Sabato, Ottobre 31, 2020
Gianfranco Trabuio

Gianfranco Trabuio

Caro Sindaco,
desidero fare alcune considerazioni sul proclama poco cattolico del sacerdote veneto di Spoleto contro i Veneti definiti razzisti e xenofobi nel manifesto appeso sul portone della sua chiesa domenica scorsa. Vede, Gesù come è spiegato nel Vangelo ha prima di tutto accolto i peccatori. Papa Francesco ha appena proclamato un Giubileo per ricordare che Dio è misericordia, prima di tutto.  Il proclama nasce dalla reazione dei suoi cittadini all'improvvisazione del Ministero e del Prefetto.

manifesto di DON FORMENTON

Manifesto affisso sul portone della chiesa di Spoleto officiata da don Formenton

Don Formenton forse non ricorda cosa hanno fatto i Veneti 100 anni fa, allora unico esempio in Italia, realizzando i princìpi contenuti nella Rerum Novarum di Papa Leone XIII. I parroci veneti, con l'aiuto del beato Giuseppe Toniolo, con i laici cattolici veneti, a partire dalla Provincia di Treviso, hanno realizzato: le leghe bianche dei braccianti, le casse rurali, le cooperative bianche di mutuo soccorso, in alternativa all’ideologia marxista con le sue leghe rosse o le cooperative rosse che ancora oggi la fanno da padrone in molti settori economici, e, come è cronaca dimenticando l’antica radice, diventando strumenti di corruzione come qualunque altra azienda di produzione e di servizi . Oggi la Chiesa cattolica nelle sue espressioni pubblicistiche dimostra di non avere più autonomia culturale sulla sua dottrina sociale e si appoggia culturalmente all'ideologia marxista. I preti veneti sembra si vergognino della loro storia gloriosa. Il popolo veneto, tanto per citare un numero, è quello che fornisce il più alto numero di missionarie e missionari nel mondo, rispetto agli abitanti.
I Veneti hanno nel loro patrimonio ontogenetico l'accoglienza e la generosità. Se si sono arrabbiati, lo hanno fatto contro uno stato italiano inesistente e incapace di gestire qualunque fenomeno, non ce l'hanno certamente contro i profughi o gli immigrati. Tanto è vero che le famose ACLI (una volta cattoliche e ispirate alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica e oggi in mano alla cultura marxista), pochi anni fa hanno condotto una bellissima rilevazione sociologica a livello nazionale, chiedendo agli immigrati come si trovassero nella terra italiana. La ricerca era fatta su base provinciale. Ebbene, gli immigrati hanno dichiarato che la provincia dove si trovavano meglio era quella di Treviso! Pensi un po', nella patria del leghismo ai tempi di Zaia e Gentilini!
Caro Sindaco, vorrei concludere dando un suggerimento a don Formenton e a quei preti e cattolici che strombazzano a vanvera contro i Veneti: "Imparassero da Papa Francesco", il quale l'anno scorso ha invitato i vescovi italiani e i ministri generali degli ordini religiosi ad accogliere gli immigrati nei loro seminari, visto che notoriamente sono vuoti al 95% della loro capacità ricettiva. Invito, peraltro, non ricevuto o rifiutato.

Papa Francesco Evangeli gaudium

 Ecco la fonte dove trovare le indicazioni del Papa sulla evangelizzazione nel secolo delle nuove povertà

Ecco, penso che se questo si realizzasse il popolo veneto darebbe una mano volentieri alla Chiesa Cattolica, visto che lo Stato italiano ha dato prova, Ministero e Prefetti in primis, di non avere capacità organizzative e idee per affrontare un'emergenza epocale come questa.

Se nelle canoniche venete di oggi ci fossero preti ispirati dalla dottrina sociale dei santi papi, a partire da Leone XIII, e i laici dei consigli pastorali fossero animati dalla cultura del “pregare” e del “fare” invece di quella del “discorrere” riguardo alle nuove povertà, alla cultura del niente e alla libertà senza contenuti, certo troverebbero fior di altri laici pronti a mettersi in gioco per porre rimedio alla strapotenza dei centri della finanza che reggono i destini dell’umanità. Questo non significa essere marxisti, semplicemente avere le radici là dove Cristo ha insegnato. Capire il Vangelo, per cortesia.
Cordiali saluti.
Gianfranco Trabuio, pubblicista.

Mercoledì, 15 Luglio 2015 09:58

DEDICATA ALL'AMORE

  ESTATE                                                              

  rocce e ruscello

        

         L’estate che avanza

         ci lascia esausti

         nelle nostre speranze

         siamo assetati di tenerezze

         e anche se lontani

         esiste questa sorgente carsica

         che calma la sete

         ci fa sognare

         momenti lontani

         tra le rocce e i ruscelli

         dove sull’erba

         lasciamo le orme

         delle nostre carezze

Mercoledì, 24 Giugno 2015 18:51

I SANTI E LE CROCIATE

Recentemente si è tenuto a Treviso, presso il Commissariato della Custodia Francescana di Terra Santa per il Triveneto, il XXVI Congresso del Movimento Amici di Terra Santa.

26 CONVENGO 2015 LOCANDINA INVITO

Il tema scelto dagli organizzatori, quanto mai stimolante, riguardava la figura di San Luigi IX re di Francia, Crociato e patrono dei Terziari Francescani, nell’ottavo centenario della sua nascita. L’occasione era quanto mai propizia per fare un “a fondo” sulle crociate di ieri e di oggi e si concludeva con una domanda: “I Francescani salveranno ancora l’Europa?”

Per i lettori interessati rinvio agli articoli pubblicati su questo blog proprio sui temi indicati e che finora hanno ricevuto migliaia di visite, segno certo e inequivocabile dell’interesse su questi argomenti tanto poco conosciuti quanto storicamente falsati dalla pubblicistica contemporanea, anche in casa cattolica. Ci sono correnti di pensiero, anche in casa francescana, che tentano di screditare il contributo dei santi e dei martiri francescani e non, nella difesa dell’Europa cristiana dalle devastazioni delle guerre sante islamiche avvenute nei secoli scorsi. Si veda al riguardo su questo blog la cronologia degli assalti islamici all’Europa, dalla morte del profeta Muhammad fino ai nostri giorni. Ora, con l’istituzione del Califfato da parte dei fondamentalisti sunniti ricordo, per la precisione cronachistica, che il califfo Abu Bakr al-Baghdadi il 5 luglio 2014 nella moschea di Mosul ha invitato i musulmani alla conquista della capitale della cristianità: “Questo è il mio consiglio per voi. Se lo seguirete, conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah”.

Fatta questa doverosa premessa, in questo articolo desidero illustrare tre figure di santi della Chiesa Cattolica legati in modo particolare al periodo storico in cui sono avvenute le Crociate, proclamate dai papi e organizzate dai re e dai nobili europei dell’epoca

SAN NICASIO DE BURGIO. (Caccamo 1135 – Corni di Hattin 1187)

SAN NICASIO

San Nicasio de Burgio

I fratelli Ferrandino e NICASIO abbracciarono la vita religiosa come membri dell'Ordine Ospedaliero dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, conosciuto oggi come Ordine di Malta. I due fratelli pronunziarono come frati laici i tre voti religiosi di Povertà, Castità e Obbedienza e il quarto voto di "restare in armi" per dedicarsi al conforto degli afflitti, all'assistenza dei pellegrini e degli ammalati e alla difesa dei territori cristiani della Terra Santa, aderendo pienamente allo spirito dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, che aveva come princìpi ispiratori la difesa della fede, l'assistenza ai pellegrini e agli ammalati, l'impegno alla solidarietà, alla giustizia, alla pace, sulla base dell'insegnamento della dottrina evangelica, in stretta comunione con la Santa Sede, attraverso una carità operosa e dinamica, sostenuta dalla preghiera.

Essi risposero all'appello del Gran Maestro dei Gerosolimitani, Ruggero Des Moulins, che sollecitava presso i prìncipi cristiani l'aiuto per la liberazione della Terra Santa. Nel 1185, imbarcatisi a Trapani al seguito di Ruggero Des Moulins che ritornava a Gerusalemme scortato da due galere del Re Guglielmo II, partirono per la Terra Santa, dove, secondo lo spirito dell'Ordine, prestarono il loro servizio agli ammalati e ai pellegrini nell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. Nel 1187 il Sultano 
alā al-Dīn (Saladino), il cui regno si estendeva dal deserto libico alla valle del Tigri circondando su tre fronti i regni crociati, il 30 Giugno invase il regno di Gerusalemme, i Cristiani, dopo aver difeso il castello di Tiberiade, decimati e allo stremo, si rifugiarono sopra una collina chiamata Corni di Hattin, dove il 4 Luglio vennero definitivamente sconfitti, fatti prigionieri e poi consegnati ai carnefici. In questa battaglia, che si concluse con la resa di Tiberiade e di Tolemaide, rimasero uccisi Ruggero Des Moulins e gran parte degli Ospitalieri. Anche San Nicasio che era capitano al seguito di Ruggero Des Moulins fu fatto prigioniero durante la battaglia di Hattin e, poiché si rifiutò di rinnegare Cristo, fu decapitato, in odio alla fede, alla presenza del Sultano Saladino. (Ricordo a quanti non conoscono il Corano, libro sacro dell’Islam-Parola di Allah, che in guerra i prigionieri dei musulmani non hanno via di scampo: o si convertono o vengono decapitati. Proprio come oggi  ci mostrano le televisioni con i video mandati in onda dagli integralisti islamici). Quando l'Arcivescovo di Tiro, Josias, giunto a Palermo nell'estate del 1187, diede la notizia dell'uccisione dei fratelli Ferrandino e Nicasio al Re Guglielmo II, questi si stracciò i lussuosi vestiti di seta, indossò un saio e andò in ritiro penitenziale per quattro giorni. Nicasio fu venerato come Martire sin dai primi anni dopo la sua morte, e ciò prova che morì come cristiano in difesa di Cristo e della fede. San Nicasio fu quindi un Crociato che testimoniò la propria fede con il martirio, dando così l'esempio di come vivere nello spirito delle beatitudini evangeliche, che egli si era impegnato a realizzare, vestendo l'abito dei Cavalieri Gerosolimitani (la croce ottagonale bianca, segno delle otto beatitudini), in quanto seppe abbandonare gli agi della sua casa per diventare povero nel nome del Signore, accettando le afflizioni di un lungo viaggio in Terra Santa, per servire Cristo negli ammalati e nei pellegrini con la mitezza di chi, affamato e assetato della giustizia, desiderava ridare ai cristiani la gioia di poter venerare i luoghi in cui era vissuto il Salvatore, e ciò come frutto della misericordia verso il prossimo, cioè dell'amore che fu la sua forza nella persecuzione, affrontata per portare la pace laddove questa veniva negata con la violenza ai cristiani.

