Venerdì, Ottobre 18, 2019
PRESENTAZIONE DI ARTISTI

PRESENTAZIONE DI ARTISTI (4)

Mercoledì, 26 Settembre 2012 18:23

LA LUCE E L'ESTASI: EUGENIO BERTIN, PITTORE

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LA LUCE E L’ESTASI: EUGENIO BERTIN, PITTORE

Quando ci si trova davanti a un artista così completo e complesso, e per di più con una antologia delle opere create nell’arco di decenni, ci sono di fronte all’osservatore attento due strade divergenti, la prima porterebbe a analizzare i quadri realizzati secondo una scansione temporale, la seconda privilegerebbe, invece, la dimensione tematica.

 Bertin, è un artista ormai maturo, con all’attivo decenni di creatività inesauribile e con un consolidato percorso culturale che lo ha visto, sin da giovane, impegnato a rappresentare la realtà attraverso le lenti della sua sensibilità straordinaria e raffinata.

Non dimentichiamo che l’artista è la sua opera. È lui che prima di tutto bisogna conoscere, è necessario e indispensabile indagare sulla sua personalità di uomo e di artista, sul suo percorso evolutivo sia caratteriale che artistico se si vuole avere una qualche possibilità di successo nella comprensione delle sue opere.

Il fatto che sin da bambino abbia coltivato il desiderio di rappresentare il mondo della natura circostante, ci fa capire come l’Eugenio sia nato con questo dono meraviglioso di essere un interprete attento e curioso del mondo circostante. Una nota caratteristica che ci fa capire un po’ di più della natura estetica dell’uomo Bertin, è la sua passione per la musica, coltivata fino all’alba della giovinezza studiando e suonando la fisarmonica.

Ora, è noto quanto ci sia di affinità espressiva tra pittori, musicisti e poeti. Anzi, penso di poter affermare che queste tre categorie di artisti hanno in comune una sensibilità nella percezione della realtà e nella sua rappresentazione, che li accomuna in una sorta di unicum estetico che li porta ad esprimersi con efficacia nella loro specificità.

 Anzi, al riguardo posso citare il pensiero del filosofo greco Aristotele sul come concepiva l’artista, il poeta. La poesia, egli scrive nella sua Retorica, è un non so che di ispirato: “Ενθεον γάρ ή ποίησις”, e nella sua Poetica egli parla di una sorta di frenesia, di estasi: “μανιχοί, έχστατιχοί” che consente all’artista di identificarsi con i suoi personaggi e con i suoi paesaggi, di perdersi liricamente in essi. Per Aristotele la creazione artistica sia del poeta come del pittore è un fatto divino.

 Non c’è altra spiegazione cogente che permetta di capire la costanza, la tenacia di Eugenio Bertin, che lasciata la sua terra gira il mondo per visitare musei e mostre, manifestando un desiderio di conoscere e di capire, dimostrando in questa sua ansia proprio la frenesia di cui parlava Aristotele e alla fine giunto davanti alle opere, rimanere estasiato nel contemplare la bellezza e la forza dell’espressione lirica degli artisti.

 Immaginando un ipotetico “viaggiatore” che visitasse la mostra di Bertin gli suggerirei di gustare le opere secondo le loro rappresentazioni tematiche.

In particolare le multiformi immagini che hanno un tessuto narrativo tutto incentrato sulla campagna veneta, la nostra campagna, raccontata in un fantasmagorico gioco di erbe, di fiori, di acque e di colori come in un caleidoscopio senza fine.

Ancora, un tema caro a Bertin è il mare e la laguna con tutte le sfumature delle stagioni e dei lavori degli uomini sulle loro barche da pesca.

Di grande impatto emotivo sono le vedute e i paesaggi della Venezia storica. Venezia nei suoi scorci più suggestivi, trasformata, trasvista, in un gioco di emozioni che rimanda a una corrente pittorica che mi sembra opportuno identificare come “espressionismo veneto”.

JAZZMEN

L’allegra rappresentazione dei suonatori di jazz e delle ballerine che rimanda alle visioni romantiche e decadenti dell’impressionismo francese di Degas e di Toulouse Lautrec, in un gioco di rinvii fantasiosi che sfiorano la malinconia nell’osservatore attento e appassionato.

