Martedì, Aprile 20, 2021
Gianfranco Trabuio

Gianfranco Trabuio

Le tre fedi monoteistiche a Gerusalemme.   

 

                                                                                                        PIANTA DI GERUSALEMME

Pianta antica della città di Gerusalemme

PREMESSA.

          Il tema che affrontiamo in questa relazione è di straordinaria attualità, sia dal punto di vista religioso, siamo in Quaresima, sia dal punto di vista politico, la guerra continua nella terra di Gesù.

Ora, noi tutti sappiamo come nella vita di Gesù i quaranta giorni di digiuno nel deserto siano stati quelli della preparazione alla Passione e alla Morte, ma anche alla Risurrezione.

Noi cristiani siamo persone di fede abituate a lavorare e a vivere proiettate nella speranza e promotrici di carità. In questa relazione tenterò di spiegare come orientarci in quel contesto che affonda le radici alle origini della storia dell’uomo.

Il mio è un tentativo non è un teorema, e per questo insieme a voi desidero fare una preghiera allo Spirito Santo, perché illumini me, che scrivo, e voi, che leggete, in modo che la lettura porti frutti buoni per la nostra comunità.

Prima parte.

L’argomento da sviluppare in questa  analisi non è né semplice, né facile. Cominciamo dal titolo che ho voluto enunciare fin dall’inizio in modo provocatorio ma anche in modo stimolante.

Oggi, la città; che per noi fedeli seguaci di Gesù Cristo rappresenta la città della condanna, della morte e della sua risurrezione; è ancora al centro della tensione internazionale. Le guerre che attorno allo stato di Israele si sono combattute e si stanno tragicamente combattendo, chissà ancora per quanto tempo, ruotano tutte attorno alla costituzione dello stato di Israele nel 1948.

Gli arabi e i palestinesi non hanno mai accettato e non accetteranno, forse mai, la esistenza di uno stato ebraico sui loro territori.

Perché?

Ho volutamente detto “stato ebraico” e non banalmente israeliano, perché la ragione profonda sta tutta nella religione, ovvero nelle religioni che su quel territorio si sono formate e costruite nei secoli.

Vedete, oggi molti di noi, anche negli ambienti intellettuali cattolici, vivono in una profonda ignoranza delle altre due religioni: l’ebraismo e l’islam. Fino a qualche decennio fa la nostra cultura religiosa cattolica era abbastanza estranea alle altre due religioni, cosiddette del Libro, perché le aree di intersezione e di conflitto culturale e religioso esistevano, sì, ma erano lontane dalla nostra quotidianità. Non ci toccavano più di tanto. La storia è sempre stata piena di eventi conflittuali tra le religioni, in particolare tra Islam e Chiesa di Roma, però nel secolo scorso c‘era stata una specie di convivenza non contrapposta, non belligerante.

Da qualche decennio a questa parte, le organizzazioni fondamentaliste islamiche si sono risvegliate e stanno mettendo in grosse difficoltà le nostre quiete abitudini di vita e di lavoro.

Perché?

Io tenterò di dare qualche chiave di lettura a questi due perché, e saranno chiavi plurime abbastanza complesse e che certamente non apriranno tutte le porte che sarebbe necessario aprire per capire i fenomeni sottostanti. La brevità della esposizione comporta che io tenti, per il momento, di enunciarne alcune.

Sul primo perché, è necessario fare riferimento alle radici dell’Islam. Ora, nella cultura musulmana e nella Sunna, che rappresenta la loro tradizione con tutti gli hadit del profeta Muhammad e dei sapienti interpreti difensori del Corano, la terra si divide in due parti: dar al Islam (terra dell’Islam) e dar al Harb (terra della guerra). Cioè, per il credente musulmano la terra è tutta destinata, per volere di Allah, a diventare terra dell’Islam. Non esiste l’eventualità e tanto meno la possibilità che possano esistere altre religioni su questa terra. Alla fine del mondo tutto il pianeta e i suoi abitanti dovranno essere sottomessi alla legge di Allah, clemente e misericordioso, perché tutti gli uomini devono salvarsi.

Come è possibile convertire all’Islam le popolazioni che non lo vogliono o che hanno altre fedi radicate nella loro storia? Semplicemente con la conversione forzata o con la legislazione civile che impedisce, alla fine, di poter praticare la propria fede originaria, oppure, come è successo a Cipro in questi ultimi anni, con la semplice distruzione delle chiese e dei luoghi di culto da parte dei turchi, che aspirano ad entrare nell’Unione Europea.

La storia della conquista araba, a partire dalla morte del profeta Muhammad,  delle nazioni del Nord Africa, della Palestina, della Siria, della Persia, dell’India e della Spagna, si è svolta secondo quei canoni. Per esempio, la legislazione fiscale nei territori conquistati (parliamo degli anni che vanno dal 629 dopo Cristo in avanti, e quindi anche oggi), prevede che i fedeli delle altre due religioni del Libro, gli ebrei e i cristiani, possano praticare la loro fede nei luoghi di culto, esclusivamente, a patto che paghino una tassa speciale chiamata “al Dhimma”. Cioè, ebrei e cristiani hanno lo statuto dei protetti, nel senso che possono rimanere ebrei e cristiani, e nessuno glielo impedisce, solo se pagano questa tassa. Ora, questa tassa di protezione, che è una specie di pizzo alla siciliana, si è evoluta nei secoli. All’inizio della conquista araba era molto forte, consisteva nel versare all’autorità islamica anche il 50% del raccolto. Risulta evidente, anche a chi non se ne intende di fisco, che ebrei e cristiani alla fine o emigravano in altri territori o si convertivano all’Islam, e questa era la soluzione più semplice.

Questo status giuridico dell’ebreo o del cristiano veniva e viene chiamato Dhimmi, e nelle società musulmane essere un Dhimmi significa essere un cittadino di serie B, con minori diritti civili e minori opportunità di lavoro e di carriera nelle strutture dello stato islamico.

Ora, per ritornare alla spiegazione originaria sul conflitto contro lo Stato di Israele, la genesi della guerra è forse più chiara nelle sue radici religiose, perché quella terra oggi occupata dagli ebrei è stata dal 638 dopo Cristo,salvo qualche interruzione durante le Crociate, territorio musulmano: dar al Islam, e nella visione religiosa e culturale del musulmano un territorio che veda la presenza dell’Islam diventa automaticamente dar al Islam!!! Per sempre, fino alla fine del mondo.

Ecco perché il mondo arabo e musulmano non sopporta l’idea dell’esistenza dello stato di Israele.

PREGHIERA AL MURO DEL PIANTO

 Folla in preghiera al Muro del Pianto nel cuore della città vecchia

 Seconda parte.   

Sul secondo perché, è necessario fare riferimento alla storia della filosofia islamica. In una conferenza tenuta a Venezia dal professor Hasan Hanafi, docente di filosofia presso l’Università del Cairo in Egitto, ho appreso che la cultura islamica universitaria si sente orfana del nostro progresso filosofico. Hanafi ha dichiarato apertamente che lo stato della loro evoluzione filosofica è fermo al nostro Medioevo, e che il sogno dei filosofi egiziani, ma non solo, è quello di riuscire a far germinare nella cultura islamica quei fermenti di apertura al progresso scientifico e culturale che, in gran parte, il sistema di potere dei capi religiosi ha impedito e continua ad impedire, terrorizzati come sono dalla comparsa dei concetti di libertà di pensiero, di libertà di parola, di libertà di coscienza, di libertà di religione.

Come vedete le spiegazioni dei fenomeni sociali e politici non sono mai semplici, anzi.

Allora è chiaro che la violenza, il terrorismo, le guerre contro l’Occidente, e soprattutto contro il cristianesimo, rappresentato dalla Chiesa di Roma, hanno alla loro origine delle motivazioni così forti che non si possono contrastare o vincere semplicemente con la guerra contro le potenze islamiche.

Noi fedeli della Chiesa di Roma dobbiamo fare tesoro degli insegnamenti profondi e illuminati del nostro Papa emerito Benedetto XVI. Nell’incompreso discorso magistrale, tenuto all’Università di Regensburg durante la visita nella sua terra natale il 12 settembre 2006, il nostro Papa aveva messo bene in evidenza come il dialogo sia possibile a partire dalla conoscenza reciproca e non dalla violenza e dalla sopraffazione, come oggi, purtroppo, il fondamentalismo islamista fa vedere con sempre maggiore sgomento.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare del Papa emerito si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio». Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre; la sua concettualizzazione, comunque, trova terreno fecondo ai tempi di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Non è il caso di far riferimento ai testi di Agostino o di Anselmo in proposito. Non è questa la sede.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ora, vedete di tentare una riflessione, secondo la vostra esperienza, sul come si deve sentire un insieme di persone credenti in un certo credo religioso che comprende non solo la fede, ma anche la politica, l’economia, il diritto, la filosofia, la vita quotidiana; quando cominciano ad introdursi nel loro sistema culturale i germi della diversità e dell’innovazione. Sembra naturale una reazione di chiusura e di conservazione. Poi, se la religione e i predicatori sostengono che la diversità, e l’innovazione, provocherebbero la distruzione della loro fede, beh, pensate un po’ come reagirebbero queste popolazioni. Quindi, è naturale e ovvia la reazione violenta e irrazionale contro chiunque tenti di parlare di comprensione e di dialogo. Il fondamentalismo, qualunque sia la fede, è sempre violento e irrazionale, disastroso e irrecuperabile per le popolazioni che vengono coinvolte, loro malgrado, nelle tempeste della rabbia e dell’odio.

