Martedì, Novembre 24, 2020
Domenica, 01 Maggio 2016 13:17

ECONOMIA CRISTIANA? DALL’ECONOMIA CHE UCCIDE A UNA ECONOMIA PER LA VITA? In evidenza

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Questo articolo fa seguito all’altro pubblicato sempre su questo sito che aveva per titolo: “Ristrutturare la casa cristiana rivoluzionando l’economia”, e viene pubblicato proprio il Primo Maggio festa di San Giuseppe Artigiano e simbolo del lavoratore. A questo è utile aggiungere come la Diocesi di Padova con il suo nuovo vescovo e tutto il mondo associativo cattolico abbia promosso una veglia di preghiera per il 5 maggio nella Cappella di San Giuseppe Lavoratore in zona industriale a Padova.
I tempi stanno maturando per creare e costruire alternative all’economia che uccide, un’economia sostenuta dalle potenti lobbies della finanza internazionale che ha tutto l’interesse a provocare la distruzione dell’ecosistema perché ha al suo seguito altre imprese internazionali pronte per essere finanziate dagli Stati e dagli Organismi internazionali per porre rimedio a tale distruzione, facendo emergere, ove ce ne fosse ancora bisogno, la spirale di perversione per il depredamento del Pianeta Terra.

San Giuseppe Icona ridotta

San Giuseppe il Giusto, Custode del Redentore

Premessa

Attraverso l'Enciclica Laudato si' Papa Francesco ha dato la misura della gravità della situazione attuale sia sul piano ambientale che sociale individuandone la causa nel sistema economico oggi prevalente in occidente e, comunque, di riferimento anche per altre aree del pianeta.
Rispetto ad altri autorevoli rapporti che riflettono preoccupazioni analoghe condividendo, addirittura, le cause all'origine della deprecabile situazione, l'Enciclica assume, però, un carattere... “rivoluzionario”.
In effetti, in contrasto con quanto sostenuto dalla comunità degli economisti addetti ai lavori secondo la quale l'attuale sistema non ha alternative e quindi si tratta al più di correggerne gli eccessi, Papa Francesco, coerentemente con la sua nota affermazione “questa economia uccide” (Evangelii gaudium – 53), invita a cercare altri modi di intendere l'economia.
Né più, né meno!
Nell'opinione corrente la sola alternativa all'attuale sistema economico nel quale i mezzi di produzione sono di proprietà privata (e per questo viene denominato sbrigativamente Capitalismo), è costituita dal Collettivismo, sistema basato sulla proprietà pubblica di tali mezzi di produzione, in conformità all'ideologia Comunista.
Non c'è perciò da stupirsi se l' esortazione del Papa a “cambiare sistema” ha destato non poche preoccupazioni presso ampi strati della società.
All'accusa di aderire all'ideologia “comunista” il Papa risponde: la mia “ideologia” è... il Vangelo!
L'esortazione di Papa Francesco agli esperti va, dunque, così tradotta: cercate un sistema economico, diverso dal Capitalismo e dal Collettivismo, che corrisponda al Vangelo e, quindi, alla Dottrina Sociale della Chiesa, in altri termini un' Economia cristiana.
La sfida lanciata dal Papa agli addetti ai lavori, non facile a prima vista, poteva dunque tradursi, più precisamente, nell'individuazione di un sistema economico che ponga l'uomo e il suo habitat al centro.
Il che significa che il sistema in questione deve avere i vantaggi dei sistemi opposti menzionati e cioè la libera iniziativa privata, propria del Capitalismo, e la piena occupazione permanente, propria del Collettivismo, ma non il grave inconveniente che li accomuna consistente nella mancata sostenibilità ambientale.
Inoltre, essendo assodato che ogni sistema prende piede in funzione dei rapporti di forza vigenti nella società, la sfida del Papa comprendeva anche, come se non bastasse, l'individuazione di una prassi che potesse garantire ai cristiani, e agli altri uomini di buona volontà desiderosi di dar forma ad un tale ipotetico sistema, la forza necessaria per realizzarlo.
Ebbene, per una curiosa o, meglio, provvidenziale coincidenza con la pubblicazione dell'Enciclica, oltretutto inaspettata e perciò considerata come un fulmine a ciel sereno all'interno della Chiesa stessa, è uscito su Amazon.it, a cura del network World-Lab, il libro "La Dignità delle Nazioni" nel quale viene presentato proprio il sistema economico auspicato dal Papa, ma anche la prassi che consente di realizzarlo nella misura in cui tale prassi fa leva sugli inconvenienti di carattere socio-ambientale e sul malcontento che questi provocano in larghi e sempre crescenti strati della popolazione mondiale.
Per chi volesse approfondire l'analisi teorica che ha condotto alla formulazione del sistema in questione e alla derivazione della prassi che consente di realizzarlo rinviamo al libro citato.
In questa sede ci limiteremo a descrivere in termini generali il contesto generale nel quale World-Lab, del quale chi scrive fa parte, si è inizialmente trovato e quali ostacoli intellettuali ha dovuto superare per portare a termine con successo la sua ricerca, anch'essa motivata dalle preoccupazioni socio-ambientali del Papa.
Descriveremo, più in particolare, la menzionata prassi e la sua sorprendente logica, perché è all'adesione a questa che la gente è chiamata e quindi il lettore potrà lui stesso giudicare in che misura si sente disponibile ad adottarla.
Da ciò deriverà una sua personale valutazione sul carattere, realistico o utopico, di tale prassi e conseguentemente potrà concludere se la proposta di World-Lab può rappresentare una concreta speranza o, invece, una mera illusione.

