Domenica, Novembre 27, 2022
Gianfranco Trabuio

Gianfranco Trabuio

Martedì, 15 Marzo 2016 20:56

RIFLESSIONE SULLA PREGHIERA

 

Pubblico il presente articolo come gesto di ringraziamento alla Madre Superiora per essere stato invitato a parlare alle monache del Monastero della Visitazione di Treviso sul tema della preghiera. Mi auguro che le riflessioni riportate possano essere di giovamento per le persone che sono desiderose di capirci qualcosa di più su questo tema di grande attualità, proprio in questo anno giubilare.

Questa nota si articola in almeno tre parti, la prima di natura scientifica che ha come scopo quello di spiegare i meccanismi di funzionamento del nostro cervello e dei sistemi neuronali coinvolti, la seconda più propriamente mistica riguarda la relazione con la Divinità e infine la terza si concretizza nell’illustrare un esempio preso dalla testimonianza di una santa ritenuta dagli esperti una maestra di questa disciplina mistica.


PRIMA PARTE.
Lo sviluppo delle neuroscienze negli ultimi decenni ha consentito di mettere in luce le modalità di funzionamento dei nostri sistemi neurali. E' noto che il nostro corpo è composto da miliardi di cellule ognuna delle quali è una piccola centrale biochimica ed elettrica, è anche noto che ogni sorgente di elettricità genera anche onde elettromagnetiche. Per esemplificare tutti noi abbiamo conoscenza di come si analizza il comportamento del cervello, del cuore e dei muscoli. L’ingegneria biomedica ha realizzato apparecchiature sempre più sofisticate per studiare mediante elettroencefalogramma, elettrocardiogramma e elettromiografia il funzionamento degli organi analizzati.
Le scoperte della Fisica quantistica hanno consentito di andare oltre l’analisi dei semplici tracciati per esplorare addirittura gli effetti del pensiero sulla realtà fisica e non solo. Il nostro cervello fatto di miliardi di neuroni tutti dotati di carica elettrica ed emettenti onde elettromagnetiche, è la centrale dei processi comunicativi che avvengono a livello fisiologico dentro al nostro corpo, ma non solo, anche a livello di comunicazione del pensiero al mondo circostante, dal momento che il pensiero non è altro che una elaborazione prodotta dai nostri neuroni.
Ma c’è dell’altro, in questo contesto, ancora più affascinante. Scoperte recenti hanno messo in evidenza che il muscolo cardiaco ha un suo sistema neuronale in diretta connessione con quello cerebrale. Anzi, è stato dimostrato che il campo toroidale (circolare attorno all’organo) del cuore è molto più potente di quello cerebrale.
Gli scienziati dell’HeartMath dell’Università americana di Stanford, hanno fatto una scoperta forse ancora più grande riguardo al cuore. Hanno dimostrato che il cuore umano genera il campo energetico più ampio e potente di tutti quelli generati da qualsiasi altro organo del corpo, compreso il cervello all’interno del cranio. Hanno scoperto che questo campo elettromagnetico ha un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai tre metri, con l’asse centrato nel cuore. La sua forma ricorda quella acciambellata di una toroide, forma spesso considerata la più unica e primaria dell’universo.

cuore incorrotto di san francesco di sales

Reliquiario contenente il cuore incorrotto di San Francesco di Sales, fondatore delle Visitandine, e custodito nella chiesa del Monastero della Visitazione a Treviso

Il cuore genera il più ampio campo elettromagnetico del corpo
I campi elettromagnetici generati dal cuore permeano ogni cellula e possono agire come un segnale sincronizzatore per il corpo in maniera analoga all’informazione portata dalle onde radio. L’evidenza sperimentale dimostra che questa energia non solo è trasmessa internamente al cervello ma è anche recepibile da altri che si trovino nel suo raggio di comunicazione. Il cuore genera il più ampio campo elettromagnetico del corpo. Il campo elettrico come viene misurato dell’elettrocardiogramma(ECG) è all’incirca 60 volte più grande in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali registrate da un elettroencefalogramma (EEG). La componente magnetica del campo del cuore, che è all’incirca 5000 volte più potente di quella prodotta dal cervello, non è impedita dai tessuti e può essere misurata a diversi metri di distanza dal corpo con uno Strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID) basato su magnetometri. E’ stato anche rilevato che le chiare modalità ritmiche nella variabilità della cadenza del battito cardiaco sono distintamente alterate dall’esperienza di differenti emozioni. Questi cambiamenti nelle onde elettromagnetiche, nella pressione sanguigna e in quella sonora, prodotti dall’attività del ritmo cardiaco sono percepite da ogni cellula del corpo a ulteriore supporto del ruolo del cuore quale globale e interno segnale di sincronizzazione.

Ora, partendo dalle acquisizioni scientifiche sul funzionamento del nostro cervello e sulle scoperte della capacità del pensiero di influenzare gli eventi interni al corpo umano, e non solo, ma anche quelli esterni, possiamo fare alcune riflessioni sul significato della preghiera e della sua efficacia riguardo alle intenzioni per le quali, rivolgendoci alla Divinità, noi preghiamo.
Esperimenti su queste modalità di preghiera, soprattutto comunitaria, dove più persone si trovano per pregare Dio secondo quella certa intenzione, sono stati realizzati in particolare nei gruppi del Movimento ecclesiale del Rinnovamento Carismatico Cattolico e da quello del Rinnovamento nello Spirito Santo. I risultati sono stati evidenti e riportati come testimonianza nei loro Convegni: la preghiera influisce sugli eventi per i quali si prega.
Quale significato dare a questi risultati? Qui entriamo in un ambito fecondo di sviluppi straordinari sull’efficacia della preghiera, entriamo in un contesto dove entrano in gioco l’anima che ogni persona ha ricevuto da Dio creatore e Dio stesso. Significa che noi siamo in grado di comunicare con la Divinità e come siamo in grado di farlo con Lui, siamo in grado di farlo anche con la Madonna, con san Giuseppe e con tutti i santi della storia. Generazioni di mistiche e mistici testimoniano nelle loro biografie queste esperienze straordinarie di comunicazione tra l’anima della persona e le anime residenti in Paradiso nella visione beatifica del Creatore.
La scienza ha reso visibili e comprensibili le esperienze di generazioni di santi che hanno lasciato scritto quanto avevano sperimentato nella preghiera.

Seguendo questa pista di lavoro e di ricerca riporto, ora, una testimonianza che un monaco mi ha rilasciato tempo fa quando andai ad intervistarlo su questo argomento.

“Credo che quando noi parliamo della preghiera dobbiamo parlare meno di onde cerebrali e più di anima. Cioè della dimensione profonda che è essa stessa forza, è essa stessa energia, l'anima, è per sua natura. Mentre le onde cerebrali sono prodotte dal cervello l'anima non è prodotta, l'anima c'è.

E quindi quando noi preghiamo nel profondo del nostro cuore è l'anima che prega, e prega in forza di un dono che la rende viva nello Spirito, lo Spirito del Signore. Se tu vuoi intercedere, supplicare, chiedere perdono, è importante che tu lo faccia all’interno di te stesso, quindi' nella tua anima, non tanto nel pensiero, il pensiero può essere uno strumento che rivolge che indirizza la .tua anima, il pensiero della tua volontà, ma la preghiera deve essere espressione dell'interiorità, quindi del cuore. Più che del cervello o della mente, del cuore.
Molto spesso quando noi preghiamo non ci rendiamo conto dell’azione della preghiera, perché l'azione della preghiera sovrasta la nostra consapevolezza e sovrasta a volte anche le nostre intenzioni, quindi, pregare anzitutto facendo unità interiore, cioè calandoci dentro la nostra anima.
È per questo che Gesù raccomanda che quando vogliamo pregare, anzitutto, di entrare nel profondo nell'intimo del nostro cuore, nel segreto, lì nel segreto Dio è presente e nel segreto Dio si fa come dono.
Nel vangelo di Matteo. Quando Gesù, insegna ai suoi a pregare invita proprio a non farlo nelle piazze per essere visti e quindi con l'intenzione che nulla ha a che vedere con l'azione della preghiera, ma di entrare nel proprio segreto, nella stanza interiore.
E dice 'che il PADRE vede, e il Padre dona la sua ricompensa, o meglio, fa il suo dono, e il dono del Padre è sempre il Figlio, per cui entrare nell'intimo del nostro cuore restare, dimorare nel nostro cuore significa accogliere il dono di Cristo, presente in noi nel suo Spirito, e nella presenza dello Spirito che diventa orazione efficace, grido che il Signore ascolta, ed è nello Spirito che noi intercediamo, supplichiamo, offriamo, ringraziamo, lodiamo.
A me sembra che questo sia un primo grosso dettaglio o sottolineatura, relativamente alla preghiera. Io credo sia molto importante che quando noi decidiamo di pregare, possiamo fare precedere la preghiera da un momento di silenzio, di raccoglimento, in modo da rimetterci in sintonia con la nostra anima, mentre tante volte noi entriamo nella preghiera rimanendone fuori, perché la nostra mente è legata, aderisce alle preoccupazioni del mondo, non alla fede e alla
certezza del Signore, ma alle preoccupazioni del mondo, possiamo dire anche alle preoccupazioni dell'io, tutto ciò che è mortale e che non è sotto il nostro potere perché tutto è in potere di Dio.

Lasciare dunque ogni legame con ciò che non ha valore, non ha potere, e entrare nell'intimo, sciogliendo questi legami che ci mantengono al di fuori di noi stessi e invocare la misericordia del Signore affinché ci conduca passo dopo passo dentro la nostra stanza interiore, sciogliendo ogni ormeggio che ci lega a un molo che ci impedisce di salpare verso l'orizzonte, verso la luce, verso
l'infinito. Quindi credo che volendo pregare per sé ma anche per gli altri, sia fondamentale anzitutto fare silenzio e compiere questo primo percorso che va dalla esteriorità alla interiorità, e questo è il passaggio della prima soglia verso la preghiera: dalla esteriorità alla interiorità.
Il secondo passaggio è sentire nel proprio cuore la presenza della pace. Nel percorso interiore, superata la prima soglia dalla esteriorità alla interiorità, noi continuiamo a incontrare delle difficoltà. Sono le difficoltà legate alle memorie, ai ricordi, alle paure, alle inquietudini che turbano il nostro percorso verso l'interiorità, c'è bisogno quindi di un momento nella interiorità, di
purificazione, di lasciare andare anche gli ostacoli, gli impedimenti, i legami, dovuti alla memoria passata, recente, remota, e attraversarla senza paura, senza combatterla ma lasciare che sia, guardarla con sempre crescente serenità e proseguire.
Arriviamo a un certo punto in cui qualcuno ci prende per mano e ci conduce verso la pace, la pace interiore, la pace profonda, e lì nel luogo della pace allora possiamo incominciare ad aprire il nostro cuore e a presentare a Dio la nostra preghiera, per noi per gli altri, per chiunque”.

ESTASI DI SANTA TERESA DI AVILA DEL BERNINI

L'estasi di Santa Teresa d'Avila scolpita da Gian Lorenzo Bernini nella Chiesa, dei Carmelitani Scalzi, dedicata a Santa Maria delle Vittorie in via XX Settembre a Roma, 

SECONDA PARTE.
Vorrei iniziare questa seconda parte sulla preghiera partendo da uno degli esempi più forti narrati nei Vangeli: l’orazione di Gesù nell’orto del Getsemani dopo l’ultima cena.
Partendo dal concetto di Dio Amore infinito, egli ci ha insegnato ad avvicinarsi a Lui con l’orazione, che può avere diversi modi di esprimersi: invocazione, intercessione, lode, ringraziamento, devozione e infine abbandono a Colui che cerca un dialogo con noi perché viviamo e esistiamo dentro di Lui.
La preghiera può essere recitata, libera o cantata.
La preghiera è presente in tutte le religioni e, tra le preghiere più belle ricordiamo i salmi dell’Antico Testamento, che raccontano tutta la storia di un popolo.
Le varie forme di preghiera nella nostra religione cattolica potrebbero essere:
• la lectio divina, preghiera che parte dalla Sacra scrittura per aprirsi al colloquio personale con Dio;
• il Rosario, preghiera completa perché riassume in una sintesi straordinaria tutta la storia della salvezza. In tutte le apparizioni la Santa Vergine Maria ha raccomandato la recita del Santo Rosario;
• il culto delle immagini per aiutarci nella concentrazione ispirandoci alla vita di quel Santo;
• la Via Crucis, pensata e istituita da san Leonardo di Porto Maurizio, frate francescano minore.
Ma come si può pregare e come si fa a pregare?
Innanzitutto si fa il segno di croce riandando immediatamente al mistero fondante della nostra religione cattolica che è la Santa Trinità. Poi ci si mette in una posizione corporale dignitosa, possibilmente si chiudono gli occhi, in un luogo staccato dal quotidiano e senza rumori.
Dio ci parla solo nel silenzio, ma non aspettiamoci che Lui parli a noi, saremo noi a metterci in confidenza con Lui e si vedrà che la nostra anima non rimarrà insensibile a questo contatto. Invochiamo lo Spirito di fuoco che infiamma tutta la nostra anima per un migliore contatto con Lui.
Possiamo vivere senza la preghiera?
È per questo che Gesù ci ha insegnato su richiesta degli apostoli l’antica orazione del Padre Nostro, (Luca 11,1: Gesù insegnaci a pregare). Se si osserva, in questa preghiera, prima lodiamo Dio, poi ci abbandoniamo a Lui nella richiesta del suo sostegno (dacci oggi il nostro pane quotidiano), nella richiesta del perdono dei peccati (rimetti a noi i nostri debiti), nella richiesta di salvezza (liberaci dal male e non farci cadere in tentazione).
Ma tante altre volte Gesù ha dato l’esempio con l’orazione personale, staccandosi dal gruppo e, nel silenzio, dialogare col Padre. Grande insegnamento.
La preghiera che ha colpito tutti di Gesù nel Getsemani prima del tradimento di Giuda, è stata tra le più sofferte, perché si è vista l’umanità nel respingere il calice più amaro, ma anche la carità di Gesù nell’accettare la volontà del Padre.
E poi, la sintesi più alta quando dalla croce chiede al Padre di perdonare lo scempio che gli stanno facendo i suoi concittadini e fratelli di fede insieme ai romani.
Perciò gli spunti sono tanti, ma si potrebbe concludere con la maestra della preghiera: Santa Teresa d’Avila.
Pregare è lasciar parlare il proprio cuore a Dio con slancio sulle ali del desiderio e sostenuto dall’amore.
Svuotiamoci di tutte le rabbie e le preoccupazioni deponendole ai suoi piedi prima di mettersi in intima preghiera con Dio.
Non posso fingere con Dio e Lui non può tradirmi.

