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Martedì, 19 Giugno 2012 18:49

MARIA, LA MADRE DI GESU', NEL VANGELO E NEL CORANO: CONOSCERE PER DIALOGARE.

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Veramente la Provvidenza gioca un ruolo evidente nelle nostre storie. Quando è stata scelta questa serata per parlare di questo tema così affascinante e così controverso, nessuno aveva pensato ai legami con la nostra Chiesa parrocchiale dedicata all’Annunciazione e al giorno, il 19 marzo. Sì, era vicina al 25 marzo giorno della Festa, ma non ci avevamo messo molto interesse su questo.

In questi giorni, frequentando la Chiesa di Olmo, ho avuto modo di riflettere sul quadro del maestro Zanon sul muro del presbiterio dove è rappresentata la scena dell’Annunciazione: l’Arcangelo Gabriele comunica alla giovane Maria il progetto che il Dio dei patriarchi e dei profeti aveva su di lei.

Nel Vangelo di Luca, vangelo di Maria per eccellenza,  troviamo tutti i riferimenti teologici che produrranno nei secoli e nei Concili tutti i dogmi sulla Madre di Gesù e Madre di Dio.

Ora, quell’Arcangelo Gabriele che ha parlato con Maria, secondo quanto narrato nel Corano avrebbe parlato anche a Muhammad nella grotta del monte Hira alle porte di La Mecca, in Arabia, seicento anni dopo, quando la presenza cristiana ed ebraica era diffusa in tutti i territori dell’Impero Bizantino. Lo stesso Arcangelo Gabriele avrebbe continuato a parlargli anche a Medina , dove Muhammad si era rifugiato per sfuggire alla condanna a morte che gli avevano decretato i suoi paesani di La Mecca, e a Medina si ricorda anche il primo massacro dei maschi delle due tribù ebraiche che non volevano convertirsi all’islam.

 

 

Ho un invito da farvi e un incarico da darvi: prendetevi un Corano in lingua italiana e leggetelo con attenzione per verificare se i due Arcangeli, di cui abbiamo parlato, è lo stesso Gabriele o se può sorgervi qualche dubbio.

Ricordiamo che il Corano dettato dall’Arcangelo Gabriele a Muhammad è considerata Parola di Allah (di Dio), quindi, non interpretabile né discutibile. Dio non può sbagliare e dire cose inesatte, ragione per la quale tutto quanto è contenuto nel Corano è Legge di Dio (Allah).

Prima di parlare di Maria nei due testi sacri, ritengo opportuno riportare qualche espressione di Allah riportata nel Corano, giusto per fornirvi delle piste di lavoro e di riflessione che potete fare tranquillamente nelle vostre case.

Questo invito che vi propongo scaturisce dal fatto che sia in ambienti ecclesiali, sia tra uomini di cultura, è diffusa l’opinione che il Dio degli Ebrei, il Dio dei cristiani e il Dio dei musulmani siano la stessa entità. Quante volte abbiamo sentito dire anche da persone di Chiesa che tutto sommato siamo figli dello stesso Dio. E questo viene affermato per concludere che queste tre religioni monoteistiche si equivalgono. Chiaramente sono affermazioni improvvisate e prive di qualunque fondamento teologico, e denotano, in chi le fa, una specie di auto-esorcismo per eliminare il terrore suscitato dalle notizie tragiche che vediamo in televisione, dalla quale veniamo informati che certi omicidi dei nostri fratelli cristiani vengono fatti in nome del dio dell’Islam.

Per guidarvi in questa ricerca è opportuno riportare per esteso un ragionamento fatto dal cardinal Bagnasco il 6 gennaio nella cattedrale di San Lorenzo, in quel di Genova.  Il cardinale, Presidente della Conferenza episcopale italiana, mette la sua provocazione come una domanda articolata affermando:

“I cristiani nel mondo sono perseguitati perché parlano di dignità, di uguaglianza, di libertà di coscienza, di Stato di diritto …… i cristiani sono discriminati e perseguitati proprio perché, in nome di Cristo, parlano di dignità e di uguaglianza di ogni persona, uomo donna che sia?