SAN FRANCESCO DI ASSISI. (Assisi 1181 – Assisi 1226).

san francesco di assisi riceve le stimmate

San Francesco riceve le stigmate

Su questo Santo rinvio i lettori alla notevole mole di pubblicazioni che lo vedono protagonista, anche su questo sito.

La Chiesa cattolica lo ricorda ancora oggi con grande enfasi come il fondatore di uno dei famosi Ordini Mendicanti, insieme a San Domenico Guzman di Calaruega, e come il Santo che ha riformato la Chiesa dal di dentro. In questo articolo desidero proporlo come il coraggioso missionario che insieme a Fra Illuminato di Rieti nel 1219 partì per l’Egitto durante la V Crociata per tentare di andare a parlare al Sultano Malek al-Kamel, con l’intento di fargli conoscere Gesù Cristo. Su questo episodio così emblematico della spiritualità di San Francesco e così poco conosciuto negli ambienti cattolici, due anni fa, ho pubblicato in collaborazione con il bravo artista padovano Francesco Lucianetti, un bellissimo fumetto che narra la vicenda storica desunta dalle Fonti Francescane e che trovate in questo sito citato nei particolari.

Poiché di San Francesco si sono appropriati diversi movimenti culturali falsificando la vera natura dell’opera realizzata da questo rivoluzionario credente, ritengo doveroso fare alcune precisazioni storiche. Prima di tutto che Francesco ha avuto come sua missione particolare quella di diventare simile a Cristo durante la sua vita terrena, infatti terminerà la sua vita ricevendo sul monte de La Verna le stigmate del Crocifisso, diventando veramente un Alter Christus.

Per evitare lo stravolgimento del VERO SAN FRANCESCO riporto dai numeri 2690 e 2691 delle Fonti Francescane l'intero illuminante episodio dell’incontro con il Sultano a Damietta,  e bisogna ricordare che questo brano è stato scritto da frati che hanno vissuto insieme a san Francesco, quindi sono più affidabili di chi oggi vorrebbe delegittimare il loro racconto, a vantaggio di una propria personale visione della vita, ma che non c'entra poi molto con il pensiero di san Francesco. Ecco dunque il brano dai RICORDI DI FRATE ILLUMINATO DI RIETI:

2690  Diceva il ministro generale (san Bonaventura), che frate Illuminato, già compagno di san Francesco nella sua missione dal sultano d'Egitto, era solito narrare questi episodi.  Mentre Francesco era alla corte, il sultano volle mettere alla prova la fede e la devozione che egli mostrava d'avere verso il Signore nostro crocifisso. Un giorno fece stendere nella sala delle udienze uno splendido tappeto, decorato per intero con un motivo geometrico a forma di croce, e poi disse ai presenti: “ Si chiami ora quell'uomo, che sembra essere un cristiano autentico; se per venire fino a me calpesterà con i suoi piedi questi segni di croce intessuti nel tappeto, l'accuseremo di fare ingiustizia al suo Signore; se invece si rifiuta di venire, gli domanderò perché commette questa scortesia di non venire fino a me ”.

 Chiamato, Francesco, che era pieno di Dio e da questa pienezza era bene istruito su quanto doveva fare e su quanto doveva dire, andò dritto dal sultano. Quegli, ritenendo d'aver motivo sufficiente per rimproverare l'uomo di Dio perché aveva fatto ingiuria al suo Signore Gesù Cristo, gli disse: “ Voi cristiani adorate la croce, come segno speciale del vostro Dio; perché dunque non hai avuto timore a calpestare questi segni della croce disegnati sul tappeto? ”. Rispose il beato Francesco: Dovete sapere che assieme al Signore nostro furono crocifissi anche due ladroni. Noi possediamo la vera croce del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, e questa noi l'adoriamo e la circondiamo della più profonda devozione. Ora, mentre questa santa e vera croce del Signore fu consegnata a noi, a voi invece sono state lasciate le croci dei due ladroni. Ecco perché non ho avuto paura di camminare sui segni della croce dei ladroni. Tra voi e per voi non c'è nulla della santa croce ”.

2691  Il sultano gli sottopose anche un'altra questione: “ Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vi vuol togliere la tonaca, ecc. Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre, ecc. ”. Rispose il beato Francesco: Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E con questo ha voluto insegnarci che se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio, dovremmo essere disposti a separarlo, ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tenta di allontanarci dalla fede e dall'amore del nostro Dio Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e V1 combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi ”.  Tutti gli astanti furono presi da ammirazione per le risposte di lui.

13 SALUTO FRANCESCO E SULTANO

Francesco e il Sultano, pagina del fumetto di Lucianetti e Trabuio

Ritornando alla pubblicazione del fumetto storico su questo episodio desidero informare i cultori della materia che mi sono avvalso anche degli Atti della Giornata di Studio realizzata a Firenze dalla Biblioteca Francescana “Stanza delle Laudi” il 25 settembre 2010, in particolare dei contributi di Fra Pacifico Sella o.f.m., di John Tolan e di Franco Cardini.

SAN LUDOVICO (LUIGI IX) RE DI FRANCIA. Poissy, Francia, 25 aprile 1214 - Tunisi, 25 agosto 1270

Luigi IX, sovrano di Francia, nacque il 25 aprile 1214 in Poissy. Incoronato re di Francia, Luigi si assunse il compito, davanti a Dio e agli uomini, di diffondere il Vangelo. Nel 1244, Luigi cade in un forte attacco di una malattia che già lo perseguitava da tempo ed arriva a perdere conoscenza tanto che molti lo credono morto e la regina madre invia a Pontoise, dove egli si trova, le Reliquie reali affinché il re le possa toccare. Appena ripreso da quello stato e appena è in grado di parlare, racconta l’amico Joinville, chiede soltanto di diventare crociato. Le reazioni all’annuncio di questo voto sono di diversa natura, come, del resto, in quel secolo era in fase di mutamento lo spirito stesso con cui si affrontava l’argomento delle crociate dopo che i numerosi fallimenti avevano portato ad un forte scoraggiamento nella classe politica. Un trovatore, invece, interpreta l’entusiasmo popolare per un Luigi crociato e, nei testi della sua propaganda si meraviglia che un uomo “leale e integro, esempio di saggezza e di rettitudine” che conduce “una vita santa, linda, pura, senza peccato e senza macchia” si sia fatto crociato quando i più intraprendevano le crociate per fare penitenza. Ma per Luigi, che spinge all’estremo la fede che gli è stata inculcata, la crociata non è che il coronamento della retta condotta di un principe cristiano. Così, il 12 giugno 1248, Luigi va a Saint Denis a prendere l’orifiamma, (l'Orifiammaera lo stendardo reale dei Re di Francia. In origine la bandiera sacra dell'Abbazia di Saint-Denis, la bandiera era rossa o arancione-rosso e sventolava su una lancia) la tracolla e il bordone dalle mani del cardinale legato, segni della sua intima convinzione dell’identità tra crociata e pellegrinaggio.

orifiamma dei re di francia Orifiamma, stendardo dei re di Francia

La crociata si apre in Egitto presso la città di Damietta, dove attaccò con successo i Saraceni. Ma una terribile pestilenza decimò l'esercito crociato, colpendo lo stesso re. Assalito nuovamente dai Turchi, venne sconfitto e fatto prigioniero. Alla liberazione, avvenuta un mese dopo la cattura, previo pagamento di un riscatto molto oneroso, il cappellano reale racconta la dignità e il coraggio dimostrati dal re durante la prigionia: Luigi pensa anzitutto agli altri crociati prigionieri, rifiuta qualsiasi dichiarazione contraria alla propria fede cristiana e sfida perciò la tortura e la morte.

Dopo essere stato rilasciato, proseguì come pellegrino per la Terra Santa, dove compì numerose opere di bene. Tornato in Francia, il suo confessore, consigliere e primo biografo, Goffredo di Beaulieu, ne racconta i sentimenti in modo mirabile: “Dopo il suo felice ritorno in Francia, i testimoni della sua vita e i confidenti della sua coscienza videro fino a qual punto egli cercò di essere devoto verso Dio, giusto verso i suoi sudditi, misericordioso verso gli infelici, umile verso se stesso e come fece ogni sforzo per progredire in tutte le virtù. Come l’oro è superiore in valore all’argento, così il suo nuovo modo di vivere, portato con sé dalla Terrasanta, superava in santità la sua vita precedente; eppure in gioventù, egli era sempre stato buono, innocente ed esemplare”.

