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Martedì, 15 Marzo 2016 20:56

RIFLESSIONE SULLA PREGHIERA

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Pubblico il presente articolo come gesto di ringraziamento alla Madre Superiora per essere stato invitato a parlare alle monache del Monastero della Visitazione di Treviso sul tema della preghiera. Mi auguro che le riflessioni riportate possano essere di giovamento per le persone che sono desiderose di capirci qualcosa di più su questo tema di grande attualità, proprio in questo anno giubilare.

Questa nota si articola in almeno tre parti, la prima di natura scientifica che ha come scopo quello di spiegare i meccanismi di funzionamento del nostro cervello e dei sistemi neuronali coinvolti, la seconda più propriamente mistica riguarda la relazione con la Divinità e infine la terza si concretizza nell’illustrare un esempio preso dalla testimonianza di una santa ritenuta dagli esperti una maestra di questa disciplina mistica.


PRIMA PARTE.
Lo sviluppo delle neuroscienze negli ultimi decenni ha consentito di mettere in luce le modalità di funzionamento dei nostri sistemi neurali. E' noto che il nostro corpo è composto da miliardi di cellule ognuna delle quali è una piccola centrale biochimica ed elettrica, è anche noto che ogni sorgente di elettricità genera anche onde elettromagnetiche. Per esemplificare tutti noi abbiamo conoscenza di come si analizza il comportamento del cervello, del cuore e dei muscoli. L’ingegneria biomedica ha realizzato apparecchiature sempre più sofisticate per studiare mediante elettroencefalogramma, elettrocardiogramma e elettromiografia il funzionamento degli organi analizzati.
Le scoperte della Fisica quantistica hanno consentito di andare oltre l’analisi dei semplici tracciati per esplorare addirittura gli effetti del pensiero sulla realtà fisica e non solo. Il nostro cervello fatto di miliardi di neuroni tutti dotati di carica elettrica ed emettenti onde elettromagnetiche, è la centrale dei processi comunicativi che avvengono a livello fisiologico dentro al nostro corpo, ma non solo, anche a livello di comunicazione del pensiero al mondo circostante, dal momento che il pensiero non è altro che una elaborazione prodotta dai nostri neuroni.
Ma c’è dell’altro, in questo contesto, ancora più affascinante. Scoperte recenti hanno messo in evidenza che il muscolo cardiaco ha un suo sistema neuronale in diretta connessione con quello cerebrale. Anzi, è stato dimostrato che il campo toroidale (circolare attorno all’organo) del cuore è molto più potente di quello cerebrale.
Gli scienziati dell’HeartMath dell’Università americana di Stanford, hanno fatto una scoperta forse ancora più grande riguardo al cuore. Hanno dimostrato che il cuore umano genera il campo energetico più ampio e potente di tutti quelli generati da qualsiasi altro organo del corpo, compreso il cervello all’interno del cranio. Hanno scoperto che questo campo elettromagnetico ha un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai tre metri, con l’asse centrato nel cuore. La sua forma ricorda quella acciambellata di una toroide, forma spesso considerata la più unica e primaria dell’universo.

cuore incorrotto di san francesco di sales

Reliquiario contenente il cuore incorrotto di San Francesco di Sales, fondatore delle Visitandine, e custodito nella chiesa del Monastero della Visitazione a Treviso

Il cuore genera il più ampio campo elettromagnetico del corpo
I campi elettromagnetici generati dal cuore permeano ogni cellula e possono agire come un segnale sincronizzatore per il corpo in maniera analoga all’informazione portata dalle onde radio. L’evidenza sperimentale dimostra che questa energia non solo è trasmessa internamente al cervello ma è anche recepibile da altri che si trovino nel suo raggio di comunicazione. Il cuore genera il più ampio campo elettromagnetico del corpo. Il campo elettrico come viene misurato dell’elettrocardiogramma(ECG) è all’incirca 60 volte più grande in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali registrate da un elettroencefalogramma (EEG). La componente magnetica del campo del cuore, che è all’incirca 5000 volte più potente di quella prodotta dal cervello, non è impedita dai tessuti e può essere misurata a diversi metri di distanza dal corpo con uno Strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID) basato su magnetometri. E’ stato anche rilevato che le chiare modalità ritmiche nella variabilità della cadenza del battito cardiaco sono distintamente alterate dall’esperienza di differenti emozioni. Questi cambiamenti nelle onde elettromagnetiche, nella pressione sanguigna e in quella sonora, prodotti dall’attività del ritmo cardiaco sono percepite da ogni cellula del corpo a ulteriore supporto del ruolo del cuore quale globale e interno segnale di sincronizzazione.

