Lunedì, Maggio 20, 2019

DIALOGO

È molto importante in questa circostanza per una riflessione sul dialogo con l’Islam, dare anche una panoramica di carattere cronologico su ciò che ci differenzia a partire dal calendario!

Allora il nostro calendario è quello Gregoriano introdotto dal Papa Gregorio XIII (1502 – 1585), nel XVI secolo.
Per noi oggi è il 25 Gennaio 2016, memoria liturgica della conversione di Paolo di Tarso;
Per gli ebrei, invece, oggi è il 15 del mese di Shevat dell’anno 5776;
Per i musulmani, invece, è il 14 del mese di Rabi at-Thani dell’anno 1437.

!CONOSCERE PER DIALOGARE!

Ecco, vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio di questa nota quanto sia strategico per il nostro futuro il tema del dialogo con l’Islam. È talmente importante e foriero di così tante conseguenze che non possiamo non conoscere questo fenomeno nelle sue implicazioni sociali e non solo religiose.

Vorrei cominciare ad affrontare il tema della relazione partendo dalle considerazioni che il Papa Benedetto XVI ha fatto nel suo famoso discorso all’Università di Regensburg il 12 settembre 2006, ovvero, il rapporto tra la ragione e Dio. Il Papa ha sottolineato come non agire secondo la ragione umana significa non rifarsi alla natura dei rapporti che vi sono tra Dio e l’uomo. 

benedetto xvi a ratisbona

Papa Benedetto XVI durante la sua lezione all'Università di Ratisbona (Regensburg)

La natura filosofica del ragionamento del Papa è contenuta solo in questa considerazione. Tutto quanto è successo dopo, è stato un abile gioco mediatico strumentalizzato dalla stampa, soprattutto italiana, e volto a mettere in cattiva luce il ragionamento illuminato del Santo Padre, espungendo una sola frase da un ragionamento stupendo e perfetto nella sua precisione filosoficamente geometrica.

Ma entriamo subito nel merito del tema del dialogo per tentarne una sua definizione, precisando che questo tema, insieme con quello della pace, è stato straordinariamente esaltato dalla nostra civiltà cristiana.
Purtroppo alcune espressioni troppo abusate, a un certo punto perdono di significato, ecco quindi la necessità di precisarne il contenuto semantico.

Dialogo, dal greco δία-λογος, non ha semplicemente il significato letterale di “attraverso il discorso”, bensì un processo tra interlocutori che tendono a conseguire una qualche conoscenza, una qualche verità.
Quindi il termine dialogo, assume il significato profondo e filosoficamente impegnativo di percorso verso la conoscenza della verità.
Qualunque sia la materia di discussione, presume che l’obiettivo sia definito e accettato da parte dei partecipanti al processo dialogico.

Quanto scriverò non ha la pretesa della esaustività e dell’approfondimento necessario per conoscere un fenomeno come quello di cui stiamo parlando.
Lo dovete ritenere un primo approccio, realistico e documentato.
Non vi racconterò una favola, come sono soliti fare alcuni accademici che girano a tenere conferenze sull’Islam con le linee guida del politicamente corretto. Si limitano, purtroppo, a un racconto favolistico e romantico su Maometto e sui suoi seguaci.
L’Islam è fenomeno così complesso e multiforme nelle sue concrete manifestazioni che possiamo dire, senza essere banali, contiene tutto (della realtà dell’uomo e della storia) e anche il suo contrario.
Nel Corano c’è la pace, ma c’è anche la guerra.
Nell’Islam religioso, ci sono i mistici, i sufi, immersi nella divinità, ma anche il fondamentalismo terrorista.
Ribadisco l’importanza di sapere di cosa si parla quando si affrontano i temi di una fede religiosa.


INTRODUZIONE.
Quanto scriverò in questa nota riguarda la concezione islamica della religione, molto più che la storia dell'Islam nei suoi risvolti materiali (politici, economici, fattuali).
Molti cristiani, ancora oggi, tendono a sottovalutare le differenze tra la loro fede, di cui spesso hanno una conoscenza approssimativa e superficiale, e la religione islamica. Tanto, tutt'e due credono in Dio...
Emblematico di questo atteggiamento inconsapevole e acritico fu il caso di una suora, che, a una nota radiotrasmissione, ebbe a dire una volta "Preghiamo per la chiesa musulmana" (sic!). O come quel sacerdote bergamasco che durante la Santa Messa alla presenza di una rappresentanza musulmana, ha invitato a pregare il Padre Nostro con i musulmani. Per i musulmani Allah ha 99 attributi, cioè 99 nomi, ma manca quello di padre!
La verità è che invece esistono, accanto ad alcune analogie, profonde differenze, che è bene cogliere, come imprescindibile condizione a un vero dialogo, e non come ostacolo ad esso.