Il guaio, per noi cristiani, è che i nostri intellettuali cattolici, e anche parte degli ecclesiastici, poco conoscono della vita reale in quelle società dove il fondamentalismo è pratica quotidiana con i massacri e il terrore, e parlano di Islam moderato e di musulmani moderati, che pure esistono, perbacco, ci mancherebbe! Però il musulmano moderato in quei contesti culturali deve prima di tutto pensare alla sua vita e alla sua famiglia e al suo lavoro, mica può mettersi a parlare contro il fondamentalismo. Immediatamente verrebbe accusato di apostasia e condannato a morte. Ma anche in Europa e in Italia i musulmani moderati devono guardarsi dal manifestare in pubblico il loro dissenso contro il terrore. Gran parte degli imam che reggono le moschee in Italia sono di formazione Wahabita, e sono gli strenui assertori della guerra santa, dell’odio contro la chiesa di Roma, e della violenza contro l’Occidente.

Come vedete non è facile entrare in Gerusalemme senza un bagaglio culturale adeguato. Si rischierebbe di prendere qualche cantonata poco salutare. Gerusalemme è destinata a restare ancora per molti anni al centro delle tensioni internazionali.

MOSAICO DELLA CITTà DI GERUSALEMME                                                      Antico mosaico della città di Gerusalemme che si trova a Madaba in Giordania                                                                                                           

 È necessario, però, fare anche altre considerazioni di natura metastorica, bisogna andare oltre l’analisi dei fatti e degli eventi per portarsi su un terreno quasi teologico.

Per esempio, è quanto mai opportuno inquadrare la situazione temporale di Gerusalemme nella dimensione della divinità. Dio c’entra nella storia degli uomini? Dio ha un ruolo nella nostra vita presente e futura?

I credenti in Dio quale contributo possono dare, o meglio, quale contributo devono dare per essere congruenti al disegno di Dio nella storia della salvezza?

Ecco, queste semplici considerazioni ci portano a puntare la lampada della nostra ricerca su cammini ancora poco esplorati e che richiedono il coraggio e la fantasia di un Cristoforo Colombo, stimolano la creatività degli spiriti liberi e nello stesso tempo profondamente legati a Dio e al suo piano di salvezza per tutta l’umanità.

Allora entriamo a Gerusalemme per capire qualcosa di più delle tre religioni del Libro, e per salire al suo monte santo con la convinzione che, una volta arrivati sulla cima, ci si possa sedere e riflettere sul nostro destino e sul ruolo giocato da Dio nel mettere sullo stesso monte i credenti: ebrei, cristiani, musulmani.

Immaginiamolo questo Dio che parte con la creazione del mondo  e dell’uomo, che manda profeti al suo popolo Israele, che manda il suo Figlio Gesù a salvare l’umanità dal peccato originale per aprire agli uomini la strada della salvezza osservando la sua parola, il suo insegnamento; che lascia la responsabilità a un credente arabo, Muhammad, di fare una sintesi originale e sovversiva della Bibbia e del Vangelo da predicare, per sottomettere, mai pacificamente, intere popolazioni a quella nuova sintesi religiosa.

Ma ci abbiamo mai pensato a questa situazione?

Abbiamo mai avuto modo di capire cosa vuole Dio da noi in questa nostra condizione umana?

Abbiamo mai realizzato l’idea che Gerusalemme rappresenta la chiave di volta della salvezza di tutta l’umanità?

Ecco alcune domande, ancora provocatorie e stimolanti, che forse non trovano risposte semplici e immediate, ma alle quali è assolutamente necessario trovare un riscontro.

Terza parte.

Vediamo ora una sintesi su Gerusalemme nelle tre religioni monoteistiche, come luogo storico e come tema teologico.

La città di Gerusalemme ha assunto nelle tradizioni delle tre religioni un valore simbolico e un pregnante significato spirituale.

Per l’Ebraismo, Gerusalemme non fu mai città di luoghi sacri, né luogo-ricordo di eventi passati; essa è in se stessa Santa, simbolo dell’esistenza e della continuità di un popolo cacciato, umiliato, massacrato, che mai disperò della promessa della sua restaurazione espressa nella Bibbia dai salmi e dai profeti, ed è sempre viva, attraverso i secoli, nella liturgia, nelle preghiere e nelle aspirazioni individuali di ogni giorno.

La letteratura rabbinica accolse il simbolismo della “Gerusalemme celeste”, dirigendolo prima di tutto e soprattutto verso la Gerusalemme terrestre, come centro di raccolta di tutto il popolo. Additò, anzi, nella terrestre l’archetipo della celeste; anche i grandi mistici non separarono mai l’una dall’altra; e il Talmud (raccolta delle discussioni tenute nelle accademie giudaiche) mette sulla bocca di Dio l’espressione: “Non entrerò nella Gerusalemme celeste se prima non sarò entrato nella Gerusalemme terrestre”, da qui il significato del bellissimo saluto tra gli ebrei: “l’anno prossimo a Gerusalemme”. La tradizione ebraica mantiene un’idea globale di Gerusalemme, con tutto il suo significato geografico, economico, etnico, politico, che non esclude, certo, ma neppure evidenzia in modo particolare, il suo significato religioso.

La considerazione cristiana di Gerusalemme ha sempre oscillato tra la dimensione terrestre e la dimensione celeste della città santa. Della Gerusalemme celeste parlano le fonti cristiane (Apocalisse 12, lettera agli Ebrei 12,22, lettera ai Galati 4,26): essa è l’archetipo della terrestre, è la madre di tutti i cristiani, immagine della Chiesa. Il centro del cristianesimo è infatti Cristo, e la santità risiede nella comunità, non in un luogo.

Vi è anche un vivo interesse per la Gerusalemme terrestre (e la Palestina) dove si svolsero i grandi eventi della storia cristiana, legati a un contesto locale e storico ben preciso: la presentazione al tempio, l’infanzia, la predicazione, la passione, la morte, la risurrezione, l’ascensione di Gesù Cristo; la pentecoste, la nascita della prima comunità cristiana. Per questi motivi la Gerusalemme celeste non soppiantò mai la terrestre, la de-territorializzazione non fu mai assoluta.

Come manifestazione terrestre della forma perfetta della città di Dio (Gerusalemme celeste), essa ha ispirato numerosi progetti urbanistici del medioevo e del rinascimento. Le descrizioni dei pellegrini dei primi secoli del medioevo diffusero in Europa l’immagine del tempio di Gerusalemme, riprodotto in un grande numero di edifici religiosi a pianta centrale sul modello della moschea di Omar (la cupola della roccia). La stessa identificazione della moschea di Omar con l’immagine dell’antico tempio fu a lungo diffusa nell’iconografia popolare ebraica europea.

L’atteggiamento dell’Islam verso Gerusalemme si ispira essenzialmente alla sura 17,1 del Corano: “Lode a colui che trasportò il suo servo dal tempio sacro al tempio più remoto”, in arabo “Al Aqsa”. I musulmani identificarono il “tempio più remoto” con l’attuale moschea e legarono quindi la città alla figura di Muhammad. Questo legame e quello di Abramo (e di suo figlio Ismaele capostipite degli arabi) con il  monte del tempio hanno fatto sì che Gerusalemme sia considerata la terza città santa dell’Islam (dopo La Mecca e Medina). Nei primi tempi la preghiera canonica musulmana non fu rivolta verso La Mecca, ma verso Gerusalemme. Maometto cambiò la direzione dopo aver ordinato e partecipato al massacro delle tribù ebraiche di Medina, che non lo vollero accettare come ultimo profeta inviato da Dio.

LA MOSCHEA DI OMAR

 Scorcio della Moschea di Omar, Cupola della Roccia, collocata sulla spianata delle moschee sopra il Muro del Pianto nella città vecchia

                                                Fatte queste semplici ma puntuali precisazioni su cosa rappresenta Gerusalemme per le tre religioni, ritorniamo a riflettere su di noi in rapporto alle altre due religioni proprio lì a Gerusalemme. Mi piacerebbe raccontarvi del ruolo della Custodia della Terrasanta e dei frati francescani, dall’inizio del pellegrinaggio di San Francesco nel 1219 proprio nella terra di Gesù, fino ad oggi. Lo faremo in altre occasioni.

Ora, dopo l’esposizione fatta fin qui, mi sembra ancora stimolante fare ulteriori considerazioni del  disegno divino su Gerusalemme. Premesso che la storia sacra, dalla Bibbia al Vangelo, ci fornisce elementi di riflessione abbondanti sul destino dei credenti, certamente non ci fornisce risposte alle domande enunciate in precedenza se non in una dimensione escatologica, in una proiezione verso l’eternità dove la fede gioca un ruolo assoluto ma non fornisce risposte valutabili con i criteri della scientificità cui siamo abituati nella nostra cultura occidentale.

Immaginiamo di poter osservare dall’alto del monte Sion i fedeli delle tre religioni nella loro vita quotidiana.