Ora, partendo dalle acquisizioni scientifiche sul funzionamento del nostro cervello e sulle scoperte della capacità del pensiero di influenzare gli eventi interni al corpo umano, e non solo, ma anche quelli esterni, possiamo fare alcune riflessioni sul significato della preghiera e della sua efficacia riguardo alle intenzioni per le quali, rivolgendoci alla Divinità, noi preghiamo.
Esperimenti su queste modalità di preghiera, soprattutto comunitaria, dove più persone si trovano per pregare Dio secondo quella certa intenzione, sono stati realizzati in particolare nei gruppi del Movimento ecclesiale del Rinnovamento Carismatico Cattolico e da quello del Rinnovamento nello Spirito Santo. I risultati sono stati evidenti e riportati come testimonianza nei loro Convegni: la preghiera influisce sugli eventi per i quali si prega.
Quale significato dare a questi risultati? Qui entriamo in un ambito fecondo di sviluppi straordinari sull’efficacia della preghiera, entriamo in un contesto dove entrano in gioco l’anima che ogni persona ha ricevuto da Dio creatore e Dio stesso. Significa che noi siamo in grado di comunicare con la Divinità e come siamo in grado di farlo con Lui, siamo in grado di farlo anche con la Madonna, con san Giuseppe e con tutti i santi della storia. Generazioni di mistiche e mistici testimoniano nelle loro biografie queste esperienze straordinarie di comunicazione tra l’anima della persona e le anime residenti in Paradiso nella visione beatifica del Creatore.
La scienza ha reso visibili e comprensibili le esperienze di generazioni di santi che hanno lasciato scritto quanto avevano sperimentato nella preghiera.

Seguendo questa pista di lavoro e di ricerca riporto, ora, una testimonianza che un monaco mi ha rilasciato tempo fa quando andai ad intervistarlo su questo argomento.

“Credo che quando noi parliamo della preghiera dobbiamo parlare meno di onde cerebrali e più di anima. Cioè della dimensione profonda che è essa stessa forza, è essa stessa energia, l'anima, è per sua natura. Mentre le onde cerebrali sono prodotte dal cervello l'anima non è prodotta, l'anima c'è.

E quindi quando noi preghiamo nel profondo del nostro cuore è l'anima che prega, e prega in forza di un dono che la rende viva nello Spirito, lo Spirito del Signore. Se tu vuoi intercedere, supplicare, chiedere perdono, è importante che tu lo faccia all’interno di te stesso, quindi' nella tua anima, non tanto nel pensiero, il pensiero può essere uno strumento che rivolge che indirizza la .tua anima, il pensiero della tua volontà, ma la preghiera deve essere espressione dell'interiorità, quindi del cuore. Più che del cervello o della mente, del cuore.
Molto spesso quando noi preghiamo non ci rendiamo conto dell’azione della preghiera, perché l'azione della preghiera sovrasta la nostra consapevolezza e sovrasta a volte anche le nostre intenzioni, quindi, pregare anzitutto facendo unità interiore, cioè calandoci dentro la nostra anima.
È per questo che Gesù raccomanda che quando vogliamo pregare, anzitutto, di entrare nel profondo nell'intimo del nostro cuore, nel segreto, lì nel segreto Dio è presente e nel segreto Dio si fa come dono.
Nel vangelo di Matteo. Quando Gesù, insegna ai suoi a pregare invita proprio a non farlo nelle piazze per essere visti e quindi con l'intenzione che nulla ha a che vedere con l'azione della preghiera, ma di entrare nel proprio segreto, nella stanza interiore.
E dice 'che il PADRE vede, e il Padre dona la sua ricompensa, o meglio, fa il suo dono, e il dono del Padre è sempre il Figlio, per cui entrare nell'intimo del nostro cuore restare, dimorare nel nostro cuore significa accogliere il dono di Cristo, presente in noi nel suo Spirito, e nella presenza dello Spirito che diventa orazione efficace, grido che il Signore ascolta, ed è nello Spirito che noi intercediamo, supplichiamo, offriamo, ringraziamo, lodiamo.
A me sembra che questo sia un primo grosso dettaglio o sottolineatura, relativamente alla preghiera. Io credo sia molto importante che quando noi decidiamo di pregare, possiamo fare precedere la preghiera da un momento di silenzio, di raccoglimento, in modo da rimetterci in sintonia con la nostra anima, mentre tante volte noi entriamo nella preghiera rimanendone fuori, perché la nostra mente è legata, aderisce alle preoccupazioni del mondo, non alla fede e alla
certezza del Signore, ma alle preoccupazioni del mondo, possiamo dire anche alle preoccupazioni dell'io, tutto ciò che è mortale e che non è sotto il nostro potere perché tutto è in potere di Dio.