TERZA PARTE.
Concludiamo questa riflessione con la testimonianza di una cantante moderna, Giuni Russo, morta di tumore nel 2004, la quale negli ultimi anni della sua vita si era dedicata alla frequentazione delle monache Carmelitane Scalze di Milano, e qui aveva maturata la sua conversione, profonda e straordinaria. Giuni ha scritto e cantato canzoni ispirate da Santa Teresa d’Avila. L’anno scorso nella ricorrenza dei 500 anni della nascita della Santa, le suore Carmelitane Scalze di Milano hanno pubblicato un CD con le canzoni composte da Giuni e da un poeta, cantate dalla stessa dopo la sua conversione: "Giuni Russo - LasMoradas- Live". Finalmente il Cd in versione integrale il memorabile concerto nella Basilica di S. Lorenzo Maggiore a Milano. Il Cd è dedicato a Papa Francesco in occasione del 500 anniversario di S. Teresa d'Avila."Giuni Russo carmelitana d'amore, incontro con Santa Teresa d'Avila"!

Giuni, “carmelitana d’amore”, ha voluto essere sepolta nel cimitero delle Carmelitane Scalze di Milano.

GIUNI RUSSO 

Giuni Russo durante uno degli ultimi concerti, alcune liriche le ha composte con Franco Battiato

Mi piace concludere così questa riflessione sulla preghiera, ricordando Santa Teresa, riformatrice dell’Ordine Carmelitano, e questa nostra artista contemporanea che dalla Santa è stata convertita.

NADA TE TURBE DI SANTA TERESA D’AVILA
Nada te turbe, nada te espante,
quien à Dios tiene, nada le falta,
solo Dios basta.

Todo se pasa, Dios no se muda,
la paciencia, todo lo alcanza.

Todo se pasa, todo se muda,
la paciencia, todo lo alcanza.

Nada te turbe, nada te espante,
quien à Dios tiene, nada le falta,
solo Dios basta.

Nada te turbe, nada te espante,
quien a Dios tiene, Dios basta.

Nada te turbe, nada te espante,
solo Dios, solo Dios basta.

 

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
a chi ha Dio, nulla manca,
Dio solo basta.

Tutto passa, Dio non cambia,
la pazienza, tutto realizza.

Tutto passa, tutto cambia,
la pazienza, tutto realizza.

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
a chi ha Dio, nulla manca,
Dio solo basta.

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
a chi ha Dio, Dio basta.

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
solo Dio, solo Dio basta.

Di seguito il testo di: MORO PERCHE' NON MORO

Vivo ma in me non vivo
E’ il bene che dopo morte imploro
Che mi sento morire
Morire perché non moro
E più in me non vivo
Vivo nel tuo immenso amore
Mi vuole mi struggo ogni ora per intenso ardore
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
E più in me non vivo
Moro perché non moro
Non mi tradire fortissimo amore che imploro
Moro perché non moro
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
Quanto è mai lunga all’esule
Quest’affannosa vita
Quanto mai duri i vincoli
Che m’hanno ormai sfinita
Per quello che ho nell’anima
Che posso fare, o vita
Se non te stessa perdere
E andare in lui smarrita
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
E più in me non vivo
Moro perché non moro
Non mi tradire fortissimo amore che imploro
Moro perché non moro
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
E più in me non vivo
Moro
No me traiciones fuertìsimo amor que imploro
Que me siento morir
Morir porque no muero
Por lo que el alma Qué puedo hacer o vida
Si no a ti misma perder Y andar en él perdida
E più in me non vivo
Moro
Y andar en él perdida
Muero porque no muero
Si no a ti misma perder
Y andar en él perdida
Y andar en él perdida

TREVISO, Monastero della Visitazione, 12 marzo 2016


- Da una palafitta a due piani a un edificio a tre piani... con ascensore -

PREMESSA.

Questo articolo, piuttosto lungo e denso di concetti e di strategie, è il condensato di uno studio fatto a più menti su un'ipotesi di Economia Cristiana che è stato di recente pubblicato e presentato in diverse sedi istituzionali provocando molto interesse. Si tratta di passare dalle analisi più sofisticate e inconcludenti ad azioni concrete nel più sano spirito veneto, quello che ha portato il Beato Giuseppe Toniolo a dare concretezza alle indicazioni di una enciclica papale: la Rerum Novarum di papa Leone XIII, 125 anni orsono.

Siamo pronti, noi di World Lab, ad aiutare Papa Francesco per una nuova enciclica e a metterci in campo per realizzare quanto troverete in questo articolo. Le riforme sono sempre nate dal basso, dalla sana esperienza di chi non ha avuto paura di rischiare.

L'allegoria

In letteratura è frequente l'uso di allegorie o metafore (denominate parabole, nel Vangelo) in quanto, se azzeccate, possono rivelarsi uno strumento di comunicazione particolarmente efficace, cioè in grado di trasmettere, con poche e semplici parole ma in modo chiaro e oltretutto facile da memorizzare, concetti relativamente complessi ad una audience anche ampiamente diversificata.
In questa breve nota viene utilizzata, con questo spirito, una metafora di carattere “edilizio” per trattare, appunto, un tema estremamente complesso, su cui risulterebbe particolarmente arduo discettare utilmente e senza ambiguità in poche righe, quale quello del legame fra le tre componenti, materiale, etica e spirituale della società, e questo con particolare riferimento al mondo cristianizzato.
Secondo tale metafora, non certo esente da una cruda quanto necessaria semplificazione, ogni società risulta dotata di un suo edificio virtuale dove è idealmente insediata, e che si potrebbe definire, con una sola parola, la sua cultura.
Trattasi di un edificio a tre piani, ognuno dei quali ospita i valori specifici su cui ogni società si regge, in cui al piano terra si situano quelli relativi agli aspetti tipicamente materiali o economici, mentre ai piani superiori si incontrano, salendo, dapprima quelli riguardanti le relazioni sociali e per ultimi quelli relativi al rapporto fra gli uomini e la sfera trascendente o divina.
Va da sé che i valori che caratterizzano i diversi piani, pur potendo differire da una società all'altra saranno, in ogni società data, internamente coerenti.
L'esistenza di questo edificio virtuale non impedisce, ovviamente, che i cittadini, nella realtà, si comportino in contrasto con i principi di un livello o l'altro vivendo in maniera incoerente e contraddittoria sia sul piano individuale che, talvolta, collettivo.
Come emerge dal sottotitolo, fra le varie tipologie di società quelle che, pur nella loro grande diversità, si sono formate sui principi Cristiani, vengono qui immaginate come dotate di un edificio, privo di piano terra, che si presenta pertanto come una sorta di palafitta a due piani.
Tale palafitta, restando nella nostra metafora, risulta altresì caratterizzata dal fatto che, mentre il secondo ed ultimo piano resta riservato, come idealmente immaginato, all'ambito spirituale, nel primo piano, assieme agli aspetti sociali convivono anche alcuni importanti principi attinenti alla sfera economica.
Il lettore, ricorrendo alla stessa metafora, può divertirsi ad immaginare come si possano configurare analoghi edifici a tre livelli propri ad altre società, forgiate da ideologie o da altre religioni, atee o teiste.
E' cosi che, ad esempio, l'edificio di una società Comunista potrà apparire, nell'immaginazione dei più, come un edificio dove tutto è ammassato al piano terra mentre i due piani superiori, privi di muri, mostrano la nuda ossatura.
L'edificio di una società Buddista potrà apparire anch'esso, come l'edificio Cristiano, a forma di palafitta, con la significativa differenza rispetto a questo, che tutti i valori sono situati al primo piano, cosicché anche il piano superiore, come il piano terra, rimane vuoto e spazzato dai venti.
Il lettore potrà scoprire infine che il solo edificio completo, ad oggi, è quello relativo alle società Islamiche, un edificio progettato una quindicina di secoli fa e che, malgrado la sua opinabile vivibilità, tuttora sembra reggere la sfida del tempo.
Oltre a ciò, il lettore potrà scoprire altresì che fra gli edifici menzionati, gli unici due a non assumere la foggia di una palafitta sono quello Comunista e quello Islamico, rispettivamente un'ideologia ed una religione monoteista dotate entrambe di una propria Economia, intesa come Sistema economico dove i ruoli dei singoli attori sono assai ben delineati, seppur molto diversi da un Sistema all'altro (basti pensare che nel Sistema Islamico la metà della popolazione attiva, quella femminile nella fattispecie, è impegnata nell'auto-produzione domestica di gran parte dei beni e servizi di consumo famigliare corrente i quali rimangono così al di fuori dell'ambito di azione del Mercato, mentre nel Sistema Comunista il Mercato è totalmente estromesso e tutto è prodotto dallo Stato cosicché l'insieme della popolazione attiva è trasformato, volente o nolente, in dipendente statale).
In altri termini, nessun'altra ideologia o religione, al di fuori delle due appena menzionate è dotata di un Sistema economico proprio, cioè coerente con i valori situati ai piani superiori del proprio edificio virtuale.
Un ultimo interessante esercizio consentito dalla nostra metafora al lettore, inserito, in un qualche modo, nel contesto di una Economia capitalista che ormai si è imposta su scala planetaria, consiste nel cercare di immaginare quali principi si possano coerentemente situare nei piani superiori dell'ipotetico edificio avente al piano terra una tale Economia visibilmente orientata alla distruzione in tempi brevi dell'intero ecosistema.
Sicuramente in un tale esercizio, il lettore si troverà immerso nell'orrore.
E la cosa si aggraverà ulteriormente se l'esercizio dovesse spingersi fino all'individuazione dell'Architetto a cui un tale edificio di valori si può verosimilmente far risalire.

L'economia in ambito Cattolico, fra allegoria e realtà

Fuor di metafora, e con riferimento specifico alla Chiesa cattolica, è un fatto che essa, fin dai primi secoli, ha cominciato ad elaborare la sua Dottrina, la quale, tenendo costantemente presente il legame fra l'uomo e Dio, non ha mancato di includere anche qualche aspetto etico figurante nel Vangelo, ma anche alcune posizioni di natura prettamente economica (riguardanti, ad esempio, la moneta, l'interesse sui prestiti, il commercio, il profitto e così via) , reputate coerenti con i precedenti in virtù della qualificata ed autorevole interpretazione dei testi sacri attribuita ai Padri della Chiesa che le hanno elaborate ed espresse.
Questa lunga opera, mai cessata nel corso dei secoli, ha permesso di selezionare e raccogliere un grande volume di materiale sicuramente prezioso per una eventuale iniziativa a venire, tesa all'edificazione di un edificio dottrinale completo e articolato, secondo la nostra metafora, su tre distinti piani.
I primi segni di una tale iniziativa si sono effettivamente manifestati sul finire dell'Ottocento.
In effetti, a seguito dei rapidi mutamenti sociali provocati dalla nascente rivoluzione industriale (fenomeno di una portata tale che, per fare il paio nell'intera Storia dell'Umanità, occorre risalire, secondo il noto economista L. Pasinetti, nientemeno che all'avvento dell'agricoltura) (1), nonché a seguito dei fermenti ideologici che cominciavano a germogliare in un tale contesto, la Chiesa, con l'Enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum (Maggio 1891), ha dato avvio ad un riordino del primo piano dell'edificio Cattolico mettendo in particolare evidenza gli aspetti di più immediata rilevanza economica.
Ai detti elementi prettamente economici se ne sono poi aggiunti, sulla scia dell'iniziativa intrapresa da Leone XIII, molti altri, alcuni dei quali di grandissima importanza, a seguito di nove successive Encicliche: la Quadragesimus annus di Pio XI (1931) la quale, infrangendo un tabù, ha messo addirittura il dito su una delle principali cause dell'attuale deriva economica su scala mondiale consistente nella concentrazione in poche mani del controllo della moneta (2), la Mater et Magistra e la Pacem in Terris, di Giovanni XXIII (1961 e 1963), la Populorum Progressio e l'Octogesima Adveniens di Paolo VI (1967, 1971), la Laborem Exercens, la Sollicitudo Rei Socialis e la Centesimus Annus, di Giovanni Paolo II (1981, 1987) e la Caritas in Veritate, di Benedetto XVI (2009).
Nel loro insieme, tuttavia, questi elementi non sono stati reputati sufficienti alla formulazione di una vera e propria Dottrina Economica della Chiesa (DEC), costituita da un preciso Sistema economico e dalle relative Prassi in grado di dargli forma e di conservarne la struttura, e quindi sono rimasti incorporati nella sua Dottrina Sociale.
Gli architetti dell'edificio dottrinale Cattolico hanno insomma preferito lasciar provvisoriamente libero il piano terra, conferendo all'edificio la foggia di una palafitta.