Gli Ebrei, i nostri fratelli maggiori, fedeli assertori dell’attesa del Messia che deve ancora venire, che vanno a pregare nelle sinagoghe, si appressano con grande fede al Muro del Pianto, ultimo baluardo delle grandi mura del tempio distrutto dall’imperatore romano Tito nel 70 dopo Cristo, e che vivono la loro quotidianità intrisa di speranza e di terrore. Perché mi sembra ovvio che attorno allo stato di Israele, dalla sua fondazione, si coalizzano in modo ossessivo le forze armate del terrorismo arabo e palestinese. L’atteggiamento del fedele ebreo, mi sembra tanto condizionato da questa situazione concreta di disperazione che immagino preghi Dio che liberi Israele dai nemici che lo opprimono, come tutta la Bibbia ricorda, in particolare nei Salmi.

Vediamo il fedele cristiano, quasi sempre di origine palestinese, che in condizioni di minorità  sociale e economica si rivolge fiducioso a Dio-Gesù Cristo nelle tante chiese, tante quante sono le confessioni cristiane presenti a Gerusalemme, pregandolo di concedere la grazia della pace in quel martoriato angolo di mondo da sempre sotto il tiro della violenza e dell’oppressione. Poveri cristiani! Loro veri credenti nella pace e fautori di pace vedersi trattare come fossero dei nemici dello stato di Israele, perché palestinesi in gran parte, e quindi visti con sospetto e diffidenza anche dai loro concittadini musulmani, perché espressione della Chiesa di Roma.

E infine osserviamo il fedele di Allah e seguace del profeta Muhammad che puntualmente cinque volte al giorno prega al richiamo del muezzin e si rivolge ad Allah, clemente e misericordioso, e al venerdì va alla moschea dove a volte viene arringato dagli imam, o dalle altre autorità islamiche, a prepararsi alla guerra e al martirio, pronto per qualunque “intifada” e che cova dal lontano 1948 l’idea della vittoria sullo stato di Israele e proprio per questa terribile determinazione, pronto ad immolarsi suicidandosi, così assassinando altri incolpevoli e inermi cittadini.

Dei tre credenti, mi sembra che il cristiano sia il più esposto alla scomparsa dalla città santa, proprio perché preso tra due blocchi sociali e economici che gli rendono la vita sempre più difficile. D’altra parte i cristiani sono anche gli unici a perseverare nel loro sforzo di dialogare con tutte le altre fedi di quei territori.

Forse questa cultura di base, che manca sia agli ebrei che ai musulmani, li espone ancora di più ai rischi di esclusione sociale ma nello stesso tempo li rende attori credibili e testimoni convinti della convivenza senza odio e senza terrore.

Ecco perché è importante la presenza cristiana a Gerusalemme. I cristiani che praticano gli insegnamenti di Gesù saranno sempre perseguitati, subiranno sempre le angherie del potere politico e religioso delle altre fedi, però è anche vero che solo i cristiani hanno dalla loro la cultura del dialogo, e bene ha fatto e continua a fare la Chiesa di Roma, prima col Papa  Benedetto XVI e ora con Papa Francesco, ad insistere su questo e a mettere in evidenza le contraddizioni di chi vorrebbe, come ai tempi di Gesù, far tacere la voce che stimola alla riflessione e alla conversione dei cuori. Altro che pace islamica! Ricordo banalmente che questa sarebbe possibile solo quando tutta l’umanità fosse musulmana, e quindi sottoposta ad una dittatura del potere religioso.

I cristiani hanno, quindi, un ruolo ancora strategico in quella città e in quei territori, sono ancora come ai tempi di Cristo segno di contraddizione nei riguardi di chi coltiva la violenza e la sopraffazione come criterio guida per il governo dei popoli.

Sono ancora i profeti inascoltati della parola di Dio che chiama tutti i popoli a salire sul suo monte santo!     

SANTO SEPOLCRO ingresso                                                              Ingresso alla basilica del Santo Sepolcro                                                                   

Mercoledì, 21 Gennaio 2015 13:42

EVENTO STRAORDINARIO DALLE SUORE VISITANDINE

 LOGO UCSI unione per il sito                   sacro cuore VISITAZIONE             lo fondazione  brusutti sfondo celeste

 

Cari corrispondenti e lettori,

desidero rendervi partecipi dell'evento che abbiamo realizzato sabato 31 gennaio presso il Monastero della Visitazione a Treviso, pubblicando alcune foto con S. E. monsignor Giovanni D'Ercole. Alla suggestiva iniziativa hanno partecipato con entusiasmo un bel gruppo di Dame e Cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La Santa Messa è stata solennemente accompagnata dalla Corale Musica Insieme di Castelfranco Veneto diretta dal Maestro Renzo Simonetto.

apertura intervista con mons Giovanni ridotta Apertura dell'evento con la presentazione del tema e dell'illustre relatore

BAGGIO ridotta

 Il Presidente dell'UCSI Veneto Gianfranco Baggio saluta l'ospite e i numerosi convenuti

MARCO BRUSUTTI ridotta

 Il dr. Marco Eugenio Brusutti, Presidente della Fondazione omonima, saluta e ringrazia

MONSIGNOR GIOVANNI RISPONDE 2ridotta

 Monsignor Giovanni D'Ercole risponde alle domande dell'intervistatore prof. Gianfranco Trabuio

MONS GIOVANNI BENEDIZIONE ridotta

 Monsignor Giovanni al termine della Santa Messa impartisce la benedizione

CAVALIERI COL VESCOVO 2 ridotta

 Dame e Cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che hanno partecipato all'evento

Questo è un invito veramente eccezionale, il 31 gennaio 2015 alle ore 16, presso il Monastero della Visitazione a Treviso, in via Mandruzzato 22 (si accede da Viale della Repubblica all'incrocio con Via San Pelajo) avremo l'opportunità di partecipare a un evento che rimarrà nella memoria delle Suore e di quanti vi parteciperanno.

Monsignor GIOVANNI D'ERCOLE, vescovo di Ascoli Piceno, e noto conduttore di programmi televisivi sulla RAI, in particolare su RAI2 con la trasmissione "La via di Damasco", ci intratterà sul tema: "Perché l'onestà oggi deve fare ancora notizia?" Sarà intervistato sull'argomento da Gianfranco Trabuio, pubblicista.

cuore incorrotto di san francesco di sales

 Reliquiario contenente il cuore incorrotto di San Francesco di Sales

L'evento promosso dall'UCSI regionale (Unione Cattolica Stampa Italiana) in collaborazione con la Fondazione Brusutti di Venezia, si svolge in concomitanza della festa di San Francesco di Sales, fondatore dell'Ordine della Visitazione, e patrono degli scrittori cattolici e degli operatori dell'informazione. Presso il Monastero è custodito e venerato il cuore incorrotto del Santo fondatore ed è attivo un numeroso gruppo di devoti della Guardia d'Onore al Sacro Cuore di Gesù.

La straordinarietà dell'evento risulta dalla felice coincidenza di altre due motivazioni:

il 31 gennaio la Chiesa Cattolica fa memoria liturgica di San Giovanni Bosco, figlio spirituale di San Francesco di Sales, e fondatore dei diversi Ordini Salesiani, sia maschili che femminili;

Monsignor Giovanni D'Ercole appartiene alla Famiglia Religiosa di San Luigi Orione (gli Orionini), e questo grande santo dei poveri è stato allievo di San Giovanni Bosco.

Risulta, quindi, con grande evidenza il profondo significato religioso che emerge da queste felici e provvidenziali coincidenze.

Al termine della conferenza S.E. Mons. D'Ercole celebrerà solennemente la Santa Messa coadiuvato da altri sacerdoti, accompagnato dalla corale "Musica Insieme" del maestro Renzo Simonetto.

A conclusione le Suore della Visitazione offriranno ai partecipanti un segno gioioso della loro ospitalità.invito informatico 31-1 final first page rivisto-1 invito informatico 31-1 final back page

 

 

 

Martedì, 16 Dicembre 2014 17:45

VIVERE IL NATALE E L'ISLAMISMO

famiglia cristiana in fuga dalla morte Famiglia cristiana in fuga dalla morte

         NATALE DI STRADA. 

         Ci ritroviamo pellegrini

         sulle strade del mondo

         in questo Natale di strada

         dall’ovest all’est

         dal nord al sud

         uomini cercano

         col bordone in mano

         gli occhi smarriti

         una speranza

         un riparo

         un anfratto

         una grotta.

         Il bambino Gesù nasce

         luce nuova nel mondo

         ma non basta

         ancora disastri

         di guerre

         di pianti

         violenze mai viste

         avvinghiano il mondo

         e i bambini di strada

         mai vedono un pellegrino

         mai una speranza

         nel loro Natale.

         Gesù

         cosa faremo noi

         assorti e assenti

         per i bambini di strada

         lontani nel mondo

         occhi lucidi e neri

         nella notte di questo Natale?

 bambini in campo profughi

Bambini cristiani in un campo profughi fuggiti dall'islamismo omicida

Questa poesia-preghiera scritta da Gianfranco Trabuio,

ha vinto il primo premio al Concorso nazionale di poesia Jacopone da Todi edizione 2014

Sabato, 06 Dicembre 2014 17:26

IMMACOLATA CONCEZIONE, GUADALUPE E LORETO.

PARROCCHIA DELL’ANNUNCIAZIONE IN OLMO DI MARTELLAGO

8 dicembre 2014 ore 20 30

GRUPPO DI DEVOZIONE ALLA DIVINA MISERICORDIA.