Sua logica

Va detto che, data l'entità della sfida lanciata dal Papa, è normale attendersi che la prassi in questione, la quale è stata denominata da World-Lab: Distretto di Sviluppo Locale (DSL), richieda, per essere individuata, una riflessione molto complessa basata su strumenti scientifici relativamente sofisticati.
È quindi normale che, non appena sveleremo la logica alla base del DSL e non appena apparirà la semplicità di questa, il lettore rimanga spiazzato e, conseguentemente, resti scettico sull'efficacia di tale prassi nel trasformare l'attuale sistema, attraverso la diffusione di tale prassi nella società, conducendo ad un sistema economico come quello auspicato.
Ebbene, il DSL è basato su una grande impresa cooperativa la quale ricalca semplicemente lo schema, a tutti ben noto e da tutti in una qualche misura praticato, dell'auto-produzione domestica, seppur con alcune differenze formali derivanti dalla più ampia dimensione, dando luogo ad una sua forma più evoluta e adatta ai tempi.
In sostanza la cooperativa altro non fa che produrre, nel modo ordinario, beni e servizi di consumo corrente i quali sono acquisiti, a prezzo di costo, esclusivamente dalle famiglie dei soci, siano essi soci lavoratori e utenti o, semplicemente soci utenti.
Questa è la logica del DSL, la quale non differisce affatto da quella della singola famiglia auto-produttrice.
Tuttavia, date le necessarie differenze derivanti dal coinvolgimento di più famiglie, conviene esaminare più da vicino alcune sue caratteristiche.

Principali caratteristiche del DSL

Dimensione

Supera quella della singola famiglia di un “ fattore 100” : il numero di famiglie effettivamente coinvolte in un dato DSL, organizzate in una cooperativa in cui un buon terzo di esse sono rappresentate da un membro socio lavoratore, viene stabilito in fase di implementazione (in quanto dipende, essenzialmente, dalla propensione delle famiglie all'acquisto solidale effettuato a puro prezzo di costo, e dall'entità del ricorso al lavoro a tempo parziale) e può variare da una realizzazione all'altra e anche, leggermente, nel corso del tempo. Tale numero potrà aggirarsi fra le 200 e le 300 famiglie (la dimensione di un piccolo villaggio, virtuale nella fattispecie). Il numero può sembrare elevato e difficilmente raggiungibile. Ma si tratta di un numero raggiunto solo “a regime”, mentre il numero iniziale non supera il centinaio.