Di libertà di coscienza?                 Perché predicano l’amore anche verso coloro che si pongono come nemici?                     Perché parlano di perdono, rifiutano la violenza e operano come costruttori di pace?                                    Perché predicano la giustizia e lo stato di diritto?

Forse è per questo che qualcuno li giudica pericolosi e inaccettabili, oggetto di intolleranza, meritevoli di persecuzione e di morte?”

 

Ora, se andiamo con la nostra attenzione agli eventi tragici delle recenti rivolte nei paesi islamici, passate dai media occidentali come “primavera araba”, con una impressionante superficialità e pressapochismo, possiamo vedere come il capro espiatorio dei rivoltosi siano i cristiani, le minoranze cristiane dal Marocco alla Siria, passando per l’Egitto.

Mentre tutto questo accade nella disattenzione generale delle potenze occidentali, pochi hanno il coraggio di capire perché questo succede. Perché i cristiani e i cattolici, in particolare, di quei popoli vengano uccisi, le loro case e le loro chiese bruciate, e, a decine di migliaia costretti a emigrare, fuggendo, per salvarsi la vita? Vi faccio notare che quei cristiani e quei cattolici, sono marocchini, algerini, tunisini, libici, egiziani e siriani. Non sono europei o americani.

La ragione è abbastanza semplice perché ha un fondamento religioso, chiaro e identificabile, ed è contenuto nel Corano.

Premesso che per il Corano, parola di Allah e dio dei musulmani, i cristiani sono degli idolatri perché adorano tre dei: il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, e come tali considerati “infedeli” e bestemmiatori, vediamo quali espressioni l’Arcangelo Gabriele avrebbe dettato a Muhammad profeta dell’Islam:

Sura (4, 101): gli infedeli sono “gli inveterati nemici dei musulmani”;

Sura (9, 95): gli infedeli “arrestarli, assediarli e preparare imboscate in ogni dove”;

Sura (4, 88-91): gli infedeli “circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta”;

Sura (2, 193): gli infedeli “combatteteli finché l’Islam non regni sovrano”;

Sura (8, 12): gli infedeli “tagliate loro le mani e la punta delle loro dita”;

Sura (9, 123): “i musulmani devono far guerra agli infedeli che vivono intorno a loro”;

Sura (48, 29): i musulmani devono essere “brutali con gli infedeli”;

Sura (5, 33): chiunque combatta Allah o rinunci all’Islam per abbracciare un’altra religione deve essere “messo a morte o crocifisso o mani e piedi siano amputati da parti opposte”:

Hadith in Sahih (raccolta degli hadith)  di Al-Bukhari (9, 57): “Chiunque abiuri la sua religione islamica, uccidetelo”.

 

L’Ordine dei Francescani Minori che sono in Terra Santa da otto secoli, conta migliaia di frati martiri assassinati in odio alla religione cattolica.

Ora, dopo aver letto questi comandi di Allah ai suoi seguaci, provate a fare mente locale dove trovate nei Vangeli, che noi conosciamo, espressioni di quel tipo. Ecco perché, prima di parlare di Maria nel Vangelo e nel Corano,  è importante conoscere quali sono le basi teologiche della religione musulmana.

Ricordo in modo assolutamente forte e determinato che presupposto del dialogo è la conoscenza reciproca. Dove questa manchi o sia carente, qualunque percorso di avvicinamento tra le due religioni rimane un sogno infantile e come tale destinato a provocare bruschi risvegli.


Il nucleo essenziale della religione cattolica è il credere in un Dio uno e trino e nell’incarnazione del Verbo. Dio, assolutamente uno nella natura o essenza, è trino nelle persone (Padre, Figlio e Spirito Santo), uguali e distinte fra loro. La seconda persona della Trinità, il Figlio, si è incarnato nel seno di Maria Vergine, ha patito ed è stato crocifisso per la redenzione degli uomini, morti alla vita della grazia in conseguenza del peccato originale. È quindi risorto e asceso al Cielo, a testimonianza inconfutabile della sua divinità e del suo trionfo eterno sul peccato e sulla morte.

