Mercoledì, Settembre 28, 2016
Lunedì, 12 Settembre 2016 23:14

ALBA ROSATA AL CAVALLINO

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alba rosata al cavallino1

Lontane quelle albe rosate

qui sul lungomare dalle suore          

quando i nostri pensieri
erano come crescere i figli
cara la mia mammina
ora sono qui solo
a cercare un sogno
i nostri sogni
chissà dove finiti
dopo la grande sofferenza
l’intenso patire per terapie senza ritorno
cammino nell’alba
sul bagnasciuga pulito di fresco
solo le mie orme mi seguono
eppure ti cerco
nella risacca serena del mare
sento vibrare il tuo cuore
ancora una volta
ti sento vicina
ed ecco improvvisa
una gazza spicca il volo
da un leccio del parco
a volo radente mi sfiora
sento la tua carezza sul mio volto
tenerezze mai avute prima
solo ora vicina al Signore
le sofferenze e le privazioni
lasciano il posto
alle compassioni.             

                                                le gazze nel parco delle suore1


Cavallino, 9 settembre 2016

Martedì, 06 Settembre 2016 14:05

MEMORIA E MALINCONIA

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ciliegi rosa        La ferrata Roghel al popera 300   

   La natura si veste di rosa                                 La ferrata Roghel al Popera anno 1973

 

         Da qualche anno ormai

         questa strada dissestata

         scrostata

         mi ha ridotto così

         neanche la vena per scrivere un verso

         un pensiero

         lontani quei giorni

         quelle gimkane tra i colli

         rosati di ciliegi fioriti

         con la natura che serena

         dava la vita e lo slancio

         per sempre nuove imprese

         scalate sulle crode cadorine

         corse da brivido sulla Pinarello

         mai una paura

         solo entusiasmo

         e sempre tu che vicina

         arrancavi sorridente

         feconda d’amore

         e di compassione.

        

        marzo 2016

    Mara ai piedi della Roghel 300dpi               bici pinarello

      Mara ai piedi della Roghel, anno 1973                      La mia vecchia Pinarello carica di glorie

                                                                                                           

                 

Giovedì, 18 Agosto 2016 19:06

CIBIANA DEL CUORE

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cibiana con la chiesa

Cibiana con la Chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo martire

CIBIANA DEL CUORE

Tutto parla di te
in questa piccola reggia
non ho memoria dell’anno
quando siamo arrivati
forse venticinque anni fa
pensa un po’ anniversario d’argento a Cibiana
in questa valle boscosa
dove il Rite sempre canta
e le sue ripide sono come
ninne nanne rilassanti
e tu subito innamorata
hai detto questa è la montagna che voglio
e oggi sono qui derelitto
solo e immerso nella nostra amata Cibiana
una montagna di ricordi
tutti gioiosi
d’estate e d’inverno
con i nostri ragazzi
sulle rocce o sulla neve
quante volte dalla cima del Rite
ci siamo riempiti l’anima
di bellezza
estasi della creazione
quanto abbiamo pregato
lungo il cammino quel Creatore
e oggi quel Dio geloso
ti ha rapita
ti ha portata in alto
nel suo cielo
lasciandomi affranto
ma io so che tu ancora ci sei
mi sorridi di compassione
e mi darai conforto
e non solitudine.

alba sul pelmo 2

Alba sul Pelmo vista dal Monte Rite


Cibiana, 17 agosto 2016

Domenica, 14 Agosto 2016 18:23

DOMENICA PER MARA

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la rosa per Mara

UNA ROSA PER MARA

LA MORTE NON È NIENTE
In queste lunghe giornate senza la presenza gioiosa, anche se sofferente, di Mara, mi sono lasciato portare dai ricordi e da alcune riflessioni che ora vi propongo come una specie di viatico utile per vivere al meglio la nostra condizione umana.
Stamattina ho voluto portarle al cimitero un bellissimo bouquet di rose che una vecchia amica mi aveva portato l’altro giorno, Mara era innamorata di quel fiore e anch’io da sempre ho avuto un debole per le rose che avevo imparato a conoscere e amare nel giardino della casa paterna di Favaro Veneto. Tutti gli eventi importanti della nostra vita familiare hanno visto le rose fare la parte della regina della manifestazione, e non mancava la domenica che alcune rose di colore vivace e particolare facessero bella mostra al centro del tavolo in cucina.
Però, stamattina ho voluto che fosse una giornata particolare. Proprio in questi giorni un vecchio amico, ancora fresco di dolore per la perdita della moglie, mi aveva recapitato una preghiera che avevo già letto e sentito in altre occasioni: “LA MORTE NON È NIENTE”. Poi per conto mio avevo fatto delle ricerche e avevo trovato un’altra preghiera molto simile e molto bella: “SE MI AMI NON PIANGERE”, erroneamente attribuita a sant’Agostino.
Così ho preso il bouquet di rose e con la bicicletta di Mara sono andato in cimitero a Maerne con l’intento di farle una sorpresa. Una volta sistemati i fiori l’ho baciata sulla fotografia che la ritrae bella e sorridente e l’ho invitata a recitare con me le due stupende suppliche. Mara era una bravissima interprete e quando recitava ci metteva l’anima. Ogni volta che scrivevo una delle mie poesie dovevo fargliela recitare, perché se superava la sua interpretazione mi guardava, a volte commossa, e mi dava il suo parere per la pubblicazione.
Ecco il dialogo che si è instaurato stamattina tra noi due:


LA MORTE NON E' NIENTE.
Sono solamente passata dall’altra parte: è come fossi nascosta nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’una per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare (mammina);
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontana, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
(Henry Scott Holland)

la morte non è niente con la rosa

SE MI AMI NON PIANGERE!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine
e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami.
Qui si é ormai assorbiti dall’incanto di Dio e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo, quanto piccole e fuggevoli, al confronto!
Mi é rimasto un profondo affetto per te; una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te, é gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa, tu pensami così!
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di stanchezza,
pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte,
dove ci disseteremo insieme nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più se veramente mi ami!
(padre Giacomo Perico, gesuita)


