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Giovedì, 10 Dicembre 2015 16:07

L'IGNORANZA DEL NATALE CRISTIANO E L'ISLAM

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 IL PRESEPE DEI CONIGLI

"Il presepe dei conigli" di Gerolamo dai Libri (1474 - 1555) Museo di Castelvecchio di Verona

In queste ultime settimane grande sconcerto e preoccupazione nel popolo cristiano hanno provocato le roventi polemiche sulla opportunità o meno di ricordare il Natale di Gesù, sia nelle scuole ma anche nei luoghi pubblici.

Le azioni belligeranti contro la rappresentazione sacra dell’evento narrato col presepio sono iniziate nel mondo della scuola pubblica, sono proseguite nelle scuole private cattoliche, hanno continuato a livello politico per  terminare addirittura con qualche vescovo cattolico e alcuni preti cattolici.

La venuta di Gesù Bambino a questo mondo è prima di tutto un evento storico narrato dalle persone che lo hanno vissuto, non è un’invenzione di qualche struttura religiosa  che se ne è appropriata in modo truffaldino. Nella storia dell’Occidente cristiano-romano e in quello dell’Oriente cristiano-bizantino,  l’evento della nascita del Messia, Salvatore-Redentore dell’umanità, viene ricordata da duemila anni e non ci sono mai state contrarietà religiose e culturali che ne impedissero la memoria.

Anzi, ci vorrebbero libri per raccontare le produzioni pittoriche, le sculture, le musiche ispirate dal Natale di Gesù. Creazioni meravigliose che nei secoli hanno voluto rappresentare la Bellezza di Dio.

Da qualche decennio a questa parte all’approssimarsi del 25 dicembre è tutto un fiorire di azioni, supportate artatamente dai media anticattolici e laicisti, sulla necessità di non fare memoria col presepio della nascita di Gesù, perché questo evento potrebbe disturbare l’equilibrio emotivo di chi del Natale non gliene frega nulla, ma soprattutto delle persone di altre fedi religiose, in particolare i musulmani che nelle nostre scuole sono ormai numerosi.

Ora, mentre per i laicisti è chiaro l’intento di ridicolizzare la fede dei cattolici con il tentativo ripetuto di cancellare dalla Storia la memoria di Cristo che evidentemente li disturba parecchio; anche perché sono secoli che ci tentano e non ci riescono; l’intento è meno chiaro per i musulmani, che sono persone di grande fede nella loro religione.

Pochi sanno che il Corano, il libro sacro dell’Islam,  parla di Gesù (chiamandolo in arabo Isa) e che fa riferimento al suo concepimento verginale. È poco noto anche che Maria è l’unica donna menzionata per nome nel Corano. Alla vigilia del santo Natale ritengo quanto mai necessario descrivere cosa dice il sacro Corano riguardo al Natale di Gesù Cristo.

Benedetto XVI, a suo tempo,  ha avvertito di un tipo di «dialogo interreligioso mal compreso» che «porta alla confusione o al sincretismo». Il Papa il 19 novembre 2011 nel viaggio apostolicoin Benin (Africa Occidentale) nel palazzo presidenziale di Cotonou, ha parlato ai rappresentanti delle istituzioni della repubblica, il corpo diplomatico e i rappresentanti delle principali religioni, ha invitato a cogliere la retta intenzionalità del vero dialogo tra le religioni: esso deve riconoscere l’importanza della «conoscenza, dell’approfondimento e della pratica della propria religione». Benedetto XVI ha spiegato che il vero campo d’incontro tra le religioni è quello della «cooperazione nel campo sociale o culturale che può aiutare le persone a comprendersi meglio e a vivere insieme serenamente». «Cristiani e Musulmani dovrebbero andare oltre la tolleranza, consapevoli delle loro differenze, ma anche consapevoli delle cose che hanno in comune, ed essere per questo grati a Dio».

Per il Corano, la nascita di Gesù è «un segno di Dio», ed essi concordano con i veri cristiani sul «messaggio teocentrico» e spirituale dell’evento natalizio.

Mentre nella letteratura islamica sulla nascita di Maometto, si evidenzia che la sua prima biografia è stata scritta circa 150 anni dopo la sua morte da Ibn Ishak, per Gesù le cose stanno molto diversamente. Questa biografia tardiva ha diversi parallelismi con i racconti della nascita di Gesù nei Vangeli, e non corrisponde neanche alla sensibilità dei musulmani ortodossi perché con il suo intento di esaltare la figura di Maometto tradisce ciò che sarebbe un vanto per i musulmani, ovvero, la scelta da parte di Allah del profeta senza meriti precedenti. Per i credenti islamici, tra cui l’islamologo Tilman Nagel, viene spiegato che per i musulmani e soprattutto per il Corano «Maometto non è altro che un uomo normale. Il Corano lo dice esplicitamente [cf. Sura 7,184]».