 

8 dicembre IMMACOLATA CONCEZIONE della Beata Vergine Maria, (per la storia dell’Immacolata Concezione rimando al sito www.gianfrancotrabuio.it dove nella cartella “Devozioni religiose” e in quella “Lourdes e dintorni mariani” si trova la relazione “La Madonna ci parla”.

 10 dicembre MADONNA DI LORETO (vedi più avanti la storia miracolosa sella traslazione da Nazaret)

 12 dicembre  Beata Vergine Maria di Guadalupe (Messico), l’apparizione, il 9 dicembre 1531, della "Morenita" all'indio Juan Diego, a Guadalupe, in Messico, è un evento che ha lasciato un solco profondo nella religiosità e nella cultura messicana. L'evento guadalupano fu un caso di “inculturazione” miracolosa: meditare su questo evento significa oggi porsi alla scuola di Maria, maestra di umanità e di fede, annunciatrice e serva della Parola, che deve risplendere in tutto il suo fulgore, come l'immagine misteriosa sulla tilma del veggente messicano, che la Chiesa ha di recente proclamato santo. (Vedi più avanti la storia miracolosa del mantello)

 12 dicembre Santa Giovanna Francesca di Chantal (fondatrice delle Visitandine) Digione, Francia, 1572 - Moulins, Francia, 13 dicembre 1641

La vita di Giovanna Frémiot è legata indissolubilmente alla figura di Francesco di Sales, suo direttore e guida spirituale, e di cui fu seguace e al tempo stesso ispiratrice e collaboratrice. Nata a Digione nel 1572, a vent'anni sposò il barone de Chantal, da cui ebbe numerosi figli. Rimasta vedova, avvertì sempre di più il desiderio di ritirarsi dal mondo e di consacrarsi a Dio. Sotto la guida di Francesco di Sales, diede vita a una nuova fondazione intitolata alla Visitazione e destinata all'assistenza dei malati. L'Istituto si diffuse rapidamente nella Savoia e nella Francia. Ben presto seguirono Giovanna, diventata suor Francesca, numerose ragazze, le Visitandine, come erano chiamate e universalmente note le suore dell'Isituto. Prima della sua morte, avvenuta a Moulins il 13 dicembre del 1641, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei.

 

LODATE IL SIGNORE PERCHÉ È GRANDE, ETERNA È LA SUA MISERICORDIA

Chi pratica la misericordia non teme la morte!

O CIELI PIOVETE DALL'ALTO, O NUBI MANDATECI IL SANTO
O TERRA, APRITI O TERRA E GERMINA IL SALVATOR.  (di Kiko Arguello)

Siamo il deserto, siamo l'arsura: Maranathà, Maranathà
Siamo il vento, nessuno ci ode: Maranathà, Maranathà. Rit.
Siamo le tenebre, nessuno ci guida: Maranathà, Maranathà.
Siam le catene, nessuno ci scioglie: Maranathà, Maranathà. Rit.
Siamo il freddo, nessuno ci copre: Maranathà, Maranathà.
Siamo la fame, nessuno ci nutre: Maranathà, Maranathà. Rit.
Siamo le lacrime, nessuno ci asciuga: Maranathà, Maranathà.
Siamo il dolore, nessuno ci guarda: Maranathà, Maranathà. Rit.

INTENZIONI DI PREGHIERA

ROSARIO DELLA VERGINE MARIA CHE OGGI RICORDIAMO “IMMACOLATA CONCEZIONE”.

MISTERI GAUDIOSI MEDITATI SECONDO SANTA FAUSTINA KOWALSKA

LITANIE LAURETANE

 Canto: IMMACOLATA

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

     Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

     Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

     Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

     Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.       Amen.

Santa casa di Loreto

La Santa Casa della Madonna a Loreto

 Ora, per fare chiarezza sulla Casa della Madonna che si trova dentro alla basilica di Loreto, riporto un brano del prof. Giorgio Nicolini di Ancona, responsabile di Tele Maria: www.telemaria.it. Purtroppo anche tra esponenti di rilievo della Chiesa Cattolica è in atto da tempo una falsificazione storica sugli eventi miracolosi riguardanti la traslazione della casa della Madonna da Nazaret. Questo fa parte della apostasia silenziosa in atto dentro alla Chiesa Cattolica come prevista dai mistici e dall’Apocalisse.

 

IN PREPARAZIONE DELLA FESTA LITURGICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA. (9-10 dicembre 2014)

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DI TERSATTO (9-10 maggio 1291)

Le principali documentazioni storiche esistenti comprovano la “veridicità storica” di “almeno” cinque “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (in Croazia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DI TERSATTO (Croazia)

 Il Beato Pio IX, il grande Pontefice nativo dell’anconitano e “miracolato” nella stessa Santa Casa di Loreto, a riguardo di essa scrisse memorabili parole. Celebre, in proposito, fu la sua Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852, nella quale così solennemente dichiara: “Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto… (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”.

Come ogni altro Pontefice che ne ha trattato, il Beato IX identificò a Tersatto, in Dalmazia, oggi quartiere di Fiume, il primo luogo in cui “sostò” nel 1291 la Santa Casa di Nazareth durante le sue molteplici “miracolose” traslazioni.

Riguardo alle documentazioni su tali fatti accaduti, esistevano degli scritti e testimonianze composti dai contemporanei a tali eventi miracolosi, che oggi purtroppo in gran parte sono andati perduti, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Ma esistono scritti e testimonianze posteriori che rimandano a quei documenti dell’epoca, visti e riportati da altri. Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo.

Le chiese, in modo particolare, ancor più dei “documenti scritti”, sono le più inoppugnabili “prove” della verità dei fatti che esse intendono celebrare, perché se esse sono state edificate e consacrate per ricordare gli “eventi miracolosi” delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth ciò è stato possibile perché così hanno voluto i Vescovi dell’epoca, costituendo esse perciò una “approvazione ecclesiastica” inconfutabile da parte dei “testimoni oculari” più autorevoli: i Vescovi stessi dell’epoca, di varie località.

A Tersatto, ove esiste tutta una tradizione locale esattamente parallela a quella di Loreto, c’è un Santuario, risalente al XIII-XIV secolo, che ricorda proprio la sosta della Santa Casa in quel luogo per circa tre anni e mezzo. Anche una lapide, ancor oggi esistente, riporta questo fatto “storico”, essendovi scritto in essa: “Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazarette a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294”.

CANTO

SPIRITO DI GESÙ EFFUSO IN NOI (4 VOLTE)

CORPO DI GESÙ DONATO A NOI  (4VOLTE)

SANGUE DI GESÙ DONATO A NOI    (4 VOLTE)

CUORE DI GESÙ DONATO A NOI      (4 VOLTE)

CUORE DI MARIA DONATO A NOI    (4 VOLTE)

 

STORIA DELLE APPARIZIONI DI GUADALUPE

Il 9 dicembre 1531 la Madonna apparve sulla collina del Tepeyac a Guadalupe, in Messico, ad un povero indio di nome Juan Diego. Nella prima apparizione, la Signora gli disse di essere “La perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo unico Dio” e gli ordinò di recarsi dal vescovo, perché voleva che si erigesse un tempio ai piedi del colle.

 In un primo momento il vescovo non volle credervi, poi, però, vista l’insistenza  di Juan Diego, gli disse di chiedere un segno alla Madonna. Il 12 dicembre la Vergine apparve di nuovo e fece raccogliere al veggente delle rose “di Castiglia”, che non fioriscono nella stagione invernale. Giunto all’episcopato, nell’istante in cui l’indio aprì il suo mantello per porgere al presule i fiori, si rese visibile  l’immagine della Santa Vergine impressa sulla tilma (il mantello). Di fronte a tale prodigio il Vescovo cadde in ginocchio e con lui tutti i presenti.

 La mattina dopo, Juan Diego lo accompagnò al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna voleva che si innalzasse il tempio.

 L’immagine della Vergine, collocata nella cattedrale, divenne presto oggetto di un’ardente devozione popolare che si è protratta fino ai nostri giorni.

MADONNA DI GUADALUPE

 

Il mantello della Vergine di Guadalupe
 
E' veramente incredibile quello che la scienza ha scoperto su questa tilma, che avrebbe dovuto distruggersi dopo 20/30 anni!

 1. Studi oftalmologici realizzati sugli Occhi di Maria hanno scoperto che avvicinando loro la luce, la retina si contrae e ritirando la luce, torna a dilatarsi, esattamente come accade a un occhio vivo.

 2. La temperatura della fibra di maguey (ricavata da una pianta) con cui è costruito il mantello mantiene una temperatura costante di 36.6 gradi, la stessa di una persona viva.

 3. Uno dei medici che analizzò il manto collocò il suo stetoscopio sotto il nastro con fiocchi che Maria ha intorno alla vita (segnale che è incinta) e ascoltò battiti che si ripetevano ritmicamente, contò 115 pulsazioni al minuto, come per un bebè nel ventre materno.

 4. Non si è scoperto nessun tratto di pittura sulla tela.  In realtà, a una distanza di 10 centimetri dall'immagine, si vede solo la tela cruda: i colori scompaiono. Studi scientifici non riescono a scoprire l’origine della colorazione che forma l’immagine, né la forma in cui la stessa è stata dipinta. Non si riscontrano tracce di pennellate né di altra tecnica conosciuta. Gli scienziati della NASA affermarono che il materiale che origina i colori non è nessuno degli elementi conosciuti sulla Terra.