UN DIVERSO PUNTO DI PARTENZA.
Per il Cristianesimo punto di partenza è l'avvenimento storico di Dio fattosi uomo. Un avvenimento incontrabile, sperimentabile. Una vita nuova, incontrabile storicamente.
Per l'Islam la predicazione di un uomo, Muhammad, che sostiene di avere avuto una visione angelica, da cui avrebbe ricevuto un messaggio di Allah (Dio).
In un caso, un Uomo che ha detto di essere Dio, e ha operato in modo da rendere credibile questa affermazione.
Nell'altro caso, un uomo che ha ammesso di essere soltanto un uomo (e come tale si è comportato, affidando alla spada la diffusione del suo messaggio), ma ha preteso di aver ricevuto una rivelazione.
In Cristo, Dio si è fatto vicino all'uomo, si è reso incontrabile, ha in qualche modo e in un certo senso azzerato la sua infinita distanza.
Con Muhammad invece Dio resta lontano, abissalmente lontano, impenetrabilmente lontano.
Nell'un caso lo si può chiamare Padre, Padre buono, un Padre che ama i suoi figli. Nell'altro non lo si può mai nominare adeguatamente, ogni familiarità è impossibile e blasfema, e l'uomo non è figlio, ma servo, schiavo di un Dio lontano nella Sua irraggiungibile maestà.
Abbiamo detto che Cristo ha operato in modo da rendere credibile la sua affermazione di essere Dio: lo ha fatto dimostrando una conoscenza dell'uomo, una passione per il suo bene, una capacità di dominare la realtà (i miracoli), quali mai si erano viste. E di tutto questo almeno un po’ tutti i cristiani, nella misura della loro santità, sono partecipi: pensiamo a santa Teresa d’Avila, a San Francesco di Assisi, a San Giovanni Bosco.

UN DIVERSO MODO DI CONCEPIRE DIO
Trinità di amore, comunione di Persone per il Cristianesimo, solitaria unicità per l'Islam. Se Dio è mistero trinitario, allora Egli è amore, pienezza di amore, vita, fuoco. Solo in questo caso siamo certi che Dio non abbia bisogno della sua creatura. Se invece Dio fosse un solitario, una sola Persona, chi ci potrebbe impedire di pensare che Egli ha creato altri esseri razionali per un suo bisogno (in termini banali, per avere della compagnia)? Ma, si dirà da parte islamica, è bestemmia dire che Dio è trino, poiché Egli è l'unico: certo che Dio è Uno, ed è Unico, ma la vera bestemmia, o almeno una riduzione a una nostra misura non è proprio il concepire la sua unità al modo umano, secondo una misura razionalistica e naturalistica?
Proprio perché Dio è Mistero Egli va infinitamente al di là della nostra immaginazione e della nostra ragione. L'unico limite che si pone è la contraddizione, ma il Mistero trinitario non è contraddizione, è mistero. Un mistero già annunciato, del resto, dal mistero della unità del molteplice che constatiamo a livello creaturale.

LA NECESSITÀ DELLA REDENZIONE.
Per l'Islam il PECCATO ORIGINALE non è altro che una certa smemoratezza dell'uomo, una dimenticanza del patto originario. Qualcosa di non poi molto grave, insomma. L'uomo non ha bisogno della grazia. La sua volontà è forte, è capace di osservare interamente la legge morale. Da un punto di vista non solo cristiano, ma semplicemente razionale, questa visione è superficiale, non spiega tutti i fattori della realtà : non sembra ragionevole dire che tutto il male che c'è nella storia, gli omicidi, le cattiverie, le stragi, i genocidi, le ruberie, le infedeltà e quant'altro, sia dovuto a una dimenticanza del patto originario, tale da non intaccare in profondità la conoscenza e la volontà umane. Per l'Islam basta ricordare tale patto per essere quali Dio ci vuole: il Profeta non avrebbe detto cose davvero nuove, ma ricorderebbe all'uomo ciò che da sempre egli sa.