Nascita

Il DSL nasce ad opera di un soggetto Realizzatore ad esso esterno.
Questo si compone di due figure: un Patrocinatore (Ente morale, possibilmente una Parrocchia, che chiama a raccolta le famiglie, come detto rappresentate nella cooperativa da un loro membro) e un Attuatore (impresa o consorzio di imprese che procura le strutture produttive di proprietà terza, privata o pubblica, prese in affitto dalla cooperativa e, a tal fine, offre servizi di accompagnamento agli investitori proprietari, il che rappresenta il suo core business). Le due figure operano in convenzione.
Il Realizzatore rappresenta il motore della diffusione dei DSL.
Con la diffusione dei Distretti, in effetti, il Patrocinatore “evangelizza” e l'Attuatore amplia il suo mercato, contribuendo così entrambi al compimento della loro mission.

Tipologia e gamma di produzione

Come la famiglia auto-produttrice, la cooperativa produce beni e servizi di consumo famigliare corrente compatibili con una produzione di piccola scala.
Diversamente dalla famiglia auto-produttrice, la sua gamma di produzione è molto ampia e comprende la produzione agricola e le trasformazioni agroalimentari nonché i servizi alle persone e alle cose (alloggi, mezzi di trasporto). Essa è comunque prefissata e fa del DSL un soggetto “standard”, il che facilita la sua diffusione.

Ubicazione delle unità di produzione

Un Polo urbano, ubicato in prossimità dei luoghi di residenza delle famiglie associate, raccoglie i servizi (mini-market, parrucchiere, autofficina, lavanderia...), mentre un Polo rurale raggruppa le produzioni di beni, cioè le attività agricole (colture e allevamenti) e le trasformazioni agroalimentari (panificio, caseificio, conserve...).

Destinazione della produzione

Come la famiglia, la cooperativa destina la produzione unicamente alle famiglie associate (le quali costituiscono, sotto l'aspetto unicamente produttivo, una “grande famiglia” o una sorta “kibbutz non residenziale”). L'insieme delle famiglie della cooperativa in termini di quota della forza lavoro complessivamente impegnata nell'auto-produzione può essere paragonato ad una famiglia di due adulti occupati di cui uno dedica all'attività di auto-produzione, in ragione della produttività del lavoro in quest'ambito, solo la metà del suo tempo lavorativo.

Effetti del DSL sull'economia

Veniamo ora agli aspetti che possono essere fonte di scetticismo presso il lettore riguardanti gli effetti che una tale prassi può avere sul sistema attuale.
Scetticismo comprensibile, non fosse per il fatto che, essendo la logica del DSL così simile a quella della famiglia auto-produttrice, è assai incredibile che gli esperti, che praticano quotidianamente un tale schema nella loro stessa famiglia, non l'abbiano proposto prima.
Vediamo subito.