Gesù Cristo, nella concezione cattolica, è insieme vero Dio e vero Uomo. Il Corano, invece, pur parlando di Gesù con rispetto, ne respinge in modo categorico la divinità: «Certo, sono miscredenti coloro che dicono: “il Messia, figlio di Maria, è Dio”» (Cor. 5, 72). «I cristiani dicono: “Il Cristo è figlio di Dio”. Questo è ciò che dicono con la loro bocca, imitando ciò che dicevano i miscredenti che li hanno preceduti. Dio li maledica! Come sono fuorviati» (Cor. 9, 30-31). «I cristiani dicono che il Misericordioso si è preso un figlio. Rispondi loro: avete detto una cosa mostruosa! Non si addice al Misericordioso di prendere per sé un figlio, né di associare alcuno al suo regno» (Cor. 19, 91-93).

 

Ciò faceva dire a Giovanni Paolo II: «L’islamismo non è una religione di redenzione. Non vi è spazio in esso per la Croce e la Risurrezione. Viene menzionato Gesù, ma solo come profeta in preparazione dell’ultimo profeta, Maometto. È ricordata anche Maria, Sua Madre verginale, ma è completamente assente il dramma della redenzione. Perciò non soltanto la teologia, ma anche l’antropologia dell’Islam è molto distante da quella cristiana» (Giovanni Paolo II, in V. Messori, Varcare le soglie della speranza, Mondadori, 1995, p. 11).

La teologia musulmana non concepisce Dio come Essere personale, mancando nell’Islam lo stesso concetto di “persona” quale ente dotato di intelligenza e volontà. È assai significativo, a tale proposito, che tra i novantanove nomi di Dio del Corano manchi quello di Padre. Ciò è una conseguenza della negazione islamica della Trinità e dell’Incarnazione. Al concetto di Trinità è infatti strettamente connesso quello di persona, essendo il Dio trinitario un’unica sostanza in tre persone uguali e distinte, la seconda delle quali, il Verbo, si è incarnato ed è venuto ad abitare tra gli uomini. Nel Cristianesimo esiste, quindi, una intima relazione tra le creature e Dio. Nell’Islam, invece, non vi è partecipazione ontologica della creatura al Creatore; le creature sono un prodotto effimero della volontà divina.

Si dice che l’Islam abbia una grande venerazione nei confronti della Madonna. Se in alcuni passi del Corano si parla con rispetto di Maria, pur con errori e contraddizioni (la Madonna, infatti, viene presentata ora come figlia di Imran, padre di Mosè e di Aronne, ora come sorella di un altro Aronne, marito di Anna), Ella non trova nell’Islam una collocazione degna del suo rango.

Secondo la teologia cattolica, definita dal Concilio di Efeso: «Dio è veramente l’Emmanuele (cioè Dio con noi) e perciò la Santa Vergine è genitrice di Dio; ella infatti partorì il Verbo di Dio secondo la carne». Per contro, poiché i musulmani rifiutano la divinità di Gesù, conseguentemente non possono ammettere la maternità divina di Maria. Questa verità è negata nei versetti 34-36 della sura 19: «Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità di cui alcuni dubitano. Non si addice a Dio prendersi un figlio! Gloria a lui!». Gesù è detto “figlio di Maria” proprio per sottolineare che non è “figlio di Dio”; perciò, nel Corano, quando si parla di Gesù si aggiunge normalmente “figlio di Maria” (Isa ibn Maryam). Si legge sempre nel Corano: «Dicono: “il Clemente si è preso un figlio”. Dite una cosa mostruosa! Poco manca che si spacchino i cieli, si squarci la terra e crollino in frantumi i monti, per aver essi attribuito un figlio al Clemente! Non si addice al Clemente prendersi un figlio!» (Cor., 19, 88-92).

 

In conclusione, si può dire che unico è il Dio dei cristiani e dei musulmani? Non abbiamo la presunzione di esaurire in così poco spazio un tema di tale importanza. Lasciamo, pertanto, la risposta ad un noto intellettuale musulmano, Muhammad Hamidullah, non sospetto di fondamentalismo essendo vicino al cosiddetto movimento del dialogo interreligioso: «Dire ai musulmani che essi adorano lo stesso Dio dei cristiani – egli afferma - non è esatto, perché il Dio cristiano è trinitario e un musulmano non adora come Dio né Gesù né lo Spirito Santo» (in Carlo Gasbarri, Cattolicesimo ed Islam oggi, Città Nuova, p. 173).