A noi, cristiani, sembra invece che la portata del male che si incontra nella vita e nella storia umane gridi l'impossibilità per l'uomo di essere buono e giusto con le sole sue forze. Ci vuole una grazia, ci vuole un dono dall'alto, per poter sanare la nostra volontà malata, ferita dal peccato. Solo la Grazia di Cristo, procurataci dalla sua passione redentrice, può lavarci dal male e renderci capaci di verità e di bene.

IL MODO DI CONCEPIRE LA VITA ETERNA.
La vita eterna è un paradiso di delizie terrene per l'Islam.
La comunione con Dio per il Cristianesimo.
Per l'Islam Dio resterà per sempre lontano e inaccessibile.
Per il Cristianesimo gli eletti saranno resi partecipi di Dio, in qualche modo anzi diventeranno Dio, per grazia: per quanto è possibile infatti la natura umana sarà trasfigurata, ad immagine di Cristo, Uomo-Dio.
Giudichi ognuno se ciò che più ci può rendere felici sono i piaceri, l'abbondanza di cose, l'avere, o non piuttosto l'essere, l'essere amici del Mistero buono che ha fatto tutte le cose, vederLo e amarLo, essendo da Lui amati e innalzati a partecipare della Sua mensa. Un bambino non è felice perché ha tanti giocattoli, ma perché sua mamma e suo papà gli vogliono bene. Potrebbe essere felice una umanità, sia pure resa immortale e incorruttibile, in un giardino di delizie terrene, non vedendo il volto di Dio, stando lontano da un Dio, le cui intenzioni intime gli sfuggirebbero per l'eternità, e che pertanto potrebbe per l'eternità essere sospettato di celare un beffardo, ultimamente maligno sorriso di scherno?

UNA DIVERSA STIMA DELLA RAGIONE.
Il Cristianesimo, soprattutto cattolico, valorizza pienamente la ragione: esso ha solennemente dichiarato che nessun dogma può contraddire la ragione, e ha condannato il fideismo come eresia. Eretico è infatti affermare che occorre rinunciare alla ragione per credere. E questo perché il Mistero che si è rivelato in Cristo è "un Dio Verace e senza malizia", non un ingannatore, che si diverta a tendere tranelli alle sue creature. Dio è buono, e verace: non mente e non inganna. Non inganna la sua creatura razionale, facendole credere vero ciò che tale non è: se la creatura usa bene di ciò di cui il Creatore l'ha dotata, tra cui la sua ragione, essa trova la verità, e tale verità non potrà pertanto entrare in conflitto con la Verità rivelata direttamente da Dio stesso.
Per questo il Cristianesimo ha incentivato la filosofia, valorizzando il pensiero a lui precedente, ed ha promosso una grandioso e secolare sviluppo della razionalità filosofica, di cui le Summae del XIII secolo, ma non solo esse, sono imponente documentazione.
Averroè ???!!

AVERROE particolare del trionfo di san tommaso di abdrea di bonaiuto santa maria novella firenze

                                Averroé, particolare del dipinto del trionfo di San Tommaso, di Andrea di Bonaiuto

nella Chiesa di Santa Maria Novella in Firenze

Non altrettanto si può dire dell'Islam. Dopo l'11 settembre 2001 ( la devastazione delle Torri Gemelle a New York) alcuni hanno continuato a ripetere: Averroè! Averroè! Averroè è la prova dello splendore filosofico dell'Islam! Ma probabilmente non hanno la minima idea di che cosa avesse davvero detto Averroè, che non era un filosofo islamico ortodosso, negando tesi essenziali del credo musulmano, come l'immortalità personale e la creazione "nel tempo". Ma più in generale non mi sembra un caso che non si possa citare un solo filosofo (degno di nota, almeno) islamico che fosse anche ortodosso. Non solo Averroè, ma nemmeno Avicenna, Al Gazali, Al Farabi, filosofi fioriti in terra islamica, erano ortodossi (dal punto di vista della ortodossia islamica, ma anche da un punto di vista semplicemente teistico). Non esiste un S. Agostino islamico, non esiste un S.Tommaso islamico, non esiste un solo personaggio che abbia edificato una sintesi in cui fede (islamica) e ragione si armonizzassero: un caso?

Non credo sia un caso: infatti per l'Islam a tal punto Dio è lontano e irraggiungibile dalla sua creatura, che ciò che di Lui la nostra ragione può sapere è sospeso al suo totale arbitrio, è sospeso ad un arbitrio totalmente non-verificabile.