 5. Si è fatto passare un raggio laser lateralmente sopra la tela, e si è evidenziato che la colorazione non è né al dritto né al rovescio, ma che i colori fluttuano a una distanza di tre decimi di millimetro sopra il tessuto, senza toccarlo. I colori fluttuano nell’aria, sopra la superficie del Mantello. 

 Ti sembra sorprendente? Allora sorprenditi ancor più con queste altre scoperte:

 6. La fibra di maguey che costituisce la tela dell'immagine, non può durare più di 20 o 30 anni.  Vari secoli fa si dipinse una replica dell’immagine su una tela di fibra di maguey simile, e la stessa si disintegrò dopo alcuni decenni. Mentre, a quasi 500 anni dal miracolo, l’immagine di Maria continua a essere perfetta come il primo giorno. La scienza non si spiega l’origine dell’incorruttibilità della tela.

 7. Nell’anno 1791 si rovescia accidentalmente acido muriatico sul lato superiore destro della tela. In un lasso di 30 giorni, senza nessun trattamento, si ricostituì miracolosamente il tessuto danneggiato.

 8. Le stelle visibili nel Manto di Maria riflettono l’esatta configurazione e posizione del cielo che il Messico presentava nel giorno in cui avvenne il miracolo.

 9. All’inizio del secolo XX, un uomo nascose una bomba ad alto potenziale in un arredo floreale, che collocò ai piedi della Tela. L’esplosione distrusse tutto ciò che era intorno, meno la Tela, che rimase in perfetto stato di conservazione.

 10. La scienza scoprì che gli occhi di Maria possiedono i tre effetti di refrazione dell’immagine di un occhio umano.

 11. Nelle pupille di Maria (di soli 7,8 mm) si sono scoperte minute immagini umane, che nessun artista avrebbe mai potuto dipingere. Sono due scene e si ripetono in tutte e due gli occhi. L’immagine del vescovo Zumárraga negli occhi di Maria fu ingrandita mediante tecnologia digitale, e ha rivelato che nei suoi occhi è ritratta l’immagine dell’indio Juan Diego, che apre la sua Tilma davanti al vescovo. La misura di questa immagine? - la quarta parte di un milionesimo di millimetro.

 È evidente che tutti questi fatti inspiegabili ci siano stati dati per una ragione: volevano catturare la nostra attenzione. Per finire considera tre fatti in più:

  1. "Guadalupe" significa nell’idioma indigeno: “schiaccia la testa al serpente". È appunto la Bibbia nella Genesi 3,15: Maria, vincitrice del maligno.

 2. L’immagine è una pittura identica al dettaglio dell’Apocalisse al capitolo12: "apparve nel cielo un grande segnale, una donna avvolta nel sole, con la luna sotto i suoi piedi.”

 3. La Vergine ha un nastro con dei fiocchi sul ventre, è “incinta“ per indicare che Dio vuole che Gesù nasca in America, nel cuore di ogni Americano.

  Preghiera alla Beata Vergine di Guadalupe

pronunciata il 23 gennaio 1999 da Giovanni Paolo II
nell'omelia della S. Messa per la conclusione del Sinodo dei Vescovi  per l'America.

 Desidero affidare e offrire il futuro del Continente a Maria Santissima, Madre di Cristo e della Chiesa. Sono quindi lieto di annunciare che ho stabilito che il giorno 12 dicembre in tutta l'America si celebri la Vergine Maria di Guadalupe con il rango liturgico di festa.

 Benedetta Vergine di Guadalupe,

 Ti chiedo a nome di tutti i miei fratelli del mondo, di benedirci e proteggerci. 

Dacci una prova del tuo amore e bontà e ricevi le nostre preghiere e orazioni.

 Oh Purissima Vergine di Guadalupe! Ottieni da tuo figlio il perdono dei miei errori, 

benedizione per il mio lavoro, rimedi per le mie infermità e necessità,
e tutto ciò che credi conveniente chiedere per la mia famiglia.

 Oh Santa Madre di Dio, non deludere le suppliche che t’indirizziamo nelle nostre necessità.

Da uno scritto di p. Enzo Scaduti 

 

 INVOCHIAMO LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE con la formula di san Francesco:  Il Signore ci benedica e ci custodisca, mostri a noi il suo volto e abbia misericordia di noi. Rivolga il suo volto verso di noi e ci dia pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello spirito Santo. Amen 

Sabato, 29 Novembre 2014 15:41

CUORE MATTO (un giorno verrai)

                                      CUORE MATTO (un giorno verrai)

         Chissà da quanto tempo                           

         questo cuore impazzito

         finalmente si è scatenato

         battiti strani                                      

         extrasistoli

         fibrillazioni

         pause pericolose

         ancora una volta vivo sul ciglio della vetta

         cammino sempre sicuro

         ma sempre più a rischio.

         Chissà quando un angelo

         venuto di là

         mi porterà vicino a te

         maga delle cime

         nella tua baita

         dove tra pozioni e decotti

         aromi e profumi di erbe

         su questo povero cuore

         trovare la calma

         il silenzio

         dove uno sguardo si fa terapia.

                                                                           nov. 2014             

baita nel bosco

Sabato, 08 Novembre 2014 18:57

SAN MARTINO E LA CAMPAGNA VENETA

 

san Martino per il SITO

San Martino di Tours (dipinto del maestro Paolo Canciani)

pala d’altare nella chiesa di Sorriva di Sovramonte (BL). Anno 2014.

 

 

La festa di San Martino, vescovo di Tours in Francia, è uno dei capisaldi della tradizione religiosa delle nostre campagne, ancora oggi.

Nell’intorno dell’undici novembre è tutto un fiorire di feste e sagre paesane dove trovano spazio e godimento i frutti della terra e i loro appassionati degustatori.

È interessante per i cultori della storia e delle tradizioni venete, riandare alla vita di questo santo vescovo cattolico per capire qualcosa di più della struttura portante della nostra antropologia culturale, ovvero, perché san Martino è così famoso e così venerato nelle nostre campagne.

Ecco, allora, venirci in aiuto la sua storia, quella narrata da lui in prima persona e raccontata qualche secolo dopo da uno scrittore veneto, certo Venanzio Fortunato da Valdobbiadene.

Martino nasce in Pannonia, l’attuale Ungheria, verso il 316, figlio di un funzionario dell’impero romano, e si arruola da giovane nelle legioni romane di stanza in quei territori, si muove al seguito dell’esercito nei territori dell’impero. Conosce la religione cristiana e si fa catecumeno, desidera prepararsi a ricevere il Battesimo, quando in una giornata fredda incontra un povero intirizzito e mosso a pietà, divide il suo mantello per lui, tagliandolo a metà con la spada. La stessa notte, Martino, legionario romano, ha una visione: gli appare Gesù che lo ringrazia per aver diviso con lui il suo mantello. Subito dopo si fa battezzare, abbandona l’esercito e si mette sotto la guida di sant’Ilario di Poitiers (anno 339), studia, diventa sacerdote e fonda il primo monastero dell’Occidente a Ligugé nei pressi di Poitiers (360). Nel 372 diventa vescovo di Tours e esercita il suo ministero pastorale fino all’età di ottanta anni. Viene sepolto l’11 novembre del 396, e noi ancora oggi facciamo memoria di questo grande personaggio proprio in questa data.

Già in vita Martino fece miracoli che sono rimasti negli annali della sua biografia. In particolare la risurrezione da morte di un monaco del suo monastero, la risurrezione di un suicida e quella di un bambino portato in braccio dalla mamma, tutti avvenuti di fronte a numerosi testimoni, questi fatti provocarono un’emozione fortissima e numerosissime conversioni.

Ora, vediamo perché il vescovo Martino ha mantenuto fino a oggi la fama di uomo di Dio, soprattutto tra la gente dei campi.

Bisogna riandare con l’immaginazione a quegli anni, quando la vita nelle campagne era quanto mai misera e le persone che vi vivevano erano sottoposte a ogni genere di difficoltà, sia dalla precarietà delle colture e del clima, sia dalle angherie dei “cittadini” proprietari delle terre, sia dagli eserciti in perenne movimento da un territorio all’altro.

Martino rappresenta il primo esempio di “pastore” che concentra la sua azione pastorale tra gli uomini della campagna. Il cristianesimo non era ancora diffuso in quei territori, Martino rappresenta, quindi, la guida, il pastore, l’apostolo, il tutore di quelle genti, esposte più di altre alla povertà e alla miseria.

La sua fama di soldato e di monaco colpisce grandemente la sensibilità di quelle  genti, lui che ha diviso con la spada il suo mantello per darne metà a un povero, rappresenta qualcosa di rivoluzionario, perché i soldati usavano la spada per fare violenza e non per fare la carità. Questo fatto, ancora oggi rappresenta un elemento di grande rilevanza nel sistema di valori della “gente dei campi”.

A questo bisogna aggiungere l’incessante opera di evangelizzazione e di promozione sociale dei contadini e dei pastori.

Oggi, dopo oltre 1600 anni, questa fama permane e si alimenta con la fede delle persone legate alla terra da vincoli di lavoro e di affetto. Fede nella Parola di Gesù, fede nei valori della condivisione e della responsabilità.

