Martedì, Aprile 20, 2021
Gianfranco Trabuio

Gianfranco Trabuio

Martedì, 05 Agosto 2014 22:17

NASCITA DI UNA POESIA

L'anno scorso, il giorno della Madonna della Salute mi trovavo alla Punta della Dogana, proprio all'esterno della Basilica.

C'era un tramonto stupendo su Venezia con tutte le sfumature dei rossi, degli aranci e dei gialli, in un cielo blu che si andava scurendo. A riva era ormeggiato un vecchio veliero, forse aspettava l'alba per veleggiare verso altri approdi, e, io, guardando commosso tutta questa bellezza mi sono messo a scrivere nel libretto che sempre mi accompagna per fissare i momenti della vita, e ne è uscita una poesia ispirata sempre a un amore impossibile. Sempre una donna è presente nelle mie poesie, l'anima ricca di amore e feconda di passioni per la vita. Si invecchia nell'età, e mai nello spirito, fintantoché le traversie della vita non ti costringono in un angolo a meditare verso quale approdo stai andando, quali vele alzare, ascoltando il sussurro del vento sempre pronto a portarti più in là. Una meta che sempre hai inseguito bordeggiando sotto costa, oppure, in alto mare, lasciandoti portare dalla libertà del vento e dalla maestria del nocchiero.

Eccovi la poesia che è stata premiata quest'anno al concorso internazionale San Valentino. Neanche farlo apposta, la giuria ha scelto questo bellissimo ritratto di Salvatore Fiume che si abbina in modo suggestivo e commovente ai versi sognanti del poeta.

Premio san Valentino 2 2014

 

Giovedì, 31 Luglio 2014 21:24

VOLONTARIATO, TRA CULTURA E SOLIDARIETA'

anteas tutte le età

Qualche tempo fa ero impegnato con l’organizzazione di volontariato ANTEAS del Veneto, una costola operativa e feconda della CISL regionale. Ero stato invitato a tenere la relazione magistrale ai soci, erano presenti oltre duecento persone. L’argomento era di grande attualità e rileggendolo oggi, l’ho trovato degno di pubblicazione sul mio sito. Contiene valutazioni e suggestioni che permangono valide e attuali, utili, per chi è impegnato nel sociale certamente, ma anche per chi, curioso, desidera capire qualcosa di più del clima socio-culturale che ci circonda.

TEMA:

UN VOLONTARIATO CAPACE DI RENDERE RAGIONE DI QUELLO CHE FA

NON C'E' CULTURA SENZA SOLIDARIETA'

NON C'E' SOLIDARIETA' SENZA CULTURA

Sono stato invitato dagli amici dell'ANTEAS regionale a tenere una relazione ufficiale in questo convegno, con lo scopo di dare un impulso di energia cinetica a questa associazione di persone attive.

Prendo lo spunto per questa mia riflessione dall’affermazione riportata nell’invito: non c’è  solidarietà senza cultura.

E' vero. E' drammaticamente vero!

Soprattutto in questo momento storico e dopo la dichiarazione di guerra del terrorismo internazionale all’occidente e al suo sistema economico e alla sua storia e alla sua cultura.

Vedete, non può esistere nessuno che non si renda conto e che non comprenda e che non sia consapevole che il sistema occidentale basato  su un certo sistema filosofico ha come conseguenza ultima la distruzione dell’uomo.

Quello che è tragico è che nell’opinione pubblica è diffusa la convinzione che non è possibile né ammissibile che dei principi filosofici, delle idee, quindi, possano provocare conseguenze concrete a livello prima individuale e poi globale.

Quanto andrò dicendo è quindi centrato su questo legame inscindibile e necessitato tra filosofia, cultura e vita quotidiana.

Non sarà né una relazione accademica, né una relazione salottiera, giusto per far contenti i palati fini.

Sarà una relazione a colori, a tinte a volte robuste, e non chiedo venia per questo.

E' necessario che ci abituiamo ad essere chiari e determinati  quando andiamo nelle varie sedi a sostenere le nostre ragioni.

E' necessario che abbiamo la consapevolezza del nostro ruolo in questa società del terzo millennio, iniziato con una guerra.

E' necessario che conosciamo bene quali sono le nostre radici culturali, perché solo queste possono fornire le chiavi di lettura del nostro presente.

Un popolo che non ha radici, non ha una storia e non ha un futuro.

Vi siete mai chiesti perché questa terra veneta ha prodotto tutto questo benessere? In cinquant’anni!

Vi siete mai chiesti perché il Veneto è la regione, tra quelle italiane,  che in proporzione ha più missionarie e missionari nel cosiddetto terzo mondo?

Vi siete mai chiesti perché qui nel Veneto sono nate le leghe bianche dei contadini, dei braccianti, patrocinate dai coraggiosi parroci di campagna?

Vi siete mai chiesti perché qui nel Veneto sono nate, sempre nelle canoniche, le casse rurali e artigiane che hanno contribuito al riscatto sociale di centinaia di migliaia di famiglie contadine, vessate dai signori padroni dei latifondi?

Sono domande curiose, no?! Non vi pare.

Nella mia lunga attività accademica non ho trovati grossi riscontri a questi quesiti nelle tesi di laurea. E il motivo è abbastanza spiegabile con la pervasività del pensiero filosofico dominante conseguenza diretta dell’illuminismo e del pensiero debole:

 il pensiero senza metafisica, senza valori, senza etica. Un pensiero che rifiuta di avere radici nella storia e che si limita al presente in modo ossessivo: usa e getta.

Vi confido che una settimana fa mentre esponevo ad un grande personaggio dell’Università queste mie considerazioni, lui candidamente mi ha spiegato che il pensiero cattolico non è sopportato nell’accademia, neanche per fare tesi di laurea!

E quindi se si vuol far parte del concerto della scienza e dell’economia meglio non manifestare apertamente le proprie radici culturali, pena la emarginazione.

Quanto sarebbe utile, invece, per il popolo veneto che ci fosse più interesse e più divulgazione su queste radici.

Sembra che pubblicamente ci si debba vergognare delle nostre origini cattoliche, molto poco illuministiche, ma molto illuminate.

Altre domande sono strategiche!!! Per esempio.

Sapete perché qui nel Veneto, a Bassano del Grappa,  nel 1995 è nata la scuola universitaria di etica e di economia, primo esempio in Italia di progetto universitario che mette insieme solidarietà, imprenditorialità e sviluppo economico?

 Nata sei  anni fa ha talmente fatto presa tra le persone di buona volontà che oggi è presente in tutto il mondo con 30 fondazioni, dalla Lituania al Madagascar, dall’Australia al Brasile passando per il Vietnam.

Perché l’ANTEAS, e tutti voi, avete radici nella vallata di Pieve di Soligo, dove pochi anni fa un gruppo di pensionati della CISL decise di mettersi in proprio a fare volontariato di assistenza a chi ne aveva bisogno?

Come vedete, con buona pace del giornalista Gian Antonio Stella e dei suoi padroni, in tutto questo c’è molta cultura della solidarietà e pochi schei.

Noi veneti abbiamo globalizzato anche la voglia di lavorare e lo spirito di solidarietà!!!

I padroni delle “ferriere” pieni di boria illuministica hanno sempre considerato i veneti un popolo di “cojoni”, un pò tonti ma fidati, ignoranti ma pieni di buona volontà.

E sono tutt’ora presi, questi personaggi della cosiddetta cultura nazionale dominante, a deturpare e a denigrare questo popolo veneto perché in 50 anni di democrazia “cristiana” ha dato la birra ai “siuri” piemontes e lumbard e ai “sori” romani.

Quante trasmissioni televisive e quanti articoli sulla stampa dei padroni delle testate hanno cercato di entrare nelle radici della cultura di questo popolo? Nessuna!

Solo dileggi e malversazioni!

Complice anche una certa cultura “nordista” secondo la quale un uomo è un uomo se fuma, se beve, se bestemmia, se è contro gli immigrati e se va a puttane, magari negre!

Prima di entrare nel vivo della relazione vorrei che fosse chiaro a tutti noi quale è la chiave di lettura omogenea e che dà risposte ai quesiti che sono stati enunciati poco fa: è la cultura della solidarietà e della sussidiarietà della dottrina sociale della Chiesa.

Con buona pace degli illuministi, dei liberisti  degli agnostici e degli atei.

Questo è un momento storico molto importante per il futuro dell’umanità tutta.

Mentre nella prima metà del secolo scorso, la filosofia dominante era centrata sull’uomo al centro dell’universo e quindi sull’individualismo;  nella seconda metà del secolo si è fatta strada un’impostazione filosofica che pretende di attribuire all’evoluzione della società un carattere radicalmente autonomo, senza l’uomo, solo società.

L’essenza di questo pensiero è dominata dalla  percezione dell’assurdo, dal vuoto esistenziale e dall’effimero.

Questo pensiero ha dominato l’ultima parte del secolo appena finito e, contrariamente a quanto affermato dai suoi fautori, ha giustificato dal punto di vista giuridico forme diverse di tirannia dei forti sui deboli, come abbiamo visto con la legalizzazione dell’aborto, dell’eutanasia e la manipolazione degli embrioni.

Così oggi c’è il pregiudizio di non avere pregiudizi, il dogma di non avere dogmi, l’utopia di un mondo senza utopie, il valore di non avere valori, l’affermazione intollerante della tolleranza senza limiti.

In poche parole il mondo in cui viviamo è dominato dal pensiero debole, fondato sull’idolatria del potere, della ricchezza e dell’ateismo pratico.

Siamo di fronte a un secolarismo che ha infettato la totalità del pensiero dominante e che ha banalizzato e respinto la dottrina sociale della Chiesa.

Oggi si adorano:

il dio commercio,

il dio profitto,

il dio consumo,

il dio menefrego.

È l’idolatria dell’individualismo narcisistico basato sull’avere e possedere in modo ossessivo.

E, badate bene, che questo non riguarda solo i singoli, ma le nazioni intere , che aspirano ad adorare quegli dei a livello di sistema sociale.

La diffusione dell’ateismo e dell’irreligiosità come programma sistematicamente sviluppato dall’ideologia politica del marxismo, del fascismo e del nazismo, ha portato non solo all’opposizione a Dio, ma al disconoscimento dei valori supremi della metafisica.

La verità, il bene e il bello sono stati considerati un’alienazione, una proiezione della necessità umana in un piano trascendentale illusorio.

Tipico della società globalizzata è che, mentre si osserva da una parte uno stato di diritto completo e sofisticato, cresce in tutti gli ambiti un comportamento illegale: la corruzione, il traffico di sostanze illecite, la sospensione dei diritti dei lavoratori e della sicurezza sociale, il crimine organizzato e il ricorso alla violenza.

Vasti gruppi di persone sono vittime di queste tragiche forme di esclusione sociale in molte regioni del pianeta.

Tutti questi sono segni inequivocabili che mostrano come il criterio che domina la vita sociale è quello di una mentalità “neomalthusiana”, la quale non riconosce se non la selezione naturale dominata dai più forti.

E' inevitabile che la rinuncia alla ricerca e alla proclamazione dell’oggettività della verità e il disconoscimento della trascendenza della persona umana, porta a una rinuncia della dignità umana e a una cancellazione della libertà dalla quale la dignità nasce.

La libertà sorge quando l’essere umano raggiunge la certezza della verità ed è questa  la testimonianza di speranza di cui ha bisogno il mondo.

Soci ANTEAS siate testimoni di speranza! Voi volontari che volete rendere ragione di quello che fate, queste sono le vostre coordinate, a questi valori che si ispirano ad una pienezza della dignità della persona dovete corrispondere con le vostre iniziative e le vostre energie.

Proprio il 2001 è stato proclamato dall'ONU "anno internazionale del volontariato", a sottolineare che questo tema è e deve essere sempre all'attenzione di tutti gli stati e di tutte le nazioni. Premessa indispensabile a qualunque superamento delle diversità e delle sperequazioni in ogni angolo della terra.

Vedete, i pensionati di oggi si trovano davanti mediamente tutta la terza età, che va dai 60 agli 80 anni, prima di entrare nella quarta età che va dagli 80 usque ad finem.

Non è pensabile, in nessuna società, che milioni di persone perché pensionate siano lasciate inoperose, che energie culturali e professionali vadano disperse senza utilità sociale.

La cultura dei nostri giorni non offre una buona immagine dell’invecchiamento; semmai preferisce sostenere l’idea di poter rimanere giovani per sempre.

I messaggi trasmessi, specialmente da alcuni ambienti della ricerca scientifica tendono a convincerci che l’invecchiamento si può contrastare, facendoci sperare che la vecchiaia non esista.

La vecchiaia, invece, ci coinvolge direttamente e il nostro augurio è che tutti possiamo invecchiare.