Lasciare dunque ogni legame con ciò che non ha valore, non ha potere, e entrare nell'intimo, sciogliendo questi legami che ci mantengono al di fuori di noi stessi e invocare la misericordia del Signore affinché ci conduca passo dopo passo dentro la nostra stanza interiore, sciogliendo ogni ormeggio che ci lega a un molo che ci impedisce di salpare verso l'orizzonte, verso la luce, verso
l'infinito. Quindi credo che volendo pregare per sé ma anche per gli altri, sia fondamentale anzitutto fare silenzio e compiere questo primo percorso che va dalla esteriorità alla interiorità, e questo è il passaggio della prima soglia verso la preghiera: dalla esteriorità alla interiorità.
Il secondo passaggio è sentire nel proprio cuore la presenza della pace. Nel percorso interiore, superata la prima soglia dalla esteriorità alla interiorità, noi continuiamo a incontrare delle difficoltà. Sono le difficoltà legate alle memorie, ai ricordi, alle paure, alle inquietudini che turbano il nostro percorso verso l'interiorità, c'è bisogno quindi di un momento nella interiorità, di
purificazione, di lasciare andare anche gli ostacoli, gli impedimenti, i legami, dovuti alla memoria passata, recente, remota, e attraversarla senza paura, senza combatterla ma lasciare che sia, guardarla con sempre crescente serenità e proseguire.
Arriviamo a un certo punto in cui qualcuno ci prende per mano e ci conduce verso la pace, la pace interiore, la pace profonda, e lì nel luogo della pace allora possiamo incominciare ad aprire il nostro cuore e a presentare a Dio la nostra preghiera, per noi per gli altri, per chiunque”.

ESTASI DI SANTA TERESA DI AVILA DEL BERNINI

L'estasi di Santa Teresa d'Avila scolpita da Gian Lorenzo Bernini nella Chiesa, dei Carmelitani Scalzi, dedicata a Santa Maria delle Vittorie in via XX Settembre a Roma, 