Cosa che, del resto, hanno dovuto fare, e forse a maggior ragione, anche gli architetti degli edifici propri ad altre religioni.
Purtroppo ciò fa sì che fra i nudi pilastri delle numerose palafitte si possano insediare abusivamente, cosa che effettivamente accade, Sistemi economici che prendono forma in modo spontaneo, secondo le leggi della giungla, e che perciò risultano totalmente avulsi rispetto ai principi rivelati o sapientemente elaborati, situati ai piani superiori, con risultati non sempre desiderabili e spesso manifestamente indesiderati.
Al punto che, nel caso limite delle società Cristianizzate, il Sistema economico che si è abusivamente insediato alla base del loro edificio dottrinale è stato recentemente dichiarato da Papa Francesco come decisamente opposto ai principi di derivazione evangelica, rispettivamente indiretta e diretta, del primo e del secondo piano e dichiarato, senza mezzi termini, “Economia che uccide” (Evangelii Gaudium-53, 2013) in patente contrasto con il Vangelo, che è vita.
Ed è su queste premesse che, finalmente, prende avvio la sostanza della presente nota, consistente in informazioni di prima mano su recenti sviluppi della scienza economica, e conseguenti proposte operative, suscettibili di accendere nuove speranze in questi tempi bui di sconforto e di dilagante rassegnazione.

Segni concomitanti dell'avvento di tempi nuovi

LA DIGNITA DELLE NAZIONI COPERTINA

Cominciamo con il segnalare che nel Giugno del 2015, in provvidenziale concomitanza con l'Enciclica di Papa Francesco, Laudato si', è uscito su Amazon.it, a cura di un anonimo network denominato World-Lab facente capo al sito web “worldlabnetwork.ru”, un volumetto intitolato “La Dignità delle Nazioni” dal sottotitolo eloquente “Un inedito sistema economico per il terzo millennio”.
Questo libretto, scritto con un linguaggio comprensibile a tutti, contiene un inedito modo di guardare ai fenomeni economici il quale rappresenta, per quanto incredibile possa sembrare, una svolta significativa nella stessa Scienza economica.
Basti pensare che questa Scienza, fin dalla sua nascita (che si fa generalmente risalire al 1776, anno di pubblicazione del libro di Adam Smith “La Ricchezza delle Nazioni”), è stata incentrata, e continua stranamente ad esserlo, esclusivamente sul Mercato.
E non è quindi un caso se la realtà, in cui oggi tutti viviamo, si è trasformata in una vera e propria Società di Mercato, dove tutto è ridotto a merce che si vende e si compra col denaro, facendo di questo una sorta di nuova “divinità” che stabilisce il valore di tutto, dalle cose, natura inclusa, alle... persone! Basti ricordare lo sviluppo della pratica della vendita dei bambini nati dagli uteri di donne comperate per la riproduzione. Il che, per ogni uomo di buon senso, e soprattutto per un cristiano, “grida vendetta al cospetto di Dio”, per dirla con una nota espressione popolare.
Il nuovo sguardo rivolto al contesto economico offre, invece, un quadro ben diverso.
E, più precisamente, un panorama a 360 gradi che consente di visualizzare l'insieme di tutti i possibili modi di produrre e consumare, facendo del Mercato un modo, fra tanti altri, importante ma lungi dall'essere l'unico.
Non solo. “A monte” dei diversi modi sono stati identificati due Paradigmi economici fondamentali, dell'Eteronomia (produzione per terzi consumatori) e dell'Autonomia (auto-produzione), ai quali ognuno dei possibili modi di produrre e consumare fa necessariamente capo (tertium non datur).
Mentre il primo Paradigma è essenzialmente rappresentato dal Mercato (la Filantropia, che anch'essa ne fa parte, si occupa solamente dei consumatori non solvibili), il secondo comprende invece una pluralità di modi che si distinguono fra loro essenzialmente, ma non unicamente, dalla dimensione della collettività auto-produttrice.
Fra essi figura tanto l'auto-produzione domestica (riguardante la collettività più piccola, costituita dalla famiglia) che lo Stato (la collettività più grande, cioè quella nazionale), passando ovviamente per una serie di altri modi, compresi nella categoria del mutualismo, attivabili per iniziativa privata e riguardanti l'ampia gamma delle collettività intermedie, di cui alcuni sono noti, quali le Cooperative di utenza, le Mutue previdenziali ed assicurative, mentre altri sono tuttora inediti.
E, fra quest'ultimi, il Distretto di Sviluppo Locale (DSL), ottenuto da World-Lab attraverso un processo di ottimizzazione della sua “attrattività” presso i potenziali soci lavoratori e/o utenti, sulla diffusione del quale, come ampiamente dimostrato nel libro “La Dignità delle Nazioni”, è lecito riporre notevoli speranze di cambiamento, oggi urgente data la conclamata pericolosità del Sistema economico trionfante, sia per l'uomo che per l'intero ecosistema.
Un fondamentale risultato di questo nuovo approccio all'Economia, di cui vedremo subito le conseguenze pratiche, consiste nell'uscita dal “falso dilemma” che ha ingabbiato il dibattito sociale e politico nell'ultimo secolo e che, purtroppo, ha pesantemente influenzato anche le menzionate Encicliche alla base dell'attuale Dottrina Sociale della Chiesa, consistente nella scelta fra Stato e Mercato, erroneamente tradotta nella scelta fra proprietà Pubblica e Privata dei “mezzi di produzione”.
Non sfuggirà a nessuno il fatto che, una volta imprigionato il dibattito della società civile in tale gabbia e considerate le inefficienze dello Stato, particolarmente evidenti quando questo si fa carico di ambiti produttivi diversi da quello dei servizi collettivi di sua stretta competenza, l'avvento della Società di Mercato promossa da potenti forze coalizzate da interessi comuni, diventa fatale.
E, con essa, tutte le sue deleterie conseguenze sulla collettività quali il nichilismo verso il quale essa è cinicamente convogliata e in cui sta drammaticamente sprofondando riducendosi sempre più alla “società servile” profetizzata un secolo fa da Hilaire Belloc (3).

LA DIGNITA DELLE NAZIONI RETROCOPERTINA
Ma una volta aperta tale gabbia, ed è ciò che World-Lab ha fatto, appare evidente che l'attività pubblica può essere confinata all'ambito di sua esclusiva competenza senza, per questo, dover affidare la totalità dell'attività privata al Mercato come parrebbe necessario stando al citato “falso dilemma” (stranamente popolare presso l'intellighenzia e da questa curiosamente diffuso con solerzia).
In effetti la Società civile, attraverso l'iniziativa privata, è perfettamente in grado di attivare, seguendo le linee tracciate da Worl-lab nel citato illuminante libretto, ben altre modalità di produzione-consumo di efficienza pari e, con riferimento al menzionato DSL, addirittura superiore al Mercato, ma caratterizzate da positività sociali e ambientali di cui il Mercato e lo Stato, lasciati operare in tandem senza altri contrappesi, risultano pericolosamente carenti.
Più precisamente nel citato volumetto, proprio attribuendo ai vari modi di produzione e consumo “vecchi” (Mercato e Stato) e “nuovi” (tra cui alcuni oscurati e altri, come detto, inediti) gli ambiti produttivi ad essi più congeniali, viene delineato e presentato ciò che la Chiesa non ha finora mai potuto formulare esplicitamente. E cioè un inedito Sistema economico, denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo, il quale prende forma con la diffusione di una Prassi (DSL) destinata a sviluppare un nuovo importante pilastro nell'economia vigente, depurando, per questa via, il Mercato dai suoi aspetti più deleteri legati alla sua debordante ipertrofia (come avviene anche nell'Economia Islamica, ma senza il ricorso a precetti religiosi praticabile solo negli Stati confessionali o teocratici).
Un Sistema che è in grado di impiegare tutte le risorse umane disponibili, fino ad oggi considerata prerogativa del Collettivismo, in un regime di libera iniziativa privata, fino ad oggi propagandata come prerogativa del Capitalismo.
Un Sistema in grado di garantire, diversamente da quelli menzionati, la sostenibilità sociale ed ambientale senza privare le persone, indipendentemente dal sesso, della dignità umana.
Un Sistema, dunque, assolutamente inedito, incentrato sulla persona e sulla natura, conformemente all'Ecologia integrale promossa dall'Enciclica Laudato si', nel quale ognuno è potenzialmente in grado di partecipare all'attività produttiva in qualità di shareholder o socio (l'esatto opposto di quanto avviene nella citata “società servile”), e che quindi, grazie a queste sue caratteristiche, risulta in totale coerenza con la Dottrina Sociale della Chiesa.
Un Sistema, soprattutto, che nasce, come ben illustrato da World-Lab, attraverso il Patrocinio di un Ente morale e che, quindi, la Chiesa può contribuire a realizzare essendo, anzi, l'Istituzione di gran lunga più adeguata a tal fine, tanto in ragione dei valori etici da essa veicolati che della sua presenza su scala mondiale.
Insomma, nel giugno del 2015, si è prodotta una singolare sincronicità (fenomeno, così denominato da Jung, di natura a-causale e, allo stesso tempo, difficilmente interpretabile come casuale perfino dai non credenti): fra il possente grido d'allarme lanciato, attraverso l'Enciclica Laudato si', dal successore di Pietro e principale leader spirituale del mondo, sul pericolo che incombe sull'intero ecosistema, da un lato, e la risposta concomitante dell'anonimo network World-Lab, dall'altro, indicante una strategia perfettamente coerente col messaggio Cristiano, dalle grandi potenzialità soprattutto se accolta e governata dalla Chiesa e praticabile da subito, per sventare tale pericolo.
Una tale significativa sincronicità non potrà lasciare indifferente il popolo credente né, si spera, la Chiesa.

Attuale stato dell'arte

Oggi il cittadino del mondo cristianizzato è, di fatto, obbligato ad entrare nel mortifero Sistema economico Occidentale, oltretutto di difficile accesso e di precaria permanenza, il quale lo obbliga a comportarsi, come è logico, secondo le sue specifiche regole.
Ora, per chi è stato sufficientemente “indottrinato dai media” all'accettazione di dette regole, il che implica anche una accettazione del materialismo e di tutta la sua ben nota sequela di “falsi valori”, non si pone un gran problema esistenziale.
Ma è certo che, per un cittadino che fa dei principi etici e spirituali della Dottrina della Chiesa un punto di riferimento comportamentale, il fatto di trovarsi obbligato, per far fronte ai bisogni materiali propri e della propria famiglia, a nuotare controcorrente per non essere travolto dall'irruenza della corrente dominante (mainstream), la situazione è assai deprecabile quando non addirittura insostenibile.
E sicuramente oggi molti cristiani, che hanno dovuto gettare la spugna, sono portati a vivere in contrasto con i valori in cui credono con i conseguenti rimorsi di coscienza che ciò comporta.
La Chiesa si trova dunque, con ogni evidenza, difronte ad un serio pericolo che nasce dalla continua immersione delle popolazioni cristianizzate in un mondo dominato da un'Economia senza Dio, se non addirittura contro Dio, un'immersione involontaria che però, a lungo andare, finisce inevitabilmente per riflettersi negativamente dapprima sui rapporti sociali e poi sugli stessi rapporti fra uomo e Dio.
Perché ormai è chiaro che con la continua secolarizzazione della società, un processo che non conosce limiti di nessun tipo, la dimensione spirituale dell'uomo in essa immerso si viene a trovare come una pianta su un suolo arido e, alla lunga, appassisce.
E il rischio per la Chiesa, è di veder scemare il suo gregge che, guidato da falsi pastori e pifferai magici viene cinicamente portato alla sua definitiva perdizione fin dalla sua vita terrena.
Ciò che la Chiesa dovrebbe urgentemente fare, visto che ora gli strumenti esistono, consiste innanzitutto nel procedere, con l'aiuto di una task-force aperta ed impersonale, ad una sistemazione del piano terra del suo edificio dottrinale.
Il che significa utilizzare gli elementi di natura prettamente economica, attualmente situati al primo piano, per elaborare una sua Dottrina economica ben distinta dalla sua Dottrina sociale ma, ovviamente, totalmente coerente con questa.
In quest'opera di edificazione del piano terra, gli addetti ai lavori potranno ispirarsi allo schema architettonico elaborato dal network World-Lab trasformando così l'attuale palafitta in una elegante palazzina, dotata di... “ascensore” (fuor di metafora, trattasi della Prassi standard individuata da World-Lab, cioè il DSL, la diffusione capillare del quale porta, come detto, alla trasformazione di ogni Sistema economico in un Sistema Tradizionale Dinamico Rigenerativo).
Il dispositivo è così chiamato nell'allegoria in quanto consente a chi entra nel piano terra del nuovo edificio di affacciarsi agevolmente ai piani superiori e, se attratto dai valori ivi insediati, di frequentarli a sua convenienza traendone beneficio e, in certi frangenti della vita, ricevendone un sicuro conforto.
Anche chi deciderà di non frequentare assiduamente i piani superiori dell'edificio, sarà comunque reso edotto sull'origine della Prassi da esso abbracciata e potrà così rendersi conto che la via indicata dalla Chiesa è la sola che dà buon frutto essendo basata su valori veri o, in altri termini, depositaria della Verità.
Un tale “ascensore” può dunque dar luogo in Occidente a quello che sta avvenendo su scala nazionale nei Paesi ex-comunisti dove la popolazione, venuta meno la cappa di piombo materialista che da qualche generazione la opprimeva, lentamente risale dal piano materiale ai piani dell'etica e della spiritualità.
La Chiesa dovrebbe dunque, in altre parole, dar avvio, prima di altri e conformemente all'esortazione di Papa Francesco, ad una “bonifica” del sistema economico che sta dilagando nel pianeta, facendosi Patrocinatrice della diffusione dei Distretti di Sviluppo Locale ovunque emerga una domanda di occupazione, nonché una domanda di beni e servizi prodotti nel rispetto della salute umana ed ambientale.
E questo, a cominciare dai Continenti in cui essa è più presente, e includendo anche i Paesi, come Cuba, che stanno cercando una nuova via evitando loro di passare, in termini di Sistema economico, dalla padella alla brace.
La Chiesa lo deve, sicuramente, ai cristiani praticanti, percentuale sempre più esigua della popolazione in molti Paesi.
Ma lo deve anche alla ben più grande percentuale dei cristiani non praticanti e dei cristiani “ a loro insaputa” (atei inclusi), quest'ultimi spesso insofferenti ai “dogmi” di una secolarizzazione soffocante la quale non cessa di “esprimere religiosamente la sua assoluta anti-religiosità” (4).
E lo deve anche a sé stessa dando avvio, in tal modo, ad una inversione del processo di secolarizzazione che oggi la sta erodendo, e che di tutta evidenza viene governato con l'intento, preciso e determinato, di travolgerla.