Sabato, 15 Settembre 2012 17:33

LA POETICA DI GIANNI BUSATO

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Grande successo della presentazione del poeta di Casale sul Sile, Gianni Busato. Ieri sera nella piazza della cittadina con una scenografia originale e suggestiva coordinata dalla brava presentatrice Nicla Angiolini, delle brave attrici hanno recitato alcune delle poesie accompagnate dalla musica del pianoforte e del flauto.

PRESENTAZIONE DEL POETA GIANNI BUSATO

CASALE SUL SILE 14 SETTEMBRE 2012

OPERA: I LUOGHI DELL’ANIMA

TEMA: l’arte come scintilla del divino

La dignità dell’artista sta nel suo dovere di tenere vivo il senso di meraviglia del mondo. (Gilbert Keith Chesterton)

Quando Gianni Busato ha deciso di pubblicare il suo libro di poesie, è stato guidato da un’intuizione che solo un vero artista possiede, e raccogliere in un unico contesto tutte le sue variegate emozioni trasformate in versi poetici, è stata una scelta coraggiosa e della quale mi sento in parte responsabile. Ma non sono il solo ad avere questo onere, c’è anche la brava dottoressa Nicla Angiolini, che detto nel nostro gergo è stata lo spirito guida di tutta l’operazione. La scelta felice di abbinare ad alcune poesie del Gianni, i suggestivi acquarelli di Nicla, forniscono allo stimatore dell’arte un godimento tutto interiore, non solo emotivo ma spiritualizzato.

Vorrei iniziare proprio da questa considerazione per avviare un ragionamento attraverso il quale riuscire a far esplodere la carica di spiritualità che governa l’uomo Busato.

“Nell’arte e nella poesia è custodita un’allusione al divino e al paradiso”: è questa una stupenda intuizione che Nikolaj Vasilievic Gogol, uno dei grandi della letteratura russa, espresse nel suo racconto “Il ritratto” del 1835, ma è questo anche uno dei tanti comuni e banali asserti che si ripetono, forse per assuefazione accademica o con ironica accondiscendenza. Si dimentica così che l’arte come scintilla del divino è una conquista della visione biblica della realtà: laddove la prospettiva del pensiero antico riconosceva nella bellezza una qualità dell’essere, la rivelazione biblica scopre un gesto personale di Dio creatore, che con gusto artistico dissemina nel cosmo le sue vestigia.

Sant’Atanasio, vescovo di Alessandria d’Egitto (295 - 373), con sguardo estatico, vede nel mondo creato l’impronta della sapienza divina: «Ma se il mondo è stato organizzato con sapienza e conoscenza ed è stato riempito di ogni bellezza, allora si deve dire che il creatore e l’artista è il Verbo di Dio». Dio come artista precede ogni artista umano, che con i suoi strumenti aggiunge una pennellata di bellezza a questo mondo splendido, in cui la Sapienza ama trastullarsi accanto ai figli degli uomini.

Questa breve digressione è importante per entrare nella poetica del nostro Autore. Anche solo la recitazione delle poche poesie che abbiamo ascoltato, ci fanno balenare questo uomo pellegrino nel mondo alla ricerca delle radici della sua spiritualità.

Sembra superfluo ricordare che la produzione artistica si fa segno autentico del divino non per un suo vuoto sforzo di teoresi, ma nella misura in cui essa riesce a parlare di Dio, e in questi termini offre già un servizio ottimo al cammino di fede dell’uomo.

Cosa vuol dire “essere artisti”? Chi è artista? Nella contemporaneità si è affermata l’opinione che essere artista non sia una condizione particolare, ma che ciascuno sia un artista, in quanto non servirebbero talenti e formazione, ma l’unico ingrediente necessario sarebbe la creatività libera da ogni schema. Nelle biografie di molti artisti del Novecento, emergono inoltre abitudini disordinate, atteggiamenti eccentrici, comportamenti autodistruttivi, tanto che sembrerebbe che tale tipo di vita sia un ingrediente necessario per riconoscere il vero artista, sia esso un pittore, uno scultore, un musicista, un poeta.

Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede.