Ecco, così la mia domenica mattina, il giorno prima della festa dell’Assunta, l’ho voluta trascorrere nella poesia con Mara, la mia amata compagna di vita e di avventure. Quante ne abbiamo vissute! Dalle pericolose ascensioni sulle ferrate dolomitiche all’organizzazione di eventi per la raccolta di fondi. Una volta per la Chiesa di Olmo, altre volte per la Custodia francescana di Terra Santa o per l’Istituto Effetà di Betlemme dove le nostre care suore Dorotee, del santo Giovanni Antonio Farina, rieducano all’udito e alla parola i bambini sordomuti palestinesi. Altre volte ancora per organizzare eventi religiosi e pellegrinaggi. Ricordo le belle celebrazioni liturgiche presso il Monastero della Visitazione di Treviso, con padre Aldo Tonini o.f.m. Commissario della Custodia Francescana di Terra Santa per il Triveneto insieme a don Daniele Panzeri della Famiglia religiosa di san Luigi Orione. Quanta gioia abbiamo portato dalle suore di clausura con quelle manifestazioni! Ma è bello ricordare anche lo stupendo pellegrinaggio in Giordania e in Terra Santa dove lei non è potuta venire, oppure quello in Polonia per conoscere da vicino san Massimiliano Maria Kolbe, san Giovanni Paolo 2° e santa Faustina Kowalska, e anche in questo caso ha lasciato a me l’onere della guida perché impossibilitata a partecipare. Infine, tra le iniziative di carattere religioso, la fondazione nella Parrocchia dell’Annunciazione di Olmo-Martellago del Gruppo di devozione alla Divina Misericordia ancora sei anni fa e che si trova a pregare in chiesa al lunedì sera alle 20.30.
Però, desidero concludere questa mia escursione domenicale con un simpatico ricordo di Mara. Qualcosa che lei ha vissuto intensamente e che scherzosamente gli amici hanno denominato “l’epopea della Genoveffa”.
Genoveffa era una piccola gazza ladra caduta dal nido nel nostro giardino nel mese di maggio dell’anno scorso, e che noi abbiamo accudito finché è cresciuta e se ne è andata per il suo cielo. Ebbene, Mara ci ha messo tutto il suo istinto materno nell’allevare Genoveffa, avevano un dialogo tra loro fatto di gorgheggi e di cinguettii. Le avevamo preparato un bel nido sui rami del cedro deodara in giardino e lei quando aveva fame chiamava con il suo trillo inconfondibile e subito Mara le preparava il pastone, e io salivo con la scala sul nido e con il cucchiaino le davo la pappa. Quando poi è cresciuta allora volava giù sul ramo e Mara le lasciava la pappa che lei golosamente beccava e al pomeriggio la accompagnava mentre dava da bere ai vasi di fiori nel giardino. Mara aveva sempre sognato di avere dei nipoti e Genoveffa ha sublimato questo suo desiderio dandole un mondo di soddisfazione. Ogni tanto dal suo lettone in questi ultimi mesi, al mattino, mi diceva di aprirle la persiana perché sentiva il cinguettio di Genoveffa che la salutava dal giardino vicino.

MAMMA E GENOVEFFA ridotta1

MARA CON GENOVEFFA IN DIALOGO

Domenica, 31 Luglio 2016 11:43

dedicata a Mara

Scritto da

DEDICATA A MARA.

E te ne sei andata
in silenzio
come sempre
le azioni più importanti le facevi nel segreto   
era d'estate
e la lavanda del parco
profumava fin dentro la stanza
eri bella col volto rilassato
come la tua anima
a vivere d'accordo col male
inesorabile
e tu ormai avevi accettato
la speranza ogni tanto tornava
e tu sorridevi
a questo vecchio badante che
come una bambina ti coccolava
e ti lasciavi baciare sulle labbra
le lunghe notti
mano nella mano
nel grande lettone
sognavamo ancora nuove imprese
il corpo era consumato
ma non l'anima
e ora cara la mia mammina
sono qui solo
nelle notti ormai senza luce
vascello fantasma senza porto
navigo a vista
portando nel cuore i tuoi segreti
ormai diventati misteri.

                                                                                                                       ritratto di mara pulito  

Gianfranco, il tuo vecchio del cuore

Olmo, 31 luglio 2016

Bergoglio: «Questa economia uccide», l’alternativa è il Civismo e in questo articolo provo a spiegarlo.


Papa Francesco ripete che il modello di sviluppo globale è insostenibile. Definisce il denaro «sterco del diavolo». Descrive gli effetti devastanti del capitale divenuto «idolo». E riconosce che il cambiamento può venire da «chi coltiva semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta»
Non si può parlare di economia sociale senza illustrare il pensiero del Papa venuto dalla fine del mondo.
In questo articolo tento di illustrare come dal pensiero del magistero cristiano maturato con l’ultima enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, abbiano preso le mosse alcuni studiosi cristiani di economia, prima pubblicando un libro che è una specie di rivoluzione scientifica in campo economico: “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI”, edito da Amazon.it a giugno del 2015, proprio in contemporanea con l’uscita dell’enciclica papale; e successivamente, visto l’interesse suscitato negli ambienti coinvolti nella Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, con l’attuale pubblicazione del seguito di quel trattato, ovvero una specie di Manuale Operativo per la realizzazione di quanto elaborato in precedenza: IL MANIFESTO DEL CIVISMO.
Il gruppo di studiosi cattolici si firma con la sigla WORLD-LAB proprio per mandare un messaggio al mondo accademico e ecclesiastico che non è la visione utopica di qualche sognatore romantico, ma un modello talmente strutturato e reso operativo da poter essere immediatamente realizzato.
Il sistema di sviluppo che avvolge l’umanità e il mondo non è sostenibile. Chiedere un cambiamento non è utopia, ma puro realismo. Non c’è da sognare paradisi in terra, ma solo da rimuovere i meccanismi perversi e autodistruttivi che impediscono una vita dignitosa per tutti. E il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite, ma da chi «pianta germogli nelle periferie» e «vive ogni giorno nella nudità della tempesta umana».
Papa Francesco nel suo viaggio in Bolivia incontra nella Expo Feria di Santa Cruz de la Sierra più di 1500 delegati dei Movimenti popolari dell’America Latina e degli altri continenti. Cartoneros, Sem Terra, cooperative contadine, movimenti di lotta per la casa e i diritti degli indigeni, delle donne e di tutte le innumerevoli facce della marginalità urbana e rurale. Affiancato al tavolo dal Presidente boliviano Evo Morales, Papa Francesco ascolta la lettura della «lettera di santa Cruz», la sintesi dei lavori dell’assemblea dove si snocciolano tutte le richieste e i desiderata per un «superamento del modello neo-capitalista» e l’avvento «dell’economia popolare, sociale e comunitaria, in cui prevalga la solidarietà sulla ricerca del profitto».

