profeta Maometto, che per primo lo ha condotto a Dio. Chiede allora aiuto, e trova udienza dal Papa Pio XI che gli scioglie la contraddizione: il Vangelo comanda l’amore per ciascun  fratello, dunque incoraggia, non si oppone al legame col primo maestro. A questo punto Abd el Jalil si fa battezzare e Pio XI  inventa per lui il nome di Giovanni-Maometto, che esprime insieme la sua duplice fedeltà a Cristo e al Profeta.

Subito dopo Giovanni-Maometto entra nell’Ordine Francescano Secolare e comincia a lavorare alla sua nuova missione: testimoniare l’Islam nella Chiesa e promuovere il dialogo tra musulmani e cristiani.

Il libro, attraverso il racconto delle difficoltà incontrate e delle conquiste fatte, l’analisi degli scritti e la ricostruzione dei ragionamenti del giovane marocchino, fa emergere la novità, l’attualità del suo metodo, e cioè, testimonianza e dialogo non nascono dal proselitismo, ma da una profonda conoscenza della fede altrui, che necessariamente converte all’amore, unica vocazione di ogni vera religione.

Se i musulmani scopriranno l’interiorità del Cristianesimo percorreranno a ritroso, come ha fatto Giovanni-Maometto, il cammino che li ha condotti all’odio verso i cristiani. Se i cristiani torneranno consapevoli della propria vocazione all’amore, inevitabilmente guarderanno ai musulmani, secondo l’indicazione di san Francesco, di cui Giovanni-Maometto ha vestito l’abito, come ad “amici veri che dobbiamo amare”.

Ecco, questa è la sfida vera che viene lanciata da questo padre francescano morto a Fiesole nel 2001: riusciranno i musulmani ad accettare di conoscere il Vangelo? Strada impervia. Sarà dura. Infatti, mentre per i cristiani è facile studiare il Corano, non esistono impedimenti né divieti, per i musulmani, fedeli alla loro tradizione, alla Sunna, esiste il divieto assoluto di procedere alla conoscenza delle altre religioni, in particolare del Cristianesimo, perché nel Corano è detto chiaramente che i seguaci della Trinità sono dei blasfemi infedeli.

Però, i cristiani sanno che ciò che per loro è impossibile, è possibile a Dio. Come? Pregando e digiunando per la conversione dei cuori: i nostri e quelli degli altri.

Ecco il grande insegnamento di San Francesco. Lui, ancora nel 1219 quando si recò in Egitto a seguito dei Crociati, riuscì ad andare alla corte del sultano Malek el Kamel per tentare di convertirlo. La storia narrata, dai suoi compagni di viaggio, dimostra proprio che la fede smuove le montagne. Mentre i musulmani sono alla caccia dei cristiani, siamo a Damietta in Egitto, per tagliare loro la testa e ricevere in cambio la taglia promessa dal sultano, Francesco con un suo confratello riesce a passare indenne e si fa portare da Malek el Kamel, e lo conquista con la sua bontà e con la sua eloquenza. Il sultano è tentato di convertirsi e Francesco gli propone una sfida: per provare qual’è la vera fede, chiede che gli preparino un piano di fuoco ardente e invita il sultano a mandare un loro imam ad attraversare con lui quel fuoco. Ma il sultano rifiuta la sfida e gli dà un salvacondotto che consentirà a  Francesco e ai suoi di passare per la Terrasanta  senza pagare i tributi ai musulmani di quei territori.

Questo è un primordiale esempio di dialogo come strumento di conoscenza dell’altro. Francesco, fa conoscere al sultano il Vangelo e la figura di Gesù, gli fa una proposta. Non dice al sultano: sei un infedele, la tua religione è falsa, la mia è quella vera. Semplicemente gliela illustra e gliela propone.

L’insegnamento di San Francesco sul dialogo tra le religioni è sempre stato di attualità fin da allora, e i francescani sono sempre stati i religiosi più impegnati su questa frontiera. Basti pensare che dalle Crociate a oggi, la Terrasanta è sempre stata presidiata da questo glorioso ordine religioso, che dai francescani, custodi del Santo Sepolcro, sono stati generati i due Ordini cavallereschi che ancora oggi la Chiesa di Roma riconosce suoi propri, e sono l’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni e di Gerusalemme, noti come Cavalieri di Malta e l’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro.

Ma, vorrei terminare questa rassegna stimolante sul dialogo tra Islam e Cristianesimo citando un altro grande francescano: Ramon Lull, spagnolo della Catalogna, vissuto dal 1230 al 1315, forse martirizzato a Tunisi. Anche l’insegnamento di questo eminente personaggio merita di essere attualizzato. Anche lui, come Francesco, di nobile e ricca famiglia, si sposa e ha due figli, si dedica agli affari. Ma, Dio lo attende per altre strade, gli appare sotto forma di Gesù Crocifisso per ben cinque volte, finché Ramon si decide, lascia la famiglia in accordo con la moglie, e si dedica all’approfondimento della religione cristiana, si fa francescano e va a Parigi e a Montpellier, a studiare. Diventa un mistico e un teologo di eccezionale valore, documentato dagli scritti ancora oggi appresi nelle Università. Qui vale la pena di ricordarlo per il suo approccio all’Islam. Il suo desiderio di portare Gesù ai musulmani lo porta ad acquistarsi uno schiavo saraceno come maestro di arabo, diventa un esperto del Corano e se ne va in Africa a proporre Gesù in arabo ai musulmani.

Ecco, il movimento francescano è destinato a rimanere uno dei capisaldi della Chiesa cattolica nel dialogo con l’Islam. Il padre Giulio dal quale siamo partiti, aveva un progetto lungimirante che mirava ad accostare il più possibile le due religioni. Con umiltà e intelligenza aveva capito che questo poteva avvenire solo se, da parte cristiana, ci fosse stata una vera conoscenza dell’altra religione. Quindi per prima cosa aveva imparato l’arabo, si era messo seriamente a conoscere il Corano e a impadronirsi della cultura islamica. Voleva capire, non giudicare. Conoscere per dialogare.

Letto 6996 volte Ultima modifica il Giovedì, 29 Agosto 2013 09:55

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