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Mercoledì, 30 Gennaio 2013 18:18

LOURDES 2013: PORTA DELLA FEDE

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APPUNTI DI VIAGGIO DALLA TRE GIORNI DI ASSISI PER LA FORMAZIONE DEGLI ANIMATORI DI PELLEGRINAGGIO. (A cura di Gianfranco Trabuio, animatore)

 

ANNO 2013: LOURDES, PORTA DELLA FEDE.

 LA PORZIUNCOLA                            ANNO DELLA FEDE

La  Porziuncola dentro alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, in Assisi, dove Francesco iniziò il suo cammino di santità.

Ad Assisi nei pressi della basilica di Santa Maria degli Angeli, si è svolta la tre giorni di formazione per gli animatori dell’UNITALSI che nel 2013 affronteranno i pellegrinaggi sul tema dell’Anno della Fede, voluto dal Papa Benedetto XVI per tentare di smuovere l’ignavia e l’accidia degli uomini di oggi.

Quello che racconterò in questi appunti è una rassegna di quanto mi ha colpito di più, proprio facendo riferimento al ruolo di animatore che ho accettato qualche anno fa, quando i dirigenti dell’UNITALSI Veneziana me l’hanno proposto.

E qui è necessario riflettere su questa nuova figura voluta fortemente dalla dirigenza nazionale, in  particolare dall’avv. Antonio Diella. La sua decisione si sta configurando nel tempo come un’intuizione profetica, una passione che continua a muoverlo e a produrre risultati di grande spessore culturale e religioso. Un uomo di fede si deve valutare anche dalle opere e non solo dalle parole. Ecco, Diella è un personaggio ascrivibile a quella fattispecie di persone di fede che inverano nella loro quotidianità le coordinate portanti degli insegnamenti di Gesù, e che riesce a comunicarle alle persone che incontra.

Sono convinto che alla fine della tre giorni di Assisi tutti i 350 animatori unitalsiani abbiano riempito bene il loro tascapane, e abbiano assimilato come distribuire quel pane ai pellegrini e agli ammalati che incontreranno nei loro pellegrinaggi.

 Il tema: “Percorrere i deserti del mondo contemporaneo: cercatori di Dio lungo la strada della verità e della bellezza”, ricorda nella sua complessità  accattivante i temi del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, e rimanda alle storiche intuizioni della filosofia scolastica quando affermava che “Ens et verum convertuntur” (Dio e la verità sono la stessa cosa), che “Ens et bonum” covertuntur”, (Dio e il bene sono la stessa cosa), alle quali io aggiungo per completare il tema che “Ens  et pulchrum convertuntur” (Dio e la bellezza sono la stessa cosa), e che “Ens et gaudium convertuntur” (Dio e la gioia sono la stessa cosa).

Ecco, partendo da queste premesse credo si possa dipanare la stesura di questi appunti di viaggio, iniziando dalla magistrale relazione di don Sabino Troia su “L’anno della fede come cammino di bellezza e gioia”. La relazione di questo giovane sacerdote prende le mosse dalla lettera del papa “PORTA FIDEI” con la quale ha indetto l’anno della Fede. Il pellegrinaggio deve essere vissuto come un tempo di Grazia e di Bellezza. È un invito a portare il popolo fuori dal deserto e verso il luogo della Vita, in amicizia col Figlio di Dio.

L’uomo non si muove a colpi di ragionamenti ma a colpi di passione, e la conversione è un moto dell’anima mosso dalla passione.

Il problema culturale e religioso di oggi è l’indifferentismo, ma non riguarda solo la religione cristiana. Oggi questa situazione viene vissuta da tutte le religioni, perché le nostre società sono indifferenti alla presenza di Dio nella storia degli uomini. La conseguenza è che oggi l’uomo fa volentieri a meno dell’ipotesi di Dio, e nelle nostre comunità non si nasce più cristiani, ma si deve diventare cristiani nel mondo contemporaneo. Il Papa rivolge un invito pressante ai cristiani di oggi che devono diventare agenti di conversione nei loro ambienti di vita e di lavoro, e il problema concreto è quello di offrire il deposito della Fede della Chiesa con il linguaggio comprensibile per le persone che vivono questo tempo. E allora, cos’è la Fede?