Quindi noi vogliamo invecchiare, ma utilmente. L’ANTEAS: associazione nazionale per la solidarietà questo cromosoma ce l’ha addirittura nel logo prima che nello statuto.

Quindi anziani e non anziani attivi e protagonisti sulla scena di questa società.

Mi è cara una riflessione del vecchio filosofo greco Aristotele, proprio sui vecchi e sulla loro importanza nell’economia del sistema sociale.

Raccomandava Aristotele, che i giovani venissero cacciati dal mondo della filosofia perché non erano stati ancora umiliati dalla vita e non  ne avevano appreso i limiti.

L’invecchiare era considerato quindi come stato supremo della conoscenza.

Mentre lo scrittore moderno Gustav Frenssen (1863 - 1945), sostiene che il valore della vita si misura non dalla sua lunghezza ma dalla sua profondità.

Preghiera-anteas-modificata

Sono due considerazioni bellissime e suggestive, e credo che si sposino entrambe con i valori fondanti dell’ANTEAS.

Queste due citazioni non sono fatte a caso, perché il filosofo Aristotele non era certamente cristiano, e il suo pensiero ha fortemente influenzato il pensiero della Chiesa, soprattutto nel Medioevo e con San Tommaso d'Aquino, e questo vuol significare che il sentimento della solidarietà e della sussidiarietà non è patrimonio esclusivo del pensiero sociale cristiano, ma che è connaturato in tutte le persone di buona volontà  in tutte le nazioni del mondo.

E' molto stimolante per tutti noi avviare una riflessione sul fatto che questa Associazione riporta a lavorare e gratuitamente migliaia di persone nel Veneto, a beneficio complessivo di tutta la nostra comunità regionale.

Ecco perché le nostre radici sono importanti.

Perché solo da questo humus possono nascere e coltivarsi esperienze così coinvolgenti come l’ANTEAS.

Questi veneti che continuano a lavorare anche dopo aver lavorato, ma che lavorano con amore, ecco il segreto.

Vallo a spiegare al giornalista Stella che delle 230 sezioni dell’ANTEAS esistenti in tutta Italia, 130 sono qui nel Veneto!

Ecco perché l’ANTEAS regionale vuole rendere ragione di quello che fa.

Ecco perché i pensionati della FNP-CISL hanno promosso questa Associazione, che nello spirito dei fondatori è aperta a tutte le persone che hanno a cuore il bene comune.

Ecco perché dentro all’ANTEAS ci sono tutte le età e tutte le categorie sociali, e tutti volontari!

Il volontariato. Questo termine così di attualità e così abusato che si estende dai missionari che sono il simbolo della gratuità e del dono di sé, ai soldati della NATO volontari a 3000 euro al mese. E sono tutti volontari, ma quanta differenza!

Quale volontariato propone l’ANTEAS?

Un volontariato autonomo,

un volontariato gratuito,

un volontariato solidale,

un volontariato democratico,

un volontariato legale.

Queste sono le coordinate, e su questo sistema di riferimento si costruiscono le basi che portano a quella sensibilità e a quell’apertura sociale per interpretare le cause della sofferenza e dell’emarginazione, del disagio nella società; perché individuate le cause si stimolino le risposte.

In questa apertura si colloca la collaborazione con la FNP-CISL, tramite politico per le istanze emergenti dal territorio.

E' necessario anche essere consapevoli che, e per fortuna, non siamo soli nel mondo del volontariato e degli anziani e del disagio sociale; e che è indispensabile la collaborazione con le altre entità presenti nel nostro territorio.

Quello che conta per noi in questo contesto sociale e politico è essere visibili con le nostre idee e le nostre proposte, per rendere testimonianza delle nostre radici e dei nostri valori.

La memoria del passato deve essere la profezia dell’avvenire.

E allora quali iniziative sollecitare al nostro interno e quali messaggi far arrivare all’esterno?

Mi limito solo a due indicazioni. Bisogna essere consapevoli e non strafare.

Primo. E' assolutamente necessario che l’ANTEAS  in collaborazione con le altre realtà del volontariato, si attivi per il potenziamento del loro ruolo all'interno dei Centri provinciali di servizio per il volontariato. E' quanto mai urgente che le associazioni si attivino per la realizzazione concreta di quanto previsto dalla legge statale 266 del 1991 e dalla legge regionale 40 del 1993. Esistono finanziamenti cospicui che aspettano solo di essere utilmente impiegati per progetti che andranno certamente ad aumentare il benessere sociale diminuendo il disagio delle persone esposte a queste necessità.

Ancora, riuscire ad essere parte attiva e propositiva nelle Consulte provinciali per il volontariato per realizzare quel modello sistemico della rete di associazioni che fanno sintesi della domanda di disagio o di esclusione o di emarginazione sociale.

Secondo. E' altrettanto assolutamente necessario che dentro all’ANTEAS e nelle altre associazioni venga sviluppato il modello dell’auto-aiuto come metodo di attenuazione ed eliminazione del  disagio. Si pensi alla realtà delle dipendenze di tutti i tipi, e ai successi ottenuti dai gruppi di auto-aiuto. E' certamente utile applicare questo modello a tutte le realtà che sono investite dal disagio, dalle residenze sanitarie assistenziali, ai centri diurni, ai ceod, e così via.

Come vedete, l’ANTEAS non vuole essere solo forza di servizio e di gratuità, ma vuole diventare forza di cambiamento, agente di integrazione sociale e di collaborazione e integrazione tra le generazioni.

Sono obiettivi ambiziosi? Certo che lo sono! Ma guai a non avere dei sogni, dei miraggi.

Anche Cristoforo Colombo è partito quella volta “par el ponente par buscar el levante” e si è trovato a scoprire il nuovo mondo.

Guai a non sognare!

Intanto però siamo certi di una cosa: l’anziano è una risorsa per la nazione. Non solo costi ma anche opportunità.

Di dare e fare servizi alla società.

Noi siamo per l’anzianità responsabile, ed è su questo tema che andranno condotte le riflessioni future sul ruolo dell’anziano nella nostra società.

Concludendo e parafrasando un versetto del Vangelo di Luca che dice: “….nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio….”; così possiamo dire per i soci dell’ANTEAS: sono persone che hanno preso un’iniziativa di grandissimo valore sociale, e se sono arrivati a formarsi 130 gruppi nel Veneto, è certo che non si sono voltati indietro, anzi, hanno contagiato i vicini e contaminato il territorio.

L’ultimo congresso regionale della FNP-CISL parlava proprio di questo: abitare il territorio.

Questo è il motto e lo stimolo profetico che muove l’FNP e l’ANTEAS.

E allora cari soci dell’ANTEAS:  "ducite in altum",  prendete il largo! E che il vento vi sia propizio!

anteas vicenza

 

Mercoledì, 02 Luglio 2014 18:07

LE RETI DI RELAZIONI: IL NETWORKING

PREFAZIONE

Nella mia interessante attività di studioso di comunicazione e di docente ho tentato, con le diapositive allegate, di mettere a fuoco i capisaldi dell’esperienza maturata nel condurre gruppi di lavoro.

Il nostro ambiente sociale e professionale è ormai pervaso dalla iperconnettività. Il web ha prodotto una tale rivoluzione nella gestione delle relazioni umane che è sempre più farraginoso controllarle. Le reti di relazioni sono talmente pervasive del nostro modo di vivere e di lavorare che se non riusciamo a trovare una qualche strategia di difesa, rischiamo di venirne travolti e soggiogati.

L’approccio che utilizzo per inquadrare il fenomeno è quello basato sulle scoperte fatte negli ultimi anni nel campo delle neuroscienze, in particolare nella gestione della comunicazione e delle relazioni che ne scaturiscono, basato sulla Programmazione Neurolinguistica.

Come è naturale che sia, l’esposizione è sintetica ma ricca di spunti di riflessione e di intuizioni profetiche. Sia i primi che le seconde, le lascio alla sensibilità del navigatore, alla persona che leggendo incuriosita dalla ricchezza degli stimoli e dall’ affascinante mix di citazioni e di grafici, può in modo autonomo approfondire e sviluppare per migliorare la propria cenestesi in rapporto al mondo che la circonda.

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A QUESTO PUNTO DELLA RIFLESSIONE NON POSSO FARE A MENO DI LASCIARVI UN PAIO DI "CHICCHE" CHE AIUTANO ANCORA MEGLIO A INQUADRARE IL FENOMENO. LA PRIMA E' DEL NOTO NICOLO' MACCHIAVELLI CHE IN PIENA RIVOLUZIONE RINASCIMENTALE HA COMUNQUE SAPUTO LEGGERE I FATTI DELLA VITA CON L'OCCHIO DISINCANTATO DEL PROFETA.

LA SECONDA E' DEL MENO NOTO, MA NON MENO EFFICACE, SOCIOLOGO-ECONOMISTA FRANCESE HENRI DESROCHE, (1914 - 1994), CHE PROVOCA UN'ULTERIORE E SUGGESTIVA RIFLESSIONE SULL'APPROCCIO MOTIVAZIONALE NELLA SCELTA DELLE STRATEGIE DI SUCCESSO IN TUTTI GLI AMBITI DELLA VITA DELLE PERSONE.

MACHIAVELLI

 

file per giò

 

 

Giovedì, 29 Maggio 2014 15:49

25° CONGRESSO DEGLI AMICI DI TERRA SANTA

1° GIUGNO 2014 CONVENTO DELLA CHIESA VOTIVA – COMMISSARIATO DELLA CUSTODIA FRANCESCANA DI TERRA SANTA

LOCANDINA CONGRESSO

I PONTEFICI DI ROMA E LA TERRA SANTA. SECONDA PARTE

Papa Benedetto XVI messaggero di riconciliazione nelle terre di Gesù dopo la lezione di Regensburg.

8 – 15 maggio 2009

Sono convinto che non si possa parlare, in modo adeguato, del pellegrinaggio di Papa Ratzinger nei Luoghi di Gesù se non si inizia dall’evento che lo ha portato sulla scena mediatica in modo drammatico, quando il 12 settembre 2006 ha tenuto una relazione al corpo accademico dell’Università di Regensburg in Germania, provocando notevoli manifestazioni di piazza tra i musulmani in tutto il mondo. Ci furono assalti a chiese e ambasciate e anche qualche omicidio.

Queste conseguenze drammatiche hanno confermato, ove ce ne fosse ancora bisogno, che l’ideologia islamica ha il germe della violenza proprio nel pensiero religioso mutuato dalla legge coranica.

Cosa aveva detto Benedetto XVI di così grave da suscitare la reazione violenta alla sua lezione accademica?

In quella occasione il Papa aveva citato un famoso brano riportato dall’imperatore di Costantinopoli, Manuele 2° Paleologo (1348 – 1425), nel suo libro “I dialoghi con un persiano”, libro dimenticato da molti intellettuali cattolici, ma conosciuto da tanti studiosi di Storia delle religioni.

Il libro riporta dei ragionamenti tra un sapiente musulmano, di origine persiana, e l’imperatore stesso, intorno alle caratteristiche fondamentali delle due religioni: la cristiana e la musulmana, e l’imperatore aveva fatto presente, mettendolo in dubbio, come potesse essere una buona religione, quella musulmana, che ha visto il suo profeta Maometto macchiarsi del sangue dei nemici, ebrei in particolare.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare di Manuele II si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio» (VII, 3). Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre; la sua concettualizzazione, comunque, trova terreno fecondo ai tempi di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Non è il caso di far riferimento ai testi di Agostino o di Anselmo in proposito. Non è questa la sede.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ragione e fede devono riprendere inevitabilmente il loro cammino comune. Benedetto XVI, a più riprese, ha ribadito che questa strada non solo permette al cristianesimo di essere fecondo nella via dell’evangelizzazione, ma consente anche ai non credenti di accogliere il messaggio di Gesù Cristo, come ipotesi carica di senso e decisiva per l’esistenza.

L’originalità del Cristianesimo sta tutta nella risposta che Gesù dà nel Cap. 14 di Giovanni: “Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse”.

Ecco, questa è la sostanza del credo cristiano, e questo ci serve per immergerci nel significato storico e pastorale del pellegrinaggio di papa Benedetto XVI.

Per gustare dentro al nostro cuore tutta la spiritualità del Papa ho ritenuto di partire dalla fine del suo itinerario.

Al ritorno dalla sua visita in Terra Santa Benedetto XVI  ha fatto la sintesi della sua esperienza affermando che il suo è stato il pellegrinaggio per eccellenza alle sorgenti della fede; e al tempo stesso una visita pastorale alla Chiesa che vive in Terra Santa: una Comunità di singolare importanza, perché rappresenta una presenza viva là dove essa ha avuto origine.

La visita di Benedetto XVI in Terra Santa è carica d'importanza storica e spirituale.

Le sue parole per la Terra Santa sono parole di sostegno e incoraggiamento per chi cerca la pace, per chi cerca unità, e per chi cerca la forza di non abbandonarla.

