Lunedì, Maggio 20, 2019
Giovedì, 29 Ottobre 2015 13:44

FOGLIE

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Qualche tempo, fa durante una pausa di lavoro presso l'Ospedale Umberto I° di Mestre, mi addentrai nel parco di Villa Querini, una delle residenze storiche della città, mi sedetti su una panchina sotto le fronde di un acero secolare, era d'ottobre e improvvisamente, come per magia, una pioggia di foglie colorate d'autunno mi avvolse provocando dentro di me un'emozione che più tardi misi su carta e che ora vi offro, sicuro che anche condividere quei sentimenti è poesia.

FOGLIE

Ho visto le foglie d’autunno

cadere nel sole

baciava la terra brumosa

il sole

il vento non c’era

e l’alito di vita ultimo

spirava  con la foglia

in quel cielo profondo

e bambini lontani

di grida empivano

quel vuoto di cielo.

Volevo essere una foglia

posarmi leggera sull’erba

tornare alla terra materna

sotto i raggi dell’ultimo sole.

Questa poesia si è classificata terza assoluta al Concorso Internazionale di Poesia "Premio Trasimeno" (Perugia) 5 agosto 2010.

FOGLIE CADENTI

Ecco il parco e l'acero vestito d'autunno

Mercoledì, 24 Giugno 2015 18:51

I SANTI E LE CROCIATE

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Recentemente si è tenuto a Treviso, presso il Commissariato della Custodia Francescana di Terra Santa per il Triveneto, il XXVI Congresso del Movimento Amici di Terra Santa.

26 CONVENGO 2015 LOCANDINA INVITO

Il tema scelto dagli organizzatori, quanto mai stimolante, riguardava la figura di San Luigi IX re di Francia, Crociato e patrono dei Terziari Francescani, nell’ottavo centenario della sua nascita. L’occasione era quanto mai propizia per fare un “a fondo” sulle crociate di ieri e di oggi e si concludeva con una domanda: “I Francescani salveranno ancora l’Europa?”

Per i lettori interessati rinvio agli articoli pubblicati su questo blog proprio sui temi indicati e che finora hanno ricevuto migliaia di visite, segno certo e inequivocabile dell’interesse su questi argomenti tanto poco conosciuti quanto storicamente falsati dalla pubblicistica contemporanea, anche in casa cattolica. Ci sono correnti di pensiero, anche in casa francescana, che tentano di screditare il contributo dei santi e dei martiri francescani e non, nella difesa dell’Europa cristiana dalle devastazioni delle guerre sante islamiche avvenute nei secoli scorsi. Si veda al riguardo su questo blog la cronologia degli assalti islamici all’Europa, dalla morte del profeta Muhammad fino ai nostri giorni. Ora, con l’istituzione del Califfato da parte dei fondamentalisti sunniti ricordo, per la precisione cronachistica, che il califfo Abu Bakr al-Baghdadi il 5 luglio 2014 nella moschea di Mosul ha invitato i musulmani alla conquista della capitale della cristianità: “Questo è il mio consiglio per voi. Se lo seguirete, conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah”.

Fatta questa doverosa premessa, in questo articolo desidero illustrare tre figure di santi della Chiesa Cattolica legati in modo particolare al periodo storico in cui sono avvenute le Crociate, proclamate dai papi e organizzate dai re e dai nobili europei dell’epoca

SAN NICASIO DE BURGIO. (Caccamo 1135 – Corni di Hattin 1187)

SAN NICASIO

San Nicasio de Burgio

I fratelli Ferrandino e NICASIO abbracciarono la vita religiosa come membri dell'Ordine Ospedaliero dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, conosciuto oggi come Ordine di Malta. I due fratelli pronunziarono come frati laici i tre voti religiosi di Povertà, Castità e Obbedienza e il quarto voto di "restare in armi" per dedicarsi al conforto degli afflitti, all'assistenza dei pellegrini e degli ammalati e alla difesa dei territori cristiani della Terra Santa, aderendo pienamente allo spirito dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, che aveva come princìpi ispiratori la difesa della fede, l'assistenza ai pellegrini e agli ammalati, l'impegno alla solidarietà, alla giustizia, alla pace, sulla base dell'insegnamento della dottrina evangelica, in stretta comunione con la Santa Sede, attraverso una carità operosa e dinamica, sostenuta dalla preghiera.

Essi risposero all'appello del Gran Maestro dei Gerosolimitani, Ruggero Des Moulins, che sollecitava presso i prìncipi cristiani l'aiuto per la liberazione della Terra Santa. Nel 1185, imbarcatisi a Trapani al seguito di Ruggero Des Moulins che ritornava a Gerusalemme scortato da due galere del Re Guglielmo II, partirono per la Terra Santa, dove, secondo lo spirito dell'Ordine, prestarono il loro servizio agli ammalati e ai pellegrini nell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. Nel 1187 il Sultano 
alā al-Dīn (Saladino), il cui regno si estendeva dal deserto libico alla valle del Tigri circondando su tre fronti i regni crociati, il 30 Giugno invase il regno di Gerusalemme, i Cristiani, dopo aver difeso il castello di Tiberiade, decimati e allo stremo, si rifugiarono sopra una collina chiamata Corni di Hattin, dove il 4 Luglio vennero definitivamente sconfitti, fatti prigionieri e poi consegnati ai carnefici. In questa battaglia, che si concluse con la resa di Tiberiade e di Tolemaide, rimasero uccisi Ruggero Des Moulins e gran parte degli Ospitalieri. Anche San Nicasio che era capitano al seguito di Ruggero Des Moulins fu fatto prigioniero durante la battaglia di Hattin e, poiché si rifiutò di rinnegare Cristo, fu decapitato, in odio alla fede, alla presenza del Sultano Saladino. (Ricordo a quanti non conoscono il Corano, libro sacro dell’Islam-Parola di Allah, che in guerra i prigionieri dei musulmani non hanno via di scampo: o si convertono o vengono decapitati. Proprio come oggi  ci mostrano le televisioni con i video mandati in onda dagli integralisti islamici). Quando l'Arcivescovo di Tiro, Josias, giunto a Palermo nell'estate del 1187, diede la notizia dell'uccisione dei fratelli Ferrandino e Nicasio al Re Guglielmo II, questi si stracciò i lussuosi vestiti di seta, indossò un saio e andò in ritiro penitenziale per quattro giorni. Nicasio fu venerato come Martire sin dai primi anni dopo la sua morte, e ciò prova che morì come cristiano in difesa di Cristo e della fede. San Nicasio fu quindi un Crociato che testimoniò la propria fede con il martirio, dando così l'esempio di come vivere nello spirito delle beatitudini evangeliche, che egli si era impegnato a realizzare, vestendo l'abito dei Cavalieri Gerosolimitani (la croce ottagonale bianca, segno delle otto beatitudini), in quanto seppe abbandonare gli agi della sua casa per diventare povero nel nome del Signore, accettando le afflizioni di un lungo viaggio in Terra Santa, per servire Cristo negli ammalati e nei pellegrini con la mitezza di chi, affamato e assetato della giustizia, desiderava ridare ai cristiani la gioia di poter venerare i luoghi in cui era vissuto il Salvatore, e ciò come frutto della misericordia verso il prossimo, cioè dell'amore che fu la sua forza nella persecuzione, affrontata per portare la pace laddove questa veniva negata con la violenza ai cristiani.

SAN FRANCESCO DI ASSISI. (Assisi 1181 – Assisi 1226).

san francesco di assisi riceve le stimmate

San Francesco riceve le stigmate

Su questo Santo rinvio i lettori alla notevole mole di pubblicazioni che lo vedono protagonista, anche su questo sito.

La Chiesa cattolica lo ricorda ancora oggi con grande enfasi come il fondatore di uno dei famosi Ordini Mendicanti, insieme a San Domenico Guzman di Calaruega, e come il Santo che ha riformato la Chiesa dal di dentro. In questo articolo desidero proporlo come il coraggioso missionario che insieme a Fra Illuminato di Rieti nel 1219 partì per l’Egitto durante la V Crociata per tentare di andare a parlare al Sultano Malek al-Kamel, con l’intento di fargli conoscere Gesù Cristo. Su questo episodio così emblematico della spiritualità di San Francesco e così poco conosciuto negli ambienti cattolici, due anni fa, ho pubblicato in collaborazione con il bravo artista padovano Francesco Lucianetti, un bellissimo fumetto che narra la vicenda storica desunta dalle Fonti Francescane e che trovate in questo sito citato nei particolari.

Poiché di San Francesco si sono appropriati diversi movimenti culturali falsificando la vera natura dell’opera realizzata da questo rivoluzionario credente, ritengo doveroso fare alcune precisazioni storiche. Prima di tutto che Francesco ha avuto come sua missione particolare quella di diventare simile a Cristo durante la sua vita terrena, infatti terminerà la sua vita ricevendo sul monte de La Verna le stigmate del Crocifisso, diventando veramente un Alter Christus.

Per evitare lo stravolgimento del VERO SAN FRANCESCO riporto dai numeri 2690 e 2691 delle Fonti Francescane l'intero illuminante episodio dell’incontro con il Sultano a Damietta,  e bisogna ricordare che questo brano è stato scritto da frati che hanno vissuto insieme a san Francesco, quindi sono più affidabili di chi oggi vorrebbe delegittimare il loro racconto, a vantaggio di una propria personale visione della vita, ma che non c'entra poi molto con il pensiero di san Francesco. Ecco dunque il brano dai RICORDI DI FRATE ILLUMINATO DI RIETI:

2690  Diceva il ministro generale (san Bonaventura), che frate Illuminato, già compagno di san Francesco nella sua missione dal sultano d'Egitto, era solito narrare questi episodi.  Mentre Francesco era alla corte, il sultano volle mettere alla prova la fede e la devozione che egli mostrava d'avere verso il Signore nostro crocifisso. Un giorno fece stendere nella sala delle udienze uno splendido tappeto, decorato per intero con un motivo geometrico a forma di croce, e poi disse ai presenti: “ Si chiami ora quell'uomo, che sembra essere un cristiano autentico; se per venire fino a me calpesterà con i suoi piedi questi segni di croce intessuti nel tappeto, l'accuseremo di fare ingiustizia al suo Signore; se invece si rifiuta di venire, gli domanderò perché commette questa scortesia di non venire fino a me ”.

 Chiamato, Francesco, che era pieno di Dio e da questa pienezza era bene istruito su quanto doveva fare e su quanto doveva dire, andò dritto dal sultano. Quegli, ritenendo d'aver motivo sufficiente per rimproverare l'uomo di Dio perché aveva fatto ingiuria al suo Signore Gesù Cristo, gli disse: “ Voi cristiani adorate la croce, come segno speciale del vostro Dio; perché dunque non hai avuto timore a calpestare questi segni della croce disegnati sul tappeto? ”. Rispose il beato Francesco: Dovete sapere che assieme al Signore nostro furono crocifissi anche due ladroni. Noi possediamo la vera croce del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, e questa noi l'adoriamo e la circondiamo della più profonda devozione. Ora, mentre questa santa e vera croce del Signore fu consegnata a noi, a voi invece sono state lasciate le croci dei due ladroni. Ecco perché non ho avuto paura di camminare sui segni della croce dei ladroni. Tra voi e per voi non c'è nulla della santa croce ”.

2691  Il sultano gli sottopose anche un'altra questione: “ Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vi vuol togliere la tonaca, ecc. Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre, ecc. ”. Rispose il beato Francesco: Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E con questo ha voluto insegnarci che se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio, dovremmo essere disposti a separarlo, ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tenta di allontanarci dalla fede e dall'amore del nostro Dio Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e V1 combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi ”.  Tutti gli astanti furono presi da ammirazione per le risposte di lui.

13 SALUTO FRANCESCO E SULTANO

Francesco e il Sultano, pagina del fumetto di Lucianetti e Trabuio

Ritornando alla pubblicazione del fumetto storico su questo episodio desidero informare i cultori della materia che mi sono avvalso anche degli Atti della Giornata di Studio realizzata a Firenze dalla Biblioteca Francescana “Stanza delle Laudi” il 25 settembre 2010, in particolare dei contributi di Fra Pacifico Sella o.f.m., di John Tolan e di Franco Cardini.

SAN LUDOVICO (LUIGI IX) RE DI FRANCIA. Poissy, Francia, 25 aprile 1214 - Tunisi, 25 agosto 1270

Luigi IX, sovrano di Francia, nacque il 25 aprile 1214 in Poissy. Incoronato re di Francia, Luigi si assunse il compito, davanti a Dio e agli uomini, di diffondere il Vangelo. Nel 1244, Luigi cade in un forte attacco di una malattia che già lo perseguitava da tempo ed arriva a perdere conoscenza tanto che molti lo credono morto e la regina madre invia a Pontoise, dove egli si trova, le Reliquie reali affinché il re le possa toccare. Appena ripreso da quello stato e appena è in grado di parlare, racconta l’amico Joinville, chiede soltanto di diventare crociato. Le reazioni all’annuncio di questo voto sono di diversa natura, come, del resto, in quel secolo era in fase di mutamento lo spirito stesso con cui si affrontava l’argomento delle crociate dopo che i numerosi fallimenti avevano portato ad un forte scoraggiamento nella classe politica. Un trovatore, invece, interpreta l’entusiasmo popolare per un Luigi crociato e, nei testi della sua propaganda si meraviglia che un uomo “leale e integro, esempio di saggezza e di rettitudine” che conduce “una vita santa, linda, pura, senza peccato e senza macchia” si sia fatto crociato quando i più intraprendevano le crociate per fare penitenza. Ma per Luigi, che spinge all’estremo la fede che gli è stata inculcata, la crociata non è che il coronamento della retta condotta di un principe cristiano. Così, il 12 giugno 1248, Luigi va a Saint Denis a prendere l’orifiamma, (l'Orifiammaera lo stendardo reale dei Re di Francia. In origine la bandiera sacra dell'Abbazia di Saint-Denis, la bandiera era rossa o arancione-rosso e sventolava su una lancia) la tracolla e il bordone dalle mani del cardinale legato, segni della sua intima convinzione dell’identità tra crociata e pellegrinaggio.

orifiamma dei re di francia Orifiamma, stendardo dei re di Francia

La crociata si apre in Egitto presso la città di Damietta, dove attaccò con successo i Saraceni. Ma una terribile pestilenza decimò l'esercito crociato, colpendo lo stesso re. Assalito nuovamente dai Turchi, venne sconfitto e fatto prigioniero. Alla liberazione, avvenuta un mese dopo la cattura, previo pagamento di un riscatto molto oneroso, il cappellano reale racconta la dignità e il coraggio dimostrati dal re durante la prigionia: Luigi pensa anzitutto agli altri crociati prigionieri, rifiuta qualsiasi dichiarazione contraria alla propria fede cristiana e sfida perciò la tortura e la morte.