 Governò con giustizia e cristiana pietà, fondando l'Università della Sorbona a Parigi e preparando una nuova crociata.  Ma a Tunisi una nuova epidemia colpì l'esercito. Luigi IX, sentendosi morire, si fece adagiare con le braccia aperte come sulla croce e sopra un letto coperto di cenere e cilicio, dove spirò. Era il 25 agosto del 1270.

Sainte Chapelle Basse Sainte Chapelle Upper

Sainte Chapelle inferiore                                                                      Sainte Chapelle superiore

 Ma la fama della santità di re Luigi IX è ancor più amplificata dalla sua devozione alle reliquie della passione di Cristo. Venuto a sapere che l’imperatore latino di Costantinopoli, Baldovino II, per far fronte ai debiti contratti vuole vendere la reliquia della corona di spine portata da Gesù nella salita al Calvario, immediatamente mette mano al tesoro del regno per poterla acquisire e diventare così il più importante tra i re cattolici europei. La corona di spine gli costa la cifra enorme di centotrentacinquemila lire torinesi, la porta a Parigi e in pochi anni edifica quella meravigliosa custodia regale che sarà la Sainte Chapelle. La costruzione di questo stupendo simulacro gotico gli costerà quarantamila lire torinesi. Valutate un po’ la differenza tra le due cifre e traetene le conclusioni.

La Sainte Chapelle ancor oggi è visitabile, non è più luogo sacro dalla Rivoluzione francese, ma nell’Ile de la Cité sulla Senna, insieme alla cattedrale di Notre Dame, racconta della storia di Francia quando la religione cattolica era un vanto per i regnanti e per il popolo.

Re Luigi IX era un grande seguace della spiritualità di San Francesco di Assisi, favorì gli ordini mendicanti francescani e domenicani ed elevò il livello intellettuale dell’Università della Sorbona, portandovi i più grandi teologi dei due ordini. Parigi così divenne il centro europeo degli studi di teologia. Celebre divenne la disputa tra il francescano Giovanni Duns Scoto (fatto beato da papa San Giovanni Paolo II) e i domenicani intorno al dogma dell’Immacolata Concezione. (Si legga su questo sito la storia bellissima di questo dogma nell’articolo: “La Madonna ci parla”)

Proprio per questo suo amore per il Santo di Assisi, re Luigi IX è stato proclamato co-patrono dell’Ordine Francescano Secolare (I Terziari)

Sarà papa Bonifacio VIII con la bolla Gloria laus a pronunciare la canonizzazione solenne di Luigi IX e a fissarne la festa nel giorno della sua morte, il 25 agosto.

La conclusione di questa breve rassegna sui Santi nelle Crociate è un invito a conoscere la storia gloriosa della cristianità medievale nello sforzo di recuperare al culto i luoghi della vita, della predicazione, della passione e morte di Gesù, della sua risurrezione. La terra di Gesù era stata conquistata e devastata a partire dall’anno 638 dagli eserciti musulmani e per secoli i credenti in Gesù sono stati, e continuano a essere perseguitati e uccisi nel nome di Allah.

Contrariamente a quanti affermano che le crociate sono state una “vergogna” per la Chiesa di Roma, altri, me compreso, sostengono che se non ci fossero state le crociate i regni e i principati europei non si sarebbero consolidati nei due secoli di attuazione dei tentativi di riprendere possesso dei Luoghi Santi, e non sarebbero state possibili le epiche difese dell’Europa dagli assalti continui degli eserciti turchi.

Ricordo il ruolo dei frati francescani nella difesa di Belgrado con san Giovanni di Capestrano (anno 1456), nella difesa di Vienna col beato Marco d’Aviano (1683). Faccio anche memoria per i più curiosi di san Lorenzo di Brindisi e di san Giacomo delle Marca, francescani pure loro.

Questo cenno è importante farlo perché a causa dell’apostasia dilagante in casa cattolica è in atto la "cancellazione" di queste figure di santi francescani dalla memoria degli stessi ordini religiosi.

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO MARCO DAVIANO

San Giovanni di Capestrano                                    Beato Marco d'Aviano

Lunedì, 25 Maggio 2015 15:55

LA SACRA DI SAN MICHELE

SACRA DI SAN MICHELE sito

La Sacra di San Michele, Abbazia Benedettina dell'anno 1000                

La salita è lunga

la cima ogni tanto scompare

quando arriviamo è un sogno

sembra un girone dantesco

tutto roccia e pinnacoli grotteschi

non c’è armonia

è tutto solenne

enorme espressione dello spirito

e

lentamente saliamo i gradini

interminabili passi verso l’alto

dentro l’abbazia

opera dell’uomo e dono divino

dalla porta esoterica zodiacale

entriamo in questa basilica sul monte

emozioni antiche di santi consunti

ci avvolgono nei loro misteri

andiamo verso la roccia puntuta

sommità di granito

con le radici che si disperdono

profonde

al centro della terra

e lì tocchiamo con le mani il culmine

un’esplosione quantica di energia

ci avvolge

ci sconvolge

abbracciati alla roccia

immersi nell’amore.

statuasan michele

Statua dell'Arcangelo Michele, bronzo dorato, scultura di Doss Moroder, anno 2005

                                       

15° COMPLEANNO DEL PROGETTO MESSNER-MONTE RITE A CIBIANA DI CADORE: IL MUSEO TRA LE NUVOLE DIVENTERA' UN PRODOTTO DI CULTO?

forte di monte rite

Uno scorcio del Forte Monte Rite con vista sul Monte Pelmo

Il "museo tra le nuvole", la grande intuizione di Reinhold Messner, il mito vivente degli 8000 è oggi una realtà consolidata nel panorama delle mete culturali e turistiche del Bellunese sulla cima del Monte Rite in quel di Cibiana di Cadore.

I lavori di ripristino del forte e della caserma costruiti in occasione della prima guerra mondiale hanno visto migliaia di amanti della natura e dell’arte salire in questi 15 anni di attività, sulla cima del Monte Rite. L’anniversario  non poteva passare sotto silenzio perché mi ha visto protagonista nello studio della realizzazione come risposta al bailamme delle polemiche con gli ambientalisti-protezionisti che sempre sparano a zero sul loro idolo di un tempo, la loro guida spirituale.

Al fondo delle polemiche c'è sempre un fondo di verità ma anche tanta disinformazione.

Proprio intuendo in anticipo questa confusione polemica quando ero titolare dell’insegnamento  di Statistica del Turismo nel corso di laurea in Economia del Turismo dell'Università di Venezia, ho seguito come relatore una tesi dal titolo: "Il museo delle Dolomiti a Cibiana di Cadore: storia e strategia per un prodotto di culto", durante l’Anno Accademico 2000-2001.

MESSNER E TRABUIO picture

Reinhold Messner e il prof. Trabuio a Cibiana

 La studentessa Elena Miazzo che si è laureata all’epoca, e brillantemente con il massimo dei voti, ha sviluppato con originalità la genesi del Museo, ricostruendo la storia del forte a 2200 metri di quota da dove a 360 gradi si dominano la Val Zoldana, la Valle del Boite, la Valle del Piave. Uno scenario mozzafiato per la bellezza estasiante che spazia dal Pelmo alle Tofane, dall'Antelao al Sassolungo di Cibiana, dal Bosco Nero al Tamer e alla Moiazza fino al Civetta. Gli amanti dell'alpe dolomitica hanno avuto modo  di gratificarsi al loro arrivo sulla cima dove il forte ospita un museo permanente di arte e storia dell'alpinismo, su queste montagne che hanno incantato i primi escursionisti inglesi alla fine del 1800. Un ottimo rifugio offre vitto e alloggio a chi arriva sulla cima e vuole godersi le albe e i tramonti che mai vedrà in altri luoghi. Fanno compagnia agli escursionisti i famosi yak, provenienti dalle montagne himalaiane, e voluti fortemente da Messner per rivitalizzare l’ambiente alpino una volta dedicato ai pascoli e alle malghe.

MESSNER E ELENA

Reinhold Messner con la studentessa Elena Miazzo, Floriano Prà e Eusebio Zandanel

Ritengo simpatico e originale riportare la prefazione di Elena alla sua tesi di laurea:

La stesura della tesi è stata solo una parte della mia avventura! Fui avvisata dal prof. Trabuio quando mi chiese se ero un’ avventuriera, in tal caso avrei potuto iniziare il mio lavoro, lui già probabilmente sapeva cosa mi aspettava!

Ma prima di decidere se iniziare questo progetto, andai in visita a Cibiana e fui subito colpita da quel paesino tra magnifiche montagne. Fu facile decidere, anche perché un po' avventuriera lo sono. Passo dopo passo, sono stata aiutata da molte persone, prima di tutti il prof. Gianfranco Trabuio, abitante estivo di Cibiana, che mi è stato utile sia nelle ricerche del materiale che nelle interviste agli esperti in quanto alcuni di loro già li conosceva, quindi è stato più facile mettermi  in contatto per intervistarli. Un grazie particolare va al sig. Quirino Da Col così cortese da mettere a mia disposizione un vecchio libro, praticamente introvabile, e che mi ha fatto avere un primo incontro con il prof. Guido De Zordo con il quale ho fatto una prima chiacchierata in un giorno di festa nel mese di maggio. Il prof. De Zordo mi ha procurato il progetto del Museo e dato la possibilità di incontrare Reinhold Messner e di salire con lui in cima al Monte Rite.

Reinhold Messner mi ha concesso un po' del suo tempo prezioso per l’intervista che gli abbiamo fatto insieme col prof. Trabuio.