Il dogma della Trinità è invece decisamente respinto dall’Islam. Si legge nel Corano: «Sono miscredenti quelli che dicono: in verità, Dio è un terzo di tre» (Cor. 5, 73); ed ancora «Egli, Dio, è uno! Dio, l’Eterno! Non generò né fu generato, e nessuno gli è pari!» (Cor. 112, 1-4).

La negazione, da parte dell’Islam, della generazione divina, ha come conseguenza la negazione della concezione della paternità divina. Dio, per i cristiani, è Padre. “Padre nostro che sei nei cieli”, recita la preghiera per antonomasia del Cristianesimo, insegnata direttamente da Gesù. Per l’Islam, al contrario, Dio non è vero padre degli uomini. Egli è troppo alto e inaccessibile perché la sua creatura si permetta di vedere in Lui un padre e di intrattenere con Lui una relazione di amore filiale.

È stato necessario fare questo percorso di approfondimento della teologia dell’Islam per chiarire in modo, mi auguro chiaro e definitivo, che il Dio del Cristianesimo  non ha gli stessi attributi del Dio dell’Islam, e che quando sentiamo affermare, anche in ambienti ecclesiali, che è lo stesso Dio siamo di fronte ad una affermazione blasfema e priva di fondamento per noi cristiani e anche per i musulmani.

 

 

LA PRESENZA DI MARIA NEL CORANO

SURA TERZA: DELLA FAMIGLIA DI IMRAN (33-37) E (42-47)

33. In verità, Allah ha eletto Adamo e Noè e la famiglia di Abramo e la famiglia di Imrân*, al di sopra del resto del creato,

*[“la famiglia di Imrân”, questo è il versetto da cui trae il nome la sura. La famiglia di Imrân è quella che discende dall'omonimo nipote di Levi, figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo. Imrân fu il padre di Aronne e Mosè e antenato di Mariam e Isa (pace su tutti loro)]

34. [in quanto] discendenti gli uni degli altri.

Allah è audiente, sapiente.

35. Quando la moglie di Imrân disse: “Mio Signore, ho consacrato a Te, e solo a Te, quello che è nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verità Tu sei Colui Che tutto ascolta e conosce!”.

36. Poi, dopo aver partorito, disse: “Mio Signore, ecco che ho partorito una femmina”: ma Allah sapeva meglio di lei quello che aveva partorito. “Il maschio non è certo simile alla femmina! L'ho chiamata Maria e pongo lei e la sua discendenza sotto la Tua protezione, contro Satana il lapidato.”

37. L'accolse il suo Signore di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita. L'affidò a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo presso di lei. Disse: “O Maria, da dove proviene questo?”. Disse: “Da parte di Allah”. In verità Allah dà a chi vuole senza contare.

42. E quando gli angeli dissero: “In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo.

43. O Maria, sii devota al tuo Signore, prosternati e inchinati con coloro che si inchinano”.

44. Ti riveliamo cose del mondo invisibile, perché tu non eri* con loro quando gettarono i loro calami* per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria e non eri presente quando disputavano tra loro.

*[“non eri…”: Muhammad]

*[“quando gettarono i loro calami”: una tradizione racconta che ben ventisette notabili della tribù di Maria ambivano il privilegio di occuparsi di lei. Per decidere gettarono i loro calami nel fiume Giordano: rimase a galla solo quello di Zaccaria mentre gli altri andarono a fondo. Fu così che Maria gli fu affidata]

45. Quando gli angeli dissero: “O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente*: il suo nome è il Messia*, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'Altro, uno dei più vicini.

*[“una Parola da Lui proveniente”: come già nel vers. 39, questa espressione si riferisce a Gesù (pace su di lui). Il termine arabo che traduciamo (“parola”), è “kalima”.]

*[“Messia”: in arabo “Masîh_”, l'Unto, uno dei nomi tradizionali di Gesù, ha il senso di “purificato”, “investito” di una particolare autorità spirituale]

46. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”.

47. Ella disse: “Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?”. Disse: “È così che Allah crea ciò che vuole: "quando decide una cosa dice solo Sii", ed essa è.

 

SURA DICIANNOVVESIMA: DI MARYAM (16-35)

16. Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente.

17. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito* che assunse le sembianze di un uomo perfetto.