Dopo essere stato rilasciato, proseguì come pellegrino per la Terra Santa, dove compì numerose opere di bene. Tornato in Francia, il suo confessore, consigliere e primo biografo, Goffredo di Beaulieu, ne racconta i sentimenti in modo mirabile: “Dopo il suo felice ritorno in Francia, i testimoni della sua vita e i confidenti della sua coscienza videro fino a qual punto egli cercò di essere devoto verso Dio, giusto verso i suoi sudditi, misericordioso verso gli infelici, umile verso se stesso e come fece ogni sforzo per progredire in tutte le virtù. Come l’oro è superiore in valore all’argento, così il suo nuovo modo di vivere, portato con sé dalla Terrasanta, superava in santità la sua vita precedente; eppure in gioventù, egli era sempre stato buono, innocente ed esemplare”.

 Governò con giustizia e cristiana pietà, fondando l'Università della Sorbona a Parigi e preparando una nuova crociata.  Ma a Tunisi una nuova epidemia colpì l'esercito. Luigi IX, sentendosi morire, si fece adagiare con le braccia aperte come sulla croce e sopra un letto coperto di cenere e cilicio, dove spirò. Era il 25 agosto del 1270.

Sainte Chapelle Basse Sainte Chapelle Upper

Sainte Chapelle inferiore                                                                      Sainte Chapelle superiore

 Ma la fama della santità di re Luigi IX è ancor più amplificata dalla sua devozione alle reliquie della passione di Cristo. Venuto a sapere che l’imperatore latino di Costantinopoli, Baldovino II, per far fronte ai debiti contratti vuole vendere la reliquia della corona di spine portata da Gesù nella salita al Calvario, immediatamente mette mano al tesoro del regno per poterla acquisire e diventare così il più importante tra i re cattolici europei. La corona di spine gli costa la cifra enorme di centotrentacinquemila lire torinesi, la porta a Parigi e in pochi anni edifica quella meravigliosa custodia regale che sarà la Sainte Chapelle. La costruzione di questo stupendo simulacro gotico gli costerà quarantamila lire torinesi. Valutate un po’ la differenza tra le due cifre e traetene le conclusioni.

La Sainte Chapelle ancor oggi è visitabile, non è più luogo sacro dalla Rivoluzione francese, ma nell’Ile de la Cité sulla Senna, insieme alla cattedrale di Notre Dame, racconta della storia di Francia quando la religione cattolica era un vanto per i regnanti e per il popolo.

Re Luigi IX era un grande seguace della spiritualità di San Francesco di Assisi, favorì gli ordini mendicanti francescani e domenicani ed elevò il livello intellettuale dell’Università della Sorbona, portandovi i più grandi teologi dei due ordini. Parigi così divenne il centro europeo degli studi di teologia. Celebre divenne la disputa tra il francescano Giovanni Duns Scoto (fatto beato da papa San Giovanni Paolo II) e i domenicani intorno al dogma dell’Immacolata Concezione. (Si legga su questo sito la storia bellissima di questo dogma nell’articolo: “La Madonna ci parla”)

Proprio per questo suo amore per il Santo di Assisi, re Luigi IX è stato proclamato co-patrono dell’Ordine Francescano Secolare (I Terziari)

Sarà papa Bonifacio VIII con la bolla Gloria laus a pronunciare la canonizzazione solenne di Luigi IX e a fissarne la festa nel giorno della sua morte, il 25 agosto.

La conclusione di questa breve rassegna sui Santi nelle Crociate è un invito a conoscere la storia gloriosa della cristianità medievale nello sforzo di recuperare al culto i luoghi della vita, della predicazione, della passione e morte di Gesù, della sua risurrezione. La terra di Gesù era stata conquistata e devastata a partire dall’anno 638 dagli eserciti musulmani e per secoli i credenti in Gesù sono stati, e continuano a essere perseguitati e uccisi nel nome di Allah.

Contrariamente a quanti affermano che le crociate sono state una “vergogna” per la Chiesa di Roma, altri, me compreso, sostengono che se non ci fossero state le crociate i regni e i principati europei non si sarebbero consolidati nei due secoli di attuazione dei tentativi di riprendere possesso dei Luoghi Santi, e non sarebbero state possibili le epiche difese dell’Europa dagli assalti continui degli eserciti turchi.

Ricordo il ruolo dei frati francescani nella difesa di Belgrado con san Giovanni di Capestrano (anno 1456), nella difesa di Vienna col beato Marco d’Aviano (1683). Faccio anche memoria per i più curiosi di san Lorenzo di Brindisi e di san Giacomo delle Marca, francescani pure loro.

Questo cenno è importante farlo perché a causa dell’apostasia dilagante in casa cattolica è in atto la "cancellazione" di queste figure di santi francescani dalla memoria degli stessi ordini religiosi.

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO MARCO DAVIANO

San Giovanni di Capestrano                                    Beato Marco d'Aviano

                                       

15° COMPLEANNO DEL PROGETTO MESSNER-MONTE RITE A CIBIANA DI CADORE: IL MUSEO TRA LE NUVOLE DIVENTERA' UN PRODOTTO DI CULTO?

forte di monte rite

Uno scorcio del Forte Monte Rite con vista sul Monte Pelmo

Il "museo tra le nuvole", la grande intuizione di Reinhold Messner, il mito vivente degli 8000 è oggi una realtà consolidata nel panorama delle mete culturali e turistiche del Bellunese sulla cima del Monte Rite in quel di Cibiana di Cadore.

I lavori di ripristino del forte e della caserma costruiti in occasione della prima guerra mondiale hanno visto migliaia di amanti della natura e dell’arte salire in questi 15 anni di attività, sulla cima del Monte Rite. L’anniversario  non poteva passare sotto silenzio perché mi ha visto protagonista nello studio della realizzazione come risposta al bailamme delle polemiche con gli ambientalisti-protezionisti che sempre sparano a zero sul loro idolo di un tempo, la loro guida spirituale.

Al fondo delle polemiche c'è sempre un fondo di verità ma anche tanta disinformazione.

Proprio intuendo in anticipo questa confusione polemica quando ero titolare dell’insegnamento  di Statistica del Turismo nel corso di laurea in Economia del Turismo dell'Università di Venezia, ho seguito come relatore una tesi dal titolo: "Il museo delle Dolomiti a Cibiana di Cadore: storia e strategia per un prodotto di culto", durante l’Anno Accademico 2000-2001.

MESSNER E TRABUIO picture

Reinhold Messner e il prof. Trabuio a Cibiana

 La studentessa Elena Miazzo che si è laureata all’epoca, e brillantemente con il massimo dei voti, ha sviluppato con originalità la genesi del Museo, ricostruendo la storia del forte a 2200 metri di quota da dove a 360 gradi si dominano la Val Zoldana, la Valle del Boite, la Valle del Piave. Uno scenario mozzafiato per la bellezza estasiante che spazia dal Pelmo alle Tofane, dall'Antelao al Sassolungo di Cibiana, dal Bosco Nero al Tamer e alla Moiazza fino al Civetta. Gli amanti dell'alpe dolomitica hanno avuto modo  di gratificarsi al loro arrivo sulla cima dove il forte ospita un museo permanente di arte e storia dell'alpinismo, su queste montagne che hanno incantato i primi escursionisti inglesi alla fine del 1800. Un ottimo rifugio offre vitto e alloggio a chi arriva sulla cima e vuole godersi le albe e i tramonti che mai vedrà in altri luoghi. Fanno compagnia agli escursionisti i famosi yak, provenienti dalle montagne himalaiane, e voluti fortemente da Messner per rivitalizzare l’ambiente alpino una volta dedicato ai pascoli e alle malghe.

MESSNER E ELENA

Reinhold Messner con la studentessa Elena Miazzo, Floriano Prà e Eusebio Zandanel

Ritengo simpatico e originale riportare la prefazione di Elena alla sua tesi di laurea:

La stesura della tesi è stata solo una parte della mia avventura! Fui avvisata dal prof. Trabuio quando mi chiese se ero un’ avventuriera, in tal caso avrei potuto iniziare il mio lavoro, lui già probabilmente sapeva cosa mi aspettava!

Ma prima di decidere se iniziare questo progetto, andai in visita a Cibiana e fui subito colpita da quel paesino tra magnifiche montagne. Fu facile decidere, anche perché un po' avventuriera lo sono. Passo dopo passo, sono stata aiutata da molte persone, prima di tutti il prof. Gianfranco Trabuio, abitante estivo di Cibiana, che mi è stato utile sia nelle ricerche del materiale che nelle interviste agli esperti in quanto alcuni di loro già li conosceva, quindi è stato più facile mettermi  in contatto per intervistarli. Un grazie particolare va al sig. Quirino Da Col così cortese da mettere a mia disposizione un vecchio libro, praticamente introvabile, e che mi ha fatto avere un primo incontro con il prof. Guido De Zordo con il quale ho fatto una prima chiacchierata in un giorno di festa nel mese di maggio. Il prof. De Zordo mi ha procurato il progetto del Museo e dato la possibilità di incontrare Reinhold Messner e di salire con lui in cima al Monte Rite.

Reinhold Messner mi ha concesso un po' del suo tempo prezioso per l’intervista che gli abbiamo fatto insieme col prof. Trabuio.

Un ringraziamento va al sig. Umberto Olivotti, fotografo ufficiale in questa mia dissertazione, che ha avuto tanta pazienza e che mi ha insegnato a conoscere le Dolomiti, e al Grand'Ufficiale Lucillo Bianchi dal quale ho avuto alcuni suggerimenti utili per la stesura della tesi, e che mi ha raccontato molte altre cose su Cibiana che ho dovuto tralasciare per ovvi motivi di tempo e contesto. Il sig. Angelo Zanettin  grazie al quale ho potuto incontrare e intervistare il sig. Domenico Belfi che è stato molto gentile e disponibile sebbene impegnato nel suo lavoro. Non posso dimenticarmi del proprietario dell'albergo Remauro, Romano Di Maria e la sua mamma che sono stati infinitamente cortesi. La sig.ra De Feo, seppur da pochi giorni eletta sindaco di Forno di Zoldo è stata disponibile e pronta a rispondere alle mie domande. Un grazie al C.A.l di Padova e al suo bibliotecario. Un grazie infinito lo devo alla famiglia Corsini, che mi ha appoggiato di cuore e non solo …………………..

Ma il museo e il Monte Rite diventeranno un prodotto di culto?

IL RIFUGIO COL RISTORANTE DEL MUSEOIL FORTE MUSEO

Scorcio del forte col rifugio                                Scorcio del forte con le torri di osservazione

Sembra proprio di sì. I requisiti ci sono tutti: c'è il celebrante che viene identificato con le Dolomiti e il forte, che connotano il mito della fondazione in una storia irripetibile; c'è l'eroe identificato con Reinhold Messner che ha dato vita all'idea e al prodotto; ci sono gli spettatori che vengono identificati con la tribù originaria, i primi a collaborare con l'eroe e a sostenerlo; infine, ci saranno gli adepti, tutte le persone che mosse dalla forza del celebrante e dell'eroe saliranno la montagna per godere e gustare natura, arte e pace.

Va sottolineata con emozione la trasformazione di un forte, strumento di guerra e di morte, in museo dell'arte e della pace immerso in una natura di grande storia e di grande evocazione.

Le conclusioni cui la tesi ha portato sono proprio queste, e per raggiungerle è stato seguito un percorso originale. Col metodo  Delphi sono state intervistate in due riprese alcune personalità di spicco delle valli sottostanti il Monte Rite. Dai sindaci di Cibiana di Cadore, Forno di Zoldo, al presidente della Comunità montana della Valle del Boite e sindaco di Vodo di Cadore; all'assessore alla cultura di Cortina d' Ampezzo e al direttore del Parco delle Dolomiti d'Ampezzo; a un grande naturalista di Pieve di Cadore, al presidente del CAI di Belluno, all'assessore regionale al turismo e all'ex assessore regionale alle politiche comunitarie,  e infine alcuni esponenti di spicco del bellissimo e famoso paese di Cibiana di Cadore (paese dei murales che narrano la storia vissuta dalla comunità).

IL BOSCONERO DAL FORTEGLI YAK  AL PASCOLO

Vista sul magnifico Gruppo del Bosco Nero         Pascolo sulla neve per gli yak

Ecco sinteticamente illustrato il contenuto del lavoro originale. Possiamo dire con sicurezza che alla cima del Monte Rite si arriva a piedi, ma per gli anziani e i disabili è disponibile una navetta che consente di percorrere i sette chilometri che conducono dal Passo Cibiana al museo delle Dolomiti. Tutti devono avere la possibilità di contribuire alla costruzione del "culto".