bergoglio e morales

Papa Francesco con il Presidente boliviano Morales


L’intervento di Morales si lancia in una lunga apologia della sua «rivoluzione indigenista», alternando strali contro «l’imperialismo nordamericano», il Fondo monetario internazionale e «l’anarchia finanziaria» imposta al mondo dal capitalismo internazionale. Infine prende la parola il Papa, che all’inizio del suo intervento si rallegra delle porte che si aprono e dei nuovi spazi di incontro tra il magma caotico dei «movimientos populares» e la Chiesa, disposta a mettersi in gioco, ad «accompagnare» chi cerca i modi migliori per «superare le gravi situazioni di ingiustizia che soffrono gli esclusi di tutto il mondo».
Bergoglio nel suo intervento mette le mani avanti, dice che non ha ricette pronte da proporre, perché «Né il Papa né la Chiesa hanno il monopolio della interpretazione della realtà sociale né la proposta di soluzioni ai problemi contemporanei». Ma il suo discorso lucido e appassionato, pieno di calorosi segnali d’intesa lanciati ai delegati dei movimenti, segna sul terreno sociale e politico uno dei momenti-chiave del suo viaggio. Parla ai movimenti popolari latinoamericani, ma guarda al mondo, spazzando via il clichè del «Papa della Pampa» in cui cercano di chiuderlo i suoi detrattori. Perché i problemi che tocca riguardano l'umanità intera e «hanno una matrice globale». Anche lui applica alle dinamiche del mondo uno sguardo «globale», diverso e imparagonabile rispetto a quelli dell’omologazione tecnocratico-liberista o delle ormai tramontate utopie idealiste (liberismo e comunismo in primis). Uno sguardo, realista, e pieno di speranza evangelica.
Bergoglio ha iniziato prendendo atto che «in un mondo dove ci sono tanti contadini senza terra, tante famiglie senza casa, tanti lavoratori senza diritti», dove esplodono «guerre insensate» e viene devastata la terra, vuol dire che «le cose non stanno andando bene» e c’è «bisogno di un cambiamento». Le dinamiche di oppressione, esclusione e devastazione che dilagano nel mondo non vanno viste come problemi isolati. Esse – ha fatto notare il Papa argentino - «rispondono a un sistema che è diventato globale». Un sistema che «ha imposto la logica del profitto a ogni costo» e che adesso «non regge più... non lo sopportano i contadini, i lavoratori, le comunità, i villaggi.... E non lo sopporta più la Terra, la sorella Madre Terra». La radice del male viene indicata da Papa Francesco nell’ingordigia rapace che domina e fa muovere tutto il sistema. Dietro «tanta morte e distruzione», ha detto il Vescovo di Roma, riecheggiando il linguaggio dei Padri della Chiesa, «si sente il tanfo di ciò che Basilio di Cesarea chiamava lo “sterco del diavolo”». Perché «Quando il capitale diventa idolo e dirige le scelte degli esseri umani, quando l’avidità di denaro controlla l’intero sistema socio-economico, rovina la società, condanna l’uomo, lo fa diventare uno schiavo, distrugge la fraternità interumana, spinge popolo contro popolo e, come si vede, minaccia anche questa nostra casa comune».
Davanti a questo scenario, Papa Francesco ha stigmatizzato «un certo eccesso diagnostico che a volte ci porta a un pessimismo parolaio o a crogiolarci nel negativo». Ha anche mandato in archivio le ricette care al «conservatorismo compassionevole», che pretende di coprire con qualche palliativo filantropico gli effetti devastanti del darwinismo sociale. «Non basta lasciare cadere alcune gocce quando i poveri agitano questo bicchiere che mai si versa da solo» ha detto Papa Bergoglio, ricordando che «i piani di assistenza che servono a certe emergenze dovrebbero essere pensati solo come risposte transitorie. Non potranno mai sostituire la vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso».
Il ragionamento del Papa è molto bene illustrato dagli autori di World-Lab quando sostengono che bisognerebbe eliminare il Premio Nobel per l’Economia: nessuno dei premi Nobel per l’Economia ha costruito ricette per risolvere i problemi causati dal pensiero liberista imperante nelle Accademie. Sembra che i commissari del premio siano una specie di confraternita dedita a premiarsi tra di loro per la bellezza delle loro teorie indipendentemente dagli effetti. Questo ha fatto affermare al Papa in più riprese che quella economia uccide. Ma non uccide solo l’uomo, uccide la terra , uccide la natura, uccide il creato!
Il «cambiamento» prefigurato come necessario e urgente da Papa Francesco non ripercorre le strade fallite dei messianismi ideologici. Papa Francesco ripete che «questa economia uccide» e riconosce l’urgenza di «mettere l’economia al servizio dei popoli» perché gli esseri umani e la natura non devono essere al servizio del denaro. E l’economia «non dovrebbe essere un meccanismo di accumulazione, ma la buona amministrazione della casa comune». Tale inversione di rotta – insiste Bergoglio - «è non solo auspicabile e necessaria, ma anche possibile. Non è un’utopia o una fantasia. È una prospettiva estremamente realistica». Citando Paolo VI, ripete che le risorse disponibili nel mondo sono più che sufficienti per lo sviluppo integrale «di ogni uomo e di tutto l’uomo». E per una vita dignitosa occorre garantire a tutti l’accesso alle «tre T» (techo “tetto”, trabajo “lavoro”, tierra “terra”) per le quali lottano i movimenti popolari latinoamericani. Obiettivo minimale e raggiungibile. Da perseguire con pazienza, affidandosi ai tempi lunghi dei processi, alla «passione per il seminare, per l’irrigare con calma ciò che gli altri vedranno fiorire».