Secondo il Cristianesimo Dio si è fatto Uomo, accondiscendendo alla modalità conoscitiva umana, e cercando di conquistare la nostra libera e consapevole persuasione, mostrandosi, agli occhi e al pensiero, come Presenza che corrisponde al desiderio di piena felicità.

Secondo l'Islam invece Dio, invece che incarnarsi, si incarta: si incarta nel Corano, Testo Sacro da accettare ciecamente (prendere o lasciare!), senza che la ragione umana possa davvero chiedere dei motivi di credibilità. Il Corano si accetta o si rifiuta, ma non si discute in alcun modo.

A differenza della Bibbia, che è testimonianza della Rivelazione (pur essendo in qualche modo essa stessa evento sacro, Corpo biblico di Cristo, per dirla con Origene), il Corano è la Rivelazione. Al punto tale da non poter essere tradotto, né sottoposto a esame storico-critico (come invece la Bibbia ha accettato, e in modo vincente, di essere).

La figura del genio, tipica di certa letteratura araba, pensiamo alle Mille e una notte, è metafora poetica di questo concetto: un divino talmente al di là della nostra ragione, da essere capriccioso e imprevedibile, essenzialmente ambiguo, ora buono ora cattivo, scivolando con grande spregiudicatezza ora nell'uno ora nell'altro atteggiamento. Ora, si potrà dire che Dio non è un genio, tuttavia ci sembra significativo il darsi di una figura del genere, che non ha alcuna cittadinanza in una cultura di matrice ebraico-cristiana, dove ci sono gli angeli, fedeli a Dio, e univocamente buoni, e i diavoli, ribelli a Dio, e univocamente cattivi.

LA SCELTA DEI MEZZI DI DIFFUSIONE.
Il Cristianesimo si diffonde col martirio dei suoi membri, che si lasciano uccidere dai Romani per testimoniare la divinità di Cristo.
L'Islam si diffonde con la spada, uccidendo coloro che gli si oppongono.
Il Cristianesimo si lascia uccidere, e testimonia con ciò la sua forza. L'Islam uccide, e confessa così la sua debolezza, la sua impotenza a convincere con altri sistemi che non siano violenza.

Che d'altronde nell'Islam ci sia una vena di violenza lo si vede bene oggi, con quello che accade in molti dei paesi islamici, dove i cristiani sono sottoposti a una spietata persecuzione, di cui si parla molto poco e con distacco, perché bisogna tener buoni i fornitori di petrolio. Solo gli ultimi Papi hanno gridato contro il genocidio dei cristiani nell’indifferenza delle istituzioni mondiali.
Non è un caso, probabilmente, se è vero che nel Corano si trovano espressioni come le seguenti:

«Vi è imposta la guerra anche se ciò possa spiacervi» (sura II, versetto 216).
«Uccidete gli idolatri dovunque li troviate; catturateli, assediateli, fateli cadere nelle imboscate» (IX, 5).
«Ammazzateli dovunque essi si incontrino!» (II, 191).
«Combatteteli fino a che non vi sia più ribellione e che la religione sia quella del Dio» (II, 193).
«Sia che voi andiate incontro alla morte, sia che vi ammazzino, verso il Dio sarà certamente il vostro ritorno» (III, 158). «Non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi» (VIII, 17).
«Combattete contro coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero han dichiarato illecito. Combattete, fra quelli cui fu data la Scrittura (ebrei e cristiani, ndr), coloro che non praticano la vera religione. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, e finché non siano umiliati» (IX, 29).
«Non tentennate, non cedete, non invocate "Pace, pace!", mentre siete i più forti» (XLVII, 35).
NOTA BENE
Si conviene che non sia auspicabile inchiodare l'Islam (in quanto tale) a queste tesi, cristallizzandone per così dire, l'identità nella sua versione peggiore: occorre favorire quanto possibile una evoluzione dell'Islam, che faccia leva sulle personalità più moderate e che aiuti a interpretare e rivedere tali aspetti, rendendo l'Islam più pacifico e tollerante. Ed esistono di fatto nel mondo islamico, soprattutto arabo-islamico, personalità sinceramente desiderose di ciò. D'altro canto non si può nemmeno tacere su ciò che finora l'Islam è stato e su come è stato interpretato il suo messaggio dai suoi seguaci storici: sono gli stessi musulmani moderati a non volerlo e a rimproverare agli occidentali una strana miopia in proposito.

sharia manifestazione

Esempio di integrazione sociale intesa da musulmani europei in una manifestazione in Inghilterra