*[“il Nostro Spirito”: l'angelo Gabriele (pace su di lui)]

18. Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!”.

19. Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”.

20. Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”.

21. Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: "Ciò è facile per Me... Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita"”.

22. Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano.

23. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: “Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!”.

24. Fu chiamata da sotto: “Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi;

25. scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi.

26. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di': "Ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno"”.

27. Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: “O Maria, hai commesso un abominio!

28. O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio, né tua madre una libertina”.

29. Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: “Come potremmo parlare con un infante nella culla?”,

30. [Ma Gesù] disse: “In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta.

31. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finché avrò vita,

32. e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento, né miserabile.

33. Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita”.

34. Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi dubitano.

35. Non si addice ad Allah prendersi un figlio. Gloria a Lui! Quando decide qualcosa dice: “Sii!” ed essa è.

CONCLUSIONE.

In Libano da due anni a questa parte il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, è stato proclamato festa nazionale. Il Comitato Islamo-Cristiano è riuscito, nonostante gli ostacoli posti da alcune autorità religiose islamiche, a far adottare dal governo una decisione di straordinario impatto comunicativo per lo sviluppo del dialogo tra le religioni. Ancora una volta la Santa Vergine Maria ha compiuto il miracolo di amore per tutta l’umanità. Il Libano dimostra ancora una volta di essere, più che un paese, un messaggio.

 

 

SPUNTO DI RIFLESSIONE SU DI UNA STORIA VISSUTA.

 

I FRANCESCANI E IL DIALOGO CON L’ISLAM.  (Articolo pubblicato su Eco Commissariato Triveneto di Terra Santa ANNO 2010)

 

Alcuni mesi fa è uscito un libro molto interessante sul tema del dialogo tra le due grandi religioni monoteistiche: il Cristianesimo e l’Islam. Si tratta di una riedizione di un testo già pubblicato nel 1998 e, ora, aggiornato alla luce dei drammatici eventi scatenati dal fondamentalismo islamista.

Autore è un famoso frate minore: padre Giulio Basetti Sani, profondo conoscitore dell’Islam. Padre Giulio, nato a Firenze nel 1912, frate minore dal 1928, si licenzia in Studi ecclesiastici orientali e in Teologia e Filosofia, per poi fare il docente in vari istituti universitari, ecclesiastici e laici, in tutto il mondo: presso l’Istituto Cattolico di Parigi, il Pontificio Istituto Orientale di Roma, l’Istituto di Studi Islamici di Montreal, ed altri ancora. È stato allievo del più noto studioso di Islam, Louis Massignon. Ha scritto numerosi libri sul rapporto tra Cristianesimo e Islam a partire dal famoso “San Francesco e l’Islam”. In poche parole, la sua è stata una vita coraggiosa spesa a favorire il dialogo tra queste due grandi religioni, dialogo oggi quanto mai necessario e urgente  a causa del prevalere dell’ideologia islamista all’interno del mondo musulmano, sia in Italia come nel resto del pianeta.

Il titolo di questa nuova edizione è: “Musulmano e Cristiano”, coautore per l’aggiornamento è Matteo Verderio, editore Ancora, anno 2005, € 11,00.

La storia narrata da padre Giulio è un fatto storico avvenuto nel secolo scorso in Francia, ed ha la caratteristica della biografia di un personaggio quanto mai singolare. Si tratta di Abd el Jalil, nato a Fez in Marocco nel 1904 e morto a Parigi nel 1979.

La vita di questo personaggio è di quelle destinate non solo ad essere ricordata, ma a lanciare lampi di riflessione e sfide profetiche per il nostro futuro.

Brillante studente marocchino avviato a una promettente carriera di studioso, quest’uomo è diventato alla fine, trait d’union tra i due mondi, quello musulmano e quello cristiano, mostrando come la “conoscenza interiore” di ciascuna delle due fedi apra quasi necessariamente all’altra.

Nel Marocco, tra cristiani e musulmani, corre, invece, una “barriera di odio e di ignoranza”: per i cristiani l’Islam è solo un’eresia da combattere, per i musulmani il Cristianesimo è solo uno strumento per la colonizzazione.

