Martedì, Aprile 20, 2021
Gianfranco Trabuio

Gianfranco Trabuio

Sabato, 14 Luglio 2012 20:57

EMPOWERMENT

LA FILOSOFIA DELL'EMPOWERMENT NELLA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

RAPPRESENTA IL VANTAGGIO COMPETITIVO NELLE ORGANIZZAZIONI.

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Iniziamo questa breve relazione citando un Midrash , un insegnamento tratto dall’Antico Testamento: “Dieci porzioni di bellezza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di scienza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove. Dieci porzioni di sofferenza sono state accordate al mondo dal Creatore, e Gerusalemme ne ha ricevute nove.”

 Ecco, possiamo partire da qui per percorrere storicamente l’evoluzione della presenza dei fedeli di Cristo dopo la Sua Ascensione al cielo.

La citazione del midrash ci consente di immergerci nella complessità degli eventi della Storia della Salvezza.

Non è mai fuori luogo chiederci cosa Dio Creatore abbia voluto fare quando ha costituito in Abramo il suo popolo, e quando ha deciso di inviare Suo figlio Gesù per la redenzione di tutti gli uomini, e ancora, cosa abbia deciso di fare quando ha consentito la nascita dell’Islam come provocazione al vecchio popolo ebreo e al nuovo popolo cristiano.

 Sarebbe quanto mai opportuno andare a fondo di questi quesiti per rapportarci il meglio possibile al nostro destino ultimo, prima come uomini e poi come cristiani.

È un invito che rivolgo a tutti voi e che voi divulgherete ai vostri amici e conoscenti.

Io non ho le risposte, ovvio, però, per parlare del tema della vita dei cristiani nella terra di Gesù è opportuno partire da queste domande per riandare a un percorso storico molto poco conosciuto e che può fornirci qualche pista di ricerca e di riflessione.

 

Le tre fedi monoteistiche a Gerusalemme.

  PREMESSA.

             Il tema che affrontiamo questa sera è di straordinaria attualità, sia dal punto di vista religioso, siamo in Quaresima, sia dal punto di vista politico, la guerra continua nella terra di Gesù.

Ora, noi tutti sappiamo come nella vita di Gesù i quaranta giorni di digiuno nel deserto siano stati quelli della preparazione alla Passione e alla Morte, ma anche alla Risurrezione.

Noi cristiani siamo persone di fede abituate a lavorare e a vivere proiettate nella speranza e promotrici di carità. Questa sera vedremo come orientarci in quel contesto che affonda le radici alle origini della storia dell’uomo.

Il mio è un tentativo non è un teorema, e per questo insieme a voi desidero fare una preghiera allo Spirito Santo, perché illumini me e voi, in modo che la serata porti frutti buoni per la nostra comunità

 

Vieni, vieni Spirito d’amore a insegnare le cose di Dio

Vieni, vieni Spirito di pace a suggerire le cose che Lui ha detto a noi.

 Noi ti invochiamo Spirito di Cristo,

vieni tu dentro di noi,

cambia i nostri occhi,fa che noi vediamo

la bontà di Dio per noi.

 Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare

insegnaci a lodare Iddio,

insegnaci a pregare, insegnaci la via

insegnaci tu l’unità.

 Vieni, vieni Spirito d’amore a insegnare le cose di Dio

Vieni, vieni Spirito di pace a suggerire le cose che Lui ha detto a noi.

      Prima parte.

 Il tema da sviluppare in questa  analisi non è né semplice, né facile. Cominciamo dal titolo che ho voluto enunciare fin dall’inizio in modo provocatorio ma anche in modo stimolante.

Oggi, la città; che per noi fedeli seguaci di Gesù Cristo rappresenta la città della condanna, della morte e della sua risurrezione; è ancora al centro della tensione internazionale. Le guerre che attorno allo stato di Israele si sono combattute e si stanno tragicamente combattendo, chissà ancora per quanto tempo, ruotano tutte attorno alla costituzione dello stato di Israele nel 1948.

Gli arabi e i palestinesi non hanno mai accettato e non accetteranno, forse mai, la esistenza di uno stato ebraico sui loro territori.

