Sabato, Ottobre 31, 2020
Gianfranco Trabuio

Gianfranco Trabuio

Martedì, 14 Agosto 2018 14:08

DAL TORRENTE

SUL TORRENTE RITE A CIBIANA DI CADORE
11 AGOSTO 2018

 

 rocce sul torrente

 

L’immagine di quella roccia salda e imponente

investita dalla violenza impetuosa del torrente

manda un’effervescenza di spruzzi e rigurgiti d’acqua

ma quella roccia mai si sposterà

solo quando una tempesta d’acqua

smuoverà una roccia più grande

forse riuscirà a spostarla.


Mi vedo in quel masso tenace

che la violenza degli eventi della mia vita

non ha spostato

sono ancora fermo

come una prova di resistenza con la vita

ho bisogno di una tempesta

per far fluire quella roccia

che ancora resiste.

Lunedì, 25 Giugno 2018 13:33

CONCERTO D'AMORE E RIFLESSIONE

locandina sito

PREMESSA.

Ci sono occasioni nella vita che vale la pena di cogliere al volo. Certamente un evento di questo livello è talmente accattivante che lasciarlo perdere per motivi legati alla stagione non è molto opportuno. Quattro professionisti di una delle orchestre più importanti d'Italia non arrivano a Olmo per effetto del caso, è un segno inequivocabile che il disegno è un po' più ampio. 

Noi della famiglia saremmo oltremodo gratificati dalla vostra partecipazione, Mara dal suo osservatorio guarderà con interesse e curiosità e commossa  quanto faremo quella sera.

I musicisti insieme con noi abbiamo scelto questa straordinaria composizione di Franz Joseph Haydn proprio per fare un parallelo ideale tra l'exitus del Nostro Signore Gesù Cristo e quello di ciascuno di noi. Anche Mara ha vissuto con intensità emotiva nella luce del Signore questo passaggio e, per chi le è stato vicino, ha anche avuto parole di speranza.

Il libretto di sala conterrà quanto sarà ora descritto, per donare a tutti i partecipanti un momento di riflessione e di approfondimento su questa straordinaria interpretazione musicale del grande compositore austriaco, che per molti anni ha vissuto nella reggia dei principi Esterhazy in Ungheria dove ho avuto modo di passare con uno dei discendenti qualche anno fa. Era nota al tempo di Haydn come la copia della reggia di Versailles.

INTRODUZIONE AL CONCERTO
La devozione alle "Sette parole di Gesù Cristo sulla croce" risale al XII secolo. In essa vengono riunite quelle parole che secondo la tradizione dei quattro Vangeli sono state pronunciate da Gesù sulla croce allo scopo di trovarne motivi di meditazione e di preghiera. Attraverso i francescani essa attraversò tutto il Medioevo e furono collegate alla meditazione sulle "Sette ferite di Cristo" e reputate rimedio contro i "Sette vizi capitali".
Le ultime parole di una persona sono particolarmente affascinanti. Per noi essere vivi significa stare in comunicazione con gli altri. In questo senso, la morte non è solo la fine della vita, è silenzio per sempre. Pertanto ciò che diciamo davanti al silenzio imminente della morte è particolarmente rivelatore. Leggeremo con questa attenzione le ultime parole di Gesù, come quelle annunciate dal Verbo di Dio prima del silenzio della sua morte. Sono le sue ultime parole sul Padre suo, su di sé e su di noi, che proprio perché ultime hanno una singolare capacità di rivelare chi è il Padre, chi è lui e chi siamo noi. Queste ultime sette parole la tomba non le inghiottì. Esse vivono ancora. La nostra fede nella Risurrezione significa che la morte non riuscì a far tacere il Verbo di Dio, che egli ha infranto per sempre il silenzio della tomba, di qualunque tomba, e che per questo le sue sono parole di vita per chiunque le accoglie. 

Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce o Le sette ultime parole di Cristo sulla croce.
La composizione fu commissionata da don José Sáenz de Santa María per le celebrazioni del Venerdì Santo nella chiesa della Santa Cueva di Cadice (Spagna), nel 1786, ove si teneva una particolare cerimonia in occasione dei riti cristiani della Passione. Nella chiesa completamente oscurata da pesanti panni scuri apposti alle finestre, il celebrante recitava in latino le sette parole(brevi frasi) che la tradizione cristiana ricorda come le ultime pronunciate da Gesù sulla croce. Dopo l'enunciazione di ogni parola il celebrante ne proponeva un commento al quale seguiva un intervento musicale in funzione meditativa.

 .

CADICE SANTA CUEVA

L'oratorio della Santa Cueva a Cadice.

QUARTETTO D’ARCHI – MUSICISTI
VIOLINO: Michele Lot. Si diploma al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia nel 1984 col massimo dei voti e la lode, sotto la guida di Renato Zanettovich.
Si perfeziona con i maestri Piero Farulli, Paolo Borciani e Dario De Rosa. Vince 12 concorsi di musica da camera, alcuni internazionali. Dal 1984 insegna violino presso il Conservatorio “Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto, formando affermati allievi ora impegnati in importanti orchestre.
Ha suonato in tutti i teatri del mondo, ricordiamo solo la Tonhalle di Zurigo, la Carnegie Hall di New York, il Musikverein di Vienna, il Liceu di Barcellona e il Concertgebouw di Amsterdam.


VIOLINO: Fulvio Furlanut. Compie gli studi musicali presso il Conservatorio “C. Pollini” di Padova, diplomandosi col massimo dei voti e ottenendo una borsa di studio quale miglior diplomato dell’anno. Continua a perfezionarsi partecipando alle “masterclass” del Maestro Victor Liebermann al Conservatorio di Utrecht (Olanda).
Nel 1999 dopo audizione viene invitato quale Primo Violino dall’Orchestra Sinfonica Toscanini.
Nel 2001 vonce il Concorso presso l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, con la quale collaborerà fino al 2008. Nel luglio dello stesso anno vince il concorso come Assistant Concertmaster nell’Orchestra “Gran Teatro La Fenice” di Venezia.
Ha suonato in tutti i principali Teatri italiani e per i più famosi Festivals Internazionali collaborando con importanti artisti: Mstislav Rostropovich, Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Georges Prêtre, Sir John Eliot Gardiner, Daniel Harding, Myung Whun Chung, Eliahu Inbal, Juraj Valchua, Christian Thielemann.


VIOLA: Ilario Gastaldello. Ha compiuto gli studi musicali diplomandosi in Viola presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia e successivamente diplomandosi in Composizione presso il Conservatorio “J. Tomadini”.
Si è laureato in Lettere con tesi di argomento musicologico presso l’Università Cà Foscari di Venezia.
Affermatosi in occasione di rassegne e concorsi in ambito nazionale, ha ricoperto il ruolo di prima viola nell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, dopo aver seguito corsi di perfezionamento tenuti da affermati musicisti (Asciolla, Bashmet).
Svolge attività concertistica in ambito cameristico e talvolta solistico, affrontando repertori storicamente diversi (dal periodo barocco al ‘900).
Attualmente è docente di Viola al Conservatorio “J. Tomadini” di Udine.


VIOLONCELLO: Nicola Boscaro. Diplomatosi nel 1984 al Conservatorio “B. Marcello” di Venezia col massimo dei voti sotto la guida di Adriano Vendramelli, è stato primo violoncello della RAI di Torino, della Filarmonica di Udine, dell’Orchestra da Camera di Padova, e della Filarmonia Veneta.
Dal 1985 è concertino dei violoncelli a La Fenice di Venezia. Nell’ambito della musica da Camera ha collaborato con Giovanni Guglielmo, Giuliano Carmignola, Mario Brunello, Roberto Baraldi, e con il “Triodellarco” ha all’attivo concerti in Giappone, Repubblica Ceca, in Slovacchia, in Austria, in Ungheria e in Italia.

Struttura dell'opera
La struttura della composizione, come stabilita nelle esecuzioni contemporanee, è la seguente:
• Introduzione (Maestoso e adagio) in Re minore
• Sonata I (Largo) in Si♭ maggiore, Pater, dimitte illis, quia nesciunt quid faciunt (Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno)
• Sonata II (Grave e cantabile) in Do minore, Hodie mecum eris in Paradiso (Oggi sarai con me in Paradiso)
• Sonata III (Grave) in Mi maggiore, Mulier, ecce filius tuus (Donna, ecco tuo figlio)
• Sonata IV (Largo) in Fa minore, Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me? (Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?)
• Sonata V (Adagio) in La maggiore, Sitio (Ho sete)
• Sonata VI (Lento) in Sol minore, Consummatum est (Tutto è compiuto)
• Sonata VII (Largo) in Mi♭ maggiore, In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum (Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito)
• Terremoto (Presto e con tutta la forza) in Do minore.

DEVOZIONE DELLE ULTIME SETTE PAROLE DI GESÙ CRISTO SULLA CROCE


PRIMA PAROLA
"PADRE, PERDONA LORO, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO" (Lc 23,34)
La prima parola che Gesù pronuncia è un'invocazione di perdono che egli rivolge al Padre per i suoi crocifissori. Il perdono di Dio significa che osiamo affrontare ciò che abbiamo fatto. Osiamo ricordare tutto della nostra vita, con i fallimenti e le sconfitte, con le nostre debolezze e la mancanza d'amore. Osiamo rammentare tutte le volte in cui siamo stati meschini e ingenerosi, la bassezza morale delle nostre azioni.


SECONDA PAROLA
"IN VERITÀ IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO" (Lc 23,43)
La tradizione è stata saggia a chiamarne uno "buon ladrone". È una definizione appropriata, poiché lui sa come impossessarsi di ciò che non è suo: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" (Lc 23,42). Mette a segno il più strabiliante colpo della storia: ottiene il Paradiso, la felicità senza misura, e lo ottiene senza pagare per entrarvi. Come possiamo fare noi tutti. Dobbiamo solo apprendere ad osare i doni di Dio.


TERZA PAROLA
"DONNA, ECCO TUO FIGLIO! ECCO TUA MADRE!" (Gv 19,2627)
Nel Venerdì Santo vi è stata la dissoluzione della comunità di Gesù. Giuda lo ha venduto, Pietro lo ha rinnegato. Sembra che tutte le fatiche di Gesù per edificare una comunità siano fallite. E nel momento più buio, vediamo questa comunità nascere ai piedi della croce. Gesù dà alla madre un figlio e al discepolo prediletto una madre. Non è una comunità qualunque, è la nostra comunità. Questa è la nascita della Chiesa.


QUARTA PAROLA
"DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?" (Mc 15,34)
Improvvisamente per la perdita di una persona cara la nostra vita ci appare distrutta e senza scopo. "Perché? Perché? Dov'è Dio ora?". E noi osiamo essere terrorizzati nel renderci conto che non abbiamo nulla da dire. Ma se le parole che affiorano sono di assoluta angoscia, allora ricordiamo che sulla croce Gesù le fece sue. E quando, nella desolazione, non sappiamo trovare nessuna parola, nemmeno per gridare, allora possiamo prendere le sue parole: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".


QUINTA PAROLA
"HO SETE" (Gv 19,28)
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù incontra la donna samaritana a un pozzo del patriarca Giacobbe e le dice: "Dammi da bere". Al principio e alla fine del racconto della sua vita pubblica, Gesù ci chiede con insistenza di soddisfare la sua sete. Ecco come Dio viene a noi, sotto le spoglie di una persona assetata che ci chiede di aiutarlo a dissetarsi al pozzo del nostro amore, qualunque sia la qualità e la quantità di tale amore.


SESTA PAROLA
"TUTTO È COMPIUTO" (Gv 19,30)
"È compiuto!". Il grido di Gesù non significa solo che tutto è finito e che ora lui morirà. È un grido di trionfo. Significa: "è completato!". Ciò che lui dice letteralmente è: "È reso perfetto" All'inizio dell'Ultima Cena l'evangelista Giovanni ci dice che "avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine", cioè all'estremo delle sue possibilità. Sulla croce vediamo tale estremo, la perfezione dell'amore.


SETTIMA PAROLA
"PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO" (Lc 23,46)
Gesù ha pronunciato le sue ultime sette parole che invocano il perdono e che conducono alla nuova creazione della "Domenica di Pasqua". E poi riposa in attesa che finisca questo lungo sabato della storia e giunga finalmente la domenica senza tramonto, quando l'umanità intera entrerà nel suo riposo. "Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro" (Gen 2,2).

Mercoledì, 16 Maggio 2018 16:51

USARE LA MENTE PER CREARE BENESSERE

Oramai da molto tempo si sta diffondendo, grazie allo sviluppo dei modelli di comunicazione mutuati dalla Programmazione Neurolinguistica, l'utilizzo delle strategie dell'ipnosi clinica nel trattamento degli stati di sofferenza sia fisica che psicologica. Le scoperte realizzate nell'ambito delle neuroscienze ha consentito di rendere fruibili a un pubblico sempre più vasto tali scoperte, grazie agli specialisti che le utilizzano.

 PER LA LOCANDINA MEDITAZIONE E AUTOTERAPIA

                 Ecco dove potrebbe risiedere la mente, la coscienza ......l'anima

Proprio per consentire a un gruppo motivato di interessati a questo argomento viene proposto un week-end lungo con l'apporto di uno specialista internazionale.

L’evento che si svolgerà nei giorni 22, 23 e 24 giugno 2018 ha lo scopo di insegnare ai corsisti dei modelli di strategia per usare la mente per generare benessere, sfruttando le tecniche più avanzate della Programmazione Neurolinguistica (PNL) e dell’Ipnoterapia. Il docente Giancarlo Russo è un Fisioterapista specializzato nella riabilitazione dei disordini muscolo scheletrici e in riabilitazione pediatrica si occupa di Ipnosi da circa 25 anni ed inoltre è il primo Fisioterapista ad avere inserito protocolli ipnotici all’interno della pratica riabilitativa fisioterapica.

Svolge conferenze sull’Ipnosi in ambito sanitario in tutto il mondo e tiene seminari sulle applicazioni cliniche delle strategie ipnotiche sia in Italia che all’estero.

Nel 2016 ha inserito l’Ipnosi all’interno dell’Università degli Studi di Napoli Federico II insegnando a medici, psicologi, fisioterapisti ed infermieri le tecniche di induzione ipnotica più diffuse e le applicazioni pratiche in campo sanitario.