Occupazione generalizzata

È assai diffuso presso gli addetti ai lavori nell'ambito delle iniziative di creazione d'impresa, il pregiudizio secondo cui l'avvio di nuove produzioni non innovative (panificio, parrucchiere...), né in termini di prodotto né di processo, come è il caso del DSL, non comporti, a livello macroeconomico, alcuna creazione di occupazione aggiuntiva.
Questo in quanto alla nuova occupazione corrisponde una analoga diminuzione dell'occupazione presso le imprese preesistenti operanti negli stessi comparti e quindi il saldo occupazionale nell'economia risulta nullo.
Le origini di un tale radicato pregiudizio, al quale sembra umanamente impossibile sfuggire, vanno ricercate in un altro pregiudizio “a monte”, ampiamente diffuso e ben metabolizzato presso la totalità della popolazione, consistente nell'idea secondo la quale l'economia è costituita solo dal mercato (o, se si preferisce dal Paradigma dell'Eteronomia, o “produzione per terzi”) e coincide, di fatto, con esso (tutti gli altri fatti economici essendo reputati di pertinenza, secondo i casi, di una fredda pianificazione oppure frutto di relazioni sociali diverse che affondano le loro radici nella generosità o nelle convenzioni sociali legate alla tradizione e al folclore).
Il fatto che un tale duplice pregiudizio aleggi in questo contesto significa, più precisamente, che quanto sopra affermato e dato per scontato, e cioè che la creazione di occupazione netta addizionale necessita di innovazione, è vero, ma solo se si rimane all'interno della “bolla”, confinata al detto Paradigma, frutto del pregiudizio stesso.
Vedremo però che restare nella “bolla” del Paradigma dell'Eteronomia significa ostinarsi a camminare su un marciapiede pieno di buche che costringe il passante (l'accompagnatore alla creazione d'impresa, nella fattispecie) a piccole e grandi acrobazie per scovare domanda solvibile inevasa a cui rispondere con “innovazione di prodotto” o evasa in maniera insoddisfacente per rispondervi in maniera competitiva con “innovazione di processo”.
Ma l'Economia, da giugno 2015 con l'uscita del libro “La Dignità delle Nazioni”, prevede un altro Paradigma, prima... totalmente ignoto!
Si tratta del Paradigma dell'Autonomia cioè della “produzione per sé” o “auto-produzione”.
Auto-produzione che, si badi bene, non è solo quella domestica, cioè attuata da un singolo nucleo famigliare, ma comprende anche quella attuata da una piccola collettività di nuclei famigliari che operano alla stregua di una sola “grande famiglia”, tipo kibbutz (non residenziale) per intenderci, o addirittura più grande come una collettività pubblica.
Il primo risultato, teorico, è che tale Paradigma, assieme al precedente, circoscrive finalmente l'intero ambito dell'Economia (mostrando che il Mercato, alla base del sistema Capitalista, altro non è che una modalità economica nell'ambito di uno dei due Paradigmi).
Ma c'è anche un nuovo risultato pratico , oltretutto assai importante in quanto suscettibile di avere un impatto, positivo, sulla vita di tutti noi in un futuro non lontano.
Ebbene, la novità, come ben mostrato da World-Lab e come vedremo subito, consiste nel fatto che se le menzionate attività non innovative vengono avviate in questo secondo contesto esse... creano occupazione aggiuntiva!
Il Paradigma dell'Autonomia è, insomma, un altro “marciapiede”, per restare nell'allegoria, oltretutto privo di buche.
Tale“marciapiede”, situato all'altro lato della strada, può dirsi una scoperta del “pensiero laterale” che assomiglia, francamente, alla scoperta... “dell'acqua calda” ma che, come questa, può comunque essere di grande utilità (il che non fa onore agli economisti, premi Nobel inclusi, tanto brillanti nel saltar le buche, più a parole che nei fatti, quanto miopi, questo si, da non vedere il marciapiede perfettamente praticabile situato sul lato opposto della strada, né di sospettarne la presenza).
Se la menzionata novità dovesse rispondere al vero, e vedremo subito con un piccolo esempio che lo è senza bisogno di leggersi l'estesa argomentazione di World-Lab, per gli accompagnatori alla creazione di impresa questo comporterebbe non solo la fine dei loro grattacapi ma anche la scoperta di un “giacimento occupazionale” sorprendentemente grande, di fatto esteso alla... totalità delle risorse umane involontariamente inattive del sistema.
Tutto ciò sorprende perché significherebbe che si può raggiungere la piena attività permanente nel sistema “semplicemente” creando imprese, oltretutto identiche fra di loro (dato che rispondono tutte alla stessa domanda in quanto ogni gruppo auto-produttore esprime gli stessi bisogni degli altri gruppi e a tali bisogni, come gli altri, risponde con la propria produzione): imprese identiche e quindi ...”clonabili”.
Una cosa finora reputata inaudita (sempre per via del preconcetto, ben radicato, di una coincidenza fra economia e Mercato, un mondo, questo, dove la piena occupazione, lungi dall'essere una “benedizione” è... una iattura!).
Eppure si, è così.
Certo, non è che, nella realtà, tutta l'inattività involontaria del sistema venga assorbita direttamente dalle menzionate imprese (DSL).