Un ringraziamento va al sig. Umberto Olivotti, fotografo ufficiale in questa mia dissertazione, che ha avuto tanta pazienza e che mi ha insegnato a conoscere le Dolomiti, e al Grand'Ufficiale Lucillo Bianchi dal quale ho avuto alcuni suggerimenti utili per la stesura della tesi, e che mi ha raccontato molte altre cose su Cibiana che ho dovuto tralasciare per ovvi motivi di tempo e contesto. Il sig. Angelo Zanettin  grazie al quale ho potuto incontrare e intervistare il sig. Domenico Belfi che è stato molto gentile e disponibile sebbene impegnato nel suo lavoro. Non posso dimenticarmi del proprietario dell'albergo Remauro, Romano Di Maria e la sua mamma che sono stati infinitamente cortesi. La sig.ra De Feo, seppur da pochi giorni eletta sindaco di Forno di Zoldo è stata disponibile e pronta a rispondere alle mie domande. Un grazie al C.A.l di Padova e al suo bibliotecario. Un grazie infinito lo devo alla famiglia Corsini, che mi ha appoggiato di cuore e non solo …………………..

Ma il museo e il Monte Rite diventeranno un prodotto di culto?

IL RIFUGIO COL RISTORANTE DEL MUSEOIL FORTE MUSEO

Scorcio del forte col rifugio                                Scorcio del forte con le torri di osservazione

Sembra proprio di sì. I requisiti ci sono tutti: c'è il celebrante che viene identificato con le Dolomiti e il forte, che connotano il mito della fondazione in una storia irripetibile; c'è l'eroe identificato con Reinhold Messner che ha dato vita all'idea e al prodotto; ci sono gli spettatori che vengono identificati con la tribù originaria, i primi a collaborare con l'eroe e a sostenerlo; infine, ci saranno gli adepti, tutte le persone che mosse dalla forza del celebrante e dell'eroe saliranno la montagna per godere e gustare natura, arte e pace.

Va sottolineata con emozione la trasformazione di un forte, strumento di guerra e di morte, in museo dell'arte e della pace immerso in una natura di grande storia e di grande evocazione.

Le conclusioni cui la tesi ha portato sono proprio queste, e per raggiungerle è stato seguito un percorso originale. Col metodo  Delphi sono state intervistate in due riprese alcune personalità di spicco delle valli sottostanti il Monte Rite. Dai sindaci di Cibiana di Cadore, Forno di Zoldo, al presidente della Comunità montana della Valle del Boite e sindaco di Vodo di Cadore; all'assessore alla cultura di Cortina d' Ampezzo e al direttore del Parco delle Dolomiti d'Ampezzo; a un grande naturalista di Pieve di Cadore, al presidente del CAI di Belluno, all'assessore regionale al turismo e all'ex assessore regionale alle politiche comunitarie,  e infine alcuni esponenti di spicco del bellissimo e famoso paese di Cibiana di Cadore (paese dei murales che narrano la storia vissuta dalla comunità).

IL BOSCONERO DAL FORTEGLI YAK  AL PASCOLO

Vista sul magnifico Gruppo del Bosco Nero         Pascolo sulla neve per gli yak

Ecco sinteticamente illustrato il contenuto del lavoro originale. Possiamo dire con sicurezza che alla cima del Monte Rite si arriva a piedi, ma per gli anziani e i disabili è disponibile una navetta che consente di percorrere i sette chilometri che conducono dal Passo Cibiana al museo delle Dolomiti. Tutti devono avere la possibilità di contribuire alla costruzione del "culto".

UN ANGOLO DEL MUSEO DENTRO AL FORTE

Uno scorcio del Museo nelle sale del forte di Monte Rite

Questa tesi di laurea è lì a dimostrare l’importanza culturale, storica e artistica di questa iniziativa, nata dalle idee di un eroe moderno, che ha sfidato la natura e che ne rispetta l’arcana potenza e l’immortale fascino, tracciando il cammino per tutti gli uomini moderni, che troppo spesso si dimenticano di rendere il giusto omaggio alla natura che li circonda.

IL FORTE COL CIVETTA

Vista stupenda dei gruppi del Civetta e del Coldai dalla sommità del forte  con le originali torri di osservazione

 

 

Le tre fedi monoteistiche a Gerusalemme.   

 

                                                                                                        PIANTA DI GERUSALEMME

Pianta antica della città di Gerusalemme

PREMESSA.

          Il tema che affrontiamo in questa relazione è di straordinaria attualità, sia dal punto di vista religioso, siamo in Quaresima, sia dal punto di vista politico, la guerra continua nella terra di Gesù.

Ora, noi tutti sappiamo come nella vita di Gesù i quaranta giorni di digiuno nel deserto siano stati quelli della preparazione alla Passione e alla Morte, ma anche alla Risurrezione.

Noi cristiani siamo persone di fede abituate a lavorare e a vivere proiettate nella speranza e promotrici di carità. In questa relazione tenterò di spiegare come orientarci in quel contesto che affonda le radici alle origini della storia dell’uomo.

Il mio è un tentativo non è un teorema, e per questo insieme a voi desidero fare una preghiera allo Spirito Santo, perché illumini me, che scrivo, e voi, che leggete, in modo che la lettura porti frutti buoni per la nostra comunità.

Prima parte.

L’argomento da sviluppare in questa  analisi non è né semplice, né facile. Cominciamo dal titolo che ho voluto enunciare fin dall’inizio in modo provocatorio ma anche in modo stimolante.

Oggi, la città; che per noi fedeli seguaci di Gesù Cristo rappresenta la città della condanna, della morte e della sua risurrezione; è ancora al centro della tensione internazionale. Le guerre che attorno allo stato di Israele si sono combattute e si stanno tragicamente combattendo, chissà ancora per quanto tempo, ruotano tutte attorno alla costituzione dello stato di Israele nel 1948.

Gli arabi e i palestinesi non hanno mai accettato e non accetteranno, forse mai, la esistenza di uno stato ebraico sui loro territori.

Perché?

Ho volutamente detto “stato ebraico” e non banalmente israeliano, perché la ragione profonda sta tutta nella religione, ovvero nelle religioni che su quel territorio si sono formate e costruite nei secoli.

Vedete, oggi molti di noi, anche negli ambienti intellettuali cattolici, vivono in una profonda ignoranza delle altre due religioni: l’ebraismo e l’islam. Fino a qualche decennio fa la nostra cultura religiosa cattolica era abbastanza estranea alle altre due religioni, cosiddette del Libro, perché le aree di intersezione e di conflitto culturale e religioso esistevano, sì, ma erano lontane dalla nostra quotidianità. Non ci toccavano più di tanto. La storia è sempre stata piena di eventi conflittuali tra le religioni, in particolare tra Islam e Chiesa di Roma, però nel secolo scorso c‘era stata una specie di convivenza non contrapposta, non belligerante.

Da qualche decennio a questa parte, le organizzazioni fondamentaliste islamiche si sono risvegliate e stanno mettendo in grosse difficoltà le nostre quiete abitudini di vita e di lavoro.

Perché?

Io tenterò di dare qualche chiave di lettura a questi due perché, e saranno chiavi plurime abbastanza complesse e che certamente non apriranno tutte le porte che sarebbe necessario aprire per capire i fenomeni sottostanti. La brevità della esposizione comporta che io tenti, per il momento, di enunciarne alcune.

Sul primo perché, è necessario fare riferimento alle radici dell’Islam. Ora, nella cultura musulmana e nella Sunna, che rappresenta la loro tradizione con tutti gli hadit del profeta Muhammad e dei sapienti interpreti difensori del Corano, la terra si divide in due parti: dar al Islam (terra dell’Islam) e dar al Harb (terra della guerra). Cioè, per il credente musulmano la terra è tutta destinata, per volere di Allah, a diventare terra dell’Islam. Non esiste l’eventualità e tanto meno la possibilità che possano esistere altre religioni su questa terra. Alla fine del mondo tutto il pianeta e i suoi abitanti dovranno essere sottomessi alla legge di Allah, clemente e misericordioso, perché tutti gli uomini devono salvarsi.

Come è possibile convertire all’Islam le popolazioni che non lo vogliono o che hanno altre fedi radicate nella loro storia? Semplicemente con la conversione forzata o con la legislazione civile che impedisce, alla fine, di poter praticare la propria fede originaria, oppure, come è successo a Cipro in questi ultimi anni, con la semplice distruzione delle chiese e dei luoghi di culto da parte dei turchi, che aspirano ad entrare nell’Unione Europea.

La storia della conquista araba, a partire dalla morte del profeta Muhammad,  delle nazioni del Nord Africa, della Palestina, della Siria, della Persia, dell’India e della Spagna, si è svolta secondo quei canoni. Per esempio, la legislazione fiscale nei territori conquistati (parliamo degli anni che vanno dal 629 dopo Cristo in avanti, e quindi anche oggi), prevede che i fedeli delle altre due religioni del Libro, gli ebrei e i cristiani, possano praticare la loro fede nei luoghi di culto, esclusivamente, a patto che paghino una tassa speciale chiamata “al Dhimma”. Cioè, ebrei e cristiani hanno lo statuto dei protetti, nel senso che possono rimanere ebrei e cristiani, e nessuno glielo impedisce, solo se pagano questa tassa. Ora, questa tassa di protezione, che è una specie di pizzo alla siciliana, si è evoluta nei secoli. All’inizio della conquista araba era molto forte, consisteva nel versare all’autorità islamica anche il 50% del raccolto. Risulta evidente, anche a chi non se ne intende di fisco, che ebrei e cristiani alla fine o emigravano in altri territori o si convertivano all’Islam, e questa era la soluzione più semplice.

Questo status giuridico dell’ebreo o del cristiano veniva e viene chiamato Dhimmi, e nelle società musulmane essere un Dhimmi significa essere un cittadino di serie B, con minori diritti civili e minori opportunità di lavoro e di carriera nelle strutture dello stato islamico.