Seguendo le metodologie di Giancarlo Russo ognuno sarà in grado di iniziare un percorso di miglioramento personale e allo stesso tempo di conoscere alcune tecniche che lui utilizza nella cura dei suoi pazienti. Non sarà possibile padroneggiare queste tecniche alla fine del corso, ma lo stimolo che nascerà dalla conoscenza di questo vasto argomento indirizzerà molti ad uno studio personale e proficuo, concentrandosi sul miglioramento di alcuni punti di conflitto personali.

Giancarlo Russo ci dirà che laddove il male non può essere più gestito con le medicine, la mente può operare per gestire il dolore. Ci porterà la sua esperienza ed i suoi successi, codificati in protocolli di terapia, con ammalati da ogni parte del mondo, incentivando i presenti ad un approfondimento delle sue tecniche.

Ci saranno momenti di lavoro di gruppo, dimostrazioni pratiche di avanzate tecniche ipnotiche, che ormai da qualche anno hanno fatto irruzione nei reparti degli Ospedali. Se qualcuno ancora dubitasse della scientificità dell’Ipnosi terapia basterà che segua senza pregiudizi le spiegazioni di Giancarlo, il quale non mancherà di far presente come dell’ipnosi se ne servano quotidianamente medici di ogni specializzazione come supporto alle terapie tradizionali.

Chi invece pensa di assistere ad uno show invece è bene che rifletta sul fatto che attualmente l’ipnosi è una modifica di coscienza detta anche monoideismo plastico in cui tutte le energie della mente sono focalizzate su un’immagine o una visualizzazione, allo scopo di diminuire l’importanza della parte critica e logica del nostro pensiero. L’ipnosi porta ad uno stato di concentrazione focalizzata, in cui è possibile risolvere alcune delle criticità che ci impediscono di vivere serenamente.

Quindi non aspettiamoci qualcosa di eclatante in stile televisivo, ma aspettiamoci di imparare le migliori tecniche per far lavorare la mente in nostro favore, aiutati da un professionista serio, che le insegna quotidianamente a medici e personale sanitario, applicandole egli stesso nella sua professione.  

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PROGRAMMA DEL SEMINARIO
Venerdì 22 Giugno 2018: 14.30-18.30, “Strategia dell’induzione ipnotica, basi scientifiche e metodologiche”;
Sabato 23 Giugno 2018: 9.30-13, pausa pranzo, 14.30-18.30, “L’induzione ipnotica nella gestione del dolore”;
Domenica 24 Giugno 2018: 9.30-13, pausa pranzo, 14.30-17 “Applicazioni pratiche delle strategie ipnotiche con particolare attenzione alla gestione del dolore”.
Il dottor Russo imposta la sua attività di docente con il coinvolgimento operativo dei partecipanti, i quali impareranno concretamente come si procede per realizzare un’induzione ipnotica.
Il costo di partecipazione al seminario è di 90 Euro a persona.


La sede del Seminario è presso la Villa Cardinal Urbani in via Visinoni 4/C a Zelarino nei pressi di Mestre, con accesso dalla Via Castellana, che da Mestre va a Castelfranco Veneto. Dalla Tangenziale di Mestre USCITA CASTELLANA.
Per la pausa pranzo è disponibile il ristorante della Villa che può preparare ricette dietetiche e vegane al costo di 17 euro comprese bevande e caffè.


Per informazioni e iscrizioni con prenotazione obbligatoria: Gianfranco Trabuio, Statistico, Master PNL alla Scuola del dottor Marco Paret.
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
cell. 368 3823980
oppure: Antonella Trabuio
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   cell. 338 3547247

 

Proprio in questi giorni ci vengono veicolati dal “media system” alcuni fatti emblematici del fenomeno culturale che si sta delineando all’orizzonte del nostro mondo italiano.
Mi riferisco ad almeno tre di questi eventi che stanno scuotendo dalle fondamenta il sistema valoriale di riferimento contenuto nella nostra Carta Costituzionale, ma ancor prima gli stessi principi erano stati fatti propri dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo deliberata dall’ONU nel lontano 1948.
Il sistema di potere oggi in Italia sta perseguitando chi non si allinea al “politicamente corretto” come risulta dai seguenti eventi:
1- i medici che si permettono di porre il problema della efficacia o della pericolosità delle vaccinazioni multiscopo vengono radiati dall’ormai famigerato Ordine professionale dei Medici; questo comporta per quei medici la impossibilità di esercitare la loro professione pena la denuncia alle autorità competenti e la correlata condanna, trattandosi di un reato penale secondo la nostra legislazione;
2- un’associazione validamente costituita per promuovere la conoscenza scientifica della vita dal concepimento alla morte naturale, viene perseguita penalmente con il reato di diffamazione, per aver esposto un manifesto gigante che illustra un fatto naturale e scientificamente provato come il “prodotto del concepimento” che sta crescendo nell’utero materno;
3- una laureata in medicina e chirurgia, psicoterapeuta e scrittrice di successo, che si permette di divulgare le acquisizioni scientifiche raccolte in anni di libera professione intorno al tema della omosessualità, viene denunciata per diffamazione dalle associazioni del variopinto mondo dell’omosessualità, del transessualismo e correlati movimenti ormai diventati virulenti nel corpo sociale del nostro mondo occidentale.

PRO VITA FOTO MANIFESTO

Ora, una domanda sorge spontanea: ma il diritto alla libertà di pensiero, il diritto alla libertà di parola, il diritto alla libertà di espressione che venivano tanto strombazzati qualche decennio fa dal sistema culturale facente capo alle lobbies della sinistra italiana e europea che fine hanno fatto?
E un parallelo dubbio sorge altrettanto spontaneo: ma ci stiamo islamizzando? Ovvero, sta prendendo il sopravvento la Carta dei diritti dell’Islam secondo la quale i diritti sopra menzionati vigono nelle comunità islamiche a patto che non contraddicano la Sharia, la legislazione mutuata dalle Sure del Corano?
Nel nostro Occidente post-cristiano il sistema di potere ha abiurato la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo promulgata dai fondatori degli Stati Uniti d’America e fatta propria dall’ONU, per sottomettersi alla nuova dittatura del “politicamente corretto”? Ebbene, sembra proprio di sì.

E qui, ora, non posso fare a meno di citare il buon Voltaire nel suo Dizionario Filosofico: " ... ma il fatto è che ci sono molti uomini destinati a ragionar male, altri a non ragionare affatto, e altri a perseguitare quelli che ragionano".


Troppi sono i fatti che ci colpiscono nella loro rivoluzionaria perversione che mira a distruggere quelli che solo alcuni decenni orsono erano i fondamenti valoriali delle nostre legislazioni. Oramai il sistema di potere a livello internazionale sta imponendo le sue innovative coordinate basate sulla costituzione del “Nuovo Ordine Mondiale”, tutto basato sulla dittatura del relativismo filosofico e etico che prevede la eliminazione delle religioni e dei principi sui quali l’Occidente si è formato nei secoli e ha prodotto lo sviluppo, non solo economico, del quale noi siamo stati i beneficiari e i promotori.
Per tentare di capire questa complessità siamo tutti invitati a partecipare all’incontro promosso dal PDF: Partito della Famiglia, che si terrà domenica pomeriggio presso la sede dell’Università Salesiana nella località Gazzera a Mestre, proprio con la dottoressa Silvana De Mari in attesa di processo per il reato di diffamazione e denunciata dal Circolo Mario Mieli di Roma e con l'avvocato Gianfranco Amato, fondatore del PDF: Partito della Famiglia.

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Mercoledì, 14 Marzo 2018 21:09

SAN GIUSEPPE DALLE VISITANDINE

MONASTERO DELLA VISITAZIONE, TREVISO.
12 MARZO 2108
CONFERENZA SU SAN GIUSEPPE. 
Tra pochi giorni sarà la festa di S. Giuseppe, penso sia doveroso leggere questo dettato di Maria SS. che (nei testi valtortiani) ci spiega che anche Giuseppe ebbe la sua passione, come Gesù e come lei stessa. Ed è molto facile immaginarsi di che cosa stia parlando la nostra Mamma celeste, pensando a quel famoso giorno quando lui arrivò a Gerusalemme per riportare la sposa a Nazareth (di ritorno dalla sua visita alla cugina Elisabetta) e si accorse che Maria era incinta!
Maria ci svela la Passione di S. Giuseppe
Ma, prima di passare a riflettere sul testo Valtortiano è necessario inquadrare il ruolo di San Giuseppe nella Storia della Salvezza.

Non ha senso disquisire su singoli fatti o singoli personaggi se non si fa uno sforzo di illustrare il significato della Creazione da parte di Dio Padre.

È utile e necessario entrare in questa storia immaginando di essere come davanti a un affresco delle nostre stupende chiese medievali, ecco, chiudiamo gli occhi e guardiamo con gli occhi del cuore questa storia che ci verrà narrata direttamente dalla Madonna.

San Giuseppe Icona ridotta

Icona di San Giuseppe col Gesù Bambino

Quando Dio creò il mondo, creò l’uomo e da questo creò la donna, certamente sapeva come sarebbe andata a finire dal momento che dopo aver creato anche gli angeli, una folta schiera di questi guidati da Lucifero si ribellarono pretendendo di essere simili al Dio Creatore.

Da quella separazione da Dio per atto di superbia discende la nostra storia ancora oggi. È dal peccato originale che dobbiamo partire, quando il Creatore profetizza al diavolo tentatore e a Eva e Adamo che avrebbe mandato una donna che avrebbe schiacciato la testa al seduttore e che da questa donna sarebbe nato il Redentore dell’umanità. L’Emmanuele che avrebbe riportato l’umanità nell’alveo della salvezza grazie al suo sacrificio sulla croce.

Il culto a san Giuseppe attraverso i secoli
I Vangeli nominano san Giuseppe una quindicina di volte, ma senza mai registrare una sola sua parola; così che sarebbe più facile scrivere sui silenzi del Santo che non sulla sua vita. La stessa sua morte non è menzionata in nessun luogo. E in seguito, dovranno passare parecchi secoli, prima di trovare tracce di vera devozione a lui.
Bisognerà attendere san Bernardo (1090-1153), san Francesco d'Assisi (1182-1226) e le Crociate (secc. XII-XIII) per vedere sviluppato il culto a lui dovuto.
Solo nel sec. XII, infatti, si riscontra che molte chiese d'Occidente celebrano la memoria di san Giuseppe.
Una vera crescita del suo culto si ha nel sec. XV, soprattutto per merito di alcuni santi e dottori della Chiesa e, nel secolo seguente, spicca lo zelo giuseppino da parte di Ordini religiosi sorti dopo il Concilio di Trento, concluso nel 1563.
Si distingue, in particolare, santa Teresa di Gesù - santa Teresa d'Avila -  (1515-1582), che dedica a san Giuseppe i primi monasteri del Carmelo e si affida a lui, considerandolo suo padre e suo maestro.
Seguono poi san Francesco di Sales (1567-1622), san Pietro d'Alcantara (1499-1562). sant'Ignazio di Lojola (1491-1556) e Giacomo Olier (1608-1657), che con le loro famiglie religiose cercano di imitare l'esempio di santa Teresa. Motivo per cui Gregorio XV, papa dal 1621 al 1623, confermò la festa in onore di san Giuseppe, già fissata per il 19 marzo da Urbano VIII.
Finalmente Pio IX, aderendo alla richiesta del Concilio Vaticano I, coronava san Giuseppe con il titolo di Patrono della Chiesa universale, e il 27 aprile 1865 accordava per il mese di san Giuseppe (marzo) le stesse indulgenze concesse per il mese di maggio dedicato alla Madonna.
Il suo successore poi, Leone XIII, nell'enciclica Quamquam pluries (dedicata alla devozione del Santo Rosario e alla devozione di San Giuseppe) del 15 agosto 1889, applicando a san Giuseppe le parole che il faraone d'Egitto aveva detto a Giuseppe figlio di Giacobbe: «Ite ad Joseph!» andate a Giuseppe, raccomandava nuovamente la devozione al gran Santo, specialmente nel mese di marzo.
San Pio X, inoltre, al principio del secolo scorso, approvava le Litanie di san Giuseppe e riconosceva in san Giuseppe il patrono dei moribondi, delle famiglie cristiane e degli operai, nonché il custode delle vergini.
Assai devoto del gran Santo di Nazareth fu pure il papa Pio XII, il quale, parlando il 7 settembre 1947 agli uomini di Azione Cattolica, riuniti in piazza San Pietro, li esortava a ricorrere a san Giuseppe:
- per salvare la famiglia minacciata dalla corrente materialista,
- per realizzare una miglior giustizia sociale,
- per ottenere una più equa distribuzione delle ricchezze,
- per rinnovare lo spirito e la pratica della lealtà e veracità nella convivenza umana,
- e per realizzare, infine, una giusta pace tra i popoli.
E spiegava che, per guadagnare gli uomini a Cristo, non c'è un Uomo, come Giuseppe, così vicino al Redentore per vincoli domestici, per quotidiani rapporti, per armonia spirituale e per una vita ricca di grazia divina, pur essendo umile lavoratore manuale, che possa aiutare l’umanità a entrare profondamente nel disegno di Dio creatore .
Inoltre il 10 maggio 1955, alla moltitudine di aclisti convenuti a Roma, annunciava di istituire la festa liturgica di san Giuseppe artigiano, assegnandola appunto al primo giorno di maggio di ogni anno.
E all'inizio del Concilio Vaticano Il il papa Giovanni XXIII dichiarava san Giuseppe Patrono dello stesso Concilio e concedeva che il nome di san Giuseppe fosse inserito nel Canone Romano della Messa.
E, per finire, bisognerebbe leggere l'Esortazione Apostolica Redemptoris Custos: “CUSTODE DEL REDENTORE”(15 agosto 1989) di Giovanni Paolo Il, nella quale, riassumendo quanto detto dai Pontefici precedenti, egli lumeggia san Giuseppe nella sua figura e missione, nel quadro evangelico e nella storia della salvezza, nelle sue virtù di uomo giusto e sposo esemplare, nella sua professione di lavoratore e nel primato che egli riservò alla vita interiore, nonché nella sua funzione di patrono della Chiesa del nostro tempo.
Non resta, perciò, che andare anche noi a Giuseppe, fare esperienza dei suoi esempi e godere della sua potente intercessione (cfr. A. Bessières S.J., Presenza di san Giuseppe, pp. 25-34).