UN ANGOLO DEL MUSEO DENTRO AL FORTE

Uno scorcio del Museo nelle sale del forte di Monte Rite

Questa tesi di laurea è lì a dimostrare l’importanza culturale, storica e artistica di questa iniziativa, nata dalle idee di un eroe moderno, che ha sfidato la natura e che ne rispetta l’arcana potenza e l’immortale fascino, tracciando il cammino per tutti gli uomini moderni, che troppo spesso si dimenticano di rendere il giusto omaggio alla natura che li circonda.

IL FORTE COL CIVETTA

Vista stupenda dei gruppi del Civetta e del Coldai dalla sommità del forte  con le originali torri di osservazione

 

 

Le tre fedi monoteistiche a Gerusalemme.   

 

                                                                                                        PIANTA DI GERUSALEMME

Pianta antica della città di Gerusalemme

PREMESSA.

          Il tema che affrontiamo in questa relazione è di straordinaria attualità, sia dal punto di vista religioso, siamo in Quaresima, sia dal punto di vista politico, la guerra continua nella terra di Gesù.

Ora, noi tutti sappiamo come nella vita di Gesù i quaranta giorni di digiuno nel deserto siano stati quelli della preparazione alla Passione e alla Morte, ma anche alla Risurrezione.

Noi cristiani siamo persone di fede abituate a lavorare e a vivere proiettate nella speranza e promotrici di carità. In questa relazione tenterò di spiegare come orientarci in quel contesto che affonda le radici alle origini della storia dell’uomo.

Il mio è un tentativo non è un teorema, e per questo insieme a voi desidero fare una preghiera allo Spirito Santo, perché illumini me, che scrivo, e voi, che leggete, in modo che la lettura porti frutti buoni per la nostra comunità.

Prima parte.

L’argomento da sviluppare in questa  analisi non è né semplice, né facile. Cominciamo dal titolo che ho voluto enunciare fin dall’inizio in modo provocatorio ma anche in modo stimolante.

Oggi, la città; che per noi fedeli seguaci di Gesù Cristo rappresenta la città della condanna, della morte e della sua risurrezione; è ancora al centro della tensione internazionale. Le guerre che attorno allo stato di Israele si sono combattute e si stanno tragicamente combattendo, chissà ancora per quanto tempo, ruotano tutte attorno alla costituzione dello stato di Israele nel 1948.

Gli arabi e i palestinesi non hanno mai accettato e non accetteranno, forse mai, la esistenza di uno stato ebraico sui loro territori.

Perché?

Ho volutamente detto “stato ebraico” e non banalmente israeliano, perché la ragione profonda sta tutta nella religione, ovvero nelle religioni che su quel territorio si sono formate e costruite nei secoli.

Vedete, oggi molti di noi, anche negli ambienti intellettuali cattolici, vivono in una profonda ignoranza delle altre due religioni: l’ebraismo e l’islam. Fino a qualche decennio fa la nostra cultura religiosa cattolica era abbastanza estranea alle altre due religioni, cosiddette del Libro, perché le aree di intersezione e di conflitto culturale e religioso esistevano, sì, ma erano lontane dalla nostra quotidianità. Non ci toccavano più di tanto. La storia è sempre stata piena di eventi conflittuali tra le religioni, in particolare tra Islam e Chiesa di Roma, però nel secolo scorso c‘era stata una specie di convivenza non contrapposta, non belligerante.

Da qualche decennio a questa parte, le organizzazioni fondamentaliste islamiche si sono risvegliate e stanno mettendo in grosse difficoltà le nostre quiete abitudini di vita e di lavoro.

Perché?

Io tenterò di dare qualche chiave di lettura a questi due perché, e saranno chiavi plurime abbastanza complesse e che certamente non apriranno tutte le porte che sarebbe necessario aprire per capire i fenomeni sottostanti. La brevità della esposizione comporta che io tenti, per il momento, di enunciarne alcune.

Sul primo perché, è necessario fare riferimento alle radici dell’Islam. Ora, nella cultura musulmana e nella Sunna, che rappresenta la loro tradizione con tutti gli hadit del profeta Muhammad e dei sapienti interpreti difensori del Corano, la terra si divide in due parti: dar al Islam (terra dell’Islam) e dar al Harb (terra della guerra). Cioè, per il credente musulmano la terra è tutta destinata, per volere di Allah, a diventare terra dell’Islam. Non esiste l’eventualità e tanto meno la possibilità che possano esistere altre religioni su questa terra. Alla fine del mondo tutto il pianeta e i suoi abitanti dovranno essere sottomessi alla legge di Allah, clemente e misericordioso, perché tutti gli uomini devono salvarsi.

Come è possibile convertire all’Islam le popolazioni che non lo vogliono o che hanno altre fedi radicate nella loro storia? Semplicemente con la conversione forzata o con la legislazione civile che impedisce, alla fine, di poter praticare la propria fede originaria, oppure, come è successo a Cipro in questi ultimi anni, con la semplice distruzione delle chiese e dei luoghi di culto da parte dei turchi, che aspirano ad entrare nell’Unione Europea.

La storia della conquista araba, a partire dalla morte del profeta Muhammad,  delle nazioni del Nord Africa, della Palestina, della Siria, della Persia, dell’India e della Spagna, si è svolta secondo quei canoni. Per esempio, la legislazione fiscale nei territori conquistati (parliamo degli anni che vanno dal 629 dopo Cristo in avanti, e quindi anche oggi), prevede che i fedeli delle altre due religioni del Libro, gli ebrei e i cristiani, possano praticare la loro fede nei luoghi di culto, esclusivamente, a patto che paghino una tassa speciale chiamata “al Dhimma”. Cioè, ebrei e cristiani hanno lo statuto dei protetti, nel senso che possono rimanere ebrei e cristiani, e nessuno glielo impedisce, solo se pagano questa tassa. Ora, questa tassa di protezione, che è una specie di pizzo alla siciliana, si è evoluta nei secoli. All’inizio della conquista araba era molto forte, consisteva nel versare all’autorità islamica anche il 50% del raccolto. Risulta evidente, anche a chi non se ne intende di fisco, che ebrei e cristiani alla fine o emigravano in altri territori o si convertivano all’Islam, e questa era la soluzione più semplice.

Questo status giuridico dell’ebreo o del cristiano veniva e viene chiamato Dhimmi, e nelle società musulmane essere un Dhimmi significa essere un cittadino di serie B, con minori diritti civili e minori opportunità di lavoro e di carriera nelle strutture dello stato islamico.

Ora, per ritornare alla spiegazione originaria sul conflitto contro lo Stato di Israele, la genesi della guerra è forse più chiara nelle sue radici religiose, perché quella terra oggi occupata dagli ebrei è stata dal 638 dopo Cristo,salvo qualche interruzione durante le Crociate, territorio musulmano: dar al Islam, e nella visione religiosa e culturale del musulmano un territorio che veda la presenza dell’Islam diventa automaticamente dar al Islam!!! Per sempre, fino alla fine del mondo.

Ecco perché il mondo arabo e musulmano non sopporta l’idea dell’esistenza dello stato di Israele.

PREGHIERA AL MURO DEL PIANTO

 Folla in preghiera al Muro del Pianto nel cuore della città vecchia

 Seconda parte.   

Sul secondo perché, è necessario fare riferimento alla storia della filosofia islamica. In una conferenza tenuta a Venezia dal professor Hasan Hanafi, docente di filosofia presso l’Università del Cairo in Egitto, ho appreso che la cultura islamica universitaria si sente orfana del nostro progresso filosofico. Hanafi ha dichiarato apertamente che lo stato della loro evoluzione filosofica è fermo al nostro Medioevo, e che il sogno dei filosofi egiziani, ma non solo, è quello di riuscire a far germinare nella cultura islamica quei fermenti di apertura al progresso scientifico e culturale che, in gran parte, il sistema di potere dei capi religiosi ha impedito e continua ad impedire, terrorizzati come sono dalla comparsa dei concetti di libertà di pensiero, di libertà di parola, di libertà di coscienza, di libertà di religione.

Come vedete le spiegazioni dei fenomeni sociali e politici non sono mai semplici, anzi.

Allora è chiaro che la violenza, il terrorismo, le guerre contro l’Occidente, e soprattutto contro il cristianesimo, rappresentato dalla Chiesa di Roma, hanno alla loro origine delle motivazioni così forti che non si possono contrastare o vincere semplicemente con la guerra contro le potenze islamiche.

Noi fedeli della Chiesa di Roma dobbiamo fare tesoro degli insegnamenti profondi e illuminati del nostro Papa emerito Benedetto XVI. Nell’incompreso discorso magistrale, tenuto all’Università di Regensburg durante la visita nella sua terra natale il 12 settembre 2006, il nostro Papa aveva messo bene in evidenza come il dialogo sia possibile a partire dalla conoscenza reciproca e non dalla violenza e dalla sopraffazione, come oggi, purtroppo, il fondamentalismo islamista fa vedere con sempre maggiore sgomento.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare del Papa emerito si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio». Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre; la sua concettualizzazione, comunque, trova terreno fecondo ai tempi di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Non è il caso di far riferimento ai testi di Agostino o di Anselmo in proposito. Non è questa la sede.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ora, vedete di tentare una riflessione, secondo la vostra esperienza, sul come si deve sentire un insieme di persone credenti in un certo credo religioso che comprende non solo la fede, ma anche la politica, l’economia, il diritto, la filosofia, la vita quotidiana; quando cominciano ad introdursi nel loro sistema culturale i germi della diversità e dell’innovazione. Sembra naturale una reazione di chiusura e di conservazione. Poi, se la religione e i predicatori sostengono che la diversità, e l’innovazione, provocherebbero la distruzione della loro fede, beh, pensate un po’ come reagirebbero queste popolazioni. Quindi, è naturale e ovvia la reazione violenta e irrazionale contro chiunque tenti di parlare di comprensione e di dialogo. Il fondamentalismo, qualunque sia la fede, è sempre violento e irrazionale, disastroso e irrecuperabile per le popolazioni che vengono coinvolte, loro malgrado, nelle tempeste della rabbia e dell’odio.

Il guaio, per noi cristiani, è che i nostri intellettuali cattolici, e anche parte degli ecclesiastici, poco conoscono della vita reale in quelle società dove il fondamentalismo è pratica quotidiana con i massacri e il terrore, e parlano di Islam moderato e di musulmani moderati, che pure esistono, perbacco, ci mancherebbe! Però il musulmano moderato in quei contesti culturali deve prima di tutto pensare alla sua vita e alla sua famiglia e al suo lavoro, mica può mettersi a parlare contro il fondamentalismo. Immediatamente verrebbe accusato di apostasia e condannato a morte. Ma anche in Europa e in Italia i musulmani moderati devono guardarsi dal manifestare in pubblico il loro dissenso contro il terrore. Gran parte degli imam che reggono le moschee in Italia sono di formazione Wahabita, e sono gli strenui assertori della guerra santa, dell’odio contro la chiesa di Roma, e della violenza contro l’Occidente.

Come vedete non è facile entrare in Gerusalemme senza un bagaglio culturale adeguato. Si rischierebbe di prendere qualche cantonata poco salutare. Gerusalemme è destinata a restare ancora per molti anni al centro delle tensioni internazionali.

MOSAICO DELLA CITTà DI GERUSALEMME                                                      Antico mosaico della città di Gerusalemme che si trova a Madaba in Giordania                                                                                                           

 È necessario, però, fare anche altre considerazioni di natura metastorica, bisogna andare oltre l’analisi dei fatti e degli eventi per portarsi su un terreno quasi teologico.

Per esempio, è quanto mai opportuno inquadrare la situazione temporale di Gerusalemme nella dimensione della divinità. Dio c’entra nella storia degli uomini? Dio ha un ruolo nella nostra vita presente e futura?

I credenti in Dio quale contributo possono dare, o meglio, quale contributo devono dare per essere congruenti al disegno di Dio nella storia della salvezza?

Ecco, queste semplici considerazioni ci portano a puntare la lampada della nostra ricerca su cammini ancora poco esplorati e che richiedono il coraggio e la fantasia di un Cristoforo Colombo, stimolano la creatività degli spiriti liberi e nello stesso tempo profondamente legati a Dio e al suo piano di salvezza per tutta l’umanità.

Allora entriamo a Gerusalemme per capire qualcosa di più delle tre religioni del Libro, e per salire al suo monte santo con la convinzione che, una volta arrivati sulla cima, ci si possa sedere e riflettere sul nostro destino e sul ruolo giocato da Dio nel mettere sullo stesso monte i credenti: ebrei, cristiani, musulmani.

Immaginiamolo questo Dio che parte con la creazione del mondo  e dell’uomo, che manda profeti al suo popolo Israele, che manda il suo Figlio Gesù a salvare l’umanità dal peccato originale per aprire agli uomini la strada della salvezza osservando la sua parola, il suo insegnamento; che lascia la responsabilità a un credente arabo, Muhammad, di fare una sintesi originale e sovversiva della Bibbia e del Vangelo da predicare, per sottomettere, mai pacificamente, intere popolazioni a quella nuova sintesi religiosa.

Ma ci abbiamo mai pensato a questa situazione?

Abbiamo mai avuto modo di capire cosa vuole Dio da noi in questa nostra condizione umana?

Abbiamo mai realizzato l’idea che Gerusalemme rappresenta la chiave di volta della salvezza di tutta l’umanità?

Ecco alcune domande, ancora provocatorie e stimolanti, che forse non trovano risposte semplici e immediate, ma alle quali è assolutamente necessario trovare un riscontro.