È un dono che viene da Dio, certamente, ma è anche un atto umano di accettazione. A fronte di un Dio che dona, ci deve essere un uomo che accetta, solo che oggi c’è una grande difficoltà a fidarsi l’uno dell’altro. Manca la fiducia e questa mancanza di fiducia genera tra di noi il deserto, è vitale fidarsi di Dio, diversamente non esiste vita di relazione e nelle nostre società siamo tanti atomi autoreferenti e non comunicanti.

Queste sono le caratteristiche del deserto. Come fare, allora, per accompagnare l’uomo di oggi fuori dal deserto, verso Gesù il Cristo? Cosa ci insegna Gesù per uscire da questa terra di desolazione?

 

Gesù ci insegna la COERENZA tra la parola e l’azione. Gesù era credibile e affidabile perché il suo pensare e il suo dire convergevano verso l’agire e il vivere.

Gesù è capace di accoglienza: tutti li ha incontrati e senza pregiudizi. Gesù si mette sullo stesso piano dell’altro, non impone niente all’altro, ma stimola e provoca il cambiamento, la conversione del cuore.

La Fede esalta e rende piena la vita umana, anche se noi oggi siamo un piccolo gregge, una minoranza, questo comunque è un tempo di grazia e di purificazione che dobbiamo avere il coraggio di vivere. Gesù ci invita alla essenzialità del suo insegnamento e bisogna ripartire dalla sua umanità. Con una bella immagine, anche poetica, si può dire che Gesù è l’esegesi del Padre: “Filippo non ti sei ancora accorto che chi vede me vede il Padre?”

 comunicazioneComunicare la Bellezza e la Verità entrando in risonanza con gli ammalati e i pellegrini.

 A seguire, altro intervento chiave sul tema proposto è stato quello dell’avv. Antonio Diella, responsabile delle attività formative dell’UNITALSI nazionale. Il titolo accattivante e curioso: “Il pellegrino: cercatore di Dio che pianta semi di bellezza”, ha consentito al relatore di esprimere con rara efficacia la forza della sua fede. Ha puntato dritto al cuore dell’assemblea dei partecipanti, tutti animatori unitalsiani mettendo a fuoco il loro ruolo: gli animatori devono far nascere nei partecipanti al pellegrinaggio il desiderio dell’incontro col Signore. L’obiettivo è trasformare il viaggiatore in un pellegrino, che va per cercare e che trova la bellezza e il senso della vita, e la nostra vita non è un cammino solitario ma un cammino fatto insieme al Signore.

L’animatore deve comunicare che Gesù cammina con noi, ed è un grande operatore di misericordia e che ci fa trovare la gioia di averlo incontrato. L’animatore deve sforzarsi di comunicare ai pellegrini il desiderio di andare oltre la soglia della religiosità ed entrare nella stanza dell’incontro con Gesù, ricordando che il cammino del pellegrino non è una passeggiata, ma una scalata su terreni scoscesi e che ha bisogno di appigli, che cade e che si risolleva.

Ecco il bello del pellegrinaggio e l’avventura del pellegrino che vi partecipa, guidato con questi punti di riferimento, che viene aiutato a cercare la gioia e non il potere, perché chi cerca il potere non trova la gioia, e l’esperienza di Dio è esperienza di gioia e di bellezza. Gli animatori devono far crescere questo seme nel deserto della vita di oggi.