Concludendo questa breve introduzione ritengo si possa definire San Giuseppe, sposo di Maria Vergine e padre putativo del Verbo incarnato, come il primo pontefice della Chiesa. Cosa rappresentava la Sacra Famiglia nella casa di Nazareth se non la prima cellula della Chiesa che poi Gesù avrebbe riconfigurato dando mandato a Pietro di edificarla in tutto il mondo?

SACRA FAMIGLIA

La prima Chiesa con il primo Pontefice

SAN GIUSEPPE NELLA VALTORTA VOLUME PRIMO, CAP. 25-27 DELLA COLLEZIONE DEI DIECI VOLUMI CHE HANNO COME TITOLO “IL POEMA DELL’UOMO DIO”.
Prima di leggere la rivelazione che la Madonna fa a Maria Valtorta è necessario dare alcune informazioni su questa mistica del secolo scorso.
La vita

Nacque in Campania (Caserta, 14 marzo 1897 – Viareggio, 12 ottobre 1961) da genitori lombardi. Il padre era ufficiale di cavalleria e la famiglia Valtorta traslocò diverse volte, prima di stabilirsi definitivamente a Viareggio. La condizione familiare piuttosto agiata permise alla giovane Maria di frequentare il prestigioso Collegio "Bianconi" di Monza, dove ricevette un'educazione classica, segnalandosi soprattutto per l'eccellente padronanza della lingua italiana.
Ma, prima ancora della conclusione degli studi, la sua vita fu segnata dai primi scontri con la madre, la quale infranse il suo sogno di sposarsi. Inoltre, nel 1920, subì una aggressione da parte di un sovversivo comunista il quale, sferrando un forte colpo sul fianco con una spranga di ferro, le lesionò la spina dorsale: questo fu l'inizio di un interminabile calvario medico che, nel 1934, la vide infine costretta a letto, semiparalizzata dalla vita in giù.
Nonostante le crescenti difficoltà, Maria Valtorta si dedicò interamente all'approfondimento della fede cristiana cattolica, anche come delegata dell'Azione Cattolica, finché glielo permisero le sue forze. La lettura dell'autobiografia di Teresa di Lisieux, Storia di un'anima, fece maturare in lei la decisione di offrirsi come vittima:
« vittima d'Amore prima, per consolare l'Amore divino che non è riamato, e poi anche di Giustizia, per la salvezza delle anime e del mondo. »

Maria valtorta a letto

Maria Valtorta a letto

Sopraggiunta la paralisi, pensò di dedicarsi alla scrittura e abbozzò un romanzo a sfondo autobiografico, Il cuore di una donna, che, tuttavia, non condusse mai a termine, in parte per ragioni di obiettiva difficoltà, ma soprattutto perché, nel corso del 1943, la sua vita, che ella credeva ormai prossima alla conclusione, conobbe una svolta radicale.
In quell'anno, ella incontrò un sacerdote servita, padre Romualdo Maria Migliorini, ex-missionario destinato al convento di Viareggio; questi divenne il suo direttore spirituale e le chiese di scrivere la propria autobiografia. Ella, superata l'iniziale riluttanza a rivangare un passato ancora doloroso, obbedì e, nell'arco di pochi mesi, riempì sette quaderni autografi. Profondamente devota a Maria Addolorata, entrò nel Terz'Ordine dei Servi di Maria il 25 marzo 1944, solennità dell'Annunciazione, proprio presso la comunità di Viareggio.
Il secondo e cruciale evento dell'anno si verificò il Venerdì Santo: Maria avrebbe udito una "voce" - che pensò essere la voce di Gesù - la quale la induceva a scrivere, come sotto dettatura. Quel primo "dettato" segnò l'inizio di un'opera monumentale: tra il 1943 e il 1947, con "punte" fino al 1951, Maria vergò di getto, senza rileggere, centoventidue quaderni autografi, che contengono tutte le opere diverse dall'Autobiografia, scritte a episodi, di getto e in contemporanea. Eppure, da quelle condizioni di salute e di lavoro - per di più aggravate dagli eventi bellici, che la videro anche sfollata - nacquero testi corposi e organici.
Ben presto, la presunta "voce" di Gesù - cui, nei "dettati", si aggiunsero via via anche l'Eterno Padre, lo Spirito Santo, Maria Santissima e l'Angelo custode della scrittrice - indicò come principale la grande opera sul Vangelo, che, una volta completata, avrebbe visto descritta (in una serie di "visioni") e commentata (nei "dettati" che accompagnano i singoli episodi) la vita di Gesù e Maria, dall'Immacolata Concezione fino all'Assunzione.
Padre Migliorini cominciò ben presto a formare copie dattiloscritte di quanto Maria andava scrivendo e anche a farle circolare, sebbene ella e anche questa "voce" fossero contrarie a qualsiasi divulgazione degli scritti prima della morte di Maria stessa. Tale divulgazione, tuttavia - necessariamente frammentaria - attirò l'attenzione del Sant'Uffizio, che ordinò il ritiro di tutti i dattiloscritti in circolazione.
L'intera opera della Valtorta fu comunque sottoposta, per una sua valutazione e giudizio, all'allora pontefice Pio XII (vedi L'Osservatore Romano di venerdì 27 febbraio 1948), il quale dopo averla attentamente consultata diede disposizione di pubblicarla e di leggerla "così come è stata scritta" Questo per evitare che alcuni zelanti chierici potessero in qualche modo censurare alcuni passaggi e capitoli che a loro dire risultavano essere poco edificanti..
Va detto che l'opera ha subito inoltre approfondite analisi da parte di molti eminenti teologi cattolici i quali dichiararono unanimemente che questa era assolutamente conforme alla ortodossia cattolica.
Maria Valtorta inoltre mentre era impegnata nella stesura del suo Evangelo riuscì a riempire una grande quantità di quaderni tanto da poter formare in seguito ben 3 volumi di oltre 400 pagine l'uno il cui contenuto risultava integrativo dell'opera principale. Questi volumi sono titolati rispettivamente Quaderni 1943 / 1944 / 1945-50.
Si pensò allora ad un'edizione a stampa di tutta l'opera principale, ma svariate difficoltà si frapposero alla realizzazione del progetto: soltanto nel 1956 vide la luce il primo di quattro volumi, intitolato Il Poema di Gesù, per i tipi delle Edizioni Pisani. Peraltro, nei volumi successivi, che furono pubblicati con cadenza annuale fino al 1959, il titolo - suggerito dal noto clinico Nicola Pende, firmatario del Manifesto degli scienziati razzisti ed estimatore dell'opera, fu modificato in Il Poema dell'Uomo-Dio, poiché la versione originaria era già stata usata da un'altra casa editrice.
All'indomani della pubblicazione del quarto volume, il 16 dicembre 1959, il Sant'Uffizio condannò l'opera e la iscrisse nell'Indice dei libri proibiti. Il decreto della "Suprema", come di consueto in simili casi, non era motivato; su L'Osservatore Romano del 6 gennaio 1960, esso fu riportato insieme con un articolo di commento, intitolato "Una vita di Gesù malamente romanzata".
Maria Valtorta secondo la testimonianza di Marta Diciotti( Marta è stata l’assistente personale che ha accudito per oltre 26 anni la persona di Maria Valtorta), reagì quasi con indifferenza alla notizia della condanna; forse era iniziato quel misterioso processo che la portò, nei suoi ultimi anni, ad estraniarsi dal mondo in misura sempre maggiore.
Morì nella propria casa di Viareggio, il 12 ottobre 1961, e spirò non appena il sacerdote, recitando la preghiera per i moribondi allora in uso, le ebbe rivolto l'invito: "Proficiscere, anima christiana, ex hoc mundo" (Parti, anima cristiana, da questo mondo). Fu sepolta nel cimitero viareggino, ma, nel 1973, la salma fu riesumata e traslata a Firenze, nella Sala Capitolare della Basilica della Santissima Annunziata, il cui celebre affresco dell'Annunciazione, ella aveva molto ammirato in vita.
Di recente, l'Ordine dei Servi di Maria ha tentato di introdurre un processo di beatificazione, ma l'Arcivescovo di Lucca, nella cui Diocesi è morta Maria Valtorta, ha proposto di udire l'Arcivescovo di Firenze - adducendo, tra le altre, ragioni di ordine, per essere il Tribunale diocesano già impegnato in un processo di beatificazione alquanto ponderoso - e l'Arcivescovo di Firenze, una volta designato quale giudice dalla Congregazione per le Cause dei Santi, ha negato l'introduzione della causa, forte del parere negativo, pressoché unanime, dei Vescovi toscani; parere le cui ragioni, peraltro, non sono state comunicate al Postulatore.

RACCONTO DELLA MADONNA:
«È la vigilia del Giovedì santo. A taluni parrà fuori posto questa visione. Ma il tuo dolore di amante del mio Gesù Crocifisso è nel tuo cuore e vi resta anche se una dolce visione si presenta. Essa è come il tepore che si sviluppa da una fiamma, che è ancora fuoco ma non è già più fuoco. Il fuoco è la fiamma, non il tepore di essa, che ne è unicamente una derivazione. Nessuna visione beatifica o pacifica varrà a toglierti quel dolore dal cuore. E tienilo caro più della tua stessa vita. Perché è il dono più grande che Dio possa concedere ad un credente nel suo Figlio. Inoltre non è la mia, nella sua pace, visione disforme alle ricorrenze di questa settimana.
Anche il mio Giuseppe ha avuto la sua Passione. Ed essa è nata in Gerusalemme quando gli apparve il mio stato. Ed essa è durata dei giorni come per Gesù e per me. Né essa fu spiritualmente poco dolorosa. E unicamente per la santità del Giusto che m’era sposo fu contenuta in una forma, che fu talmente dignitosa e segreta che è passata nei secoli poco notata.
Oh! la nostra prima Passione! Chi può dirne la intima e silenziosa intensità? Chi il mio dolore nel constatare che il Cielo non mi aveva ancora esaudita rivelando a Giuseppe il mistero? Che egli lo ignorasse l’avevo compreso vedendolo meco rispettoso come di solito. Se egli avesse saputo che portavo in me il Verbo di Dio, egli avrebbe adorato quel Verbo, chiuso nel mio seno, con atti di venerazione che sono dovuti a Dio e che egli non avrebbe mancato di fare, come io non avrei ricusato di ricevere, non per me, ma per Colui che era in me e che io portavo così come l’Arca dell’alleanza portava il codice di pietra e i vasi della manna.
Chi può dire la mia battaglia contro lo scoramento, che voleva soverchiarmi per persuadermi che avevo sperato invano nel Signore? Oh! io credo che fu rabbia di Satana! Sentii il dubbio sorgermi alle spalle e allungare le sue branche gelide per imprigionarmi l’anima e fermarla nel suo orare. Il dubbio che è così pericoloso, letale allo spirito. Letale, perché è il primo agente della malattia mortale che ha nome “disperazione” e al quale si deve reagire con ogni forza, per non perire nell’a¬nima e perdere Dio.
Chi può dire con esatta verità il dolore di Giuseppe, i suoi pensieri, il turbamento dei suoi affetti? Come piccola barca presa in gran bufera, egli era in un vortice di opposte idee, in una ridda di riflessioni l’una più mordente e più penosa dell’altra. Era un uomo, in apparenza, tradito dalla sua donna. Vedeva crollare insieme il suo buon nome e la stima del mondo, per lei si sentiva già segnato a dito e compassionato dal paese, vedeva il suo affetto e la sua stima in me cadere morti davanti all’evidenza di un fatto.
La sua santità qui splende ancor più alta della mia. Ed io ne rendo questa testimonianza con affetto di sposa, perché voglio lo amiate il mio Giuseppe, questo saggio e prudente, questo paziente e buono, che non è separato dal mistero della Redenzione, ma sibbene è ad esso intimamente connesso, perché consumò il dolore per esso e se stesso per esso, salvandovi il Salvatore a costo del suo sacrificio e della sua santità.
Fosse stato men santo, avrebbe agito umanamente, denunciandomi come adultera perché fossi lapidata e il figlio del mio peccato perisse con me. Fosse stato men santo, Dio non gli avrebbe concesso la sua luce per guida in tal cimento. Ma Giuseppe era santo. Il suo spirito puro viveva in Dio. La carità era in lui accesa e forte. E per la carità vi salvò il Salvatore, tanto quando non mi accusò agli anziani, quanto quando, lasciando tutto con pronta ubbidienza, salvò Gesù in Egitto.
Brevi come numero, ma tremendi di intensità i tre giorni della Passione di Giuseppe. E della mia, di questa mia prima passione. Perché io comprendevo il suo soffrire, né potevo sollevarlo in alcun modo per l’ubbidienza al decreto di Dio, che mi aveva detto: “Taci! E quando, giunti a Nazareth, lo vidi andarsene dopo un laconico saluto, curvo e come invecchiato in poco tempo, né venire a me alla sera come sempre usava, vi dico, figli, che il mio cuore pianse con ben acuto duolo. Chiusa nella mia casa, sola, nella casa dove tutto mi ricordava l’Annuncio e l’Incarnazione, e dove tutto mi ricordava Giuseppe a me sposato in una illibata verginità, io ho dovuto resistere allo sconforto, alle insinuazioni di Satana e sperare, sperare, sperare. E pregare, pregare, pregare. E perdonare, perdonare, perdonare al sospetto di Giuseppe, al suo sommovimento di giusto sdegno.
Figli, occorre sperare, pregare, perdonare per ottenere che Dio intervenga in nostro favore. Vivete anche voi la vostra passione. Meritata per le vostre colpe. Io vi insegno come superarla e mutarla in gioia. Sperate oltre misura. Pregate senza sfiducia. Perdonate per esser perdonati. Il perdono di Dio sarà la pace che desiderate, o figli. Null’altro per ora vi dirò. Sin dopo il trionfo pasquale sarà silenzio. È la Passione. Compassionate il Redentore vostro. Uditene i lamenti e numeratene ferite e lacrime. Ognuna di esse è scesa per voi e per voi fu patita. Ogni altra visione scompaia davanti a questa che vi ricorda la Redenzione compiuta per voi».