Condividendo questo atteggiamento Abd el Jalil avverte l’esigenza di conoscere meglio la religione nemica, per combatterla, e si iscrive così alla Facoltà di Teologia di Parigi. Mano a mano che gli studi progrediscono l’ostilità diventa curiosità e poi passione, il Cristianesimo gli si rivela come invito alla misericordia, “legge per piacere a Dio”, strada per essere un vero muslim (colui che è sottomesso).

Un ostacolo però gli impedisce di entrare nella Chiesa: farsi cristiano significa rinnegare il profeta Maometto, che per primo lo ha condotto a Dio. Chiede allora aiuto, e trova udienza dal Papa Pio XI che gli scioglie la contraddizione: il Vangelo comanda l’amore per ciascun  fratello, dunque incoraggia, non si oppone al legame col primo maestro. A questo punto Abd el Jalil si fa battezzare e Pio XI  inventa per lui il nome di Giovanni-Maometto, che esprime insieme la sua duplice fedeltà a Cristo e al Profeta.

Subito dopo Giovanni-Maometto entra nell’Ordine Francescano Secolare e comincia a lavorare alla sua nuova missione: testimoniare l’Islam nella Chiesa e promuovere il dialogo tra musulmani e cristiani.

Il libro, attraverso il racconto delle difficoltà incontrate e delle conquiste fatte, l’analisi degli scritti e la ricostruzione dei ragionamenti del giovane marocchino, fa emergere la novità, l’attualità del suo metodo, e cioè, testimonianza e dialogo non nascono dal proselitismo, ma da una profonda conoscenza della fede altrui, che necessariamente converte all’amore, unica vocazione di ogni vera religione.

Se i musulmani scopriranno l’interiorità del Cristianesimo percorreranno a ritroso, come ha fatto Giovanni-Maometto, il cammino che li ha condotti all’odio verso i cristiani. Se i cristiani torneranno consapevoli della propria vocazione all’amore, inevitabilmente guarderanno ai musulmani, secondo l’indicazione di san Francesco, di cui Giovanni-Maometto ha vestito l’abito, come ad “amici veri che dobbiamo amare”.

Ecco, questa è la sfida vera che viene lanciata da questo padre francescano morto a Fiesole nel 2001: riusciranno i musulmani ad accettare di conoscere il Vangelo? Strada impervia. Sarà dura. Infatti, mentre per i cristiani è facile studiare il Corano, non esistono impedimenti né divieti, per i musulmani, fedeli alla loro tradizione, alla Sunna, esiste il divieto assoluto di procedere alla conoscenza delle altre religioni, in particolare del Cristianesimo, perché nel Corano è detto chiaramente che i seguaci della Trinità sono dei blasfemi infedeli.

Però, i cristiani sanno che ciò che per loro è impossibile, è possibile a Dio. Come? Pregando e digiunando per la conversione dei cuori: i nostri e quelli degli altri.

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA.

“Il Corano”, a cura di Alessandro Bausani, Ed. Biblioteca Universale Rizzoli, 2001

 

“Islam. Il Corano”, a cura di Federico Peirone, 2 voll., collana “Le grandi religioni”, Ed. Mondadori, Milano 2007.

 

Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa: “Dignitatis Humanae”. Concilio Vaticano 2°.

Maxim Rodinson : « Maometto ». Einaudi Tascabili, nuova edizione , Torino, 1995.

Franco Cardini: “Noi e l’Islam. Un incontro possibile?”  Ed. Laterza, coll. Il Nocciolo. Bari 2001.

Irshad Manji: “Quando abbiamo smesso di pensare? Un’islamica di fronte ai problemi dell’Islam”. Guanda Editore, Prma 2004.

Nasr Hâmid Abû Zayd: “Una vita con l’Islam”, a cura di Navid Kermani. Edizioni il Mulino – Intersezioni, Bologna 2004.

Stefano Nitoglia: “L’Islam com’è”, edizioni Il Minotauro, 2002.

Vladimir Solovev: “I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo”, Casa Editrice Marietti, Genova-Milano 2005.

Jean-Mohammed Abd el Jalil: “Testimone del Corano e del Vangelo”, Jaka Book, Milano 2006.

Giulio Basetti Sani – Matteo Verderio: “Musulmano e Cristiano”, Editore Ancora, Milano 2005.

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