Perché?

 

Lunedì, 09 Luglio 2012 16:35

I FRANCESCANI E IL DIALOGO CON L'ISLAM

 

Alcuni mesi fa è uscito un libro molto interessante sul tema del dialogo tra le due grandi religioni monoteistiche: il Cristianesimo e l’Islam. Si tratta di una riedizione di un testo già pubblicato nel 1998 e, ora, aggiornato alla luce dei drammatici eventi scatenati dal fondamentalismo islamista.

Autore è un famoso frate minore: padre Giulio Basetti Sani, profondo conoscitore dell’Islam. Padre Giulio, nato a Firenze nel 1912, frate minore dal 1928, si licenzia in Studi ecclesiastici orientali e in Teologia e Filosofia, per poi fare il docente in vari istituti universitari, ecclesiastici e laici, in tutto il mondo: presso l’Istituto Cattolico di Parigi, il Pontificio Istituto Orientale di Roma, l’Istituto di Studi Islamici di Montreal, ed altri ancora. È stato allievo del più noto studioso di Islam, Louis Massignon. Ha scritto numerosi libri sul rapporto tra Cristianesimo e Islam a partire dal famoso “San Francesco e l’Islam”. In poche parole, la sua è stata una vita coraggiosa spesa a favorire il dialogo tra queste due grandi religioni, dialogo oggi quanto mai necessario e urgente  a causa del prevalere dell’ideologia islamista all’interno del mondo musulmano, sia in Italia come nel resto del pianeta.

Il titolo di questa nuova edizione è: “Musulmano e Cristiano”, coautore per l’aggiornamento è Matteo Verderio, editore Ancora, anno 2005, € 11,00.

La storia narrata da padre Giulio è un fatto storico avvenuto nel secolo scorso in Francia, ed ha la caratteristica della biografia di un personaggio quanto mai singolare. Si tratta di Abd el Jalil, nato a Fez in Marocco nel 1904 e morto a Parigi nel 1979.

La vita di questo personaggio è di quelle destinate non solo ad essere ricordata, ma a lanciare lampi di riflessione e sfide profetiche per il nostro futuro.

Lunedì, 09 Luglio 2012 12:06

PERCHE' SOLO IL PAPA DEVE CHIEDERE PERDONO?

FRANCESCO, I MARTIRI RANCESCANI E L'ISLAM. 

Non si può analizzare la attuale situazione sul dialogo religioso tra Chiesa Cattolica e Islam se non si parte dalla storia. Tutti i tentativi di impostare il dialogo tra questi due mondi come se non ci fosse il passato, è come pulire il pavimento nascondendo la polvere sotto il tappeto: è inutile e dannoso per tutti e due, e per le sorti del mondo.

 Purtroppo quando le fedi religiose si identificano con la politica degli Stati e con la gestione del potere economico, non è facile intraprendere un percorso virtuoso che possa portare al rispetto reciproco e alla convivenza pacifica.

Il recente incontro mondiale di Assisi tra i capi religiosi, voluto da Benedetto XVI, ha fatto segnare ancora una volta il coraggio della Chiesa Cattolica nel convocare le religioni a parlare della pace nel mondo. Cosa dovrebbero fare gli uomini di fede votati alla santità se non costruire la pace? Il Papa cattolico ancora una volta ha chiesto perdono per le violenze del passato perpetrate dagli uomini della Chiesa cattolica.

Giustamente. Chiedere perdono, da un punto di vista pedagogico e psicologico, è sempre un’operazione vincente. Riconoscere i propri peccati fa parte della pedagogia della dottrina della Chiesa e del Vangelo.

Il Papa Benedetto XVI, però, doveva fare anche un’altra operazione culturale: invitare gli altri capi religiosi a chiedere perdono alla Chiesa cattolica per tutte le violenze attuate dai loro fedeli contro i fedeli della Chiesa cattolica e di tutte le altre confessioni religiose. SOLO E SOLTANTO quando tutti avranno il coraggio di domandare perdono reciprocamente si potrà avviare la conversione dei cuori, e da questa passare al rispetto e alla convivenza, diversamente questi incontri rimangono eventi giornalisticamente importanti ma poco utili per l’obiettivo finale, che è quello della pace nel mondo e della giustizia economica tra le nazioni.