ALTRA RIFLESSIONE.
Una luce sugli avvenimenti dell’incontro tra Maria e Giuseppe, ci viene un po’ anche dagli scritti di M. Valtorta nelle rivelazioni private che ricevette, in esse si parla del voto di verginità fatto da Maria e che lei rivela a Giuseppe il quale risponde: “Io unirò il mio sacrificio al tuo”. Ascoltiamo un loro dialogo, preso dallo scritto appena menzionato:
“Maria prende il ramo. È commossa e guarda Giuseppe con un viso sempre più sicuro e radioso. Si sente sicura di lui. Quando poi egli dice: “Sono nazareo” (*), il suo volto si fa tutto luminoso ed Ella si fa coraggio: “io pure sono tutta di Dio, Giuseppe. Non so se il Sommo Sacerdote te l’ha detto...” – “Mi ha detto solo che tu sei buona e pura e che hai da dirmi un tuo voto, e d’esser buono con te. Parla, Maria. Il tuo Giuseppe vuole farti felice in ogni tuo desiderio. Non t’amo con la carne. Ti amo con lo spirito mio, santa fanciulla che Dio mi dona!....” E Maria prosegue: “Fin dall’infanzia mi sono consacrata al Signore. So che questo non si fa in Israele. Ma io sentivo una voce chiedermi la mia verginità in sacrificio d’amore per l’avvento del Messia. Da tanto l’attende Israele!... non è troppo rinunciare per questo alla gioia d’esser madre!” Giuseppe la guarda fissamente.... E poi le dice: “Ed io unirò il mio sacrificio al tuo e ameremo tanto con la nostra castità l’Eterno, che Egli darà più presto alla terra il Salvatore, permettendoci di vedere la sua Luce splendere nel mondo....”
(*)Un nazareo era qualcuno che aveva fatto il voto del nazareato o nazireato, separandosi da altri per consacrarsi a Dio. Secondo Nu 6, il nazareo si asteneva dal vino, non si tagliava i capelli, e non poteva avvicinarsi ad un cadavere. Questo era un voto temporaneo, ma i primi esempi che abbiamo sono di persone consacrate da nazarei per tutta la vita.

Che cosa chiedere a San Giuseppe?

Il beato Giacinto Cormier, Maestro generale dell’Ordine domenicano, morto nel 1916, raccomandava di chiedere a san Giuseppe la devozione alla Madonna, perché nessuno tra le creature l’ha amata, onorata e servita quanto Lui.
Papa Giovanni fin da ragazzo recitava ogni giorno la preghiera Virginum custos, per chiedere a san Giuseppe la protezione sulla purezza.
Eccola:
“O Custode e Padre dei vergini, san Giuseppe, alla cui fedele custodia fu affidata la stessa Innocenza Cristo Gesù e la Vergine delle Vergini Maria; per questo duplice carissimo pegno, Gesù e Maria, ti prego e scongiuro che, preservatomi da ogni impurità, con anima incontaminata, con cuore puro e con casto corpo, mi aiuti a servire sempre nella maniera più casta a Gesù e a Maria. Amen”.
Come preghiere a San Giuseppe c’è anche quella molto bella di Leone XIII: “ A Te, o beato Giuseppe...”.
Vi sono anche le Litanie e quelle che passano sotto il nome di Sacro Manto.
Esorto anche a invocarlo tutte le sere prima di addormentarsi dicendo:
“Gesù, Giuseppe e Maria, Vi dono il cuore e l'anima mia;
Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima mia agonia;
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con Voi l'anima mia”».

         

                     Non sarà che il vento della Storia sta cambiando?

      

Proemio.

Dopo dieci anni di crisi economica terribile che ha provocato qualche milione di disoccupati e un depauperamento dei redditi di milioni di famiglie, e dopo i ripetuti allarmi pubblicati in libri e convegni di ricercatori indipendenti dalle lobbies accademiche e finanziarie, si è arrivati alla consapevolezza che bisogna intraprendere un cambiamento di paradigma in economia se si vuole veramente migliorare la condizione delle persone e rispettare l’ambiente.

Dal liberismo selvaggio al capitalismo delle élite della finanza apolide, dal collettivismo forzato di marxiana memoria al cripto comunismo all’italiana, dal socialismo dal volto umano all’assistenzialismo dalla culla alla bara; finalmente c’è la possibilità, dimostrata scientificamente, di passare all’Economia della Famiglia e in questo articolo scritto dagli specialisti del World-Lab Network lo rendo noto a tutti, specialisti della materia e semplici uomini della strada.

I risultati di questi studi sono stati pubblicati su Amazon nel 2015 e nel 2016: “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI” e “IL MANIFESTO DEL CIVISMO”, mentre a maggio 2017 è stato realizzato un Convegno a Venezia dal titolo: “UN MODELLO DI SVILUPPO CRISTIANO PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE” con i contributi di esperti del mondo accademico italiano e europeo.

Oggi, dopo aver assistito in casa cattolica ai tentativi di superare i vecchi schemi dell’Economia Politica e della Macroeconomia, gli economisti di Dio consulenti dei Dicasteri vaticani vista la inconcludente prassi realizzata, stanno orientando i loro sforzi scientifici e operativi sul modello denominato "TRASFORMAZIONISMO", recentemente divulgato, al quale gli esperti di World-Lab potrebbero fornire supporto scientifico e programmatico per poter realizzare quello che gli stessi esperti hanno denominato: l’Economia della Famiglia.

  Premessa

 Il sistema economico e sociale occidentale, in espansione su scala planetaria, sta andando, con velocità crescente, in una direzione palesemente avversa all'Uomo e al Creato: “questa economia uccide”, sintetizza magistralmente Papa Francesco.

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PAPA FRANCESCO

Cosicché il tragico esito che ci attende, se nulla cambia, appare ogni giorno più imminente.  pone dunque, con sempre maggior urgenza, la necessità di un deciso cambio di direzione.

Ammettendo ottimisticamente che una tale salvifica svolta sia ancora possibile, per cercare di capire come questa possa aver luogo, possono essere utili un paio di constatazioni relativamente banali.

La prima è che una parte non trascurabile dell'umanità rappresentata dal mondo islamico, appare tutt'oggi, pur con le sue sfumature, sostanzialmente immune dalla corsa verso il baratro sopra evocata.

La seconda è che in Occidente, quando questo era ancora sinonimo di Mondo cristianizzato, cioè solo qualche generazione fa, la vita non era molto dissimile, nei suoi aspetti più propriamente economici e sociali, da quella dei Paesi islamici.

In particolare, ciò che accomunava con più evidenza le due realtà era il grande ruolo rivestito, in entrambi casi, dalla famiglia.

Questo, a riprova che una società, quando è ispirata da un Magistero religioso al suo servizio, può dotarsi di un sistema socio economico in grado di farla uscire, anche in un mondo preindustriale, dalla povertà materiale e, non ultimo, spirituale.

Mentre, al contrario, quando le società sono ispirate, ma meglio sarebbe dire “plagiate”, da Magisteri parassitari che mirano esclusivamente al potere delle élite che li presiedono, esse sono condannate, in ogni tempo, o al sottosviluppo cronico o ad una crescita materiale apparentemente senza fine ma, in realtà una corsa insensata verso un “miraggio” davanti il quale c'è il baratro.

Tornando alle società islamiche odierne e a quelle occidentali del passato, viene spontaneo chiedersi come mai il sistema socioeconomico delle prime è rimasto sostanzialmente immutato nei secoli mentre quello delle seconde è stato letteralmente stravolto nella sua struttura, con l'emergere di un Mercato debordante su tutti i possibili ambiti il quale ha sostanzialmente annullato il ruolo della famiglia e di altri soggetti fondati sulla solidarietà reciproca sostituiti, nel Mercato dove tutto è ridotto a merce, da rapporti fra terzi mediati dal denaro.

E queste si trovano ora, dopo che il “miraggio” si è rivelato tale, lanciate, volenti o nolenti, in una corsa cieca verso il baratro (dove rischia seriamente di finire tutta l'Umanità e l'intero Ecosistema che pullula di vita innocente).

Dato che mai come oggi la società occidentale è stata così lontana da un modello socio-economico che possa dirsi conforme al messaggio evangelico e quindi al Magistero cristiano, appare evidente che in Occidente si è infiltrato, come un lupo in veste di agnello, un Magistero diverso da quello cristiano, chiamiamolo il Materialismo ateo, il quale, servendosi del “miraggio” della crescita infinita, ha indotto in errore la gente conducendola sulla via della perdizione.

E come mai questo non è successo nel mondo islamico?

Per due ragioni entrambe note.

La prima è che l'Islam si è dotato, fin dalla sua nascita, di precetti religiosi, poi imposti alla società, con funzione, da un lato, di baluardo invalicabile per il Mercato (basti pensare che la metà femminile della popolazione attiva è impiegata nell'auto-produzione domestica la quale copre l'intero arco del consumo famigliare corrente) e, dall'altro, di possenti anticorpi (rappresentati, questi ultimi, da altrettanti ben noti precetti regolatori della finanza islamica) nei confronti dell'aggressione virale del denaro (sterco del diavolo), linfa vitale del Mercato la quale, quando prende il sopravvento, risulta letale per una società che viene rapidamente ridotta ad una massa acefala e senz'anima dominata dalle élite della finanza apolide che presiedono al Magistero di Mammona.

La seconda ragione, altrettanto nota, è che il Magistero cristiano essendo incentrato sulla persona umana, con la sua dignità, non può prescindere dal libero arbitrio e dal lasciare alle singole famiglie e alla collettività la piena libertà nella gestione degli aspetti più specificatamente materiali della vita.

Non a caso, il Magistero cristiano si è dotato di una sua dottrina sociale ma non di una dottrina economica destinata ad essere da esso imposta il che, tradotto nel linguaggio corrente, significa che esso rifugge la dittatura (teocratica, nella fattispecie) e privilegia lo Stato laico e la democrazia esercitata in un contesto di questo tipo.      

A questo punto una domanda cruciale sorge, come si suol dire, spontanea: l'Occidente, ampiamente scristianizzato in superficie ma non certo (seppur a sua insaputa) nelle sue radici, deve forse scegliere fra una dittatura, laica ma dotata di dispositivi di de-potenziamento della finanza e di “riposizionamento” del Mercato sui contesti economici, e non sono pochi, che più gli sono congeniali (in molti dei quali è, di fatto, insostituibile)? O vi è una via salvifica di uscita, democratica e, magari, di matrice cristiana che, quindi, comporta anche l'eliminazione della povertà e l'avvento di una società meno diseguale e più giusta?

Ebbene...sì!

E non è certo la via della rivoluzione, strumento violento della variante collettivista del Materialismo ateo condannata dalla Storia, né quella del riformismo, di provata inefficacia, privilegiata dalla variante individualista del Magistero appena menzionato per buttar fumo negli occhi della gente, bensì la via trasformazionale (*)

La via trasformazionale

 Trattasi di una via che può senz'altro dirsi radicale in quanto prevede nientemeno che un rifacimento della macchina economica (una sua vera e propria trasformazione) implicante la sostituzione di importanti “pezzi” obsoleti nella loro funzione con altri di concezione inedita creati ad hoc.

Questa via, preconizzata da Zamagni, non ha per ora un grande seguito anche se può vantare un testimonial di eccezionale importanza, è proprio il caso di dirlo, nella figura di Papa Francesco.

Fra i “pezzi” obsoleti figura innanzitutto il welfare state il quale va sostituto con il Welfare society passando in tal modo da un welfare distributivo, sostanzialmente assistenziale, ad uno generativo che punta, con spirito di impresa, alla creazione di nuovo valore.

Anche se può sembrare inappropriato cominciare con questa sostituzione che pare più un fine che un mezzo per cambiare il funzionamento della macchina, facciamo qui questa scelta per il duplice motivo che detta sostituzione, come vedremo, non dipende necessariamente dalla politica e per il fatto che quest'ultima, come asserito giustamente da Zamagni, è piena di “politicanti” che guardano al breve termine e non da “statisti” caratterizzati da una visione più ampia sotto molteplici aspetti.

cardinale turkson

il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero Pontificio per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

L'avvio di un welfare generativo, stando ai risultati di una ricerca condotta dal network World-Lab (**) può aver luogo per intervento di soggetti della società civile (Enti non-profit e imprese for-profit) con la diffusione di un inedito soggetto standard economicamente viabile (non richiede l'impiego di fondi pubblici a fondo perduto ma investimenti privati, anche di tipo crowdfunding, oltretutto sicuri e redditizi) denominato Distretto di Sviluppo Locale (o, più famigliarmente, Convivio, per evidenziare la sua natura di grande famiglia essendo esso esattamente calcato, nonostante la molteplicità di famiglie coinvolte, sullo schema dell'auto-produzione domestica).

Tale soggetto consiste in una cooperativa di utenza a produzione multi-settoriale (beni e servizi di consumo famigliare corrente destinati unicamente ai soci, lavoratori e/o utenti) composta da una serie di “botteghe artigiane” di nuova generazione operanti in solido dove, attraverso un accompagnamento all'operatività, ha luogo la trasmissione intergenerazionale del saper fare.

Dato che, come argomentato da World-Lab, ad ogni Convivio realizzato corrisponde una creazione netta di ricchezza e occupazione (analogamente a quanto avviene con l'avvio di una nuova attività auto-produttiva nell'ambito di una singola famiglia), una loro simultanea diffusione sul territorio nelle aree, e non sono poche, dove l'inattività involontaria abbonda (e il Sud dell'Italia è notoriamente una di queste) è suscettibile di creare consenso presso le istanze, verosimilmente di area cristiana ma, ovviamente, non solo, che comunque condividono l'approccio trasformazionale dell'economia e della società (la “stella polare” degli anni a venire).

Detto approccio prevede un ruolo attivo delle famiglie che, aggregate in Convivi, da semplici consumatrici passive diventano auto-produttrici dei beni e servizi essenziali alla vita e che, aggregate in un movimento politico (è di questi giorni la nascita su scala nazionale di un movimento di questo tipo, il Popolo della famiglia), possono contribuire in modo diretto alla trasformazione del sistema economico e sociale in un senso ad esse favorevole (piena attività permanente per l'eliminazione della precarietà del reddito e sradicamento definitivo della povertà, per un ritorno a tassi di natalità compatibili con la sopravvivenza). Insomma sia l'Economia che la Politica riscoprono la famiglia finora considerata la Cenerentola da entrambe: un segno di tempi che cambiano?

Il menzionato consenso sociale suscettibile di emergere a seguito della diffusione dei Convivi è ovviamente la base indispensabile su cui poggiare le politiche di trasformazione (sostituzione di “pezzi” obsoleti) necessarie, in primis quelle, identificate da Zamagni, della formazione universitaria (ancor oggi impostata su una logica fordista) e della fiscalità.