Però, è interessante un ulteriore approfondimento su questa figura di Santo, fondatore del primo monastero in Occidente. Per noi Veneti è di straordinaria importanza ricordare la storia di questo Santo, che ora brevemente riprendo parlando di Venanzio Fortunato da Valdobbiadene, scrittore del sesto secolo che scrive la biografia di San Martino verso il 560. Ebbene, Venanzio e un suo amico, certo Felice di Treviso, si recano in pellegrinaggio a Ravenna, cammin facendo ambedue si ammalano agli occhi, la fede li porta nella chiesa di San Giovanni a Ravenna dove nella cripta c’è una lampada a olio che arde davanti a una statua di San Martino, loro si ungono gli occhi con l’olio della lampada e miracolosamente guariscono. I due ritorneranno, quindi, nel trevigiano e si faranno promotori della venerazione del Santo vescovo di Tours. Felice, successivamente diventerà vescovo di Treviso.

Ecco spiegato in modo semplice e storicamente fondato il grande impatto di San Martino nella fede e nella cultura delle persone dedite alla coltivazione dei campi e all’allevamento degli animali.

Nel nostro Veneto è invocato anche come protettore delle mamme in attesa, proprio in ricordo di quel miracolo famoso citato, oltre ad essere titolare di centinaia di chiese sparse su tutto il territorio dal Polesine al Bellunese, infatti a san Martino è dedicata anche la diocesi di Belluno.

Ma non è finita qui la storia di San Martino, continua con recenti acquisizioni d’archivio nelle quali si riporta l’azione di tutela svolta da questo Vescovo nei confronti dei contadini del tempo, avendo elaborato una specie di contratto di mezzadria ante litteram tra proprietari terrieri e lavoratori della terra.

Nel nostro costume veneto e nella nostra tradizione agricola, famose e tristissime sono ancora oggi le migrazioni dei mezzadri che a fine campagna agricola, proprio a cavallo di San Martino, lasciavano la casa e la terra che avevano coltivato, per spostarsi presso un’altra campagna di un altro proprietario per ricominciare daccapo una nuova ardua fatica, e lo spostamento avveniva portandosi dietro la famiglia e le poche suppellettili su di un carro trainato da una mucca e a piedi portando a spalle quanto non ci stava sul carro.

È utile riflettere, oggi, in questo Veneto, locomotiva ancora trainante dell’economia nordestina, quali e quante fatiche e quali insegnamenti ci hanno lasciato i nostri vecchi e le nostre vecchie, quanto coraggio e quanta fede hanno avuto per reggere le avversità, che solo a pensarci fanno venire i brividi.



Giovedì, 23 Ottobre 2014 18:09

IL SOGNO NELLA ROCCIA

 

 

Una luce brillante mi accompagna al mattino

niente nuvole solo vento e sole che illumina

sull’orizzonte lontano si alzano enormi montagne

è un gioco di specchi e di riflessi

la laguna agitata al soffiare della bora mattutina

sembra un lago incrodato tra le rocce

un’armonia riecheggia nella memoria

una vecchia canta montanara

parla d’amore e di solitudine

ecco il sogno avverarsi in un lampo di luce

trovarsi lassù

sulle montagne ancora prive di neve

intabarrati al riparo del gelido vento

solo gli occhi sono caldi e tormentati

lente lacrime scendono e il cuore tremante

ancora una volta rimane rapito nell’estasi.

 

le montagne viste dalla laguna veneta

dedicato a chi piange per la bellezza

23 ottobre 2014

Venerdì, 22 Agosto 2014 17:54

VERSO LA TERZA GUERRA MONDIALE

 "SUL SENTIERO DELLA CONOSCENZA RECIPROCA"

Il tema che tratto oggi è essenzialmente di natura religiosa e attiene prevalentemente ai rapporti tra due grandi religioni monoteiste. Tuttavia, le implicazioni sociali delle due religioni sono amplissime e, soprattutto per l’Islam, riguardano anche la politica e il diritto degli stati musulmani, e degli stati dove vivono i musulmani.

Non sono un teologo, ma semplicemente uno studioso, che applica la metodologia della ricerca scientifica allo studio dell’Islam, avendo come riferimenti religiosi la nostra fede cristiana, o meglio, cattolica. Quindi con buona pace di chi non sarà d’accordo con quanto esporrò in seguito, ritengo sia corretto fare delle “dichiarazioni di gioco” chiare onde evitare equivoci e malintesi. Pertanto,  il sottotitolo della relazione: “sul sentiero della conoscenza reciproca”, è una dichiarazione solenne sul tema e lo inquadra correttamente in un contesto di fede evangelicamente  vissuta.

Quanto sta succedendo in Iraq, in Siria e nelle altre nazioni a maggioranza islamica dove i cristiani, ma non solo loro, (tutti gli infedeli) sono perseguitati e uccisi in nome di Allah è ormai un drammatico notiziario quotidiano, e dimostra, ove ce ne fosse ancora bisogno, la distanza siderale tra le due antropologie culturali: quella cristiana e quella islamica.

esempio di fratellanza religiosa nellislam           profughi cristiani in fuga verso il kurdistan

Esempi di come intendono il dialogo i fondamentalisti musulmani: siamo ad Aleppo in Siria con la crocifissione di cristiani, e in Iraq con la fuga da Ninive dei cristiani e degli yezidi che non vogliono convertirsi all'Islam.

Vediamo di entrare dentro al tema di questa relazione, in questo arduo sentiero della ricerca del dialogo  tra due religioni profondamente diverse tra loro e teologicamente non permeabili, pur avendo evidenti radici comuni con l’Antico Testamento.

Anzi, invochiamo la protezione della Madre di Gesù, Maria, con la litania coniata dal papa san Pio V dopo la vittoria contro i turchi nella battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571: Auxilium christianorum ora pro nobis.

La recente dichiarazione di papa Francesco, durante il viaggio di ritorno dalla Corea del Sud, ovvero che siamo entrati nella terza guerra mondiale, finalmente fa ragione di tutte le ipotesi di geopolitica elaborate in questi ultimi tempi. Anche Papa Francesco, finalmente, si è reso conto di ciò che sta succedendo in varie aree del pianeta, dove l’Islam fondamentalista sta mettendo in atto la conquista dei territori mediante la eliminazione forzata e violenta di chi non accetta di convertirsi alla religione del profeta Muhammad (Maometto).

Per capire questa strategia di conquista è necessario conoscere qualcosa del Corano, libro sacro dell’Islam. Questo libro è la raccolta delle Sure, delle rivelazioni, che Muhammad ha ricevuto da Allah tramite l’Arcangelo Gabriele. Uno dei primi califfi ha ordinato la raccolta delle Sure in ordine di lunghezza del testo e non in ordine cronologico, pertanto il Corano si presenta come una collazione di testi slegati tra loro e quindi di ardua interpretazione sul piano ermeneutico. Infatti, essendo parola di Dio, la Sura non ha bisogno di essere interpretata, Allah ha parlato e la sua parola è legge per sempre.

Ora, esiste una notevole differenza di contenuti dottrinali tra le Sure del primo periodo, quello di La Mecca, e quelle del secondo periodo ricevute a Medina, dove Muhammad si era rifugiato per sfuggire ai suoi paesani di La Mecca che volevano ucciderlo. Infatti, mentre le prime sono di chiara ispirazione biblica, le seconde risentono del clima di odio nel quale il profeta si era venuto a trovare. L’odio in particolare per chi non accettasse la sua rivelazione, in particolare ebrei e cristiani. Ricordo che quelle terre erano tutte abitate da tribù di origine ebraica o cristiana, siamo poco dopo l’anno 600 dopo Cristo. Infatti è a Medina che il profeta dà l’ordine di uccidere tutti i maschi delle due tribù ebraiche che  rifiutavano la conversione, e il rapimento e la messa in schiavitù delle donne e dei bambini.

Ora, siamo nel terzo millennio, dobbiamo fare i conti con questa strategia di conquista. Nulla è cambiato nell’Islam ortodosso, quello che interpreta alla lettera il Corano.

C’è una ragione teologica in questa strategia, gli esegeti del Corano ritengono che le Sure successive abroghino le Sure precedenti nelle parti che fossero in contraddizione tra loro. Poiché le ultime sono quelle con i contenuti più violenti nei riguardi degli infedeli, soprattutto ebrei e cristiani, ecco in parte spiegata la ragione della devastazione planetaria da parte dei fondamentalisti islamici e la consapevolezza del Pontefice romano che afferma quanto ormai sostenuto da molti osservatori di geopolitica. La terza guerra mondiale è strategicamente diversa dalle altre due, non ci sono eserciti contrapposti, è una guerra di nuovo tipo il cui modello è mutuato dalle esperienze terroristiche fin qui realizzate in varie parti del mondo. Pertanto sarà una guerra che richiederà nuovi modelli di intervento, tutti da inventare e che durerà molto certamente.