Papa a gerusalemme

 Papa Benedetto XVI in preghiera al Santo Sepolcro

 “La Chiesa in Terra Santa, che ben spesso ha sperimentato l’oscuro mistero del Golgota, non deve mai cessare di essere un intrepido araldo del luminoso messaggio di speranza che questa tomba vuota proclama. Il Vangelo ci dice che Dio può far nuove tutte le cose, che la storia non necessariamente si ripete, che le memorie possono essere purificate, che gli amari frutti della recriminazione e dell’ostilità possono essere superati, e che un futuro di giustizia, di pace, di prosperità e di collaborazione può sorgere per ogni uomo e donna, per l’intera famiglia umana, ed in maniera speciale per il popolo che vive in questa terra, così cara al cuore del Salvatore”.

Così Benedetto XVI incoraggia i presenti che lo ascoltano davanti alla Tomba vuota, quella stessa "che cambiò la storia dell'umanità".

Un viaggio, insomma, nel segno della fede e della speranza.

La Pace nel segno di San Francesco. Più di una volta il Sommo Pontefice ha ringraziato i frati della Custodia per il lavoro svolto in Terra Santa. Egli ha riconosciuto il ruolo dei frati come componente necessaria a costruire la pace, ricordando a tutti che San Francesco stesso è stato un "grande apostolo della pace e della riconciliazione".

Mai più spargimento di sangue! Mai più massacri! Mai più terrorismo! Mai più guerra! Spezziamo invece il circolo vizioso della violenza»: è il grido di Ratzinger.

sinodo dei vescovi medio oriente 3

 

Fra Pierbattista Pizzaballa o.f.m., responsabile della Custodia Francescana di Terra Santa

Passiamo, ora, in rassegna alcuni passi significativi di questo pellegrinaggio papale. Sul volo che da Roma lo porta ad Amman, Benedetto XVI dice ai giornalisti: «Cerco di contribuire per la pace non come individuo ma in nome della Chiesa cattolica e della Santa sede. Noi non siamo un potere politico ma una forza spirituale e questa forza spirituale è una realtà che può contribuire per i progressi nel processo di pace».

Papa Ratzinger sull'aereo parla anche della necessità di un dialogo a tre, che coinvolga le grandi religioni abramitiche, «nonostante la diversità delle origini».

«Abbiamo radici comuni – dice – il cristianesimo nasce dall’Antico Testamento e la scrittura del Nuovo Testamento senza l’Antico non esisterebbe. Ma anche l’islam è nato in un ambiente dove era presente sia la legge dell’ebraismo sia diversi rami del cristianesimo, e tutte queste circostanze si riflettono nella tradizione coranica così che abbiamo insieme tanto dalle origini e nella fede nell’unico Dio». Dunque «è importante» avere anche il «dialogo trilaterale». «Io stesso – ricorda – ero cofondatore di una fondazione per il dialogo tra le tre religioni».

All’aeroporto di Amman, il Pontefice è accolto con grande simpatia dal re Abdullah II e dalla regina Rania. Nel primo discorso in terra giordana, Benedetto XVI ringrazia il sovrano ashemita per la libertà religiosa di cui gode la minoranza cristiana, che qui può costruire liberamente i suoi luoghi di culto: il Papa benedirà sul luogo del battesimo di Gesù le prime pietre di alcune nuove chiese.

«La libertà religiosa è certamente un diritto umano fondamentale ed è mia fervida speranza e preghiera che il rispetto per i diritti inalienabili e la dignità di ogni uomo e di ogni donna giunga ad essere sempre più affermato e difeso, non solo nel Medio Oriente, ma in ogni parte del mondo». Ratzinger esprime il suo «profondo rispetto per la comunità musulmana», ricordando le iniziative che favoriscono «un’alleanza di civiltà tra il mondo occidentale e quello musulmano, smentendo le predizioni di coloro che considerano inevitabili la violenza e il conflitto».

il principe di giordania e benedetto xvi

 

Papa Benedetto XVI e il principe Ghazi bin Muhammad Bin Talal

Il 9 maggio Benedetto XVI, dopo aver benedetto la prima pietra della nuova università cattolica del patriarcato latino, entra nella moschea «Al Hussein bin-Talal» di Amman, accolto dal principe Ghazi Bin Muhammad Bin Talal, cugino di re Abdullah II e ispiratore della lettera dei 138 intellettuali che avevano aperto un dialogo con il Vaticano dopo il discorso di Ratisbona del 2006. Insieme visitano il museo annesso, dov’è conservata la lettera di Maometto, scritta su pelle di gazzella, inviata all’imperatore Eraclio I di Bisanzio per chiedergli di convertirsi all’islam. Nel grande atrio, antistante la sala di preghiera, Ghazi, personalità carismatica, rivolge al Pontefice parole che intendono chiudere ogni malinteso e aprire una stagione nuova di collaborazione e di dialogo. Elogiando Ratzinger per il suo «coraggio morale» di parlare secondo coscienza, senza seguire «le mode del giorno», come ad esempio nel caso della liberalizzazione della messa tridentina. Nel rispondergli, il Papa fa notare come «spesso, sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società».

Nel suo primo discorso in Israele Benedetto XVI chiede anche una pace giusta che ponga fine al conflitto israelo-palestinese e una patria «all’interno di confini sicuri» per entrambi i popoli. Non pronuncia la parola «Stati», parla di «patria» (homeland nel testo originale inglese) ma il senso della frase è sicuramente quello. «Supplico quanti sono investiti di responsabilità – aggiunge il Papa – ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all’interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti».

Il presidente Simon Peres aveva salutato Benedetto XVI parlandogli in latino: «Ave Benedicte princeps fidelium, qui visitat Terram Sanctam hodie». E gli aveva detto che in Israele le diverse comunità religiose sono libere di professare il loro credo e tutelate. Il Papa insiste su questo: «È mia fervida speranza che tutti i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi».

Nel pomeriggio, la visita allo Yad Vashem, il memoriale della Shoah. Benedetto XVI parla sottovoce, è raccolto, concentrato, teso, Papa Ratzinger, mentre ravviva la fiamma che arde perennemente nella sala, mentre depone una corona di fiori bianchi e gialli o ascolta la struggente preghiera cantata dal rabbino per commemorare i martiri ebrei.

Il discorso pronunciato sottovoce dal Papa tedesco è intessuto di pudore e di rispetto. «Sono qui per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah». Persone che «persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi», perché essi sono «incisi nei cuori dei loro cari», sono «incisi nei cuori» di chi non vuole permettere mai più «un simile orrore», sono incisi «in modo indelebile nella memoria di Dio».

    

Il pellegrinaggio di Ratzinger in questa regione è riuscito bene. Si trattava forse della trasferta più difficile del suo pontificato. Il Papa doveva parlare ai cristiani, che lo avevano inizialmente sconsigliato di venire, dato il momento particolarmente difficile che si trovano a vivere e la delicatezza del quadro politico; doveva parlare agli ebrei dopo i mesi difficili del caso del vescovo negazionista Williamson (dopo la revoca della scomunica e le polemiche del gennaio 2009); doveva parlare ai musulmani chiudendo definitivamente le polemiche suscitate dalla lezione di Regensburg (2006) Benedetto XVI è riuscito a dire tutto ciò che aveva da dire e che andava detto con chiarezza dalla Santa Sede, evitando ogni possibile trappola sul suo cammino.

Ha parlato ai cristiani, invitandoli a non abbandonare la Terrasanta, incitandoli a resistere, come elemento insostituibile di pacificazione e unità in una realtà lacerata dall’odio e dai conflitti. Ha parlato al mondo ebraico e allo Stato d’Israele, senza farsi strumentalizzare come più d’uno temeva alla vigilia: ha pronunciato parole forti contro l’antisemitismo; al memoriale dello Yad Vashem ha mandato un messaggio chiarissimo a chi nega o sminuisce la Shoah. Con lucidità e coraggio Ratzinger, proprio nell’occasione più delicata del viaggio, la visita al memoriale dell’Olocausto, ha voluto ricordare che la Chiesa si schiera oggi accanto a quanti soffrono persecuzioni a causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione. Ad Israele ha spiegato che la sicurezza non può essere mai disgiunta dalla giustizia e dal rispetto dei diritti umani di tutti.

Ma altrettanto significativo e interessante è anche il messaggio riguardante l’islam e il dialogo tra le religioni. Smentendo quanti hanno cercato di arruolarlo nella schiera dei sostenitori dello scontro di civiltà, Ratzinger si è presentato infatti come paladino dell’«incontro di civiltà» e del dialogo con le religioni, a cominciare dall’islam.

È necessario chiudere questa breve sintesi ripartendo da dove avevo iniziato il mio argomentare riguardo alla lezione tenuta da papa Benedetto XVI a Regensburg, per mettere in evidenza quale sia l’approccio corretto nella costruzione del dialogo con l’Islam.

Innanzitutto esplicitare in modo inequivocabile la Verità contenuta nelle rispettive scritture: Vangelo e Corano. Papa Benedetto XVI ha avuto il coraggio di denunciare il fatto che non può esistere ragionevolmente un dio che ordini di uccidere i credenti di altre religioni. L’effetto della denuncia ha sì provocato reazioni scomposte alimentate dal sistema mediatico delle agenzie di stampa, ma ha anche provocato la riflessione di molti studiosi e religiosi islamici che sotto lo stimolo del principe ereditario di Giordania Ghazi Bin Muhammad Bin Talal hanno scritto una lettera molto bella al Papa dando avvio a una cooperazione tra le due religioni per la mutua conoscenza. Questa iniziativa si va realizzando con incontri periodici e c’è la volontà di arrivare a un punto di riconoscimento reciproco delle proprie radici per mettere in comune quanto può essere messo con lo scopo primario di costruire una umanità più libera, più aperta, più solidale.

APPUNTO SULLA LEZIONE DI REGENSBURG.

Papa: Fede e ragione per sfuggire alla violenza e al suicidio dell' Illuminismo

Nel settimo colloquio (dialexis – controversia) edito dal professore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue, l'imperatore tocca il tema della jihād (guerra santa). Sicuramente l'imperatore sapeva che nella sura2, 256 si legge: "Nessuna costrizione nelle cose di fede". È una delle sure del periodo meccano iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l'imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli", egli, in modo sorprendentemente brusco, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". L'imperatore spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. "Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…".

L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio.

Giovedì, 29 Maggio 2014 15:08

25° CONGRESSO DEGLI AMICI DI TERRA SANTA

1° GIUGNO 2014 CONVENTO DELLA CHIESA VOTIVA – COMMISSARIATO DELLA CUSTODIA FRANCESCANA DI TERRA SANTA

I PONTEFICI DI ROMA E LA TERRA SANTA. PRIMA PARTE

GIOVANNI PAOLO II PELLEGRINO IN TERRA SANTA: DALLA TERRA DEI MARTIRI DI AUSCHWITZ A QUELLA DEI PROTOMARTIRI CRISTIANI.

20 – 26 marzo 2000

Desidero iniziare questa mia breve relazione sul pellegrinaggio di Giovanni Paolo II ricordando un pensiero di san José Maria Escrivà, fondatore dell’Opus Dei, famiglia religiosa cui il pontefice era particolarmente legato. La mia decennale collaborazione con mons. Antonio Mistrorigo proprio qui a Treviso, mi ha consentito di ascoltare con commozione e interesse le confidenze che il Papa faceva al nostro carissimo fondatore degli Amici di Terra Santa e sul grande interesse che nutriva per questa nuova e originale prelatura, durante le sei estati passate nel castello di Mirabello a Lorenzago di Cadore. Monsignor Antonio me ne parlava con entusiasmo, perché all’epoca ero un cooperatore dell’Opus Dei a Venezia e quindi c’era una intesa profonda tra noi due quando affrontavamo i nostri  programmi di conferenze.

San José Maria diceva: “Cerca, trova, ama Gesù. Se queste parole si imprimono nel tuo cuore avrai un profondo desiderio di vedere la Terra Santa, perché qui vieni a trovare Cristo, qui trovi dove è stato, e il tuo amore per Lui sarà più profondo”.

Il nostro santo pontefice passato, ormai, alla storia come il più grande degli apostoli e dei missionari è destinato a rimanere un esempio da imitare nei secoli sul come andare per il mondo a testimoniare Gesù Cristo e il suo insegnamento.