Venerdì, 06 Luglio 2012 21:01

EL SITO

EL SITO

Gera un toco che gavevo un’idea

me gero messo in testa ‘na roba bea

anca mi, go dito, vogio esser moderno

tacarme col computer far vedar al mondo

tuto quelo che fasso quasi mi fosse un perno

de ‘sta banda de mentecati che a tuto tondo

me par de poder dir ze proprio fora de vada.

No te riessi a capir come che i fassa

i struca sti botoni co ‘na furia da mati

i ze tuti colegai co sti gran cerveloni

e no te ti incorzi come i riessa tuto d’un boto

farte vedar el mondo come fosse un casoto.

Maria vergoa, a go dito, anca mi voria

anca mi a far vedar me piasaria

tute le bele robe che go fato

a le amighe e agli amissi

che sempre me domanda

‘na poesia, ‘na preghiera, ‘na storia

par el piasser del lezer

de comoverse o de pianzer

e finalmente so riussio co’ gran fadiga

a metter insieme i tochi e  el maestro me ga dito

caro professor finalmente anca lu ga el sito.

(lujo, 2012)

Come potete immaginare, in trenta minuti è impresa ardua spiegare in modo adeguato la ampia e complessa tematica contenuta nel titolo. Quando con padre Aldo abbiamo progettato questo 23° incontro per gli Amici di Terra Santa, si voleva dare continuità al tema del 21° Congresso, quando abbiamo affrontato la storia dell’incontro tra San Francesco e il Sultano d’Egitto.

Alla fine del 2010 la Provincia toscana dei Frati Minori aveva organizzato un Convegno di Studi proprio su questo tema così affascinante e così poco documentato. Di recente ho acquisito gli Atti di quel Convegno con i contributi dei più accreditati studiosi dell’argomento, compreso fra Pacifico Sella che oggi è venuto tra di noi a Treviso per portarci il suo contributo di conoscenza.

Francesco di Assisi, come vedete, ancora dopo 800 anni continua a scompigliare le acque della Cristianità. La sua spiritualità e i suoi insegnamenti fanno ancora da guida per tutte le persone innamorate di Gesù e pronte a seguirlo nel cammino della testimonianza, sia nelle missioni verso i non cristiani, sia a casa nostra dove il Cristianesimo sta per venire progressivamente cancellato dalla legislazione europea e dalla cultura dominante.

Quando ho iniziato a sviluppare questi argomenti era il 24 maggio scorso, giorno che la Chiesa Cattolica dedica alla Madonna Ausiliatrice. Festa che nelle nostre chiese mi risulta poco ricordata, almeno nella sua genesi storica.

Solo i Salesiani fanno memoria solenne di questa festa, in quanto San Giovanni Bosco, loro fondatore, era particolarmente devoto alla Vergine Madre di Dio con questo attributo di AUXILIUM CHRISTIANORUM.

VAI A LEGGERE LA STORIA DELLA FESTA DELLA MADONNA AUSILIATRICE! in altra parte del sito.

In questo modo ci siamo avvicinati al tema del nostro Congresso, sul ruolo degli Ordini Francescani nella difesa dell’Europa Cristiana.

Vedete, oggi parlare di questi eventi storici nei nostri ambienti cattolici è rischioso. Prevale una cultura della recriminazione della storia della Chiesa, ci sono fior di intellettuali sedicenti cattolici, teologi, sacerdoti e vescovi che rinnegano le loro radici per essere al passo dei tempi. E sono sempre tempi dettati dalle centrali anticattoliche che possiedono i mezzi di formazione e di informazione.

Esiste, dentro alle strutture della Chiesa  Cattolica, una vasta e variegata area culturale con un fortissimo complesso di colpa e di inferiorità nei confronti della cosiddetta cultura progressista. È la cultura che tiene alta la bandiera del relativismo etico, del relativismo religioso e della negazione dei principi e dei valori propri della dottrina sociale della Chiesa. Quella cultura che domina nel Parlamento Europeo e nei parlamenti nazionali, dove si esercita la regia sapiente e calcolata per la cancellazione delle radici greco-giudaico-cristiane dell’Europa.