Ora, per ritornare alla spiegazione originaria sul conflitto contro lo Stato di Israele, la genesi della guerra è forse più chiara nelle sue radici religiose, perché quella terra oggi occupata dagli ebrei è stata dal 638 dopo Cristo,salvo qualche interruzione durante le Crociate, territorio musulmano: dar al Islam, e nella visione religiosa e culturale del musulmano un territorio che veda la presenza dell’Islam diventa automaticamente dar al Islam!!! Per sempre, fino alla fine del mondo.

Ecco perché il mondo arabo e musulmano non sopporta l’idea dell’esistenza dello stato di Israele.

PREGHIERA AL MURO DEL PIANTO

 Folla in preghiera al Muro del Pianto nel cuore della città vecchia

 Seconda parte.   

Sul secondo perché, è necessario fare riferimento alla storia della filosofia islamica. In una conferenza tenuta a Venezia dal professor Hasan Hanafi, docente di filosofia presso l’Università del Cairo in Egitto, ho appreso che la cultura islamica universitaria si sente orfana del nostro progresso filosofico. Hanafi ha dichiarato apertamente che lo stato della loro evoluzione filosofica è fermo al nostro Medioevo, e che il sogno dei filosofi egiziani, ma non solo, è quello di riuscire a far germinare nella cultura islamica quei fermenti di apertura al progresso scientifico e culturale che, in gran parte, il sistema di potere dei capi religiosi ha impedito e continua ad impedire, terrorizzati come sono dalla comparsa dei concetti di libertà di pensiero, di libertà di parola, di libertà di coscienza, di libertà di religione.

Come vedete le spiegazioni dei fenomeni sociali e politici non sono mai semplici, anzi.

Allora è chiaro che la violenza, il terrorismo, le guerre contro l’Occidente, e soprattutto contro il cristianesimo, rappresentato dalla Chiesa di Roma, hanno alla loro origine delle motivazioni così forti che non si possono contrastare o vincere semplicemente con la guerra contro le potenze islamiche.

Noi fedeli della Chiesa di Roma dobbiamo fare tesoro degli insegnamenti profondi e illuminati del nostro Papa emerito Benedetto XVI. Nell’incompreso discorso magistrale, tenuto all’Università di Regensburg durante la visita nella sua terra natale il 12 settembre 2006, il nostro Papa aveva messo bene in evidenza come il dialogo sia possibile a partire dalla conoscenza reciproca e non dalla violenza e dalla sopraffazione, come oggi, purtroppo, il fondamentalismo islamista fa vedere con sempre maggiore sgomento.

Probabilmente, il culmine dell’argomentare del Papa emerito si trova nell’espressione: «Il non agire secondo ragione è alieno da Dio». Questa convinzione accompagna certamente l’intera tradizione cristiana da sempre; la sua concettualizzazione, comunque, trova terreno fecondo ai tempi di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Non è il caso di far riferimento ai testi di Agostino o di Anselmo in proposito. Non è questa la sede.

Ricordo che la riflessione del Papa ai docenti dell’Università di Regensburg, dove lui aveva insegnato da giovane sacerdote, riguardava la ragionevolezza della fede religiosa, e che non si poteva certamente ritenere ragionevole una fede religiosa, come la islamica, che prevedeva di dare la morte ai civili con i kamikaze, e ai musulmani che cambiavano religione, con la lapidazione.

Ora, vedete di tentare una riflessione, secondo la vostra esperienza, sul come si deve sentire un insieme di persone credenti in un certo credo religioso che comprende non solo la fede, ma anche la politica, l’economia, il diritto, la filosofia, la vita quotidiana; quando cominciano ad introdursi nel loro sistema culturale i germi della diversità e dell’innovazione. Sembra naturale una reazione di chiusura e di conservazione. Poi, se la religione e i predicatori sostengono che la diversità, e l’innovazione, provocherebbero la distruzione della loro fede, beh, pensate un po’ come reagirebbero queste popolazioni. Quindi, è naturale e ovvia la reazione violenta e irrazionale contro chiunque tenti di parlare di comprensione e di dialogo. Il fondamentalismo, qualunque sia la fede, è sempre violento e irrazionale, disastroso e irrecuperabile per le popolazioni che vengono coinvolte, loro malgrado, nelle tempeste della rabbia e dell’odio.

Il guaio, per noi cristiani, è che i nostri intellettuali cattolici, e anche parte degli ecclesiastici, poco conoscono della vita reale in quelle società dove il fondamentalismo è pratica quotidiana con i massacri e il terrore, e parlano di Islam moderato e di musulmani moderati, che pure esistono, perbacco, ci mancherebbe! Però il musulmano moderato in quei contesti culturali deve prima di tutto pensare alla sua vita e alla sua famiglia e al suo lavoro, mica può mettersi a parlare contro il fondamentalismo. Immediatamente verrebbe accusato di apostasia e condannato a morte. Ma anche in Europa e in Italia i musulmani moderati devono guardarsi dal manifestare in pubblico il loro dissenso contro il terrore. Gran parte degli imam che reggono le moschee in Italia sono di formazione Wahabita, e sono gli strenui assertori della guerra santa, dell’odio contro la chiesa di Roma, e della violenza contro l’Occidente.

Come vedete non è facile entrare in Gerusalemme senza un bagaglio culturale adeguato. Si rischierebbe di prendere qualche cantonata poco salutare. Gerusalemme è destinata a restare ancora per molti anni al centro delle tensioni internazionali.

MOSAICO DELLA CITTà DI GERUSALEMME                                                      Antico mosaico della città di Gerusalemme che si trova a Madaba in Giordania                                                                                                           

 È necessario, però, fare anche altre considerazioni di natura metastorica, bisogna andare oltre l’analisi dei fatti e degli eventi per portarsi su un terreno quasi teologico.

Per esempio, è quanto mai opportuno inquadrare la situazione temporale di Gerusalemme nella dimensione della divinità. Dio c’entra nella storia degli uomini? Dio ha un ruolo nella nostra vita presente e futura?

I credenti in Dio quale contributo possono dare, o meglio, quale contributo devono dare per essere congruenti al disegno di Dio nella storia della salvezza?

Ecco, queste semplici considerazioni ci portano a puntare la lampada della nostra ricerca su cammini ancora poco esplorati e che richiedono il coraggio e la fantasia di un Cristoforo Colombo, stimolano la creatività degli spiriti liberi e nello stesso tempo profondamente legati a Dio e al suo piano di salvezza per tutta l’umanità.

Allora entriamo a Gerusalemme per capire qualcosa di più delle tre religioni del Libro, e per salire al suo monte santo con la convinzione che, una volta arrivati sulla cima, ci si possa sedere e riflettere sul nostro destino e sul ruolo giocato da Dio nel mettere sullo stesso monte i credenti: ebrei, cristiani, musulmani.

Immaginiamolo questo Dio che parte con la creazione del mondo  e dell’uomo, che manda profeti al suo popolo Israele, che manda il suo Figlio Gesù a salvare l’umanità dal peccato originale per aprire agli uomini la strada della salvezza osservando la sua parola, il suo insegnamento; che lascia la responsabilità a un credente arabo, Muhammad, di fare una sintesi originale e sovversiva della Bibbia e del Vangelo da predicare, per sottomettere, mai pacificamente, intere popolazioni a quella nuova sintesi religiosa.

Ma ci abbiamo mai pensato a questa situazione?

Abbiamo mai avuto modo di capire cosa vuole Dio da noi in questa nostra condizione umana?

Abbiamo mai realizzato l’idea che Gerusalemme rappresenta la chiave di volta della salvezza di tutta l’umanità?

Ecco alcune domande, ancora provocatorie e stimolanti, che forse non trovano risposte semplici e immediate, ma alle quali è assolutamente necessario trovare un riscontro.

Terza parte.

Vediamo ora una sintesi su Gerusalemme nelle tre religioni monoteistiche, come luogo storico e come tema teologico.

La città di Gerusalemme ha assunto nelle tradizioni delle tre religioni un valore simbolico e un pregnante significato spirituale.

Per l’Ebraismo, Gerusalemme non fu mai città di luoghi sacri, né luogo-ricordo di eventi passati; essa è in se stessa Santa, simbolo dell’esistenza e della continuità di un popolo cacciato, umiliato, massacrato, che mai disperò della promessa della sua restaurazione espressa nella Bibbia dai salmi e dai profeti, ed è sempre viva, attraverso i secoli, nella liturgia, nelle preghiere e nelle aspirazioni individuali di ogni giorno.

La letteratura rabbinica accolse il simbolismo della “Gerusalemme celeste”, dirigendolo prima di tutto e soprattutto verso la Gerusalemme terrestre, come centro di raccolta di tutto il popolo. Additò, anzi, nella terrestre l’archetipo della celeste; anche i grandi mistici non separarono mai l’una dall’altra; e il Talmud (raccolta delle discussioni tenute nelle accademie giudaiche) mette sulla bocca di Dio l’espressione: “Non entrerò nella Gerusalemme celeste se prima non sarò entrato nella Gerusalemme terrestre”, da qui il significato del bellissimo saluto tra gli ebrei: “l’anno prossimo a Gerusalemme”. La tradizione ebraica mantiene un’idea globale di Gerusalemme, con tutto il suo significato geografico, economico, etnico, politico, che non esclude, certo, ma neppure evidenzia in modo particolare, il suo significato religioso.

La considerazione cristiana di Gerusalemme ha sempre oscillato tra la dimensione terrestre e la dimensione celeste della città santa. Della Gerusalemme celeste parlano le fonti cristiane (Apocalisse 12, lettera agli Ebrei 12,22, lettera ai Galati 4,26): essa è l’archetipo della terrestre, è la madre di tutti i cristiani, immagine della Chiesa. Il centro del cristianesimo è infatti Cristo, e la santità risiede nella comunità, non in un luogo.