Una delle caratteristiche peculiari che risaltano di questo Papa è la sua «spiritualità geografica». Giovanni Paolo II, infatti, aveva parlato di questa sua dimensione qualche anno prima, con alcuni giornalisti in aereo. «Il Papa deve avere una geografia universale [...] Io vivo sempre in questa dimensione spostandomi idealmente lungo il globo. Ogni giorno c'è una geografia spirituale che percorro. La mia spiritualità è un po' geografica»

I «luoghi santi», per i cristiani, sono qualcosa di originale. Per il cristiano ogni luogo è santo: «Dio è ugualmente presente in ogni angolo della terra, sicché il mondo intero può considerarsi 'tempio' della sua presenza» ribadiva il Papa nel suo argomentare. Gesù aveva detto alla Samaritana, che gli chiedeva su quale monte adorare Dio, che il Padre cerca adoratori in «spirito e verità»: «Né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre» (Gv 4,21). Il nuovo tempio è Gesù. Ma la salvezza cristiana ha innegabilmente una storia e una geografia: «La concretezza fisica della terra e le sue coordinate geografiche fanno tutt'uno con la verità della carne umana assunta dal Verbo» affermava Giovanni Paolo II. Ci sono luoghi della memoria di Dio. Questa è la visione cristiana del luogo santo: il pellegrino li visita per ricordare e venerare le orme di Dio. Per questo Giovanni Paolo II è voluto andare in Terra Santa. Non certo per rivendicare il suo carattere cristiano. Anzi, nei suoi scritti, ribadisce di nuovo la condanna delle crociate. Il modello di pellegrinaggio di Giovanni Paolo II è quello di Francesco d'Assisi.
Bisogna ritornare alla testimonianza del santo di Assisi, grande viaggiatore nel mondo del suo tempo, che volle varcare tutte le frontiere, anche quelle che sembravano più impenetrabili, come i confini dell'islam, allora considerato l'«impero del male». Francesco, voleva recarsi in Terra Santa e capì che si doveva trovare un rapporto nuovo con l'islam, diverso dalla guerra santa e dalle crociate. Fu una grande intuizione evangelica, rivoluzionaria politicamente e culturalmente. Francesco parlò ai musulmani e il suo vangelo in Egitto fu un pellegrinaggio di pace. Il dialogo interreligioso ha in Francesco un esempio intramontabile.

Giovanni Paolo al muro del pianto

Papa Giovanni Paolo II mentre prega al Muro del Pianto a Gerusalemme il 26 marzo 2000


Giovanni Paolo II ha guardato ai figli di san Francesco e ai cristiani d'Oriente come ai fedeli che hanno voluto «interpretare in modo genuinamente evangelico il legittimo desiderio cristiano di custodire i luoghi in cui affondano le nostre radici spirituali». I luoghi santi con la testimonianza della povertà francescana e della liturgia d'Oriente sono stati due potenti strumenti per lo sviluppo della spiritualità del pellegrinaggio. Giovanni Paolo II si connette a questi due grandi filoni della spiritualità cristiana. Egli è andato in Terra Santa con lo spirito di Francesco e con grande amore per i cristiani d'Oriente. Verso di loro c'è un grande desiderio di unità, che si concretizza in una proposta che il Papa fa con un tono sommesso e fraterno: «Sarei felice - egli affermava - se insieme potessimo radunarci nei luoghi della nostra origine comune, per testimoniare Cristo nostra unità e confermare il reciproco impegno verso il ristabilimento della piena comunione».
Le divisioni, all'inizio della storia del cristianesimo, sono nate in Oriente e nel Mediterraneo. Da lì deve venire il segno dell'unità. Il Papa vuole l'incontro con gli altri leader cristiani alla luce dei Luoghi Santi, come un ritorno alla Chiesa indivisa. È il significato dello storico incontro tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Athenagoras, proprio a Gerusalemme, all'inizio del cammino ecumenico durante il Concilio Vaticano II. Nei Luoghi Santi, a Ur dei Caldei, patria di Abramo, al Sinai e al monte Nebo, nelle città degli Atti degli apostoli, Damasco e Atene, il Papa pensa di ravvivare l'amore tra i cristiani e il dialogo tra questi, gli ebrei e i musulmani.

Un esempio significativo della feconda eredità lasciata da Giovanni Paolo II in queste terre martoriate dalla violenza e dalle guerre, è stata la recente peregrinazione in Libano della reliquia di san Giovanni Paolo II, la stessa contenente il sangue del Santo che gira il mondo dalla beatificazione del 2010.  Questa del Libano è stata la prima uscita della reliquia dal giorno della canonizzazione. La prima tappa del pellegrinaggio è stata dunque una terra legata “fortemente” a Karol Wojtyla; lui stesso vantava uno stretto legame con il Libano, che per diversi aspetti gli ricordava la Polonia: per la sua storia, per la sua quotidianità, ma soprattutto per il suo essere crocevia di incontro tra varie religioni e culture, con la vocazione al dialogo e alla tolleranza.

Il momento culminante di questa esperienza, è stato l’incontro nel Palazzo del Patriarcato maronita, a Beirut che ha chiuso la tre giorni. L’atrio del Palazzo ha visto un afflusso enorme di gente che voleva rendere omaggio al Santo polacco. Tra questi anche il presidente della Repubblica Michel Sleiman, prossimo alla scadenza, che ha dato il patrocinio  e ha voluto unirsi personalmente all'incontro, e tutti i rappresentanti delle religioni del Libano. Alcuni di loro hanno anche pronunciato dei discorsi, in arabo, sulla figura del Santo: “Un messaggio favorevole molto bello relativamente agli insegnamenti del Pontefice, al dialogo interreligioso, alla tolleranza, all’incontro, ai valori fondamentali”, ha commentato monsignor Slavomir Oder, postulatore della causa di canonizzazione.

“Da che il Libano era l’unico paese della Lega Araba a maggioranza cristiana, oggi la comunità è diminuita”, sottolinea mons. Oder. È tuttavia una comunità “dalla fede viva, autentica, essa però necessita di sostegno, preghiera, segni di solidarietà e vicinanza da parte di tutta la Chiesa”.

In tal senso, un segnale forte sarà il viaggio di Papa Francesco in Terra Santa dal 24 al 26 maggio: “Anche lui, come i suoi predecessori, - osserva il postulatore - vuole dare un segno: da una parte, della nostra comune eredità che ha un suo punto di riferimento nella fede di Abramo, dall’altra, di sostegno per i cristiani che rimangono lì come testimoni dell’evento di Dio che ha scelto quel luogo come terra della sua definitiva Rivelazione in Gesù Cristo”.  

Uno dei momenti che hanno segnato in modo indelebile il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II è stata la preghiera al Muro del pianto. Anche se molti commentatori sono rimasti prigionieri della sindrome del «non è mai abbastanza», si è aperta una pagina nuova, sia per i cristiani che per gli ebrei: passare dal dialogo alla riconciliazione.

 

Nessuno dimenticherà mai quel mattino terso a Gerusalemme, quando Giovanni Paolo II, il capo chino e a passi lentissimi, si è avvicinato al Muro del pianto. Ci sono immagini che restano impresse per sempre. Immagini che fanno storia. Quel mattino del 26 marzo il cielo azzurro, che sovrasta la Cupola della roccia e i resti del Secondo Tempio, era stato solcato da un grappolo di palloncini recanti la bandiera palestinese. Qualche elicottero sorvolava i tetti. La città vecchia di Gerusalemme era immersa nel silenzio, che si avverte quando passa l’Angelo della storia. A pochi metri dallo spiazzo sgombro dove si trovava il Pontefice, separati da una cortina di tela, piccoli gruppi di ebrei ortodossi mormoravano le loro preghiere oscillando ritmicamente dinanzi all’antica muraglia. 
Anche Giovanni Paolo II pregava. Solo, solissimo. Massiccio e fragile al tempo stesso. Le spalle incurvate e il viso reso più affilato dall’implosione mistica. Quasi una statua. Un blocco bianco davanti alle pietre grigio argento del muro eretto da Erode. Unica macchia di colore i mocassini rossicci, che sbucavano dalla veste bianca. 
Il grande muro, bagnato dalle lacrime di generazioni di ebrei, Karol Wojtyla l’ha voluto toccare. Le telecamere hanno ritrasmesso in tutto il mondo la sua mano tremante, appoggiata a un grande masso scheggiato. Toccare il muro significa fondersi con duemila anni di storia, toccare ciò che Gesù Cristo ha visto realmente con i propri occhi e sfiorato con le proprie mani. 
Nelle fessure del muro il Pontefice lascia, vergato su pergamena, il mea culpa pronunciato in San Pietro due settimane prima. Lo lascia con la stessa fiducia con cui gli ebrei osservanti affidano alle crepe della muraglia le loro preghiere e speranze scritte su minuscoli bigliettini, che è vietato toccare. «Dio Padre» sta scritto sulla pergamena firmata semplicemente Joannes Paulus «tu hai scelto Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo nome alle nazioni. Noi siamo profondamente rattristati per il comportamento di coloro che nel corso dei secoli hanno causato sofferenze ai tuoi figli e, mentre chiediamo perdono, vogliamo impegnarci a vivere in autentica fraternità con il popolo dell’Alleanza». 
Adesso la pergamena è religiosamente custodita nel memoriale di Yad Vashem. 

Papa giovanni paolo 2 e ehud barak

 

Giovanni Paolo II con il premier israeliano Ehud Barak il 21 marzo 2000.

In tutti i discorsi ufficiali da parte ebraica non è mai stato nominato Gesù.

Il viaggio in Terra Santa di Giovanni Paolo II, svoltosi dal 21 al 26 marzo in Giordania, Israele e nei territori dell’Autorità Palestinese, ha rappresentato certamente l’apice delle sue missioni internazionali. In un certo senso, è stata la summa dei suoi pellegrinaggi intorno al mondo. Benché gli aspetti politici siano sotto gli occhi di tutti, sarebbe un errore dimenticare che per Giovanni Paolo II il viaggio è stato più di ogni altra cosa un evento mistico. Il Papa ha vissuto con profonda commozione e trasporto il suo, passaggio la sua sosta, la sua preghiera nei luoghi della nascita, predicazione e passione di Gesù Cristo. C’era già stato, quasi quaranta anni fa da vescovo durante una pausa del Concilio. Ma adesso Karol Wojtyla era lì da successore di Pietro e da servo sofferente, che conduce la Chiesa nel terzo millennio. Il momento culminante di venti anni di pontificato. Raccontano che in certi luoghi è stato difficile strapparlo alla meditazione e riportarlo ai doveri del programma. D’altronde, il suo ritorno al Golgota, letteralmente poco prima di partire per Roma, rivela la sua sete di spiritualità e di condivisione con il mistero dell’Agnello. Il mondo si è piuttosto concentrato su tre aspetti: il conflitto israelo‑palestinese, le relazioni fra Vaticano e Stato d’Israele, i rapporti tra Chiesa cattolica ed ebraismo. 

giovanni paolo 22 e yasser arafat

Giovanni Paolo II e Yasser Arafat presisente dell'Autorità Palestinese.