E mentre questo mondo che detiene il potere politico e culturale si esercita in quella missione di distruzione dell’uomo e della famiglia, come sono concepite nella dottrina cattolica, noi, oggi, siamo qui per  tentare di riprendere le fila della nostra storia francescana per ricordare a tutti che se l’Europa negli ultimi cinque secoli è rimasta ancorata, nonostante tutto (rivoluzione francese compresa) alla cultura cristiana lo dobbiamo a dei Santi figli di San Francesco. 

Turchi ed Europa: Caduta di Costantinopoli 1453

Il 29 maggio 1453 gli ottomani di Maometto II dilagano in Costantinopoli saccheggiando e massacrando. I vincitori entrarono nella basilica di Santa Sofia e la trasformarono subito in moschea. In Occidente, la caduta della millenaria capitale dell'Impero Romano d'Oriente provocò un'impressione fortissima: la terra, che da quel momento iniziò a chiamarsi Turchia, era stata patria delle più fiorenti comunità e vestigia cristiane. Il senso della minaccia sulla cristianità europea era tangibile e incombente. La paura e l’angoscia erano tornate prepotenti e si facevano sentire con forza su larghi strati della popolazione. Anche se non su tutti. Davanti ad ogni avvenimento doloroso c’è sempre un certo numero di apatici, che sono poi quelli dagli ideali ristretti e dagli orizzonti che coincidono esattamente con il proprio benessere e tornaconto. Fu così anche allora.

Battaglia di Belgrado, 1456

Dal 14 al 22 luglio 1456 Cristiani e Turchi si batterono a Belgrado e la vittoria fu, contro ogni speranza, dei crociati. Il nuovo pericolo che minacciava l’Europa era costituito dall’avanzata sanguinaria e apparentemente inarrestabile dell’Islam e dei Turchi. Furono i papi Niccolò V e poi il successore Callisto III che organizzarono una crociata in difesa della fede cristiana e dell’Occidente intero minacciati dal pericolo ottomano-islamico. Ma sul campo è stato Giovanni da Capestrano, un umile frate francescano, a raccogliere la sfida e darsi da fare, con la predicazione, per reclutare uomini. Purtroppo solo gli Ungheresi, i più direttamente minacciati, risposero al suo appello.

Con un esercito di quasi 5.000 uomini si mise in cammino verso Belgrado, fortezza che era stata chiusa in una tenaglia dalle truppe di Maometto II e dalla flotta turca. Fu dapprima un comandante ungherese, Giovanni Hunyadi, dietro suo impulso a rompere l’assedio navale con un attacco che riportò pieno successo il 14 luglio 1456. Una settimana dopo arrivò anche la vittoria terrestre. E questa ebbe come protagonista assoluto fra Giovanni da Capestrano che guidò l’attacco. Un frate trasformatosi in generale vittorioso. Fu questa azione a difesa dell’Occidente che gli meritò in seguito l’appellativo di “Apostolo dell’Europa Unita”. Ma gli costò anche la vita. Contrasse infatti la peste e ne morì tre mesi dopo nel convento di Ilok, in Croazia. Era il 1456. Anno della Battaglia di Belgrado, dell’Europa contro i Turchi, come viene indicato nei libri di storia.

Il Papa Callisto III istituì, in memoria, la festa della Trasfigurazione il 6 agosto a simboleggiare la letizia che trasfigurava l'Europa.
Belgrado, poi, cadrà nel 1521. I turchi di Suleiman (Solimano) il Magnifico riusciranno, allora, a conquistare i Balcani, ad invadere l'Ungheria (battaglia di Mohàcs, 1526) e ad assediare una prima volta Vienna (1529). Belgrado sarà liberata solo nel 1717, dopo quasi due secoli di occupazione