Ma la diffusione capillare di queste sul territorio (in risposta, da un lato, ad una domanda di occupazione e, dall'altro, di beni e servizi acquisibili a prezzi convenienti e prodotti nel rispetto, accertabile, della salute umana ed ambientale) portano assai vicino all'obiettivo e gli effetti quasi automatici che seguono fanno il resto.
Trattasi però di imprese (occorre ripeterlo?), ben diverse rispetto a quelle, monotematiche, del contesto concorrenziale (non fosse altro per il fatto che esse producono tutto, e solo, ciò che serve alle famiglie dei soci e non oltre... semmai meno di questo: se qualche famiglia del gruppo auto-produttore dovesse rimanere senza pane, si rivolgerà al negozietto sotto casa... la risposta esaustiva alla domanda interna è un obiettivo ma non è la priorità e, men che meno, lo è una qualunque idea, velleitaria quanto assurda... di autarchia).
Lo diciamo in quanto, per esperienza, non appena si accenna all'auto-produzione che non sia quella attuata dalla “brava casalinga”, fosse anche auto-produzione di solo pane, scatta subito nella mente dell'interlocutore, compresi quelli che rivestono importanti incarichi sociali, l'obiezione... dell'autarchia!
Segno evidente che il tarlo dell'Eteronomia ha oramai lasciato una traccia indelebile nel genoma della nostra specie, al punto che oggi il bipede umano non è in grado di identificare null'altro nella gamma, pur variegata, dei fatti economici.
La possibilità di raggiungere la piena attività permanente è sicuramente una positiva evenienza, anche se, sempre a causa del pregiudizio menzionato, alquanto inaspettata e utopica.
Eppure dovrebbe essere considerato oramai assodato il fatto che l'inattività involontaria non sia un fenomeno inevitabile, come oggi ci viene raccontato (soprattutto dopo un secolo di Collettivismo diffuso nella metà delle terre emerse del pianeta dove perfino l'inattività volontaria era stata eliminata), bensì una peculiarità delle economie “Tutto Mercato” considerate le più “evolute” (un loro “fiore all'occhiello”, verrebbe da dire, dato che un certo tasso di disoccupazione è considerato decisamente auspicabile da molti economisti, un “vezzo” a cui mai rinuncerebbero...né il capitale gradirebbe la scomparsa di un tale “esercito industriale di riserva” di marxiana memoria).
Certo la soluzione collettivista, or ora menzionata, alla disoccupazione equivale ad aggredire una zanzara a colpi di “bazooka” (una pezza peggiore dello strappo).
Ma lo “spray” proposto da World-Lab, il Distretto di Sviluppo Locale, raggiunge lo stesso risultato senza effetti collaterali, quanto meno quelli negativi.
Insomma, per farla breve, stando a quanto fin qui argomentato sembrerebbe che una “scoperta” tutto sommato banale, accessibile ad una casalinga ma non ai premi Nobel, una sorta di “uovo di Colombo” che emerge scombinando le regole del gioco (poste da non si sa chi), sia in grado di farci vedere la realtà economica e sociale, cioè quella che più ci tocca, con occhi nuovi ed ingenui come quelli del bambino che esclama: il re è nudo! Sarà mai possibile tutto ciò?
Vediamo subito.
La verità di quanto finora esposto si può vedere cominciando con un esempio che, per facilità espositiva, riguarderà l'auto-produzione domestica, messa in atto da un singolo nucleo famigliare (dove l'attività, non essendo remunerata, viene difficilmente assimilata, chissà perché, alla “vera occupazione”).
Dopo di che si vedrà, comunque, come le conclusioni possano facilmente estendersi al caso dell'auto-produzione collettiva, del tipo DSL per intenderci.
L'esempio che faremo intende provare che il mutualismo (cioè l'auto-produzione nelle sue diverse forme ovvero, in senso lato, la “produzione per sé”) e il mercato (cioè la “produzione per terzi”) sono due “mondi” paralleli, nel senso che la crescita (in termini di produzione e occupazione) in uno dei due “mondi” non avviene necessariamente a scapito dell'altro ed anzi, in determinate condizioni (in particolare se nell'economia vi sono risorse umane involontariamente inattive, un iceberg del quale la disoccupazione rappresenta solo la punta), la crescita in uno dei due “mondi” può tradursi in una crescita netta per l'intera economia.
È così che se una giovane mamma, che volendo svolgere per bene il suo ruolo si trova a fare la casalinga, decidesse di fare in casa il pane corrispondente al consumo domestico, ciò comporta una crescita (seppur piccola) nel “mondo” dell'auto-produzione al quale parrebbe corrispondere, almeno in prima battuta, una analoga decrescita nel “mondo” del mercato.
Ma è anche un fatto che il risparmio corrispondente alla mancata spesa relativa al pane può tradursi, per la famiglia della casalinga, in una nuova spesa, e corrispondente crescita, in un diverso comparto del mercato, ad esempio quello del cinema, crescita che si può ipotizzare mediamente analoga alla decrescita nel comparto della panificazione. Cosicché, con riferimento all'intera economia, dato che alla menzionata crescita nel “mondo” dell'auto-produzione corrisponde, sul mercato, un semplice trasferimento di attività dal comparto della panificazione a quello della cinematografia, se ne può concludere che i due “mondi” possono dirsi paralleli e che la crescita nel “mondo” dell'auto-produzione corrisponde ad una crescita, di attività e di produzione, netta aggiuntiva nell'intera economia (che solo gli economisti fingeranno di non vedere... birichini!).