In ognuno di questi campi Giovanni Paolo II ha dato un impulso. La firma dell’accordo vaticano-palestinese a metà febbraio, resa più solenne da un nuovo incontro di Arafat con Giovanni Paolo II, è parte integrante del suo, pellegrinaggio politico in Terra Santa. Il Vaticano ricorda la cornice internazionale di una giusta pace: rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite, legittimità dell’aspirazione ad uno Stato palestinese, garanzie internazionali per Gerusalemme, inammissibilità di mutamenti unilaterali dello status della Città santa, definiti inequivocabilmente «moralmente e legalmente inaccettabili». 
Un atto significativo, che ha fissato i paletti e sgomberato il campo dalla necessità che Giovanni Paolo II fosse costretto a sgradevoli puntualizzazioni durante il suo viaggio in Terra Santa. Una volta a Gerusalemme, il Papa si è dunque potuto concentrare su un messaggio di pace, riconciliazione e convivenza. La visita del Pontefice a Betlemme, città sotto bandiera palestinese, ha riaffermato visibilmente l’appoggio del Vaticano alla nascita di uno Stato palestinese e al diritto al ritorno dei profughi sparsi nel Medio Oriente. 
Sul piano dei rapporti bilaterali fra Vaticano e Israele, il viaggio segna indubbiamente il compimento della piena normalizzazione. Lontani e archiviati sono i tempi in cui Paolo VI sembrava imbarazzato di trovarsi sul suolo israeliano, non lo nominava nemmeno e veniva ricambiato da un clima di cortese gelo. Giovanni Paolo II, venuto dalla terra di Auschwitz, stretto da vincoli di amicizia a molti che sono periti o scampati alla fornace dei lager nazisti, ha fortemente voluto l’allacciamento delle relazioni diplomatiche con Israele e non ha mai cessato di levare la voce contro vecchie e nuove forme di antisemitismo. La sua gioia di ritornare nella terra ridiventata dopo secoli patria e focolare degli ebrei era assolutamente sincera. L’incontro con il presidente e il premier israeliani ha dato il suggello a relazioni finalmente serene. 
Però il carattere eccezionale del viaggio si è riflesso principalmente nei rapporti con l’ebraismo. C’è anzitutto un aspetto umano. Per la prima volta milioni di ebrei di Israele hanno imparato a conoscere cos’è un papa, cos’è la Chiesa cattolica. In un immaginario in cui troppo spesso si sovrappongono le immagini della croce e del campo di concentramento, sullo sfondo di una memoria storica in cui il pulpito cristiano rievoca semplicemente i roghi, l’arrivo di Giovanni Paolo II ‑ con la mole di reportage preliminari da parte di giornali, radio e televisioni ‑ ha portato anzitutto “informazione”, ha rotto un muro di indifferenza se non di ripulsa, ha spalancato le porte ad una conoscenza diretta. 
La figura stessa di Karol Wojtyla ha provocato emozione e turbamento. «È un uomo santo» hanno esclamato molte persone, che peraltro non nutrivano nessun interesse per la Chiesa cattolica. La sua sosta riverente a Yad Vashern, il suo pellegrinaggio al Muro del pianto hanno scosso e turbato tantissimi ebrei. 
Sono semi per il futuro. Nessuno può ignorare che molto c’è ancora da fare per superare un fossato, scavato da secoli di violenze cristiane contro gli ebrei. 
Adesso, tuttavia, si apre una pagina totalmente nuova. Anche per gli ebrei. Passare dal dialogo alla riconciliazione è la sfida di questo secolo. Notava un cardinale del seguito papale, confidandosi durante il viaggio, che nei discorsi delle più alte autorità israeliane non è mai stato nominato Gesù. Nella sua terra il Verbo è l’Innominato: che paradosso! 
Si può parlare tranquillamente di Maometto o di Budda, discutendo del loro ruolo storico senza per questo accettare la loro religione o filosofia, ma non si può nominare il Nazareno. Con questo scoglio l’ebraismo deve fare i conti, questo scoglio prima o poi va superato proprio se si vuole arrivare a quella fratellanza evocata su labbra ebraiche. È un processo difficile, ma indispensabile per una piena accettazione reciproca (il che non vuol dire né sincretismo né riconoscimento dei dogmi dell’altro). Al di là della guarigione dalle drammatiche ferite provocate dall’antisemitismo si pone oggi il traguardo di una autentica riconciliazione tra i seguaci della Torah e i seguaci del Vangelo. Fratelli diventati nemici. E la riconciliazione, ha ricordato Giovanni Paolo II a Gerusalemme, è sempre un processo in due sensi. 

PER CAPIRE I FATTI DI OGGI BISOGNA CONOSCERE GLI EVENTI DI IERI

Questo Papa rivoluzionario, in più riprese nelle sue omelie mattutine nella chiesa della sua residenza a Santa Marta, e nelle udienze generali in piazza San Pietro, ricorda con grande dolore le continue persecuzioni dei fedeli cristiani in ogni angolo del pianeta.

Dai paesi africani a quelli medio-orientali, all’Indonesia, dalle Filippine al Pakistan, dove gruppi di terroristi islamisti massacrano i cristiani nelle chiese e nelle scuole; all’India, che si reputa un civilissimo Paese avendo la bomba atomica e i migliori ingegneri del mondo, dove gruppi di induisti, a volte uniti ai buddisti, devastano e uccidono i cristiani nelle loro case, incendiando i loro villaggi e costringendo le inermi popolazioni a fughe di massa lasciando campo libero a queste frange violente.

PAPA BERGOGLIO A SANTA MARTA

                                                                          Papa Francesco mentre celebra la Santa Messa a Santa Marta

 Ebbene, Papa Francesco, come Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II, centra le sue omelie sul tema della Divina Misericordia, tentando di far capire al mondo il nucleo fondante della religione rivelata da Gesù Cristo e che ripercorre il disegno di Dio Padre dalla creazione del mondo in avanti.

Un ulteriore e profondo segno della religione cristiana sta nel collegare la misericordia di Dio alla misericordia tra gli uomini. Il principio cristiano del perdono è ben sviluppato anche questo nelle sue omelie.

Allora, come mai a fronte delle ripetute richieste di perdono rivolte all’umanità dai Papi per le violenze perpetrate nei secoli da uomini della Chiesa, fino a oggi nessuna altra autorità religiosa delle altre religioni ha mai fatto cenno ai massacri effettuati dai loro fedeli contro le inermi popolazioni cristiane?

È forse perché in queste altre fedi religiose non esiste il principio e il valore della misericordia e del perdono?

Questo è un invito rivolto a tutti: “Cari lettori, informatevi e documentatevi per cercare e trovare le spiegazioni a questa dolorosa differenza tra il Cristianesimo e le altre fedi religiose, che non sopportano l’esistenza di altri credenti nei territori del pianeta dove loro governano”.

chiesa copta devastata in egitto                         chiesa devastata in siria 2

Chiesa copta devastata in Egitto                                                 Chiesa cattolica devastata in Siria 

Da “uomo della strada” la domanda che emerge con forza e rammarico è questa: “Ma a cosa sono serviti i famosi incontri interreligiosi di Assisi? Quanto ancora i cristiani dovranno essere perseguitati solo perché praticano la carità e la misericordia?”

È un invito rivolto a tutti, anche ai famosi movimenti per la pace che annualmente invadono la strada che porta da Santa Maria degli Angeli al Sacro Convento di Assisi.

Qualche tempo fa tenendo una conferenza in una parrocchia sul tema dei diritti dell’uomo nell’Islam, illustrando che nel loro sistema giuridico (Sharia) non esiste la libertà di pensiero, né quella di religione, sono stato rimbrottato da un cattolico, impegnato politicamente a sinistra, che mi accusava di discriminazione verso quel sistema religioso, e, scendendo nei particolari, se i musulmani sono violenti contro i cristiani è perché noi per due secoli abbiamo organizzato le crociate per conquistare i loro territori.

Ho tentato, con nessun risultato, di spiegare al convenuto che se la cristianità aveva tentato di riprendersi le terre dove Cristo era nato, aveva predicato, era stato crocifisso ed era risorto, e dove erano nate le prime comunità cristiane, non era certo per sete di conquista e di violenza, ma era semplicemente per restituire alla cristianità le terre dove quella religione era nata e da lì si era propagata con rapidità in tutti i territori dell’impero romano.

Ora, ritengo indispensabile fare chiarezza sui termini storici della vicenda delle crociate. È necessario esporre, da cercatore di verità, gli eventi come si sono realizzati da quando il profeta Muhammad ha fondato la religione islamica.

Ecco, allora, una cronologia, spero esaustiva anche se non completa delle invasioni e delle violenze islamiche a partire dall’origine di questa religione.

È interessante notare come nei secoli l’obiettivo dominante dell’Islam sia sempre stato la conquista dell’Europa cristiana. La strategia, prima araba e poi turca, era quella di impadronirsi di Vienna capitale della cristianità mitteleuropea, per poi scendere in Italia e conquistare Roma, dove volevano trasformare la basilica di San Pietro in moschea, come avevano fatto in precedenza con la basilica di Santa Sofia a Bisanzio (Istanbul).

La narrazione storica è così affascinante e ricca di stimoli per chiunque sia amante della verità degli eventi, che, anche solo tenendo conto del ruolo dell’Ordine Francescano nella difesa dell’Europa cristiana, ci sarebbe di che andare fieri del coraggio e della fede di quegli uomini innamorati di Cristo, del Papa e del loro fondatore Francesco di Assisi. Ecco perché papa Francesco con il continuo predicare  sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo vuole stimolare la rinascita di un amore per Cristo morto crocifisso per la redenzione dell’umanità, di tutta l’umanità non solo dei battezzati. E come san Francesco anche papa Francesco predica con assiduità la nascita di tante vocazioni missionarie, di uomini e donne, disposti alla testimonianza fino al martirio. Ricordiamo come Francesco di Assisi abbia definito la provincia orientale (il Medio Oriente) la perla delle missioni. Ben sapeva quanto sarebbe stato importante per la salvaguardia della cristianità mantenere viva quella missione, soprattutto nella terra di Gesù. È dal 1216 che i francescani sono in quelle terre a testimoniare nella carità la parola di Cristo, e solo per questo hanno subito il martirio di centinaia di frati, fino ai nostri giorni con la guerra terroristica in Siria.

protomartiri francescani di piero casentini

I cinque protomartiri francescani assassinati in Marocco dal Sultano il 16 gennaio 1220