SECONDA PARTE.
Vorrei iniziare questa seconda parte sulla preghiera partendo da uno degli esempi più forti narrati nei Vangeli: l’orazione di Gesù nell’orto del Getsemani dopo l’ultima cena.
Partendo dal concetto di Dio Amore infinito, egli ci ha insegnato ad avvicinarsi a Lui con l’orazione, che può avere diversi modi di esprimersi: invocazione, intercessione, lode, ringraziamento, devozione e infine abbandono a Colui che cerca un dialogo con noi perché viviamo e esistiamo dentro di Lui.
La preghiera può essere recitata, libera o cantata.
La preghiera è presente in tutte le religioni e, tra le preghiere più belle ricordiamo i salmi dell’Antico Testamento, che raccontano tutta la storia di un popolo.
Le varie forme di preghiera nella nostra religione cattolica potrebbero essere:
• la lectio divina, preghiera che parte dalla Sacra scrittura per aprirsi al colloquio personale con Dio;
• il Rosario, preghiera completa perché riassume in una sintesi straordinaria tutta la storia della salvezza. In tutte le apparizioni la Santa Vergine Maria ha raccomandato la recita del Santo Rosario;
• il culto delle immagini per aiutarci nella concentrazione ispirandoci alla vita di quel Santo;
• la Via Crucis, pensata e istituita da san Leonardo di Porto Maurizio, frate francescano minore.
Ma come si può pregare e come si fa a pregare?
Innanzitutto si fa il segno di croce riandando immediatamente al mistero fondante della nostra religione cattolica che è la Santa Trinità. Poi ci si mette in una posizione corporale dignitosa, possibilmente si chiudono gli occhi, in un luogo staccato dal quotidiano e senza rumori.
Dio ci parla solo nel silenzio, ma non aspettiamoci che Lui parli a noi, saremo noi a metterci in confidenza con Lui e si vedrà che la nostra anima non rimarrà insensibile a questo contatto. Invochiamo lo Spirito di fuoco che infiamma tutta la nostra anima per un migliore contatto con Lui.
Possiamo vivere senza la preghiera?
È per questo che Gesù ci ha insegnato su richiesta degli apostoli l’antica orazione del Padre Nostro, (Luca 11,1: Gesù insegnaci a pregare). Se si osserva, in questa preghiera, prima lodiamo Dio, poi ci abbandoniamo a Lui nella richiesta del suo sostegno (dacci oggi il nostro pane quotidiano), nella richiesta del perdono dei peccati (rimetti a noi i nostri debiti), nella richiesta di salvezza (liberaci dal male e non farci cadere in tentazione).
Ma tante altre volte Gesù ha dato l’esempio con l’orazione personale, staccandosi dal gruppo e, nel silenzio, dialogare col Padre. Grande insegnamento.
La preghiera che ha colpito tutti di Gesù nel Getsemani prima del tradimento di Giuda, è stata tra le più sofferte, perché si è vista l’umanità nel respingere il calice più amaro, ma anche la carità di Gesù nell’accettare la volontà del Padre.
E poi, la sintesi più alta quando dalla croce chiede al Padre di perdonare lo scempio che gli stanno facendo i suoi concittadini e fratelli di fede insieme ai romani.
Perciò gli spunti sono tanti, ma si potrebbe concludere con la maestra della preghiera: Santa Teresa d’Avila.
Pregare è lasciar parlare il proprio cuore a Dio con slancio sulle ali del desiderio e sostenuto dall’amore.
Svuotiamoci di tutte le rabbie e le preoccupazioni deponendole ai suoi piedi prima di mettersi in intima preghiera con Dio.
Non posso fingere con Dio e Lui non può tradirmi.

TERZA PARTE.
Concludiamo questa riflessione con la testimonianza di una cantante moderna, Giuni Russo, morta di tumore nel 2004, la quale negli ultimi anni della sua vita si era dedicata alla frequentazione delle monache Carmelitane Scalze di Milano, e qui aveva maturata la sua conversione, profonda e straordinaria. Giuni ha scritto e cantato canzoni ispirate da Santa Teresa d’Avila. L’anno scorso nella ricorrenza dei 500 anni della nascita della Santa, le suore Carmelitane Scalze di Milano hanno pubblicato un CD con le canzoni composte da Giuni e da un poeta, cantate dalla stessa dopo la sua conversione: "Giuni Russo - LasMoradas- Live". Finalmente il Cd in versione integrale il memorabile concerto nella Basilica di S. Lorenzo Maggiore a Milano. Il Cd è dedicato a Papa Francesco in occasione del 500 anniversario di S. Teresa d'Avila."Giuni Russo carmelitana d'amore, incontro con Santa Teresa d'Avila"!

Giuni, “carmelitana d’amore”, ha voluto essere sepolta nel cimitero delle Carmelitane Scalze di Milano.

GIUNI RUSSO 

Giuni Russo durante uno degli ultimi concerti, alcune liriche le ha composte con Franco Battiato

Mi piace concludere così questa riflessione sulla preghiera, ricordando Santa Teresa, riformatrice dell’Ordine Carmelitano, e questa nostra artista contemporanea che dalla Santa è stata convertita.