Terza parte.

Vediamo ora una sintesi su Gerusalemme nelle tre religioni monoteistiche, come luogo storico e come tema teologico.

La città di Gerusalemme ha assunto nelle tradizioni delle tre religioni un valore simbolico e un pregnante significato spirituale.

Per l’Ebraismo, Gerusalemme non fu mai città di luoghi sacri, né luogo-ricordo di eventi passati; essa è in se stessa Santa, simbolo dell’esistenza e della continuità di un popolo cacciato, umiliato, massacrato, che mai disperò della promessa della sua restaurazione espressa nella Bibbia dai salmi e dai profeti, ed è sempre viva, attraverso i secoli, nella liturgia, nelle preghiere e nelle aspirazioni individuali di ogni giorno.

La letteratura rabbinica accolse il simbolismo della “Gerusalemme celeste”, dirigendolo prima di tutto e soprattutto verso la Gerusalemme terrestre, come centro di raccolta di tutto il popolo. Additò, anzi, nella terrestre l’archetipo della celeste; anche i grandi mistici non separarono mai l’una dall’altra; e il Talmud (raccolta delle discussioni tenute nelle accademie giudaiche) mette sulla bocca di Dio l’espressione: “Non entrerò nella Gerusalemme celeste se prima non sarò entrato nella Gerusalemme terrestre”, da qui il significato del bellissimo saluto tra gli ebrei: “l’anno prossimo a Gerusalemme”. La tradizione ebraica mantiene un’idea globale di Gerusalemme, con tutto il suo significato geografico, economico, etnico, politico, che non esclude, certo, ma neppure evidenzia in modo particolare, il suo significato religioso.

La considerazione cristiana di Gerusalemme ha sempre oscillato tra la dimensione terrestre e la dimensione celeste della città santa. Della Gerusalemme celeste parlano le fonti cristiane (Apocalisse 12, lettera agli Ebrei 12,22, lettera ai Galati 4,26): essa è l’archetipo della terrestre, è la madre di tutti i cristiani, immagine della Chiesa. Il centro del cristianesimo è infatti Cristo, e la santità risiede nella comunità, non in un luogo.

Vi è anche un vivo interesse per la Gerusalemme terrestre (e la Palestina) dove si svolsero i grandi eventi della storia cristiana, legati a un contesto locale e storico ben preciso: la presentazione al tempio, l’infanzia, la predicazione, la passione, la morte, la risurrezione, l’ascensione di Gesù Cristo; la pentecoste, la nascita della prima comunità cristiana. Per questi motivi la Gerusalemme celeste non soppiantò mai la terrestre, la de-territorializzazione non fu mai assoluta.

Come manifestazione terrestre della forma perfetta della città di Dio (Gerusalemme celeste), essa ha ispirato numerosi progetti urbanistici del medioevo e del rinascimento. Le descrizioni dei pellegrini dei primi secoli del medioevo diffusero in Europa l’immagine del tempio di Gerusalemme, riprodotto in un grande numero di edifici religiosi a pianta centrale sul modello della moschea di Omar (la cupola della roccia). La stessa identificazione della moschea di Omar con l’immagine dell’antico tempio fu a lungo diffusa nell’iconografia popolare ebraica europea.

L’atteggiamento dell’Islam verso Gerusalemme si ispira essenzialmente alla sura 17,1 del Corano: “Lode a colui che trasportò il suo servo dal tempio sacro al tempio più remoto”, in arabo “Al Aqsa”. I musulmani identificarono il “tempio più remoto” con l’attuale moschea e legarono quindi la città alla figura di Muhammad. Questo legame e quello di Abramo (e di suo figlio Ismaele capostipite degli arabi) con il  monte del tempio hanno fatto sì che Gerusalemme sia considerata la terza città santa dell’Islam (dopo La Mecca e Medina). Nei primi tempi la preghiera canonica musulmana non fu rivolta verso La Mecca, ma verso Gerusalemme. Maometto cambiò la direzione dopo aver ordinato e partecipato al massacro delle tribù ebraiche di Medina, che non lo vollero accettare come ultimo profeta inviato da Dio.

LA MOSCHEA DI OMAR

 Scorcio della Moschea di Omar, Cupola della Roccia, collocata sulla spianata delle moschee sopra il Muro del Pianto nella città vecchia

                                                Fatte queste semplici ma puntuali precisazioni su cosa rappresenta Gerusalemme per le tre religioni, ritorniamo a riflettere su di noi in rapporto alle altre due religioni proprio lì a Gerusalemme. Mi piacerebbe raccontarvi del ruolo della Custodia della Terrasanta e dei frati francescani, dall’inizio del pellegrinaggio di San Francesco nel 1219 proprio nella terra di Gesù, fino ad oggi. Lo faremo in altre occasioni.

Ora, dopo l’esposizione fatta fin qui, mi sembra ancora stimolante fare ulteriori considerazioni del  disegno divino su Gerusalemme. Premesso che la storia sacra, dalla Bibbia al Vangelo, ci fornisce elementi di riflessione abbondanti sul destino dei credenti, certamente non ci fornisce risposte alle domande enunciate in precedenza se non in una dimensione escatologica, in una proiezione verso l’eternità dove la fede gioca un ruolo assoluto ma non fornisce risposte valutabili con i criteri della scientificità cui siamo abituati nella nostra cultura occidentale.

Immaginiamo di poter osservare dall’alto del monte Sion i fedeli delle tre religioni nella loro vita quotidiana.

Gli Ebrei, i nostri fratelli maggiori, fedeli assertori dell’attesa del Messia che deve ancora venire, che vanno a pregare nelle sinagoghe, si appressano con grande fede al Muro del Pianto, ultimo baluardo delle grandi mura del tempio distrutto dall’imperatore romano Tito nel 70 dopo Cristo, e che vivono la loro quotidianità intrisa di speranza e di terrore. Perché mi sembra ovvio che attorno allo stato di Israele, dalla sua fondazione, si coalizzano in modo ossessivo le forze armate del terrorismo arabo e palestinese. L’atteggiamento del fedele ebreo, mi sembra tanto condizionato da questa situazione concreta di disperazione che immagino preghi Dio che liberi Israele dai nemici che lo opprimono, come tutta la Bibbia ricorda, in particolare nei Salmi.

Vediamo il fedele cristiano, quasi sempre di origine palestinese, che in condizioni di minorità  sociale e economica si rivolge fiducioso a Dio-Gesù Cristo nelle tante chiese, tante quante sono le confessioni cristiane presenti a Gerusalemme, pregandolo di concedere la grazia della pace in quel martoriato angolo di mondo da sempre sotto il tiro della violenza e dell’oppressione. Poveri cristiani! Loro veri credenti nella pace e fautori di pace vedersi trattare come fossero dei nemici dello stato di Israele, perché palestinesi in gran parte, e quindi visti con sospetto e diffidenza anche dai loro concittadini musulmani, perché espressione della Chiesa di Roma.

E infine osserviamo il fedele di Allah e seguace del profeta Muhammad che puntualmente cinque volte al giorno prega al richiamo del muezzin e si rivolge ad Allah, clemente e misericordioso, e al venerdì va alla moschea dove a volte viene arringato dagli imam, o dalle altre autorità islamiche, a prepararsi alla guerra e al martirio, pronto per qualunque “intifada” e che cova dal lontano 1948 l’idea della vittoria sullo stato di Israele e proprio per questa terribile determinazione, pronto ad immolarsi suicidandosi, così assassinando altri incolpevoli e inermi cittadini.

Dei tre credenti, mi sembra che il cristiano sia il più esposto alla scomparsa dalla città santa, proprio perché preso tra due blocchi sociali e economici che gli rendono la vita sempre più difficile. D’altra parte i cristiani sono anche gli unici a perseverare nel loro sforzo di dialogare con tutte le altre fedi di quei territori.

Forse questa cultura di base, che manca sia agli ebrei che ai musulmani, li espone ancora di più ai rischi di esclusione sociale ma nello stesso tempo li rende attori credibili e testimoni convinti della convivenza senza odio e senza terrore.

Ecco perché è importante la presenza cristiana a Gerusalemme. I cristiani che praticano gli insegnamenti di Gesù saranno sempre perseguitati, subiranno sempre le angherie del potere politico e religioso delle altre fedi, però è anche vero che solo i cristiani hanno dalla loro la cultura del dialogo, e bene ha fatto e continua a fare la Chiesa di Roma, prima col Papa  Benedetto XVI e ora con Papa Francesco, ad insistere su questo e a mettere in evidenza le contraddizioni di chi vorrebbe, come ai tempi di Gesù, far tacere la voce che stimola alla riflessione e alla conversione dei cuori. Altro che pace islamica! Ricordo banalmente che questa sarebbe possibile solo quando tutta l’umanità fosse musulmana, e quindi sottoposta ad una dittatura del potere religioso.

I cristiani hanno, quindi, un ruolo ancora strategico in quella città e in quei territori, sono ancora come ai tempi di Cristo segno di contraddizione nei riguardi di chi coltiva la violenza e la sopraffazione come criterio guida per il governo dei popoli.

Sono ancora i profeti inascoltati della parola di Dio che chiama tutti i popoli a salire sul suo monte santo!     

SANTO SEPOLCRO ingresso                                                              Ingresso alla basilica del Santo Sepolcro                                                                   

Venerdì, 22 Agosto 2014 17:54

VERSO LA TERZA GUERRA MONDIALE

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 "SUL SENTIERO DELLA CONOSCENZA RECIPROCA"

Il tema che tratto oggi è essenzialmente di natura religiosa e attiene prevalentemente ai rapporti tra due grandi religioni monoteiste. Tuttavia, le implicazioni sociali delle due religioni sono amplissime e, soprattutto per l’Islam, riguardano anche la politica e il diritto degli stati musulmani, e degli stati dove vivono i musulmani.

Non sono un teologo, ma semplicemente uno studioso, che applica la metodologia della ricerca scientifica allo studio dell’Islam, avendo come riferimenti religiosi la nostra fede cristiana, o meglio, cattolica. Quindi con buona pace di chi non sarà d’accordo con quanto esporrò in seguito, ritengo sia corretto fare delle “dichiarazioni di gioco” chiare onde evitare equivoci e malintesi. Pertanto,  il sottotitolo della relazione: “sul sentiero della conoscenza reciproca”, è una dichiarazione solenne sul tema e lo inquadra correttamente in un contesto di fede evangelicamente  vissuta.

Quanto sta succedendo in Iraq, in Siria e nelle altre nazioni a maggioranza islamica dove i cristiani, ma non solo loro, (tutti gli infedeli) sono perseguitati e uccisi in nome di Allah è ormai un drammatico notiziario quotidiano, e dimostra, ove ce ne fosse ancora bisogno, la distanza siderale tra le due antropologie culturali: quella cristiana e quella islamica.

esempio di fratellanza religiosa nellislam           profughi cristiani in fuga verso il kurdistan

Esempi di come intendono il dialogo i fondamentalisti musulmani: siamo ad Aleppo in Siria con la crocifissione di cristiani, e in Iraq con la fuga da Ninive dei cristiani e degli yezidi che non vogliono convertirsi all'Islam.

Vediamo di entrare dentro al tema di questa relazione, in questo arduo sentiero della ricerca del dialogo  tra due religioni profondamente diverse tra loro e teologicamente non permeabili, pur avendo evidenti radici comuni con l’Antico Testamento.

Anzi, invochiamo la protezione della Madre di Gesù, Maria, con la litania coniata dal papa san Pio V dopo la vittoria contro i turchi nella battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571: Auxilium christianorum ora pro nobis.

La recente dichiarazione di papa Francesco, durante il viaggio di ritorno dalla Corea del Sud, ovvero che siamo entrati nella terza guerra mondiale, finalmente fa ragione di tutte le ipotesi di geopolitica elaborate in questi ultimi tempi. Anche Papa Francesco, finalmente, si è reso conto di ciò che sta succedendo in varie aree del pianeta, dove l’Islam fondamentalista sta mettendo in atto la conquista dei territori mediante la eliminazione forzata e violenta di chi non accetta di convertirsi alla religione del profeta Muhammad (Maometto).

Per capire questa strategia di conquista è necessario conoscere qualcosa del Corano, libro sacro dell’Islam. Questo libro è la raccolta delle Sure, delle rivelazioni, che Muhammad ha ricevuto da Allah tramite l’Arcangelo Gabriele. Uno dei primi califfi ha ordinato la raccolta delle Sure in ordine di lunghezza del testo e non in ordine cronologico, pertanto il Corano si presenta come una collazione di testi slegati tra loro e quindi di ardua interpretazione sul piano ermeneutico. Infatti, essendo parola di Dio, la Sura non ha bisogno di essere interpretata, Allah ha parlato e la sua parola è legge per sempre.

Ora, esiste una notevole differenza di contenuti dottrinali tra le Sure del primo periodo, quello di La Mecca, e quelle del secondo periodo ricevute a Medina, dove Muhammad si era rifugiato per sfuggire ai suoi paesani di La Mecca che volevano ucciderlo. Infatti, mentre le prime sono di chiara ispirazione biblica, le seconde risentono del clima di odio nel quale il profeta si era venuto a trovare. L’odio in particolare per chi non accettasse la sua rivelazione, in particolare ebrei e cristiani. Ricordo che quelle terre erano tutte abitate da tribù di origine ebraica o cristiana, siamo poco dopo l’anno 600 dopo Cristo. Infatti è a Medina che il profeta dà l’ordine di uccidere tutti i maschi delle due tribù ebraiche che  rifiutavano la conversione, e il rapimento e la messa in schiavitù delle donne e dei bambini.