A questo proposito può essere utile osservare che una adeguata politica fiscale può risultare essenziale per avviare le imprese verso la graduale adozione del sistema partecipativo in sostituzione del sistema salariale e in tal modo, con l'accresciuto controllo sociale del Mercato che ne consegue, indurre nelle imprese del contesto concorrenziale una maggiore responsabilità sociale (Corporate Social Responsibility) facendone, assieme ai menzionati Distretti di Sviluppo Locale fondati sulla solidarietà mutualistica i “pilastri” portanti di una auspicabile Economia solidale di mercato o Economia civile.

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(*) Vedi Stefano Zamagni: Non basta il reddito di inclusione per sconfiggere la diseguaglianza. Settimanale Vita del 12 Febbraio 2018.

(**) Vedi World-Lab: La Dignità delle Nazioni, Giugno 2015. Tali risultati hanno fatto oggetto di un convegno, tenutosi a Venezia nel Maggio 2017 sotto gli auspici del Dicastero pontificio per il servizio dello sviluppo umano integrale.

Martedì, 20 Febbraio 2018 17:38

AL VOTO, AL VOTO !!!

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Nella mia visione filosofica della Statistica nulla avviene per caso: finalmente possiamo andare a votare senza turarci il naso (come profetizzava il grande Indro Montanelli).
Era ora! Dopo un paio di legislature farlocche pilotate dalle ex potenze coloniali ( Francia, Gran Bretagna e Germania) e dalla finanza internazionale si torna a votare nella nostra amata Italia.
Inutile dire con quanto interesse si sta svolgendo questa campagna elettorale, e segno evidente dell’eccitazione è la formazione di nuovi partiti che sono riusciti a presentare simboli e liste in tutta Italia e quasi tutte indipendenti dalle aggregazioni multipartito che aspirano a conquistare la maggioranza dei seggi in Parlamento.


Infatti, le tante liste indipendenti che si presentano difficilmente saranno presenti nelle Camere, data la complessità della legge elettorale approvata a fine corsa dal Governo attuale con l’appoggio dei partiti tradizionali. E allora perché tanto coinvolgimento delle nuove formazioni politiche nella sfida elettorale se la posta in gioco è sì alta ma molto difficile da conquistare?
Molto dell’interesse di queste nuovi partiti e movimenti si gioca sul fatto che i grossi partiti che governano e hanno governato le nostre istituzioni, in molti casi, hanno dato prova di non essere all’altezza delle sfide che i territori e le popolazioni richiedono alla politica.
In particolare uno di questi movimenti politici nasce dalle importanti manifestazioni a favore della famiglia che in questi ultimi anni hanno visto la partecipazione di centinaia di migliaia di partecipanti, non solo cattolici ma anche laici che hanno a cuore i valori della nostra cultura occidentale cristiana. È da queste straordinarie occasioni di incontro sui valori che è nato il POPOLO DELLA FAMIGLIA, aggregazione politica che è riuscita a essere presente in tutte le circoscrizioni elettorali dell’Italia.


Si tratta di un Movimento nato da un’esperienza di un popolo di madri, padri, nonni, figli e nipoti, che preoccupati per il destino delle loro famiglie hanno deciso di non assistere passivamente alla rivoluzione antropologica che sta devastando la nostra Italia.
Queste donne e questi uomini, armati solo della fede nella difesa della vita, nella libertà di educazione e nella tutela della famiglia naturale come previsto dalla nostra Costituzione, hanno deciso di impegnarsi concretamente per proporre politiche a favore di quei principi, per tentare di arrestare le politiche mortifere approvate dal Parlamento in questi ultimi anni e per porre un argine alla “dittatura del pensiero unico” imposta dalle potenze internazionali che promuovono la dissoluzione dei valori umani e cristiani nei popoli della nostra Europa, una volta cristiana.


Il POPOLO DELLA FAMIGLIA, oggi, è l’unico partito che ha assunto in merito ai principi non negoziabili, cari a San Giovanni Paolo secondo a al Papa emerito Benedetto XVI, (vita, famiglia, educazione), una linea chiara, inequivoca e inflessibile. Tutti gli altri partiti hanno linee contrarie alla visione antropologica cristiana, in particolare tutta la sinistra dove militano i sedicenti cattolici adulti, i Cinque Stelle e altre formazioni minori di ispirazione vetero-marxista, mentre l’area moderata lascia libertà di coscienza, che sfocia nell’astensione o nell’assentarsi dall’aula al momento del voto.
Molti si stanno chiedendo cosa ci sia dietro all’adozione di leggi da parte degli ultimi due governi non eletti dagli elettori, così apertamente contrarie alla cultura diffusa nel popolo italiano.
Ebbene, è necessario un piccolo riferimento al ruolo della finanza internazionale e ai media da questa finanziati e supportati nella divulgazione dell’ideologia contraria alla famiglia naturale e favorevole a tutte le tipologie di famiglie omosessuali, all’ideologia del “Gender”, ovvero alla eliminazione dell’identità sessuale e con l’insegnamento scolastico che propone che non esiste più la distinzione tra maschio e femmina, all’ideologia della distruzione della vita quando fa comodo, dall’aborto in qualunque fase della gravidanza e all’eutanasia.


Ora, è necessario fornire qualche chiave di lettura di quanto si sta svolgendo sotto i nostri occhi in questo tragico momento storico dove viene divulgata l’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale. Questa non è la sede, per ora, per sviluppare questo argomento, ma un invito lo faccio ai lettori di questo blog: documentatevi su quanto prevede il Piano Kalergi nel merito e troverete qualche spunto di riflessione. Certo giornali e televisioni non parlano di questo tema scottante ed è naturale, chi dirige e governa l’informazione deve stare al gioco di chi dirige il gioco.

immagine famiglia


Ma, ritornando al tema di questo articolo sulle elezioni e alle proposte del POPOLO DELLA FAMIGLIA si può evidenziare come l’obiettivo prioritario del partito sia tutta la legislazione sulla famiglia come nucleo fondante della società. Consolidare la famiglia vuol dire mettere in crisi i “poteri forti” cui fa comodo al posto della famiglia lo Stato mamma che decide su tutto quello che nella nostra cultura cristiana invece è riservato ai genitori. Ecco perché l’ultimo governo ha così tanto insistito sull’insegnamento dell’ideologia “Gender” nelle scuole, a partire dalla scuola materna. Perché così prepara i futuri cittadini ad essere vittime consapevoli di uno Stato che vuole tanti piccoli “robot” obbedienti e non cittadini consapevoli dei diritti e dei doveri previsti nella nostra costituzione.
Finalmente oggi tutte le persone amanti della nostra cultura occidentale cristiana, credenti e non credenti, hanno la possibilità di contribuire a recuperare quei valori che in questi ultimi anni hanno subito attacchi fortissimi per essere cancellati dalla legislazione del nostro Paese.


Al riguardo ritengo utile far conoscere un evento che si è realizzato di recente a Varese. Grande successo di pubblico per la serata organizzata dal Popolo della Famiglia di Varese che si è ritrovato con i candidati, militanti e simpatizzanti al Palace Hotel domenica sera per una serata molto particolare insieme al Segretario Nazionale del movimento Gianfranco Amato ed il cantante Giuseppe Povia.
Oltre 300 persone hanno assistito al format che come definito da Amato e’ un “infotainment all’americana ” che portano in giro ormai da più di un anno in cui si sono alternati l’avvocato ed il cantante in una conferenza unica nel suo genere.

Amato ha spiegato i cavalli di battaglia del movimento dall’importanza della Famiglia nella società alla teoria gender, mentre Povia ha cantato le canzoni che lo hanno reso famoso da “Vorrei avere il becco” vincitrice del festival di Sanremo, a “Dobbiamo salvare l’innocenza” scritta dopo aver ascoltato alcune conferenze di Amato in cui si parlava proprio della teoria gender per finire con la famosissima “I bambini fanno ooh”.

Concludo questo articolo mettendo in risalto come il POPOLO DELLA FAMIGLIA si sia consacrato formalmente alla Beata Vergine Maria con una celebrazione avvenuta il 16 maggio 2016 presso la Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.

Il sito del PDF è www.ilpopolodellafamiglia.it

LA MADONNA A LOURDES


Il tema pastorale proposto dal Santuario di Lourdes per il 2018 è: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.
Ha scritto il Rettore del Santuario di Lourdes: “Il 2018 può essere l’occasione di un ritorno alla sorgente, a Maria e Bernadette: due piccole donne di fede che hanno ascoltato la parola eterna del Vangelo... Il messaggio di Lourdes non è che la buona novella annunciata ai poveri ... Ma il 2018 è una data importante per la Chiesa che celebrerà il Sinodo dei giovani ... La Chiesa, con Maria, orienta la nostra attenzione e la nostra preghiera verso il mondo dei giovani... A Lourdes Maria si fa catechista della giovane Bernadette” e le ordina che si faccia una chiesa, che lì si vada in processione e lì ci si lavi alla sorgente dell’acqua miracolosa ..... e soprattutto che si preghi il Rosario per la conversione dei peccatori.

LA VERGINE MARIA, MADRE DI DIO IL SOLE DELLA PUREZZA CHE INTERCEDE PER NOI PER UN FUTURO DI PACE
Madre di Dio, Theotokos in greco, è il più alto titolo mai attribuito a Maria. Le è stato conferito durante il Concilio di Efeso nel 431 d.C.. Il Concilio ha stabilito che l'umanità e la divinità di Gesù non potevano essere separate, e quindi Maria meritava a ragione il titolo di Madre di Dio. Maria ha messo al mondo Gesù, e quindi è veramente madre di Dio, visto che Gesù è la seconda Persona della Trinità. La solennità di Maria, Madre di Dio, è la più antica festa di Maria celebrata nella Chiesa cattolica. Maria non è solo Madre di Dio, ma anche la nostra vera madre. Quando ha detto di sì all'angelo Gabriele in occasione dell'Annunciazione, ha detto di sì all'essere madre di Gesù, e allo stesso tempo ha detto di sì al fatto di diventare la nostra madre spirituale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che Maria è nostra madre nell'ordine della grazia. “Il suo ruolo in rapporto alla Chiesa e a tutta l'umanità va ancora più lontano. Ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell'ordine della grazia”. “Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna. [...] Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (CCC 968, 969).
Il ruolo di Maria come nostra madre è iniziato con l'Annunciazione e continua per tutta l'Eternità. Visto che ama tanto suo Figlio, ci ama teneramente come membra del suo Corpo Mistico.


Ora, per capire al meglio il tema del pellegrinaggio a Lourdes del 2108 è indispensabile entrare nella testa di Gesù e della Madonna per comprendere appieno cosa significhi “Qualsiasi cosa vi dica, fatela!”
Ritengo che la strada migliore per questo percorso si trovi nelle rivelazioni che Gesù ha fatto alla mistica Maria Valtorta nel secolo scorso.


MARIA VALTORTA
VOLUME I CAPITOLO 52
Le nozze di Cana. Il Figlio non più soggetto alla Madre compie per Lei il primo miracolo.