Vi è anche un vivo interesse per la Gerusalemme terrestre (e la Palestina) dove si svolsero i grandi eventi della storia cristiana, legati a un contesto locale e storico ben preciso: la presentazione al tempio, l’infanzia, la predicazione, la passione, la morte, la risurrezione, l’ascensione di Gesù Cristo; la pentecoste, la nascita della prima comunità cristiana. Per questi motivi la Gerusalemme celeste non soppiantò mai la terrestre, la de-territorializzazione non fu mai assoluta.

Come manifestazione terrestre della forma perfetta della città di Dio (Gerusalemme celeste), essa ha ispirato numerosi progetti urbanistici del medioevo e del rinascimento. Le descrizioni dei pellegrini dei primi secoli del medioevo diffusero in Europa l’immagine del tempio di Gerusalemme, riprodotto in un grande numero di edifici religiosi a pianta centrale sul modello della moschea di Omar (la cupola della roccia). La stessa identificazione della moschea di Omar con l’immagine dell’antico tempio fu a lungo diffusa nell’iconografia popolare ebraica europea.

L’atteggiamento dell’Islam verso Gerusalemme si ispira essenzialmente alla sura 17,1 del Corano: “Lode a colui che trasportò il suo servo dal tempio sacro al tempio più remoto”, in arabo “Al Aqsa”. I musulmani identificarono il “tempio più remoto” con l’attuale moschea e legarono quindi la città alla figura di Muhammad. Questo legame e quello di Abramo (e di suo figlio Ismaele capostipite degli arabi) con il  monte del tempio hanno fatto sì che Gerusalemme sia considerata la terza città santa dell’Islam (dopo La Mecca e Medina). Nei primi tempi la preghiera canonica musulmana non fu rivolta verso La Mecca, ma verso Gerusalemme. Maometto cambiò la direzione dopo aver ordinato e partecipato al massacro delle tribù ebraiche di Medina, che non lo vollero accettare come ultimo profeta inviato da Dio.

LA MOSCHEA DI OMAR

 Scorcio della Moschea di Omar, Cupola della Roccia, collocata sulla spianata delle moschee sopra il Muro del Pianto nella città vecchia

                                                Fatte queste semplici ma puntuali precisazioni su cosa rappresenta Gerusalemme per le tre religioni, ritorniamo a riflettere su di noi in rapporto alle altre due religioni proprio lì a Gerusalemme. Mi piacerebbe raccontarvi del ruolo della Custodia della Terrasanta e dei frati francescani, dall’inizio del pellegrinaggio di San Francesco nel 1219 proprio nella terra di Gesù, fino ad oggi. Lo faremo in altre occasioni.

Ora, dopo l’esposizione fatta fin qui, mi sembra ancora stimolante fare ulteriori considerazioni del  disegno divino su Gerusalemme. Premesso che la storia sacra, dalla Bibbia al Vangelo, ci fornisce elementi di riflessione abbondanti sul destino dei credenti, certamente non ci fornisce risposte alle domande enunciate in precedenza se non in una dimensione escatologica, in una proiezione verso l’eternità dove la fede gioca un ruolo assoluto ma non fornisce risposte valutabili con i criteri della scientificità cui siamo abituati nella nostra cultura occidentale.

Immaginiamo di poter osservare dall’alto del monte Sion i fedeli delle tre religioni nella loro vita quotidiana.

Gli Ebrei, i nostri fratelli maggiori, fedeli assertori dell’attesa del Messia che deve ancora venire, che vanno a pregare nelle sinagoghe, si appressano con grande fede al Muro del Pianto, ultimo baluardo delle grandi mura del tempio distrutto dall’imperatore romano Tito nel 70 dopo Cristo, e che vivono la loro quotidianità intrisa di speranza e di terrore. Perché mi sembra ovvio che attorno allo stato di Israele, dalla sua fondazione, si coalizzano in modo ossessivo le forze armate del terrorismo arabo e palestinese. L’atteggiamento del fedele ebreo, mi sembra tanto condizionato da questa situazione concreta di disperazione che immagino preghi Dio che liberi Israele dai nemici che lo opprimono, come tutta la Bibbia ricorda, in particolare nei Salmi.

Vediamo il fedele cristiano, quasi sempre di origine palestinese, che in condizioni di minorità  sociale e economica si rivolge fiducioso a Dio-Gesù Cristo nelle tante chiese, tante quante sono le confessioni cristiane presenti a Gerusalemme, pregandolo di concedere la grazia della pace in quel martoriato angolo di mondo da sempre sotto il tiro della violenza e dell’oppressione. Poveri cristiani! Loro veri credenti nella pace e fautori di pace vedersi trattare come fossero dei nemici dello stato di Israele, perché palestinesi in gran parte, e quindi visti con sospetto e diffidenza anche dai loro concittadini musulmani, perché espressione della Chiesa di Roma.

E infine osserviamo il fedele di Allah e seguace del profeta Muhammad che puntualmente cinque volte al giorno prega al richiamo del muezzin e si rivolge ad Allah, clemente e misericordioso, e al venerdì va alla moschea dove a volte viene arringato dagli imam, o dalle altre autorità islamiche, a prepararsi alla guerra e al martirio, pronto per qualunque “intifada” e che cova dal lontano 1948 l’idea della vittoria sullo stato di Israele e proprio per questa terribile determinazione, pronto ad immolarsi suicidandosi, così assassinando altri incolpevoli e inermi cittadini.

Dei tre credenti, mi sembra che il cristiano sia il più esposto alla scomparsa dalla città santa, proprio perché preso tra due blocchi sociali e economici che gli rendono la vita sempre più difficile. D’altra parte i cristiani sono anche gli unici a perseverare nel loro sforzo di dialogare con tutte le altre fedi di quei territori.

Forse questa cultura di base, che manca sia agli ebrei che ai musulmani, li espone ancora di più ai rischi di esclusione sociale ma nello stesso tempo li rende attori credibili e testimoni convinti della convivenza senza odio e senza terrore.

Ecco perché è importante la presenza cristiana a Gerusalemme. I cristiani che praticano gli insegnamenti di Gesù saranno sempre perseguitati, subiranno sempre le angherie del potere politico e religioso delle altre fedi, però è anche vero che solo i cristiani hanno dalla loro la cultura del dialogo, e bene ha fatto e continua a fare la Chiesa di Roma, prima col Papa  Benedetto XVI e ora con Papa Francesco, ad insistere su questo e a mettere in evidenza le contraddizioni di chi vorrebbe, come ai tempi di Gesù, far tacere la voce che stimola alla riflessione e alla conversione dei cuori. Altro che pace islamica! Ricordo banalmente che questa sarebbe possibile solo quando tutta l’umanità fosse musulmana, e quindi sottoposta ad una dittatura del potere religioso.

I cristiani hanno, quindi, un ruolo ancora strategico in quella città e in quei territori, sono ancora come ai tempi di Cristo segno di contraddizione nei riguardi di chi coltiva la violenza e la sopraffazione come criterio guida per il governo dei popoli.

Sono ancora i profeti inascoltati della parola di Dio che chiama tutti i popoli a salire sul suo monte santo!     

SANTO SEPOLCRO ingresso                                                              Ingresso alla basilica del Santo Sepolcro                                                                   

Mercoledì, 21 Gennaio 2015 13:42

EVENTO STRAORDINARIO DALLE SUORE VISITANDINE

 LOGO UCSI unione per il sito                   sacro cuore VISITAZIONE             lo fondazione  brusutti sfondo celeste

 

Cari corrispondenti e lettori,

desidero rendervi partecipi dell'evento che abbiamo realizzato sabato 31 gennaio presso il Monastero della Visitazione a Treviso, pubblicando alcune foto con S. E. monsignor Giovanni D'Ercole. Alla suggestiva iniziativa hanno partecipato con entusiasmo un bel gruppo di Dame e Cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La Santa Messa è stata solennemente accompagnata dalla Corale Musica Insieme di Castelfranco Veneto diretta dal Maestro Renzo Simonetto.

apertura intervista con mons Giovanni ridotta Apertura dell'evento con la presentazione del tema e dell'illustre relatore

BAGGIO ridotta

 Il Presidente dell'UCSI Veneto Gianfranco Baggio saluta l'ospite e i numerosi convenuti

MARCO BRUSUTTI ridotta

 Il dr. Marco Eugenio Brusutti, Presidente della Fondazione omonima, saluta e ringrazia

MONSIGNOR GIOVANNI RISPONDE 2ridotta

 Monsignor Giovanni D'Ercole risponde alle domande dell'intervistatore prof. Gianfranco Trabuio

MONS GIOVANNI BENEDIZIONE ridotta

 Monsignor Giovanni al termine della Santa Messa impartisce la benedizione

CAVALIERI COL VESCOVO 2 ridotta

 Dame e Cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che hanno partecipato all'evento

Questo è un invito veramente eccezionale, il 31 gennaio 2015 alle ore 16, presso il Monastero della Visitazione a Treviso, in via Mandruzzato 22 (si accede da Viale della Repubblica all'incrocio con Via San Pelajo) avremo l'opportunità di partecipare a un evento che rimarrà nella memoria delle Suore e di quanti vi parteciperanno.