Ora, siamo nel terzo millennio, dobbiamo fare i conti con questa strategia di conquista. Nulla è cambiato nell’Islam ortodosso, quello che interpreta alla lettera il Corano.

C’è una ragione teologica in questa strategia, gli esegeti del Corano ritengono che le Sure successive abroghino le Sure precedenti nelle parti che fossero in contraddizione tra loro. Poiché le ultime sono quelle con i contenuti più violenti nei riguardi degli infedeli, soprattutto ebrei e cristiani, ecco in parte spiegata la ragione della devastazione planetaria da parte dei fondamentalisti islamici e la consapevolezza del Pontefice romano che afferma quanto ormai sostenuto da molti osservatori di geopolitica. La terza guerra mondiale è strategicamente diversa dalle altre due, non ci sono eserciti contrapposti, è una guerra di nuovo tipo il cui modello è mutuato dalle esperienze terroristiche fin qui realizzate in varie parti del mondo. Pertanto sarà una guerra che richiederà nuovi modelli di intervento, tutti da inventare e che durerà molto certamente.

Ai musulmani viene insegnato che la Terra è divisa in due parti: Dar al Islam (Terra  della Pace) e Dar al Harb (Terra della Guerra), e che la fine del mondo col giudizio universale avverrà quando tutto il pianeta si sarà convertito all’Islam. Questa è la sostanza teologica del terrorismo islamico.

dar al islam e dar al harb

 Colorate in verde le terre della pace islamica, colorate di nero le terre che bisogna conquistare alla pace islamica

Come in tutte le manifestazioni belliche ci sono i partigiani non in armi, che scrivono sui giornali, che fanno trasmissioni televisive, che organizzano eventi, sono i simpatizzanti, quelli nostrani, occidentali, che non vedono l’ora che gli USA e Israele vengano cancellati dal pianeta, che il capitalismo venga sovvertito da una nuova mitologia economica, che la Chiesa di Roma venga ridotta al massimo nella catacombe. Questo è lo scenario prossimo venturo e quello che è più drammatico per noi europei è che buona parte dell’apparato ecclesiastico cattolico è schierato contro se stesso. Solo il Papa e qualche vescovo hanno il coraggio di avvertire le pecore del gregge dell’orda di lupi che sta devastando la convivenza tra gli uomini.

Si sta avverando quanto predetto da mistiche e mistici cattolici intorno a questo periodo della storia dell’umanità e della storia della Chiesa cattolica. Già il profeta Daniele aveva avuto delle visioni terrificanti sul futuro dell’umanità, Giovanni nell’Apocalisse aveva definito cosa sarebbe avvenuto a un certo momento della storia dell’umanità che si ribellava a Dio e a suo figlio Gesù Cristo. Non solo. La Madonna a Fatima aveva lasciato a Lucia una serie di profezie puntualmente avveratesi. Il famoso terzo segreto è stato pubblicato solo parzialmente. I papi che lo hanno letto per intero ne sono rimasti sconvolti, a partire da Giovanni XXIII. Papa Luciani, dopo averlo letto rimase muto per alcuni giorni, così racconta la suora che lo accudiva da vicino e come è stato illustrato di recente nella trasmissione televisiva a Rai 3 sulla Grande Storia.

Ma non finisce qui.

Era il 29 gennaio 1929 quando Gesù interloquendo con la mistica Luisa Piccarreta, immobile nel suo letto di sofferenza, le comunicò: “Figlia mia diletta, voglio farti sapere l’ordine della mia Provvidenza. Nel corso di ogni duemila anni ho rinnovato il mondo: nei primi duemila lo rinnovai col Diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, dalla quale, come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, e i buoni e gli stessi Santi dei seguenti duemila anni sono vissuti dei frutti della mia Umanità e come leccando hanno goduto della mia Divinità. Ora siamo circa alla fine del terzo duemila e ci sarà una terza rinnovazione, ecco pertanto lo scompiglio generale: non è  altro che il preparativo alla terza rinnovazione. E se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità e pochissimo ciò che operava la mia Divinità, ora, in questa terza rinnovazione, dopo che sulla terra sarà purgata e distrutta in gran parte la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature e compirò la mia rinnovazione, col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, come agiva il mio Volere Divino col mio volere umano, come tutto restava concatenato in Me e come tutto facevo e rifacevo, e anche ogni pensiero di ciascuna creatura era rifatto da me e suggellato col mio Volere Divino.”

Luisa Piccarreta (Corato-Bari, 1865 – Corato 1947) sarà proclamata beata tra qualche mese. Nel 1926 per ordine del suo direttore spirituale Annibale Maria Di Francia, Santo, ha scritto venti volumi sui dialoghi avuti con Gesù che l’ha istruita sul Regno della Divina Volontà.

Ora, se mettiamo insieme tutti questi segnali, compresi quelli che la Madonna ha comunicato ai veggenti a Mediugorje, e che avrebbero bisogno di una trattazione a parte, risulta evidente che l’umanità sta andando incontro a un periodo di purificazione a causa della violenza con la quale la stessa umanità da qualche secolo si sta rivolgendo verso Dio Padre, il Figlio Gesù, la Madre Maria e la Chiesa da Lui istituita.

Poiché Dio è Padrone della storia dell’uomo sulla terra, risulta evidente che il periodo di purificazione è iniziato, la Chiesa cattolica e i suoi fedeli sono perseguitati nel mondo come mai avvenuto prima; l’apostasia silenziosa si è estesa in gran parte delle strutture ecclesiastiche, i fedeli che si organizzano per ritornare alla purezza dei santi fondatori degli Ordini religiosi vengono in qualche modo impediti nel farlo e addirittura perseguiti dall’interno; i nuovi teologi sedicenti cattolici fanno a gara per rinnegare la dottrina del magistero che la Chiesa cattolica ha sviluppato nei secoli, e quanta eco hanno sulla stampa e nelle televisioni.

Quanta confusione viene propalata ad arte per dissacrare i sacramenti, in particolare il Matrimonio, la Confessione e la Comunione. Viene insegnata la infinita Misericordia di Dio ma viene cancellata la infinita Giustizia di Dio. Ricordiamolo che Gesù ha perdonato alla samaritana ma le ha anche detto di non peccare più.

Come risulta evidente grande è la confusione e lo sconcerto che viene percepito dai fedeli, sembra che non esista più il Catechismo della Chiesa Cattolica e che ogni fedele si faccia il suo. I pastori, salvo le eccezioni che per fortuna ci sono sempre, sembrano affetti da disturbi catatonici e non reagiscono più secondo la dottrina ma secondo l’umore del momento montato ad arte dai media.

E allora, quid agendum, direbbero i nostri antecessori latini.

Ritorniamo all’origine della relazione per tentare di chiudere in modo suggestivo.

papa francesco con il re ela regina di giordania

 Papa Francesco e i reali di Giordania durante il recente pellegrinaggio in Terra Santa

 Come Papa Francesco, al suo livello di rappresentante della Chiesa cattolica, ha avuto il coraggio di identificare gli aggressori dei cristiani nel mondo con il fondamentalismo islamico, insieme a pochi altri pastori in Italia, ma molto più numerosi nei paesi devastati dall’odio religioso, così tento di chiudere questa nota parlando dell’altro Papa che ha avuto il coraggio temerario di illustrare questa tragedia a partire dalla nascita dell’Islam: Papa Benedetto XVI nella relazione tenuta all’Università di Regensburg in Germania. Era  il 12 settembre 2006. In quella occasione il Papa aveva citato un famoso brano riportato dall’imperatore di Costantinopoli, Manuele 2° Paleologo, nel suo libro “I dialoghi con un persiano”, libro dimenticato da molti, ma conosciuto da tanti specialisti.

Il libro riporta dei ragionamenti tra un sapiente musulmano, di origine persiana, e l’imperatore stesso, intorno alle caratteristiche fondamentali delle due religioni, e l’imperatore aveva fatto presente, mettendolo in dubbio, come potesse essere una buona religione, quella musulmana, che ha visto il suo profeta Maometto macchiarsi del sangue dei nemici, ebrei in particolare.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare di Manuele II si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio» (VII, 3). Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ragione e fede devono riprendere inevitabilmente il loro cammino comune. Benedetto XVI, a più riprese, ha ribadito che questa strada non solo permette al cristianesimo di essere fecondo nella via dell’evangelizzazione, ma consente anche ai non credenti di accogliere il messaggio di Gesù Cristo, come ipotesi carica di senso e decisiva per l’esistenza.

Ricordo, ancora, che quella lezione e quei contenuti furono travisati ad arte dai media occidentali che non vedevano l’ora di scagliarsi contro il Papa che si era permesso di fare delle riflessioni logicamente fondate sui legami tra fede religiosa e ragione. Il mondo islamico, a sua volta montato dalla stampa europea, si è lasciato andare a manifestazioni di piazza, con assalti e incendi e omicidi. Al Papa è stato imposto di chiedere scusa per aver citato il dialogo dell’ultimo imperatore di Costantinopoli, nel quale si metteva in evidenza la illogicità manifesta del mancato rapporto tra fede religiosa e ragione che è uno degli scogli sui quali si imbatte ogni tentativo di dialogo tra pensiero “greco-occidentale” e pensiero islamico.

il principe di giordania e benedetto xvi

 Papa Benedetto XVI incontra il principe ereditario di Giordania, primo firmatario della lettera

138 personaggi musulmani esperti della loro dottrina, sono andati a leggersi il testo di quella lezione e hanno capito quale errore madornale avessero commesso nell’accettare per veri i reportage giornalistici europei che ad arte avevano falsificato il pensiero del Papa, e hanno scritto ai capi delle chiese cristiane una lettera molto bella, ricca di spunti di riflessione per un dialogo vero, fondato sulla reciproca conoscenza.

A capo di questa numerosa delegazione c’è il principe ereditario del Regno di Giordania, Ghazi bin Muahammad bin Talal, e in Italia l’unico firmatario è stato l’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini vicepresidente del COREIS (Comunità religiosa islamica d’Italia) uno degli interlocutori dell’islam moderato italiano.

La lettera si può intitolare “Una parola comune tra noi e voi”, e riporta la data del 13 ottobre 2007, a conclusione del mese di Ramadan.

Sotto certi aspetti si tratta di un vero e proprio evento straordinario. Tutte le diverse espressioni dell’islam mondiale hanno messo la loro firma su quella lettera: sciiti, sunniti, rappresentanti delle più piccole realtà musulmane, compresi i famosi sufi, i mistici dell’islam, ritenuti degli eretici dalla ortodossia sunnita.

La lettera è molto bella per i contenuti di ispirazione mistica che fanno ipotizzare una nuova consapevolezza circa le radici comuni sull’amore di Dio e sull’amore del prossimo, sia nell’ebraismo come nel cristianesimo e nell’islam.

Questa è senz’altro la novità più importante, e su questa gli esperti delle due religioni hanno cominciato a lavorare in vista di incontri molto importanti che sono iniziati nell’autunno del 2008.

Nonostante la lettera rappresenti un notevole sforzo di cambiamento, dentro all’Islam, nel proporre un incontro sui fondamenti delle due religioni, siamo ancora lontani dalla visione universalistica, e quindi cattolica, della concezione dell’uomo che troviamo soprattutto nel Vangelo.

Ricordiamo Paolo quando afferma che non ci sono più giudei, né greci, né gentili, né circoncisi, né incirconcisi.

Siamo tutti creature di Dio e soggette ad unica legge: la legge naturale che coincide certamente con i dieci comandamenti di matrice biblica e con i comandamenti contenuti nel Corano.

Però, attenzione, rispettare l’uomo viene prima del rispetto della religione. Questo è l’approccio cristiano.

La dignità dell’uomo, come persona, va ricondotta alla sua dimensione esistenziale a prescindere dal dialogo teologico, (vedi la Dottrina Sociale della Chiesa).

Queste sono le basi da cui sollecitare il dialogo con i musulmani che credono in questo strumento di conoscenza reciproca. La speranza è che, pensando alla storia della Chiesa, come i cristiani hanno fatto conoscere il Vangelo nel mondo, riescano a farlo conoscere anche ai musulmani che credono in Allah, il clemente, il misericordioso e non il violento,  l’aggressore e il persecutore.

Aspettiamo tutti con ansia un nuovo Francesco di Assisi che in piena quinta crociata ha avuto il coraggio di far conoscere Cristo al sultano dell’Egitto Malek al-Kamel, avendo salva la vita.

Alla fine della nostra riflessione non possiamo fare a meno di  un “a fondo” sull’attualità del pensiero materialista e relativista dominante e sulle tragiche conseguenze della sua applicazione nei sistemi sociali.

Abbiamo il coraggio di prendere le misure del nostro essere cristiani! Guardiamo al deserto spirituale che si sta estendendo nella nostra Italia e nella nostra Europa! L’Europa dei “lumi” che si sta autodistruggendo in odio alla Chiesa cattolica, soprattutto, e che si sta sottomettendo alle frange violente e terroristiche dell’islamismo fondamentalista.

 "Diciamolo ora in modo molto significativo - scriveva il Papa Benedetto XVI: l'uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza". "L'uomo non può mai essere redento semplicemente" da una struttura esterna. (...) L'uomo viene redento mediante l'amore". Un amore incondizionato, assoluto : "La vera grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio - il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora sino alla fine".

Per approfondimenti leggi: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257

PER CAPIRE I FATTI DI OGGI BISOGNA CONOSCERE GLI EVENTI DI IERI

Questo Papa rivoluzionario, in più riprese nelle sue omelie mattutine nella chiesa della sua residenza a Santa Marta, e nelle udienze generali in piazza San Pietro, ricorda con grande dolore le continue persecuzioni dei fedeli cristiani in ogni angolo del pianeta.