IL RAPPORTO RELIGIONE/STATO.
La Chiesa si pone da sempre, pur con possibilità di tradimenti, in termini dialettici verso lo Stato; nell'Islam invece non c'è possibilità di distinguere un potere spirituale da quello politico: l'idea di califfato è quella di una stretta unità tra potere politico e potere spirituale.
Si obbietterà che nel Medioevo il potere della Chiesa era intrecciato a quello politico, ricordando il concetto di sacro Romano Impero e i vescovi-conti, ma anche in quel periodo esisteva una distinzione e anzi una contrapposizione tra i due poteri, politico ed ecclesiastico, per quanto intrecciati essi fossero. Non vi fu mai una figura di Papa-Imperatore anche solo lontanamente paragonabile a un Califfo. Non capire questo vuol dire non avere intelligenza dei termini che si usano. E la commistione creatasi coi vescovi-conti (poco prima dell'anno Mille) venne molto presto sentita come inaccettabile dal movimento per la libertas Ecclesiae, che già nel 1059 produceva una forte reazione (con lo Statutum de electione papae) e con Gregorio VII affrontò in modo deciso l'ingerenza del potere imperiale nella vita della Chiesa. Certo, tutta la storia del medioevo europeo è storia di rapporto tra Chiesa e Stato, ma precisamente di rapporto: tra due entità distinte.
Nell'Islam invece non si prevede alcuna distinzione tra "ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio". E la religione coranica ha una fortissima impronta giuridica e sociale, nel senso che è concepita per essere applicata a regola di una società civile e politica.

CONCLUSIONE.
Come si vede le differenze non sono poche né lievi. Per un cristiano è bene esserne consapevole, ricordando quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ossia che non vi è salvezza se non in Cristo, Uomo-Dio, crocifisso e risorto, (si veda anche la Dichiarazione Dominus Jesus, circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, documento dottrinale emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 6 agosto 2000, a firma dell'allora prefetto della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger futuro papa Benedetto XVI contro l'indifferentismo e il relativismo religioso, che equiparano il Cristianesimo alle religioni).
Perciò l'atteggiamento del cristiano verso chi è musulmano non può che essere missionario: non possiamo non desiderare che l'altro incontri Cristo, nostra pace, possibilità di letizia e salvezza dal male. Ciò, ovviamente, senza impazienze né atteggiamenti di proselitismo superficiale e mosso da motivi di meschina egemonia politica: ciò che deve importare, sempre, è la persona.

Comunque vi possono essere anche dei campi in cui cristiani e musulmani (almeno quei musulmani che cercano con sincerità di obbedire a Dio, Infinito e Trascendente) possono essere uniti, e ciò è già stato realtà (in varie conferenze dell'ONU): pensiamo alla difesa della vita contro l'aborto, o alla difesa della famiglia naturale; in generale cristiani e musulmani dovrebbero dialogare senza preconcetti o rancori, ma anche sulla base di chiarezza e sincerità reciproca. È una sfida che si può e che vale la pena affrontare.

martiri cristiani di oggi        papa francesco e i martiri di oggi

Esempio di convivenza religiosa come intesa dagli islamisti

GLI 800 MARTIRI DI OTRANTO VITTIME DELL’ISLAM PROCLAMATI SANTI

otranto e i santi martiri 

 Domenica 12 maggio 2013 papa Francesco, in una piazza San Pietro affollatissima ha canonizzato i suoi primi santi: gli 800 martiri della città di Otranto del 1480. Cosa successe in quell’anno, apparentemente così lontano? Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, l’impero turco ottomano (musulmano), mirava all’espansione nell’Italia meridionale. L’obiettivo turco-islamico di conquistare l’Europa, come si evince dalla Storia, non è di questi giorni. Per i curiosi della storia delle invasioni islamiche del vecchio continente, sono reperibili sul web alcune cronologie molto dettagliate che sarebbe opportuno conoscere, per capire da dove proviene questo affanno secolare dell’Islam per conquistare la culla della cristianità. Il primo assalto arabo all’Italia avviene nell’anno 700 all’isola di Pantelleria. Un altro assalto, tanto per citarne uno di importante, avviene nell’anno 830 con l’invasione di Roma e il saccheggio delle basiliche di san Pietro e di san Paolo. L’ultimo assalto all’Italia avviene nel 1780 quando i musulmani saccheggiano Castro in Puglia. Nel corso dei secoli si contano in centinaia i saccheggi, le deportazioni, le distruzioni delle città costiere italiane, della Dalmazia e dell’Istria, avvenute per opera delle flotte turche musulmane o di semplici pirati, sempre musulmani.