Ai musulmani viene insegnato che la Terra è divisa in due parti: Dar al Islam (Terra  della Pace) e Dar al Harb (Terra della Guerra), e che la fine del mondo col giudizio universale avverrà quando tutto il pianeta si sarà convertito all’Islam. Questa è la sostanza teologica del terrorismo islamico.

dar al islam e dar al harb

 Colorate in verde le terre della pace islamica, colorate di nero le terre che bisogna conquistare alla pace islamica

Come in tutte le manifestazioni belliche ci sono i partigiani non in armi, che scrivono sui giornali, che fanno trasmissioni televisive, che organizzano eventi, sono i simpatizzanti, quelli nostrani, occidentali, che non vedono l’ora che gli USA e Israele vengano cancellati dal pianeta, che il capitalismo venga sovvertito da una nuova mitologia economica, che la Chiesa di Roma venga ridotta al massimo nella catacombe. Questo è lo scenario prossimo venturo e quello che è più drammatico per noi europei è che buona parte dell’apparato ecclesiastico cattolico è schierato contro se stesso. Solo il Papa e qualche vescovo hanno il coraggio di avvertire le pecore del gregge dell’orda di lupi che sta devastando la convivenza tra gli uomini.

Si sta avverando quanto predetto da mistiche e mistici cattolici intorno a questo periodo della storia dell’umanità e della storia della Chiesa cattolica. Già il profeta Daniele aveva avuto delle visioni terrificanti sul futuro dell’umanità, Giovanni nell’Apocalisse aveva definito cosa sarebbe avvenuto a un certo momento della storia dell’umanità che si ribellava a Dio e a suo figlio Gesù Cristo. Non solo. La Madonna a Fatima aveva lasciato a Lucia una serie di profezie puntualmente avveratesi. Il famoso terzo segreto è stato pubblicato solo parzialmente. I papi che lo hanno letto per intero ne sono rimasti sconvolti, a partire da Giovanni XXIII. Papa Luciani, dopo averlo letto rimase muto per alcuni giorni, così racconta la suora che lo accudiva da vicino e come è stato illustrato di recente nella trasmissione televisiva a Rai 3 sulla Grande Storia.

Ma non finisce qui.

Era il 29 gennaio 1929 quando Gesù interloquendo con la mistica Luisa Piccarreta, immobile nel suo letto di sofferenza, le comunicò: “Figlia mia diletta, voglio farti sapere l’ordine della mia Provvidenza. Nel corso di ogni duemila anni ho rinnovato il mondo: nei primi duemila lo rinnovai col Diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, dalla quale, come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, e i buoni e gli stessi Santi dei seguenti duemila anni sono vissuti dei frutti della mia Umanità e come leccando hanno goduto della mia Divinità. Ora siamo circa alla fine del terzo duemila e ci sarà una terza rinnovazione, ecco pertanto lo scompiglio generale: non è  altro che il preparativo alla terza rinnovazione. E se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità e pochissimo ciò che operava la mia Divinità, ora, in questa terza rinnovazione, dopo che sulla terra sarà purgata e distrutta in gran parte la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature e compirò la mia rinnovazione, col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, come agiva il mio Volere Divino col mio volere umano, come tutto restava concatenato in Me e come tutto facevo e rifacevo, e anche ogni pensiero di ciascuna creatura era rifatto da me e suggellato col mio Volere Divino.”

Luisa Piccarreta (Corato-Bari, 1865 – Corato 1947) sarà proclamata beata tra qualche mese. Nel 1926 per ordine del suo direttore spirituale Annibale Maria Di Francia, Santo, ha scritto venti volumi sui dialoghi avuti con Gesù che l’ha istruita sul Regno della Divina Volontà.

Ora, se mettiamo insieme tutti questi segnali, compresi quelli che la Madonna ha comunicato ai veggenti a Mediugorje, e che avrebbero bisogno di una trattazione a parte, risulta evidente che l’umanità sta andando incontro a un periodo di purificazione a causa della violenza con la quale la stessa umanità da qualche secolo si sta rivolgendo verso Dio Padre, il Figlio Gesù, la Madre Maria e la Chiesa da Lui istituita.

Poiché Dio è Padrone della storia dell’uomo sulla terra, risulta evidente che il periodo di purificazione è iniziato, la Chiesa cattolica e i suoi fedeli sono perseguitati nel mondo come mai avvenuto prima; l’apostasia silenziosa si è estesa in gran parte delle strutture ecclesiastiche, i fedeli che si organizzano per ritornare alla purezza dei santi fondatori degli Ordini religiosi vengono in qualche modo impediti nel farlo e addirittura perseguiti dall’interno; i nuovi teologi sedicenti cattolici fanno a gara per rinnegare la dottrina del magistero che la Chiesa cattolica ha sviluppato nei secoli, e quanta eco hanno sulla stampa e nelle televisioni.

Quanta confusione viene propalata ad arte per dissacrare i sacramenti, in particolare il Matrimonio, la Confessione e la Comunione. Viene insegnata la infinita Misericordia di Dio ma viene cancellata la infinita Giustizia di Dio. Ricordiamolo che Gesù ha perdonato alla samaritana ma le ha anche detto di non peccare più.

Come risulta evidente grande è la confusione e lo sconcerto che viene percepito dai fedeli, sembra che non esista più il Catechismo della Chiesa Cattolica e che ogni fedele si faccia il suo. I pastori, salvo le eccezioni che per fortuna ci sono sempre, sembrano affetti da disturbi catatonici e non reagiscono più secondo la dottrina ma secondo l’umore del momento montato ad arte dai media.

E allora, quid agendum, direbbero i nostri antecessori latini.

Ritorniamo all’origine della relazione per tentare di chiudere in modo suggestivo.

papa francesco con il re ela regina di giordania

 Papa Francesco e i reali di Giordania durante il recente pellegrinaggio in Terra Santa

 Come Papa Francesco, al suo livello di rappresentante della Chiesa cattolica, ha avuto il coraggio di identificare gli aggressori dei cristiani nel mondo con il fondamentalismo islamico, insieme a pochi altri pastori in Italia, ma molto più numerosi nei paesi devastati dall’odio religioso, così tento di chiudere questa nota parlando dell’altro Papa che ha avuto il coraggio temerario di illustrare questa tragedia a partire dalla nascita dell’Islam: Papa Benedetto XVI nella relazione tenuta all’Università di Regensburg in Germania. Era  il 12 settembre 2006. In quella occasione il Papa aveva citato un famoso brano riportato dall’imperatore di Costantinopoli, Manuele 2° Paleologo, nel suo libro “I dialoghi con un persiano”, libro dimenticato da molti, ma conosciuto da tanti specialisti.

Il libro riporta dei ragionamenti tra un sapiente musulmano, di origine persiana, e l’imperatore stesso, intorno alle caratteristiche fondamentali delle due religioni, e l’imperatore aveva fatto presente, mettendolo in dubbio, come potesse essere una buona religione, quella musulmana, che ha visto il suo profeta Maometto macchiarsi del sangue dei nemici, ebrei in particolare.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare di Manuele II si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio» (VII, 3). Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ragione e fede devono riprendere inevitabilmente il loro cammino comune. Benedetto XVI, a più riprese, ha ribadito che questa strada non solo permette al cristianesimo di essere fecondo nella via dell’evangelizzazione, ma consente anche ai non credenti di accogliere il messaggio di Gesù Cristo, come ipotesi carica di senso e decisiva per l’esistenza.

Ricordo, ancora, che quella lezione e quei contenuti furono travisati ad arte dai media occidentali che non vedevano l’ora di scagliarsi contro il Papa che si era permesso di fare delle riflessioni logicamente fondate sui legami tra fede religiosa e ragione. Il mondo islamico, a sua volta montato dalla stampa europea, si è lasciato andare a manifestazioni di piazza, con assalti e incendi e omicidi. Al Papa è stato imposto di chiedere scusa per aver citato il dialogo dell’ultimo imperatore di Costantinopoli, nel quale si metteva in evidenza la illogicità manifesta del mancato rapporto tra fede religiosa e ragione che è uno degli scogli sui quali si imbatte ogni tentativo di dialogo tra pensiero “greco-occidentale” e pensiero islamico.

il principe di giordania e benedetto xvi

 Papa Benedetto XVI incontra il principe ereditario di Giordania, primo firmatario della lettera

138 personaggi musulmani esperti della loro dottrina, sono andati a leggersi il testo di quella lezione e hanno capito quale errore madornale avessero commesso nell’accettare per veri i reportage giornalistici europei che ad arte avevano falsificato il pensiero del Papa, e hanno scritto ai capi delle chiese cristiane una lettera molto bella, ricca di spunti di riflessione per un dialogo vero, fondato sulla reciproca conoscenza.

A capo di questa numerosa delegazione c’è il principe ereditario del Regno di Giordania, Ghazi bin Muahammad bin Talal, e in Italia l’unico firmatario è stato l’imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini vicepresidente del COREIS (Comunità religiosa islamica d’Italia) uno degli interlocutori dell’islam moderato italiano.

La lettera si può intitolare “Una parola comune tra noi e voi”, e riporta la data del 13 ottobre 2007, a conclusione del mese di Ramadan.

Sotto certi aspetti si tratta di un vero e proprio evento straordinario. Tutte le diverse espressioni dell’islam mondiale hanno messo la loro firma su quella lettera: sciiti, sunniti, rappresentanti delle più piccole realtà musulmane, compresi i famosi sufi, i mistici dell’islam, ritenuti degli eretici dalla ortodossia sunnita.

La lettera è molto bella per i contenuti di ispirazione mistica che fanno ipotizzare una nuova consapevolezza circa le radici comuni sull’amore di Dio e sull’amore del prossimo, sia nell’ebraismo come nel cristianesimo e nell’islam.

Questa è senz’altro la novità più importante, e su questa gli esperti delle due religioni hanno cominciato a lavorare in vista di incontri molto importanti che sono iniziati nell’autunno del 2008.