Breve cronologia degli eventi bellici connessi all'espansionismo islamico

LE PRIME CONQUISTE ARABE
632 d. C. ........ Morte di Maometto (8 giugno).
632-634 ........ Conquista araba della Mesopotamia e della Palestina.
635 ........ Conquista araba di Damasco.
638 ........ Conquista araba di Gerusalemme.
642 ........ Conquista araba di Alessandria di Egitto.
647 ........ Conquista araba della Tripolitania.
649 ........ Inizio delle guerre sul mare e conquista di Cipro.
652 ........ Prima spedizione contro la Sicilia.
667 ........ Occupazione araba di Calcedonia (Anatolia).
669 ........ Attacco a Siracusa.
670 ........ Attacco ai berberi e conquista del Màghreb.
674-680 ........ Primo assedio arabo di Costantinopoli.
698 ........ Gli arabi prendono Cartagine ai bizantini.
700 ........ Assalto arabo a Pantelleria.
704 ........ L'emiro Musa proclama la "guerra santa" nel Mediterraneo occidentale; infesta il Tirreno e assale la Sicilia.
710 ........ Attacco arabo a Cagliari.
711 ........ Sbarco arabo nella Spagna meridionale. Inizia la conquista della penisola iberica.
715-717 ........ Secondo assedio arabo di Costantinopoli.
720 ........ Attacco alle coste della Sicilia.
727-731 ........ Aggressioni alle coste della Sicilia.
738 ........ Liutprando sconfigge gli arabi ad Arles.
740 ........ Primo sbarco in Sicilia di un esercito saraceno.
753 ........ Ulteriore sbarco in Sicilia.
778 ........ Il giorno 8 settembre, Franchi e Longobardi sconfiggono gli arabi a Sabart, sui Pirenei.
806 ........ I musulmani occupano Tyana, in Anatolia, e avanzano fino ad Ankara. Ademaro, conte franco di Genova, combatte i saraceni in Corsica.
812-813 ........ I saraceni attaccano Lampedusa, la Sicilia, Ischia, Reggio Calabria, la Sardegna, la Corsica e Nizza.
819 ........ Nuovo attacco alla Sicilia.
827 ........ Il 14 giugno, sbarco in Sicilia di un esercito, per la conquista dell'isola.
829 ........ I saraceni sbarcano a Civitavecchia.
830 ........ I saraceni invadono la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro.
831 ........ A settembre, Palermo si arrende agli arabi.
838 ........ Attacco saraceno a Marsiglia.
839 ........ Incursioni saracene in Calabria. Sbarco e conquista di Taranto.
840 ........ Scontro navale, davanti a Taranto, tra saraceni e veneziani, che non riescono a fermare l'attacco. Saccheggio di Cherso, del Delta del Po e di Ancona.
841 ........ Gli arabi si spingono nel Quarnaro e distruggono la flotta veneziana all'isola di Sansego.
842 ........ Il 10 agosto Bari viene conquistata. Vengono saccheggiate le coste della Puglia e della Campania.
843 ........ L'emiro palermitano scaccia i bizantini da Messina.
844 ........ I normanni sbarcano in Spagna e occupano Siviglia.
846 ........ Spedizioni saracene a Ponza e a Capo Miseno. Il 23 agosto, gli arabi sbarcano alla foce del Tevere, assediano Ostia, saccheggiano nuovamente le basiliche di San Pietro e di San Paolo e l'entroterra fino a Subiaco, assediando poi Roma. Ritiratisi, depredano Terracina, Fondi, e assediano Gaeta.
849 ........ I saraceni saccheggiano Luni e Capo Teulada, in Sardegna.
850 ........ Attacco arabo contro Arles.
852-853 ........ Assalto alle coste calabresi e campane.
856 ........ Incursioni arabe a Isernia, Canosa, Capua e Teano.
859 ........ Gli arabi prendono Enna.
867 ........ Gli arabi saccheggiano il monastero di San Michele sul Gargano. I saraceni occupano alcune città dalmate e assediano Ragusa. La flotta veneziana, guidata dal doge Orso, li insegue e li sbaraglia davanti a Taranto.
868 ........ Re Ludovico libera Matera, Venosa e parte della Calabria.
869 ........ Bande di saraceni invadono la Camargue.
870 ........ Gli arabi occupano Malta e saccheggiano Ravenna.
879 ........ Gli arabi prendono Taormina.
879 ........ I saraceni saccheggiano Teano, Caserta e la campagna romana.
881 ........ Il Papa scomunica il Vescovo di Napoli per la sua alleanza con i saraceni.
885 ........ I saraceni saccheggiano Montecassino e la Terra di Lavoro.
890 ........ I mori di Spagna attaccano la costa provenzale e stabiliscono una base a Frassineto (La Garde-Freinet).
898 ........ Saccheggio saraceno della Badia di Farfa.
912 ........ Incursione saracena all'Abbazia di Novalesa.
913 ........ Attacco alla Calabria.
914 ........ Gli arabi stabiliscono basi a Trevi e a Sutri.
916 ........ Incursione saracena nella Moriana (Savoia).
922 ........ Incursione e saccheggio di Taranto.
924 ........ Presa di Sant'Agata di Calabria.
925 ........ Incursioni saracene in tutta la Calabria, fino in terra d'Otranto; assedio e massacro di Oria.
929 ........ Saccheggio delle coste calabresi.
930 ........ Paestum viene saccheggiata.
934 ........ Assalto alla costa ligure.
935 ........ Saccheggio di Genova.
936 ........ Fallito attacco saraceno ad Acqui, difesa dal conte Aleramo.
940 ........ Incursione saracena al passo del San Bernardo.
950 ........ L'emiro palermitano assale Reggio e Gerace e assedia Cassano Jonio.
952 ........ Gli arabi, alleati con Napoli, colonizzano la Calabria.
960 ........ San Bernardo da Mentone vince e insegue i saraceni in Val d'Aosta, fino a Vercelli.
965 ........ Gli arabi prendono Rametta, ultima roccaforte siciliana e in seguito sbarcano in Calabria.
969 ........ Saccheggi saraceni nell'Albesano.
977 ........ I saraceni prendono Reggio, Taranto, Otranto e Oria.
978 ........ I saraceni saccheggiano la Calabria.
981 ........ Ancora saccheggi in Calabria.
986 ........ I saraceni saccheggiano Gerace.
987 ........ I saraceni saccheggiano Cassano Jonio.
988 ........ Gli arabi prendono Cosenza e la terra di Bari.
991 ........ Presa di Taranto.
994 ........ Assedio e presa di Matera.
1002 ........ Incursioni a Benevento e nelle campagne napoletane, assedio di Capua.
1003 ........ Incursioni nell'entroterra di Taranto. Attacco a Lérins, in Provenza.
1009 ........ Il califfo Al-Hakim tenta di distruggere il Santo Sepolcro e distrugge i monasteri della Giudea massacrando i monaci.
1029 ........ Saccheggio delle coste pugliesi.
1031 ........ Saccheggio di Cassano Jonio.
1047 ........ Incursione saracena a Lérins.
1071 ........ Gli arabi vincono la battaglia di Manazkert e iniziano la conquista dell'Anatolia.
1074 ........ Sbarco di saraceni tunisini a Nicotera, in Calabria.
1080 ........ I saraceni, al servizio dei normanni, saccheggiano Roma.
1086 ........ Gerusalemme cade in mano ai turchi.
1096 ........ Inizio della Prima crociata, male organizzata e destinata a fallire. Nell'ottobre dello stesso anno verrà bloccata presso il Bosforo.
1097 ........ Prende l'avvio la seconda fase della crociata che condurrà alla conquista di Gerusalemme il 15 luglio 1099.
1122 ........ Scorreria saracena a Patti e a Siracusa.
1127 ........ Attacco a Catania e nuovo saccheggio di Siracusa.
1144 ........ L'atabeg di Mossul, Zengi, con un colpo di mano, s'impadronisce di Edessa assumendo nel mondo islamico ruolo e fama di "difensore della fede".
1145 ........ Papa Eugenio III bandisce la seconda crociata. A causa dei contrasti interni si rivelerà inutile.
1187 ........ Salah-ad-Din riconquista Gerusalemme.
1190 ........ Papa Clemente III organizza la terza crociata. Riccardo Cuor di Leone sconfigge per due volte Salah-ad-Din ma, sempre a causa dei dissensi interni alla coalizione, non poté liberare Gerusalemme. Concluse però una tregua di tre anni, che prevedeva garanzie per i pellegrini (1192).
1195-1204 ........ Si susseguono diversi tentativi pressoché inutili di organizzare una quarta crociata. Anche in questo caso mancherà la necessaria coesione e le lotte interne la renderanno pressoché inutile.
1213 ........ Papa Innocenzo III tenta di bandire un'altra crociata che però non avrà luogo.
1217-1221 ........ Quinta crociata. Nel 1219 le cronache riportano la visita di Francesco d'Assisi al campo crociato. Francesco predirà la sconfitta a causa delle faziosità e delle divisioni interne.
1221 ........ Fallisce la conquista de Il Cairo e anche la quinta crociata si risolve con un nulla di fatto.
1229 ........ Federico II accordatosi con il sultano d'Egitto al-Kamil (Trattato di Giaffa) ottiene Gerusalemme, Betlemme, Nazaret e alcune località costiere fra San Giovanni d'Acri e Giaffa e tra Giaffa e Gerusalemme; e conclude anche una tregua decennale.
1244 ........ I musulmani riconquistano Gerusalemme.
1245 ........ Papa Innocenzo IV bandisce la settima crociata. Luigi IX, re di Francia, la organizza con le sue sole forze ma non riesce a conquistare Gerusalemme. Ulteriori tentativi si concluderanno nel 1270 con pochi esiti. Dalla seconda metà del sec. XIV, la progressiva avanzata dei turchi ottomani verso il cuore dell'Europa ridiede una certa attualità alla crociata, intesa però in senso non di guerra santa per la riaffermazione del cristianesimo in Oriente, ma di guerra per la difesa dell'Occidente stesso dall'islamismo sulla via di sempre più ampie conquiste. Le crociate fallirono quanto al loro scopo originario, cioè la liberazione dei Luoghi Santi dai mussulmani. Restano tuttavia un fenomeno storico di grande rilevanza non solo religiosa, ma politica, economico-sociale, culturale. Politicamente, impegnarono i musulmani contenendone e ritardandone l'avanzata in Europa, e ciò permise lo sviluppo degli Stati centro-occidentali.


L'ESPANSIONE OTTOMANA (TURCA)
1308 ........ I turchi prendono Efeso e l'isola di Chio.
1326 ........ I turchi conquistano Brussa.
1329 ........ I turchi prendono Nicea (Urchan).
1330 ........ I turchi sconfiggono i bulgari, a Velbuzhd.
1337 ........ I turchi conquistano Nicomedia e si installano sul Mar di Marmara.
1356 ........ I turchi prendono Gallipoli, sul Mar di Marmara.
1371 ........ I turchi sconfiggono i serbi sulla Martz.
1382 ........ I turchi occupano Sofia.
1386 ........ I turchi occupano Nis, in Macedonia.
1423 ........ I turchi prendono il Peloponneso e la Morea.
1425 ........ Abbandono dell'isola di Montecristo a causa delle continue incursioni saracene.
1430 ........ I turchi prendono Tessalonica, la Macedonia, l'Epiro e la città di Giannina.
1453 ........ Maometto II prende Costantinopoli.
1455 ........ I turchi prendono Focea, Tasso e Imbro, nell'Egeo.

1456 ........ Assedio e battaglia di Belgrado. I Turchi vengono respinti grazie alla strategia bellica del frate francescano Giovanni di Capestrano, diventato Santo.
1458 ........ Maometto II conquista tutte le terre cristiane in Grecia, tranne le colonie veneziane. Dopo due anni di assedio, cade l'Acropoli di Atene.
1459 ........ La Serbia diventa provincia ottomana.
1460 ........ I turchi occupano tutto il Peloponneso.
1461 ........ Cade anche Trebisonda, ultimo Stato bizantino. I turchi occupano la colonia genovese di Salmastro.
1462 ........ Maometto II occupa la Valacchia. Prende Mitilene ai genovesi.
1465 ........ Costantinopoli diventa la capitale dell'impero ottomano. La cattedrale di Santa Sofia viene trasformata in moschea.
1470 ........ I turchi occupano la veneziana Negroponte.
1471 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, in Istria, nel Monfalconese e nel Triestino.
1472 ........ Scorrerie ottomane in Croazia.
1473 ........ Scorrerie ottomane in Carniola e Carinzia.
1474 ........ Scorrerie ottomane in Croazia e Slavonia.
1475 ........ Incursioni turche in Stiria inferiore e Carniola. I turchi prendono Kaffa e tutta la Crimea ai Genovesi.
1476 ........ Incursioni turche in Carniola, Stiria, e in Istria, fino a Gorizia e Trieste.
1477 ........ Incursione in Friuli.
1478 ........ Scorreria in Carniola, Istria e Dalmazia.
1480-1481 ........ I turchi conquistano Otranto e ne massacrano la popolazione compiendo un'orribile strage. Gli 800 martiri di Otranto sono stati proclamati Santi da papa Francesco il 12 maggio 2013.
1482 ........ Incursione ottomana in Istria e Carniola.
1483 ........ Incursione in Carniola. Annessione turca dell'Erzegovina.
1484 ........ Conquista turca dei porti sulla Moldava.
1493 ........ Scorrerie in Istria, Carniola e Carinzia.
1498-1499 ........ Scorrerie ottomane in Carniola, Istria e Carinzia.
1499 ........ Grande scorreria turca in Friuli, fino ai confini della Marca Trevigiana.
1511 ........ I turchi conquistano la Moldavia.
1516 ........ Saccheggio di Lavinio, sul litorale romano.
1521 ........ Suleiman II prende Belgrado.
1522 ........ I turchi prendono Rodi ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che si trasferiscono a Malta, assumendo il nome di "Cavalieri di Malta".
1526 ........ Suleiman II sconfigge gli ungheresi a Mohàcs.
1528 ........ I turchi assoggettano il Montenegro.
1529 ........ Suleiman II intraprende il primo assedio di Vienna. Occupa la Georgia e l'Armenia.
1531 ........ Khaireddin saccheggia le coste dell'Andalusia.
1543 ........ Suleiman II conquista gran parte dell'Ungheria.
1551 ........ Dragut saccheggia Augusta, in Sicilia.
1554 ........ Dragut saccheggia Vieste.
1555 ........ Dragut assale Paola, in Calabria.
1556 ........ Ivan IV conquista Astrachan.
1558 ........ Dragut saccheggia Sorrento e Massa Lubrense.
1566 ........ Una flotta turca entra in Adriatico e bombarda Ortona e Vasto. I turchi prendono Chio ai genovesi.
1571 ........ Il 6 agosto, i turchi prendono Famagosta, ultimo caposaldo veneziano di Cipro. Il 7 ottobre, la flotta turca, guidata da Selim II, è sconfitta, a Lepanto, da quella cristiana.
1575-1600 ........ I pirati moreschi attaccano sistematicamente le coste della Catalogna, dell'Andalusia, della Linguadoca, della Provenza, della Sicilia e della Sardegna.
1582 ........ Saccheggio di Villanova-Monteleone in Sardegna.
1587 ........ Gli arabi attaccano Porto Vecchio, in Corsica.
1588 ........ Hassan Aghà saccheggia il litorale laziale e Pratica di Mare.
1591 ........ Il Pascià di Bosnia invade la Croazia austriaca.
1618- ........ Gli arabi attaccano sistematicamente le coste siciliane.
1623 ........ Gli arabi saccheggiano Sperlonga.
1636 ........ Gli arabi occupano Solanto.
1647 ........ Gli arabi saccheggiano parte della Costa Azzurra.
1672 ........ I turchi attaccano la Polonia e conquistano la fortezza di Kamenez. Con il Trattato di Bucracz ottengono la Podolia.
1680 ........ I turchi saccheggiano Trani e Lecce.
1683 ........ I turchi assediano Vienna dal 14 luglio. L'imperatore Leopoldo I si allea con Giovanni Sobieski, re di Polonia. Vienna è liberata dall'esercito austro-polacco del duca Carlo Leopoldo V di Lorena, con la battaglia di Kalhenberg, dell' 11 e 12 settembre. Il frate francescano cappuccino fra Marco d'Aviano fu l'anima della resistenza delle armate cristiane durante l'assedio ed è stato proclamato beato da papa Giovanni Paolo 2° il 27 aprile 2003. È sepolto nella viennese cripta dei Cappuccini accanto agli imperatori asburgici.
1703 ........ Ahmed III fa guerra a Pietro I e lo sconfigge sul Prut.
1708 ........ Algeri riprende Orano agli spagnoli.
1714 ........ I turchi saccheggiano la zona di Lecce.
1727 ........ I mussulmani saccheggiano San Felice al Circeo.
1741 ........ I Bey di Tunisi cacciano i genovesi dall'isola di Tabarca.
1754 ........ Saccheggio arabo di Montalto di Castro.
1780 ........ I mussulmani saccheggiano Castro, in Puglia.
1799 ........ Dopo la partenza di Napoleone, i turchi riprendono l'Egitto.
1915-1916 ........ Genocidio degli armeni cristiani da parte dei turchi.