por nuestra madre terra
Ai movimenti popolari, sorti spontaneamente «dal basso», Papa Francesco riconosce un ruolo importante nel possibile innesco di processi di cambiamento globale. Li definisce «seminatori di cambiamento», «poeti sociali», «creatori di lavoro», «costruttori di case». «Voi, i più umili, gli sfruttati, i poveri e gli esclusi» ha detto Papa Francesco ai suoi interlocutori «potete fare e fate molto. Oserei dire che il futuro dell'umanità è in gran parte nelle vostre mani, nella vostra capacità di organizzare e promuovere alternative creative». A renderli preziosi fattori di rinnovamento è secondo Papa Francesco proprio il loro vivere «impregnati nella nudità della tempesta umana», la loro immanenza al vissuto reale che li immunizza dal contagio della «teorizzazione astratta e dell’indignazione elegante»: «Questo attaccamento al quartiere, alla terra, al territorio, all’occupazione, al sindacato, questo riconoscersi nel volto dell’altro» ha detto il Pontefice ai suoi interlocutori «è ciò che permette di esercitare il mandato dell’amore non partendo da idee o concetti, bensì partendo dal genuino incontro tra persone, perché non si amano né i concetti né le idee; si amano le persone... Da quei semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta» ha aggiunto il Papa «cresceranno alberi grandi, sorgeranno boschi fitti di speranza per ossigenare questo mondo».
Nell’ultima parte del suo discorso-fiume, articolato e denso come una nuova mini-enciclica sociale, Papa Francesco ha descritto tre «grandi compiti» affidati ai movimenti popolari: quello di «mettere l’economia al servizio dei popoli», e quello di difendere la terra, casa comune, dai sistemi di sfruttamento predatorio. In questo contesto, Papa Francesco ha ripetuto con tutta la Tradizione che «l’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano non è semplice filantropia» e «la destinazione universale dei beni non è un ornamento discorsivo della dottrina sociale della Chiesa. È una realtà antecedente alla proprietà privata».
«Il colonialismo, vecchio e nuovo» ha detto il Papa «riduce i paesi poveri a semplici fornitori di materie prime e manodopera a basso costo, genera violenza, povertà, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi». Esso produce iniquità «e l’iniquità genera violenza che nessuna polizia, militari o servizi segreti sono in grado di fermare».
La Chiesa, i suoi figli e figlie» ha detto con parole mirate ed eloquenti il Papa argentino «sono una parte dell’identità dei popoli dell’America Latina. Identità che, sia qui che in altri Paesi, alcuni poteri sono determinati a cancellare, talvolta perché la nostra fede è rivoluzionaria, perché la nostra fede sfida la tirannia dell’idolo denaro».
E arriviamo al CIVISMO e al suo Manifesto pubblicato nel mese di giugno 2016 sempre su Amazon.it dal gruppo di esperti internazionali di World-Lab, e al quale rimando per gli opportuni approfondimenti.
Fra le varianti escogitate dall'Uomo per organizzare socialmente l'attività direttamente finalizzata alla propria sussistenza se ne possono distinguere alcune, esercitate in particolari contesti (le prime Comunità cristiane, i Monasteri Benedettini, i Falansteri Fourieristi, i Kibbutzim delle origini...le Comunità di hippies), le quali, nonostante la loro grande diversità esteriore, sono tuttavia accomunate dalle loro principali peculiarità.
In effetti, da un lato, esse nascono tutte per iniziativa privato-sociale (pur nelle diverse forme alle quali la Società civile può dar luogo) fondata su un “movente” comune, che si può definire solidarietà “reciproca” o “mutualistica” (che implica una qualche forma regolata di scambio al loro interno) per distinguerla dalla solidarietà che si può definire “universalistica” o “ filantropica” fondata invece sulla generosità.
E, dall'altro, esse sono tutte caratterizzate da un circuito economico di produzione-consumo governato dal principio della programmazione.
In questo contesto di dimensione sensibilmente ridotta, rispetto ad un contesto nazionale, e semplificato dal fatto che si tratta essenzialmente di produzioni di beni e servizi di consumo finale e non riguardanti le intere filiere produttive, l'ottenimento delle informazioni, tanto in termini di domanda che di risorse, necessarie al buon esito della programmazione è relativamente agevole, soprattutto con la disponibilità attuale delle nuove Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.
Va detto che se oggi la presenza di un “movente” comune alla base delle menzionate esperienze può essere generalmente condivisa riconoscendone esplicitamente la valenza economica oltre che socio-religioso-ideologica, ciò è in gran parte dovuto al pensiero e all'opera del Beato Toniolo (1845-1918).
È stato, in effetti, proprio il Toniolo a intuire che la solidarietà mutualistica esercitata nell'ambito di gruppi sociali privati poteva essere impiegata come “motore” per produrre e consumare, in ambito monetario, servizi individuali ed in particolare quelli che necessitano la “grande scala”, quali i servizi finanziari e previdenziali, e che quindi risulterebbero di pertinenza ideale del Mercato o dello Stato, Modalità economiche che nel mondo reale sono spesso latitanti e lasciano un vuoto nella risposta ai bisogni di consistenti parti della società e/o del territorio.
È doveroso altresì menzionare che un suo contemporaneo, Davide Lazzaretti (1834- 1878), sulla base della stessa intuizione ha utilizzato, in ambito non monetario, lo stesso “motore” per concepire e dar vita alla Società delle famiglie cristiane finalizzata alla produzione e consumo di beni e servizi di consumo famigliare corrente la cui produzione è compatibile con la “piccola scala”, e che quindi risultano di pertinenza ideale oltre che del Mercato (Modalità economica, come detto, non sempre accessibile), anche dell'auto-produzione domestica, questa sempre accessibile, in una qualche misura, ma quasi sempre scarsamente efficiente.
Il Lazzaretti ha insomma dimostrato, in complementarietà con il Beato Toniolo, che facendo leva sulla solidarietà mutualistica si possono colmare molte delle lacune esistenti nella soddisfazione dei bisogni, compresi i più elementari, di consistenti parti della società.
La Società delle famiglie cristiane ha avuto vita breve, vittima del suo successo, come il suo Fondatore, assassinato (giustiziato) dalle forze dell'ordine, in un grande bagno di sangue, mentre guidava una processione religiosa... “non autorizzata”, un chiaro pretesto per metter fine ad una pratica che, diffondendosi, poteva rivelarsi lesiva di interessi precostituiti. Pretesto successivamente confermatosi tale con la lunga persecuzione dei compagni del Lazzaretti (un martire che attende la sua, seppur laica, “beatificazione” e, comunque, meritevole di diventare, assieme al Beato Toniolo, un' “icona” sociale del futuro, sicuramente insieme ai numerosi cattolici impegnati per l’implementazione nella società dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
In sostanza, dai tempi in cui l'Economia ha fatto il suo ingresso nella Scienza, il Beato Toniolo e Davide Lazzaretti possono essere considerati i primi “esploratori”, e poi “coloni-pionieri”, di un contesto economico da essi predisposto, grazie alle varianti di validità generale da essi poste in essere, fino a diventare la terza Modalità economica (le collettività intermedie auto produttrici) di una Scienza ancora in fieri al loro tempo.

copertina civismo
Per gli opportuni approfondimenti e le necessarie delucidazioni si rinviano i lettori alle due pubblicazioni citate degli autori di World-Lab: “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI” e il “MANIFESTO DEL CIVISMO” nelle quali, e senza complessi di qualunque tipo, viene affermata l’esistenza di una “ECONOMIA CRISTIANA” che fa proprie le indicazioni strategiche di Papa Francesco, che in questo momento storico in cui l’Occidente dimostra tutta la sua vulnerabilità culturale, ha il coraggio di dire a tutto il mondo che il liberismo come il comunismo sono “armi di distruzione dei popoli, della terra, della natura e del creato”.

 

Gianfranco Trabuio, pubblicista.

È sempre opportuno conoscere la storia dei nostri santi per capirne appieno la loro vocazione e il loro percorso di santificazione.

Nei miei lunghi anni di pratica religiosa non ho mai udito un’omelia su sant’Antonio che ne spiegasse la genesi. Accanto a considerazioni di carattere agiografico ho ascoltato anche delle evidenti falsità storiche, l’ultima che ho avuto modo di ascoltare afferma che Ferdinando di Lisbona si è fatto francescano per amore della povertà predicata da Francesco di Assisi.

SANTANTONIO DI PADOVAIcona bizantina del Santo di Padova

Ora, per fare chiarezza su come Ferdinando, monaco agostiniano, si sia fatto francescano, pubblichiamo una sintesi della vera storia come raccontata da lui e dai testimoni del tempo.

PER NON DIMENTICARE: anche otto secoli fa i cattolici venivano assassinati dai musulmani.

Nella nostra religione cattolica ogni giorno facciamo memoria, nella celebrazione della Santa Messa, dei Santi e dei Martiri che hanno segnato tappe fondamentali nella costruzione della Chiesa Cattolica nel mondo.

Poiché sul Santo di Padova poco si conosce, ritengo utile dare qualche cenno storico su come quel Santo frate sia arrivato in Italia dal Portogallo.

Francesco di Assisi nel 1217 aveva organizzato l'Ordine Francescano in province e provvide a mandare missionari in tutte le principali nazioni d'Europa. Nel famoso Capitolo generale delle stuoie, celebrato alla Porziuncola, nella Pentecoste del 1219, diede licenza ai frati Ottone sacerdote, Berardo suddiacono, e ai conversi Vitale, Pietro, Accursio, Adiuto, di andare a predicare il Vangelo ai saraceni del Marocco, mentre egli si sarebbe recato con i crociati in Palestina per visitare i Luoghi santi e convertire gl'infedeli, pur ignorandone la lingua. È molto bello ricordare che per Francesco la Provincia di Oltremare, la Terra di Gesù e dei suoi apostoli, era considerata la Perla delle Province.

Dopo aver ricevuto la benedizione del santo fondatore, i sei missionari si diressero a piedi verso la Spagna. Giunti nel regno di Aragona, Vitale, superiore della spedizione, cadde malato, ma ciò non impedì agli altri cinque figli di S. Francesco di proseguire il loro cammino sotto la guida di Berardo.