NADA TE TURBE DI SANTA TERESA D’AVILA
Nada te turbe, nada te espante,
quien à Dios tiene, nada le falta,
solo Dios basta.

Todo se pasa, Dios no se muda,
la paciencia, todo lo alcanza.

Todo se pasa, todo se muda,
la paciencia, todo lo alcanza.

Nada te turbe, nada te espante,
quien à Dios tiene, nada le falta,
solo Dios basta.

Nada te turbe, nada te espante,
quien a Dios tiene, Dios basta.

Nada te turbe, nada te espante,
solo Dios, solo Dios basta.

 

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
a chi ha Dio, nulla manca,
Dio solo basta.

Tutto passa, Dio non cambia,
la pazienza, tutto realizza.

Tutto passa, tutto cambia,
la pazienza, tutto realizza.

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
a chi ha Dio, nulla manca,
Dio solo basta.

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
a chi ha Dio, Dio basta.

Niente ti turbi, niente ti spaventi,
solo Dio, solo Dio basta.

Di seguito il testo di: MORO PERCHE' NON MORO

Vivo ma in me non vivo
E’ il bene che dopo morte imploro
Che mi sento morire
Morire perché non moro
E più in me non vivo
Vivo nel tuo immenso amore
Mi vuole mi struggo ogni ora per intenso ardore
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
E più in me non vivo
Moro perché non moro
Non mi tradire fortissimo amore che imploro
Moro perché non moro
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
Quanto è mai lunga all’esule
Quest’affannosa vita
Quanto mai duri i vincoli
Che m’hanno ormai sfinita
Per quello che ho nell’anima
Che posso fare, o vita
Se non te stessa perdere
E andare in lui smarrita
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
E più in me non vivo
Moro perché non moro
Non mi tradire fortissimo amore che imploro
Moro perché non moro
Vivo ma in me non vivo
Moro perché non moro
E più in me non vivo
Moro
No me traiciones fuertìsimo amor que imploro
Que me siento morir
Morir porque no muero
Por lo que el alma Qué puedo hacer o vida
Si no a ti misma perder Y andar en él perdida
E più in me non vivo
Moro
Y andar en él perdida
Muero porque no muero
Si no a ti misma perder
Y andar en él perdida
Y andar en él perdida

TREVISO, Monastero della Visitazione, 12 marzo 2016

Letto 4823 volte Ultima modifica il Domenica, 10 Aprile 2016 17:22

3 commenti

  • Link al commento MARTA Venerdì, 18 Marzo 2016 19:20 inviato da MARTA

    E' sempre interessante e speciale il tuo lavoro!
    Grazie Gianfranco, perché con il tuo lavoro,ho riflettuto sulla conoscenza, del mio spirito, del mio cuore e della mia anima e sul già sperimentato valore della preghiera. Un caro saluto Marta

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  • Link al commento Manuela Giovedì, 17 Marzo 2016 19:38 inviato da Manuela

    E come non commentare un così vasto argomento....Primo, la connessione "cuore-cervello", esempio perfetto per far capire a ciascuno di noi come il nostro corpo sia una macchina perfetta e ogni singola parte per funzionare bene abbia bisogno di essere in completa sincronia con l'altra. Piccolo es. tachicardia da stress, prendere coscienza che non è il cuore a star male, ma la particolare sensazione che viviamo in quel momento, il cervello soffre e il cuore subentra per farti capire che qualcosa non va. Seconda parte la preghiera e qua mi ci vorrebbe un'intera pagina, ma spero di approfondire a voce. Io riesco a pregare solo nel silenzio assoluto, anche in chiesa mi è difficile concentrarmi, ho bisogno di sentirmi nel mio IO più profondo, solo allora mi sento veramente in contatto con Dio. Potendola fare il mio luogo ideale sarebbe un eremo sperduto fuori dal mondo, invidio tanto i monaci tibetani. Che dici, ho forse bisogno di staccare la spina? Grazie per tutte le tue riflessioni molto speciali

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  • Link al commento silvio de bei Mercoledì, 16 Marzo 2016 19:22 inviato da silvio de bei

    Bravo e profondo come sempre.

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