Nonostante la lettera rappresenti un notevole sforzo di cambiamento, dentro all’Islam, nel proporre un incontro sui fondamenti delle due religioni, siamo ancora lontani dalla visione universalistica, e quindi cattolica, della concezione dell’uomo che troviamo soprattutto nel Vangelo.

Ricordiamo Paolo quando afferma che non ci sono più giudei, né greci, né gentili, né circoncisi, né incirconcisi.

Siamo tutti creature di Dio e soggette ad unica legge: la legge naturale che coincide certamente con i dieci comandamenti di matrice biblica e con i comandamenti contenuti nel Corano.

Però, attenzione, rispettare l’uomo viene prima del rispetto della religione. Questo è l’approccio cristiano.

La dignità dell’uomo, come persona, va ricondotta alla sua dimensione esistenziale a prescindere dal dialogo teologico, (vedi la Dottrina Sociale della Chiesa).

Queste sono le basi da cui sollecitare il dialogo con i musulmani che credono in questo strumento di conoscenza reciproca. La speranza è che, pensando alla storia della Chiesa, come i cristiani hanno fatto conoscere il Vangelo nel mondo, riescano a farlo conoscere anche ai musulmani che credono in Allah, il clemente, il misericordioso e non il violento,  l’aggressore e il persecutore.

Aspettiamo tutti con ansia un nuovo Francesco di Assisi che in piena quinta crociata ha avuto il coraggio di far conoscere Cristo al sultano dell’Egitto Malek al-Kamel, avendo salva la vita.

Alla fine della nostra riflessione non possiamo fare a meno di  un “a fondo” sull’attualità del pensiero materialista e relativista dominante e sulle tragiche conseguenze della sua applicazione nei sistemi sociali.

Abbiamo il coraggio di prendere le misure del nostro essere cristiani! Guardiamo al deserto spirituale che si sta estendendo nella nostra Italia e nella nostra Europa! L’Europa dei “lumi” che si sta autodistruggendo in odio alla Chiesa cattolica, soprattutto, e che si sta sottomettendo alle frange violente e terroristiche dell’islamismo fondamentalista.

 "Diciamolo ora in modo molto significativo - scriveva il Papa Benedetto XVI: l'uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza". "L'uomo non può mai essere redento semplicemente" da una struttura esterna. (...) L'uomo viene redento mediante l'amore". Un amore incondizionato, assoluto : "La vera grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio - il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora sino alla fine".

Per approfondimenti leggi: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3257

Mercoledì, 20 Agosto 2014 15:37

A ELENA PER SEMPRE

il santissimo

Ecco Gesù che passa

A ELENA PER SEMPRE

 

Nella chiesa affollata e festante

i tuoi occhi assorti penetravano dentro al tuo cuore

quali dolori

quante emozioni

che lacrime da quegli occhi mori

Cristo passava e ti guardava

parlava alla tua anima

assorta nella tua intimità

nella tua sofferenza

sorridendo quelle lacrime le asciugava

così ti ho vista

così ti ho pensata

la tua immagine per sempre

nel mio cuore è rimasta.

                                                 

Marghera in una domenica d’estate 2014

funerali in Iraq dopo attentato a una chiesa cattolica

 Funerali in Iraq dopo la devastazione di una chiesa e l'uccisione dei fedeli

L’altro giorno leggendo il comunicato della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che indiceva per il 15 agosto 2014, giorno dell’Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo, una giornata di preghiera per i cristiani perseguitati in tutto il mondo, sono rimasto molto male per due motivi.

Il primo di natura comunicativa, il testo in apparenza scritto in italiano corretto, mancava di un complemento di agente. Si capiva perché bisognasse pregare: per la pace e per i fratelli cristiani perseguitati, ma non si capiva in nessun contesto da chi fossero perseguitati. Dal punto di vista giornalistico un brutto comunicato, mancando il riferimento della causa persecutoria.

Il secondo motivo, conseguente al primo, non c’è nessun riferimento sul perché i persecutori, mai citati peraltro, ce l’avessero con i cristiani. I nostri poveri fratelli crocifissi, depredati di ogni bene, fatti fuggire dalle loro case, le chiese devastate o incendiate, distruzione di ogni simbolo della religione cristiana, le case dei cristiani segnalate con una grande N araba che vuol dire Nazara (cristiani) per indicare ai fondamentalisti che lì potevano entrare, distruggere e rubare.

  L’invito generico alla preghiera senza spiegare i motivi per cui si prega è un esercizio di una ipocrisia demoniaca, il segno evidente e profetizzato dai mistici e previsto dal profeta Daniele e da Giovanni nell’Apocalisse, che dentro alla Chiesa di Roma è in atto quella apostasia silenziosa che avrà come conseguenza lo smarrimento e lo smembramento del gregge come lo chiama Papa Francesco.

La CEI in buona sostanza sta facendo il gioco dell’islamismo, è talmente terrorizzata da far finta che  non esista. Bastava poco per spiegare ai nostri fedeli perché l’Islam esercita tutta questa violenza sui non musulmani sunniti. Era sufficiente indicare alcuni versetti delle Sure del Corano dove, purtroppo, sono contenuti gli indirizzi di lotta e di violenza contro noi cristiani considerati idolatri, altro che figli dello stesso monoteismo come viene sbandierato dai sedicenti intellettuali cattolici.

lettera n per nazara in arabo

Lettera araba N che è stata dipinta sulle case dei cristiani, significa "Nazareni", e quindi infedeli. I musulmani fondamentalisti di fronte a questo simbolo sapevano cosa dovevano fare.

Per chi non conosce l’Islam è utile spiegare che nella loro visione del mondo la terra è divisa in due parti: Dar al Islam (terra della pace) e Dar al Harb (terra della guerra), e che la fine del mondo, col giudizio universale, verrà quando tutto il mondo sarà musulmano.

Poveri cattolici italiani, tenuti all’oscuro delle cause prime della persecuzione, dai pastori che dovrebbero guidare il gregge. Papa Francesco ha detto che i pastori devono avere l’odore delle pecore per farsi riconoscere, a me sembra che questi pastori abbiano l’odore di altri effluvi, certamente non quello del gregge. Le pecore senza pastore sono destinate a disperdersi, mi pare sia scritto anche nel Vangelo.

Poi, c’è un silenzio drammatico nell’invito alla preghiera da parte della CEI riguardo ai violenti, ai persecutori. Gesù ci ha invitato a pregare per i nostri nemici, per quelli che ci odiano, per quelli che ci perseguitano. È da 2000 anni che i fedeli di Cristo sono perseguitati e uccisi in nome di altri dei o di altre divinità. In particolare nel Corano sono chiari i comandi al riguardo e negli Hadit del profeta Muhammad non ci sono dubbi su come si debbano comportare i musulmani nei riguardi degli infedeli.

cristiano crocifisso in siria

 Ecco come si procede alla pulizia etnica con la crocifissione dei cristiani che non si convertono

È necessario sapere che le Sure del Corano non sono riportate in ordine cronologico ma in ordine di lunghezza del testo, e poiché l’Arcangelo Gabriele ha comunicato al profeta i comandi di Allah durante tutta la sua vita, gli studiosi del Corano si esercitano nel capire per ricostruire la cronologia dei messaggi, poiché i teologi dell’Islam sostengono che le sure successive abrogano quelle precedenti dove ci siano delle contraddizioni. Ecco in parte spiegata la violenza contro gli infedeli. Infatti le ultime Sure ricevute a Medina risentono del clima di violenza che ha incontrato il profeta in quella città, quando due tribù di religione ebraica si sono rifiutate di accettare l’Islam e sono state sterminate su ordine del profeta.

i protomartiri francescani 16 gennaio 1220

 I cinque protomartiri francescani del Marocco del 16 gennaio 1220, in un dipinto del pittore Piero Casentini

Ne sanno qualcosa i frati francescani minori che dal 1216 sono in Terra Santa a “custodire” i luoghi della memoria di Cristo, di sua Madre e degli Apostoli. In 800 anni di presenza in terra dominata dall’Islam i francescani hanno subìto in oltre 800 il martirio. Secondo il comunicato della CEI, anche loro sono stati uccisi dai terroristi senza etichetta? Il politicamente corretto ha invaso anche la Chiesa di Roma.

Mi permetto di suggerire a chi mi legge: il giorno dell’Assunta preghiamo per i nostri fratelli cristiani ma anche per i fondamentalisti musulmani, anche per loro nel Corano la Vergine Maria viene venerata come santa e immacolata. Confidiamo nella Madonna che ascolti le suppliche di questo popolo orante e conceda la pace a tutti e la conversione dei cuori dei violenti e di chi uccide.

La Madonna di Fatima

Regina assunta in cielo, prega per noi e per il mondo intero!

P.S. Per chi volesse approfondire questi temi suggerisco di documentarsi sul mio sito dove sono pubblicate relazioni di grande ausilio per i ricercatori.

P.S. La relazione è stata spedita via posta normale al Presidente della CEI card. Angelo Bagnasco e al Segretario generale della CEI mons. Nunzio Galantino, presso la loro sede in Circonvallazione Aurelia, 50 - 00165 Roma.

Nel caso ci fosse qualche risposta sarà mia cura pubblicarla su questo sito per condividerla con gli affezionati lettori.

 

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