Dai paesi africani a quelli medio-orientali, all’Indonesia, dalle Filippine al Pakistan, dove gruppi di terroristi islamisti massacrano i cristiani nelle chiese e nelle scuole; all’India, che si reputa un civilissimo Paese avendo la bomba atomica e i migliori ingegneri del mondo, dove gruppi di induisti, a volte uniti ai buddisti, devastano e uccidono i cristiani nelle loro case, incendiando i loro villaggi e costringendo le inermi popolazioni a fughe di massa lasciando campo libero a queste frange violente.

PAPA BERGOGLIO A SANTA MARTA

                                                                          Papa Francesco mentre celebra la Santa Messa a Santa Marta

 Ebbene, Papa Francesco, come Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II, centra le sue omelie sul tema della Divina Misericordia, tentando di far capire al mondo il nucleo fondante della religione rivelata da Gesù Cristo e che ripercorre il disegno di Dio Padre dalla creazione del mondo in avanti.

Un ulteriore e profondo segno della religione cristiana sta nel collegare la misericordia di Dio alla misericordia tra gli uomini. Il principio cristiano del perdono è ben sviluppato anche questo nelle sue omelie.

Allora, come mai a fronte delle ripetute richieste di perdono rivolte all’umanità dai Papi per le violenze perpetrate nei secoli da uomini della Chiesa, fino a oggi nessuna altra autorità religiosa delle altre religioni ha mai fatto cenno ai massacri effettuati dai loro fedeli contro le inermi popolazioni cristiane?

È forse perché in queste altre fedi religiose non esiste il principio e il valore della misericordia e del perdono?

Questo è un invito rivolto a tutti: “Cari lettori, informatevi e documentatevi per cercare e trovare le spiegazioni a questa dolorosa differenza tra il Cristianesimo e le altre fedi religiose, che non sopportano l’esistenza di altri credenti nei territori del pianeta dove loro governano”.

chiesa copta devastata in egitto                         chiesa devastata in siria 2

Chiesa copta devastata in Egitto                                                 Chiesa cattolica devastata in Siria 

Da “uomo della strada” la domanda che emerge con forza e rammarico è questa: “Ma a cosa sono serviti i famosi incontri interreligiosi di Assisi? Quanto ancora i cristiani dovranno essere perseguitati solo perché praticano la carità e la misericordia?”

È un invito rivolto a tutti, anche ai famosi movimenti per la pace che annualmente invadono la strada che porta da Santa Maria degli Angeli al Sacro Convento di Assisi.

Qualche tempo fa tenendo una conferenza in una parrocchia sul tema dei diritti dell’uomo nell’Islam, illustrando che nel loro sistema giuridico (Sharia) non esiste la libertà di pensiero, né quella di religione, sono stato rimbrottato da un cattolico, impegnato politicamente a sinistra, che mi accusava di discriminazione verso quel sistema religioso, e, scendendo nei particolari, se i musulmani sono violenti contro i cristiani è perché noi per due secoli abbiamo organizzato le crociate per conquistare i loro territori.

Ho tentato, con nessun risultato, di spiegare al convenuto che se la cristianità aveva tentato di riprendersi le terre dove Cristo era nato, aveva predicato, era stato crocifisso ed era risorto, e dove erano nate le prime comunità cristiane, non era certo per sete di conquista e di violenza, ma era semplicemente per restituire alla cristianità le terre dove quella religione era nata e da lì si era propagata con rapidità in tutti i territori dell’impero romano.

Ora, ritengo indispensabile fare chiarezza sui termini storici della vicenda delle crociate. È necessario esporre, da cercatore di verità, gli eventi come si sono realizzati da quando il profeta Muhammad ha fondato la religione islamica.

Ecco, allora, una cronologia, spero esaustiva anche se non completa delle invasioni e delle violenze islamiche a partire dall’origine di questa religione.

È interessante notare come nei secoli l’obiettivo dominante dell’Islam sia sempre stato la conquista dell’Europa cristiana. La strategia, prima araba e poi turca, era quella di impadronirsi di Vienna capitale della cristianità mitteleuropea, per poi scendere in Italia e conquistare Roma, dove volevano trasformare la basilica di San Pietro in moschea, come avevano fatto in precedenza con la basilica di Santa Sofia a Bisanzio (Istanbul).

La narrazione storica è così affascinante e ricca di stimoli per chiunque sia amante della verità degli eventi, che, anche solo tenendo conto del ruolo dell’Ordine Francescano nella difesa dell’Europa cristiana, ci sarebbe di che andare fieri del coraggio e della fede di quegli uomini innamorati di Cristo, del Papa e del loro fondatore Francesco di Assisi. Ecco perché papa Francesco con il continuo predicare  sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo vuole stimolare la rinascita di un amore per Cristo morto crocifisso per la redenzione dell’umanità, di tutta l’umanità non solo dei battezzati. E come san Francesco anche papa Francesco predica con assiduità la nascita di tante vocazioni missionarie, di uomini e donne, disposti alla testimonianza fino al martirio. Ricordiamo come Francesco di Assisi abbia definito la provincia orientale (il Medio Oriente) la perla delle missioni. Ben sapeva quanto sarebbe stato importante per la salvaguardia della cristianità mantenere viva quella missione, soprattutto nella terra di Gesù. È dal 1216 che i francescani sono in quelle terre a testimoniare nella carità la parola di Cristo, e solo per questo hanno subito il martirio di centinaia di frati, fino ai nostri giorni con la guerra terroristica in Siria.

protomartiri francescani di piero casentini

I cinque protomartiri francescani assassinati in Marocco dal Sultano il 16 gennaio 1220

Breve cronologia degli eventi bellici connessi all'espansionismo islamico

LE PRIME CONQUISTE ARABE
632 d. C. ........ Morte di Maometto (8 giugno).
632-634 ........ Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.
635 ........ Conquista araba di Damasco.
638 ........ Conquista araba di Gerusalemme.
642 ........ Conquista araba di Alessandria di Egitto.
647 ........ Conquista araba della Tripolitania.
649 ........ Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.
652 ........ Prima spedizione contro la Sicilia.
667 ........ Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).
669 ........ Attacco a Siracusa.
670 ........ Attacco ai berberi e conquista del Màghreb.
674-680 ........ Primo assedio arabo di Costantinopoli.
698 ........ Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.
700 ........ Assalto arabo a Pantelleria.
704 ........ L'emiro Musa proclama la "guerra santa" nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.
710 ........ Attacco arabo a Cagliari.
711 ........ Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.
715-717 ........ Secondo assedio arabo di Costantinopoli.
720 ........ Attacco alle coste della Sicilia.
727-731 ........ Aggressioni alle coste della Sicilia.
738 ........ Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.
740 ........ Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.
753 ........ Ulteriore sbarco in Sicilia.
778 ........ Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.
806 ........ I musulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara. Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.
812-813 ........ I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.
819 ........ Nuovo attacco alla Sicilia.
827 ........ Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell'isola.
829 ........ I saraceni sbarcano a Civitavecchia.
830 ........ I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.
831 ........ A settembre, Palermo si arrende agli arabi.
838 ........ Attacco saraceno a Marsiglia.
839 ........ Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.
840 ........ Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l'attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.
841 ........ Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all'isola di Sansego.
842 ........ Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.
843 ........ L'emiro palermitano scaccia i bizantini da Messina.
844 ........ I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.
846 ........ Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno. Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l'entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.
849 ........ I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.
850 ........ Attacco arabo contro Arles.
852-853 ........ Assalto alle coste calabresi e campane.
856 ........ Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.
859 ........ Gli arabi prendono Enna.
867 ........ Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano. I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.
868 ........ Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.
869 ........ Bande di saraceni invadono la Camargue.
870 ........ Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.
879 ........ Gli arabi prendono Taormina.
879 ........ I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.
881 ........ Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.
885 ........ I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.
890 ........ I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).
898 ........ Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.
912 ........ Incursione saracena all'Abbazia di Novalesa.
913 ........ Attacco alla Calabria.
914 ........ Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.
916 ........ Incursione saracena nella Moriana (Savoia).
922 ........ Incursione e saccheggio di Taranto.
924 ........ Presa di Sant'Agata di Calabria.
925 ........ Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d'Otranto; assedio e massacro di Oria.
929 ........ Saccheggio delle coste calabresi.
930 ........ Paestum viene saccheggiata.
934 ........ Assalto alla costa ligure.
935 ........ Saccheggio di Genova.
936 ........ Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.
940 ........ Incursione saracena al passo del San Bernardo.
950 ........ L'emiro palermitano assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.
952 ........ Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.
960 ........ San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d'Aosta, fino a Vercelli.
965 ........ Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.
969 ........ Saccheggi saraceni nell'Albesano.
977 ........ I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.
978 ........ I saraceni saccheggiano la Calabria.
981 ........ Ancora saccheggi in Calabria.
986 ........ I saraceni saccheggiano Gerace.
987 ........ I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.
988 ........ Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.
991 ........ Presa di Taranto.
994 ........ Assedio e presa di Matera.
1002 ........ Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.
1003 ........ Incursioni nell'entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.
1009 ........ Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro e distrugge i monasteri della Giudea massacrando i monaci.
1029 ........ Saccheggio delle coste pugliesi.
1031 ........ Saccheggio di Cassano Jonio.
1047 ........ Incursione saracena a Lérins.
1071 ........ Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell'Anatolia.
1074 ........ Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.
1080 ........ I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.
1086 ........ Gerusalemme cade in mano ai turchi.
1096 ........ Inizio della Prima crociata, male organizzata e destinata a fallire. Nell'ottobre dello stesso anno verrà bloccata presso il Bosforo.
1097 ........ Prende l'avvio la seconda fase della crociata che condurrà alla conquista di Gerusalemme il 15 luglio 1099.
1122 ........ Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.
1127 ........ Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.
1144 ........ L'atabeg di Mossul, Zengi, con un colpo di mano, s'impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di "difensore della fede".
1145 ........ Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.
1187 ........ Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.
1190 ........ Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).
1195-1204 ........ Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.
1213 ........ Papa Innocenzo III tenta di bandire un'altra crociata che però non avrà luogo.
1217-1221 ........ Quinta crociata. Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d'Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne.
1221 ........ Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.
1229 ........ Federico II accordatosi con il sultano d'Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d'Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.
1244 ........ I musulmani riconquistano Gerusalemme.
1245 ........ Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti. Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell'Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell'Occidente stesso dall'islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani. Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i musulmani contenendone e ritardandone l'avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.


L'ESPANSIONE OTTOMANA (TURCA)
1308 ........ I turchi prendono Efeso e l'isola di Chio.
1326 ........ I turchi conquistano Brussa.
1329 ........ I turchi prendono Nicea (Urchan).
1330 ........ I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.
1337 ........ I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.
1356 ........ I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.
1371 ........ I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.
1382 ........ I turchi occupano Sofia.
1386 ........ I turchi occupano Nis, in Macedonia.
1423 ........ I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.
1425 ........ Abbandono dell'isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.
1430 ........ I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l'Epiro e la città di Giannina.
1453 ........ Maometto II prende Costantinopoli.
1455 ........ I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell'Egeo.

1456 ........ Assedio e battaglia di Belgrado. I Turchi vengono respinti grazie alla strategia bellica del frate francescano Giovanni di Capestrano, diventato Santo.
1458 ........ Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l'Acropoli di Atene.
1459 ........ La Serbia diventa provincia ottomana.
1460 ........ I turchi occupano tutto il Peloponneso.
1461 ........ Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.
1462 ........ Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.
1465 ........ Costantinopoli diventa la capitale dell'impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.
1470 ........ I turchi occupano la veneziana Negroponte.
1471 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.
1472 ........ Scorrerie ottomane in Croazia.
1473 ........ Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.
1474 ........ Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.
1475 ........ Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.
1476 ........ Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.
1477 ........ Incursione in Friuli.
1478 ........ Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.
1480-1481 ........ I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un'orribile strage. Gli 800 martiri di Otranto sono stati proclamati Santi da papa Francesco il 12 maggio 2013.
1482 ........ Incursione ottomana in Istria e Carniola.
1483 ........ Incursione in Carniola. Annessione turca dell'Erzegovina.
1484 ........ Conquista turca dei porti sulla Moldava.
1493 ........ Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.
1498-1499 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.
1499 ........ Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.
1511 ........ I turchi conquistano la Moldavia.
1516 ........ Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.
1521 ........ Suleiman II prende Belgrado.
1522 ........ I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di "Cavalieri di Malta".
1526 ........ Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.
1528 ........ I turchi assoggettano il Montenegro.
1529 ........ Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l'Armenia.
1531 ........ Khaireddin saccheggia le coste dell'Andalusia.
1543 ........ Suleiman II conquista gran parte dell'Ungheria.
1551 ........ Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.
1554 ........ Dragut saccheggia Vieste.
1555 ........ Dragut assale Paola, in Calabria.
1556 ........ Ivan IV conquista Astrachan.
1558 ........ Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.
1566 ........ Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.
1571 ........ Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.
1575-1600 ........ I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell'Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.
1582 ........ Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.
1587 ........ Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.
1588 ........ Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.
1591 ........ Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.
1618- ........ Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.
1623 ........ Gli arabi saccheggiano Sperlonga.
1636 ........ Gli arabi occupano Solanto.
1647 ........ Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.
1672 ........ I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.
1680 ........ I turchi saccheggiano Trani e Lecce.
1683 ........ I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L'imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall'esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, dell' 11 e 12 settembre. Il frate francescano cappuccino fra Marco d'Aviano fu l'anima della resistenza delle armate cristiane durante l'assedio ed è stato proclamato beato da papa Giovanni Paolo 2° il 27 aprile 2003. È sepolto nella viennese cripta dei Cappuccini accanto agli imperatori asburgici.
1703 ........ Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.
1708 ........ Algeri riprende Orano agli spagnoli.
1714 ........ I turchi saccheggiano la zona di Lecce.
1727 ........ I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.
1741 ........ I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall'isola di Tabarca.
1754 ........ Saccheggio arabo di Montalto di Castro.
1780 ........ I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.
1799 ........ Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l'Egitto.
1915-1916 ........ Genocidio degli armeni cristiani da parte dei turchi.

