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Domenica, 12 Maggio 2013 20:59

DANTE AL TEMPO DELLA CRISI

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DANTE AL TEMPO DELLA CRISI.

 Quando iniziai a lavorare nel 1968 infuriava la famigerata contestazione giovanile con annessa rivoluzione sessuale, Herbert Marcuse aveva scritto il suo famoso libello “L’uomo a una dimensione”, e tra i giovani universitari spopolava il capolavoro del dittatore cinese comunista Mao Tse Tung, il “Libretto rosso”, enciclopedia dell’imbecillità umana asservita all’ideologia più distruttiva nella storia dell’umanità. Gli storici stimano in 100 milioni i morti provocati dal comunismo internazionale, ma è una stima per difetto.  Ricordo, per inciso, che il motto cultural filosofico di quegli anni si compendiava in “una risata vi seppellirà”, giusto per dare la dimensione filosofica del ragionamento elaborato dalla gioventù rivoluzionaria. Ovvio che la risata avrebbe dovuto seppellire i potenti dell’epoca, Chiesa cattolica compresa.

Risulta facile evidenziare che la storia dell’uomo su questa terra è sempre stata una vicissitudine di crisi, a volte drammatiche come le rivoluzioni o le guerre, altre volte per le epidemie e altre ancora per carestie o economie disastrate.

Vorrei fare un tentativo di portare l’attenzione, di chi legge queste righe, sulla necessità di riflettere se ci sono delle piste di lavoro sulle quali avviarsi, per vedere se e in che modo si possa tentare di emergere da tutta questa marea di disperazione che ci avvolge. È possibile che l’uomo dopo millenni di storia e di pensiero filosofico e religioso, continui a volersi così male da perseguire in modo diabolico la sua autodistruzione? Il suo auto dissolvimento?

Ora, la storia ci offre innumerevoli testimonianze di donne e di uomini che hanno lasciato tracce edificanti con le loro vite: sono persone che non si sono arrese di fronte al male e alla perversione e che hanno elaborato un loro modello di pensiero cui ispirarsi per agganciare l’umana speranza e progettare una vita il più degna possibile di essere vissuta. Basti fare riferimento a personaggi famosi dell’epoca storica: da Mosé a Davide, da Ester a Maria di Magdala, da Isaia a Giona. Ma anche a personaggi come i filosofi della Magna Grecia, ai tragedi del teatro greco, ai poeti dell’antica Roma, alle innumerevoli schiere di sante e di santi e di martiri. Essi hanno offerto con gioia la loro vita per dare testimonianza alla Parola di un uomo partorito da una donna senza macchia di peccato: Gesù detto il Cristo.

Ecco, è possibile che la cultura dominante tenti con arroganza e insipienza di cancellare dalla storia dell’umanità questa carica di provocante bellezza? Cosa ci ricavano questi moderni soloni nel voler eliminare il sacro dalla vita dell’uomo? Forse è facile dedurlo proprio a partire da Marcuse, l’ideatore della monodimensionalità  della persona. Infatti, se riduciamo l’uomo a un agglomerato di cellule casualmente assemblato per produrre, consumare e distruggere, poco rimane di poetico e di esaltante per dare avvio a un progetto di speranza. I geni che governano il mondo hanno bisogno per i loro progetti di miliardi di robottini senz’anima, l’one dimensional man teorizza proprio questo impianto filosofico e le conseguenze sono sotto gli occhi di chi vuol vedere: annullamento della famiglia, distruzione della vita, cancellazione dell’impianto creatore di Dio: maschio e femmina li creò, manipolazione tecnologica della riproduzione umana, cancellazione delle radici filosofiche e culturali dell’occidente cristiano da tutte le legislazioni.

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Troppo bello e affascinante sarebbe analizzare a fondo alcuni aspetti del decadimento morale della modernità, avviata ormai ineluttabilmente verso la post modernità, verso l’involuzione annichilante dell’umanità. Però, è una pista di lavoro stimolante quella che prende in esame la relazione tra il Creatore, il creato e le creature nei diversi periodi della storia dell’uomo. Ritengo che una ricerca in tal senso fornirebbe chiavi di lettura molto utili e provocanti per la comprensione in chiave metastorica della vicenda umana. Forse mi cimenterò su questa frontiera in momenti più propizi, per ora provo a entrare nel suggestivo mondo di Dante Alighieri, sicuro di trovare agganci sufficienti per recuperare l’uomo a due dimensioni: quella fisica e quella spirituale.