Invertire il processo di secolarizzazione

Oggi è gran tempo di smitizzare la presunta irreversibilità (5) del rovinoso processo, subdolamente propagandata e, comunque, accettata dall'ingenuità di molti buoni cristiani (6) e, aggiungiamo noi, dall'ignavia di molti altri.
Ed è tempo, altresì, di ben comprendere un tale processo (7).
E, in particolare, di rendersi conto che questo procede spedito sulle ali del Sistema economico imperante il quale, seppur mortifero, avanza trionfante grazie all'oscuramento, da parte dell'intellighenzia complice, delle potenziali alternative efficaci e realistiche.
E se è vero, come appena detto, che “la secolarizzazione avviene non teoricamente ma praticamente, ossia facendo fare alle persone delle cose" (8) , tra cui “nuovi modi di relazionarsi e di lavorare” (9), allora converrà che la Chiesa, con grande urgenza, faccia propria e Patrocini la Prassi standard (DSL) che con la sua diffusione capillare sul territorio conduce al Sistema Tradizionale Dinamico Rigenerativo e incorpori le principali caratteristiche di questo Sistema nella sua Dottrina Economica.
Guai se la Chiesa, dopo aver messo al bando i Sistemi economici Capitalista e Comunista, entrambi in pieno conflitto con i propri principi, e dopo aver preso conoscenza di un Sistema inedito (ben superiore ed adatto ai tempi del Sistema Islamico ora rimasto... l'unico baluardo al materialismo!), perfettamente conforme ai detti principi, e della Prassi che porta alla sua realizzazione, fondata sulla più genuina tradizione cristiana, non fa propria tale Prassi standard e assume il Patrocinio di una sua sperimentazione in vista di una sua messa a punto e diffusione su scala planetaria.
Sarebbe un vero peccato!
In effetti ciò consentirebbe a tanta gente di operare nel quotidiano secondo una Prassi perfettamente conforme all'Etica cristiana e, allo stesso tempo, di rendersi chiaramente conto da dove provengono i valori all'origine di tale Prassi.
Tanta gente, che il Sistema ha deluso (in numero crescente perfino nella parte più industrializzata del pianeta che oggi beneficia massimamente, a scapito dell'immensa maggioranza, delle limitate risorse naturali disponibili) e che, con la nuova ondata di “evangelizzazione dal basso” (formazione al lavoro), ispirata a quella immaginata e praticata da Don Bosco, può ritrovare la speranza.
Tanta gente, a cominciare dai Cristiani credenti e più o meno praticanti e tanti altri che, organizzati in una comunità, che è immaginata da World-Lab come una “Repubblica Universale a-territoriale”, facciano da “spina dorsale” alla società in Occidente e altrove.
La Chiesa può dunque, se solo lo vuole, invertire il processo di secolarizzazione in atto.
Il che non significa perseguire l'avvento di uno Stato confessionale o teocratico, essendo la laicità un portato del Cristianesimo, ma un ritorno in forze dei valori Cristiani nella vita della società, a cominciare dal modo in cui questa produce e distribuisce la ricchezza alle singole famiglie (dando luogo ad una Economia ben diversa da quella “che uccide”) fino al modo in cui essa gestisce il bene comune (esprimendo una classe politica non opportunista e incorruttibile).
Solo così la Chiesa potrà far uscire l'umanità dalla pericolosa china su cui oggi si trova e, al seguito di Papa Francesco, assumere la leadership di un movimento di catarsi e di rigenerazione su scala planetaria in grado di traghettare l'umanità verso una nuova Era.
Se solo lo vuole......

World-Lab network

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Note:

(1) Luigi L. Pasinetti, Dottrina Sociale della Chiesa e Teoria economica, VII Simposio internazionale dei docenti universitari, Vicariato di Roma, Giugno 2010.
(2) Pio XI, Quadragesimus Annus: “Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e un immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se viene esercitato da coloro che controllano e comandano la moneta, poiché costoro sono anche in grado di gestire il credito e decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all'intero corpo dell'economia. Loro hanno potere sull'intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà.”
(3) Hilaire Belloc, Lo Stato servile, Liberilibri, Macerata,1993
(4) S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Sulla presunta irreversibilità della secolarizzazione, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Dossiers, Febbraio 2013
(5) ibid.
(6) Stefano Fontana, La secolarizzazione della Dottrina sociale della Chiesa e il personalismo di Maritain, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Notizie DSC, Febbraio 2016
(7) Stefano Fontana, Il destino dell'occidente e la secolarizzazione, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Dossiers, Dicembre 2014
(8) ibid.
(9) ibid.

Sabato, 13 Febbraio 2016 20:23

DIO, LE ONDE GRAVITAZIONALI E L'ATEISMO

La recente scoperta dell’esistenza delle “onde gravitazionali”, cui anche gli scienziati italiani hanno dato un contributo importante, ha dato conferma delle ipotesi di Albert Einstein (1879 – 1955) circa la teoria della relatività generale che hanno rivoluzionato le conoscenze intorno alla creazione del mondo e dell’uomo.

La Fisica è la disciplina che studia tutto ciò che accade nel mondo che ci circonda, dalla meccanica all’idraulica, dall’elettrologia al magnetismo, dall’astrofisica all’astronautica, dall’energia nucleare alla fisica quantistica e via analizzando.

ONDE GRAVITAZIONALI

Modello di rappresentazione dell'universo e l'effetto della scoperta


Gli scienziati che più hanno studiato l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, hanno sempre avuto davanti, oltre alle loro ipotesi scientifiche, anche l’altra grande ipotesi, o domanda: “Ma Dio esiste? Questo mondo che noi studiamo e nel quale facciamo scoperte sempre più importanti per conoscerlo nelle leggi che lo governano, è stato creato da qualcuno o si è creato da solo?”
Non vi racconto in questa riflessione le conversioni all’esistenza di Dio creatore da parte di numerosi scienziati, soprattutto negli ultimi anni. Scienziati, in particolare, che hanno rivoluzionato le conoscenze delle leggi che governano il mondo che ci circonda: fisici, biologi, chimici, medici, neuroscienziati, psicologi, psichiatri, ecc.. Desidero soltanto portare alla vostra attenzione il pensiero di Albert Einstein, di religione ebraica, intorno alla risposta che lui ha tentato di dare a quella domanda.

einstein

Albert Einstein in un'immagine nel suo studio

È necessario fare una premessa di carattere culturale riguardo a queste scoperte. Vedete, tutti noi sappiamo, per le conoscenze che abbiamo acquisito negli anni, come il mondo della Scuola, dei Giornali, delle Radio e delle Televisioni, sia pervaso quasi totalmente dall’ateismo militante e dall’avversione viscerale verso tutto ciò che parla di Dio e delle religioni. Il 90% degli insegnanti del nostro sistema scolastico, dalle elementari all’università, è di formazione atea o agnostica, gli studenti e i laureati che escono da questo sistema e che affrontano la vita sono a loro volta vittime di questo impianto culturale. Il vuoto di senso della vita che pervade queste persone lo vediamo nei loro atteggiamenti e nel loro lavoro: molte energie votate alla derisione e all’offesa di chi ha una fede nel Dio creatore.
Pensate solo a ciò che scrivono certi giornali e alle trasmissioni radio-televisive, a ciò che gira nei social network: una continua dissacrazione degli argomenti di carattere religioso con l’intento manifesto di sradicare il più possibile la fede nel trascendente, innanzi tutto se di origine cattolica.
Ebbene, vediamo insieme, ora, il pensiero di Albert Einstein intorno a questo tema, partendo proprio dalle sue teorie rivelatesi finora vere e scoperte in gran parte dopo la sua morte dalla Fisica sperimentale, e che hanno rivoluzionato non solo le conoscenze scientifiche ma anche e soprattutto il nostro modo di vivere nella quotidianità.
C’è un aspetto che sfugge in tutta questa vicenda sulla scoperta delle onde gravitazionali. Il media system in questi giorni non ha dato alcuna rilevanza a un fatto che Einstein riteneva assolutamente sorprendente e cioè che la mente umana, tramite equazioni matematiche, sia in grado di ipotizzare l’esistenza di fenomeni fisici mai visti e il fatto che la realtà fisica dell’universo mostri di essere stata “costruita” proprio così, con perfetta razionalità matematica.
La matematica è una costruzione della mente umana, e allora, come è possibile che un’equazione astratta costruita dalla nostra intelligenza si ritrovi poi esattamente riprodotta nelle leggi fisiche che governano l’universo: dalla nostra Terra alle galassie lontane milioni di anni luce?
Il Cosmo (in greco sarebbe l’Universo creato) non è stato certo prodotto dall’uomo, però è governato dalle ferree leggi matematiche elaborate dalla mente dell’uomo, questo fatto è stato dichiarato un “miracolo” proprio da Einstein che ne era immensamente stupefatto. Nella famosa lettera al filosofo e matematico Maurice Solovine nel 1952 gli scriveva così: “Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura come un miracolo o un eterno mistero. Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero. Ci si potrebbe aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il miracolo che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi, ma anche dei miracoli”
In perfetta consonanza con Einstein, un altro premio Nobel per la Fisica nel 1974, Antony Hewish, astronomo ha affermato: “Dall’osservazione scientifica arriva un messaggio molto chiaro. E il messaggio è questo: l’universo è stato prodotto da un essere intelligente”.
Proprio queste affermazioni ci autorizzano a parlare della certezza razionale dell’esistenza di Dio.
Un altro tassello va aggiunto. Il più importante filosofo dell’ateismo contemporaneo, Antony Flew (1923 – 2010), proprio grazie a Einstein, in suo lavoro nell’anno 2004, ha rinnegato l’enorme mole delle sue ricerche precedenti, proclamando la certezza razionale dell’esistenza di Dio creatore. Così scriveva: <<Einstein credeva chiaramente in una fonte trascendente della razionalità del mondo, che definì variamente: "mente superiore", "spirito superiore illimitabile", forza ragionante superiore", forza misteriosa che muove le costellazioni">>.

il bambino di einstein

Il bambino curioso di Einstein 

È la conferma di quanto la Chiesa cattolica ha affermato nel Concilio Vaticano Primo: l’uomo con la semplice intelligenza può arrivare alla certezza dell’esistenza di Dio.
Certamente la fede cristiana è altra cosa, è la Rivelazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, Gesù, ma alla certezza razionale dell’esistenza di Dio si può arrivare con la semplice ragione, basti pensare al più grande filosofo dell’antichità: Aristotele, e alla più grande mente della modernità: Einstein.
Che cosa non c’è stato in Albert Einstein? È mancato l’incontro cristiano, cioè il momento in cui; grazie ad un avvenimento preciso, per aiuto dello Spirito e per libertà personale, dice la Chiesa; l’uomo prende in seria considerazione il fatto che quel Dio così evidente, ma così lontano, si sia voluto rivelare agli uomini. Ancora, il più importante esponente dell’ateismo scientifico degli ultimi anni, Antony Flew, convertitosi nel 2004 arrivava ad intuire questo: «Certamente la figura carismatica di Gesù è così speciale che è sensato prendere in seria considerazione l’annuncio che lo riguarda. Se Dio si è davvero rivelato è plausibile che lo abbia fatto con quel volto». Einstein, per le circostanze della sua vita, non è invece arrivato fino a qui, ma tuttavia in una intervista del 1929 ha commentato: «Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita».
Un altro pensiero di Einstein ci aiuta a comprendere in profondità il pensiero che lo animava: “Non sono ateo e non credo di potermi definire panteista. Sono nella stessa posizione di un bambino che entra in un’enorme biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Non si sa come, non si comprendono le lingue in cui sono stati scritti. Il bambino sospetta vagamente un ordine misterioso nella collocazione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi pare, è l’atteggiamento anche del più intelligente degli essere umani nei confronti di Dio”.
Da questo si comprende la sua posizione di scienziato: “Voglio sapere come Dio ha costruito questo mondo .... Voglio conoscere i suoi pensieri”.
Atteggiamento stupendo e profondo che solo uno scienziato libero da schemi ideologici può manifestare, e che solo in questo modo è in grado di realizzare ipotesi teoriche e sperimentarle in laboratorio per conoscere le chiavi del funzionamento dell’universo.
Una posizione opposta a quella di certi divulgatori mediatici di oggi, e molto gettonati dalle televisioni e dai giornaloni della cultura massonica-anticlericale, tuttora aderenti all’ottocentesca ideologia positivista e quindi allergici alla parola “Dio”. Uno scienziato libero da quel pattume polveroso di pregiudizi ideologici non può che arrivare alle conclusioni razionali di Einstein.
Il caso Einstein spiega perché un altro grande scienziato, profondamente cattolico, Louis Pasteur, fondatore della microbiologia, poteva dire: “Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui”.
Ecco, ritengo di aver fatto opera di chiarezza sull’approccio corretto di chiunque si occupi di scienza, impariamo dal bambino di Einstein e diamoci da fare per capire la lingua con la quale Dio creatore ha costruito questo universo che l’uomo non finirà mai di esplorare.