1920-1922 ........ I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall'Anatolia.
1923 ........ Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell'Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.
1928 ........ Hassan al-Banna fonda l'Associazione dei "Fratelli musulmani".
1944 ........ Fondazione della "Lega degli Stati arabi" (Lega Araba dal 1945).
1948 ........ Proclamazione dello Stato di Israele.
1965 ........ Inizio di forti migrazioni maghrebine e turche nell'Europa occidentale.
1968 ........ Inizio del terrorismo di Al Fatah.
1974 ........ I turchi occupano la parte settentrionale di Cipro. Massacri effettuati dai Palestinesi in Alta Galilea.
1975 ........ Inizio dello sterminio dei cristiani maroniti del Libano.
1979 ........ Rivoluzione islamica dell'Ayatollah Khomeini, in Iran. Per anni rimase esiliato e al sicuro in Francia.
1980 ........ Aumento degli attentati islamici nel mondo. Primi disordini nei quartieri islamici in Europa.
1981 ........ Un terrorista turco attenta alla vita di papa Giovanni Paolo II (13 maggio).
1990 ........ Occupazione siriana del Libano. Il generale Michel Aoun si oppone tenacemente all'inglobamento del Libano nella "grande Siria". La debole politica occidentale lo porterà a cedere.
1991 ........ Inizio delle guerre nel Caucaso. Rivolte in Cecenia.
1991 ........ Inizio degli sbarchi clandestini di massa in Italia.
1992 ........ Formazione di uno stato islamico in Bosnia.
1993 ........ Primo attentato al "World Trade Center" di New York.
1996 ........ Numerosi attentati di Hamas, in Israele. Attentati anti-americani, in Arabia Saudita. I talebani prendono il potere in Afghanistan grazie all'appoggio politico-militare americano.
1998 ........ Rivolta anti-serba nel Kosovo. La Serbia, intervenuta in Kosovo, verrà successivamente attaccata da una coalizione occidentale, soprattutto dietro pressione degli USA. Si delinea più che mai l'assenza di una vera politica europea.
2001 ........ L'undici settembre il "World Trade Center" di New York viene completamente distrutto da una serie di attentati con aerei di linea che provocano migliaia di morti.
2003 ........ Operazione "Enduring Freedom". Guerre in Afghanistan e in Iraq. La dittatura di Saddam Hussein viene abbattuta. Strage contro gli italiani a Nassiriya, in Iraq (12 novembre).
2004 ........ Numerosi attentati in Iraq. Stragi a Madrid (11 marzo) con 190 morti, e a Beslan (3 settembre): oltre 300 le vittime, per lo più bambini, vilmente assassinati in Ossezia del Nord. Strage di Taba, in Egitto (8 ottobre). Numerosi altri attentati in tutto il mondo.
2005 ........ Numerosi Attentati in Iraq. Strage nella metropolitana e negli autobus londinesi (7 luglio): oltre cinquanta morti e centinaia di feriti. L'attentato avviene in contemporanea con l'assemblea del G8 in Scozia. Il 23 luglio seguono gli attentati di Sharm El-Sheik con oltre 60 morti e decine di feriti. Attentato a Bali (Indonesia) il 1° ottobre (23 morti e 150 feriti). Dal 27 ottobre al 16 novembre: violenze e rivolte delle comunità immigrate nelle periferie di Parigi e di altre città. L'8 novembre il governo impone misure d'emergenza, tra cui il coprifuoco. Due le vittime, circa 4.500 arrestati, oltre 10.000 le auto incendiate, distrutti 200 edifici pubblici. Il 9 novembre ad Amman (Giordania) tre attentati suicidi in tre alberghi frequentati da turisti provocano 60 morti e oltre 90 feriti. Il 10 novembre Al Qaeda rivendica la paternità degli attentati.
IN QUESTI ULTIMI ANNI NON SI CONTANO GLI OMICIDI DI FEDELI CRISTIANI PER MANO DELL'ISLAM RADICALE, SOPRATTUTTO IN AFRICA, IN INDONESIA, NELLE FILIPPINE E IN MEDIO ORIENTE (LIBANO, IRAQ, EGITTO E SIRIA), IN PAKISTAN E IN INDIA.

 Ritornando al nostro papa Francesco, immaginiamo quale sarà il suo ruolo in questo frangente storico, dove le istituzioni europee hanno decretato per legge la scristianizzazione dell’Europa, e dove il fondamentalismo islamico sta progressivamente costringendo i cristiani orientali a fuggire dalle loro terre per potersi salvare dalla violenza. Padre Ibrahim Faltas, palestinese e francescano della Custodia di Terra Santa, ha affermato: “Papa Francesco aprirà una nuova pagina, una nuova era per la Chiesa. Oggi l’uomo ha bisogno di un altro Francesco, e lo Spirito Santo ha realizzato questo sogno donando alla Chiesa il nuovo Papa”.

Papa Francesco farà il suo pellegrinaggio nella Terra di Gesù a partire dal 26 maggio 2014, porterà il suo saluto e la sua preghiera, prima in Giordania dal re Abdullah II, e poi in Palestina a Betlemme. Il mondo ha rischiato una guerra tremenda a causa del terrorismo islamista in Siria, il Papa aveva invitato il mondo a pregare Dio Padre affinché questa guerra non si facesse, così è stato, però due milioni di profughi, gran parte cristiani sono accampati in Giordania e nel Libano. La preghiera funziona. Anche la Madonna a Medjugorje non si stanca di ripetere nei suoi messaggi che la pace è il frutto della preghiera e del digiuno.

 

Domenica, 27 Ottobre 2013 21:16

A TE CHE SPERI E CREDI

Scritto da

ANGELO CON GESù

 L'angelo consola il Sofferente

       A TE CHE SPERI E CREDI (notte a Sacrofano nel bosco)

         Questa luna piena
        ricca di fascino e piena di misteri
        tenta di illuminare il mio cammino
        ormai oscuro
        ombre nere si stagliano
        su questi sentieri scoscesi
        fantasmi riflessi di olivi e di pini
        un contorno indefinito
        di silenzio e di morte
        paure impazzite corrodono l'anima
        non sai più pensare
        lentamente
        inesorabilmente
        il male avanza violento
        ma tu sempre speri
        tu sempre combatti
        ancora un'altra battaglia
        e un angelo compare
        stremato anche lui
        ambasciatore di grazie
        al trono del creatore.

DIRITTI UMANI 3

I punti salienti di questa relazione sono centrati sulla genesi della Dichiarazione dell'ONU del 1948, e sull'origine della Dichiarazione di Parigi del 1981 dove venne redatta la Carta dei Diritti dell'Uomo nell'Islam.
Prima , però, è opportuno fare alcune precisazioni.

La prima: è indispensabile che le comunità cristiane imparino a conoscere l'Islam, perché buona parte dei problemi sociali che fra qualche anno non saranno più eludibili richiederanno, per la soluzione, l'apporto di persone di fede abituate a lavorare e a vivere proiettate nella speranza e promotrici di carità.
La seconda: i musulmani non sono migliori o peggiori dei cristiani, come uomini di fede. Sono soltanto diversi, hanno basi culturali variegate a seconda dei paesi di provenienza.
La terza: come ricercatore che applica la metodologia della Statistica all'analisi dei fenomeni, non proporrò giudizi di valore sui risultati della ricerca, ma tenterò di dare a ciascuna persona che mi legge, gli elementi per poter fare delle valutazioni, secondo la propria esperienza umana.

Ognuno di noi è il risultato della propria storia, quello che vi chiedo è uno sforzo culturale, e cioè dovete abituarvi a guardare ai fenomeni che ci interrogano non con le chiavi della ideologia ma con quelle della storia. Questo sito  non è una scuola di un partito politico, siamo alla scuola del Vangelo, Cristo ci ha insegnato a esercitare la carità anche con quelli che sbagliano.
Dobbiamo essere consapevoli della forza psicologica e morale del Vangelo. Ai tempi dell'Impero Romano i cristiani hanno convertito intere popolazioni di barbari che pensavano a tutto fuorché a un Dio come Padre che ama i suoi figli, anche quando gli si rivoltano contro.
Ecco, questa deve essere la nostra disponibilità.
Ed è un impegno gravosissimo, sia per i riflessi nella nostra vita privata, sia per la vita delle nostre società occidentali.

ORIGINE DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Vediamo una sintesi degli articoli più importanti per questa occasione:

Art. 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Art. 3: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
Art. 18: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto a non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Ricordo che tale Dichiarazione è stata votata da tutti gli Stati con esclusione dell'Arabia Saudita, del Sudafrica e di sei Paesi comunisti, Unione Sovietica compresa.

È importante partire da questi semplici articoli per risalire all'origine della filosofia che ha portato a questa dichiarazione. Per farlo in modo efficace è necessario partire dalla Rivoluzione Americana e dalla Dichiarazione d'Indipendenza del 1776.
Il 4 luglio 1776, il Congresso di Filadelfia approvò la Dichiarazione che proclamava: "Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dal Creatore dotati di certi inviolabili diritti, che fra questi diritti sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità".
Essa affermava inoltre il diritto dei popoli alla rivoluzione quando il sovrano calpestava questi diritti: "Ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla ed istituire un nuovo governo fondato su tali principi".

Pur con i suoi limiti, la Dichiarazione ebbe un'importanza ed un eco enorme. Per la prima volta dopo secoli di assolutismo nasceva uno Stato fondato sul rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e della sovranità popolare.
È molto utile, nel contesto di questa esposizione, che ci fermiamo un momento sulla Rivoluzione Americana anche per metterla in relazione con la Rivoluzione Francese che si verificherà qualche anno dopo, nel 1789.
Quella Americana nasce per cause intimamente connesse con l'esperienza coloniale e con la Costituzione inglese ma con pochi legami con le cause della Rivoluzione francese. Gli Stati americani si sono affrancati dal colonialismo britannico con la loro guerra di indipendenza, si sono liberati dal giogo oppressivo della Corona inglese che li tartassava con le imposte fiscali, ed è stata tutto sommato una guerra di liberazione.

La Rivoluzione francese è stata un fenomeno molto diverso, come quella russa che la seguì. Queste sono state rivoluzioni filosofiche, o, come si usa dire oggi con grande precisione, rivoluzioni ideologiche, sconvolgimenti catastrofici nel senso che il termine ha oggi. I loro obiettivi erano illimitati perché utopistici; le loro conseguenze sono state proprio il contrario di ciò che i promotori originari si aspettavano da esse.
Sarebbe utile per chi volesse approfondire questi aspetti rileggere gli scritti di Alexis de Tocqueville e di Hippolyte Taine sulla Rivoluzione francese, e di Aleksandr Solzhenitsin e di Igor Safarevic per la rivoluzione bolscevica.
Fyodor Dostoievski con una analisi finissima e profonda sulla rivoluzione francese affermava che:"Iniziare con la libertà illimitata, significa terminare con il dispotismo illimitato".

Infatti, mentre la Rivoluzione americana ha generato la democrazia in senso occidentale, la Rivoluzione francese ha generato le dittature. Il Giacobinismo di Robespierre è stato il modello di tutte le dittature sanguinarie che si sono succedute.
Le rivoluzioni recenti hanno ridotto metà del mondo alla schiavitù del corpo e della mente e all'estrema povertà. In Etiopia, nello Zaire (Congo), in Cambogia, a Timor e in altri cinquanta paesi della Terra.

Quello che colpisce, e su questo porto la vostra attenzione, è il fatto che nella Dichiarazione americana viene citato Dio, come il Creatore del quale tutti gli uomini sono figli. Negli Stati Uniti, ancora oggi il Presidente invoca la benedizione di Dio sull'America, giura sulla Bibbia, la moneta da un dollaro riporta la frase "In God we trust" che vuol dire "noi crediamo in Dio"!
Ve la immaginate la reazione dei nostri intellettuali europei se sulla moneta da un euro ci fosse riportata una affermazione del genere? E in Italia cosa succederebbe? Minimo ci sarebbe un referendum proposto dal caravanserraglio delle sinistre e dei radicali, con la stragrande maggioranza della stampa a fare da supporto mediatico, per l'abolizione della moneta da un euro, il tutto accompagnato e sostenuto dai cattolici e dai teologi d'avanguardia che sognano di dettare le dritte al Papa su come si deve essere cristiani.

Vedete, non sono differenze di poco conto. Quegli aspetti della democrazia americana ci fanno capire che i loro fondamenti stanno nella eredità della cultura europea e del suo Cristianesimo, inclusi i lasciti della Grecia e della Roma antiche, e guarda caso, tutti principi attaccati violentemente proprio oggi nel Vecchio continente che vuole cancellare per legge le radici cristiane dell'Europa.
Ma su questo punto è opportuna anche un'altra riflessione: i diritti umani furono dichiarati dall'ONU come risposta ai disastri delle ideologie antiumane come il comunismo e il nazismo, ideologie figlie naturali delle filosofie generate dalla Rivoluzione francese e dalle aberrazioni dell'Illuminismo.