16 gennaio 1944.
1 Vedo una casa. Una caratteristica casa orientale - un cubo bianco, più largo che alto, con rade aperture - sormontata da una terrazza che fa da tetto, recinta da un muretto alto circa un metro e ombreggiata da una pergola di vite, che si arrampica fin là e stende i suoi rami su oltre metà di questa assolata terrazza. Una scala esterna sale lungo la facciata sino all'altezza di una porta, che si apre a metà altezza della facciata. Sotto ci sono, al terreno, delle porte basse e rade, non più di due per lato, che mettono in stanze basse e scure. La casa sorge in mezzo ad una specie di aia, più spiazzo erboso che aia, che ha al centro un pozzo. Vi sono delle piante di fico e di melo. La casa guarda verso la strada, ma non è sulla strada. È un poco in dentro, e un viottolo fra l'erba l'unisce alla via che sembra una via maestra.
Si direbbe che la casa è alla periferia di Cana: casa di proprietari contadini, i quali vivono in mezzo al loro poderetto. La campagna si stende oltre la casa con le sue lontananze verdi e placide. Vi è un bel sole e un azzurro tersissimo di cielo. In principio non vedo altro. La casa è sola.
2 Poi vedo due donne, con lunghe vesti e un manto che fa anche da velo, avanzarsi sulla via e da questa sul sentiero. Una è più anziana, sui cinquant'anni, e veste di scuro, un color bigiomarrone come di lana naturale. L'altra è vestita più in chiaro, una veste di un giallo pallido e manto azzurro, e sembra avere un trentacinque anni. È molto bella, snella, e ha un portamento pieno di dignità, per quanto sia tutta gentilezza e umiltà. Quando è più vicina, noto il color pallido del volto, gli occhi azzurri e i capelli biondi che appaiono sotto il velo sulla fronte. Riconosco Maria Ss. Chi sia l'altra, che è bruna e più anziana, non so. Parlano fra loro e la Madonna sorride. Quando sono prossime alla casa, qualcuno, certamente messo a guardia degli arrivi, dà l'avviso, ed incontro alle due vengono uomini e donne tutti vestiti a festa, i quali fanno molte feste alle due e specie a Maria Ss.
L'ora pare mattutina, direi verso le nove, forse prima, perché la campagna ha ancora quell'aspetto fresco delle prime ore del giorno, nella rugiada che fa più verde l'erba e nell'aria non ancora offuscata da polvere. La stagione mi pare primaverile, perché i prati sono con erba non arsa dall'estate e i campi hanno il grano ancor giovane e senza spiga, tutto verde. Le foglie del fico e del melo sono verdi e ancora tenere, e così quelle della vite. Ma non vedo fiori sul melo e non vedo frutta né sul melo, né sul fico, né sulla vite. Segno che il melo ha già fiorito, ma da poco, e i frutticini non si vedono ancora.
3 Maria, molto festeggiata e fiancheggiata da un anziano che pare il padrone di casa, sale la scala esterna ed entra in un'ampia sala che pare tenere tutta o buona parte del piano sopraelevato.
Mi pare di capire che gli ambienti al terreno sono le vere e proprie stanze di abitazione, le dispense, i ripostigli e le cantine, e questa sia l'ambiente riservato a usi speciali, come feste eccezionali, o a lavori che richiedano molto spazio, o anche a distensione di derrate agricole. Nelle feste lo svuotano da ogni impiccio e lo ornano, come è oggi, di rami verdi, di stuoie, di tavole imbandite. Al centro ve ne è una molto ricca, con sopra già delle anfore e piatti colmi di frutta. Lungo la parete di destra, rispetto a me che guardo, un'altra tavola imbandita, ma meno riccamente. Lungo quella di sinistra, una specie di lunga credenza, con sopra piatti con formaggi e altri cibi che mi paiono focacce coperte di miele e dolciumi. In terra, sempre presso questa parete, altre anfore e tre grossi vasi in forma di brocca di rame (su per giù). Le chiamerei giare.
Maria ascolta benignamente quanto tutti le dicono, poi con bontà si leva il manto ed aiuta a finire i preparativi della mensa. La vedo andare e venire aggiustando i letti-sedili, raddrizzando le ghirlande di fiori, dando migliore aspetto alle fruttiere, osservando che nelle lampade vi sia l'olio. Sorride e parla pochissimo e a voce molto bassa. Ascolta invece molto e con tanta pazienza.
Un grande rumore di strumenti musicali (poco armonici in verità) si ode sulla via. Tutti, meno Maria, corrono fuori. Vedo entrare la sposa, tutta agghindata e felice, circondata dai parenti e dagli amici, a fianco dello sposo che le è corso incontro per primo.
4 E qui la visione ha un mutamento. Vedo, invece della casa, un paese. Non so se sia Cana o altra borgata vicina. E vedo Gesù con Giovanni ed un altro che mi pare Giuda Taddeo, ma potrei, su questo secondo, sbagliare. Per Giovanni non sbaglio. Gesù è vestito di bianco ed ha un manto azzurro cupo. Sentendo il rumore degli strumenti, il compagno di Gesù chiede qualcosa ad un popolano e riferisce a Gesù.
«Andiamo a far felice mia Madre» dice allora Gesù sorridendo. E si incammina attraverso ai campi, coi due compagni, alla volta della casa. Mi sono dimenticata di dire che ho l'impressione che Maria sia o parente o molto amica dei parenti dello sposo, perché si vede che è in confidenza.
Quando Gesù arriva, il solito, messo di sentinella, avvisa gli altri. Il padrone di casa, insieme al figlio sposo e a Maria, scende incontro a Gesù e lo saluta rispettosamente. Saluta anche gli altri due, e lo sposo fa lo stesso.
Ma quello che mi piace è il saluto pieno di amore e di rispetto di Maria al Figlio e viceversa. Non espansioni, ma uno sguardo tale accompagna la parola di saluto: «La pace è con te» e un tale sorriso che vale cento abbracci e cento baci. Il bacio tremola sulle labbra di Maria, ma non viene dato. Soltanto Ella pone la sua mano bianca e piccina sulla spalla di Gesù e gli sfiora un ricciolo della sua lunga capigliatura. Una carezza da innamorata pudica.
5 Gesù sale a fianco della Madre e seguito dai discepoli e dai padroni, ed entra nella sala del convito, dove le donne si danno da fare ad aggiungere sedili e stoviglie per i tre ospiti, inaspettati, mi sembra. Direi che era incerta la venuta di Gesù e assolutamente impreveduta quella dei suoi compagni.
Odo distintamente la voce piena, virile, dolcissima del Maestro dire, nel porre piede nella sala: «La pace sia in questa casa e la benedizione di Dio su voi tutti». Saluto cumulativo a tutti i presenti e pieno di maestà. Gesù domina col suo aspetto e con la sua statura tutti quanti. È l'ospite, e fortuito, ma pare il re del convito, più dello sposo, più del padrone di casa. Per quanto sia umile e condiscendente, è colui che si impone.
Gesù prende posto alla tavola di centro con lo sposo, la sposa, i parenti degli sposi e gli amici più influenti. I due discepoli, per rispetto al Maestro, vengono fatti sedere alla stessa tavola.
Gesù ha le spalle voltate alla parete dove sono le giare e le credenze. Non le vede perciò, e non vede neppure l'affaccendarsi del maggiordomo intorno ai piatti di arrosti, che vengono portati da una porticina che si apre presso le credenze.

Osservo una cosa. Meno le rispettive madri degli sposi e meno Maria, nessuna donna siede a quel tavolo. Tutte le donne sono, e fanno baccano per cento, all'altra tavola contro la parete, e vengono servite dopo che sono stati serviti gli sposi e gli ospiti di riguardo. Gesù è presso il padrone di casa ed ha di fronte Maria, la quale siede a fianco della sposa.
Il convito comincia. E le assicuro che l'appetito non manca e neanche la sete. Quelli che lasciano poco il segno sono Gesù e sua Madre (il significato è che poco mangiano e poco bevono), la quale, anche, parla pochissimo. Gesù parla un poco di più. Ma, per quanto sia parco, non è, nel suo scarso parlare, né accigliato né sdegnoso. È un uomo cortese ma non ciarliero. Interrogato risponde, se gli parlano si interessa, espone il suo parere, ma poi si raccoglie in sé come uno abituato a meditare. Sorride, non ride mai. E, se sente qualche scherzo troppo avventato, mostra di non udire. Maria si ciba della contemplazione del suo Gesù, e così Giovanni, che è verso il fondo della tavola e pende dalle labbra del suo Maestro.

le nozze di cana di rupnik a lourdes

Le nozze di Cana, mosaico di Marko Ivan Rupnik gesuita sloveno, sulla facciata della Basilica del Rosario a Lourdes


6 Maria si accorge che i servi parlottano col maggiordomo e che questo è impacciato, e capisce cosa c'è di spiacevole. «Figlio» dice piano, richiamando l'attenzione di Gesù con quella parola. «Figlio, non hanno più vino».
«Donna, che vi è più fra Me e te?». Gesù, nel dirle questa frase, sorride ancor più dolcemente, e sorride Maria, come due che sanno una verità che è loro gioioso segreto, ignorata da tutti gli altri.

7 Gesù mi spiega il significato della frase.
«Quel "più", che molti traduttori omettono , è la chiave della frase e la spiega nel suo vero significato.
Ero il Figlio soggetto alla Madre sino al momento in cui la volontà del Padre mio mi indicò esser venuta l'ora di essere il Maestro. Dal momento che la mia missione ebbe inizio, non ero più il Figlio soggetto alla Madre, ma il Servo di Dio. Rotti i legami morali verso la mia Genitrice. Essi si erano mutati in altri più alti, si erano rifugiati tutti nello spirito. Quello chiamava sempre "Mamma" Maria, la mia Santa. L'amore non conobbe soste, né intiepidimento, anzi non fu mai tanto perfetto come quando, separato da Lei come per una seconda figliazione, Ella mi dette al mondo per il mondo, come Messia, come Evangelizzatore. La sua terza sublime mistica maternità fu quando, nello strazio del Golgota, mi partorì alla Croce facendo di Me il Redentore del mondo.
"Che vi è più fra Me e te? "Prima ero tuo, unicamente tuo. Tu mi comandavi, Io ti ubbidivo. Ti ero "soggetto". Ora sono della mia missione.
Non l'ho forse detto? (Luca 9, 62; Vol 3 Cap 178; Vol 4 Cap 276) "Chi, messa la mano all'aratro, si volge indietro a salutare chi resta, non è adatto al Regno di Dio". Io avevo posto la mano all'aratro per aprire col vomere non le glebe, ma i cuori, e seminarvi la parola di Dio. Avrei levato quella mano solo quando me l'avrebbero strappata di là per inchiodarmela alla croce ed aprire con il mio torturante chiodo il cuore del Padre mio, facendone uscire il perdono per l'umanità.
Quel "più", dimenticato dai più, voleva dire questo: "Tutto mi sei stata, o Madre, finché fui unicamente il Gesù di Maria di Nazareth, e tutto mi sei nel mio spirito; ma, da quando sono il Messia atteso, sono del Padre mio. Attendi un poco ancora e, finita la missione, sarò da capo tutto tuo; mi riavrai ancora sulle braccia come quand'ero bambino, e nessuno te lo contenderà più, questo tuo Figlio, considerato un obbrobrio dell'umanità, che te ne getterà la spoglia per coprire te pure dell'obbrobrio d'esser madre di un reo. E poi mi avrai di nuovo, trionfante, trionfante tu pure in Cielo. Ma ora sono di tutti questi uomini. E sono del Padre che mi ha mandato ad essi".
Ecco quel che vuol dire quel piccolo e così denso di significato "più" ».

8 Maria ordina ai servi: «Fate quello che Egli vi dirà». Maria ha letto negli occhi sorridenti del Figlio l'assenso, velato dal grande insegnamento a tutti i "vocati". E ai servi: «Empite d'acqua le idrie» ordina Gesù.
Vedo i servi empire le giare di acqua portata dal pozzo (odo stridere la carrucola che porta su e giù il secchio gocciolante). Vedo il maggiordomo mescersi un poco di quel liquido con occhi di stupore, assaggiarlo con atti di ancor più vivo stupore, gustarlo e parlare al padrone di casa e allo sposo (erano vicini).
Maria guarda ancora il Figlio e sorride; poi, raccolto un sorriso di Lui, china il capo arrossendo lievemente. È beata.
Nella sala passa un sussurrìo, le teste si volgono tutte verso Gesù e Maria, c'è chi si alza per vedere meglio, chi va alle giare. Un silenzio, e poi un coro di lodi a Gesù.
Ma Egli si alza e dice una parola: «Ringraziate Maria» e poi si sottrae al convito. I discepoli lo seguono. Sulla soglia ripete: «La pace sia a questa casa e la benedizione di Dio su voi» e aggiunge: «Madre, ti saluto».
La visione cessa.

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MARIA VALTORTA, Terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria, presso i quali è in corso la causa di beatificazione. (Caserta 14 maggio 1897 – Viareggio 12 ottobre 1961)
Maria Valtorta nacque a Caserta il 14 marzo 1897, figlia unica di un ufficiale di Cavalleria e di una insegnante di francese, entrambi lombardi. Crebbe e si formò in varie città del nord (Faenza, Milano, Voghera)mostrando un carattere forte, spiccate capacità umane e straordinarie doti spirituali. Completò i suoi studi nel prestigioso Collegio Bianconi di Monza.
Durante la prima guerra mondiale fu infermiera "samaritana" nell'Ospedale Militare di Firenze, città in cui abitò a lungo e dove fu segnata dalle prove più dure, procurate dalla terribile mamma, che per due volte infranse il suo legittimo sogno d'amore, e da un sovversivo, che per strada le sferrò una bastonata alle reni. Si ritemprò, in parte, con una vacanze di due anni a Reggio Calabria, presso parenti facoltosi ed affezionati.
Nel 1924 si stabiliva con i genitori a Viareggio, dove fu impegnata in Parrocchia come delegata di cultura per le giovani di Azione Cattolica. Intanto le sue sofferenze aumentavano e la sua ascesi culminava in eroiche offerte di sè per amore a Dio e all'umanità. La sua vera missione, quella di scrittrice mistica, maturò e si svolse negli anni centrali della sua lunga infermità, che la costrinse a letto dal 1934 fino alla morte, avvenuta a Viareggio il 12 ottobre 1961.
Nel 1943, inferma da nove anni, Maria Valtorta aderì ad una richiesta del confessore e scrisse l'Autobiografia. Svelando il suo talento di scrittrice, riempì di getto sette quaderni per narrare senza reticenze la propria vita, umana fino alla passionalità, ascetica fino all'eroismo.
Subito dopo dava inizio ad una produzione letteraria prodigiosa. Stando seduta nel letto, Maria Valtorta scriveva di suo pugno su comuni quaderni, di getto, senza preparare schemi ne correggere. Spesso alternava la stesura degli episodi dell'opera maggiore con quella di altri argomenti, che avrebbero poi dato corpo alle opere minori.
L'epilogo
Finita quasi di scrivere l'opera maggiore, quella in dieci volumi dal titolo "L'Evangelo come mi è stato rivelato", Maria Valtorta fu presa dalla nostalgia del suo Signore, pensando di non doverlo più vedere. Ma Egli venne a consolarla con una promessa: "Io sempre verrò. E per te sola. E sarà ancora più dolce perché sarò tutto per te...ti porterò più su, nelle pure sfere della pura contemplazione....D'ora in poi contemplerai soltanto... ti smemorerò del mondo nel mio amore".
Era il 14 marzo 1947, giorno del suo 50° compleanno.
Già da alcuni anni, il 12 settembre 1944, Gesù le aveva predetto una morte estatica: "Come sarai felice quando ti accorgerai di essere nel mio mondo per sempre e d'esservi venuta, dal povero mondo, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te".
Sta di fatto che, a partire dal 1956, Maria iniziò a dare segni di un distacco psichico, che gradualmente diventava, negli anni successivi, incomunicabilità, dolce apatia, abbandono totale, ma che non fece mai smorzare sul suo viso la vivezza dello sguardo o alterare la serenità dell'espressione, senza peraltro far trapelare i dolori che ancora dovevano tormentarla.
Si spense nella mattina di giovedì 12 ottobre 1961, mentre un sacerdote le recitava la preghiera degli agonizzanti: "Parti, anima cristiana, da questo mondo". Aveva 64 anni di età ed era a letto da 27 anni e mezzo.
Dodici anni dopo, il 2 luglio 1973, i resti mortali di Maria Valtorta, traslati dal Camposanto della Misericordia in Viareggio, furono tumulati a Firenze, in una cappella nel Chiostro grande della basilica della Ss. Annunziata.
La sua tomba a Firenze e la casa in cui visse in Viareggio sono meta di visitatori devoti e grati i lettori delle sue opere, sparsi nel mondo.

Sabato, 09 Dicembre 2017 15:35

QUARTO LIBRO DI POESIE

A TE........ CHE SPERI

In questi giorni ho ricevuto dalla tipografia il mio quarto libro di liriche che in una parte importante sono state ispirate da mia moglie Mara, prima, durante e dopo la sua terribile malattia che l'ha portata anzitempo nella Luce del Creatore.