VIRGO in provincia di pisa per le onde gravitazionali

Vista dell'impianto VIRGO nei pressi di Pisa dove sono state fatte le scoperte 

DIALOGO

È molto importante in questa circostanza per una riflessione sul dialogo con l’Islam, dare anche una panoramica di carattere cronologico su ciò che ci differenzia a partire dal calendario!

Allora il nostro calendario è quello Gregoriano introdotto dal Papa Gregorio XIII (1502 – 1585), nel XVI secolo.
Per noi oggi è il 25 Gennaio 2016, memoria liturgica della conversione di Paolo di Tarso;
Per gli ebrei, invece, oggi è il 15 del mese di Shevat dell’anno 5776;
Per i musulmani, invece, è il 14 del mese di Rabi at-Thani dell’anno 1437.

!CONOSCERE PER DIALOGARE!

Ecco, vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio di questa nota quanto sia strategico per il nostro futuro il tema del dialogo con l’Islam. È talmente importante e foriero di così tante conseguenze che non possiamo non conoscere questo fenomeno nelle sue implicazioni sociali e non solo religiose.

Vorrei cominciare ad affrontare il tema della relazione partendo dalle considerazioni che il Papa Benedetto XVI ha fatto nel suo famoso discorso all’Università di Regensburg il 12 settembre 2006, ovvero, il rapporto tra la ragione e Dio. Il Papa ha sottolineato come non agire secondo la ragione umana significa non rifarsi alla natura dei rapporti che vi sono tra Dio e l’uomo. 

benedetto xvi a ratisbona

Papa Benedetto XVI durante la sua lezione all'Università di Ratisbona (Regensburg)

La natura filosofica del ragionamento del Papa è contenuta solo in questa considerazione. Tutto quanto è successo dopo, è stato un abile gioco mediatico strumentalizzato dalla stampa, soprattutto italiana, e volto a mettere in cattiva luce il ragionamento illuminato del Santo Padre, espungendo una sola frase da un ragionamento stupendo e perfetto nella sua precisione filosoficamente geometrica.

Ma entriamo subito nel merito del tema del dialogo per tentarne una sua definizione, precisando che questo tema, insieme con quello della pace, è stato straordinariamente esaltato dalla nostra civiltà cristiana.
Purtroppo alcune espressioni troppo abusate, a un certo punto perdono di significato, ecco quindi la necessità di precisarne il contenuto semantico.

Dialogo, dal greco δία-λογος, non ha semplicemente il significato letterale di “attraverso il discorso”, bensì un processo tra interlocutori che tendono a conseguire una qualche conoscenza, una qualche verità.
Quindi il termine dialogo, assume il significato profondo e filosoficamente impegnativo di percorso verso la conoscenza della verità.
Qualunque sia la materia di discussione, presume che l’obiettivo sia definito e accettato da parte dei partecipanti al processo dialogico.

Quanto scriverò non ha la pretesa della esaustività e dell’approfondimento necessario per conoscere un fenomeno come quello di cui stiamo parlando.
Lo dovete ritenere un primo approccio, realistico e documentato.
Non vi racconterò una favola, come sono soliti fare alcuni accademici che girano a tenere conferenze sull’Islam con le linee guida del politicamente corretto. Si limitano, purtroppo, a un racconto favolistico e romantico su Maometto e sui suoi seguaci.
L’Islam è fenomeno così complesso e multiforme nelle sue concrete manifestazioni che possiamo dire, senza essere banali, contiene tutto (della realtà dell’uomo e della storia) e anche il suo contrario.
Nel Corano c’è la pace, ma c’è anche la guerra.
Nell’Islam religioso, ci sono i mistici, i sufi, immersi nella divinità, ma anche il fondamentalismo terrorista.
Ribadisco l’importanza di sapere di cosa si parla quando si affrontano i temi di una fede religiosa.


INTRODUZIONE.
Quanto scriverò in questa nota riguarda la concezione islamica della religione, molto più che la storia dell'Islam nei suoi risvolti materiali (politici, economici, fattuali).
Molti cristiani, ancora oggi, tendono a sottovalutare le differenze tra la loro fede, di cui spesso hanno una conoscenza approssimativa e superficiale, e la religione islamica. Tanto, tutt'e due credono in Dio...
Emblematico di questo atteggiamento inconsapevole e acritico fu il caso di una suora, che, a una nota radiotrasmissione, ebbe a dire una volta "Preghiamo per la chiesa musulmana" (sic!). O come quel sacerdote bergamasco che durante la Santa Messa alla presenza di una rappresentanza musulmana, ha invitato a pregare il Padre Nostro con i musulmani. Per i musulmani Allah ha 99 attributi, cioè 99 nomi, ma manca quello di padre!
La verità è che invece esistono, accanto ad alcune analogie, profonde differenze, che è bene cogliere, come imprescindibile condizione a un vero dialogo, e non come ostacolo ad esso.

UN DIVERSO PUNTO DI PARTENZA.
Per il Cristianesimo punto di partenza è l'avvenimento storico di Dio fattosi uomo. Un avvenimento incontrabile, sperimentabile. Una vita nuova, incontrabile storicamente.
Per l'Islam la predicazione di un uomo, Muhammad, che sostiene di avere avuto una visione angelica, da cui avrebbe ricevuto un messaggio di Allah (Dio).
In un caso, un Uomo che ha detto di essere Dio, e ha operato in modo da rendere credibile questa affermazione.
Nell'altro caso, un uomo che ha ammesso di essere soltanto un uomo (e come tale si è comportato, affidando alla spada la diffusione del suo messaggio), ma ha preteso di aver ricevuto una rivelazione.
In Cristo, Dio si è fatto vicino all'uomo, si è reso incontrabile, ha in qualche modo e in un certo senso azzerato la sua infinita distanza.
Con Muhammad invece Dio resta lontano, abissalmente lontano, impenetrabilmente lontano.
Nell'un caso lo si può chiamare Padre, Padre buono, un Padre che ama i suoi figli. Nell'altro non lo si può mai nominare adeguatamente, ogni familiarità è impossibile e blasfema, e l'uomo non è figlio, ma servo, schiavo di un Dio lontano nella Sua irraggiungibile maestà.
Abbiamo detto che Cristo ha operato in modo da rendere credibile la sua affermazione di essere Dio: lo ha fatto dimostrando una conoscenza dell'uomo, una passione per il suo bene, una capacità di dominare la realtà (i miracoli), quali mai si erano viste. E di tutto questo almeno un po’ tutti i cristiani, nella misura della loro santità, sono partecipi: pensiamo a santa Teresa d’Avila, a San Francesco di Assisi, a San Giovanni Bosco.

UN DIVERSO MODO DI CONCEPIRE DIO
Trinità di amore, comunione di Persone per il Cristianesimo, solitaria unicità per l'Islam. Se Dio è mistero trinitario, allora Egli è amore, pienezza di amore, vita, fuoco. Solo in questo caso siamo certi che Dio non abbia bisogno della sua creatura. Se invece Dio fosse un solitario, una sola Persona, chi ci potrebbe impedire di pensare che Egli ha creato altri esseri razionali per un suo bisogno (in termini banali, per avere della compagnia)? Ma, si dirà da parte islamica, è bestemmia dire che Dio è trino, poiché Egli è l'unico: certo che Dio è Uno, ed è Unico, ma la vera bestemmia, o almeno una riduzione a una nostra misura non è proprio il concepire la sua unità al modo umano, secondo una misura razionalistica e naturalistica?
Proprio perché Dio è Mistero Egli va infinitamente al di là della nostra immaginazione e della nostra ragione. L'unico limite che si pone è la contraddizione, ma il Mistero trinitario non è contraddizione, è mistero. Un mistero già annunciato, del resto, dal mistero della unità del molteplice che constatiamo a livello creaturale.

LA NECESSITÀ DELLA REDENZIONE.
Per l'Islam il PECCATO ORIGINALE non è altro che una certa smemoratezza dell'uomo, una dimenticanza del patto originario. Qualcosa di non poi molto grave, insomma. L'uomo non ha bisogno della grazia. La sua volontà è forte, è capace di osservare interamente la legge morale. Da un punto di vista non solo cristiano, ma semplicemente razionale, questa visione è superficiale, non spiega tutti i fattori della realtà : non sembra ragionevole dire che tutto il male che c'è nella storia, gli omicidi, le cattiverie, le stragi, i genocidi, le ruberie, le infedeltà e quant'altro, sia dovuto a una dimenticanza del patto originario, tale da non intaccare in profondità la conoscenza e la volontà umane. Per l'Islam basta ricordare tale patto per essere quali Dio ci vuole: il Profeta non avrebbe detto cose davvero nuove, ma ricorderebbe all'uomo ciò che da sempre egli sa.

A noi, cristiani, sembra invece che la portata del male che si incontra nella vita e nella storia umane gridi l'impossibilità per l'uomo di essere buono e giusto con le sole sue forze. Ci vuole una grazia, ci vuole un dono dall'alto, per poter sanare la nostra volontà malata, ferita dal peccato. Solo la Grazia di Cristo, procurataci dalla sua passione redentrice, può lavarci dal male e renderci capaci di verità e di bene.

IL MODO DI CONCEPIRE LA VITA ETERNA.
La vita eterna è un paradiso di delizie terrene per l'Islam.
La comunione con Dio per il Cristianesimo.
Per l'Islam Dio resterà per sempre lontano e inaccessibile.
Per il Cristianesimo gli eletti saranno resi partecipi di Dio, in qualche modo anzi diventeranno Dio, per grazia: per quanto è possibile infatti la natura umana sarà trasfigurata, ad immagine di Cristo, Uomo-Dio.
Giudichi ognuno se ciò che più ci può rendere felici sono i piaceri, l'abbondanza di cose, l'avere, o non piuttosto l'essere, l'essere amici del Mistero buono che ha fatto tutte le cose, vederLo e amarLo, essendo da Lui amati e innalzati a partecipare della Sua mensa. Un bambino non è felice perché ha tanti giocattoli, ma perché sua mamma e suo papà gli vogliono bene. Potrebbe essere felice una umanità, sia pure resa immortale e incorruttibile, in un giardino di delizie terrene, non vedendo il volto di Dio, stando lontano da un Dio, le cui intenzioni intime gli sfuggirebbero per l'eternità, e che pertanto potrebbe per l'eternità essere sospettato di celare un beffardo, ultimamente maligno sorriso di scherno?

UNA DIVERSA STIMA DELLA RAGIONE.
Il Cristianesimo, soprattutto cattolico, valorizza pienamente la ragione: esso ha solennemente dichiarato che nessun dogma può contraddire la ragione, e ha condannato il fideismo come eresia. Eretico è infatti affermare che occorre rinunciare alla ragione per credere. E questo perché il Mistero che si è rivelato in Cristo è "un Dio Verace e senza malizia", non un ingannatore, che si diverta a tendere tranelli alle sue creature. Dio è buono, e verace: non mente e non inganna. Non inganna la sua creatura razionale, facendole credere vero ciò che tale non è: se la creatura usa bene di ciò di cui il Creatore l'ha dotata, tra cui la sua ragione, essa trova la verità, e tale verità non potrà pertanto entrare in conflitto con la Verità rivelata direttamente da Dio stesso.
Per questo il Cristianesimo ha incentivato la filosofia, valorizzando il pensiero a lui precedente, ed ha promosso una grandioso e secolare sviluppo della razionalità filosofica, di cui le Summae del XIII secolo, ma non solo esse, sono imponente documentazione.
Averroè ???!!