1920-1922 ........ I turchi respingono il Trattato di Sèvres e cacciano i greci dall'Anatolia.
1923 ........ Con la Pace di Losanna, la Turchia si riprende la costa dell'Anatolia. È una vera pulizia etnica con la deportazione di intere popolazioni.
1928 ........ Hassan al-Banna fonda l'Associazione dei "Fratelli musulmani".
1944 ........ Fondazione della "Lega degli Stati arabi" (Lega Araba dal 1945).
1948 ........ Proclamazione dello Stato di Israele.
1965 ........ Inizio di forti migrazioni maghrebine e turche nell'Europa occidentale.
1968 ........ Inizio del terrorismo di Al Fatah.
1974 ........ I turchi occupano la parte settentrionale di Cipro. Massacri effettuati dai Palestinesi in Alta Galilea.
1975 ........ Inizio dello sterminio dei cristiani maroniti del Libano.
1979 ........ Rivoluzione islamica dell'Ayatollah Khomeini, in Iran. Per anni rimase esiliato e al sicuro in Francia.
1980 ........ Aumento degli attentati islamici nel mondo. Primi disordini nei quartieri islamici in Europa.
1981 ........ Un terrorista turco attenta alla vita di papa Giovanni Paolo II (13 maggio).
1990 ........ Occupazione siriana del Libano. Il generale Michel Aoun si oppone tenacemente all'inglobamento del Libano nella "grande Siria". La debole politica occidentale lo porterà a cedere.
1991 ........ Inizio delle guerre nel Caucaso. Rivolte in Cecenia.
1991 ........ Inizio degli sbarchi clandestini di massa in Italia.
1992 ........ Formazione di uno stato islamico in Bosnia.
1993 ........ Primo attentato al "World Trade Center" di New York.
1996 ........ Numerosi attentati di Hamas, in Israele. Attentati anti-americani, in Arabia Saudita. I talebani prendono il potere in Afghanistan grazie all'appoggio politico-militare americano.
1998 ........ Rivolta anti-serba nel Kosovo. La Serbia, intervenuta in Kosovo, verrà successivamente attaccata da una coalizione occidentale, soprattutto dietro pressione degli USA. Si delinea più che mai l'assenza di una vera politica europea.
2001 ........ L'undici settembre il "World Trade Center" di New York viene completamente distrutto da una serie di attentati con aerei di linea che provocano migliaia di morti.
2003 ........ Operazione "Enduring Freedom". Guerre in Afghanistan e in Iraq. La dittatura di Saddam Hussein viene abbattuta. Strage contro gli italiani a Nassiriya, in Iraq (12 novembre).
2004 ........ Numerosi attentati in Iraq. Stragi a Madrid (11 marzo) con 190 morti, e a Beslan (3 settembre): oltre 300 le vittime, per lo più bambini, vilmente assassinati in Ossezia del Nord. Strage di Taba, in Egitto (8 ottobre). Numerosi altri attentati in tutto il mondo.
2005 ........ Numerosi Attentati in Iraq. Strage nella metropolitana e negli autobus londinesi (7 luglio): oltre cinquanta morti e centinaia di feriti. L'attentato avviene in contemporanea con l'assemblea del G8 in Scozia. Il 23 luglio seguono gli attentati di Sharm El-Sheik con oltre 60 morti e decine di feriti. Attentato a Bali (Indonesia) il 1° ottobre (23 morti e 150 feriti). Dal 27 ottobre al 16 novembre: violenze e rivolte delle comunità immigrate nelle periferie di Parigi e di altre città. L'8 novembre il governo impone misure d'emergenza, tra cui il coprifuoco. Due le vittime, circa 4.500 arrestati, oltre 10.000 le auto incendiate, distrutti 200 edifici pubblici. Il 9 novembre ad Amman (Giordania) tre attentati suicidi in tre alberghi frequentati da turisti provocano 60 morti e oltre 90 feriti. Il 10 novembre Al Qaeda rivendica la paternità degli attentati.
IN QUESTI ULTIMI ANNI NON SI CONTANO GLI OMICIDI DI FEDELI CRISTIANI PER MANO DELL'ISLAM RADICALE, SOPRATTUTTO IN AFRICA, IN INDONESIA, NELLE FILIPPINE E IN MEDIO ORIENTE (LIBANO, IRAQ, EGITTO E SIRIA), IN PAKISTAN E IN INDIA.

 Ritornando al nostro papa Francesco, immaginiamo quale sarà il suo ruolo in questo frangente storico, dove le istituzioni europee hanno decretato per legge la scristianizzazione dell’Europa, e dove il fondamentalismo islamico sta progressivamente costringendo i cristiani orientali a fuggire dalle loro terre per potersi salvare dalla violenza. Padre Ibrahim Faltas, palestinese e francescano della Custodia di Terra Santa, ha affermato: “Papa Francesco aprirà una nuova pagina, una nuova era per la Chiesa. Oggi l’uomo ha bisogno di un altro Francesco, e lo Spirito Santo ha realizzato questo sogno donando alla Chiesa il nuovo Papa”.

Papa Francesco farà il suo pellegrinaggio nella Terra di Gesù a partire dal 26 maggio 2014, porterà il suo saluto e la sua preghiera, prima in Giordania dal re Abdullah II, e poi in Palestina a Betlemme. Il mondo ha rischiato una guerra tremenda a causa del terrorismo islamista in Siria, il Papa aveva invitato il mondo a pregare Dio Padre affinché questa guerra non si facesse, così è stato, però due milioni di profughi, gran parte cristiani sono accampati in Giordania e nel Libano. La preghiera funziona. Anche la Madonna a Medjugorje non si stanca di ripetere nei suoi messaggi che la pace è il frutto della preghiera e del digiuno.

 

Martedì, 18 Febbraio 2014 12:00

SAN FRANCESCO DI ASSISI E LA SUA SPIRITUALITA'

san francesco di assisi                               papa-francesco-angelus-afp-telefoto-258-258

san Francesco in un affresco                                Papa Francesco durante l'Angelus

Continua a fare scalpore il nuovo Papa che un anno fa si è presentato al mondo col nome di Francesco. Molti si sono lanciati in proclami di entusiasmo e di sorpresa, e in effetti lo stesso Papa Francesco dopo pochi giorni dalla sua elezione in una riunione convocata per tutti i giornalisti del mondo, nell’aula Paolo VI, ha comunicato la sua chiara determinazione nel voler imitare il Santo di Assisi, nostro fondatore e personaggio che ha ispirato la riforma della Chiesa cattolica nel XIII secolo. Su questo Santo sono stati scritti fiumi di parole, è il santo che certamente ha dato luogo a una multiforme valutazione della sua opera e delle sue esortazioni e dei suoi scritti. Si va da chi lo presenta come un gigante della fede, a chi lo considera un cocktail micidiale di buonismo, pauperismo, pacifismo, ecologismo. Basta guardare alla famosa Marcia di Assisi diventata una manifestazione dove le bandiere arcobaleno hanno sostituito la croce di Cristo. La figura di Francesco di Assisi è la più strattonata da tutte le parti ideologiche, anche dentro certi ambienti culturali cattolici, dal pauperismo all’ecumenismo, al dialogo con l’Islam; viene evocata la persona del Santo ma non vengono mai illustrate le sue affermazioni e la sua spiritualità, come emergono dai suoi scritti, dalla sua Regola e dalle Fonti Francescane scritte dai suoi primi collaboratori. Un invito che mi permetto di rivolgere a tutte le persone che abbiano a cuore la vera conoscenza del nostro santo fondatore, per capire quale sarà la strategia pastorale di papa Francesco.

Allora come si fa a conoscere San Francesco e la sua spiritualità? È indispensabile leggere le sue opere e quello che su di lui hanno testimoniato i suoi primi collaboratori, ovvero le Fonti Francescane. Non è difficile. Si trova tutto nelle librerie, non occorre altro che armarsi di buona volontà e di santa perseveranza, perché, al contrario, si rischia di accontentarsi di quello che passa il sistema dei media (televisioni e stampa) che hanno interessi molto diversi dalla ricerca della verità storica.

san francesco di assisi riceve le stimmate

Francesco riceve le stimmate a La Verna

Francesco di Assisi è stato sì un rivoluzionario, ma la sua rivoluzione è consistita nella imitazione assoluta di Cristo. Francesco dai suoi contemporanei è stato definito “Alter Christus”, proprio perché nella sua vicenda umana ha assimilato la vita di Cristo fino a ricevere il dono delle stimmate presso l’eremo di La Verna dove si era ritirato negli ultimi anni della sua vita.  La pace da lui predicata, non è il pacifismo delle bandiere arcobaleno, è la pace spirituale assicurata dalla conversione della creatura al Creatore, è la pace che l’uomo trova in Dio. Nel concreto, non risulta che Francesco abbia mai condannato il servizio militare. Anche lui era stato cavaliere armato nelle sue battaglie contro la città di Perugia. Ben sapeva che combattere una guerra giusta non è contrario allo spirito caritatevole e pacifico del Cristianesimo. Francesco amava presentarsi come “soldato di Cristo” o “araldo del gran Re”. La Regola francescana condanna le guerre ingiuste, nella scia della tradizione della Chiesa. San Francesco non può essere equiparato all’opportunistico “arrendiamoci” degli odierni esaltati pacifisti che organizzano marce a senso unico. Da questi movimenti non è mai stata promossa una marcia per la vita, una marcia contro le dittature comuniste (oggi Cina, Corea del Nord, Cuba) , una marcia contro lo sterminio dei cristiani in Nigeria, in Iraq, in Siria, in Indonesia, in Egitto.

Quindi Francesco non è stato pacifista, come oggi si intende sui media, ma uomo di pace, andava a testimoniare la pace che viene dal di dentro, dal cuore, una volta che si fosse accettato di seguire l’insegnamento di Gesù. La sua strategia è sempre stata quella missionaria, ancora oggi possiamo vedere quanto e come siano presenti i suoi frati in ogni angolo del pianeta, e quanti siano stati i martiri francescani uccisi in odio a Gesù Cristo, soprattutto nelle terre dominate dall’Islam. La sua ansia missionaria lo ha portato anche a seguire i crociati durante la quinta crociata nel 1219, con l’intento di assistere spiritualmente i soldati cattolici nei pericoli fisici e spirituali cui andavano incontro, e soprattutto far conoscere Gesù ai musulmani. Tutta la sua vita è segnata dall’ansia non di “dialogare” accademicamente con i musulmani, ma di “convertirli” a Gesù Cristo. La vocazione del missionario e quella del crociato erano legate, grazie alla comune prospettiva della cristiana testimonianza col pellegrinaggio e la disposizione al martirio. Giacomo da Vitry, vescovo di Acri, testimone dei fatti durante la visita di Francesco al sultano Malek al- Kamel, ha scritto che Francesco di fronte al sultano d’Egitto ha avuto un atteggiamento di perfezione apostolica. La sua predica riassume e riunisce  “i tre elementi chiave necessari per il trionfo del Cristianesimo”. Il primo, “il rinnovamento morale e spirituale attraverso una vita di ascesi, di semplicità e di umiltà”; poi “la predicazione, la propagazione efficace della parola che infiamma le folle e le porta alla conversione”; e infine “il confronto con i saraceni, mirante a soccorrere la Chiesa orientale desolata e devastata, che cerca la sua liberazione”. Infatti, Francesco quando divise il mondo in Province da evangelizzare, dichiarò “Perla delle missioni” la Provincia Orientale sottoposta alla dominazione islamica, con grande sofferenza delle popolazioni cristiane. Proprio come oggi!

   IL CROCIFISSO DI SAN DAMIANO

 il Crocifisso di San Damiano

Ritornando al nostro papa Francesco, immaginiamo quale sarà il suo ruolo in questo frangente storico, dove le istituzioni europee hanno decretato per legge la scristianizzazione dell’Europa, e dove il fondamentalismo islamico sta progressivamente costringendo i cristiani orientali a fuggire dalle loro terre per potersi salvare dalla violenza. Padre Ibrahim Faltas, palestinese e francescano della Custodia di Terra Santa, ha affermato: “Papa Francesco aprirà una nuova pagina, una nuova era per la Chiesa. Oggi l’uomo ha bisogno di un altro Francesco, e lo Spirito Santo ha realizzato questo sogno donando alla Chiesa il nuovo Papa”.

Mercoledì, 05 Febbraio 2014 16:54

S. FRANCESCO E IL SULTANO ALLA BIENNALE DI VERONA

Fumetto copertina volantino Congresso 2013 ATS

Il famoso fumetto storico-artistico che narra la storia dell'incontro tra Francesco di Assisi e il sultano Malek al-Kamel, nel 1219, durante la quinta crociata, è stato selezionato dal Comitato Scientifico della Prima Biennale della Creatività di Verona, e parteciperà anche al concorso previsto dagli organizzatori. Il noto critico e storico dell'arte Vittorio Sgarbi ha diretto la selezione delle opere che saranno presenti alla Biennale.