“A te che speri” è una raccolta di poesie che fa seguito alla mia ultima pubblicazione “Primavera di speranza” edita nel 2010 e sempre accompagnata con le illustrazioni dell’artista Francesco Lucianetti. Il tema della speranza è presente come sfondo scenografico ai versi raccolti in questo libro che scaturiscono dalle mie vicissitudini umane ed esistenziali e continuo a esprimere nei versi l’anelito ultimo al bisogno di comunicare, sia con me stesso, con le persone che mi circondano con affetto, con mia moglie e con Dio.
Ora, tutti noi facciamo esperienza della speranza nella nostra vita. Possiamo affermare con sicurezza che tutto il progredire dell’uomo su questa terra è stato e continua ad essere motivato da questa virtù. Così, pur vivendo la vicissitudine dolorosa che mi ha colpito intendo descrivere nei versi il motivo fondante del mio cammino e quello di tutte le persone sensibili e in pellegrinaggio verso la meta sostenute dalla speranza: di un incontro, di un affetto, di un amore, di una comprensione che vada al di là della quotidianità per dipanarsi verso un orizzonte lungimirante di accoglienza e di comunicazione profonda con l’altro.
Di grande efficacia semiologica sono le interpretazioni grafiche delle poesie disegnate da Francesco Lucianetti, che in questa raccolta si è espresso con una potenza narrativa e con stilemi originali per aiutare il lettore ad emozionarsi ancora di più nella lettura dei sentimenti divulgati.

Cover Trabuio A te che speri 01

Mara in dialogo con Genoveffa, la gazza ladra che aveva allevata dopo la caduta dal nido.

La copertina della raccolta magistralmente disegnata da Francesco Lucianetti rappresenta un momento felice della vita di Mara quando, durante la sua malattia, abbiamo trovato nel giardino di casa una piccola gazza ladra caduta da un nido degli alberi. Con Mara l'abbiamo raccolta e accudita con amore, le abbiamo preparato un nido bellissimo, addirittura col tetto per ripararla dalla pioggia, su di un ramo del cedro deodara, e dopo un periodo di svezzamento in una gabbia adeguata, abbiamo cominciato a nutrirla dentro al nido. Con la scala a pioli le portavamo la pappa nel suo ricovero e le davamo da mangiare il pastone preparato con un cucchiaino. Intanto le avevamo dato anche un nome: Genoveffa. Era gioiosa e ci chiamava col suo stridulo vociare quando aveva fame e quando voleva farci festa. Quando è cresciuta e ha cominciato a svolazzare non intendeva più che le portassimo la pappa nel nido e veniva giù su di un grosso ramo del cedro dove, allora, le lasciavamo la pappa e lei veniva giù a nutrirsi.

Era una gioia per Mara che intratteneva con Genoveffa un dialogo simpatico fatto di gorgheggi e di parole. Quando, più matura cominciò a volare sul serio, al pomeriggio quando Mara dava da bere ai fiori le volava intorno facendole festa e la accompagnava in questo impegno. Quando ritenne di essere matura se ne andò per il suo cielo, ma al mattino presto per un po' di tempo ritornava a farsi sentire con il suo verso caratteristico per la gioia di Mara che la ricordava con emozione e commozione.

locandinanew

 

La presentazione sarà curata da mio figlio Giovanni che ha scritto la prefazione della raccolta, mentre mia figlia Antonella, che ha scritto la postfazione, durante la presentazione si occuperà dell'accompagnamento musicale alla voce recitante del bravo attore Adriano Spolaor.

Il ricavato della vendita di questa pubblicazione andrà all’Opera Pia di Terra Santa presso fra Adriano Contran ofm Vice Commissario di Terra Santa per il Nord Italia, Convento S. Antonio di Marghera.

Così anche tu potrai contribuire a sostenere le “pietre vive” nei Luoghi Santi.

Da otto secoli i frati francescani continuano la loro missione, iniziata da San Francesco di Assisi nel 1217, contando sull’aiuto dei cristiani di ogni parte del mondo.

 

 

Gli esperti della rete WORLD-LAB, dopo l’importante Convegno realizzato a Venezia sul tema “UN MODELLO DI SVILUPPO CRISTIANO PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE, svoltosi nella giornata del 7 maggio 2017 e che ha visto la preziosa partecipazione di docenti universitari italiani e stranieri con relatori di istituzioni importanti come la Pontificia Università della Santa Croce, assessori regionali, membri di realtà associative operanti nella società civile, ha elaborato lo studio che segue per rendere fruibile a tutti la strategia che lo stesso World-Lab ha messo a punto per realizzare una alternativa praticabile alla “economia che uccide”. È importante sottolineare che il Convegno è stato patrocinato dall’UCSI del Veneto (Unione Cattolica della Stampa Italiana), e agli organizzatori è arrivata una lettera di incoraggiamento e di encomio da parte del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Pontificio Consiglio per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Fra i sostenitori del Capitalismo, oggi trionfante e dilagante nella sua forma sempre più prossima al suo stadio terminale, i più convinti, adepti del TINA (There Is No Alternative), scommettono sulla sua fatale egemonia su scala planetaria, salvo forse nelle aree islamizzate, quantomeno sul breve termine.
E questo, in quanto convinti dell'assoluta impraticabilità di ogni altro eventuale Sistema alternativo, concepito o concepibile, destinato perciò, per quanto desiderabile su carta, a restare mera utopia.
Essi dormono, perciò, sonni tranquilli.
Nel maturare tale convinzione essi sono stati indotti in errore dagli intellettuali del variegato mondo antagonista generalmente impegnati a produrre sofisticate analisi e che, nei rari casi in cui azzardano proposte, ben si guardano dal tener conto della loro concreta praticabilità, un tema indiscutibilmente centrale in ogni proposta, ma ancor oggi incredibilmente sottovalutato, quando non addirittura rimosso dagli intellettuali antagonisti.
Questi, di tutta evidenza, danno erroneamente per scontato (come, del resto, la stragrande maggioranza della gente) che ogni cambiamento (qualunque esso sia) possa aver luogo UNICAMENTE (!) combattendo (politicamente), seppur ad armi impari, lo “status quo” imposto dal Sistema vigente.
E cioè:
a) aprendo, preliminarmente, gli occhi alla gente con una informazione libera sulla necessità di un cambiamento (espresso da una breve lista di provvedimenti auspicabili),
b) adoperandosi con tutti i mezzi (libri, conferenze) per coalizzare un'aristocrazia di “risvegliati” in grado di elaborare un progetto politico condiviso, e tradotto nel programma di un Partito, articolato in pochi punti largamente condivisibili, anzi pochissimi punti larghissimamente condivisibili... al limite anche un solo punto unanimemente condiviso ( es. attuazione dell'Art.1 della Costituzione),
c) convincendo la “maggioranza” della gente a votare il Partito in questione, per andare al governo ed... attuare il programma

Credere nella viabilità di una tale sequenza, in un regime come l'attuale (che molti osservatori non esitano a definire, nei fatti, dittatoriale) è un pio desiderio, quando non una “pericolosa illusione” (copyright Papa Francesco). D'altronde, se così non fosse...si saprebbe!

Recentemente è però emersa una proposta “fuori dal coro” , formulata dal network informale di esperti World-Lab (W-L), che potrebbe non solo turbare il sonno dei menzionati adepti del TINA, ma trasformarsi per loro in un vero e proprio incubo, vissuto, però, in stato di veglia.
In effetti W-L sostiene, e in questo risiede l'originalità della sua proposta, che all'attuale “Economia che uccide” (copyright Papa Francesco), cioè un Sistema “Tutto Mercato Mondializzato e Finanziarizzato” si possa sfuggire ma che, per farlo, occorra battere una via apparentemente ambiziosa ma, in realtà, la sola percorribile .
Questa consiste, non tanto nel tentare di modificare il comportamento del Sistema vigente (il quale altro non fa che seguire la sua genetica e la sua morfologia: un leone non diventerà mai vegetariano), bensì nel dare avvio all'edificazione di un Sistema alternativo più favorevole all'uomo e alla natura (e destinato, ovviamente, a rendere obsoleto quello in vigore), cosa che si può fare senza seguire la sequenza a), b), c) menzionata.


Per meglio capire la novità dell'approccio, servendoci di una allegoria, immaginiamo l'uomo occidentale chiuso in una gabbia invisibile, ma reale, che si restringe continuamente limitando la sua libertà di movimento (capacità di auto-determinazione). Questa potrà sembrare un'allegoria azzardata dato che la propaganda di regime parla di una economia sempre più “libera e mondializzata”. Ma, per renderci conto che siamo in una gabbia, basta pensare che oggi, se uno vuole mangiare un uovo, è obbligato a recarsi in un supermercato e comprare un uovo “libero, mondializzato e, più o meno...avvelenato!”.
Riprendendo, dunque, la (fondata) allegoria possiamo dire che seguire la sequenza a), b) e c) equivale, al più, a battersi per “evitare che la gabbia si restringa ulteriormente” nell'intento di salvaguardare un minimo di auto-determinazione (ad esempio regolamentando un Mercato, che si vuole libero, attraverso l'apposizione di etichette sui prodotti con informazioni sulla data di scadenza e sul Paese d'origine: un uovo avvelenato ma... fresco e nostrano!).
Mentre, sempre seguendo l'allegoria, si può dire che W-L ha “aperto la porta della gabbia” che consente a chi lo vuole di godersi, seguendo quanto proposto da W-L, il massimo di libertà.
La proposta, assolutamente banale ma inedita, consiste nel ricorso alla cooperazione mutualistica per auto-produrre (produrre per sé) tutto ciò che conviene (!), a cominciare dai beni e servizi di prima necessità (contrariamente a quanto si pensa, o vien fatto credere, il gruppo umano che produce per sé, per soddisfare bisogni individuali e collettivi dei propri membri, non è solo la famiglia ma può essere anche un insieme di famiglie, associate in una Mutua, o addirittura la Collettività pubblica, di ogni livello geografico).


La proposta, perfettamente realizzabile (le Mutue non sono certo una novità, anche se finora si sono concentrate sui servizi previdenziali), lungi dal pretendere ambiziosamente di modificare il comportamento dell'attuale Sistema “Tutto Mercato Mondializzato e Finanziarizzato” (facendo in modo, ad esempio, che si “de-finanziarizzi” e/o si “de-mondializzi”) punta dritto ad una sua “de-Mercatizzazione” (dalla “produzione per terzi” alla “produzione per sé”) il che significa intervenire sulla sua morfologia al fine di dar gradualmente vita ad un Sistema alternativo, con meno Mercato e più auto-produzione e, di conseguenza, con un comportamento diverso... per sua natura (nell'auto-produzione vige la programmazione per produrre solo quanto richiesto evitando sprechi, la parsimonia per richiedere solo quanto necessario e l'attenzione alla salute umana e, conseguentemente, ambientale).


W-L, focalizzandosi non tanto sugli effetti ma sulla causa, propone dunque l'avvio di una metamorfosi dell'attuale Sistema.
Un Sistema nuovo, con meno Mercato, si realizza, ovviamente e come anticipato, affidando la gestione del circuito di produzione-consumo di una parte di Beni e Servizi, a Modalità di produzione-consumo basate su una logica (Paradigma) diversa da quella consistente nel “produrre per terzi” (Eteronomia) sulla quale si basa il Mercato. E qui non c'è scelta, in quanto la sola logica alternativa, ed opposta, alla precedente è quella che consiste nel “produrre per sé”, nota come auto-produzione (Autonomia).
Un Sistema che fa volutamente un largo ricorso all'auto-produzione (domestica, nella fattispecie) è, ad esempio, quello islamico che, per precetto religioso, impiega in questa Modalità, alternativa al Mercato, circa la metà (femminile) della forza lavoro nazionale. Ne consegue che gran parte dei Beni e Servizi di prima necessità, auto-prodotti a livello domestico, restano inaccessibili al Mercato.
Per capire come mai questo effetto sia voluto basta considerare che il Mercato è una Modalità di produzione-consumo, che è diretta filiazione della moneta (non potrebbe esistere senza di essa) ed è, altresì, condizionata da questa (la leva monetaria è un noto strumento di politica economica).


Occorre inoltre considerare che la moneta, da un lato, ha una natura immateriale e, dall'altro, è dotata di una vita propria.
Il che significa che, se la sua “materializzazione” (consistente nel crearla dal nulla ed inverarla, cioè trasformarla in credito esigibile) cade in mani “diaboliche”, può rendere il Mercato ipertrofico e debordante su ogni aspetto della vita umana rendendo l'uomo, tramite il Mercato, schiavo delle entità che l'hanno creata (denominate, con terminologia ecclesiastica, “sinagoghe di satana” da Papa Pio IX che probabilmente aveva in mente le logge “giudaico-massoniche” oggi denominate, in modo “politicamente corretto”, élite finanziarie).
Non a caso la moneta è stata profeticamente definita “sterco del diavolo” dal “progettista” del Sistema islamico il quale, avendo probabilmente riservato per sé e la sua discendenza il ruolo di “padrone del mondo”, l'ha combattuta e domata, da un lato, facendo argine al Mercato, suo cavallo di Troia, nell'ambito dei beni e servizi essenziali alla vita dandoli in gestione all'auto-produzione domestica (la quale riduce drasticamente l'uso della moneta confinandolo agli input di produzione provenienti da Mercato) e, dall'altro, limitando il potere di chi (sistema bancario) la crea e la presta (attraverso il precetto di condivisione di guadagni e perdite), impedendo (col precetto di abolizione dell'alea) sue appropriazioni indebite attraverso la speculazione parassitaria e, infine, impedendo (con il divieto dell'interesse sui prestiti) che la moneta generi sé stessa.


World-Lab propone dunque di dar gradualmente avvio ad un inedito Sistema economico il quale, pur comprendente una congrua dose di auto-produzione come l'Economia islamica, è ben diverso da questa, essendo, in particolare, compatibile con i principi cristiani (tra i quali la laicità dello Stato), e per questo denominato Economia cristiana, oltre che ben diverso, ovviamente, dalla ”Economia che uccide”, da cui è urgente uscire.
E' importante ribadire che la Modalità auto-produttiva da propagare, in graduale sostituzione del Mercato (anche se limitatamente agli ambiti economici, e non sono pochi, dove essa si dimostra non solo più performante di esso, ma ben più utile), non viene attuata né a livello domestico (come nell'Economia islamica) né tanto meno a livello pubblico (come nell'Economia collettivista), bensì a livello privato-sociale (mutualistico), cioè dai corpi intermedi espressione della società civile.
Da notare che l'inedita Economia cristiana cui W-L propone di dare avvio non è frutto di una intuizione “profetica” , come il Sistema islamico, ma è conseguenza di un recente sviluppo della Scienza economica (contenuto nel libro La Dignità delle Nazioni, Amazon.it, Giugno 2015), fino a quel momento incredibilmente... priva di basi!