AVERROE particolare del trionfo di san tommaso di abdrea di bonaiuto santa maria novella firenze

                                Averroé, particolare del dipinto del trionfo di San Tommaso, di Andrea di Bonaiuto

nella Chiesa di Santa Maria Novella in Firenze

Non altrettanto si può dire dell'Islam. Dopo l'11 settembre 2001 ( la devastazione delle Torri Gemelle a New York) alcuni hanno continuato a ripetere: Averroè! Averroè! Averroè è la prova dello splendore filosofico dell'Islam! Ma probabilmente non hanno la minima idea di che cosa avesse davvero detto Averroè, che non era un filosofo islamico ortodosso, negando tesi essenziali del credo musulmano, come l'immortalità personale e la creazione "nel tempo". Ma più in generale non mi sembra un caso che non si possa citare un solo filosofo (degno di nota, almeno) islamico che fosse anche ortodosso. Non solo Averroè, ma nemmeno Avicenna, Al Gazali, Al Farabi, filosofi fioriti in terra islamica, erano ortodossi (dal punto di vista della ortodossia islamica, ma anche da un punto di vista semplicemente teistico). Non esiste un S. Agostino islamico, non esiste un S.Tommaso islamico, non esiste un solo personaggio che abbia edificato una sintesi in cui fede (islamica) e ragione si armonizzassero: un caso?

Non credo sia un caso: infatti per l'Islam a tal punto Dio è lontano e irraggiungibile dalla sua creatura, che ciò che di Lui la nostra ragione può sapere è sospeso al suo totale arbitrio, è sospeso ad un arbitrio totalmente non-verificabile.

Secondo il Cristianesimo Dio si è fatto Uomo, accondiscendendo alla modalità conoscitiva umana, e cercando di conquistare la nostra libera e consapevole persuasione, mostrandosi, agli occhi e al pensiero, come Presenza che corrisponde al desiderio di piena felicità.

Secondo l'Islam invece Dio, invece che incarnarsi, si incarta: si incarta nel Corano, Testo Sacro da accettare ciecamente (prendere o lasciare!), senza che la ragione umana possa davvero chiedere dei motivi di credibilità. Il Corano si accetta o si rifiuta, ma non si discute in alcun modo.

A differenza della Bibbia, che è testimonianza della Rivelazione (pur essendo in qualche modo essa stessa evento sacro, Corpo biblico di Cristo, per dirla con Origene), il Corano è la Rivelazione. Al punto tale da non poter essere tradotto, né sottoposto a esame storico-critico (come invece la Bibbia ha accettato, e in modo vincente, di essere).

La figura del genio, tipica di certa letteratura araba, pensiamo alle Mille e una notte, è metafora poetica di questo concetto: un divino talmente al di là della nostra ragione, da essere capriccioso e imprevedibile, essenzialmente ambiguo, ora buono ora cattivo, scivolando con grande spregiudicatezza ora nell'uno ora nell'altro atteggiamento. Ora, si potrà dire che Dio non è un genio, tuttavia ci sembra significativo il darsi di una figura del genere, che non ha alcuna cittadinanza in una cultura di matrice ebraico-cristiana, dove ci sono gli angeli, fedeli a Dio, e univocamente buoni, e i diavoli, ribelli a Dio, e univocamente cattivi.

LA SCELTA DEI MEZZI DI DIFFUSIONE.
Il Cristianesimo si diffonde col martirio dei suoi membri, che si lasciano uccidere dai Romani per testimoniare la divinità di Cristo.
L'Islam si diffonde con la spada, uccidendo coloro che gli si oppongono.
Il Cristianesimo si lascia uccidere, e testimonia con ciò la sua forza. L'Islam uccide, e confessa così la sua debolezza, la sua impotenza a convincere con altri sistemi che non siano violenza.

Che d'altronde nell'Islam ci sia una vena di violenza lo si vede bene oggi, con quello che accade in molti dei paesi islamici, dove i cristiani sono sottoposti a una spietata persecuzione, di cui si parla molto poco e con distacco, perché bisogna tener buoni i fornitori di petrolio. Solo gli ultimi Papi hanno gridato contro il genocidio dei cristiani nell’indifferenza delle istituzioni mondiali.
Non è un caso, probabilmente, se è vero che nel Corano si trovano espressioni come le seguenti:

«Vi è imposta la guerra anche se ciò possa spiacervi» (sura II, versetto 216).
«Uccidete gli idolatri dovunque li troviate; catturateli, assediateli, fateli cadere nelle imboscate» (IX, 5).
«Ammazzateli dovunque essi si incontrino!» (II, 191).
«Combatteteli fino a che non vi sia più ribellione e che la religione sia quella del Dio» (II, 193).
«Sia che voi andiate incontro alla morte, sia che vi ammazzino, verso il Dio sarà certamente il vostro ritorno» (III, 158). «Non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi» (VIII, 17).
«Combattete contro coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero han dichiarato illecito. Combattete, fra quelli cui fu data la Scrittura (ebrei e cristiani, ndr), coloro che non praticano la vera religione. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, e finché non siano umiliati» (IX, 29).
«Non tentennate, non cedete, non invocate "Pace, pace!", mentre siete i più forti» (XLVII, 35).
NOTA BENE
Si conviene che non sia auspicabile inchiodare l'Islam (in quanto tale) a queste tesi, cristallizzandone per così dire, l'identità nella sua versione peggiore: occorre favorire quanto possibile una evoluzione dell'Islam, che faccia leva sulle personalità più moderate e che aiuti a interpretare e rivedere tali aspetti, rendendo l'Islam più pacifico e tollerante. Ed esistono di fatto nel mondo islamico, soprattutto arabo-islamico, personalità sinceramente desiderose di ciò. D'altro canto non si può nemmeno tacere su ciò che finora l'Islam è stato e su come è stato interpretato il suo messaggio dai suoi seguaci storici: sono gli stessi musulmani moderati a non volerlo e a rimproverare agli occidentali una strana miopia in proposito.

sharia manifestazione

Esempio di integrazione sociale intesa da musulmani europei in una manifestazione in Inghilterra

IL RAPPORTO RELIGIONE/STATO.
La Chiesa si pone da sempre, pur con possibilità di tradimenti, in termini dialettici verso lo Stato; nell'Islam invece non c'è possibilità di distinguere un potere spirituale da quello politico: l'idea di califfato è quella di una stretta unità tra potere politico e potere spirituale.
Si obbietterà che nel Medioevo il potere della Chiesa era intrecciato a quello politico, ricordando il concetto di sacro Romano Impero e i vescovi-conti, ma anche in quel periodo esisteva una distinzione e anzi una contrapposizione tra i due poteri, politico ed ecclesiastico, per quanto intrecciati essi fossero. Non vi fu mai una figura di Papa-Imperatore anche solo lontanamente paragonabile a un Califfo. Non capire questo vuol dire non avere intelligenza dei termini che si usano. E la commistione creatasi coi vescovi-conti (poco prima dell'anno Mille) venne molto presto sentita come inaccettabile dal movimento per la libertas Ecclesiae, che già nel 1059 produceva una forte reazione (con lo Statutum de electione papae) e con Gregorio VII affrontò in modo deciso l'ingerenza del potere imperiale nella vita della Chiesa. Certo, tutta la storia del medioevo europeo è storia di rapporto tra Chiesa e Stato, ma precisamente di rapporto: tra due entità distinte.
Nell'Islam invece non si prevede alcuna distinzione tra "ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio". E la religione coranica ha una fortissima impronta giuridica e sociale, nel senso che è concepita per essere applicata a regola di una società civile e politica.

CONCLUSIONE.
Come si vede le differenze non sono poche né lievi. Per un cristiano è bene esserne consapevole, ricordando quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ossia che non vi è salvezza se non in Cristo, Uomo-Dio, crocifisso e risorto, (si veda anche la Dichiarazione Dominus Jesus, circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, documento dottrinale emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 6 agosto 2000, a firma dell'allora prefetto della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger futuro papa Benedetto XVI contro l'indifferentismo e il relativismo religioso, che equiparano il Cristianesimo alle religioni).
Perciò l'atteggiamento del cristiano verso chi è musulmano non può che essere missionario: non possiamo non desiderare che l'altro incontri Cristo, nostra pace, possibilità di letizia e salvezza dal male. Ciò, ovviamente, senza impazienze né atteggiamenti di proselitismo superficiale e mosso da motivi di meschina egemonia politica: ciò che deve importare, sempre, è la persona.

Comunque vi possono essere anche dei campi in cui cristiani e musulmani (almeno quei musulmani che cercano con sincerità di obbedire a Dio, Infinito e Trascendente) possono essere uniti, e ciò è già stato realtà (in varie conferenze dell'ONU): pensiamo alla difesa della vita contro l'aborto, o alla difesa della famiglia naturale; in generale cristiani e musulmani dovrebbero dialogare senza preconcetti o rancori, ma anche sulla base di chiarezza e sincerità reciproca. È una sfida che si può e che vale la pena affrontare.

martiri cristiani di oggi        papa francesco e i martiri di oggi

Esempio di convivenza religiosa come intesa dagli islamisti

Lunedì, 04 Gennaio 2016 16:41

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA, PARTENZA!!!!

giovanni paolo 2 suor faustina e gesù misericordioso

Il giubileo della Misericordia è da poco iniziato e già molto se ne parla, soprattutto nelle chiese dove i fedeli ricevono catechesi un po' impegnative con l'invito a guardare l'immagine della Divina Misericordia come Gesù l'ha commissionata alla suora polacca Maria Faustina Kowalska (1905 - 1938), oggi santa per volere dell'altro grande santo polacco, il Papa Giovanni Paolo II. Questa suora, vissuta tutta la vita religiosa nel convento di Cracovia-Lagievniki, oggi si trova a vivere un anno di gloriosa fama grazie alle continue visioni e dialoghi avuti sia con Gesù che con sua madre Maria, fatti conoscere prima alla Chiesa cattolica e poi al mondo dall'allora vescovo ausiliare di Cracovia monsignor Karol Wotila.

Tra il 1965 e il 1967 si svolse a Cracovia il processo informativo relativo alla sua vita e alle sue virtù, la causa fu promossa dall’allora vescovo ausiliare di Cracovia, Karol Wojtyła. Nel 1968 iniziò a Roma il processo di beatificazione che si concluse nel dicembre del 1992. Fu beatificata da Papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma il 18 aprile 1993 (Domenica in Albis) e proclamata santa il 30 aprile 2000 (Domenica in Albis). Le sue reliquie si trovano nel "Santuario della Divina Misericordia" a Cracovia-Lagievniki.
Papa Giovanni Paolo II scrisse una enciclica: Dives in Misericordia, la seconda del suo pontificato (1980), interamente dedicata alla devozione appresa dall'umile suora polacca. Nell’occasione della canonizzazione il Papa ha stabilito per la prima volta la Festa della Divina Misericordia, da celebrarsi ogni anno nella prima domenica dopo Pasqua (Domenica in Albis).

Questa sintesi era necessaria per aprire una finestra di stupende meraviglie sul significato del Giubileo dedicato alla Misericordia di Dio. La storia della Salvezza nella nostra religione cattolica parte dall'Antico Testamento per concretamente realizzarsi con la venuta di Gesù, e non c'è periodo migliore per ricordarci di questo attributo di Dio che meditarlo durante le festività natalizie.

bambino Gesù

Questa statua di Gesù Bambino proviene da Betlemme e porta al collo nel reliquiario d'argento una scheggia della roccia della Grotta della Natvità

A questo punto è di grande importanza, per entrare dentro al mistero della Misericordia Divina, riportare per esteso il documento preparato dal Vaticano in occasione della canonizzazione di suor Faustina.

Il 30 aprile 2000, II Domenica di Pasqua, alle ore 10, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha celebrato l'Eucaristia sul sagrato della Patriarcale Basilica Vaticana ed ha proceduto alla Canonizzazione della Beata MARIA FAUSTYNA KOWALSKA, vergine, delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia.

