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Martedì, 13 Novembre 2012 22:04

ALTRA PUNTATA SULL'ISLAM

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LA CROCE E LA MEZZALUNA: SPUNTI DI RIFLESSIONE SU ALCUNI ASPETTI DELL’ISLAM.

Da quando sono iniziate le fantomatiche primavere arabe, tutto il mondo guarda con apprensione alla degenerazione, in chiave fondamentalista, dei nuovi sistemi politici che hanno preso il  potere in quegli stati. Dalla Libia, alla Tunisia, all’Egitto. La scarsa conoscenza della cultura islamica da parte dei media occidentali ha provocato una tale disinformazione su quanto stava accadendo, e che poi si è verificato, che ancora oggi molti europei faticano a capire  come una “rivoluzione” contro le dittature laiche, nata negli ambienti giovanili musulmani, sia stata fatta propria dalle élite fondamentaliste e si sia trasformata in una dittatura di ispirazione religiosa coranica.

In questo articolo tento di dare qualche contributo di conoscenza sul tema, senza avere la pretesa di essere esaustivo. Altre variabili geopolitiche sarebbe necessario esplorare per dare una comprensione abbastanza completa su quei fenomeni.

Oggi, molte sono le persone che si chiedono con curiosità e anche con ansia come mai si parli e si discuta animosamente sul conflitto tra il mondo islamico e il  mondo occidentale.

Alcuni addirittura prefigurano un conflitto tra i due mondi basandosi su alcune congetture del sociologo americano Huntington. In effetti, questo eminente studioso ha formulato delle ipotesi secondo le quali, tenendo in considerazione le radici teologiche e filosofiche del Corano, e confrontando queste con lo sviluppo dei sistemi filosofici e culturali dell’occidente, sarebbe inevitabile  quello scontro di civiltà cui tutti noi stiamo assistendo con molta preoccupazione.

 La storia dell’umanità non viaggia mai per percorsi lineari, sono talmente tante e complesse le variabili che la condizionano che esiste sempre e comunque un margine di speranza per la ricomposizione pacifica dei conflitti.

 Però, oggi, stiamo parlando di conflitti particolari. La variabile che domina su altre è la dimensione religiosa, anzi la dimensione teologica, del conflitto. E per quanto la storia non sia maestra di vita, possiamo ricordare che nelle nazioni e nei territori dove ci sono stati conflitti di questa natura le guerre non finivano mai e le conseguenze disastrose sono raccolte nei libri di storia.

Allora, quali sono le ragioni di questo conflitto, da dove traggono humus le radici di questa degenerazione teologica secondo la quale gli infedeli devono essere ammazzati, la libertà di coscienza non esiste, la libertà religiosa è negata, la libertà di pensiero è reato, chi si converte ad altra religione è un apostata ed è condannato a morte?

 Avremo modo di capire nello sviluppo dei nostri appuntamenti, come il recipiente che contiene in modo esplicito e in modo implicito tutta questa carica di contraddizioni, secondo la nostra cultura filosofica, è tutta contenuta nel Corano e nella Sunna, la tradizione islamica. Se prima di qualunque attività di ricerca non comprendiamo i messaggi del Corano e la voluminosa tradizione contenuta nella Sunna, non riusciremmo mai a capire le coordinate del sistema sul quale il conflitto si basa.

L’Islam è un progetto totale di società, non è solo una religione, è anche e soprattutto un progetto politico. Nel Corano sono contenute norme sull’alimentazione, sull’igiene, sul diritto di successione, sul diritto civile, sul diritto penale e così via enumerando. Non è solo un testo religioso, ma nello stile dei libri della Bibbia ebraica contiene norme di comportamento sociale che costituiscono il sistema nervoso di quelle società.

 Per esempio, oggi, si discute se il Corano sia un libro di pace o di guerra.

Nella vulgata “islamicamente corretta” dei nostri intellettuali d’avangurdia che guardano all’Islam in chiave anticattolica, si cita il famoso versetto del Corano che dice: “non esiste costrizione in materia di religione” (Sura 2, 256).

Oppure, si cita questo passo: “Troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro che dicono: “In verità siamo nazareni” (cioè cristiani), perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia”. (Sura 5, 82)

 “Jihad” – dicono in Occidente i musulmani colti – non vuol dire “Guerra santa”, ma “sforzo per migliorarsi”. Anche in un articolo su di una rivista cattolica di qualche anno fa si affermava che la “Guerra santa non è nel Corano”.

Però il Corano non è tutto qui.

Ci sono frasi di questo tipo: “Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero (Muhammad)  hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo (jizya e dhimma), e siano soggiogati”, (Corano, Sura 9, 29).

 “Combattete per la causa di Allah, contro coloro che vi combattono. Ma senza eccessi. Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: lo scandalo è peggiore dell’omicidio …..Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti”, (Corano, Sura 2, 190-191).

 “Combatteteli finché non vi sia più ribellione, e il culto sia reso solo ad Allah” (Corano, Sura 2, 193).

 “Vi è stato ordinato di combattere anche se non lo gradite”, (Corano, Sura 2, 216).

 “Combattete sulla via di Allah e sappiate che Allah è audiente e sapiente”, (Corano, Sura 2, 244).

 Allora, quale delle due posizioni è quella giusta?

Si deve combattere, o “non esiste  costrizione in materia di religione”?

Nel Corano in effetti convivono affermazioni contradditorie.

La soluzione comune degli interpreti islamici, è che il versetto più recente abroghi quello precedente. E il capitolo più combattivo del Corano, il nono, quello che i gruppi integralisti chiamano “il versetto della spada”, è considerato dagli esegeti l’ultimo che sia stato rivelato al profeta e dunque cancella tutti gli altri!

I musulmani più aperti e liberali diranno che non è più il caso di applicarlo alla lettera, oggi, ma per gli integralisti il Corano dà ragione alle loro posizioni.

Si dice che tutte le religioni hanno fatte le guerre, i cristiani più che i musulmani, forse.

Dobbiamo capire che la guerra è un elemento costante nella storia dell’uomo, non esiste una civiltà che non l’abbia scatenata quando le conveniva.

 La questione non è se i cristiani siano più buoni dei musulmani, ma se il Vangelo e il Corano possano giustificare la violenza.

Per il cristiano il modello è Cristo, per il musulmano è Muhammad, che nei suoi dieci anni a Medina fece 19 guerre. Quando Cristo invece è rigettato dal suo popolo, prende su di sé la violenza, e si fa uccidere  per la salvezza dell’umanità.

È il Vangelo ad essere anomalo nella storia dell’uomo. Un cristiano potrà giustificare la guerra in nome della giustizia, ma non in nome del Vangelo.

Dio, in verità non ha bisogno di noi per essere difeso, si difende da sé. Quando io pretendo di difendere Dio contro gli altri, apro una strada a tutti gli eccessi.

Quando mi identifico con Dio, questo fatto facilmente sconfina nel terrore. Ed è quello che sta succedendo nel mondo degli islamisti.

 

Letto 3530 volte Ultima modifica il Martedì, 27 Novembre 2012 10:43

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