Monsignor GIOVANNI D'ERCOLE, vescovo di Ascoli Piceno, e noto conduttore di programmi televisivi sulla RAI, in particolare su RAI2 con la trasmissione "La via di Damasco", ci intratterà sul tema: "Perché l'onestà oggi deve fare ancora notizia?" Sarà intervistato sull'argomento da Gianfranco Trabuio, pubblicista.

cuore incorrotto di san francesco di sales

 Reliquiario contenente il cuore incorrotto di San Francesco di Sales

L'evento promosso dall'UCSI regionale (Unione Cattolica Stampa Italiana) in collaborazione con la Fondazione Brusutti di Venezia, si svolge in concomitanza della festa di San Francesco di Sales, fondatore dell'Ordine della Visitazione, e patrono degli scrittori cattolici e degli operatori dell'informazione. Presso il Monastero è custodito e venerato il cuore incorrotto del Santo fondatore ed è attivo un numeroso gruppo di devoti della Guardia d'Onore al Sacro Cuore di Gesù.

La straordinarietà dell'evento risulta dalla felice coincidenza di altre due motivazioni:

il 31 gennaio la Chiesa Cattolica fa memoria liturgica di San Giovanni Bosco, figlio spirituale di San Francesco di Sales, e fondatore dei diversi Ordini Salesiani, sia maschili che femminili;

Monsignor Giovanni D'Ercole appartiene alla Famiglia Religiosa di San Luigi Orione (gli Orionini), e questo grande santo dei poveri è stato allievo di San Giovanni Bosco.

Risulta, quindi, con grande evidenza il profondo significato religioso che emerge da queste felici e provvidenziali coincidenze.

Al termine della conferenza S.E. Mons. D'Ercole celebrerà solennemente la Santa Messa coadiuvato da altri sacerdoti, accompagnato dalla corale "Musica Insieme" del maestro Renzo Simonetto.

A conclusione le Suore della Visitazione offriranno ai partecipanti un segno gioioso della loro ospitalità.invito informatico 31-1 final first page rivisto-1 invito informatico 31-1 final back page

 

 

 

Martedì, 16 Dicembre 2014 17:45

VIVERE IL NATALE E L'ISLAMISMO

famiglia cristiana in fuga dalla morte Famiglia cristiana in fuga dalla morte

         NATALE DI STRADA. 

         Ci ritroviamo pellegrini

         sulle strade del mondo

         in questo Natale di strada

         dall’ovest all’est

         dal nord al sud

         uomini cercano

         col bordone in mano

         gli occhi smarriti

         una speranza

         un riparo

         un anfratto

         una grotta.

         Il bambino Gesù nasce

         luce nuova nel mondo

         ma non basta

         ancora disastri

         di guerre

         di pianti

         violenze mai viste

         avvinghiano il mondo

         e i bambini di strada

         mai vedono un pellegrino

         mai una speranza

         nel loro Natale.

         Gesù

         cosa faremo noi

         assorti e assenti

         per i bambini di strada

         lontani nel mondo

         occhi lucidi e neri

         nella notte di questo Natale?

 bambini in campo profughi

Bambini cristiani in un campo profughi fuggiti dall'islamismo omicida

Questa poesia-preghiera scritta da Gianfranco Trabuio,

ha vinto il primo premio al Concorso nazionale di poesia Jacopone da Todi edizione 2014

Sabato, 06 Dicembre 2014 17:26

IMMACOLATA CONCEZIONE, GUADALUPE E LORETO.

PARROCCHIA DELL’ANNUNCIAZIONE IN OLMO DI MARTELLAGO

8 dicembre 2014 ore 20 30

GRUPPO DI DEVOZIONE ALLA DIVINA MISERICORDIA.

 

8 dicembre IMMACOLATA CONCEZIONE della Beata Vergine Maria, (per la storia dell’Immacolata Concezione rimando al sito www.gianfrancotrabuio.it dove nella cartella “Devozioni religiose” e in quella “Lourdes e dintorni mariani” si trova la relazione “La Madonna ci parla”.

 10 dicembre MADONNA DI LORETO (vedi più avanti la storia miracolosa sella traslazione da Nazaret)

 12 dicembre  Beata Vergine Maria di Guadalupe (Messico), l’apparizione, il 9 dicembre 1531, della "Morenita" all'indio Juan Diego, a Guadalupe, in Messico, è un evento che ha lasciato un solco profondo nella religiosità e nella cultura messicana. L'evento guadalupano fu un caso di “inculturazione” miracolosa: meditare su questo evento significa oggi porsi alla scuola di Maria, maestra di umanità e di fede, annunciatrice e serva della Parola, che deve risplendere in tutto il suo fulgore, come l'immagine misteriosa sulla tilma del veggente messicano, che la Chiesa ha di recente proclamato santo. (Vedi più avanti la storia miracolosa del mantello)

 12 dicembre Santa Giovanna Francesca di Chantal (fondatrice delle Visitandine) Digione, Francia, 1572 - Moulins, Francia, 13 dicembre 1641

La vita di Giovanna Frémiot è legata indissolubilmente alla figura di Francesco di Sales, suo direttore e guida spirituale, e di cui fu seguace e al tempo stesso ispiratrice e collaboratrice. Nata a Digione nel 1572, a vent'anni sposò il barone de Chantal, da cui ebbe numerosi figli. Rimasta vedova, avvertì sempre di più il desiderio di ritirarsi dal mondo e di consacrarsi a Dio. Sotto la guida di Francesco di Sales, diede vita a una nuova fondazione intitolata alla Visitazione e destinata all'assistenza dei malati. L'Istituto si diffuse rapidamente nella Savoia e nella Francia. Ben presto seguirono Giovanna, diventata suor Francesca, numerose ragazze, le Visitandine, come erano chiamate e universalmente note le suore dell'Isituto. Prima della sua morte, avvenuta a Moulins il 13 dicembre del 1641, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei.

 

LODATE IL SIGNORE PERCHÉ È GRANDE, ETERNA È LA SUA MISERICORDIA

Chi pratica la misericordia non teme la morte!

O CIELI PIOVETE DALL'ALTO, O NUBI MANDATECI IL SANTO
O TERRA, APRITI O TERRA E GERMINA IL SALVATOR.  (di Kiko Arguello)

Siamo il deserto, siamo l'arsura: Maranathà, Maranathà
Siamo il vento, nessuno ci ode: Maranathà, Maranathà. Rit.
Siamo le tenebre, nessuno ci guida: Maranathà, Maranathà.
Siam le catene, nessuno ci scioglie: Maranathà, Maranathà. Rit.
Siamo il freddo, nessuno ci copre: Maranathà, Maranathà.
Siamo la fame, nessuno ci nutre: Maranathà, Maranathà. Rit.
Siamo le lacrime, nessuno ci asciuga: Maranathà, Maranathà.
Siamo il dolore, nessuno ci guarda: Maranathà, Maranathà. Rit.

INTENZIONI DI PREGHIERA

ROSARIO DELLA VERGINE MARIA CHE OGGI RICORDIAMO “IMMACOLATA CONCEZIONE”.

MISTERI GAUDIOSI MEDITATI SECONDO SANTA FAUSTINA KOWALSKA

LITANIE LAURETANE

 Canto: IMMACOLATA

PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

     Cuore Misericordioso di Gesù, per l’intercessione della Vergine Immacolata Lauretana, invocata come “Aiuto dei Cristiani”, ti rivolgiamo il grido della nostra speranza e della nostra implorazione più amorosa: salva la Tua Italia, salva la Tua Roma, salva la nostra Patria, salva la Tua Europa, in quest’ora di confusione, di errore, di orrore, di sbandamento e di decadimento.

     Tu sai tutto: conosci le rovine morali e spirituali, conosci il disordine civile e religioso, la disgregazione sociale, conosci il dramma e la tragedia delle Nazioni e dei Popoli di questo Continente, che fu Tuo, che è Tuo. Fa’ che non crolli questo baluardo della Tua Fede. Riaccendi, rianima, risuscita, consolida, o Cuore di Salvezza e di Redenzione, la coscienza più fedele, tutte le energie più buone, le forze più sane, le volontà più sante, contro tutte le forze del male.

     Schiaccia il Serpente, annienta il Maligno. Non cedergli le anime dei buoni e dei giusti, non permettergli la perdita dei cuori redenti dal Tuo Amore Appassionato, la sconfitta delle forze del bene. Non cedergli le conquiste della Tua Carità e del Tuo Sangue, dei Tuoi Apostoli, dei Tuoi Martiri, dei Tuoi Santi, della Tua Chiesa. Non lasciargli il trionfo in questa Terra di benedizione, in questo Continente sacro al Tuo Cuore e al Tuo Amore.

     Te ne supplichiamo, per la Bontà Materna della Mamma Celeste, Immacolata Sposa dello Spirito Santo, cui nulla rifiuti, e che hai posto Guida, Regina e Condottiera della Tua Chiesa e della Tua Società d’Amore.       Amen.

Santa casa di Loreto

La Santa Casa della Madonna a Loreto

 Ora, per fare chiarezza sulla Casa della Madonna che si trova dentro alla basilica di Loreto, riporto un brano del prof. Giorgio Nicolini di Ancona, responsabile di Tele Maria: www.telemaria.it. Purtroppo anche tra esponenti di rilievo della Chiesa Cattolica è in atto da tempo una falsificazione storica sugli eventi miracolosi riguardanti la traslazione della casa della Madonna da Nazaret. Questo fa parte della apostasia silenziosa in atto dentro alla Chiesa Cattolica come prevista dai mistici e dall’Apocalisse.

 

IN PREPARAZIONE DELLA FESTA LITURGICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA. (9-10 dicembre 2014)

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DI TERSATTO (9-10 maggio 1291)

Le principali documentazioni storiche esistenti comprovano la “veridicità storica” di “almeno” cinque “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (in Croazia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DI TERSATTO (Croazia)

 Il Beato Pio IX, il grande Pontefice nativo dell’anconitano e “miracolato” nella stessa Santa Casa di Loreto, a riguardo di essa scrisse memorabili parole. Celebre, in proposito, fu la sua Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852, nella quale così solennemente dichiara: “Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto… (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”.