Provo a rifarmi alla poesia di Dante per sviluppare un’ipotesi di lavoro, che ci consenta di catturare  con sicurezza le funi che ci porteranno in alto, “in più spirabil aere sereno”. Noi, umani, abbiamo bisogno di esempi pragmatici per comprendere le idee difficili, i filosofi sono importanti, ma non sono per tutti. Mentre un uomo che soffre, che viene perseguitato, che ama ma non è ricambiato, che patisce la fame, che viene esiliato dalla propria patria, che spera e che prega, che sogna; è uno di noi, è uno come noi. Ecco perché Dante deve continuare a insegnare alle giovani generazioni che la loro vita è una “comedia divina”. Noi abbiamo instillato quella scintilla di vita spirituale che il Creatore ci ha donato, e con quel fuoco acceso dobbiamo ritornare a presentarci alla fine della vita. Siamo stati creati per un atto d’amore: “Amor che move il sole e l’altre stelle”, è l’amore che ci deve guidare nella nostra quotidianità. La chiave della felicità che possiamo lucrare su questa terra è dentro a quella serratura chiamata amore. Amore per sé, amore per gli altri, amore per Dio. Sembrerebbe una pedagogia semplice, elementare. Ma provare a metterla in pratica nella vita di ogni giorno è impresa ardua, mai facile né semplice. Ma questa è la strada.

Dante con la sua vita e le sue scritture ci offre una “summa” pedagogica di perenne validità, per tutte le generazioni e per tutti i popoli. Il fatto che il nostro “sommo poeta” venga studiato in tutte le università del mondo, deve farci riflettere, deve aiutarci a fare questo sforzo di interpretazione per appropriarci dell’immensa saggezza contenuta nei suoi versi. Ed è drammatico che nelle nostre scuole superiori Dante venga emarginato spesso dai programmi scolastici. È un’altra chiave di lettura di come i geni che detengono il potere nella scuola, lavorino per eliminare qualunque residuo di spiritualità dall’insegnamento: i docenti sono “one dimensional man”, e si sono formati prevalentemente alla scuola dell’ideologia materialista che imperversa da decenni nelle nostre università.

Dante ci dà un ordine chiaro e inequivocabile su come dobbiamo vivere: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Ecco altre due chiavi per altre due serrature: la bellezza e la verità.

Dante non era solo un poeta, era un grande mistico e anche un grande teologo. La sua Divina Commedia è un’opera di una complessità così vasta e contemporaneamente di una linearità così ordinata, da simulare la struttura di una cattedrale gotica. Se mai vi capiterà di fare un pellegrinaggio in una di queste chiese, studiatevele prima per tempo e non entrateci subito. Fermatevi all’esterno e tentate, con l’aiuto di una guida, di leggervi tutti i particolari. Poi riflettete sugli artisti che le hanno così costruite e finemente decorate, pensate a ciò che conoscete della Bibbia e del Vangelo, e poi sedetevi e piangete di commozione. 800 anni fa, quegli uomini avevano la Fede che noi tutti facciamo fatica a comprendere e a praticare. Erano mossi dall’Amore, dalla Conoscenza, dalla Bellezza.

Non per niente i filosofi medievali della nostra cristianità avevano elaborato dei paradigmi di pensiero che, per noi oggi, sono di un’efficacia grandissima: “ENS ET BONUM CONVERTUNTUR”, Dio e il bene sono la stessa cosa; “ENS ET VERUM CONVERTUNTUR”, Dio e la verità sono la stessa cosa; “ENS ET PULCHRUM CONVERTUNTUR”,  Dio e la bellezza sono la stessa cosa.

Ecco perché Dante  è importante al tempo della crisi. Ci riporta con semplicità e con rara efficacia all’essenza del nostro cammino su questa terra. Il nostro è un “camino”, un pellegrinaggio, prima di tutto dentro di noi, e la meta la raggiungiamo solo se prima abbiamo percorso questo “camino”. Un proverbio spagnolo afferma: “Caminantes no hay camino, hay que caminar”.

 

 

Letto 7405 volte Ultima modifica il Sabato, 24 Agosto 2013 16:43

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