Altro seme da coltivare è la comunicazione dell’accoglienza, il carisma originario dell’UNITALSI. Quello che muove il cuore delle persone è il seme del dono gratuito e della gratitudine verso il Signore, questo prendersi cura degli ammalati e dei pellegrini è una grazia che gli animatori, le sorelle e i barellieri, ricevono, prima dal Signor e poi dagli ammalati e dai pellegrini. Questi semi che noi riceviamo per donarli agli altri partecipanti al pellegrinaggio, si sostanziano nel seminare la consapevolezza che non camminiamo da soli, Gesù cammina con noi. E la Chiesa è il luogo dell’incontro, dell’incontro che fa cambiare la vita. Gesù ha molto perdonato perché ha molto amato, non come per la samaritana alla quale è stato perdonato perché ha molto amato.

Infine, ultimo seme da piantare nei cuori dei pellegrini e degli ammalati, è la chiamata individuale. Gesù, ci ha chiamato per nome, e come Bartimeo che viene chiamato per nome e balza con entusiasmo verso Gesù, anche noi rapidamente alziamoci, e rispondiamo alla domanda di Gesù che ci chiede: “Cosa vuoi che io ti faccia?”

 Il tema della sofferenza è stato trattato in modo magistrale da don Carmine Arice, sacerdote del Cottolengo. La sua relazione: “Il pellegrinaggio tra sopportazione della sofferenza e canto di speranza”, è stato un concentrato di ascesi e di concretezza, proprio quello che serve agli animatori per interiorizzare al massimo il loro ruolo e la loro vicinanza agli ammalati nel corpo e nello spirito.

Partendo dalla considerazione che esiste l’evangelizzazione della sofferenza, e che l’UNITALSI la promuove nei suoi pellegrinaggi, don Carmine si è posto il problema di come portare la “buona notizia” nel mondo della sofferenza e del dolore.

Ma come fare? Come agire? Non a parole ma con le azioni, con le iniziative che corrispondano al desiderio del sofferente di sentirsi amato e compreso. Nella nostra società è in atto il tentativo di sradicare la sofferenza  e il dolore, o nascondendoli o eliminando il malato e il sofferente.

 Diceva il grande filosofo e matematico francese Blaise Pascal: “Gli uomini, non potendo guarire la morte e sperando di essere felici, hanno deciso di non pensarci”.

L’UNITALSI, che si occupa di sofferenti da 110 anni, applica costantemente la dottrina della Carità, evangelizzando la sofferenza, facendo proprie le affermazioni di persone sante che hanno passato la loro esistenza nella sofferenza e nel disagio.

Giuseppe Cottolengo, santo,: “Tutto si impara ai piedi della croce”,

Gianni Beraudo, sacerdote e poeta: “Ringrazio la notte perché mi fa vedere cose mai viste prima”,

Grazia Arnolfi: “La grazia più grande della mia vita? La mia cecità”,

Bernadette Soubirous, santa: “O mio Gesù fa che ti ami. Amami e poi crocifiggimi”.

Ecco, questi sono i testimoni della Verità, e certamente non erano pazzi, o forse sì, erano pazzamente innamorati di Gesù che li attirava dall’alto della sua croce.

Sono questi gli esempi cui possiamo ispirarci nelle nostre azioni, nel prendersi cura degli ammalati e dei pellegrini: evangelizzandoli, portandoli con questi santi a trovare il senso della loro vita e dei loro dolori.

L’UNITALSI si fa interprete di questa esigenza comunicativa sulla evangelizzazione,  e risponde alla domanda di senso con la COMUNIONE, la COMPASSIONE, la CONSOLAZIONE, portando la cultura del dono e della gratuità verso il mondo della sofferenza, che vive tanto nella incomprensione e nella dimenticanza della cultura dominante.

Tutti siamo invitati, in questo Anno della Fede, a portare nei pellegrinaggi l’esperienza umana e religiosa di Bernadette Soubirous che nel suo “Quaderno delle note intime”, così scriveva: “Gesù accettate tutte le mie lacrime, tutte le grida del mio dolore come preghiera per quelli che soffrono, per quanti piangono e per tutti coloro che vi dimenticano”.