Come ogni altro Pontefice che ne ha trattato, il Beato IX identificò a Tersatto, in Dalmazia, oggi quartiere di Fiume, il primo luogo in cui “sostò” nel 1291 la Santa Casa di Nazareth durante le sue molteplici “miracolose” traslazioni.

Riguardo alle documentazioni su tali fatti accaduti, esistevano degli scritti e testimonianze composti dai contemporanei a tali eventi miracolosi, che oggi purtroppo in gran parte sono andati perduti, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Ma esistono scritti e testimonianze posteriori che rimandano a quei documenti dell’epoca, visti e riportati da altri. Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo.

Le chiese, in modo particolare, ancor più dei “documenti scritti”, sono le più inoppugnabili “prove” della verità dei fatti che esse intendono celebrare, perché se esse sono state edificate e consacrate per ricordare gli “eventi miracolosi” delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth ciò è stato possibile perché così hanno voluto i Vescovi dell’epoca, costituendo esse perciò una “approvazione ecclesiastica” inconfutabile da parte dei “testimoni oculari” più autorevoli: i Vescovi stessi dell’epoca, di varie località.

A Tersatto, ove esiste tutta una tradizione locale esattamente parallela a quella di Loreto, c’è un Santuario, risalente al XIII-XIV secolo, che ricorda proprio la sosta della Santa Casa in quel luogo per circa tre anni e mezzo. Anche una lapide, ancor oggi esistente, riporta questo fatto “storico”, essendovi scritto in essa: “Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazarette a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294”.

CANTO

SPIRITO DI GESÙ EFFUSO IN NOI (4 VOLTE)

CORPO DI GESÙ DONATO A NOI  (4VOLTE)

SANGUE DI GESÙ DONATO A NOI    (4 VOLTE)

CUORE DI GESÙ DONATO A NOI      (4 VOLTE)

CUORE DI MARIA DONATO A NOI    (4 VOLTE)

 

STORIA DELLE APPARIZIONI DI GUADALUPE

Il 9 dicembre 1531 la Madonna apparve sulla collina del Tepeyac a Guadalupe, in Messico, ad un povero indio di nome Juan Diego. Nella prima apparizione, la Signora gli disse di essere “La perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo unico Dio” e gli ordinò di recarsi dal vescovo, perché voleva che si erigesse un tempio ai piedi del colle.

 In un primo momento il vescovo non volle credervi, poi, però, vista l’insistenza  di Juan Diego, gli disse di chiedere un segno alla Madonna. Il 12 dicembre la Vergine apparve di nuovo e fece raccogliere al veggente delle rose “di Castiglia”, che non fioriscono nella stagione invernale. Giunto all’episcopato, nell’istante in cui l’indio aprì il suo mantello per porgere al presule i fiori, si rese visibile  l’immagine della Santa Vergine impressa sulla tilma (il mantello). Di fronte a tale prodigio il Vescovo cadde in ginocchio e con lui tutti i presenti.

 La mattina dopo, Juan Diego lo accompagnò al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna voleva che si innalzasse il tempio.

 L’immagine della Vergine, collocata nella cattedrale, divenne presto oggetto di un’ardente devozione popolare che si è protratta fino ai nostri giorni.

MADONNA DI GUADALUPE

 

Il mantello della Vergine di Guadalupe
 
E' veramente incredibile quello che la scienza ha scoperto su questa tilma, che avrebbe dovuto distruggersi dopo 20/30 anni!

 1. Studi oftalmologici realizzati sugli Occhi di Maria hanno scoperto che avvicinando loro la luce, la retina si contrae e ritirando la luce, torna a dilatarsi, esattamente come accade a un occhio vivo.

 2. La temperatura della fibra di maguey (ricavata da una pianta) con cui è costruito il mantello mantiene una temperatura costante di 36.6 gradi, la stessa di una persona viva.

 3. Uno dei medici che analizzò il manto collocò il suo stetoscopio sotto il nastro con fiocchi che Maria ha intorno alla vita (segnale che è incinta) e ascoltò battiti che si ripetevano ritmicamente, contò 115 pulsazioni al minuto, come per un bebè nel ventre materno.

 4. Non si è scoperto nessun tratto di pittura sulla tela.  In realtà, a una distanza di 10 centimetri dall'immagine, si vede solo la tela cruda: i colori scompaiono. Studi scientifici non riescono a scoprire l’origine della colorazione che forma l’immagine, né la forma in cui la stessa è stata dipinta. Non si riscontrano tracce di pennellate né di altra tecnica conosciuta. Gli scienziati della NASA affermarono che il materiale che origina i colori non è nessuno degli elementi conosciuti sulla Terra.

 5. Si è fatto passare un raggio laser lateralmente sopra la tela, e si è evidenziato che la colorazione non è né al dritto né al rovescio, ma che i colori fluttuano a una distanza di tre decimi di millimetro sopra il tessuto, senza toccarlo. I colori fluttuano nell’aria, sopra la superficie del Mantello. 

 Ti sembra sorprendente? Allora sorprenditi ancor più con queste altre scoperte:

 6. La fibra di maguey che costituisce la tela dell'immagine, non può durare più di 20 o 30 anni.  Vari secoli fa si dipinse una replica dell’immagine su una tela di fibra di maguey simile, e la stessa si disintegrò dopo alcuni decenni. Mentre, a quasi 500 anni dal miracolo, l’immagine di Maria continua a essere perfetta come il primo giorno. La scienza non si spiega l’origine dell’incorruttibilità della tela.

 7. Nell’anno 1791 si rovescia accidentalmente acido muriatico sul lato superiore destro della tela. In un lasso di 30 giorni, senza nessun trattamento, si ricostituì miracolosamente il tessuto danneggiato.

 8. Le stelle visibili nel Manto di Maria riflettono l’esatta configurazione e posizione del cielo che il Messico presentava nel giorno in cui avvenne il miracolo.

 9. All’inizio del secolo XX, un uomo nascose una bomba ad alto potenziale in un arredo floreale, che collocò ai piedi della Tela. L’esplosione distrusse tutto ciò che era intorno, meno la Tela, che rimase in perfetto stato di conservazione.

 10. La scienza scoprì che gli occhi di Maria possiedono i tre effetti di refrazione dell’immagine di un occhio umano.

 11. Nelle pupille di Maria (di soli 7,8 mm) si sono scoperte minute immagini umane, che nessun artista avrebbe mai potuto dipingere. Sono due scene e si ripetono in tutte e due gli occhi. L’immagine del vescovo Zumárraga negli occhi di Maria fu ingrandita mediante tecnologia digitale, e ha rivelato che nei suoi occhi è ritratta l’immagine dell’indio Juan Diego, che apre la sua Tilma davanti al vescovo. La misura di questa immagine? - la quarta parte di un milionesimo di millimetro.

 È evidente che tutti questi fatti inspiegabili ci siano stati dati per una ragione: volevano catturare la nostra attenzione. Per finire considera tre fatti in più:

  1. "Guadalupe" significa nell’idioma indigeno: “schiaccia la testa al serpente". È appunto la Bibbia nella Genesi 3,15: Maria, vincitrice del maligno.

 2. L’immagine è una pittura identica al dettaglio dell’Apocalisse al capitolo12: "apparve nel cielo un grande segnale, una donna avvolta nel sole, con la luna sotto i suoi piedi.”

 3. La Vergine ha un nastro con dei fiocchi sul ventre, è “incinta“ per indicare che Dio vuole che Gesù nasca in America, nel cuore di ogni Americano.

  Preghiera alla Beata Vergine di Guadalupe

pronunciata il 23 gennaio 1999 da Giovanni Paolo II
nell'omelia della S. Messa per la conclusione del Sinodo dei Vescovi  per l'America.

 Desidero affidare e offrire il futuro del Continente a Maria Santissima, Madre di Cristo e della Chiesa. Sono quindi lieto di annunciare che ho stabilito che il giorno 12 dicembre in tutta l'America si celebri la Vergine Maria di Guadalupe con il rango liturgico di festa.

 Benedetta Vergine di Guadalupe,

 Ti chiedo a nome di tutti i miei fratelli del mondo, di benedirci e proteggerci. 

Dacci una prova del tuo amore e bontà e ricevi le nostre preghiere e orazioni.

 Oh Purissima Vergine di Guadalupe! Ottieni da tuo figlio il perdono dei miei errori, 

benedizione per il mio lavoro, rimedi per le mie infermità e necessità,
e tutto ciò che credi conveniente chiedere per la mia famiglia.

 Oh Santa Madre di Dio, non deludere le suppliche che t’indirizziamo nelle nostre necessità.

Da uno scritto di p. Enzo Scaduti 

 

 INVOCHIAMO LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE con la formula di san Francesco:  Il Signore ci benedica e ci custodisca, mostri a noi il suo volto e abbia misericordia di noi. Rivolga il suo volto verso di noi e ci dia pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello spirito Santo. Amen 

Sabato, 29 Novembre 2014 15:41

CUORE MATTO (un giorno verrai)

                                      CUORE MATTO (un giorno verrai)

         Chissà da quanto tempo                           

         questo cuore impazzito

         finalmente si è scatenato

         battiti strani                                      

         extrasistoli

         fibrillazioni

         pause pericolose

         ancora una volta vivo sul ciglio della vetta

         cammino sempre sicuro

         ma sempre più a rischio.

         Chissà quando un angelo

         venuto di là

         mi porterà vicino a te

         maga delle cime

         nella tua baita

         dove tra pozioni e decotti

         aromi e profumi di erbe

         su questo povero cuore

         trovare la calma

         il silenzio

         dove uno sguardo si fa terapia.

                                                                           nov. 2014             

baita nel bosco

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