Quanto detto con riferimento all'esempio sembra valere, a semplice lume di logica, anche con riferimento a contesti auto-produttivi più ampi, come il Distretto di Sviluppo Locale (DSL), seppur con effetti accresciuti di un “fattore cento”, dato che l'insieme delle famiglie associate alla cooperativa del DSL possono essere viste, sotto l'aspetto della produzione e consumo, come una “grande famiglia”.
Resta il fatto che la situazione è, in questo secondo caso, più variegata e quindi meno accessibile all'intuizione sia in termini di gamma di beni e servizi auto-prodotti, sia in termini di distribuzione del reddito famigliare complessivamente liberato nelle varie famiglie di soci lavoratori utenti e di soci utenti sia, infine, in termini di trasferimento di spesa dai comparti interessati dall'auto-produzione ad altri comparti che restano di pertinenza del mercato.
Tale analisi, da cui si deduce che anche in tal caso vi è creazione aggiuntiva di occupazione nel sistema, è riportata in dettaglio nel libro di World-Lab.
Qui conviene, invece di ripetere interamente tale analisi, vedere la cosa da un altro punto di vista, più sintetico ma di validità non meno generale e forse più eloquente.
Dovendo dunque valutare gli effetti occupazionali di un circuito di produzione-consumo messo in atto nell'ambito di un DSL non resta che esaminarlo nei suoi due aspetti. Cominciando dal secondo, il consumo, ci si può chiedere quale può essere il motivo che spinge le famiglie consumatrici ad acquisire i beni e servizi prodotti nelle unità del DSL. E la risposta più immediata è che tale motivo risiede in un rapporto prezzo/qualità favorevole. Questo vale in particolare per le famiglie dei soci utenti in quanto quelle dei soci lavoratori utenti possono essere motivate anche dal fatto che i loro acquisti contribuiscono a sostenere il circuito economico in atto e, con esso, l'occupazione dei propri membri. Passando all'aspetto della produzione ciò significa che il Realizzatore del DSL, ha dato vita ad una impresa in grado di meglio rispondere ad una domanda già precedentemente evasa. La realizzazione di una tale performance, sul mercato (la “bolla” in cui tutti siamo rinchiusi), richiede una “innovazione di processo” (un elemento raro al punto che di solito si preferisce raggiungere l'obiettivo per vie meno 'nobili', cioè degradando l'ambiente o abbassando la qualità dei prodotti dando luogo a quello che nel mondo anglosassone viene detto in gergo “mercato dei limoni”, dove “limoni” sta per “bidoni” o “pacchi”).
D'altronde si sa che nel mercato il prodotto cattivo tende a scacciare quello buono, e così i prodotti buoni si concentrano in poche nicchie accessibili solo ai “ricchi creduloni”.
Comunque sia, la realizzazione della detta performance, che sul mercato richiede la presenza di una “innovazione di processo”, è una condizione alla quale viene fatta universalmente corrispondere una creazione netta aggiuntiva di occupazione nel sistema.
Il che prova che il DSL, che realizza la stessa performance, sicuramente senza abbassare la qualità essendo la trasparenza e l'accertabilità della qualità una peculiarità esclusiva del contesto auto-produttivo, seppur in un modo non convenzionale, attraverso un semplice cambiamento di Paradigma (“innovazione paradigmatica”... o riscoperta della “ricetta della nonna”?) comporta anch'esso occupazione netta aggiuntiva nel sistema, c.v.d. (come volevasi dimostrare).
A questo punto possiamo ritenere di aver fornito sufficienti elementi per provare che la via dell'auto-produzione rappresenta un “marciapiede senza buche” sul quale chi vuole contribuire a creare occupazione nel sistema si può tranquillamente incamminare.
Ciò si è visto con l'esempio semplice, e forse un po' troppo semplicistico, della casalinga che auto-produce pane per la sua famiglia ma è poi stato confermato considerando il DSL stesso.
Nel qual caso le attività interessate, oltre a coprire l'intera gamma di quelle congeniali al contesto auto-produttivo sono, altresì, totalmente monetizzate obbligando in tal modo anche gli economisti a registrarle e ad incorporarle nel PIL, previo aggiornamento dei loro strumenti contabili attualmente inadeguati all'auto-produzione considerata estranea all'economia e forse più pertinente, come detto, al folclore (oggi se un datore di lavoro sposa la cameriera, prima regolarmente assunta, il PIL cala: il matrimonio... nuoce al PIL?).
Se si pensa che oggi in TV si assiste ad una continua danza propiziatoria (una sorta di “danza della pioggia” dei nostri tempi) per la crescita (meglio sarebbe chiamarla mala-crescita) e cioè per un aumento di qualche “zero-virgola” del PIL e se solo si pensa che questo indicatore centrale dell'economia cala, sorprendentemente, come visto, in presenza di avvenimenti fausti e cresce a seguito di incidenti stradali, cioè di avvenimenti infausti, c'è da chiedersi in che mondo vivono i tanto apprezzati “consiglieri del principe”!
Per fortuna che oggi gli studenti di economia, organizzati nel movimento rethinking economics, si stanno ribellando, rifiutandosi di studiare teorie economiche che nascondono la loro pochezza in fiumi di formule matematiche (la “ciarlataneria matematica” denunciata da Keynes non è mai morta, anzi) per poi fare a pugni con la cruda realtà.