Sabato, 25 Agosto 2012 11:50

PAOLO CANCIANI VEDUTISTA

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RASSEGNA MOSTRE

PALAZZO SCOTTI – TREVISO

 

PRESENTAZIONE DEL PITTORE PAOLO CANCIANI

 

“IL MIO VENETO”

 

L’evento al quale partecipiamo questa sera è certamente un momento di grande importanza per l’artista, questa è la sua prima mostra personale di così ampia produzione e di così rilevante evidenza mediatica.

Paolo Canciani non è certamente uomo da mass media, è una persona tanto schiva, quanto laboriosa; tanto lontano dalla competizione dei premi e dalla pubblicità, quanto addentro alla comprensione della realtà nei minimi dettagli.

 

La sua è una storia artistica lontana dalle accademie e dalle scuole, è tutta all’interno della sua vita a partire dall’infanzia. Ci troviamo di fronte a una personalità di pittore non usuale.

Solitamente ci si trova di fronte a artisti che hanno una loro provenienza accademica, sono stati a scuola da maestri, o quanto meno si sono ispirati a certe scuole.

Il caso di Paolo Canciani è piuttosto atipico. Lui ha cominciato a cimentarsi con i colori e la tela già da bambino, e la sua più grande ispirazione è stata la rappresentazione dell’acqua in tutte le sue infinite sfumature.

Lui ricorda ancora con nostalgia le gite in bicicletta che faceva col papà negli anni 60 alla spiaggetta di Tessera, quando molti dalla terraferma mestrina andavano al mare di casa proprio di fronte alle barene dove stavano costruendo l’aeroporto Marco Polo.

 

È curioso iniziare a raccontare la vita dell’artista invece di addentrarsi nelle sue tele per tentare di catturare la delicata e suggestiva vena narrativa. È invece necessario, proprio perché la maturazione dell’artista ha un suo percorso di grande impatto emotivo e noi riusciamo a coglierlo solo se lo seguiamo nella sua maturazione.

Per esempio, a 10 anni ha vinto un primo premio in una mostra a San Giuliano, alla periferia di Mestre, verso Venezia.

Un altro dato caratteristico dell’artista è la sua provenienza professionale, per alcuni anni ha fatto il carrozziere, attività che gli ha consentito di apprendere, e di impadronirsi, delle tecniche di miscelazione dei colori di base, per raggiungere tutte le sfumature coloristiche che oggi vediamo rappresentate con grande maestria nelle sue tele.

Ecco illustrata in sintesi la provenienza culturale e artistica di Paolo Canciani, che possiamo ancor di più caratterizzare affermando la sua assoluta indipendenza da qualunque scuola, il suo essere pittore nel senso estremo della parola, avendo iniziato da bambino la sua confidenza con colori e paesaggi, infine, il suo amore per l’acqua in tutte le sue manifestazioni naturalistiche e che vedremo tra poco andando a gustare le sue tele.

 

Il titolo della mostra, “IL MIO VENETO”, è quanto mai suggestivo per un artista che ha le sue origini in Venezia e che sta passando la sua maturità nella campagna trevigiana. Ambedue queste realtà territoriali sono molto correlate con l’acqua, Venezia perché vi è costruita e la Marca trevigiana perché ne è percorsa fittamente da fiumi, da canali e, addirittura, da risorgive superficiali.

Quindi niente di più facile per il nostro artista trovare gli stimoli per le sue ispirazioni pittoriche, dal momento che i due temi fondamentali della mostra  traggono origine proprio da questi scenari paesaggistici.

Da una parte Venezia, gli angoli nascosti della città, quelli più ameni e suggestivi, dall’altra gli scorci della Treviso delle acque e delle campagne feconde, ricche di alberi e di coltivazioni.

 

Entriamo quindi nel tema del Veneto, il nostro Veneto, la nostra terra amata e vissuta in profondità per la ricchezza della sua storia e delle sue originalità antropologiche e culturali. 

MIO VENETO PICCOLO

Canal San Bovo, 2 agosto 2003

 

Certosa sul mare

solo i gabbiani

sanno la storia

su chiostri di tufo

graffiata

tutti sapranno

l’amore e le rocce

eterne

testimoni sofferte

al pellegrino che passa

storia di cuori

traditi

smarriti

immersi nel blu

madre mare

che accogli

questi pensieri

li rifrangi

su fondali rocciosi

giochi d’acqua

eterni

come

solitudine.