Arrivarono nella capitale del Marocco, dove iniziarono a predicare nelle piazze col crocifisso in mano. Il sultano del Marocco immediatamente li fece imprigionare e dopo violenze di ogni tipo e vista la loro determinazione a non abiurare la loro fede in Cristo Gesù, personalmente tagliò loro la testa, lasciando i poveri corpi al ludibrio dei fanatici musulmani. Era il 16 gennaio 1220.

i protomartiri francescani 16 gennaio 1220

Piero Casentini: il Sultano del Marocco taglia la testa ai cinque frati francescani


- Da una palafitta a due piani a un edificio a tre piani... con ascensore -

PREMESSA.

Questo articolo, piuttosto lungo e denso di concetti e di strategie, è il condensato di uno studio fatto a più menti su un'ipotesi di Economia Cristiana che è stato di recente pubblicato e presentato in diverse sedi istituzionali provocando molto interesse. Si tratta di passare dalle analisi più sofisticate e inconcludenti ad azioni concrete nel più sano spirito veneto, quello che ha portato il Beato Giuseppe Toniolo a dare concretezza alle indicazioni di una enciclica papale: la Rerum Novarum di papa Leone XIII, 125 anni orsono.

Siamo pronti, noi di World Lab, ad aiutare Papa Francesco per una nuova enciclica e a metterci in campo per realizzare quanto troverete in questo articolo. Le riforme sono sempre nate dal basso, dalla sana esperienza di chi non ha avuto paura di rischiare.

L'allegoria

In letteratura è frequente l'uso di allegorie o metafore (denominate parabole, nel Vangelo) in quanto, se azzeccate, possono rivelarsi uno strumento di comunicazione particolarmente efficace, cioè in grado di trasmettere, con poche e semplici parole ma in modo chiaro e oltretutto facile da memorizzare, concetti relativamente complessi ad una audience anche ampiamente diversificata.
In questa breve nota viene utilizzata, con questo spirito, una metafora di carattere “edilizio” per trattare, appunto, un tema estremamente complesso, su cui risulterebbe particolarmente arduo discettare utilmente e senza ambiguità in poche righe, quale quello del legame fra le tre componenti, materiale, etica e spirituale della società, e questo con particolare riferimento al mondo cristianizzato.
Secondo tale metafora, non certo esente da una cruda quanto necessaria semplificazione, ogni società risulta dotata di un suo edificio virtuale dove è idealmente insediata, e che si potrebbe definire, con una sola parola, la sua cultura.
Trattasi di un edificio a tre piani, ognuno dei quali ospita i valori specifici su cui ogni società si regge, in cui al piano terra si situano quelli relativi agli aspetti tipicamente materiali o economici, mentre ai piani superiori si incontrano, salendo, dapprima quelli riguardanti le relazioni sociali e per ultimi quelli relativi al rapporto fra gli uomini e la sfera trascendente o divina.
Va da sé che i valori che caratterizzano i diversi piani, pur potendo differire da una società all'altra saranno, in ogni società data, internamente coerenti.
L'esistenza di questo edificio virtuale non impedisce, ovviamente, che i cittadini, nella realtà, si comportino in contrasto con i principi di un livello o l'altro vivendo in maniera incoerente e contraddittoria sia sul piano individuale che, talvolta, collettivo.
Come emerge dal sottotitolo, fra le varie tipologie di società quelle che, pur nella loro grande diversità, si sono formate sui principi Cristiani, vengono qui immaginate come dotate di un edificio, privo di piano terra, che si presenta pertanto come una sorta di palafitta a due piani.
Tale palafitta, restando nella nostra metafora, risulta altresì caratterizzata dal fatto che, mentre il secondo ed ultimo piano resta riservato, come idealmente immaginato, all'ambito spirituale, nel primo piano, assieme agli aspetti sociali convivono anche alcuni importanti principi attinenti alla sfera economica.
Il lettore, ricorrendo alla stessa metafora, può divertirsi ad immaginare come si possano configurare analoghi edifici a tre livelli propri ad altre società, forgiate da ideologie o da altre religioni, atee o teiste.
E' cosi che, ad esempio, l'edificio di una società Comunista potrà apparire, nell'immaginazione dei più, come un edificio dove tutto è ammassato al piano terra mentre i due piani superiori, privi di muri, mostrano la nuda ossatura.
L'edificio di una società Buddista potrà apparire anch'esso, come l'edificio Cristiano, a forma di palafitta, con la significativa differenza rispetto a questo, che tutti i valori sono situati al primo piano, cosicché anche il piano superiore, come il piano terra, rimane vuoto e spazzato dai venti.
Il lettore potrà scoprire infine che il solo edificio completo, ad oggi, è quello relativo alle società Islamiche, un edificio progettato una quindicina di secoli fa e che, malgrado la sua opinabile vivibilità, tuttora sembra reggere la sfida del tempo.
Oltre a ciò, il lettore potrà scoprire altresì che fra gli edifici menzionati, gli unici due a non assumere la foggia di una palafitta sono quello Comunista e quello Islamico, rispettivamente un'ideologia ed una religione monoteista dotate entrambe di una propria Economia, intesa come Sistema economico dove i ruoli dei singoli attori sono assai ben delineati, seppur molto diversi da un Sistema all'altro (basti pensare che nel Sistema Islamico la metà della popolazione attiva, quella femminile nella fattispecie, è impegnata nell'auto-produzione domestica di gran parte dei beni e servizi di consumo famigliare corrente i quali rimangono così al di fuori dell'ambito di azione del Mercato, mentre nel Sistema Comunista il Mercato è totalmente estromesso e tutto è prodotto dallo Stato cosicché l'insieme della popolazione attiva è trasformato, volente o nolente, in dipendente statale).
In altri termini, nessun'altra ideologia o religione, al di fuori delle due appena menzionate è dotata di un Sistema economico proprio, cioè coerente con i valori situati ai piani superiori del proprio edificio virtuale.
Un ultimo interessante esercizio consentito dalla nostra metafora al lettore, inserito, in un qualche modo, nel contesto di una Economia capitalista che ormai si è imposta su scala planetaria, consiste nel cercare di immaginare quali principi si possano coerentemente situare nei piani superiori dell'ipotetico edificio avente al piano terra una tale Economia visibilmente orientata alla distruzione in tempi brevi dell'intero ecosistema.
Sicuramente in un tale esercizio, il lettore si troverà immerso nell'orrore.
E la cosa si aggraverà ulteriormente se l'esercizio dovesse spingersi fino all'individuazione dell'Architetto a cui un tale edificio di valori si può verosimilmente far risalire.