Allora, cerchiamo di entrare nel merito di questa beatificazione per capirne il significato. Era il 28 luglio 1480, quando una flotta di circa 140 navi con 15.000 armati musulmani appare al largo della città di Otranto che allora contava non più di seimila abitanti. Il disegno era quello di cominciare dall’estrema punta della penisola salentina per conquistare tutta l’Italia meridionale. Alla richiesta di resa, gli abitanti di Otranto opposero un netto rifiuto. Così, la città fu bombardata fino al 12 agosto, quando fu invasa dai turchi ottomani che la saccheggiarono, profanarono la cattedrale, assassinando il vescovo Stefano  Pendinelli, che brandendo la croce diceva: «Sono il rettore di questo popolo e indegnamente preposto alle pecore del gregge di Cristo». Con lui furono uccisi i canonici e tutti i sacerdoti con i fedeli che si erano rifugiati in essa. Il giorno dopo il comandante della flotta Gedik Achmed Pascià, cristiano di origini albanesi convertitosi all’Islam, ordinò la lista di tutti gli abitanti fatti schiavi, ad esclusione delle donne e dei bambini sotto i 15 anni. Sono circa ottocento. Un prete apostata, per volere del comandante turco, invita tutti ad abbandonare la fede cristiana per abbracciare quella islamica.

Se non lo faranno, verranno trucidati.

Uno dei prigionieri, Antonio Primaldo, un vecchio sarto, risponde: «Crediamo tutti in Gesù, figlio di Dio, siamo pronti a morire mille volte per lui». E aggiunge: «Fin qui ci siamo battuti per la patria e per salvare i nostri beni e la vita: ora bisogna battersi per Gesù Cristo e per salvare le nostre anime». Il pascià chiede anche agli altri che cosa intendono fare, e questi, dandosi l'un l'altro coraggio, gridano di essere pronti a subire qualsiasi morte pur di non rinnegare Cristo. Vengono tutti condannati a morte, a cominciare proprio dal sarto che per primo aveva parlato.

Il 14 agosto ha inizio la tremenda carneficina delle decapitazioni: il colle della Minerva rimane rosso di sangue, coperto quasi del tutto dagli ottocento corpi. Tra i vari eventi prodigiosi che raccontano le cronache, c'è il fatto che nonostante la decapitazione, il tronco di Primaldo sarebbe rimasto fermo in piedi al suo posto fino alla fine del massacro. Un fenomeno che provocherà la conversione di uno degli esecutori della strage, a sua volta impalato dai commilitoni.

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La cattedrale di Otranto in una cappella laterale conserva i resti mortali degli 800 martiri

 Papa Francesco al momento della beatificazione si è chiesto: “Dove trovarono la forza per rimanere fedeli? Proprio nella fede, che fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano, oltre il confine della vita terrena, fa contemplare i cieli aperti e il Cristo vivo alla destra del Padre”.

Mentre veneriamo i martiri di Otranto, chiediamo a Dio che sostenga tanti cristiani che ancora oggi soffrono violenze, e che dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male col bene”. Così ha concluso papa Francesco, ribadendo il concetto molto ben esposto nelle sue omelie mattutine durante la Santa Messa presso la Domus Santa Marta, e cioè che i martiri cristiani di oggi sono molto più numerosi che nei primi secoli.

Mentre sto scrivendo mi arriva un’agenzia di stampa dalla Terra Santa: in un convento francescano in Siria è stato assassinato dai ribelli musulmani sunniti il frate francescano minore: padre François  Mourad, siriano. Nei conventi cattolici della Siria trovano accoglienza e sostegno le popolazioni in fuga dalla guerriglia scatenata dagli islamisti contro il dittatore laico Assad. I frati danno aiuto a tutti senza chiedere nulla, né la loro religione, né denaro. Questo crea nei terroristi islamici un'ulteriore carica di odio verso i cristiani, perché non sanno capacitarsi da dove provenga questo sentimento di carità che nella loro cultura non esiste.