In effetti il network Word-Lab, sull'onda di detto sviluppo scientifico, ha semplicemente dimostrato, che fra tutti i Sistemi alternativi concepibili, ottenibili da una matrice “generatrice dei Sistemi” da esso prodotta (vedi La Dignità delle Nazioni, da pag. 166), ce n'è solo uno, ad oggi inedito (tecnicamente denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo – TDR e, più semplicemente, Economia cristiana), che prevede una componente di auto-produzione attuata attraverso cooperative di utenza, e la cui edificazione può prendere avvio senza seguire la menzionata sequenza a), b) e c), cioè la via “politica”, ed è anzi, per giunta, irrealizzabile per tale via.
In effetti l'avvio della sua edificazione può avvenire solo seguendo una nuova sequenza, consistente in tre punti (diciamo A, B e C descritti qui di seguito), che sono alla facile portata della società civile .

dsl ppt
Va detto subito che il Sistema TDR, che può essere definito come una Economia solidale di mercato (oltre che, come detto, Economia cristiana, in quanto è largamente imperniato sui principi cristiani della solidarietà e la cooperazione e non solamente sulla competitività), oltre ad essere il solo Sistema alternativo realizzabile (realisticamente parlando) risulta anche, fortunatamente, agli antipodi rispetto all'attuale Sistema sotto i principali aspetti che toccano la vita della gente.
Il TDR prevede, infatti, la piena attività permanente, l'accesso generalizzato all'imprenditorialità in ambito individuale e/o collettivo e getta altresì le basi per la sostenibilità ambientale.
Ciò non sorprenderà in quanto, come già detto, l'attuale sistema è fondato sull'onnipresenza del Mercato, dove si produce per terzi, e che quindi si situa nel Paradigma dell'Eteronomia, mentre il sistema TDR ha una forte componente di auto-produzione la quale si situa nel Paradigma opposto dell'Autonomia.
Ed anzi il TDR prende forma proprio dalla diffusione di una Prassi standard, denominata Distretto di Sviluppo Locale (DSL), fondata sull'auto-produzione collettiva (di beni, tra cui quelli dell'agroalimentare la cui produzione viene così re-localizzata, e servizi di prima necessità) la quale, benché attuata all'interno di una cooperativa di utenza comprendente più famiglie (300 circa), è comunque calcata sullo schema dell'auto-produzione domestica.
Niente di più banale, insomma.
Il DSL, offrendo opportunità illimitate di lavoro (proprio come nell'auto-produzione domestica dove, volendo lavorare, basta rimboccarsi le maniche) e/o di acquisti vantaggiosi in termini di rapporto prezzo / qualità (dove, diversamente dal Mercato, il prezzo coincide con il costo di produzione e la qualità è accertabile), risulta attrattivo per le famiglie, sia per quelle che badano unicamente al loro interesse sia, a maggior ragione, per quelle che hanno a cuore la sostenibilità ambientale e vi possono contribuire... facendo il loro interesse (una strada in discesa).
Esso dunque, essendo standard ed economicamente viabile, può facilmente diffondersi e indurre una metamorfosi nel Sistema togliendo spazio al Mercato. In particolare quello occupato “abusivamente” con la complicità dello Stato che finanzia gli ammortizzatori sociali con le tasse dei produttori i quali, in tal modo, sembra che vendano ma, di fatto, “regalano” una parte della loro produzione a clienti resi artificialmente solvibili.
I prezzi di acquisizione praticati ai soci del DSL possono essere, a parità di qualità, sicuramente più bassi di quelli di mercato, nonostante l'esternalizzazione attuata dalle imprese del mercato di una serie di costi (associati ad esempio alle conseguenze ambientali dei trasporti implicati dalla concentrazione territoriale della produzione industriale propria al mercato) e che, seppur resi occulti, in ultima analisi ricadono sui cittadini consumatori (concorrenza sleale).
Questo in quanto le caratteristiche della cooperativa, artificialmente concepita, sono state fissate in modo da ottimizzare l'uso della risorsa, peculiare all'auto-produzione, costituita dal rapporto dialogico fra la domanda e l'offerta : il consumatore agevolando il produttore (ad esempio anticipandogli le intenzioni d'acquisto o concentrando gli acquisti in determinate fasce temporali e così via) agevola... sé stesso, diversamente da quanto avverrebbe sul mercato, dove produttore e consumatore sono soggetti terzi caratterizzati da interessi contrastanti che, nei settori (non tutti!) in cui vige in una qualche misura l'asimmetria informativa, ovviamente favorevole al produttore, si traducono in una proporzionale penalizzazione del consumatore.
Come detto, il DSL ha le caratteristiche che favoriscono la sua diffusione e quindi tende ad espandersi per contagio fino a dar luogo ad una “salvifica pandemia”, nessun efficace “vaccino” essendo ad oggi, per fortuna, disponibile.

I tre punti della nuova sequenza consistono :

A) Annunciare alla popolazione, attraverso un canale informativo libero ed indipendente, l'avvento imminente di un sistema economico “parallelo” all'attuale (e gradualmente sostitutivo nella misura e al ritmo liberamente scelto dalla gente) illustrandone le principali caratteristiche (quali la disoccupazione zero e la sostenibilità ambientale) e lanciare un appello per individuare sul territorio un Soggetto della società civile, sia esso individuale (ad es. una Parrocchia, trattandosi di realizzare una Economia cristiana, ma non necessariamente) oppure collettivo (una rete di associazioni locali), Patrocinatore della realizzazione (graduale, a cominciare dall'auto-produzione di un solo articolo, ad esempio il pane) di un Distretto di Sviluppo Locale pilota, cioè un prototipo da replicare ovunque richiesto (aree urbane “economicamente desertificate”).
L'attivazione dei punti successivi richiede la realizzazione di tale punto A, la durata della quale (un mese, un anno...oltre?) dà la misura della predisposizione sociale al cambiamento (una predisposizione destinata a crescere alla luce dei positivi effetti del DSL.

B) Accompagnare, attraverso il medesimo canale informativo, la realizzazione del DSL pilota attraverso azioni specifiche. Fra queste, il supporto alla raccolta, localmente organizzata, di risparmio e fideiussioni finalizzate, via la costituzione di un Fondo di investimento ad hoc, all'investimento relativo agli spazi attrezzati, di proprietà del Fondo, dati in affitto alla cooperativa operante nel DSL) e rendicontare l'evoluzione del DSL pilota (aggiornando un insieme prestabilito di parametri quantitativi accompagnati da brevi commenti).
La realizzazione del punto B cioè la messa a regime del DSL pilota, necessaria alla realizzazione del successivo punto C, farà molto parlare di sé (facilitando, in tal modo, la realizzazione del detto punto C ed, anzi, un suo successo “precoce”).
Essa potrà durare un paio d'anni. Possono sembrare tanti, ma c'è chi batte da una vita la via frustrante e senza uscita della “ politica” implicante la sequenza a), b) e c) e, pur vivacchiando impantanato nella realizzazione del punto a), non demorde e, come il moscone che vuole uscire dalla stanza, continuerà a sbattere contro il vetro della finestra (con grave danno per sé e per gli altri).

C) Organizzare un Movimento politico mirante al completamento del sistema TDR e del sistema sociale che ne consegue, denominato Civismo in quanto basato sulla cittadinanza attiva e sulla democrazia, per quanto possibile, diretta e, laddove possibile, generalizzata (dall'auto-produzione del pane all'auto-produzione delle leggi).

La diffusione del DSL porta già, di per sé, all'approdo ad un Sistema economico strutturalmente diverso da quello di partenza e caratterizzato da positivi effetti quali la piena attività permanente e la re-localizzazione di molte attività produttive. Essa getta però anche le basi per altri effetti positivi (quali ad esempio il passaggio, presso le imprese del mercato, dal sistema salariale a quello partecipativo e il graduale abbandono dello stile di vita consumistico), obiettivi il cui raggiungimento è sicuramente facilitato dalla politica. E' comunque evidente che la realizzazione del punto C, qui in questione, risulta relativamente agevole in quanto il programma politico risulta abbastanza evidente, e l'adesione della gente è facilitata avendo toccato quasi tutti con mano i vantaggi quali l'inserzione lavorativa e/o acquisti vantaggiosi che si traducono in un miglioramento nella qualità della vita. Ciò che risulta altresì facilitata è la scelta del livello amministrativo geograficamente più appropriato all'attuazione del programma in quanto essa emerge dal principio alla base del Sistema TDR consistente nell'individuazione del livello di massima auto-determinazione, da dismettere gradualmente in presenza di salti positivi in termini di convenienza (misurata dal rapporto qualità/prezzo oggettivamente quantificato), arrestando il processo al primo salto nullo o, a maggior ragione, potenzialmente negativo”.

E' così, ad esempio, che nel sistema TDR il pane, che può essere auto-prodotto anche a livello domestico, non coincidente però nonostante le apparenze con il livello di massima auto-determinazione in quanto la qualità degli ingredienti acquisiti sul mercato è totalmente fuori controllo (la farina stessa può provenire da un qualunque punto del pianeta dopo vicissitudini incontrollabili, quali lunghe giacenze, a scopo speculativo, nelle stive delle navi e relativi trattamenti chimici antimicotici), converrà auto-produrlo nel DSL punto di massima auto-determinazione in quanto l'intera filiera è sotto controllo del DSL stesso o, per gli ingredienti importanti, quali le farine, di qualche aggregazione di DSL adiacenti. Il passaggio ad un livello più ampio (auto-produzione di pane a livello Comunale o addirittura a livelli superiori, come nelle Economie collettiviste) va evidentemente evitata in quanto alla dismissione di auto-determinazione non farebbe seguito nessun vantaggio, anzi. I Servizi individuali di pubblica utilità (erogazione d'acqua, trasporti collettivi locali, rifiuti...) potranno essere auto-prodotti, ad esempio, da grandi cooperative di utenza di scala municipale, comunale o intercomunale, a seconda della dimensione dei Comuni, cioè attraverso una gestione privato-sociale di servizi. E questo, sia nel caso essi fossero precedentemente gestiti in forma pubblica (in questi casi si tratterà di una “privatizzazione” di tipo inedito) o in forma privato-individuale, dalla immancabile multinazionale (in tali casi si tratterà di una inedita “re-privatizzazione”). Da notare che in entrambi i casi i cambiamenti avranno luogo all'insegna di un accresciuto controllo sociale (democrazia diretta, senza intermediazione di Partiti). Venendo ai servizi collettivi, indivisibili e cioè erogabili obbligatoriamente alla collettività nel suo insieme (tipici i casi della difesa e dell'ordine pubblico) e quindi obbligatoriamente auto-prodotti, il livello amministrativo geografico ottimale risulta, anche per essi, facilmente identificabile oggettivamente.


Per quanto riguarda la difesa il livello nazionale (dove, sia detto per inciso, il servizio di leva, in una società Civista, è obbligatorio), va sicuramente superato. In Occidente, l'Unione europea appare di primo acchito il livello adeguato per i Paesi membri e cioè tale da garantire efficacemente la loro difesa senza per questo troppo perdere in termini di auto-determinazione (evitando di farsi trascinare in pericolose situazioni da partner extra-europei particolarmente bellicosi, non si sa mai... anzi si sa!).
Per quanto riguarda, invece l'ordine pubblico, la sua gestione può essere variamente distribuita in termini territoriali andando, in funzione delle esigenze locali, dalle ronde di vicinato alla polizia di quartiere, cantonale, federale, confederale, internazionale.
Per quanto riguarda invece i grandi insiemi dei beni industriali di consumo finale (automobili, elettrodomestici) nonché i beni intermedi (infrastrutture quali strade, vari input di produzione quali materie prime e macchinari, quale ad esempio una impastatrice impiegata nella produzione del pane, dato che il rapporto qualità/prezzo è più facilmente determinabile oggettivamente (attraverso le specifiche tecniche) rispetto alla farina o al lievito, risulterà sicuramente conveniente dismettere ogni auto-determinazione affidandosi al Mercato, fosse anche mondializzato.
Come si può ben capire, le varie “teorie politiche” impostate UNICAMENTE sul territorio e che privilegiano incondizionatamente (indipendentemente dalla tipologia di beni e servizi) il “piccolo” (Mille patrie), il “grande” (Mondialismo) o una pluralità di particolari aree geografiche (Multi-polarismo), paiono altrettante ideologie mal fondate.

Conclusione

Un canale informativo libero e indipendente, stanco di battersi nella realizzazione del punto a) della sequenza, comunque irrealizzabile, menzionata, e che sul piano del “posizionamento culturale” non ha ancora oltrepassato il punto di non-ritorno, può riciclarsi vantaggiosamente, continuando a praticare la sua attività informativa, oltretutto facendo l'effettivo interesse pubblico, impegnandosi nel punto A della nuova sequenza.
Il semplice annuncio, opportunamente dispensato, che un nuovo mondo è possibile attraverso la realizzazione di una inedita Economia cristiana (a patto di non puntare direttamente sulla politica ma preliminarmente sulla società civile e in vista di un sicuro ed immediato interesse individuale di chi aderisce), potrebbe già avere, fin da subito, riflessi positivi.


Inoltre, nella verosimile ipotesi della realizzazione con successo del punto A, il che significa aver identificato un adeguato soggetto non-profit, singolo (es. una Parrocchia) o composito (una aggregazione di associazioni locali), disposto ad assumere il ruolo di Patrocinatore della realizzazione di un DSL pilota sul suo territorio (il che si traduce nell'offrire ai propri iscritti e simpatizzanti la chance di divenire beneficiari dell'iniziativa senza rischi di alcun tipo), il detto canale informativo potrà legittimamente far parte, come portavoce ufficiale, e con una congrua quota sociale, del soggetto composito Attuatore (convenzionato con il soggetto Patrocinatore) alla creazione del quale esso ha contribuito: un consorzio di imprese for-profit il cui core business consiste nella fornitura di servizi di accompagnamento (finanza, architettura...) agli investitori, privati e pubblici, proprietari delle strutture produttive, distinte in Polo urbano e un Polo rurale, affittate (ad un canone compatibile con un ricorso al credito) alla cooperativa operante nel DSL.
La quale, come la famiglia auto-produttrice, essendo totalmente scevra dal fenomeno della mortalità d'impresa e delle “crisi” economiche che invece affliggono le imprese del mercato, rende l'investimento attraente e sicuro (nonché accessibile, per frazioni anche piccole, ai soci della cooperativa stessa e all'intera cittadinanza).

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