Con grande gioia e emozione pubblico questa notizia, che è anche un invito agli amici a presenziare con la loro visita alla rassegna artistica, la prima in Italia con questa impostazione.

Francesco Lucianetti e lo scrivente, Gianfranco Trabuio, insieme al Padre Commissario di Terra Santa per il Triveneto, fra Adriano Contran, saranno lieti di incontrarvi.

QUALUNQUE INFORMAZIONE SUL SITO: www.biennaleitaliacreator.it.

 

biennale creatività verona

 

comstampa biennale.pdf-page-001

comstampa biennale.pdf-page-002

 

 

 

Mercoledì, 29 Gennaio 2014 15:49

INNO DI UN BAMBINO MAI NATO

Domenica 2 febbraio 2014 la Chiesa italiana celebra la 36a "Giornata per la Vita". E' dal 1978 che su indicazione di Papa Paolo VI, la prima domenica di febbraio viene solennemente celebrata come "Giornata per la Vita", quest'anno la coincidenza temporale del 2 febbraio coincide con la festa liturgica della Presentazione di Gesù Bambino al tempio, al profeta Simeone, e in tutte le chiese italiane ci saranno manifestazioni per rinnovare l'impegno della Chiesa e dei laici per la promozione e la tutela della vita nascente.

PAOLO VI 2

Papa Paolo VI promotore della Giornata per la Vita

 

Generare futuro

I figli sono la pupilla dei nostri occhi... Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?". Così Papa Francesco all'apertura della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù ha illuminato ed esortato tutti alla custodia della vita, ricordando che generare ha in sé il germe del futuro. Il figlio si protende verso il domani fin dal grembo materno, accompagnato dalla scelta provvida e consapevole di un uomo e di una donna che si fanno collaboratori del Creatore. La nascita spalanca l'orizzonte verso passi ulteriori che disegneranno il suo futuro, quello dei suoi genitori e della società che lo circonda, nella quale egli è chiamato ad offrire un contributo originale. Questo percorso mette in evidenza "il nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa si innesta nell'atto generativo e nell'esperienza dell'essere figli", nella consapevolezza che il bambino "impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti". 

 

NATALE SEMPRE

Un caro amico frate francescano, anziano e molto vivace, mi ha dato questa stupenda poesia sul Natale di un bambino mai nato. È un’amara e sofferta riflessione di una madre cui fa seguito una serie di versi commoventi scritti da Gesù, e si chiude in modo inaspettato.

        Un coro di bambini, vestiti di gioia, cantano gloria e pace. Ma il suono di campane s’infrange come un’onda al davanzale. Mi scuote un singhiozzo e un nodo in fondo al petto: nel mio appartamento pesa la noia, non tace il mio tormento, la stanza è sempre vuota per quante cose io ci metta dentro.

        In questo vuoto in cui più non ti aspetto, sento il tuo tempo crescere, come qualcuno ti avesse adottato: adesso avresti un anno.   Oh! Potessi incontrarti e chiederti perdono, offrirti almeno un dono di Natale!    Una lacrima di luce dall’imposta socchiusa bagna dolcemente la mia stanza, e preme la finestra perché si apra al chiarore come ad un pianto. “Sei tu?”

“Oh! Era così povero,

e non aveva nulla;

l’ho stretto tra le braccia,

gli ho offerto la mia culla;

gli ho dato per coprirlo

un mantello di stelle,

per giocare, una festa

di fratelli e di sorelle.

Sì, l’ho adottato io,

gli ho dato il nome mio.

Tu non sapevi: i poveri

sono me stesso, i piccoli

li porto sempre appresso:

quello che fate a loro

l’avete fatto a me.

Credi all’amore. È il solo

che sappia perdonare ……

Io, che per farti vivere

ho scelto di morire.

Vivi e non più peccare!”     

Sento la sua presenza al davanzale:

“Aprimi la finestra, anche per noi oggi è Natale!

CENTRO DI AIUTO ALLA VITA

 

 

Logo di un Centro di aiuto alla Vita che illustra in modo quanto mai suggestivo il significato della poesia affidatami da fra Bernardino o.f.m.

Uno dei cardini della mistica del santo vescovo di Ginevra, patrono dei giornalisti, è certamente la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Infatti una delle sue più famose seguaci: santa Margherita Maria Alacoque, diventò la divulgatrice di questa devozione e dopo diverse visioni mistiche di Gesù stesso col cuore bene in vista sul petto, e su suo ordine, promosse la famosa pratica religiosa dei Primi Nove Venerdì del mese. Rinvio alle fonti storiche le persone interessate ad approfondire tali aspetti della vita di questi Santi straordinari, vissuti in pieno periodo riformista (luterano e calvinista). Solo pochi cenni per facilitare la comprensione di quanto verrò esponendo nel testo su san Francesco di Sales: Vescovo di Ginevra, Dottore della Chiesa, Confondatore dell'Ordine della Visitazione di Santa Maria, Santo della Amabilità. Fatto santo nel 1665 da Papa Alessandro VII, proclamato Dottore della Chiesa nel 1877 da Papa Pio IX e infine, proclamato patrono dei giornalisti e scrittori cattolici da Pio XI nel 1923.

 In questo articolo desidero soltanto illustrare un aspetto particolare, e forse poco conosciuto, della sua dottrina sull'Amore Divino e sulla Divina Volontà, pubblicando le preghiere del triduo a lui dedicato in occasione della memoria liturgica il 25 gennaio.

“La preghiera ottiene da Dio più di quanto chiede”    ( S.Francesco di Sales).

Triduo di preghiera a San Francesco di Sales. Devozione alla Divina Volontà d'Amore.

O dolcissimo Santo, che nel tuo ardente amore per Dio hai conformato sempre la tua alla Divina Volontà di Amore e hai detto che " il carattere delle Figlie della Visitazione è di rimirare in ogni cosa questa Divina Volontà e seguirla" , ottieni a noi la grazia di conoscere quanto amabile Essa sia sempre e in ogni cosa; e credendo all'Amore di questa Divina Volontà per noi ed in questo amore sperando, possiamo giungere ad amarLa secondo i tuoi desideri e i desideri ardenti del Cuore di Gesù.

 Gloria al Padre.....

 O dolcissimo ed amabilissimo Santo, che dell'amore alla Divina volontà hai nutrito il tuo cuore ed in esso hai trovato la Via della pace, fà che non cerchiamo altro cibo che questa Divina Volontà d'Amore; fà che possiamo ripetere con il cuore più che con la voce, quelle tue parole sante : "O dolcissima Volontà del mio Dio, sii sempre fatta; o eterni disegni della Volontà del mio Dio, io vi adoro, consacro e dedico la mia volontà, per volere eternamente ciò che eternamente hai voluto Tu.

 Gloria al Padre.....

 O amabilissimo Santo, che a ragione fosti chiamato il santo Dottore della Divina Volontà, perchè sempre, con la vita e le parole e con gli scritti tuoi soavissimi  hai cercato di farLa conoscere e amare, e che sempre più attratto ad quell'amore non hai cessato di ripetere il grido del tuo cuore: " Che cosa io posso più desiderare in Cielo o in terra , che di vedere adempiuta questa Divina Volontà",fà che noi, sul tuo esempio, non solo ci uniamo ad Essa, ma fatti apostoli di  questa Divina Volontà d'Amore, bramiamo di vederla da tutti amata ed adorata.

 Gloria al Padre.....

san francesco di sales

san Francesco di Sales

Ora, è necessario puntare l'attenzione sull'espressione: "Divina Volontà di Amore", perché proprio da questa muoverò i miei passi per illustrarne la grande attualità e significato profetico, alla luce del processo di canonizzazione in atto della Serva di Dio Luisa Piccarreta (1865 - 1947). Questa donna è vissuta per 62 anni a letto a causa di una malattia strana e non guaribile, non poteva mangiare e si è nutrita solo con l'Eucaristia quotidiana. Ha avuto dialoghi innumerevoli con Gesù e su ordine di un suo padre spirituale li ha trascritti in 36 volumi. Questo fatto rimanda alla memoria un'altra santa meravigliosa, teologa dell'espiazione: santa Veronica Giuliani (1660 - 1727), monaca clarissa cappuccina di Città di Castello. Anche santa Veronica sotto dettatura di Gesù Crocifisso e della Madonna scrisse oltre 30.000 (Trentamila) pagine di dialoghi, tutti rigorosamente conservati negli archivi vaticani e contenenti una corrispondenza mistica profondissima sulla sofferenza offerta in espiazione dei peccati e per la conversione dei peccatori. Su questo aspetto non mi dilungo, ma invito chi legge a farsi un'idea della vita di questa Santa consultando le fonti oggi disponibili sul web.

Ritorno alla serva di Dio, Luisa Piccarreta, per fare emergere dalle mie ricerche quanto Dio guidi le anime dei santi ad incontrarsi e a contagiarsi nella santità. Luisa per molti anni ebbe come padre spirituale un santo: Annibale Maria di Francia (1851 - 1927), fondatore nel 1901 di due congregazioni religiose, i Rogazionisti del Cuore di Gesù e le Figlie del Divino Zelo del Cuore di Gesù. Questo santo sacerdote curò personalmente la pubblicazione dei primi 19 volumi dei dialoghi di Gesù con Luisa.

SANTANNIBALE MARIA DI FRANCIA                      LUISA PICCARRETA

  sant'Annibale Maria di Francia                                   Luisa Piccarreta

Perché questo percorso che sto delinenando è importante? Vedete, la potenza esplicativa di una ricerca, in qualunque campo si faccia, sta nel mettere insieme le coincidenze e le connessioni tra gli eventi. Sono queste a rendere affascinante e ricca di conseguenze pratiche la vita spirituale di chiunque si avvicini alle due coordinate che ne generano una terza, in una visione geometrica dello spazio dello Spirito, che è l'intuizione.

Ecco, è importante riuscire a mettere insieme alcuni tasselli del mosaico che sto descrivendo, per comprenderne la rilevanza per il nostro beneficio spirituale. Ora, Annibale Maria di Francia ebbe la ventura di conoscere molto bene Luigi Orione proprio durante il disastroso terremoto di Messina del 1908. Il cataclisma provocò un importante afflusso, in quel disastro, di moltissimi volontari tra i religiosi, per aiutare quelle popolazioni, e i due futuri santi proprio lì cementarono la loro amicizia e cooperarono con le loro Congregazioni religiose. Annibale Maria di Francia fu proclamato beato nel 1990 dal papa Giovanni Paolo 2° e fatto santo dallo stesso Papa nel 2004. Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, fu proclamato beato nel 1980 dal papa Giovanni Paolo 2°, e fatto santo dallo stesso Papa lo stesso giorno 16 maggio 2004 insieme con Annibale Maria di Francia.

Ritorniamo, però, all'inizio della nostra esposizione per concludere in modo del tutto suggestivo e edificante il tema della Divina Volontà. Ebbene, la Serva di Dio, Luisa Piccarreta in quei 36 volumi ha scritto tutto quello che era possibile scrivere sotto la dettatura di Gesù, proprio sulla Divina Volontà. Per noi tutti è  quanto mai arduo affrontare questo argomento. Quali e quante sono le implicazioni nella nostra vita quotidiana dall'accettare gli eventi che ci accadono. Quanta fatica facciamo a recitare il Padre Nostro quando diciamo: "Sia fatta la tua volontà" e ci troviamo in momenti di buio, di sofferenza e di disperazione. Ecco, l'aiuto che ci può venire da questi santi e dalla futura beata Luisa, è proprio un rimando al significato profondo della nostra esistenza: siamo credenti al punto di accettare la volontà del Padre in tutti i momenti della nostra vita? Siamo consapevoli che se siamo creature di Dio chiamate alla vita eterna, dopo la nostra morte, godremo della sua visione in paradiso? L'anima che Dio ci ha dato non muore, è unica e vivrà per sempre. Le esperienze dei mistici e gli insegnamenti della Vergine nelle sue apparizioni su questo argomento non lasciano dubbi.

Quali scenari si aprono a riflettere su questi semplici fatti!

Mi permetto un invito a voi tutti che mi leggete su questo sito: andiamo a trovare san Francesco di Sales presso il Monastero della Visitazione a Treviso (Via Mandruzzato, 22). Potremo venerare il cuore incorrotto del Santo custodito dalle suore Visitandine e pregarlo con le parole del Triduo iniziale, chiedendo che ci apra il cuore alla comprensione della Divina Volontà d'Amore.

sacro cuore VISITAZIONE                                 cuore incorrotto di san francesco di sales

logo dell'Ordine della Visitazione         Reliquiario con il cuore incorrotto di san Francesco di Sales

 


 

 

 

 

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