L'economia in ambito Cattolico, fra allegoria e realtà

Fuor di metafora, e con riferimento specifico alla Chiesa cattolica, è un fatto che essa, fin dai primi secoli, ha cominciato ad elaborare la sua Dottrina, la quale, tenendo costantemente presente il legame fra l'uomo e Dio, non ha mancato di includere anche qualche aspetto etico figurante nel Vangelo, ma anche alcune posizioni di natura prettamente economica (riguardanti, ad esempio, la moneta, l'interesse sui prestiti, il commercio, il profitto e così via) , reputate coerenti con i precedenti in virtù della qualificata ed autorevole interpretazione dei testi sacri attribuita ai Padri della Chiesa che le hanno elaborate ed espresse.
Questa lunga opera, mai cessata nel corso dei secoli, ha permesso di selezionare e raccogliere un grande volume di materiale sicuramente prezioso per una eventuale iniziativa a venire, tesa all'edificazione di un edificio dottrinale completo e articolato, secondo la nostra metafora, su tre distinti piani.
I primi segni di una tale iniziativa si sono effettivamente manifestati sul finire dell'Ottocento.
In effetti, a seguito dei rapidi mutamenti sociali provocati dalla nascente rivoluzione industriale (fenomeno di una portata tale che, per fare il paio nell'intera Storia dell'Umanità, occorre risalire, secondo il noto economista L. Pasinetti, nientemeno che all'avvento dell'agricoltura) (1), nonché a seguito dei fermenti ideologici che cominciavano a germogliare in un tale contesto, la Chiesa, con l'Enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum (Maggio 1891), ha dato avvio ad un riordino del primo piano dell'edificio Cattolico mettendo in particolare evidenza gli aspetti di più immediata rilevanza economica.
Ai detti elementi prettamente economici se ne sono poi aggiunti, sulla scia dell'iniziativa intrapresa da Leone XIII, molti altri, alcuni dei quali di grandissima importanza, a seguito di nove successive Encicliche: la Quadragesimus annus di Pio XI (1931) la quale, infrangendo un tabù, ha messo addirittura il dito su una delle principali cause dell'attuale deriva economica su scala mondiale consistente nella concentrazione in poche mani del controllo della moneta (2), la Mater et Magistra e la Pacem in Terris, di Giovanni XXIII (1961 e 1963), la Populorum Progressio e l'Octogesima Adveniens di Paolo VI (1967, 1971), la Laborem Exercens, la Sollicitudo Rei Socialis e la Centesimus Annus, di Giovanni Paolo II (1981, 1987) e la Caritas in Veritate, di Benedetto XVI (2009).
Nel loro insieme, tuttavia, questi elementi non sono stati reputati sufficienti alla formulazione di una vera e propria Dottrina Economica della Chiesa (DEC), costituita da un preciso Sistema economico e dalle relative Prassi in grado di dargli forma e di conservarne la struttura, e quindi sono rimasti incorporati nella sua Dottrina Sociale.
Gli architetti dell'edificio dottrinale Cattolico hanno insomma preferito lasciar provvisoriamente libero il piano terra, conferendo all'edificio la foggia di una palafitta.

Cosa che, del resto, hanno dovuto fare, e forse a maggior ragione, anche gli architetti degli edifici propri ad altre religioni.
Purtroppo ciò fa sì che fra i nudi pilastri delle numerose palafitte si possano insediare abusivamente, cosa che effettivamente accade, Sistemi economici che prendono forma in modo spontaneo, secondo le leggi della giungla, e che perciò risultano totalmente avulsi rispetto ai principi rivelati o sapientemente elaborati, situati ai piani superiori, con risultati non sempre desiderabili e spesso manifestamente indesiderati.
Al punto che, nel caso limite delle società Cristianizzate, il Sistema economico che si è abusivamente insediato alla base del loro edificio dottrinale è stato recentemente dichiarato da Papa Francesco come decisamente opposto ai principi di derivazione evangelica, rispettivamente indiretta e diretta, del primo e del secondo piano e dichiarato, senza mezzi termini, “Economia che uccide” (Evangelii Gaudium-53, 2013) in patente contrasto con il Vangelo, che è vita.
Ed è su queste premesse che, finalmente, prende avvio la sostanza della presente nota, consistente in informazioni di prima mano su recenti sviluppi della scienza economica, e conseguenti proposte operative, suscettibili di accendere nuove speranze in questi tempi bui di sconforto e di dilagante rassegnazione.

Segni concomitanti dell'avvento di tempi nuovi

LA DIGNITA DELLE NAZIONI COPERTINA

Cominciamo con il segnalare che nel Giugno del 2015, in provvidenziale concomitanza con l'Enciclica di Papa Francesco, Laudato si', è uscito su Amazon.it, a cura di un anonimo network denominato World-Lab facente capo al sito web “worldlabnetwork.ru”, un volumetto intitolato “La Dignità delle Nazioni” dal sottotitolo eloquente “Un inedito sistema economico per il terzo millennio”.
Questo libretto, scritto con un linguaggio comprensibile a tutti, contiene un inedito modo di guardare ai fenomeni economici il quale rappresenta, per quanto incredibile possa sembrare, una svolta significativa nella stessa Scienza economica.
Basti pensare che questa Scienza, fin dalla sua nascita (che si fa generalmente risalire al 1776, anno di pubblicazione del libro di Adam Smith “La Ricchezza delle Nazioni”), è stata incentrata, e continua stranamente ad esserlo, esclusivamente sul Mercato.
E non è quindi un caso se la realtà, in cui oggi tutti viviamo, si è trasformata in una vera e propria Società di Mercato, dove tutto è ridotto a merce che si vende e si compra col denaro, facendo di questo una sorta di nuova “divinità” che stabilisce il valore di tutto, dalle cose, natura inclusa, alle... persone! Basti ricordare lo sviluppo della pratica della vendita dei bambini nati dagli uteri di donne comperate per la riproduzione. Il che, per ogni uomo di buon senso, e soprattutto per un cristiano, “grida vendetta al cospetto di Dio”, per dirla con una nota espressione popolare.
Il nuovo sguardo rivolto al contesto economico offre, invece, un quadro ben diverso.
E, più precisamente, un panorama a 360 gradi che consente di visualizzare l'insieme di tutti i possibili modi di produrre e consumare, facendo del Mercato un modo, fra tanti altri, importante ma lungi dall'essere l'unico.
Non solo. “A monte” dei diversi modi sono stati identificati due Paradigmi economici fondamentali, dell'Eteronomia (produzione per terzi consumatori) e dell'Autonomia (auto-produzione), ai quali ognuno dei possibili modi di produrre e consumare fa necessariamente capo (tertium non datur).
Mentre il primo Paradigma è essenzialmente rappresentato dal Mercato (la Filantropia, che anch'essa ne fa parte, si occupa solamente dei consumatori non solvibili), il secondo comprende invece una pluralità di modi che si distinguono fra loro essenzialmente, ma non unicamente, dalla dimensione della collettività auto-produttrice.
Fra essi figura tanto l'auto-produzione domestica (riguardante la collettività più piccola, costituita dalla famiglia) che lo Stato (la collettività più grande, cioè quella nazionale), passando ovviamente per una serie di altri modi, compresi nella categoria del mutualismo, attivabili per iniziativa privata e riguardanti l'ampia gamma delle collettività intermedie, di cui alcuni sono noti, quali le Cooperative di utenza, le Mutue previdenziali ed assicurative, mentre altri sono tuttora inediti.
E, fra quest'ultimi, il Distretto di Sviluppo Locale (DSL), ottenuto da World-Lab attraverso un processo di ottimizzazione della sua “attrattività” presso i potenziali soci lavoratori e/o utenti, sulla diffusione del quale, come ampiamente dimostrato nel libro “La Dignità delle Nazioni”, è lecito riporre notevoli speranze di cambiamento, oggi urgente data la conclamata pericolosità del Sistema economico trionfante, sia per l'uomo che per l'intero ecosistema.
Un fondamentale risultato di questo nuovo approccio all'Economia, di cui vedremo subito le conseguenze pratiche, consiste nell'uscita dal “falso dilemma” che ha ingabbiato il dibattito sociale e politico nell'ultimo secolo e che, purtroppo, ha pesantemente influenzato anche le menzionate Encicliche alla base dell'attuale Dottrina Sociale della Chiesa, consistente nella scelta fra Stato e Mercato, erroneamente tradotta nella scelta fra proprietà Pubblica e Privata dei “mezzi di produzione”.
Non sfuggirà a nessuno il fatto che, una volta imprigionato il dibattito della società civile in tale gabbia e considerate le inefficienze dello Stato, particolarmente evidenti quando questo si fa carico di ambiti produttivi diversi da quello dei servizi collettivi di sua stretta competenza, l'avvento della Società di Mercato promossa da potenti forze coalizzate da interessi comuni, diventa fatale.
E, con essa, tutte le sue deleterie conseguenze sulla collettività quali il nichilismo verso il quale essa è cinicamente convogliata e in cui sta drammaticamente sprofondando riducendosi sempre più alla “società servile” profetizzata un secolo fa da Hilaire Belloc (3).