La battaglia di Vienna, 1683

L'impero ottomano, che aveva ormai conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato fermato nella sua avanzata dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria. 
Poco dopo però, sotto l'energica guida del Gran Visir Kara Mustafà (1634-1683), l'offensiva turca riprende, incoraggiata incoscientemente da Luigi XIV, re di Francia, e alleato con gli Ottomani, nella sua spregiudicata politica anti-asburgica, e approfitta della debolezza in cui versano l'Europa e l'Impero. 
Solo la Repubblica di Venezia contende ai Turchi ogni isola dell'Egeo e ogni metro di Grecia e di Dalmazia combattendo orgogliosamente da sola la sua ultima e gloriosa guerra, che culmina con la caduta di Candia nel 1669, difesa eroicamente da Francesco Morosini il Peloponnesiaco (1618-1694). 
Dopo Creta, nel 1672 la Podolia - parte dell'odierna Ucraina - viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, a Istanbul, vengono innastate le code di cavallo di battaglia in direzione dell'Ungheria e un immenso esercito si mette in marcia verso il cuore dell'Europa, sotto la guida di Kara Mustafà e del sultano Maometto IV (1642-1693), con l'intento di creare una grande Turchia europea e musulmana con capitale Vienna.

Le poche forze imperiali - appoggiate da milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) - tentano invano di resistere. Il grande condottiero al servizio degli Asburgo prende il comando benché ancora convalescente di una grave malattia che lo aveva portato sull'orlo della morte, dalla quale - si dice - l'abbiano salvato le preghiere di un padre cappuccino, il beato fra Marco da Aviano (1631-1699). Il religioso italiano, inviato del Papa presso l'Imperatore e instancabile predicatore della crociata anti-turca, consiglia che tutte le insegne imperiali portino l'immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache manterranno l'effigie della Madonna per due secoli e mezzo, fino a quando Adolf Hitler le farà togliere. 

All'alba del 12 settembre 1683 il venerabile Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa servita da Giovanni Sobieski, re di Polonia, benedice l'esercito schierato, quindi, a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani.

La battaglia dura tutto il giorno e termina con una terribile carica all'arma bianca, guidata da Sobieski in persona, che provoca la rotta degli ottomani e la vittoria dell'esercito cristiano. L'esercito ottomano fugge in disordine abbandonando tutto il bottino e le artiglierie, dopo aver massacrato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia invia al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit". Ancor oggi, per decisione di Papa Innocenzo XI, il 12 settembre è dedicato al SS. Nome di Maria, in ricordo e in ringraziamento della vittoria.

La grande alleanza, che riesce a prender vita all'ultimo momento grazie a Papa Innocenzo XI, ricorda l'impresa e il miracolo realizzati un secolo prima grazie all'opera di Papa san Pio V (1504-1572) a Lepanto, il 7 ottobre 1571. Per la svolta impressa alla storia dell'Europa Orientale la battaglia di Vienna può essere paragonata alla vittoria di Poitiers del 732, quando Carlo Martello (688-741) ferma l'avanzata degli arabi. E l'alleanza che nel 1684 viene sancita con il nome di Lega Santa vede un accordo unico fra tedeschi e polacchi, fra impero e imperatore, fra cattolici e protestanti, animata e promossa dalla diplomazia e dallo spirito di sacrificio di un grande Papa, tutto teso al perseguimento dell'obiettivo della liberazione dell'Europa dai turchi.

Ho tratteggiato fin qui alcuni segmenti di storia della devozione a Maria Ausiliatrice, ricordando quanto siano stati importanti i Francescani nello sviluppo della teologia mariana. Dai Francescani è nato il dogma dell’Immacolata Concezione con il beato Giovanni Duns Scoto. San Francesco è stato un figlio devotissimo della Madre di Cristo, alla Porziuncola presso Santa Maria degli Angeli è nata la regola scritta dei Frati Minori.