La nuova Santa con la testimonianza della sua vita ci invita a mantenere la nostra fede e la nostra speranza fisse in Dio Padre, ricco di misericordia, che ci ha salvati con il sangue prezioso del suo Figlio risuscitato dai morti e vivente in eterno.
Suor Maria Faustina, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso di lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.
Suor Maria Faustina nacque il 25 agosto 1905, terza di dieci figli, da Marianna e Stanislao Kowalski, contadini del villaggio di Glogowiec. Al battesimo nella chiesa parrocchiale di Swinice Warckie le fu dato il nome di Elena. Fin dall'infanzia si distinse per l'amore alla preghiera, per la laboriosità, per l'obbedienza e per una grande sensibilità alla povertà umana. All'età di nove anni ricevette la Prima Comunione; fu per lei un'esperienza profonda perché ebbe subito la consapevolezza della presenza dell'Ospite Divino nella sua anima. Frequentò la scuola per appena tre anni scarsi. Ancora adolescente abbandonò la casa dei genitori e andò a servizio presso alcune famiglie benestanti di Aleksandrów, Lódz e Ostrówek, per mantenersi e per aiutare i genitori.
Fin dal settimo anno di vita sentiva nella sua anima la vocazione religiosa, ma non avendo il consenso dei genitori per entrare in convento, cercava di sopprimerla. Sollecitata poi da una visione di Cristo sofferente, partì per Varsavia dove il 1 agosto del 1925 entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Col nome di Suor Maria Faustina trascorse in convento tredici anni nelle diverse case della Congregazione, soprattutto a Cracovia, Vilno e Plock, lavorando come cuoca, giardiniera e portinaia.
All'esterno nessun segno faceva sospettare la sua vita mistica straordinariamente ricca. Svolgeva con diligenza tutti i lavori, osservava fedelmente le regole religiose, era concentrata, silenziosa e nello stesso tempo piena di amore benevolo e disinteressato. La sua vita apparentemente ordinaria, monotona e grigia nascondeva in sé una profonda e straordinaria unione con Dio.
Alla base della sua spiritualità si trova il mistero della Misericordia Divina che essa meditava nella parola di Dio e contemplava nella quotidianità della sua vita. La conoscenza e la contemplazione del mistero della Misericordia di Dio sviluppavano in lei un atteggiamento di fiducia filiale in Dio e di misericordia verso il prossimo. Scriveva: O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in sé una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia, voglio glorificarlo. La Tua misericordia, o Gesù, sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita. (Quaderno IV, 7).
Suor Maria Faustina fu una figlia fedele della Chiesa, che essa amava come Madre e come Corpo Mistico di Cristo. Consapevole del suo ruolo nella Chiesa, collaborava con la Misericordia Divina nell'opera della salvezza delle anime perdute. Rispondendo al desiderio e all'esempio di Gesù offriva la sua vita in sacrificio. La sua vita spirituale si caratterizzava inoltre per l'amore all'Eucarestia e per una profonda devozione alla Madre di Dio della Misericordia.
Gli anni della sua vita religiosa abbondarono di grazie straordinarie: le rivelazioni, le visioni, le stigmate nascoste, la partecipazione alla passione del Signore, il dono dell'ubiquità, il dono di leggere nelle anime umane, il dono della profezia e il raro dono del fidanzamento e dello sposalizio mistico. Il contatto vivo con Dio, con la Madonna, con gli angeli, con i santi, con le anime del purgatorio, con tutto il mondo soprannaturale fu per lei non meno reale e concreto di quello che sperimentava con i sensi. Malgrado il dono di tante grazie straordinarie era consapevole che non sono esse a costituire l'essenza della santità. Scriveva nel «Diario»: Né le grazie, né le rivelazioni, né le estasi, né alcun altro dono ad essa elargitola rendono perfetta, ma l'unione intima della mia anima con Dio. I doni sono soltanto un ornamento dell'anima, ma non ne costituiscono la sostanza né la perfezione. La mia santità e perfezione consiste in una stretta unione della mia volontà con la volontà di Dio (Quaderno III, 28).

Divina Misericordia Eugeniusz Kazimirowski 1934

Immagine della Divina Misericordia che Gesù le ha commissionato di far dipingere. Autore Eugenio Kazimirowski
Il Signore scelse Suor Maria Faustina come segretaria e apostola della sua misericordia per trasmettere, mediante lei, un grande messaggio al mondo. "Nell'Antico Testamento mandai al Mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi mando te a tutta l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso" (Quaderno V,155).

La missione di Suor Maria Faustina consisteva in tre compiti:
Avvicinare e proclamare al mondo la verità rivelata nella Sacra Scrittura sulla Misericordia di Dio per ogni uomo.
Implorare la Misericordia Divina per tutto il mondo, soprattutto per i peccatori, in particolar modo con le nuove forme di culto della Divina Misericordia indicate da Gesù: l'immagine di Cristo con la scritta: Gesù confido in Te, la festa della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua, la coroncina della Divina Misericordia e la preghiera nell'ora della Divina Misericordia (ore 15). A queste forme di culto e anche alla diffusione dell'adorazione della Misericordia il Signore allegava grandi promesse a condizione dell'affidamento a Dio e della prassi dell'amore attivo per il prossimo.
Ispirare un movimento apostolico della Divina Misericordia con il compito di proclamare e implorare la Misericordia Divina per il mondo e di aspirare alla perfezione cristiana sulla via indicata da Suor Maria Faustina. Si tratta della via che prescrive un atteggiamento di fiducia filiale, l'adempimento della volontà di Dio e un atteggiamento di misericordia verso il prossimo.
Oggi questo movimento riunisce nella Chiesa milioni di persone di tutto il mondo: le congregazioni religiose, gli istituti secolari, i sacerdoti, le confraternite, le associazioni, le diverse comunità degli apostoli della Divina Misericordia e le persone singole che intraprendono i compiti che il Signore ha trasmesso a Suor Maria Faustina.
La missione di Suor Maria Faustina è stata descritta nel «Diario» che lei redigeva seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri confessori, annotando fedelmente tutte le parole di Gesù e rivelando il contatto della sua anima con lui. Il Signore diceva a Faustina: Segretaria del Mio mistero più profondo, ... il tuo compito più profondo è di scrivere tutto ciò che ti faccio conoscere sulla Mia misericordia, per il bene delle anime che leggendo questi scritti proveranno un conforto interiore e saranno incoraggiate ad avvicinarsi a Me (Quaderno VI, 67). Quest'opera infatti avvicina in modo straordinario il mistero della Misericordia Divina; «Il Diario» affascina non soltanto la gente comune ma anche i ricercatori che scoprono in esso una fonte supplementare per le loro ricerche teologiche. «Il Diario» è stato tradotto in varie lingue, tra cui inglese, francese, italiano, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, ceco, slovacco e arabo.
Suor Maria Faustina, distrutta dalla malattia e dalle varie sofferenze che sopportava volentieri come sacrificio per i peccatori, nella pienezza della maturità spirituale e misticamente unita a Dio, morì a Cracovia il 5 ottobre 1938 all'età di appena 33 anni.  La fama della santità della sua vita crebbe insieme alla diffusione del culto alla Divina Misericordia sulla scia delle grazie ottenute tramite la sua intercessione. Negli anni 1965-67 si svolse a Cracovia il processo informativo relativo alla sua vita e alle sue virtù e nel 1968 iniziò a Roma il processo di beatificazione che si concluse nel dicembre del 1992. Fu beatificata da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma, il 18 aprile 1993. Le spoglie di Suor Faustina si trovano nel santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Lagievniki.

Ora, per le persone che rimangono colpite dalle notizie di stampa, della radio e della televisione, e poco riescono a capire cosa sia tutto questo parlare della Misericordia, è opportuno dedicare due righe all'evento. 

Gesù nei dialoghi con suor Faustina ha detto chiaramente e in più riprese che per accedere alla Sua Misericordia è indispensabile ricorrere ai suoi sacerdoti nel Sacramento della Confessione, oggi chiamato Riconciliazione. 

La cultura religiosa di oggi diffusa dai media, e molte volte anche da "ecclesiastici post-moderni", è molto carente sull'argomento. Si va dalle correnti di origine luterana-protestante che sostengono non esistere il Sacramento della Confessione, ai teologi di varia estrazione, ma anche sedicenti cattolici, che negano addirittura l'esistenza dell'inferno, luogo definito con chiarezza da Gesù nei Vangeli.

Ecco allora venirci in aiuto proprio Gesù in una delle visioni che suor Faustina ha avuto e che puntualmente ha descritto nel suo Diario:

santa faustina e linferno

 

 

Giovedì, 24 Dicembre 2015 11:14

LETTERA AL NIPOTE PER NATALE

Care corrispondenti e cari lettori,

l'altro giorno una nonna mi ha fermato manifestandomi la sua amarezza perché i nipoti, pur cresciuti in ambiente cristiano, non avrebbero fatto il Natale di Gesù, e non sapendo come fare per comunicare loro un messaggio di fede, mi ha chiesto se io potevo scriverle un pensiero per i nipoti.

Ecco questo è il mio messaggio

Caro nipote,

                da tempo stavo maturando l’idea di scriverti un poche di righe per lasciarti in eredità anche qualche mio pensiero.

        Oggi il mondo che ti aspetta è molto diverso da quello che io ho vissuto, una volta era molto sviluppato il senso religioso della vita, quasi tutti erano consapevoli che l’uomo è fatto di due dimensioni, quella corporale e quella spirituale. Questo fatto oggi è stato cancellato dalle mode e dal sistema di vita molto concentrato solo sulla prima. La storia insegna che quando l’uomo vive la propria esistenza solo sul corpo, la mente e il cuore soffrono e vanno incontro a disturbi che le medicine non guariscono.

In questo Natale vorrei tanto che tu fossi consapevole che Gesù Bambino viene per comunicarci che non siamo fatti solo di corpo. Gesù nasce per portare all’umanità un messaggio nuovo, messaggio di salvezza e di salute. Salvezza per l’eternità verso il Paradiso e salute fisica per vivere in equilibrio tutta la vita, dando spazio sia alle necessità corporali come a quelle spirituali.

Pensa a come sarebbe il mondo oggi se non ci fosse stato il Natale di Gesù. Tutta l’arte, dalla musica alla scultura, dalla pittura alla letteratura sarebbe un deserto di vuoto culturale. Da duemila anni l’umanità si nutre di questo evento straordinario, nasconderlo o negarlo non è da persone sagge, addirittura rifiutarlo è da persone che vogliono farsi del male.

Concludo augurandoti che nella tua vita trovi spazio questo evento, che nel tuo cuore Gesù Bambino trovi la calda accoglienza della tua capanna.

                                                       Nonna Luigina

Olmo, Natale 2015

ADORAZIONE DEI PASTORI di Matthias Stomer 1600 1650

MATTHIAS STOMER 1600-1650: ADORAZIONE DEI PASTORI

Sabato, 19 Dicembre 2015 18:05

NATALE DI STRADA

NATALE DI STRADA JPEG

A TUTTE LE PERSONE CHE MI LEGGONO ARRIVI QUESTA PREGHIERA DA RECITARE PER QUESTO NATALE.

ABBIAMO BISOGNO DI PREGARE PER AVERE IL DONO DELLA PACE NEL NOSTRO CUORE E TRA GLI UOMINI.

 

Giovedì, 10 Dicembre 2015 16:07

L'IGNORANZA DEL NATALE CRISTIANO E L'ISLAM

 IL PRESEPE DEI CONIGLI

"Il presepe dei conigli" di Gerolamo dai Libri (1474 - 1555) Museo di Castelvecchio di Verona

In queste ultime settimane grande sconcerto e preoccupazione nel popolo cristiano hanno provocato le roventi polemiche sulla opportunità o meno di ricordare il Natale di Gesù, sia nelle scuole ma anche nei luoghi pubblici.

Le azioni belligeranti contro la rappresentazione sacra dell’evento narrato col presepio sono iniziate nel mondo della scuola pubblica, sono proseguite nelle scuole private cattoliche, hanno continuato a livello politico per  terminare addirittura con qualche vescovo cattolico e alcuni preti cattolici.

La venuta di Gesù Bambino a questo mondo è prima di tutto un evento storico narrato dalle persone che lo hanno vissuto, non è un’invenzione di qualche struttura religiosa  che se ne è appropriata in modo truffaldino. Nella storia dell’Occidente cristiano-romano e in quello dell’Oriente cristiano-bizantino,  l’evento della nascita del Messia, Salvatore-Redentore dell’umanità, viene ricordata da duemila anni e non ci sono mai state contrarietà religiose e culturali che ne impedissero la memoria.

Anzi, ci vorrebbero libri per raccontare le produzioni pittoriche, le sculture, le musiche ispirate dal Natale di Gesù. Creazioni meravigliose che nei secoli hanno voluto rappresentare la Bellezza di Dio.

Da qualche decennio a questa parte all’approssimarsi del 25 dicembre è tutto un fiorire di azioni, supportate artatamente dai media anticattolici e laicisti, sulla necessità di non fare memoria col presepio della nascita di Gesù, perché questo evento potrebbe disturbare l’equilibrio emotivo di chi del Natale non gliene frega nulla, ma soprattutto delle persone di altre fedi religiose, in particolare i musulmani che nelle nostre scuole sono ormai numerosi.

Ora, mentre per i laicisti è chiaro l’intento di ridicolizzare la fede dei cattolici con il tentativo ripetuto di cancellare dalla Storia la memoria di Cristo che evidentemente li disturba parecchio; anche perché sono secoli che ci tentano e non ci riescono; l’intento è meno chiaro per i musulmani, che sono persone di grande fede nella loro religione.

Pochi sanno che il Corano, il libro sacro dell’Islam,  parla di Gesù (chiamandolo in arabo Isa) e che fa riferimento al suo concepimento verginale. È poco noto anche che Maria è l’unica donna menzionata per nome nel Corano. Alla vigilia del santo Natale ritengo quanto mai necessario descrivere cosa dice il sacro Corano riguardo al Natale di Gesù Cristo.

Benedetto XVI, a suo tempo,  ha avvertito di un tipo di «dialogo interreligioso mal compreso» che «porta alla confusione o al sincretismo». Il Papa il 19 novembre 2011 nel viaggio apostolicoin Benin (Africa Occidentale) nel palazzo presidenziale di Cotonou, ha parlato ai rappresentanti delle istituzioni della repubblica, il corpo diplomatico e i rappresentanti delle principali religioni, ha invitato a cogliere la retta intenzionalità del vero dialogo tra le religioni: esso deve riconoscere l’importanza della «conoscenza, dell’approfondimento e della pratica della propria religione». Benedetto XVI ha spiegato che il vero campo d’incontro tra le religioni è quello della «cooperazione nel campo sociale o culturale che può aiutare le persone a comprendersi meglio e a vivere insieme serenamente». «Cristiani e Musulmani dovrebbero andare oltre la tolleranza, consapevoli delle loro differenze, ma anche consapevoli delle cose che hanno in comune, ed essere per questo grati a Dio».

Per il Corano, la nascita di Gesù è «un segno di Dio», ed essi concordano con i veri cristiani sul «messaggio teocentrico» e spirituale dell’evento natalizio.