Ambiente

Se la possibilità di realizzare la piena attività permanente può sembrare un “bel sogno che diventa realtà”, il fatto che questo possa avvenire non tanto attraverso una “mala-crescita” bensì attraverso una “buona-crescita” che, oltretutto, riduce l'impronta ecologica dell'umanità sull'ambiente non è un sogno da meno .
Il fatto poi che l'avvio di un tale processo metamorfico del sistema possa essere avviato dalla società civile, lascia ben sperare (anche se un occhio di riguardo rispetto a tale dinamica da parte della politica, su scala regionale o addirittura comunale, è sempre il benvenuto).
Venendo ai benefici effetti ambientali evocati essi sono sostanzialmente dovuti al ricorso all'auto-produzione la quale è per natura “localizzata”, cosa più che evidente con riferimento a quella domestica, e comunque mai industrializzata, e dunque l'impatto sull'ambiente delle attività svolte in ambito mutualistico è globalmente inferiore e talvolta (es. agroalimentare) incomparabilmente inferiore a quello corrispondente alle stesse attività svolte sul mercato assieme a quelle, ad esse necessariamente congiunte (trasporti, conservazioni, imballaggi e relativi smaltimenti).
Cosicché una crescita nel “mondo” dell'auto-produzione può tradursi non solo in una analoga crescita per l'intera economia ma anche in una decrescita dell'impatto dell'attività umana sull'ambiente.
Quando si parte con il piede giusto...
In altri termini potenziando il mutualismo negli ambiti ad esso congeniali, e potendo altresì contare sulle attività indotte da una tale dinamica (con particolare riferimento alla conversione dell'apparato produttivo dalla dimensione industriale a quella artigianale, paragonabile in dimensione ad una sorta di “ricostruzione post-bellica” economicamente sostenibile, cioè che non necessita di denaro pubblico), si può accrescere la produzione fino al raggiungimento della “piena attività permanente” (considerata dagli economisti del mainstream come una prerogativa dei sistemi collettivisti, pagata con perdita della libertà della quasi-totalità della popolazione) riducendo nel contempo l'impronta ecologica (un exploit quest'ultimo realizzato, assieme alla piena attività permanente, dalle economie islamiche con la perdita della libertà della “sola” metà della popolazione, quella femminile).