Qualche anno fa in un convegno presso l'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" in occasione del 60° della Dichiarazione dell'ONU, sul tema "L'America Latina e il progetto Internazionale dei diritti umani", l'ambasciatrice degli Stati Uniti, Mary Ann Glendon ha fatto emergere un fatto di straordinaria importanza sulla genesi della Dichiarazione. La signora Glendon ha dimostrato come l'Enciclica Rerum Novarum del Papa Leone XIII del 1891 e l'enciclica Quadragesimo Anno del Papa Pio XI del 1931, hanno influenzato grandemente la Carta dei Diritti e dei Doveri dell'Uomo approvata a Bogotà dai Paesi latinoamericani il 2 maggio 1948, in cui è evidente l'influsso della tradizione personalista cristiana e del cattolicesimo sociale espressi nelle due encicliche. La successiva Dichiarazione dell'ONU venne stilata proprio sulla base della Carta di Bogotà.

A me sembra che su queste considerazioni molti intellettuali cattolici della cosiddetta avanguardia dovrebbero fermarsi a rileggere la Storia a partire dai documenti storici e non dalle ideologie deformanti la verità.
Vedete, qualche mese fa c'è stato un convegno cui ha partecipato il noto teologo prof. Vito Mancuso, docente di Teologia presso l'Università San Raffaele di Milano. Una mia collega cattolica vi ha partecipato e, sconvolta, mi ha informato delle prese di posizione di questo personaggio, che in uno dei suoi ultimi libri ha sostenuto ben 12 tesi considerate eretiche dagli studiosi di teologia che affiancano il Papa. L'ho rincuorata ricordandole che la Storia della Chiesa va di pari passo con la storia delle eresie. Le eresie si esauriscono, la Chiesa continua nella sua strada perché lo Spirito Santo guida le azioni e i pensieri del Papa, questa è la nostra fede e questa è anche la nostra fortuna, come credenti.

ORIGINE DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO NELL'ISLAM.

muhammad

logotipo del nome del profeta Muhammad

Come abbiamo visto per la genesi della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo del 1948, così ora vedremo quali sono i presupposti filosofici, basati sulla religione islamica, che hanno prodotto la Dichiarazione dei diritti dell'uomo nell'Islam, a Parigi il 19 settembre 1981, presso l'UNESCO, dal Consiglio Islamico d'Europa.

Vediamo una sintesi di questa Dichiarazione, limitatamente agli articoli che più ci interessano sui principi della libertà individuale.
Parlare di diritti umani nell'Islam è una questione complessa e problematica, il rischio è quello di venire accusati, da parte musulmana, di ingerenza e di visione prettamente occidentale nei confronti di un argomento viziato da pregiudizi (secondo i musulmani, ovviamente).
Dal loro punto di vista, le società occidentali contemporanee, si farebbero portavoce e detentrici di una teoria universalmente valida dei diritti umani. Questa "presunzione" è respinta dalle voci ufficiali del mondo islamico, perché in primo luogo tutte le leggi dell'esistenza umana sono ricondotte alla shari'a (e quindi non ne vengono riconosciute altre di valide); in secondo luogo, è per loro inaccettabile l'adozione di regole di natura laica, non religiosa.
Alla concezione occidentale dei diritti dell'uomo viene contrapposto l'Islam con i suoi principi.

Proviamo a leggere alcuni articoli tratti dalla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo" del Consiglio islamico d'Europa (Parigi 1981), nel cui preambolo si fa riferimento al patto stipulato da Dio (Allah) con l'uomo nella creazione, rinnovato, poi, mediante l'invio dei profeti, ultimo dei quali è stato Maometto: il sigillo dei profeti, quello che ha chiuso per sempre la mediazione tra il Creatore e l'umanità. I profeti erano in qualche misura i mediatori tra Dio e l'uomo, e Muhammad ha portato all'umanità il Corano, la parola di Allah.

Su questo fatto e solo su questo si basa l'intera concezione dei diritti umani. È chiaro dunque che ogni altra formulazione non religiosa non ha possibilità di sussistere.
I sei capitoli che costituiscono la Dichiarazione vertono sulla visione islamica della vita, sulla crisi della civiltà moderna, sulla collaborazione tra gli stati musulmani, sulla liberazione delle terre dell'Islam dagli occupanti, sull'unità della comunità islamica, ecc.

Art. 1: La vita è sacra, eccetto che la shari'a (legge islamica) consenta di toglierla.
Art. 2: La libertà va garantita, ma va ristretta e limitata nei casi previsti dalla shari'a.
Art. 4: Ogni individuo ha diritto ad essere processato in base alla shar'ia e ad esigere che essa gli venga applicata con esclusione di altre leggi. Nessun musulmano ha l'obbligo di obbedire ad un ordine che sia contrario alla shari'a.
Art. 10: L'Islam è la religione "naturale dell'uomo".
Art. 12: il diritto alla libertà di pensiero, fede e parola è garantito entro i limiti previsti dalla shari'a.
Art. 22: è garantita la libertà d'opinione eccetto nel caso di contrasto con la shari'a.
Artt. 24-25: Tutti i diritti e le libertà della Dichiarazione sono subordinati alle disposizioni della shari'a.

Ora, non c'è dubbio che per un lettore laico occidentale leggere questa successione di affermazioni comporta un certo imbarazzo, e una istintiva repulsione.
Per capire quale sia la genesi di questo pensiero è indispensabile conoscere il Corano, il testo sacro per eccellenza del mondo islamico.
Non è questa la sede per parlare del Corano e della sua formazione negli anni della maturità del profeta Muhammad. È importante sapere, però, che essendo stato dettato direttamente da Dio (Allah), attraverso l'Arcangelo Gabriele (lo stesso che annunciò a Maria la nascita di Gesù), al profeta Muhammad, le parole trascritte dai seguaci del profeta sono le parole di Allah, non sono parole umane ma di Dio e come tali non possono essere soggette a interpretazioni: quello che è stato detto è stato scritto ed è valido per tutta l'umanità e fino alla fine del mondo.
Attenzione però, il Corano contiene secondo l'Islam la nuova Alleanza tra Allah e l'umanità, il Corano sostituisce l'Antico Testamento, considera il Vangelo una falsificazione dei discorsi di Gesù, anzi, gli evangelisti hanno falsificato i Vangeli nel punto in cui Gesù diceva che avrebbe mandato il Consolatore (lo Spirito Santo secondo la nostra fede), mentre Gesù intendeva che questo Consolatore sarebbe stato Muhammad. Il Corano (parola di Allah) afferma che Gesù non è stato crocifisso, ma che un sosia lo ha sostituito all'ultimo momento.
Ricordo, brevemente, che per i musulmani, Abramo, Mosé, Gesù figlio di Maria e così tutti i profeti citati nel Corano, erano musulmani!!!!

Ora, la legge islamica della shari'a è tutta contenuta nel Corano e negli hadith (editti) del profeta Muhammad, cioè alle sentenze che il profeta ha emanato durante la sua vita terrena.

Se non facciamo questi riferimenti non possiamo capire il modo di pensare dei musulmani che vengono qui nelle nostre terre.

Ci vuole una buona dose di intraprendenza per mettersi a studiare il sacro testo dell'Islam, ma è un'operazione necessaria per entrare in quella cultura dalla porta principale, senza intermediari che di solito non sono molto obiettivi.

Facciamo, ora, alcune considerazioni molto importanti per capire le diversità culturali.
Il Corano è un testo scritto in arabo e solo in arabo può essere recitato.
Le 5 preghiere quotidiane sono la recitazione dei versetti del Corano e la preghiera è valida solo se è recitata in arabo e dopo aver fatto le abluzioni rituali (come gli ebrei osservanti).

La donna quando ha il suo ciclo mestruale è impura e la sua preghiera non è valida, la deve recuperare in altri giorni, così come il digiuno del Ramadan. Il pio musulmano non tocca mai con le mani una donna perché rischia di contaminarsi e di rendersi impuro.

Ai bambini nella scuola elementare viene insegnato il Corano e lo devono imparare a memoria, in arabo.

Viene insegnato che l'Islam è la migliore religione dell'umanità e la Umma (la comunità islamica), è superiore a tutte le altre comunità ed è eletta a portatrice universale di civiltà e di salvezza.

In questa sede non abbiamo lo spazio temporale per approfondire certi dettagli importanti, come la distinzione all'interno dell'Islam tra gli Sciiti e i Sunniti, come il confronto tra le 4 scuole giuridiche più importanti: hanafita, shafiita, malikita, hanbalita; come i musulmani dell'Africa centrale appartenenti alle confraternite islamiche, come i mistici del sufismo o come i mistici dervisci rotanti.
Tutto questo per confermare che non c'è un solo modo di intendere l'Islam, però quello che è da precisare è la assoluta osservanza del Corano e delle sue prescrizioni presso tutte le comunità islamiche del mondo: la UMMA.

Prima di fare altre precisazioni sul Corano è molto utile una riflessione di carattere storico-filosofico.
La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nasce in Europa grazie allo sviluppo del pensiero filosofico maturato durante il Medioevo nelle Università, dove i più grandi filosofi erano anche grandi uomini di Chiesa.
Per l'Islam non c'è stata questa maturazione a causa del blocco del pensiero filosofico imposto dalle autorità religiose. Il loro pensiero è fermo alla filosofia esistente prima di Averroé, grande filosofo musulmano ma nato e vissuto nella Spagna occupata, (Cordova, 1126 – Marrakesh, 10 dicembre 1198). Questo grande personaggio aveva tradotto dal greco gli scritti filosofici di Aristotele e sulla scorta degli insegnamenti del grande filosofo aveva proposto di interpretare le Sure del Corano alla luce dell'evoluzione del pensiero e delle conoscenze storiche. Le autorità religiose lo misero al bando e dall'epoca nessun altro filosofo si è azzardato, a pena della vita, di fare altre ipotesi similari.

AVERROE

Averroè, particolare del "Trionfo di San Tommaso", di Andrea di Bonaiuto, Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella, Firenze.

Quello che è assolutamente indispensabile conoscere del mondo musulmano è la loro cultura religiosa, secondo la quale l'Islam è DIN, WA DUNYA, WA DAULA, cioè RELIGIONE, SOCIETÀ, STATO e tutto ciò che deve regolare la vita dello Stato e della Società e la vita quotidiana dei musulmani è contenuto dentro al CORANO.

Come risulta evidente le diversità culturali tra cristianesimo e islam sono tante e profonde, ma noi viviamo in questo tempo e in questo territorio, e come cattolici credenti e praticanti siamo chiamati da Gesù nostro Redentore, a portare il suo Vangelo a tutti gli uomini.
È una sfida umana e culturale straordinaria che ci invita a capire cosa possiamo fare noi, qui e ora.

Questa relazione apre una finestra su un mondo che ci sta creando non pochi problemi, sia a livello sociale ma anche a livello politico e a livello personale.
È una sfida epocale alla nostra dimensione religiosa e civile.
Riflettiamo su questo.

Siamo ancora credenti e praticanti a livello di popolo? In Italia solo il 10% della popolazione dice di frequentare le pratiche religiose cattoliche.
In Europa i cattolici sono ancor più una minoranza sparuta. Pensate alle chiese olandesi trasformate in supermercati o in discoteche. Ma anche in Belgio, in Francia, in Danimarca.

L'Islam ha facile gioco in Europa per quanto riguarda l'occupazione di spazi sociali sempre più importanti, proprio a causa della debolezza del sistema politico e sociale dei vari stati.
Pensate solo al fatto che i terroristi che hanno messo le bombe e provocato decine di morti nella Metropolitana a Londra qualche anno fa, erano musulmani tutti nati in Gran Bretagna, erano cittadini inglesi.

A proposito del Corano, vi risparmio la lettura delle Sure (capitoli) e dei versetti che ispirano l'azione dell'islamismo fondamentalista, che però sarà bene vi leggiate, giusto per capire da dove nasce la violenza di certo Islam.

Come avete potuto notare le differenze non sono poche, né lievi. Per un cristiano è bene esserne consapevole, ricordando quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ossia, che non vi è salvezza se non in Cristo, Uomo-Dio, crocifisso e risorto (si veda al riguardo la nota dichiarazione apostolica di Papa Benedetto XVI Dominus Jesus, contro l'indifferentismo religioso che equipara il Cristianesimo alle religioni).

Perciò l'atteggiamento del cristiano verso chi è musulmano non può che essere missionario: non possiamo non desiderare che l'altro incontri Cristo, nostra pace, possibilità di letizia e salvezza dal male.

Ciò, ovviamente, senza impazienze né atteggiamenti di proselitismo superficiale e mosso da motivi di meschina egemonia politica. Ciò che deve importare sempre, è la persona.

Comunque vi possono essere campi di collaborazione tra cristiani e musulmani (almeno quei musulmani che cercano con sincerità di obbedire a Dio, Infinito e Trascendente), come è già stato in sede ONU, pensiamo alla difesa della vita contro l'aborto, o alla difesa della famiglia naturale.

In buona sostanza i cristiani ancora una volta sono investiti di un compito cui la Storia li ha abituati: far conoscere Cristo a chi non lo conosce, ma parlando a dei musulmani, far conoscere il Gesù dei Vangeli che loro nel Corano conoscono in modo molto diverso.

Ecco, concludendo vorrei che si potesse realizzare questo sogno: un giorno, magari anche domani, quando vi capiterà di incontrare e di parlare con un musulmano, fategli una proposta. Ditegli con grande semplicità: io ti regalo il mio Vangelo, tu mi regali il tuo Corano, e ci ritroviamo quando li abbiamo letti e ci scambiamo qualche esperienza, cominciamo a conoscerci.

Vedete, il problema a volte sarebbe semplice da risolvere. Con un pizzico di umiltà San Francesco di Assisi era quasi riuscito a convertire il Sultano nel 1219 quando era al seguito della V Crociata. Lui era pieno di Spirito Santo. Impariamo da lui e confidiamo nel Signore.

I DIRITTI UMANI

la mappa dei diritti umani secondo l'Assemblea dell'ONU

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