Mentre nella letteratura islamica sulla nascita di Maometto, si evidenzia che la sua prima biografia è stata scritta circa 150 anni dopo la sua morte da Ibn Ishak, per Gesù le cose stanno molto diversamente. Questa biografia tardiva ha diversi parallelismi con i racconti della nascita di Gesù nei Vangeli, e non corrisponde neanche alla sensibilità dei musulmani ortodossi perché con il suo intento di esaltare la figura di Maometto tradisce ciò che sarebbe un vanto per i musulmani, ovvero, la scelta da parte di Allah del profeta senza meriti precedenti. Per i credenti islamici, tra cui l’islamologo Tilman Nagel, viene spiegato che per i musulmani e soprattutto per il Corano «Maometto non è altro che un uomo normale. Il Corano lo dice esplicitamente [cf. Sura 7,184]».

LA GROTTA DI BETLEMME

La Grotta nella Basilica della Natività a Betlemme

Di Gesù il Corano lo menziona in 15 delle 114Sure coraniche. Il testo della sura 19 racconta il concepimento e il parto miracoloso di Gesù e il suo primo discorso a Maria. Per gli esperti di esegesi si evidenzia la somiglianza nella distinzione tra i racconti coranici e quelli apocrifi dello pseudo-evangelo di Matteo e il proto-evangelo di Giacomo. È bello e coinvolgente  leggere a mo’ di  confronto i racconti della nascita di Gesù nei Vangeli e nel Corano.

E allora da dove viene tutta questa contrapposizione del mondo laicista, nella scuola, nelle istituzioni e finanche nella Chiesa Cattolica, dove qualche vescovo e qualche prete invitano a non fare il presepio per non disturbare i musulmani?

Mi pare che al fondo delle azioni di disturbo da parte di questi potentati ci sia solo una notevole dose di ignoranza e di improvvisazione.

Utile è ricordare a tutte le persone amanti del dialogo, come strumento di reciproca conoscenza, la reazione ragionata e documentata dei 138 sapienti islamici che hanno scritto la famosa lettera al Papa Benedetto XVI  sulla «parola comune», dopo le reazioni scomposte e violente, alimentate dai media occidentali a seguito della famosa lezione magistrale tenuta dal Papa Benedetto XVI all’Università di Regensburg  durante la sua vista in Germania il 12 settembre 2006. In quella occasione il Papa aveva citato un famoso brano riportato dall’imperatore di Costantinopoli, Manuele 2° Paleologo, nel suo libro “I dialoghi con un persiano”, libro dimenticato da molti, ma conosciuto dagli storici.

Il libro riporta dei ragionamenti tra un sapiente musulmano, di origine persiana, e l’imperatore stesso, intorno alle caratteristiche fondamentali delle due religioni, e l’imperatore aveva fatto presente, mettendolo in dubbio, come potesse essere una buona religione, quella musulmana, che ha visto il suo profeta Maometto macchiarsi del sangue dei nemici, ebrei in particolare.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare di Manuele II si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio» (VII, 3). Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre; la sua concettualizzazione, comunque, trova terreno fecondo ai tempi di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ragione e fede devono riprendere inevitabilmente il loro cammino comune. Benedetto XVI, a più riprese, ha ribadito che questa strada non solo permette al cristianesimo di essere fecondo nella via dell’evangelizzazione, ma consente anche ai non credenti di accogliere il messaggio di Gesù Cristo, come ipotesi carica di senso e decisiva per l’esistenza.

La lettera si può intitolare “Una parola comune tra noi e voi”, e riporta la data del 13 ottobre 2007, a conclusione del mese di Ramadan.

Sotto certi aspetti si tratta di un vero e proprio evento straordinario. Tutte le diverse espressioni dell’Islam mondiale hanno messo la loro firma su quella lettera: sciiti, sunniti, rappresentanti delle più piccole realtà musulmane, compresi i famosi sufi, i mistici dell’Islam, ritenuti degli eretici dalla ortodossia sunnita.

In conclusione:

ai presidi, agli insegnanti, ai vescovi e ai preti che non vogliono disturbare i musulmani col presepio e ai giornalisti notoriamente non avvezzi a documentarsi presi dalla foga dell’illico et immediate: leggetevi il Corano e imparate a conoscere l’antropologia culturale islamica!

La Sura3 che ispira il titolo della lettera va letta per vedere la portata del passo e gli spazi di vera possibilità di incontri tra i credenti di Allah e i credenti in Gesù Cristo.

NATIVITA DI FILIPPO LIPPI

"La Natività" di Filippo Lippi, frate domenicano (1406 - 1469), Museo civico di Prato

 

 

Lunedì, 30 Novembre 2015 17:09

LUNA D'AUTUNNO

LUNA D’AUTUNNO

         Vagabondo per la campagna

         questo scorcio d’autunno siderale

         mostra una luna piena enorme

         illumina splendente questi passi

         e penso

         e medito

         noi su questa terra immersa nel cielo

         universo di pensieri

         tutti d’amore

         e sogno

         con te sulle rocce

         incantati di bellezza

         al calore dei nostri sguardi.

LUNA PIENA TRECIME 20050116 small

Luna piena sulle tre cime di Lavaredo

            Finalmente, in questi ultimi anni, alcuni storici cominciano ad esaminare le ragioni delle spietate persecuzioni contro i cristiani già dai primi decenni del primo secolo dopo Cristo. Cominciamo in ordine cronologico da Gerusalemme per arrivare a Roma, per poi ritornare a Gerusalemme.

            È noto da molte fonti storiche, compresi gli Atti degli Apostoli, che i seguaci di Gesù furono immediatamente perseguitati dai Giudei, addirittura Saulo di Tarso prima della conversione aveva assistito al martirio di Stefano, e Saulo era giudeo praticante non v’è dubbio. Negli Atti al cap. XXIV vers. 5, si fa menzione di Paolo, allora convertito e grande predicatore itinerante che viene portato davanti al tribunale romano a Cesarea dove viene accusato dal sommo sacerdote Anania con queste parole: “Abbiamo scoperto che quest’uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei ed è a capo della setta dei Nazirei”.

santo stefano protomartire

Questo cenno è importante per capire come mai già nel 35 d.C. il Senato di Roma proclamava il Cristianesimo superstitio illicita, superstizione proibita, e quindi che: non licet esse Christianos, non si poteva essere cristiani.

Quel che è strano è però che fino a Nerone (37-68 morto suicida) i cristiani godevano di una benevola neutralità da parte delle istituzioni imperiali. Tiberio (42 a.C.-37) addirittura aveva proposto che Gesù Cristo fosse inserito nel Pantheon degli dei romani, scontrandosi però col Senato che era competente per la consecratio.

            Adesso però, recenti studi condotti da Marta Sordi (1925-2009) ordinario di Storia Greca e Storia Romana alla Cattolica di Milano, consentono di aprire uno squarcio sulle origini della persecuzione di Nerone e dei suoi successori.

Nel suo ultimo libro: “Impero Romano e Cristianesimo. Scritti scelti.”, edito dall’Institutum Patristicum Augustinianum (Gennaio-Aprile 2008), la studiosa documenta come le pressioni esercitate da Poppea, novella sposa di Nerone e di inclinazione religiosa giudeizzante, vennero proprio dal Sinedrio giudeo che estendeva la sua autorità su tutte le comunità ebraiche, e fu provocato dalla massiccia conversione al cristianesimo delle popolazioni della Grecia e dell’Asia minore.

I giureconsulti giudei ebbero facile gioco in tutto questo, bastò ricordare a Nerone come il cristianesimo fosse superstitio illicita e come non licet esse Christianos, e accusare i cristiani di essere i fomentatori delle sedizioni antimperiali per scatenare l’odio omicida dell’imperatore che continuò con i suoi successori fino al 313 d.C. con l’editto dell’imperatore Costantino che mise fine alle violenze contro i seguaci di Cristo.

 Persecuzione dei cristiani acquaforte di Jan Luyken 1649 1712scala

La persecuzione dei cristiani, acquaforte di Jan Luyken (1649-1712)

            Ora, è importante fare una semplice riflessione sulle persecuzioni contro i cristiani, in tutte le epoche. Anche oggi i cristiani vengono perseguitati e uccisi: perché? Forse a causa della parola di Cristo, forse perché predicano l’amore e il perdono reciproco, forse perché affermano che Dio è misericordia e giustizia, forse perché si occupano dei poveri, degli indifesi, dei miserabili, dei lebbrosi, dei malati di AIDS, perché costruiscono scuole e ospedali? Perché? Perché tutto l’odio dei credenti di altre religioni, e degli atei e degli agnostici, si concentra contro i seguaci di Cristo? Perché anche le Istituzioni europee, che pur sono nate dalla cultura politica di grandi uomini di fede cristiana, rinnegano la propria storia e preferiscono annegarla in un oceano di relativismo e di indifferenza, cancellando se potessero tutta la storia, la cultura, le opere d’arte, la musica, la pittura, l’architettura, l’ambiente. Eh sì, anche questo bisogna ricordare: le bonifiche e l’agricoltura europea sono nate intorno ai monasteri delle varie regole benedettine e non dalle rivoluzioni filosofiche.

A questo punto è importante riprendere il cammino iniziale che ci ha portato da Gerusalemme a Roma, per ritornare a Gerusalemme. E andiamo a vedere cosa successe nella distruzione della città invasa dall’esercito persiano di Cosroe II nel 614 d.C.. Anche qui ci viene in soccorso la storia documentata dai cronisti dell’epoca, che narrano come gli israeliti esiliati a Babilonia dal 135 d.C. dopo la seconda rivolta contro i romani, col divieto assoluto di farvi ritorno, pensarono di approfittare della loro potenza economica per indurre l’imperatore persiano a conquistare la Gerusalemme cristiana che apparteneva all’impero bizantino cristiano. E così in quell’anno 614 l’esercito persiano, appoggiato dalle comunità ebraiche della Galilea, invase la città santa che era una fiorente e ricca comunità cristiana, ricca di chiese e di monasteri, con le basiliche del Santo Sepolcro a Gerusalemme e della Natività a Betlemme. Tutto fu distrutto e depredato, ad eccezione della Basilica della Natività, perché i persiani vi trovarono l’effigie dei Re Magi in un bassorilievo di marmo, e vedendo che erano rappresentati con i costumi della Mesopotamia, ravvisandone i loro antenati, si fermarono e la risparmiarono. Solo per questo ancora oggi possiamo godere dell’unico gioiello rimasto nella Terra Santa risalente ai primi anni del cristianesimo.

Poiché i persiani erano in gran parte politeisti, erano anche liberali in fatto di altre religioni, e cercavano solo il bottino prezioso delle chiese, quindi la distruzione che ci fu, gli storici dell’epoca, la attribuiscono agli israeliti che così potevano rientrare nella loro città senza conservare le memorie del Cristo loro profeta disconosciuto, condannato e ucciso con la crocifissione.

Ma non è finita qui. La furia travolse anche gli uomini, e migliaia di battezzati furono fatti schiavi dai persiani e venduti ai facoltosi ebrei che procedettero al loro massacro.

Le fonti storiche sono precise su questo e parlano della piscina Mamilla vicina alla porta di Giaffa. In questi ultimi anni nella Gerusalemme diventata tutta città israeliana, la speculazione edilizia ha messo le mani su Mamilla diventato nel tempo un borgo arabo, che viene raso al suolo per costruirci  un quartiere residenziale ebraico e l’albergo Hilton. Ma grande è stata la sorpresa quando si sono accinti a prosciugare quanto restava dell’antica piscina Mamilla, ecco comparire una cappella bizantina con una croce e la scritta in greco: “Solo Dio conosce i loro nomi”. Sotto la cappella lo scavo è andato avanti e ha portato alla luce migliaia di scheletri umani, tragica testimonianza del massacro dell’anno 614 d.C.. Il celebre  archeologo israeliano Ronny Reich ha studiato il ritrovamento e ha confermato trattarsi dei resti dei battezzati comprati dagli ebrei per essere sterminati.

piscina mamilla come si presentava prima dei lavori

Piscina Mamilla come si presentava prima degli scavi

Immediatamente le comunità cristiane di Gerusalemme hanno chiesto che quell’angolo della Mamilla venisse conservato come memoriale. Ma ancora oggi, purtroppo, i credenti in Cristo da quelle parti non godono di tanta considerazione da fermare una speculazione edilizia, e la richiesta neanche è stata presa in considerazione.

mamilla scavi e protesta del Wiesenthal Center

Piscina Mamilla e la protesta del Centro Wiesenthal contro la distruzione della memoria dei martiri

Le ruspe hanno asportato terra e ossa dei martiri, e poiché per la religione ebraica non può esserci contatto tra vivi e morti, non si è costruito più il nuovo insediamento ebraico ma un grande parcheggio sotterraneo: il Mamilla Pool Parking, dove oggi chi visita la città santa può andare a parcheggiare tranquillamente ignorando il tutto, perché in nessuna guida turistica viene fatto cenno all’evento storico. Una censura davvero strana per la nostra cultura post-moderna, secondo la quale solo il Papa e la Chiesa di Roma devono chiedere scusa all’umanità per i loro errori. Tutti gli altri, filosofi, politici, dittatori, religioni di tutti i tipi non si devono scusare di  nulla.

Forse ce l’hanno con i seguaci di Cristo perché Lui ha lasciato detto che la “verità vi farà liberi”, mentre in molti sognano ciascuno per sé la propria dittatura contro la libertà degli altri.

la verità vi farà liberi

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