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foto autentica di Bernadette Soubirous all'epoca delle apparizioni (1858)

E proprio con riferimento a Bernadette, gli animatori hanno avuto la gioia e l’onore di avere avuto tra i relatori il bravo giornalista e scrittore storico, Vittorio Messori, che ha avuto modo di illustrare i contenuti del suo ultimo best seller edito da Mondadori: “Bernadette non ci ha ingannati”, ormai venduto in decine di migliaia di copie. Lo storico ha informato dei tratti salienti del suo lavoro su Lourdes e su Bernadette,  che da qualche anno pubblica sulla bellissima rivista di apologetica “Il Timone”. Il motivo di tanto impegno nasce dal fatto che ancora oggi ci sono vaste aree della “cultura dominante”, che ritengono le apparizioni e i miracoli invenzioni di poveri sprovveduti, di persone ignoranti. Questo pensiero viene amplificato dai media in modo parossistico dai soliti noti, nei programmi televisivi da salotto gossiparo,  e sembra che le cose che vengono dette dalla televisione assurgano al rango della verità. Per fortuna le falsità divulgate cadono da sole davanti alla completezza del lavoro di ricostruzione storica, realizzato dal Messori, e così come ai tempi di Bernadette, quando fior di scrittori e intellettuali francesi si impegnavano a screditare la veggente e la Madonna, rimangono le scorie di quel pensiero e i frutti meravigliosi della Fede e della Verità.

 Un ultimo appunto della tre giorni formativa di Assisi ci viene dalla “omelia” conclusiva dell’avv. Antonio Diella, infaticabile e scoppiettante responsabile della formazione dell’UNITALSI, che si è concentrato sul rinnovato impegno da parte di tutti gli animatori, a far conoscere l’UNITALSI nei territori di residenza.

È una responsabilità che dobbiamo assumerci e che ridefinisce il nostro impegno e la nostra dedizione all’Anno della Fede come testimoni credibili della Parola.

È indispensabile che gli animatori partecipino e promuovano iniziative per far conoscere l’UNITALSI, questa famiglia che dona speranza e che aiuta i pellegrini e gli ammalati all’incontro col Signore, grazie all’aiuto di sua Madre.

Il tema del pellegrinaggio di quest’anno è proprio questo andare verso Lourdes per riscoprire Cristo e la Madonna, ed è un invito a orientare la nostra vita con scelte radicali, come la radicalità nel cuore, chiedendosi perché e per chi vivo, e dentro all’UNITALSI, fare scelte per servire e non per servirsene.

Altro aspetto della radicalità è quella dell’amore, dell’accoglienza e della disponibilità verso gli altri.

Qui ad Assisi non possiamo fare a meno di riflettere sui due grandi santi della città: Francesco e Chiara, ed è sulla radicalità di questi due santi fondatori che l’UNITALSI è chiamata a ispirarsi per trarre linfa vitale per la vita della famiglia unitalsiana. E, pensando a Francesco e a Chiara non possiamo fare a meno di riflettere sul loro concetto della “santa letizia” (vedi Fonti Francescane al N. 278), che si trova e si prova dentro alla sofferenza offerta al Signore.

La nostra qualità di animatori è quella di comunicare la bellezza dell’incontro col Signore ai pellegrini e agli ammalati, su questa capacità comunicativa è centrata la nostra azione di cercatori di Dio e della sua Bellezza.

Questo andare verso Lourdes, non è solo un peregrinare alla ricerca di Dio, ma un andare incontro a noi stessi, alla ricerca di se stessi e della Verità.

 san francesco di assisi                                                       santa chira di assisi       

San Francesco e Santa Chiara di Assisi, i due santi che hanno rinnovato la Chiesa Cattolica nel XIII secolo e alla cui radicalità si è ispirata l'azione dei loro seguaci. Gli animatori di pellegrinaggio dell'UNITALSI sono invitati a imparare da questi due giganti come mettersi al servizio degli ammalati e dei pellegrini.                                                                  

Letto 4385 volte Ultima modifica il Giovedì, 28 Febbraio 2013 15:14

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