Papa Francesco, di recente ha tenuto un’omelia molto dura nei confronti della stampa e dei giornalisti, che usando un linguaggio politicamente corretto nascondono la verità o la deformano secondo i loro interessi. A proposito dei martiri di Otranto questa deriva giornalisticamente corretta ha portato televisioni e giornali a nascondere la verità storica sul massacro degli 800 fedeli cattolici. Quasi tutti i media hanno nascosto la notizia che gli 800 martiri sono stati assassinati dagli armati turchi musulmani. La ragione è banale. Dire la verità sull’Islam e sulla sua storia, oggi, è pericoloso a causa del terrorismo. Ancora una volta la verità fa male. Gesù ha detto che la Verità ci farà liberi, e noi fiduciosi crediamo e preghiamo per questa Verità.

 non ci potrà essere unità senza verità

 

Martedì, 13 Novembre 2012 22:04

ALTRA PUNTATA SULL'ISLAM

Scritto da

LA CROCE E LA MEZZALUNA: SPUNTI DI RIFLESSIONE SU ALCUNI ASPETTI DELL’ISLAM.

Da quando sono iniziate le fantomatiche primavere arabe, tutto il mondo guarda con apprensione alla degenerazione, in chiave fondamentalista, dei nuovi sistemi politici che hanno preso il  potere in quegli stati. Dalla Libia, alla Tunisia, all’Egitto. La scarsa conoscenza della cultura islamica da parte dei media occidentali ha provocato una tale disinformazione su quanto stava accadendo, e che poi si è verificato, che ancora oggi molti europei faticano a capire  come una “rivoluzione” contro le dittature laiche, nata negli ambienti giovanili musulmani, sia stata fatta propria dalle élite fondamentaliste e si sia trasformata in una dittatura di ispirazione religiosa coranica.

In questo articolo tento di dare qualche contributo di conoscenza sul tema, senza avere la pretesa di essere esaustivo. Altre variabili geopolitiche sarebbe necessario esplorare per dare una comprensione abbastanza completa su quei fenomeni.

Oggi, molte sono le persone che si chiedono con curiosità e anche con ansia come mai si parli e si discuta animosamente sul conflitto tra il mondo islamico e il  mondo occidentale.

Alcuni addirittura prefigurano un conflitto tra i due mondi basandosi su alcune congetture del sociologo americano Huntington. In effetti, questo eminente studioso ha formulato delle ipotesi secondo le quali, tenendo in considerazione le radici teologiche e filosofiche del Corano, e confrontando queste con lo sviluppo dei sistemi filosofici e culturali dell’occidente, sarebbe inevitabile  quello scontro di civiltà cui tutti noi stiamo assistendo con molta preoccupazione.

 La storia dell’umanità non viaggia mai per percorsi lineari, sono talmente tante e complesse le variabili che la condizionano che esiste sempre e comunque un margine di speranza per la ricomposizione pacifica dei conflitti.

 Però, oggi, stiamo parlando di conflitti particolari. La variabile che domina su altre è la dimensione religiosa, anzi la dimensione teologica, del conflitto. E per quanto la storia non sia maestra di vita, possiamo ricordare che nelle nazioni e nei territori dove ci sono stati conflitti di questa natura le guerre non finivano mai e le conseguenze disastrose sono raccolte nei libri di storia.

Venerdì, 20 Luglio 2012 09:45

LE VERE RAGIONI DELLE CROCIATE

Scritto da

 “GLI ESERCITI DI DIO. LE VERE RAGIONI DELLE CROCIATE”

Questo è il titolo dell’ultimo libro di Rodney Stark, studioso americano, che recentemente lo ha pubblicato in Italia con la casa editrice Lindau.

Molti di noi sanno quanto sia dibattuto oggi questo tema storico sulle Crociate, visto il diffondersi del terrorismo islamico e la costante “invasione” dell’Europa da parte di popolazioni di religione musulmana. Infatti, buona parte della storiografia italiana e europea sulle crociate, risente degli echi ancora persistenti delle leggende anticattoliche di origine illuministica successive alla Rivoluzione Francese. La stessa storiografia che dipinse il Medio Evo come l’era dei secoli bui ha influito in modo tragico deformando la verità storica su questi fatti, e  solo ora lentamente grazie a studiosi americani e inglesi viene rivista alla luce delle ricerche condotte con criteri di verità e non secondo impostazioni ideologiche.

Quando ho occasione di tenere delle conferenze sulla antropologia culturale islamica, le obiezioni che mi vengono fatte, anche da persone istruite e acculturate, denotano l’ignoranza delle recenti acquisizioni su quegli eventi, realizzate grazie a curiosi e intraprendenti studiosi che hanno capito quale meccanismo fraudolento si celasse dietro lo schermo dell’ideologia illuministica degenerata poi nella lettura marxista degli eventi storici.