LA GROTTA DI BETLEMME

La Grotta nella Basilica della Natività a Betlemme

Di Gesù il Corano lo menziona in 15 delle 114Sure coraniche. Il testo della sura 19 racconta il concepimento e il parto miracoloso di Gesù e il suo primo discorso a Maria. Per gli esperti di esegesi si evidenzia la somiglianza nella distinzione tra i racconti coranici e quelli apocrifi dello pseudo-evangelo di Matteo e il proto-evangelo di Giacomo. È bello e coinvolgente  leggere a mo’ di  confronto i racconti della nascita di Gesù nei Vangeli e nel Corano.

E allora da dove viene tutta questa contrapposizione del mondo laicista, nella scuola, nelle istituzioni e finanche nella Chiesa Cattolica, dove qualche vescovo e qualche prete invitano a non fare il presepio per non disturbare i musulmani?

Mi pare che al fondo delle azioni di disturbo da parte di questi potentati ci sia solo una notevole dose di ignoranza e di improvvisazione.

Utile è ricordare a tutte le persone amanti del dialogo, come strumento di reciproca conoscenza, la reazione ragionata e documentata dei 138 sapienti islamici che hanno scritto la famosa lettera al Papa Benedetto XVI  sulla «parola comune», dopo le reazioni scomposte e violente, alimentate dai media occidentali a seguito della famosa lezione magistrale tenuta dal Papa Benedetto XVI all’Università di Regensburg  durante la sua vista in Germania il 12 settembre 2006. In quella occasione il Papa aveva citato un famoso brano riportato dall’imperatore di Costantinopoli, Manuele 2° Paleologo, nel suo libro “I dialoghi con un persiano”, libro dimenticato da molti, ma conosciuto dagli storici.

Il libro riporta dei ragionamenti tra un sapiente musulmano, di origine persiana, e l’imperatore stesso, intorno alle caratteristiche fondamentali delle due religioni, e l’imperatore aveva fatto presente, mettendolo in dubbio, come potesse essere una buona religione, quella musulmana, che ha visto il suo profeta Maometto macchiarsi del sangue dei nemici, ebrei in particolare.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare di Manuele II si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio» (VII, 3). Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre; la sua concettualizzazione, comunque, trova terreno fecondo ai tempi di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ragione e fede devono riprendere inevitabilmente il loro cammino comune. Benedetto XVI, a più riprese, ha ribadito che questa strada non solo permette al cristianesimo di essere fecondo nella via dell’evangelizzazione, ma consente anche ai non credenti di accogliere il messaggio di Gesù Cristo, come ipotesi carica di senso e decisiva per l’esistenza.

La lettera si può intitolare “Una parola comune tra noi e voi”, e riporta la data del 13 ottobre 2007, a conclusione del mese di Ramadan.

Sotto certi aspetti si tratta di un vero e proprio evento straordinario. Tutte le diverse espressioni dell’Islam mondiale hanno messo la loro firma su quella lettera: sciiti, sunniti, rappresentanti delle più piccole realtà musulmane, compresi i famosi sufi, i mistici dell’Islam, ritenuti degli eretici dalla ortodossia sunnita.

In conclusione:

ai presidi, agli insegnanti, ai vescovi e ai preti che non vogliono disturbare i musulmani col presepio e ai giornalisti notoriamente non avvezzi a documentarsi presi dalla foga dell’illico et immediate: leggetevi il Corano e imparate a conoscere l’antropologia culturale islamica!

La Sura3 che ispira il titolo della lettera va letta per vedere la portata del passo e gli spazi di vera possibilità di incontri tra i credenti di Allah e i credenti in Gesù Cristo.

NATIVITA DI FILIPPO LIPPI

"La Natività" di Filippo Lippi, frate domenicano (1406 - 1469), Museo civico di Prato

 

 

Letto 3564 volte Ultima modifica il Giovedì, 10 Dicembre 2015 17:22

3 commenti

  • Link al commento Manuela Sabato, 12 Dicembre 2015 18:03 inviato da Manuela

    Decisamente perfetto per il momento, purtroppo l'ignoranza fa sparlare chi crede di sapere, il male è che ce li troviamo a scuola ad insegnare ai nostri figli. Bravo prof. almeno tu aprici gli occhi.

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  • Link al commento guido Venerdì, 11 Dicembre 2015 16:23 inviato da guido

    Grazie Gianfranco per le tue testimonianze sempre precise e chiarificatrici dei molti aspetti "torbidi" che turbano molti .......
    Guido

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  • Link al commento Anto Venerdì, 11 Dicembre 2015 09:29 inviato da Anto

    ooooh là!

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