Riflesso sul mercato

La riappropriazione da parte del mutualismo, grazie ad adeguati soggetti quali il DSL, dello spazio economico ad esso congeniale, spazio che nella Tradizione era occupato dall'auto-produzione domestica comporterebbe in occidente un contro-esodo del mercato dall'ambito dei beni di consumo finale a quelli della produzione di beni e servizi di consumo intermedio (materie prime, semilavorati ed altri input di produzione), delle attrezzature produttive e delle infrastrutture, tutti ambiti produttivi nei quali la domanda non può essere gonfiata artificialmente, inducendo il consumo compulsivo (una malattia assai grave, anche se denominata simpaticamente “fare shopping”) attraverso una pubblicità imperniata su strumenti violenti di persuasione occulta.
Questo a livello macroeconomico, cioè dell'economia nel suo insieme.
A livello microeconomico, cioè al livello delle singole aziende, ve ne saranno una parte che vedranno la domanda ad esse rivolta aumentare, altre diminuire fino a spingerle a chiudere.
Per quanto riguarda le prime esse dovranno assorbire manodopera, impresa non facile in un trend che va verso la piena occupazione.
Come ben spiegato nel libro di World-Lab, a cui si rinvia, ciò condurrà al sistema partecipativo in sostituzione di quello salariale in quanto le condizioni saranno riunite affinché ciò avvenga, sia dal lato delle imprese che dal lato dei lavoratori.
Per quanto riguarda le seconde, se si tratta di grandi industrie è giusto che seguano il loro destino di fronte ad una realtà che cambia (dovremmo essere avvezzi alla “distruzione creativa”, oppure vale solo quando il grande distrugge il piccolo?).
Per quanto riguarda, invece, quelle di dimensione artigianale, molte delle quali già sono caratterizzate da un profitto negativo e sopravvivono per il fatto che il titolare presta la sua opera ed usa spazi attrezzati di sua proprietà (esso vive di stipendio e affitto erosi dal profitto negativo) verrà spontaneo che questi dia in affitto lo spazio produttivo ad un DSL e continui ad operare al suo interno come formatore-tutore (sicuramente il suo reddito globale aumenterà così come l'utilità sociale del suo lavoro senza sottovalutare la serenità che tutto ciò può comportare).

Pedagogia

Una cultura d'impresa generalizzata implicata, da un lato, dall'avvento del sistema partecipativo nelle imprese del mercato e, dall'altro, dalla diffusa partecipazione ai DSL (quantomeno come utenti per una parte della sua gamma di produzione) porta la società ad essere pronta per una democrazia più partecipativa (democrazia diretta o referendaria).

Conclusione

La massima del terzo millennio dovrà essere “più mutualismo, per lavorare tutti e meno, per vivere tutti meglio (salvo un'esigua minoranza di psicopatici che mirano a diventare “i più ricchi del cimitero”), nella dignità e in un contesto sostenibile”.

Letto 2595 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Maggio 2016 15:37

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