LA DIGNITA DELLE NAZIONI RETROCOPERTINA
Ma una volta aperta tale gabbia, ed è ciò che World-Lab ha fatto, appare evidente che l'attività pubblica può essere confinata all'ambito di sua esclusiva competenza senza, per questo, dover affidare la totalità dell'attività privata al Mercato come parrebbe necessario stando al citato “falso dilemma” (stranamente popolare presso l'intellighenzia e da questa curiosamente diffuso con solerzia).
In effetti la Società civile, attraverso l'iniziativa privata, è perfettamente in grado di attivare, seguendo le linee tracciate da Worl-lab nel citato illuminante libretto, ben altre modalità di produzione-consumo di efficienza pari e, con riferimento al menzionato DSL, addirittura superiore al Mercato, ma caratterizzate da positività sociali e ambientali di cui il Mercato e lo Stato, lasciati operare in tandem senza altri contrappesi, risultano pericolosamente carenti.
Più precisamente nel citato volumetto, proprio attribuendo ai vari modi di produzione e consumo “vecchi” (Mercato e Stato) e “nuovi” (tra cui alcuni oscurati e altri, come detto, inediti) gli ambiti produttivi ad essi più congeniali, viene delineato e presentato ciò che la Chiesa non ha finora mai potuto formulare esplicitamente. E cioè un inedito Sistema economico, denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo, il quale prende forma con la diffusione di una Prassi (DSL) destinata a sviluppare un nuovo importante pilastro nell'economia vigente, depurando, per questa via, il Mercato dai suoi aspetti più deleteri legati alla sua debordante ipertrofia (come avviene anche nell'Economia Islamica, ma senza il ricorso a precetti religiosi praticabile solo negli Stati confessionali o teocratici).
Un Sistema che è in grado di impiegare tutte le risorse umane disponibili, fino ad oggi considerata prerogativa del Collettivismo, in un regime di libera iniziativa privata, fino ad oggi propagandata come prerogativa del Capitalismo.
Un Sistema in grado di garantire, diversamente da quelli menzionati, la sostenibilità sociale ed ambientale senza privare le persone, indipendentemente dal sesso, della dignità umana.
Un Sistema, dunque, assolutamente inedito, incentrato sulla persona e sulla natura, conformemente all'Ecologia integrale promossa dall'Enciclica Laudato si', nel quale ognuno è potenzialmente in grado di partecipare all'attività produttiva in qualità di shareholder o socio (l'esatto opposto di quanto avviene nella citata “società servile”), e che quindi, grazie a queste sue caratteristiche, risulta in totale coerenza con la Dottrina Sociale della Chiesa.
Un Sistema, soprattutto, che nasce, come ben illustrato da World-Lab, attraverso il Patrocinio di un Ente morale e che, quindi, la Chiesa può contribuire a realizzare essendo, anzi, l'Istituzione di gran lunga più adeguata a tal fine, tanto in ragione dei valori etici da essa veicolati che della sua presenza su scala mondiale.
Insomma, nel giugno del 2015, si è prodotta una singolare sincronicità (fenomeno, così denominato da Jung, di natura a-causale e, allo stesso tempo, difficilmente interpretabile come casuale perfino dai non credenti): fra il possente grido d'allarme lanciato, attraverso l'Enciclica Laudato si', dal successore di Pietro e principale leader spirituale del mondo, sul pericolo che incombe sull'intero ecosistema, da un lato, e la risposta concomitante dell'anonimo network World-Lab, dall'altro, indicante una strategia perfettamente coerente col messaggio Cristiano, dalle grandi potenzialità soprattutto se accolta e governata dalla Chiesa e praticabile da subito, per sventare tale pericolo.
Una tale significativa sincronicità non potrà lasciare indifferente il popolo credente né, si spera, la Chiesa.