“Le Crociate non furono un atto di colonialismo, ma la risposta militare a una lunga serie di aggressioni da parte dell’Islam contro i Luoghi Santi e i pellegrini”. E’ quanto sostiene Rodney Stark nel suo libro.

Ripercorrendo la storia delle sette maggiori Crociate, che si svolsero tra il 1095 e il 1291, il libro di Stark dimostra come l’Europa abbia dovuto reagire a una vera e propria strategia di conquista.

Lunedì, 09 Luglio 2012 12:06

PERCHE' SOLO IL PAPA DEVE CHIEDERE PERDONO?

Scritto da

FRANCESCO, I MARTIRI RANCESCANI E L'ISLAM. 

Non si può analizzare la attuale situazione sul dialogo religioso tra Chiesa Cattolica e Islam se non si parte dalla storia. Tutti i tentativi di impostare il dialogo tra questi due mondi come se non ci fosse il passato, è come pulire il pavimento nascondendo la polvere sotto il tappeto: è inutile e dannoso per tutti e due, e per le sorti del mondo.

 Purtroppo quando le fedi religiose si identificano con la politica degli Stati e con la gestione del potere economico, non è facile intraprendere un percorso virtuoso che possa portare al rispetto reciproco e alla convivenza pacifica.

Il recente incontro mondiale di Assisi tra i capi religiosi, voluto da Benedetto XVI, ha fatto segnare ancora una volta il coraggio della Chiesa Cattolica nel convocare le religioni a parlare della pace nel mondo. Cosa dovrebbero fare gli uomini di fede votati alla santità se non costruire la pace? Il Papa cattolico ancora una volta ha chiesto perdono per le violenze del passato perpetrate dagli uomini della Chiesa cattolica.

Giustamente. Chiedere perdono, da un punto di vista pedagogico e psicologico, è sempre un’operazione vincente. Riconoscere i propri peccati fa parte della pedagogia della dottrina della Chiesa e del Vangelo.

Il Papa Benedetto XVI, però, doveva fare anche un’altra operazione culturale: invitare gli altri capi religiosi a chiedere perdono alla Chiesa cattolica per tutte le violenze attuate dai loro fedeli contro i fedeli della Chiesa cattolica e di tutte le altre confessioni religiose. SOLO E SOLTANTO quando tutti avranno il coraggio di domandare perdono reciprocamente si potrà avviare la conversione dei cuori, e da questa passare al rispetto e alla convivenza, diversamente questi incontri rimangono eventi giornalisticamente importanti ma poco utili per l’obiettivo finale, che è quello della pace nel mondo e della giustizia economica tra le nazioni.

Veramente la Provvidenza gioca un ruolo evidente nelle nostre storie. Quando è stata scelta questa serata per parlare di questo tema così affascinante e così controverso, nessuno aveva pensato ai legami con la nostra Chiesa parrocchiale dedicata all’Annunciazione e al giorno, il 19 marzo. Sì, era vicina al 25 marzo giorno della Festa, ma non ci avevamo messo molto interesse su questo.

In questi giorni, frequentando la Chiesa di Olmo, ho avuto modo di riflettere sul quadro del maestro Zanon sul muro del presbiterio dove è rappresentata la scena dell’Annunciazione: l’Arcangelo Gabriele comunica alla giovane Maria il progetto che il Dio dei patriarchi e dei profeti aveva su di lei.

Nel Vangelo di Luca, vangelo di Maria per eccellenza,  troviamo tutti i riferimenti teologici che produrranno nei secoli e nei Concili tutti i dogmi sulla Madre di Gesù e Madre di Dio.

Ora, quell’Arcangelo Gabriele che ha parlato con Maria, secondo quanto narrato nel Corano avrebbe parlato anche a Muhammad nella grotta del monte Hira alle porte di La Mecca, in Arabia, seicento anni dopo, quando la presenza cristiana ed ebraica era diffusa in tutti i territori dell’Impero Bizantino. Lo stesso Arcangelo Gabriele avrebbe continuato a parlargli anche a Medina , dove Muhammad si era rifugiato per sfuggire alla condanna a morte che gli avevano decretato i suoi paesani di La Mecca, e a Medina si ricorda anche il primo massacro dei maschi delle due tribù ebraiche che non volevano convertirsi all’islam.