San Massimiliano Kolbe, francescano, è stato il fondatore della Milizia dell’Immacolata e ha addirittura costruito due città dedicate all’Immacolata, una in Polonia e una in Giappone, proprio a sottolineare come Francesco nella sua Regola prevedesse che i suoi Frati andassero per il mondo a far conoscere Cristo, non per convertire gli altri ma per far conoscere il suo Divino Maestro

Concludo ora con qualcosa di più personale. Come avete capito, tutta la mia relazione è centrata sul ruolo della Madonna nella difesa della Chiesa e della Cristianità. Oggi, in particolare, la Chiesa cattolica e il Papa stanno subendo una grande prova, tra persecuzioni esterne e conflitti interni il diavolo sta lavorando alacremente per distruggere ciò che rimane del silenzioso esercito dei credenti.

In uno dei romanzi più belli  di Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro, mi è rimasto impresso soprattutto il “gran finale” del romanzo, dove Boccadoro, ormai sul letto di morte, affida all’abate Narciso le sue ultime parole, quasi un testamento spirituale: “Senza una mamma non si può nascere… Senza una mamma, non si può neppure morire”.

Ecco: il senso della vita – dall’inizio alla fine – è comunicato dal cuore di una mamma. Noi ce l’abbiamo questa Mamma.

A questa Mamma noi ci rivolgiamo oggi, con le parole stesse di Don Bosco:

O Maria, Vergine potente,

tu grande presidio della Chiesa;

o Maria, aiuto dei cristiani,

tu nelle angosce e nelle lotte della vita,

tu nei pericoli difendici dal nemico.

Tu nell’ora della morte accogli l’anima in Paradiso”.

Amen!

Canal San Bovo, 2 agosto 2003

 

Certosa sul mare

solo i gabbiani

sanno la storia

su chiostri di tufo

graffiata

tutti sapranno

l’amore e le rocce

eterne

testimoni sofferte

al pellegrino che passa

storia di cuori

traditi

smarriti

immersi nel blu

madre mare

che accogli

questi pensieri

li rifrangi

su fondali rocciosi

giochi d’acqua

eterni

come

solitudine.

Lunedì, 25 Giugno 2012 18:01

LA MADONNA CI PARLA

RIFLESSIONI STORICO-RELIGIOSE

Ad uso dei pellegrini

medaglia miracolosa fr

Madonna di Medjugorje 

 

DA SANTA CATERINA LABOURÉ (LA MEDAGLIA MIRACOLOSA)

A LOURDES, DA GERUSALEMME A MEDIUGORJE.

IN TRENO, DA VENEZIA ALLA GROTTA DI MASSABIELLE

 

UN’OCCASIONE PER RIPERCORRERE NELLA FEDE IL RUOLO DELLA MADRE DI GESÙ PER LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ

 

Veramente la Provvidenza gioca un ruolo evidente nelle nostre storie. Quando è stata scelta questa serata per parlare di questo tema così affascinante e così controverso, nessuno aveva pensato ai legami con la nostra Chiesa parrocchiale dedicata all’Annunciazione e al giorno, il 19 marzo. Sì, era vicina al 25 marzo giorno della Festa, ma non ci avevamo messo molto interesse su questo.

In questi giorni, frequentando la Chiesa di Olmo, ho avuto modo di riflettere sul quadro del maestro Zanon sul muro del presbiterio dove è rappresentata la scena dell’Annunciazione: l’Arcangelo Gabriele comunica alla giovane Maria il progetto che il Dio dei patriarchi e dei profeti aveva su di lei.

Nel Vangelo di Luca, vangelo di Maria per eccellenza,  troviamo tutti i riferimenti teologici che produrranno nei secoli e nei Concili tutti i dogmi sulla Madre di Gesù e Madre di Dio.

Ora, quell’Arcangelo Gabriele che ha parlato con Maria, secondo quanto narrato nel Corano avrebbe parlato anche a Muhammad nella grotta del monte Hira alle porte di La Mecca, in Arabia, seicento anni dopo, quando la presenza cristiana ed ebraica era diffusa in tutti i territori dell’Impero Bizantino. Lo stesso Arcangelo Gabriele avrebbe continuato a parlargli anche a Medina , dove Muhammad si era rifugiato per sfuggire alla condanna a morte che gli avevano decretato i suoi paesani di La Mecca, e a Medina si ricorda anche il primo massacro dei maschi delle due tribù ebraiche che non volevano convertirsi all’islam.

 

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