Attuale stato dell'arte

Oggi il cittadino del mondo cristianizzato è, di fatto, obbligato ad entrare nel mortifero Sistema economico Occidentale, oltretutto di difficile accesso e di precaria permanenza, il quale lo obbliga a comportarsi, come è logico, secondo le sue specifiche regole.
Ora, per chi è stato sufficientemente “indottrinato dai media” all'accettazione di dette regole, il che implica anche una accettazione del materialismo e di tutta la sua ben nota sequela di “falsi valori”, non si pone un gran problema esistenziale.
Ma è certo che, per un cittadino che fa dei principi etici e spirituali della Dottrina della Chiesa un punto di riferimento comportamentale, il fatto di trovarsi obbligato, per far fronte ai bisogni materiali propri e della propria famiglia, a nuotare controcorrente per non essere travolto dall'irruenza della corrente dominante (mainstream), la situazione è assai deprecabile quando non addirittura insostenibile.
E sicuramente oggi molti cristiani, che hanno dovuto gettare la spugna, sono portati a vivere in contrasto con i valori in cui credono con i conseguenti rimorsi di coscienza che ciò comporta.
La Chiesa si trova dunque, con ogni evidenza, difronte ad un serio pericolo che nasce dalla continua immersione delle popolazioni cristianizzate in un mondo dominato da un'Economia senza Dio, se non addirittura contro Dio, un'immersione involontaria che però, a lungo andare, finisce inevitabilmente per riflettersi negativamente dapprima sui rapporti sociali e poi sugli stessi rapporti fra uomo e Dio.
Perché ormai è chiaro che con la continua secolarizzazione della società, un processo che non conosce limiti di nessun tipo, la dimensione spirituale dell'uomo in essa immerso si viene a trovare come una pianta su un suolo arido e, alla lunga, appassisce.
E il rischio per la Chiesa, è di veder scemare il suo gregge che, guidato da falsi pastori e pifferai magici viene cinicamente portato alla sua definitiva perdizione fin dalla sua vita terrena.
Ciò che la Chiesa dovrebbe urgentemente fare, visto che ora gli strumenti esistono, consiste innanzitutto nel procedere, con l'aiuto di una task-force aperta ed impersonale, ad una sistemazione del piano terra del suo edificio dottrinale.
Il che significa utilizzare gli elementi di natura prettamente economica, attualmente situati al primo piano, per elaborare una sua Dottrina economica ben distinta dalla sua Dottrina sociale ma, ovviamente, totalmente coerente con questa.
In quest'opera di edificazione del piano terra, gli addetti ai lavori potranno ispirarsi allo schema architettonico elaborato dal network World-Lab trasformando così l'attuale palafitta in una elegante palazzina, dotata di... “ascensore” (fuor di metafora, trattasi della Prassi standard individuata da World-Lab, cioè il DSL, la diffusione capillare del quale porta, come detto, alla trasformazione di ogni Sistema economico in un Sistema Tradizionale Dinamico Rigenerativo).
Il dispositivo è così chiamato nell'allegoria in quanto consente a chi entra nel piano terra del nuovo edificio di affacciarsi agevolmente ai piani superiori e, se attratto dai valori ivi insediati, di frequentarli a sua convenienza traendone beneficio e, in certi frangenti della vita, ricevendone un sicuro conforto.
Anche chi deciderà di non frequentare assiduamente i piani superiori dell'edificio, sarà comunque reso edotto sull'origine della Prassi da esso abbracciata e potrà così rendersi conto che la via indicata dalla Chiesa è la sola che dà buon frutto essendo basata su valori veri o, in altri termini, depositaria della Verità.
Un tale “ascensore” può dunque dar luogo in Occidente a quello che sta avvenendo su scala nazionale nei Paesi ex-comunisti dove la popolazione, venuta meno la cappa di piombo materialista che da qualche generazione la opprimeva, lentamente risale dal piano materiale ai piani dell'etica e della spiritualità.
La Chiesa dovrebbe dunque, in altre parole, dar avvio, prima di altri e conformemente all'esortazione di Papa Francesco, ad una “bonifica” del sistema economico che sta dilagando nel pianeta, facendosi Patrocinatrice della diffusione dei Distretti di Sviluppo Locale ovunque emerga una domanda di occupazione, nonché una domanda di beni e servizi prodotti nel rispetto della salute umana ed ambientale.
E questo, a cominciare dai Continenti in cui essa è più presente, e includendo anche i Paesi, come Cuba, che stanno cercando una nuova via evitando loro di passare, in termini di Sistema economico, dalla padella alla brace.
La Chiesa lo deve, sicuramente, ai cristiani praticanti, percentuale sempre più esigua della popolazione in molti Paesi.
Ma lo deve anche alla ben più grande percentuale dei cristiani non praticanti e dei cristiani “ a loro insaputa” (atei inclusi), quest'ultimi spesso insofferenti ai “dogmi” di una secolarizzazione soffocante la quale non cessa di “esprimere religiosamente la sua assoluta anti-religiosità” (4).
E lo deve anche a sé stessa dando avvio, in tal modo, ad una inversione del processo di secolarizzazione che oggi la sta erodendo, e che di tutta evidenza viene governato con l'intento, preciso e determinato, di travolgerla.

Invertire il processo di secolarizzazione

Oggi è gran tempo di smitizzare la presunta irreversibilità (5) del rovinoso processo, subdolamente propagandata e, comunque, accettata dall'ingenuità di molti buoni cristiani (6) e, aggiungiamo noi, dall'ignavia di molti altri.
Ed è tempo, altresì, di ben comprendere un tale processo (7).
E, in particolare, di rendersi conto che questo procede spedito sulle ali del Sistema economico imperante il quale, seppur mortifero, avanza trionfante grazie all'oscuramento, da parte dell'intellighenzia complice, delle potenziali alternative efficaci e realistiche.
E se è vero, come appena detto, che “la secolarizzazione avviene non teoricamente ma praticamente, ossia facendo fare alle persone delle cose" (8) , tra cui “nuovi modi di relazionarsi e di lavorare” (9), allora converrà che la Chiesa, con grande urgenza, faccia propria e Patrocini la Prassi standard (DSL) che con la sua diffusione capillare sul territorio conduce al Sistema Tradizionale Dinamico Rigenerativo e incorpori le principali caratteristiche di questo Sistema nella sua Dottrina Economica.
Guai se la Chiesa, dopo aver messo al bando i Sistemi economici Capitalista e Comunista, entrambi in pieno conflitto con i propri principi, e dopo aver preso conoscenza di un Sistema inedito (ben superiore ed adatto ai tempi del Sistema Islamico ora rimasto... l'unico baluardo al materialismo!), perfettamente conforme ai detti principi, e della Prassi che porta alla sua realizzazione, fondata sulla più genuina tradizione cristiana, non fa propria tale Prassi standard e assume il Patrocinio di una sua sperimentazione in vista di una sua messa a punto e diffusione su scala planetaria.
Sarebbe un vero peccato!
In effetti ciò consentirebbe a tanta gente di operare nel quotidiano secondo una Prassi perfettamente conforme all'Etica cristiana e, allo stesso tempo, di rendersi chiaramente conto da dove provengono i valori all'origine di tale Prassi.
Tanta gente, che il Sistema ha deluso (in numero crescente perfino nella parte più industrializzata del pianeta che oggi beneficia massimamente, a scapito dell'immensa maggioranza, delle limitate risorse naturali disponibili) e che, con la nuova ondata di “evangelizzazione dal basso” (formazione al lavoro), ispirata a quella immaginata e praticata da Don Bosco, può ritrovare la speranza.
Tanta gente, a cominciare dai Cristiani credenti e più o meno praticanti e tanti altri che, organizzati in una comunità, che è immaginata da World-Lab come una “Repubblica Universale a-territoriale”, facciano da “spina dorsale” alla società in Occidente e altrove.
La Chiesa può dunque, se solo lo vuole, invertire il processo di secolarizzazione in atto.
Il che non significa perseguire l'avvento di uno Stato confessionale o teocratico, essendo la laicità un portato del Cristianesimo, ma un ritorno in forze dei valori Cristiani nella vita della società, a cominciare dal modo in cui questa produce e distribuisce la ricchezza alle singole famiglie (dando luogo ad una Economia ben diversa da quella “che uccide”) fino al modo in cui essa gestisce il bene comune (esprimendo una classe politica non opportunista e incorruttibile).
Solo così la Chiesa potrà far uscire l'umanità dalla pericolosa china su cui oggi si trova e, al seguito di Papa Francesco, assumere la leadership di un movimento di catarsi e di rigenerazione su scala planetaria in grado di traghettare l'umanità verso una nuova Era.
Se solo lo vuole......

World-Lab network

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Note:

(1) Luigi L. Pasinetti, Dottrina Sociale della Chiesa e Teoria economica, VII Simposio internazionale dei docenti universitari, Vicariato di Roma, Giugno 2010.
(2) Pio XI, Quadragesimus Annus: “Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e un immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se viene esercitato da coloro che controllano e comandano la moneta, poiché costoro sono anche in grado di gestire il credito e decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all'intero corpo dell'economia. Loro hanno potere sull'intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà.”
(3) Hilaire Belloc, Lo Stato servile, Liberilibri, Macerata,1993
(4) S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Sulla presunta irreversibilità della secolarizzazione, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Dossiers, Febbraio 2013
(5) ibid.
(6) Stefano Fontana, La secolarizzazione della Dottrina sociale della Chiesa e il personalismo di Maritain, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Notizie DSC, Febbraio 2016
(7) Stefano Fontana, Il destino dell'occidente e la secolarizzazione, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Dossiers, Dicembre 2014
(8) ibid.
(9) ibid.

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